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martedì 28 maggio 2013

Don Sculacciabuchi.



don sculacciabuchi.jpg

DON SCULACCIABUCHI
Causa penale contro
il reverendissimo prete Don Sculacciabuchi di San Rocco,
imputato di aver rinculato in un boschetto
un bimbo della sua parrocchia
che colà si recava per viole.
Compongono il Tribunale i Signori dottori
BUCHIROTTI, Presidente
FINOCCHIETTI, Giudice
BUCALOSSI, Giudice
SEGHETTI, Pubblico Ministero
FAVONI, Cancelliere
On. INCULATTI, Avvocato Difensore (A.D.)
(Manca il nome dell'Avvocato di Parte Civile, Avv.P.Civile;
si propone: Avv. GUSTAVO DANDOLO)

UDIENZA PRIMA
Avv.Difensore 
Mi permetto di chiedere umilmente, 
vista la serietà della vertenza 
se concede l'esimio Presidente 
di leggere il verbale dell'udienza. 
Presidente 
La cosa è troppo giusta e naturale; 
Cancelliere, ci legga il suo verbale. 
Cancelliere 
L'anno milleottocentonovantasei 
del giorno ventisette di quel mese 
che i ciuchi vanno in culo e portan sei, 
l'egregio Tribunal Babilonese, 
con l'avvocato Rumme in presidenza, 
messa la mano al culo, apre l'udienza. 
Si discute la causa penale 
contro Sculacciabuchi da San Rocco, 
imputato di aver, con magistrale 
arte, attirato un giovanetto sciocco, 
e avergli messo in culo dieci dita 
di grossa fava lucida e forbita. 
Presidente 
Ordino che sia prima interrogato 
sopra l'atto di accusa il delinquente. 
Si faccia alzare in piedi l'imputato; 
Lei sieda pur. Dunque, si sente 
la grossa fava un poco indolenzita 
dopo aver fatto in culo quella gita? 
Sculacciabuchi fa le sue querele 
per l'infamante accusa, ma confessa 
d'averlo stropicciato fra le mele 
del giovinetto, avanti di dir messa. 
Manca all'appello, solamente un teste, 
il medico dichiara che ha la peste. 
La prima testimone Sparacazzi 
depone, che passando da un giardino 
dove di giorno giocano i ragazzi, 
vide tra l'erba un uomo che, supino, 
stringeva fra le mani come un pazzo 
quel coso che le donne chiaman cazzo. 
Dice quindi, con giro di parole, 
che la fava che vide era sì grossa 
da somigliare quasi a un girasole. 
La teste è conturbata e sì commossa 
che confessa all'egregio Tribunale 
che scappò a casa e fecesi un ditale. 
Presidente 
Tiriamo via con queste confessioni 
che non si fanno davanti ai magistrati. 
Dica piuttosto: Vide i due coglioni 
fuor dei calzoni, oppure rannicchiati? 
(Test.) Non so. (Pres.) Capisco, in quell'agitazione 
non guardò troppo attenta alle persone. 
Poscia, il secondo teste Ezio Pompini, 
figlio di Gaudenzio da Poppiana, 
e d'Ida Seghi, vedova Casini 
di professione celebre puttana, 
vien chiamato in udienza, e con far lento 
fa, cavando la fava, giuramento. 
Il giorno trenta del mese passato 
mentre stava sbucciando un bel limone 
che il teste confessa aver rubato 
nel giardin del Casino in Via Limone, 
scorgeva tra le piante di un boschetto 
un cazzo, un culo, un prete ed un bimbetto. 
Data però la miopia cadente 
il teste non sa dire di chi fosse 
il culo o il cazzo; solo fa presente 
che tutti i movimenti e quelle scosse 
che sono proprie ad uno ch'è sul gusto, 
è riuscito a vedere in modo giusto. 
Il terzo testimone Cacaspini, 
figlio del Cardinale Buconero 
e d'una tenitrice di Casini, 
giura sull'ano suo d'essere sincero: 
chè il lamento che udì quella serata 
gli parve d'un che ponza una cacata. 
Presidente Vada pur. Ci son più testimoni? 
Usciere Nessuno più, o illustre Presidente. 
Presidente Meno mal. Già ne ho pieni i coglioni 
di questa gente che non ne sa niente. 
Per avere un criterio più compito 
udrem la relazione del perito. 
Perito 
Io cito a questo egregio tribunale 
quanto risulta da severa inchiesta 
ch'io feci già nell'orifizio anale 
del giovinetto Febo Succhiacresta; 
e sul cazzo robusto e prepotente 
dello Sculacciabuchi don Clemente. 
Comincio col citare i connotati 
relativi, può dirsi, al vero attore 
e già da un testimone confermati 
in presenza del Giudice Istruttore. 
Misura della fava all'accusato: 
superficie un decimetro quadrato. 
Volume in metri cubi addirittura. 
Perimetro centimetri diciotto, 
e dalle palle sino alla costura 
è lungo ben centimetri ventotto. 
Segno particolare, all'occasione, 
è il grosso neo ch'è in cima al cornicione. 
Presidente Son giuste e sagge queste osservazioni. 
Vediamo un po': l'egregio reverendo 
ha avuto scolo, o alcune ulcerazioni? 
Imputato Ma no... (Pres.) Creda, me ne intendo... 
Avv.Difensore Se ne intende? Non certo di sua scienza, 
ché non fu buono a farne l'esperienza. 
Presidente 
Ma cosa dice questo farfallotto? 
Da giovane ho chiavato come un mulo; 
certo, ora che sono un po' anzianotto... 
Avv.Difensore Oh, lo sappiamo; ora lo piglia in culo. 
Presidente Basta così e parli ora il Perito. 
Perito Ecco, Signor, posson toccar col dito 
Quanto accertai nell'ano strapazzato 
della parte che ben può dirsi lesa. 
Con tale violenza fu sfondato 
che lo stomaco ormai non ha difesa 
nei giravolti che fa l'intestino, 
che pare molto simile a un catino. 
È un condotto slabbrato che dall'ano 
va diritto all'insù fino al palato, 
di cui si scorge il rosso melograno 
occhieggiando dal culo frantumato. 
Darebbe, direi quasi, l'impressione 
di guardar nel traforo del Sempione. 
Presidente 
Elogiando le esatte osservazioni 
del più dotto dei nostri specialisti 
passiamo ad ascoltare le concioni 
che faranno gli illustri penalisti 
che difendono l'una e l'altra parte 
con gran preparazione e vera arte. 
Terminata in tal modo l'escussione 
dei testimoni tutti, il Presidente 
dà la parola al Minister Cazzone, 
pregando di far presto, ch'è impaziente 
d'andar con la Primetta sulle mura 
a farsi una chiavata di premura. 
L'udienza vien rimessa alla mattina; 
l'imputato ritorna in carbonaia, 
il Presidente va da Primettina, 
il Cancelliere dalla Giornalista; 
e i giudici del Regio Ministero 
vanno a farsi una sega al Battistero. 
 
UDIENZA SECONDA
Avv.P.Civile Domando di parlar. (Pres.) Favelli pure. 
A.P.C. La famiglia del bimbo rinculato 
ritenendosi offesa nell'onore, 
non intende ragioni, Dio sagrato, 
chiedendo quindi che gli sia pagata 
mille lire ogni crespa rovinata. 
Presidente 
Come se non bastasse il lavorio 
che s'è già fatto intorno alla questione, 
e degli altri avvocati il buggerio, 
mancava la civil costituzione! 
Parli, dunque, si sbrighi, e badi all'ano, 
ché l'imputato non le sta lontano. 
Avv.P.Civile 
Fin qui le risultanze del processo 
ci portano a una sola conclusione: 
quest'aula dove siam non è che un cesso 
ove a deporre vengono persone... 
Presidente Avvocato, non faccia il puritano! 
Avv.P.Civile Se crede parlo con la fava in mano. 
Presidente La fava, ecco, facciamoci capire, 
se la rivoghi in culo, mondo cane! 
Avv.P.Civile Allora lei mi lasci proseguire 
se non vuole che dica cose strane; 
perché qui non ci son certo a casaccio, 
né son venuto a farci il bischeraccio. 
Insisto nel volere dimostrare 
l'influenza che avrebbe quest'ambiente 
sui giudici... (Pres.) Non può continuare! 
A.P.C. Mi lasci proseguire, Presidente... 
Pres. Avvocato, fa troppe digressioni... 
A.P.C. E invece Lei mi ha rotto già i coglioni. 
Dunque come dicevo, in quest'ambiente 
dove regnar dovrebbe castità, 
checché ne dica il sommo Presidente, 
c'è solamente un puzzo: baccalà. 
Data dunque quest'aria che ci spira 
par d'essere in casin da mezza lira. 
Fatta questa mia breve digressione 
entro tosto nel culo al mio cliente 
facendo questa mia interrogazione: 
è stretto o largo? (Pres.) Mondo e poi serpente, 
questa è di nuovo conio: l'avvocato 
va già nel culo al suo raccomandato. 
Avv.P.Civile 
Senta, se mi fa un'altra interruzione 
smetto immediatamente di parlare. 
Che son venuto a fare, qui, il coglione, 
oppure la giustizia a illuminare? 
Presidente Allora non divaghi ogni momento... 
Avv.P.Civile Sono nel culo, e quindi in argomento. 
Orbene, il mio discorso proseguendo, 
dirò che al mio cliente disgraziato, 
dal qui presente poco reverendo, 
fu tutto il tafanario rovinato; 
e vedendolo voi, meravigliati, 
direste: c'è passato il ciuco di Bati. 
E come il ciuco ormai tradizionale 
il pingue prete ha grossa la cappella; 
ed egli, miei signor del Tribunale 
di culi fece più di una padella; 
e fra quei suoi delitti c'è l'orrendo 
consumato sul bimbo che difendo. 
Fra le natiche rosa e rotondette 
di questi, penetrando con furore, 
il cazzo di quel prete vi fe' un sette, 
e la punta sfiorogli il paracuore, 
riducendo a quel povero figliolo, 
come si dice, il cul come un paiolo. 
Per cui, o miei signori della legge, 
dal deretano del cliente mio 
escono spaventevoli scorregge 
che sembrano il castigo del buon Dio; 
e m'affermò poc'anzi sua cugina 
che quando caca ottura la latrina. 
Ma c'è di più, illustri miei signori. 
Trovandosi ier l'altro il mio cliente 
con altri suoi compagni a cacar fuori, 
fece uno stronzolone si imponente 
che certo lo potrei paragonare a 
quel che gli elefanti soglion fare. 
Pensate che la piccola canaglia 
ha issato tosto su quel colonnino 
non il tradizional fuscel di paglia 
con sull'estrema punta un fogliolino, 
ma addirittura un grosso e bel bastone 
con in cima un giornale: la Nazione. 
Un'altra volta, essendosi purgato, 
fece nella latrina della scuola 
uno squaqquarellio sì prolungato 
da renderla... (Pres.) Le tolgo la parola! 
Ma scusi, parla qui a dei magistrati 
o a dei bottinai matricolati? 
Avv.P.Civile 
Già, ma intanto la mamma del bambino 
è costretta ad adottare un espediente. 
Chè quando il bimbo ha roba nel pancino 
che vuole uscir precipitosamente 
a letto se lo corica bocconi 
e chiama il bottinaio degli stalloni. 
E questi arriva con il carro botte, 
mette nel culo al bimbo un gran canale, 
poi ti gira il manubrio, e buona notte: 
passa il liquame, e com'è naturale 
viene svuotato il povero bambino 
come se fosse un misero bottino. 
Or mi domando: perché quella iena 
invece di sciupare un ragazzino 
non andò in culo all'ottimo Scatena 
che ha il culo largo al pari di un catino? 
Perché non si recò dalla Carlotta 
che alloggerebbe un treno nella potta? 
Perché quel prete lurido inumano 
quel suo furor frenetico asinino 
se volea delle nuove sensazioni 
non andò dalla celebre Scoiano 
a farsi leccheggiar fava e coglioni? 
Sfogato avrebbe con un bel pompino. 
O nelle carni della prima donna 
che avesse chiappe turgide e pastose, 
laggiù, per la santissima Madonna, 
poteva smammolarsi in mille pose: 
a potta indietro, oppure a buo punzone, 
ch'è sempre la più bella posizione. 
Insomma, se volea farsi leccare 
dalla punta dei piè fino ai capelli, 
dovevasi al postribolo recare 
in cerca di espertissimi budelli. 
Se volea scoscio lungo e topa fine 
poteva andare dalle chellerine... 
Avv.Difensore 
Ecco, se mi permette l'avvocato, 
vorrei fare una breve osservazione: 
Lei qui difende il suo raccomandato 
o di ruffianeria ci dà lezione? 
E dato che ci dà tanti indirizzi 
manca solo che il cazzo mi si rizzi. 
Avv.P.Civile 
Per quello, eccellentissimo collega, 
c'è la sua distintissima signora, 
la quale mi ha già fatto qualche sega; 
e posso assicurar che lo lavora 
con una grazia tutt'affatto nuova, 
come se avesse in mano un frullauova. 
Ma ritorniamo al triste delinquente. 
Egli volle provare il buco stretto, 
ed afferrato un povero innocente 
disse: Vieni, all'occhiello un fior ti metto. 
E il fiore, son d'un teste le parole, 
non era una gaggia, ma un girasole. 
E notare, illustrissimi signori, 
che anziché la retorica figura 
essere esagerata nei colori, 
è invece resa tenue addirittura, 
in quanto a me risulta da un'inchiesta 
che la fava del prete ha barba e cresta. 
L'egregio difensor muove le spalle 
in senso di diniego: non ci crede? 
Si faccia un po' sfiorare dalle palle 
del prete il proprio culo, e se ne avvede 
A.P. O se la faccia accarezzare lei... 
Avv.P.Civile Io le vado nel culo e porto sei! 
Presidente 
Ma signori; porchissima miseria, 
se seguitiamo così, proprio davvero, 
si va a finire in una cosa seria. 
Qui, lo sapete, solo il Ministero 
lo prende in culo; fuori di qui miei cari , 
rinculatevi pure, e siete pari. 
Avv.P.Civile 
Come dicevo, da una scrupolosa 
inchiesta fatta con ciascuna ganza 
dell'imputato, stabilii una cosa: 
ce l'hanno tutte come questa stanza. 
E del lor culo, e della loro fia 
è rimasta una sola galleria. 
Dunque, egregi signor del Tribunale, 
riscontrata la grave infermità 
che un cazzo immane soprannaturale 
producesse al mio cliente, si vedrà 
all'accusato animalesco prete 
la pena che voi giusti applicherete. 
Chiedo che la Giustizia sia inclemente. 
Spero che il vecchio ed irrisorio motto 
non vorrete applicare al mio cliente: 
« restar senza quattrini e il culo rotto » 
O l'altro detto ritirare in ballo 
che fa: « fuor del mio culo è sempre fallo ». 
Ma io son certo che pronuncerete 
una sentenza qual ci vuol severa; 
altrimenti, vuol dir, m'obbligherete 
a portar le mutande di lamiera, 
perchè non vo', trovandomi a girare, 
sentirmelo nel culo rivogare. 
Presidente 
Uditi dunque i pochi testimoni 
dell'efferato stupro consumato 
da un prete che va in cul fino ai coglioni 
ad un giovane saggio e consumato 
uditi i lagni della parte lesa, 
io lascio la parola alla difesa. 
Avv.Difensore 
Aula solenne, nel mirarti freme 
di sacrosanta reverenza il petto. 
Incliti membri qui raccolti insieme, 
il vostro nobil venerando aspetto 
tanta tema m'infonde, e tal ribrezzo, 
che fin l'uccello mi rientra in mezzo. 
Perché s'io vesto di meschini motti, 
quanto di verità la lingua espone, 
avviene perché son fra tanti dotti 
sul grande tema della mia questione, 
che il dizionario chiama Sodomia 
e il dialetto volgar culetteria. 
E se di questa sensazion carnale 
pronunciar non saprò retto giudizio, 
pensi benignamente il Tribunale 
che in materia di culo son novizio; 
infatti fino a qui mi son difeso, 
e grazie al cielo non ce l'ho mai preso. 
A te, devoto, mi rivolgo intanto 
celeste gerarchia dei culattieri 
che siedi a destra del finocchio santo; 
e a te, San Lino, primo fra i primieri, 
ché per merito tuo gli angeli invano 
giran pel cielo col lucchetto all'ano; 
E a San Luigi leverei il pensiero, 
giustamente dei buchi almo patrono, 
se dal suo posto, da non molto invero, 
levato non l'avesse Pio Nono 
che gli ha sostituito Santa Ghita 
sverginata, puttana e sodomita. 
O San Gaudenzio, eccelso porporato, 
del culo venerato estimatore, 
dopo aver santamente rinculato 
la curia, il vescovado e il suo priore, 
l'hai rivogato poscia fra le mele 
perfino dell'Arcangel Gabriele! 
E tu, Fra Cazzo, insigne bacchettone, 
che mescolando il cazzo alla morale 
rinculato ti sei con devozione 
tutti gli abati della Cattedrale, 
e se ti regge l'osso della schiena 
vai in culo alla Diocesi di Siena. 
Ed ora a Sant'Ermete alzo preghiera, 
dei santi inculatori, principe eletto 
che rinculava da mattina a sera 
il Santo Padre imbastardito a letto; 
e poscia in suo suffragio s'è fottute 
fin le galline delle sue tenute. 
Né te tralascio, illustre Papa Sisto, 
che di preti di frati e di eminenze 
sui culi pretendesti apporre un visto 
con le tue mascoline pertinenze; 
per dimostrare i sensi tuoi guerrieri 
lo rivogavi in culo ai granatieri. 
Né te, Giove lascivo, del cosciale 
e della sega protettor famoso, 
nella campagna dell'amor carnale 
tanto costante e tanto vigoroso, 
che nel lasciare questa valle d'Eva 
sbrodasti in mano al prete che ti ungeva. 
Ed ora voi sommessamente imploro 
Geni d'Arcadia, porci e poi fottuti, 
Anacreonti dall'uccello d'oro 
fra l'arpa e il culo alle virtù cresciuti, 
che sfacciati belate inni al pudore, 
rossa la fava dell'altrui candore. 
Farete grazia all'orator novizio, 
ch'è pavido davanti a tal sapienza; 
e se il vostro favor sarà propizio 
mostrerò con la storia e con la scienza 
che il metterlo nel culo in conclusione 
l'organo aiuta della digestione. 
Era quell'ora in cui l'afa opprimente 
fa nell'ombra cercar dolce ristoro; 
l'ora in cui acuto ogni desir si sente 
e che tramuta ogni mortale in toro; 
lora in cui l'uomo, per segrete vie, 
ha più tendenza a far le porcherie. 
Nell'ombra di un dolcissimo boschetto 
prete Sculacciabuchi da Firenze 
stava sdraiato con un giovinetto 
già caro a lui per lunghe contingenze; 
e tra l'indice e il medio dolcemente 
il ganascino gli stringea sovente. 
Non vi dirò con vividi colori 
la soave beltà di quell'adone 
per tema di destarvi, o miei signori, 
qualor non sia già tardi, l'erezione; 
e con un dubbio non del tutto strano 
mi porto al culo la sinistra mano. 
Per farla corta vi dirò soltanto 
che quella birba ammazzerebbe un morto; 
e se trovato se lo fosse accanto 
Lazzaro, non appena fu risorto, 
rinculato l'avrebbe addirittura 
a buo punzone nella sepoltura. 
Lo stesso Adamo, in onta alla lezione 
pei nepoti e per lui così fatale, 
se comparir vedesse da Plutone 
uno squarcio di culo a questi uguale 
si giocherebbe con la stessa sorte 
l'Eden con le sue fiche vive o morte. 
Dunque il tenore dell'accusa in atti 
dice che questo prete in conclusione 
dalle carezze addivenisse ai fatti, 
e con l'uccello fuori del calzone 
cominciasse a saltare a manca e a dritta 
come giovin soriano a coda ritta. 
L'accusa qui lasciva ci ripete 
i morsi i baci e le carezze impure; 
dice fra l'altro che l'avido prete 
strofinando l'uccello alle costure 
del tenero garzone, l'appellava: 
« o cocco della mia paterna fava ». 
E dice che alla fin, rotto ogni freno, 
qual d'api in alvear maligne vespe, 
ardisse dilatargli in un baleno 
le tenerelle trentacinque crespe 
versando in culo al giovinetto vago 
non brodo, ma gomitoli di spago. 
E, questo l'episodio, tale e quale 
ch'oggi l'accusa appella Sodomia! 
Episodio innocente e naturale 
che a raccontarlo in una frateria 
c'è da vedere, come i cani all'osso, 
i frati tutti al provinciale addosso. 
Questo il fatto; e adesso miei signori, 
col buon senso alla mano e la ragione, 
in primis domando a lor signori 
se Sodomia la cronaca in questione 
chiamar si possa; e ammesso il postulato 
che il metterlo nel culo sia peccato, 
Dieci dita di muscolo virile 
abboccato col visto del priore, 
formano in ogni società civile 
un nodo indissolubile d'amore, 
ebben nel libro della Creazione 
di questo visto non vi sia menzione. 
Ora, se due persone incivilite 
s'incontrano in campagna o per le vie 
e fra un discorso e l'altro incalorite 
fanno, per così dir, le porcherie, 
com'è che c'entri l'arbitro del fisco 
questo, signori miei, non lo capisco. 
Mi si dirà: nel caso qui presente 
non si tratta di copula usuale 
celebrata da sesso differente, 
bensì di confusione sessuale; 
specie di nozze all'uso pecorino 
fra cittadino maschio e cittadino. 
Ed a qualcun può fare meraviglia 
ripensando alla carica meschina 
che il culo rappresenta anche in famiglia 
dove gli han destinato la latrina 
e nella scienza che nei suoi misteri 
gli consacrò la canna dei clisteri. 
Né cambiare si può la sua natura, 
ché il destin gli riserba l'orinale; 
ed anzi può stupire addirittura 
che l'uom confonda lo spirituale 
con gli escrementi e faccia dell'amore 
una partita di cattivo odore. 
Però di questa grave congettura 
il Creatore non se n'è occupato; 
e vi sfido a trovar nella Scrittura 
un passo dove il culo sia citato. 
Sarà per pudicizia, ma per me 
c'è una ragione logica, e cioè: 
che il cazzo non ha occhi già si sa, 
onde non c'è ragione sufficiente 
di farne un caso di moralità 
se un cieco sbaglia l'uscio d'un ambiente; 
per ascriverlo a colpa bisognava 
che avesse avuto gli occhi anche la fava. 
E molto più nel sesso femminino 
dove questi due buchi spalancati 
all'uno l'altro stan così vicino 
che chissà quanti mai si son sbagliati, 
e quanti mai mariti in capo all'anno 
sono andati nel culo e non lo sanno. 
Valga l'esempio di David il santo, 
che fornicando all'uso pecorino 
glielo recapitò nell'uscio accanto; 
ma se ne avvide sol quando, al mattino, 
nel fare la sua solita abluzione 
ci trovò in cima un seme di popone. 
Quindi secondo me questo sfintere 
in questo campo colpe non ce n'ha; 
però, prima di emettere un parere 
esaminiamo con serenità 
le prove e i documenti di ragione, 
dall'accusa portati in discussione. 
Dice una testimone non sospetta 
di aver visto in quell'ora l'accusato 
a pancia all'aria sulla molle erbetta 
col cazzo dalle braghe spenzolato, 
di cui la fava, son le sue parole, 
la superficie avea d'un girasole. 
L'accusa alza la voce ai quattro venti 
e fa di quel deposto il suo timone; 
ma siamo giusti, giudici sapienti, 
che cosa prova questa affermazione? 
Per me, se si vuol essere imparziali, 
prova due sole cose, ed ecco quali: 
che il mio cliente, Dio lo benedica, 
possiede un cazzo da museo romano; 
e che allora, sognando qualche fica, 
se lo teneva frascheggiando in mano; 
refrigerio, per legge, competente 
ad ogni cittadino indipendente. 
Piuttosto, e qui tocca la morale, 
ha dichiarato quella donnicciola 
(ripeto il suo discorso tale e quale), 
dopo aver visto sulla verde aiola 
balenar quel gran cazzo porporino, 
che andò di corsa a farsi un ditalino? 
Un altro testimone smemorato 
racconta di aver visto due compari 
l'uno sopra dell'altro accavallato 
precisamente come due somari; 
ma non dice peraltro il sempliciotto 
quale stesse di sopra e qual di sotto. 
Nel dubbio qual dei due fosse l'attore 
potrebbe il mio cliente, e con ragione, 
prendere il posto dell'accusatore; 
tanto più, sia detto in confessione, 
che un perito dell'arte gli ha trovata 
la madrevite al culo un po' spanata. 
Un terzo testimone, un giovinetto 
che si dà l'arie da scandalizzato, 
racconta che passando da un boschetto 
udì un certo respiro affaticato 
uscir di mezzo a quelle verdi fronde 
come di gente stitica che ponde. 
Ecco, dice l'accusa, ecco tal quale 
la prova del flagrante atto funesto; 
ma qui faccio osservare al Tribunale 
che chi riceve un cazzo come questo 
fra le fragili crespe deretane 
non ponde, ma guaisce come un cane. 
Quanto sia l'orifizio delicato 
dica lei, Presidente, per piacere; 
mi racconti quel fatto disgraziato 
allorquando nel mettersi assedere, 
inciampò, Dio ci guardi, in quel fuscello, 
e dica un po' che spasimo fu quello! 
Quest'è la prova dell'accusa; 
questi del supposto reato i documenti. 
A voi pertanto, Magistrati onesti, 
spetta di giudicar se sufficienti. 
Ma prima di risolver l'argomento, 
d'ascoltarmi, vi prego anco un momento. 
Sia per effetto di gravitazione, 
sia per certa libidine impudica, 
sta di fatto che l'uomo ha inclinazione 
a mettere il suo cazzo nella fica; 
divertimento il quale, a dir fra noi, 
costa un fottìo dal matrimonio in poi. 
Ma visto che le uscite di famiglia 
superavan l'entrata quotidiana, 
l'uomo, che spesso economia consiglia, 
passò da mezzogiorno a tramontana; 
e fatto un giro, con lo stesso metro, 
invece che davanti andò di dietro. 
Date d'altronde le fave spietate 
di Mosè di Golia, di Gedeone, 
le pertinenze delle donne amate 
avean preso si vasta proporzione 
che il popolo di Dio, se tu ci credi, 
c'entravan dalla testa fino ai piedi. 
Dillo, Rebecca, di che fava armato 
fosse Isacco, allorché la prima sera 
ti mozzò, solo ad abboccarla, il fiato; 
fava cotal che rivogata intera, 
con una curva che non si descrive, 
ti fece capolin fra le gengive. 
Taccio la fava di Noè, che o Dio, 
mosse il singhiozzo a chi la vide ritta; 
Né Giona il ghiotto rammentar voglio 
il qual' s'è vera la leggenda scritta, 
ammazzò nientemeno una balena 
a forza di cazzate sulla schiena. 
Nel libro del fatidico Daniele 
si legge di quel celebre Monzino 
sagrestano del tempio d'Israele, 
che avvoltosi alla fava uno stoppino 
su di una panca messosi a sedere 
accendeva col cazzo le lumiere. 
E chi non sa di noi che quella gente 
invece di segnar le cose sue 
nel taccuino, per tenerle a mente, 
si faceva nel cazzo un nodo o due, 
in quella guisa che la donnicciola 
la cocca annoda della sua pezzuola? 
Si legge d'Ismaele che assediato 
si mettesse a pisciare incautamente 
dai merli di un bastion fortificato; 
ma se ne accorse l'inimica gente 
che s'avventò sul cazzo, e con destrezza 
montò di sopra e prese la fortezza. 
Assuero sì lunga fava avea 
che a pisciare dall'alto era forzato; 
e per di sotto i servi in gran livrea 
con pali lo tenevano obbligato; 
sì che visto quel cazzo alla fontana 
un condotto parea d'acqua piovana. 
A questo lusso di muscolazione 
aggiungi un pizzicor senza misura 
che le nipoti del gran Salomone 
nei cavi possedean della natura; 
anzi, a quanto ci dicon gli scrittori, 
nessun riuscì a calmar tali calori. 
Infatti Agar, benché la Storia taccia, 
invasa da una ria febbre uterina 
giva ululando pel deserto in traccia 
di qualche grossa fava adulterina; 
e solo dopo averne avuti trenta 
dicea: stanca sarò ma non contenta. 
Ruth, che andava per far acqua al pozzo, 
trovatovi per caso un giovanotto, 
!o fece rimaner col fiato mozzo 
perché ne volle fare quarantotto; 
e mentre a lei cresceva l'appetito 
quello era bell'e morto intisichito. 
Ester, e questa non è vil fandonia, 
dimostrò nel chiavar tal resistenza 
che distrusse l'Imper di Babilonia 
avendo smidollato con coscienza 
- con la fica, la bocca, e con la mano - 
tutto quanto l'esercito persiano. 
E, certo che il calor di quelle donne 
produceva gli scoli a segno tale, 
che il Sindaco dell'inclita Sionne 
in mancanza di visita fiscale 
alle potte più sane per controllo 
ci appiccicava sopra un francobollo. 
Un po' per questo, e un po' perché le potte 
a forza di chiavate colossali 
sembravan divenute delle grotte, 
e le fave, pur grosse come pali, 
ci sguazzavano come in un pantano, 
il preferito allor divenne l'ano. 
Da ciò, dei Sodomiti la gran corte, 
o amore tra specie mascolina 
detta per soprannome sesso forte, 
e Sodoma, del culo la regina, 
dove il furor così gli uomini invade 
che si montano addosso per le strade. 
Perciò la Grecia, madre di sapienza, 
madre divien d'insigni bucaioli; 
anzi in Atene questa pia tendenza 
predominava nei sapienti ruoli, 
che i libri e i manoscritti ci han lasciati 
di sudore e di brodo infrittellati. 
Né basta; quei filosofi eruditi 
studiando, vanno in culo al tempo stesso; 
e mentre si studiavano i quesiti 
si tenevano il cazzo genuflesso 
già fra le gambe, sotto il tavolino, 
come s'usa far noi con lo scaldino. 
Presso i Romani poi la Sodomia 
varia secondo i gusti e le persone: 
c'è chi lo piglia per economia 
e chi lo prende poi per distrazione; 
fatto sta che i Romani, belli o brutti, 
l'arte del cul la conoscevan tutti. 
Ai tempi del famoso Cincinnato 
quando la vera civiltà fioriva, 
di prenderlo nel culo era indicato 
come cura direi rinfrescativa, 
tale e quale oggidì pei Fiorentini 
andare all'acque di Montecatini. 
Mario, che dappertutto mescolava 
la disciplina alle virtù severe, 
applicò la ginnastica alla fava, 
e fatto di un finocchio un bersagliere 
un premio istituì di propria borsa 
per chi lo rinculava di rincorsa. 
Silla fu più di Mario illuminato; 
difatti, giunto a Roma vincitore, 
in segno del potere conquistato 
salì in palazzo e rinculò il Pretore; 
quindi dal cancellier Quinto Manuzio 
si fece opporre un visto sul prepuzio. 
Cesare taccio, poiché tutti sanno 
che nel culo ci andava e lo pigliava; 
e Pompeo, che ci mise più d'un anno 
a provar dei suoi militi la fava; 
e sembra che anche il fulgido Ottaviano 
avesse un po' spanato il deretano. 
Ricordo appena il sommo Cicerone 
che in culo lo pigliava alla mattina, 
ma dopo pranzo, per la digestione, 
lo rivogava in culo a Catilina; 
la storia afferma poi che Plinio il dotto 
avea di certo lo sfintere rotto. 
Il figlio di Agrippina' assai più fiero 
fece del culo scempio singolare; 
e dopo che inculato ebbe l'impero, 
non sapendolo più dove ficcare, 
fattosi fare in terra un buco tondo 
fantasticò di rinculare il mondo. 
Vitellio, il successore di Nerone, 
a guazzo lo tenea nell'intestino 
come si fa pei capperi in fusione. 
Ce lo mise una volta sul mattino 
e lo levò alla fin della giornata 
che sembrava un'anguilla marinata. 
E' noto che, bramando il deretano 
più d'ogni cosa, avanti di morire 
abdicasse il divino Diocleziano 
e un palazzo facesse costruire; 
laddove, messi i servi a buo punzoni, 
andava loro in cul fino ai coglioni. 
Quando sali al potere, Costantino 
proibì di duellare ai gladiatori, 
che invece, attorno a un tondo tavolino 
correvan con il culo e il cazzo fuori; 
sicuramente il motto n'è venuto 
che dice: « Chi si ferma è già perduto » . 
Nel medio evo il culo della gente 
era un diritto della Signoria. 
Difatti Don Rodrigo, prepotente, 
nella restituzione di Lucia, 
volle per fatto primo e rigoroso 
caricarlo nel culo anche allo sposo. 
Isabella di Spagna, il cui marito 
da tempo era lontano contro i mori, 
dopo aver provato se col dito 
potesse un po' calmare i suoi calori, 
infine non trovò cosa migliore 
che farsi rincular dal confessore. 
Dante non taccio, illustre letterato, 
che a mezzo del cammino di sua vita 
si ritrovò con l'ano rovinato 
senza sapere come fosse ita; 
perciò, per consolarsi, l'infelice, 
lo rivogò nel culo a Beatrice. 
Cristoforo Colombo, il genovese 
illustre amante della sodomia, 
era andato nel cul a più riprese, 
perfino ai Dogi della Signoria; 
e par che intraprendesse i suoi viaggi 
per poter rinculare anche i selvaggi. 
Il Borgia, detto Duca Valentino, 
culattiere di fama nazionale, 
ridusse l'ano al pari di un catino 
ai membri della gran corte papale; 
e ritenendo fosse una facezia 
lo rifilò nel culo anche a Lucrezia. 
Dopo, sotto il sistema livellario, 
l'affitto fu pagato anche in natura; 
per modo che se un dì l'affittuario 
o l'inquilina, per disavventura 
alla scadenza non avea denari, 
lo pigliava nel culo e tutti pari. 
E dato il caso di contestazione 
fra il canone pagato e non pagato, 
il debitore della prestazione 
per dare prova del suo vero stato 
era costretto, anche d'inverno crudo 
a mostrar la quietanza a culo ignudo. 
Ma assai dissi di cronaca profana; 
passo in rivista le galanterie 
della Chiesa Cattolica Romana 
che in materia di certe porcherie 
ha preso degli impegni colossali 
basandosi sui libri dottrinali. 
Fra le celebrità tradizionali 
taccio il domenicano fra Nerbone, 
da Dio provvisto di coglioni tali 
che in ogni sua devota polluzione 
sputar solea dall'uretra infiammata 
di liquidi fratini una manata. 
Taccio il padre Conforti, il più potente 
dei figli del Beato Segantini. 
Costui, nel rinculare uno studente 
gli sconquassò talmente gli intestini 
che a mettergli una pipa col cannello 
il fumo gli sortiva dal cervello. 
Nel manuale di meditazione 
dal reverendo Padre Meo composto, 
si narra di quel frate buggerone 
che sotto la canicola d'agosto, 
invaso da libidine asinina 
rinculava a distanza una gallina. 
Pochi dì dopo, il cuoco fra Bastiano, 
mentre stava per fare una frittata, 
casualmente si trovò per mano 
l'uovo della gallina rinculata; 
lo ruppe, e n'uscì fuori, immaginate, 
l'uovo mezzo pulcino e mezzo frate. 
Vi lascio immaginare il lavorio 
dei teologhi tutti e dei casisti; 
chi lo disse un miracolo di Dio, 
chi del diavolo, e accese il « lumen Christi ». 
Ma il principale' che non fu una rapa, 
mise l'uovo nel piatto e andò dal Papa. 
Laggiù, dove le teste son quadrate, 
si rise della povera gallina, 
e solamente si costrinse il frate 
a non mangiare più carne pollina, 
e questo per escludere il periglio 
che qualche volta si mangiasse il figlio. 
E' noto che perfin ie monachine 
sebben fin da novizie abituate 
a far scambievolmente da lecchine, 
a prenderlo nel cul sono addestrate; 
e devote si fanno sfruconare 
la fine del canale alimentare. 
Son tali condizion d'obbligo rese 
da che Suor Chiara, nata a Marcatale, 
diverse volte nella fica prese 
il ben tornito bischero papale; 
e la meschina si sentìa morire, 
ché il mestruo non voleva comparire. 
La poveretta allor, fra tali angosce, 
di prenderlo nel cul fioretto rese, 
né mai più nel futuro fra le cosce; 
e poco dopo le tornò il marchese. 
Da allor la locuzione non è rara 
che suona: « Laus Deo », disse Suor Chiara. 
Si narra che un bel giorno Suor Giuditta 
precipitava giù dal quinto piano 
pel desiderio della fava dritta, 
che un frate, nel pisciar, teneva in mano; 
ma quel cazzo, nel culo penetrato, 
le impedì di schiacciarsi sul selciato. 
Poiché pareva che gli stesse a cuore 
di serbare per sé quell'orifizio, 
essendo lì presente, il Superiore 
riferì la faccenda al Sant'Uffizio, 
il qual, con l'jus canonico alla mano 
(che a dovizia contempla il deretano), 
Rimase in forse; ché, sebben sia scritto 
che cul di suora oppur di novizia 
spetta al Padre Priore di diritto, 
ancor resta indecisa la Giustizia 
se il frate lo si debba castigare, 
oppure lo si debba ringraziare. 
A dare impulso alla culetteria, 
- da tempo più gradita al Concistoro 
che sempre fu nemico della fia - 
venne l'errata idea di Fracastoro 
che dalla potta derivasse 
solo la peste, la sifilide e lo scolo. 
Ma quei poveri culi strapazzati 
da tanti amanti della sodomia, 
dimostrarono presto a preti e frati 
d'esser vettori della malattia; 
ed è così che più d'un Cardinale 
ha usato la pomata mercuriale. 
Ma del resto si sa che in Vaticano 
è d'obbligo l'avere il culo rotto, 
e forma un'eccezione chi l'ha sano. 
C'informa d'altra parte Vico il dotto 
che solo Sant'Ignazio di Loyola 
teneva. attorno al culo una tagliola. 
Di recente, Don Canzio da Lambrate 
di tre bimbe le fiche verginelle 
ridusse sl profonde e sl slabbrate 
e larghe, che sembravano padelle; 
ma per castigo al suo furor bestiale 
fu chiuso in manicomio criminale. 
La Chiesa, che considera la fica 
del demonio sacrilega invenzione, 
scomunicata, impura ed impudica, 
gli dette la severa punizione; 
se invece avesse in culo fornicato, 
a quest'ora sarebbe porporato. 
Infatti s'è saputo dal giornale 
che il prete di San Quirico alla Vena, 
stanco della Perpetua sinodale, 
invitava le donne alla novena 
ed una ad una se le rinculava 
con una quanto mai robusta fava. 
Impensierito, il Vescovo locale, 
per gli intestini delle sue devote 
riferisce la cosa al Tribunale; 
ma il presidente delle Sacre Rote, 
appoggiandosi al detto di Lucano 
« licet marito titillare in ano », 
Decise che i Santi dottrinali 
permetton senza tema dell'inferno 
di fregarlo ai sacchetti emorroidali; 
tanto più un prete, ch'è ministro interno, 
potrà senza cimento di pudore, 
passar dal culo per entrar nel cuore 
Ma farei tardi se mostrar volessi 
che la Chiesa Cristiana dominante 
in materia di culo di ambo i sessi 
fu sempre e si mantiene tollerante. 
Per tema di rendermi sgradito 
vi racconto quest'altra ed ho finito. 
Padre Oliva, maestro di latino 
rinculava a distesa un bel novizio 
fresco come una rosa di giardino, 
e tal gli avea ridotto l'orifizio 
ch'egli potea mangiare senza sconcerti 
ombrelli chiusi e ricacarli aperti. 
Ma dagli picchia e mena il disgraziato 
rese l'anima a Dio con gran dolore, 
e fattagli sezione fu trovato 
tutta una galleria dal culo al cuore: 
tanto che nel dir l'ultime preghiere 
la voce gli sortìa dallo sfintere. 
Nessun mosse querela al prete iroso; 
anzi quella carcassa intestinale 
come un oggetto storico prezioso 
venne appesa al Museo del Quirinale, 
e un Pontefice poi, mi par Gregorio, 
ne fece un calapranzi in refettorio. 
Ma cosa val la storia, la dottrina, 
la logica, l'jus pubblico e il privato? 
Ammessa pur l'ipotesi cretina 
che il metterlo nel culo sia peccato, 
dato per un momento e non concesso 
che il mio cliente gli ce l'abbia messo, 
da quando in qua, signori, un giovinetto 
che il culo sano conservar si vuole, 
si reca con un prete in un boschetto 
e si china a raccoglier le viole? 
Con un prete, la cui fava asinesca 
schiacciar poteva un nocciolo di pesca ? 
Voi stessi, incliti membri, che fareste 
quando vi capitasser qui davanti 
due mele tenerelle e rotondette 
di ellenica beltà tutte spiranti, 
di cui la superficie è si pastosa 
da vincere il velluto della rosa? 
Se giudicar degg'io dall'apparenza, 
a ognun di voi, nel rubicondo aspetto, 
leggonsi i segni d'una ria tendenza; 
lo stesso Presidente, ci scommetto, 
con quella ghigna da porco beato, 
lo metterebbe in culo all'accusato. 
E qui, Signori, dubitar non posso 
che nell'udir quel vago avvenimento, 
il Tribunale non si sia commosso. 
Giuro che alcun di voi, più violento 
tacitamente con la man si sfoga 
sotto l'usbergo della sacra toga. 
E non si creda questo mio pensiero 
sia frutto di mancanza di pudore; 
infatti scorgo il Regio Ministero 
variar di tratto in tratto di colore, 
e se dai movimenti il ver comprendo, 
o se l'è fatta o se la sta facendo. 
Quindi, Signori miei, sereno aspetto 
l'assoluzion del mio raccomandato; 
e gli argomenti non vi fan difetto, 
in specie ricordandovi il dettato 
che il culo è fatto per la gente dotta 
e pei villan fottuti c'è la potta . 
Presidente 
I giudici hanno inteso il difensore 
in tali accenti superar se stesso, 
e anch'io nel cazzo sento pizzicore. 
Sarei quindi per chiudere il processo 
se, data l'importanza dell'affare 
l'accusa non volesse replicare. 
Pubblico Ministero 
Chiedo venia all'illustre Presidente 
se questa volta anch'io sarò costretto 
a replicar piuttosto crudamente 
a tutto quanto la difesa ha detto. 
Non son uso a sprecar tante parole 
nemmen pei cazzi come girasole, 
ma quando al vivo sono stuzzicato 
con insinuazioni tendenziose 
come se l'è permesso l'avvocato, 
e le chiappe divengon melerose, 
il foro anale un tenero bocciolo, 
e infine mi si dà del segaiolo, 
allora anch'io, per quell'alta morale 
dell'abito, per Dio, che mi riveste, 
io pure faccio noto al Tribunale 
che forse per scusarsi dalla peste 
attaccategliela al culo dal priore, 
la difesa parlò con tanto calore. 
Un dotto specialista intimo amico 
mi disse che il chiarissimo collega 
con quella ghigna sua da pappafico 
fece col culo al parroco una sega, 
e certe creste che gli son cresciute 
come la Bionda non ce l'ha mai avute. 
Avv.Difensore 
Questa, sangue di Giove, è una schifezza 
di cui domando conto al Tribunale... 
Presidente 
Lasci fare, avvocato, è una sciocchezza 
che non verrà trascritta nel verbale... 
Avv.Difensore 
Vado in culo al verbale e a chi lo fa: 
mi calo giù i calzoni e si vedrà. 
Pubblico Ministero 
La dispenso da usare questo mezzo; 
ho il naso delicato, e non vorrei... 
Avv.Difensore 
La fica di sua moglie sa di lezzo, 
e il Giudice lo sa meglio di lei, 
perchè saran dieci anni che la chiava, 
Pubblico Minister della mia fava! 
Pubblico Ministero 
Del culo, prego; della fava no, 
perché per dir la pura verità 
del suo culo più d'uno ci parlò, 
ma che abbia una fava non si sa; 
si calmi dunque, e lasci fare a me, 
che quanto al resto poi verrà da sé. 
Avv.Difensore 
Ma io chiedo all'egregio Presidente... 
Presidente 
Che si finisca questo schiamazzare; 
Lei si metta a seder senza dir niente 
mentre l'Accusa seguita a parlare; 
poi, se 1o crede, metta il culo fuori, 
e lo faccia vedere a quei signori. 
Pubblico Ministero 
Messa in chiaro la duplice ragione 
per cui l'elegantissimo oratore 
parlò con si profonda cognizione 
di quel cazzo che par d'un gladiatore, 
è inutile avvertir che abbiamo udito 
la moglie che difende suo marito. 
Nonostante non voglio essere restio 
a discutere qui le conclusioni. 
Del culo me ne intendo un poco anch'io 
sebben per opposte operazioni, 
e quando il destro capita bisogna 
non farsi chiuder bocca da vergogna. 
Dico dunque, lasciando in santa pace 
i cazzi di Noé, di Gedeone, 
di Sparabuchi, del famoso Aiace 
ed il bischero colonna di Sansone, 
il culo immondo delle antiche Dee 
e le cloache delle donne ebree, 
che non è storia poi documentata, 
tutta la porcheria della Scrittura 
tante volte a sproposito citata 
dal patron di quell'empia creatura: 
ché in quello scorazzar per l'intestino 
c'è dell'esagerato e non pochino. 
lo so che il mondo è sempre vivo, e pare, 
salvo soltanto qualche piccol danno, 
che non accenni punto a declinare; 
e che in Francia, dove c'è il malanno 
della donna pestosa e sifilitica, 
la fica passa avanti alla politica. 
Ora, a quanto ci dicon da Galeno, 
tutti i medici, e senza alcun ribrezzo, 
per avere una donna a ventre pieno 
s'è sempre conosciuto un solo mezzo; 
e non s'è visto mai neppure un mulo 
un figlio vivo partorir dal culo. 
Se, come diceva l'avvocato, 
l'umanità dal tempo degli Egizi 
avesse in culo al prossimo sbrodato 
poco curando i prossimi orifizi, 
trovar non si potea, da chi sa quanto, 
quei bischeri che a lui piacciono tanto . 
Nemmen voglio discutere se un frate 
in culo possa andare a una gallina; 
padroni siete pur, se lo bramate, 
di chiavar polli da sera a mattina; 
in questo caso al più posso pregare 
che voi non m'invitiate a desinare. 
Non desidero poi di far confronti 
con la storia alla mano e con la legge, 
sebbene mille ne tenessi pronti; 
l'ano è per me la via delle coregge, 
e se a qualcun gli piace, e ci si caccia, 
tanti saluti e che buon pro gli faccia. 
Le leggi poi che attraversando i tempi 
son giunte fino al codice penale, 
non hanno, ch'io mi sappia, offerto esempi 
da rendere benigno il Tribunale; 
anzi, questo consesso illuminato, 
condannerà di certo l'imputato. 
Anzi se dobbiam creder a Platone, 
che neppure chiavava al modo usato 
beandosi d'un bacio e d'un segone 
fatto alla faccia dell'oggetto amato, 
l'antica Grecia permetteva appena 
di dar la fia dal lato della schiena. 
Nel medio evo qualche tirannello 
osò di rincular delle puttane, 
e qualchedun ficcò l'avido uccello 
nel bianco culo delle sue villane; 
ma bisognava che non si sapesse 
ché queste erano cose non ammesse. 
Ora poi non saprei con qual diritto 
un prete mi dovrebbe rinculare; 
dato pure che avesse il cazzo dritto 
e che foss'io a farglielo rizzare, 
si sfoghi pure a seghe ed a rosari, 
ma lasci stare il culo e tutti pari. 
Capisco che ridotto a questi estremi 
un prete senza culo è come dire 
una barchetta sciolta e senza remi; 
ma dico, e ne dovete convenire, 
che chi ha la fava con i suoi pendagli 
o non si faccia prete, o se la tagli. 
Qui calza una parentesi: la fava, 
che ha mandato l'uomo in perdizione, 
se il Creatore la dimenticava 
nei pochi giorni della creazione, 
nessun l'avrebbe certo domandata 
a costo di buttarsi alla leccata. 
Gli stimoli del bischero son tanti 
che in fondo poi bisogna compatire 
se va didietro chi non va davanti; 
ma non si deve, né si può soffrire 
che vada in culo un prete sbarazzino 
ch'ha cento donne intorno a far pochino. 
Coi coglioni che mostra l'accusato, 
e il bischero che tocca le ginocchia, 
e con quel suo parlar dolce e melato 
c'è da chiavarsi tutta la parrocchia. 
Né si può concepir come un ragazzo, 
rapisca a tanta fica un tale cazzo. 
Concludo col tirar la conseguenza 
che il parroco in quei giorni era impestato, 
perciò costretto a lunga astinenza 
da quando conosceva l'avvocato; 
e il cul rompendo della parte lesa 
abusò del prestigio della Chiesa. 
Avv.Difensore Non posso tollerar più lungamente... 
Pubblico Ministero Ed io son stanco d'essere interrotto. 
Quando parlava lei non dissi niente, 
e colpa non ce n'ho se ha il culo rotto... 
Presidente La finisca una volta, porco maiale, 
o lo faccio buttar già dalle scale! 
Pubblico Ministero 
La parentesi è chiusa, e giungo al fine, 
attraverso un discorso irto di cazzi, 
di luride chiavate adulterine 
e di sbrodate lunghe come razzi, 
a ribatter lo stral, se ben comprendo, 
che la difesa mi lanciò fuggendo. 
Dunque dice il simpatico collega 
che non andar nel culo è da villani. 
Questo non è, boia cane, vero una sega, 
e tengo delle prove nelle mani, 
delle prove di fatto concludenti 
per le quali darò due schiarimenti. 
Io come tutti gli uomini ho una fava 
che, senza le asinesche proporzioni 
che tutto allegro il difensor citava, 
pure si regge bene sui coglioni; 
e spesso è disturbata dal prurito 
di ficcarsi nell'uno o l'altro sito. 
Ora, quando ho ceduto alla lusinga 
di due mele bianchissime e pienotte, 
il bischero m'è parso una siringa 
nei buchi riuniti di tre potte; 
e non ho mai provato con certezza 
che il cul possa vantarsi di destrezza. 
Senza contare poi che l'intestino 
è ripieno di merda oltre ogni dire; 
e mettere la fava in un bottino 
non è cosa che possa divertire, 
specialmente pensando che all'uscita 
porta con sé l'umor della ferita. 
Conclusion: son diverse le opinioni 
come in tutte le cose che si fanno, 
ma contro il cul portando le ragioni 
non credo affatto d'essere in inganno. 
Ci vadan pure i dotti; io dico intanto 
che vado nella fica e me ne vanto. 
Presidente 
Vedo con dispiacere l'avvocato 
far dei versacci al Regio Ministero, 
perché da difensor fatto accusato 
ha posto innanzi al Tribunale intero 
il culo, con le stigmate ovver senza 
del bischero in questione nell'udienza. 
Raccomando la calma ed il rispetto 
in questa sala sacra alla Giustizia. 
Ognun si deve togliere dal petto 
ogni segreta idea d'inimicizia, 
e guardar soprattutto le espressioni 
che detta il giuramento dei coglioni. 
Non tollero si parli a me dinanzi 
senza le proprietà raccomandate 
da quel rispetto che dicevo dianzi, 
e che dal galateo ci son dettate. 
Chiedo dunque al chiarissimo oratore 
di cercar di frenare il proprio ardore. 
Aggiungo che fra poco a casa mia 
il desinare è pronto e mi si guasta, 
e se fra un'ora al più non vado via 
colla da scarpe mi divien la pasta. 
Io lascio dunque la parola a lei, 
avvertendo che ho fame e son le sei. 
Avv.Difensore 
Voglia scusar l'illustre Presidente 
il gesto di sorpresa e di ribrezzo 
che mi sfuggì di certo incosciamente 
nel sentir cose a cui non sono avvezzo; 
cose che per la loro enormità 
la fava stessa mi si ammalerà. 
Non questo è il luogo adatto né il momento 
di ribattere qui le cose udite; 
quelle parole l'ha rapite il vento 
né mi curo che vengan perseguite. 
Potrei così far credere davvero 
prender sul serio il Regio Ministero. 
Che il mio buco del culo è sempre pronto 
alla prova del bischero rizzato, 
il Tribunal deve tenerne conto 
per la diffamazion dell'avvocato; 
e mi concedo chiedere il permesso 
di dire a lui se potrà far lo stesso. 
Porgo dopo di ciò i ringraziamenti 
al Tribunale che finor tediai, 
ed aspetto, miei giudici sapienti, 
l'assoluzione che raccomandai, 
e quindi, in tal pensier che mi consola, 
mi seggo rinunciando alla parola. 
Presidente 
L'accusa, e avendo ancora la difesa 
rinunziato a parlare ulteriormente, 
e i testimoni escussi, siam d'intesa 
che il dibattito cessi finalmente. 
Se qualcosa d'aggiungere ha pensato, 
in piedi s'alzi e parli l'imputato. 
Imputato 
Nel corso del processo si è sentito 
dirne sul conto mio di bianche e nere; 
perciò del Presidente il caro invito 
di parlare, raccolgo con piacere. 
Acciocché la ragion sia ben intesa 
ai giudici esporrei la mia difesa. 
Son poche le parole che già in fretta 
ho pensato allorquando il mio avvocato, 
preso da quella foga benedetta 
senza curarsi di riprender fiato, 
sciorinò, più dell'avvocato Cassi, 
coglionerie da far crepare i sassi. 
Mi lasci dire, e veda se ho ragione; 
e ciò glielo dimostro in due parole: 
come Le par che regga il paragone 
della mia fava con un girasole? 
Chi afferma all'udienza e lo sostiene 
vuol dir che la conosce molto bene. 
Di qui non s'esce, ed è questo un assioma 
senza bisogno di dimostrazione; 
se attribuisce al cazzo mio una chioma, 
e non ritira questa osservazione, 
il pubblico è convinto, ci scommetto, 
che il suo buco del culo non sia stretto. 
E passo quindi all'insinuazione 
con tanto ardire in pubblico gettata 
della quale farà ritrattazione, 
se non, c'è la querela preparata, 
che un perito dell'arte ha riscontrato 
che ci ho il culo del buco rovinato. 
E neppure vo' ribattere le accuse 
che m'ha lanciato la parte civile. 
Non ci son creste o scoli: sono scuse, 
la fava è liscia liscia. È tutta bile: 
perché richiesta un di gliela negai, 
oggi mi trovo qui fra tanti guai. 
Se dai culi le pompe hanno funzione 
di toglier gli escrementi uso bottini 
io non so nulla; e poi se la Nazione 
sopra uno stronzo ha messo un ragazzino, 
che colpa n'ho? Oualcuno in settimana 
ci può schiaffar la cronaca Romana. 
Il vescovo dovrebbe a mio parere 
protestare con foga e con passione; 
ma questa è bella; state un po' a vedere 
che un pochino alla volta, Dio birbone, 
quando nel mondo un culo hanno spaccato 
danno la colpa al povero curato. 
E questo è giusto? Certo il Tribunale 
ch'è composto da gente di giudizio 
saprà scoprire donde viene il male. 
D'andare in cul, Signori, non ho il vizio, 
e se un dì questo mal mi si è attaccato 
è stato a frequentare il mio avvocato. 
Del perito? ce l'ha? Legalizzato? 
Lo mostri, ed io mi cheto sul momento; 
ma fino a che non me l'avrà mostrato 
il Tribunale non sarà contento. 
Io posso sostenere che nel sedere 
non ci ho preso finora che un clistere. 
Se una prova ne vuole il Tribunale, 
che mi si porti un uovo non bazzotto: 
io l'introduco dentro il foro anale, 
e dopo anche il più grande sempliciotto 
se ci vede potrà ben osservare 
e le ventitré crespe mie constatare. 
Non trentacinque, come erroneamente 
osservò poco fa la mia difesa. 
Ma basta, e che si tenga bene a mente 
questa lezione che da me si è presa. 
E pria di calunniare un uomo invano 
sul cuore deve mettersi una mano. 
Pensi che ha bazzicato già un Priore 
dalla fava, lui dice, animalesca; 
pensi che c'è venuto a tutte l'ore; 
dal fin qui detto, non le par che ne esca 
il legittimo dubbio alle persone 
che l'aiutai a far la digestione? 
Neppur risponder voglio al Ministero 
che del mio cazzo sa le dimensioni. 
Del neo sul cornicion non fo mistero, 
ma mi sembra che tali affermazioni 
possan far ritenere al popolino 
ch'egli ci abbia discorso da vicino. 
Mi si perdonin queste digressioni; 
solamente ho voluto dimostrare di 
avere il culo in buone condizioni; 
e quanto al cazzo dalle forme rare 
si devon figurare ch'ho un pipino 
come potrebbe averlo un lor bambino. 
Rancor non tengo per le sue parole 
all'avvocato che mi ha mal difeso; 
egli è padron di dir quello che vuole: 
nel culo non ce l'ho messo né preso; 
e invocando giustizia e non clemenza 
impassibile attendo la sentenza.
 
SENTENZA
In nome dello Scazzi, imperatore 
della potta, del culo e d'altri siti, 
del fottisterio sommo reggitore, 
autocrate e signor dei buchi aviti, 
e protettore dell'amor carnale; 
di Babilonia il Regio Tribunale 
la sentenza seguente ha pronunciato 
nel processo che trovasi pendente 
contro Sculacciabuchi, ch'è imputato 
d'atti osceni, lascivi e violenti 
commessi con astuzia viperina 
su persona minore e mascolina. 
Ritenuto che Adone Culostretto 
e Don Sculacciabuchi fiorentino 
addi trentuno marzo, in un boschetto 
si andavano nel culo, e lì vicino, 
sospirando coperti dalle fronde 
come persona stitica che ponde; 
Considerato che una testimone 
dice di aver veduto solamente 
l'uccello al prete fuori del calzone 
senz'alcun altro indizio concludente; 
e avendo detto un altro sempliciotto 
che non sa chi era sopra e chi era sotto. 
Attesoché, nel dubbio, il Tribunale 
non può applicar l'articolo sessanta 
e nemmeno l'articolo novanta 
e trentasei del Codice Penale 
che dice: Cadrà in multa un cittadino 
sorpreso dentro un culo mascolino. 
Ha per questi motivi condannato 
a pagare le spese il querelante; 
e senz'altro proscioglie l'imputato 
dall'accusa lanciatagli infamante, 
applicando la gran legge del Menga, 
che dice: Chi l'ha in culo se lo tenga. 
Oppur la stessa legge di Bisenzio 
ch'è di pigliarlo in culo e far silenzio. 
FINE
Nota bibliografica:
Questa rimata goliardica del "Don Sculacciabuchi" ampiamente esposta anche dall’amico Avv.Gianni Dall’Aiuto (del Foro di Roma e intendo il puro forense )…La probabile origine di una fra le normative piu’ note ed universalmente applicate. Il racconto in rima di questo processo particolare da parte mia era l’alternativa ad Ifigonia in Culide (scelsi questa) per entrare a far parte dell’Istituto Bilingue “Vilfredo Pareto” di Mies Suisse con un tempo di apprendimento pari a due giorni..a queste due alternative si poteva bypassare attraversando nudi sulle ginocchia tutto il corridoio principale cosparso di arachidi o spagnolette da spingere col naso sino ai centri indicati sul pavimento con schiuma da barba e secrezioni varie e..udite udite..con una candela infilata dove state pensando ma fortunatamente accesa negli ultimi 20 metri e come disse la supposta al razzo..tu vai dritto al cielo e io dritta in.....

Quante volte abbiamo citato anche noi questa famosa normativa, conosciuta forse piu’ di tanti brocardi, ricordo di studi universitari, talvolta mal digeriti?
Quante volte ce la hanno ricordata clienti non soddisfatti dell’esito giudiziario delle loro vicende?
Anche i non addetti ai lavori possono dire di conoscerne bene il contenuto, l’applicazione, l’analogia e molti possibili risvolti, trattandosi di legge che trova frequente applicazione anche al di fuori delle aule di giustizia.
Al di la’ dei risvolti nella sua applicazione (o presunta scurrilita’), si vuole comunque porre in evidenza come colui che l’ha concepita, diversamente da molti legislatori moderni, abbia messo su carta una legge di facile lettura, comprensibile a tutti e che offre poco spazio a diverse interpretazioni o orientamenti dottrinari difformi.
Speriamo che, quantomeno nella chiarezza espositiva, chi ha il compito di scrivere le nostre leggi prenda esempio.
Ma quando e’ realmente nata questa legge? La sua origine e’ stata solo quella di forgiare un’adeguata rima al concetto che esprime in maniera chiarissima, ovvero vi sono altre radici storiche?
Una spiegazione sembra vi sia, e si colloca nella piu’ spontanea e genuina tradizione di una goliardia di cui, purtroppo, si vanno perdendo le tracce nei moderni mega-atenei sovraffollati e spersonalizzanti.
La legge del Menga viene per la prima volta ufficialmente codificata nel processo contro Don Sculacciabuchi.
Si tratta di un racconto in rima, in cui viene narrata con dovizia di particolari e nel pieno rispetto del codice di rito, la vicenda giudiziaria di un prete fiorentino e del suo atto criminale, vale a dire «di aver con arte magistrale, attirato un giovinetto sciocco, e avergli messo in culo dieci dita, di grossa fava lucida e forbita».
Si narra che autore del volumetto, sia quel Rosati, poi divenuto Ministro della Giustizia sotto Giolitti, prendendo spunto da un episodio vero. La vicenda si svolge in un’aula di giustizia, davanti al Regio Tribunal Bavilonese, presieduto dal Giudice Favoni, coadiuvato da Bucalossi e Finocchietti come giudici a latere. L’accusa e’ sostenuta dal Pubblico Ministero Cazzone. L’imputato e’ difeso dall’avvocato Inculatti, mentre le ragioni della parte civile sono sostenute dal collega Spaccamunduli.
Il processo rispetta la procedura, con audizione di perito e testimoni, in un’aula che la parte civile definisce un cesso, in quanto luogo atto a deporre.
E dopo aver «udito i lagni della parte lesa, … la parola alla difesa» (Chissa’ perche’ queste parole non suonano strane o solo frutto della fantasia del Rosati).
Dopo le perorazioni dei legali, con citazioni che toccano, tra gli altri, Cicerone, Ottaviano, Platone ed i Promessi Sposi, e prima che il Tribunale si ritiri, e’ lo stesso parroco Sculacciabuchi a narrare la vicenda dal proprio punto di vista, e dopo essersi dichiarato non colpevole sia del fatto, sia di altre accuse ed allusioni, conclude «invocando giustizia e non clemenza, impassibile attendo la sentenza» (anche questa credo l’abbiamo sentita da qualche imputato).
La sentenza che conclude il processo, ha forse analogie con il provvedimento del giudice gorilla che rinchiuse in prigione Pinocchio, reo di essersi fatto abbindolare, per dare una soddisfazione ai ladri.
Il Regio Tribunal Bavilonese, assolve l’imputato, con motivazione che entra nel merito della causa, in particolare sulla contraddittorieta’ dei testimoni.
Ma finalmente, quando richiama le norme vigenti, non ritiene di applicare l’articolo che prevede come «cadra’ in multa un cittadino sorpreso dentro un culo mascolino». Ed assolve pertanto l’imputato applicando ben due leggi, vale a dire «la gran legge del Menga che dice: chi l’ha in culo se lo tenga, oppure la stessa legge di Bisenzio che dice: chi l’ha in cul faccia silenzio».
La seconda delle due norme applicate ha avuto minor successo, ma la prima continua ad essere quotidianamente invocata.
Il piccolo libretto, esilarante tanto quanto dissacrante, e non certo volgare, si trova ancora sugli scaffali di molte librerie, ed e’ una lettura da consigliare e, oltretutto, da tenere sulle nostre scrivanie a disposizione di clienti e giovani collaboratori, per dimostrare non solo concetti ormai acquisiti e la loro origine, ma anche (e forse di piu’), per avere una prova di come questa macchina che e’ la giustizia, possa ancora far sorridere e, magari, a chi è stato goliardo, evocare il tempo che fu’.

Esempi di varianti al testo

1)L'anno milleottocentoottantasei,
a questo dì trentuno di quel mese
che i ciuchi vanno in culo e portan sei,
il Regio Tribunale Babilonese
con l'avvocato Rumme in presidenza,
messa una mano al cul apre l'udienza.
2) Quindi opportunamente interrogato
sopra l'atto d'accusa, il Presidente
chiede dinanzi tutto all'imputato
il nome di suo padre, e se si sente
la grossa fava indolenzita
dopo aver fatto in culo quella gita.
3) Manca all'appello solo un testimone,
il medico dichiara che ha un tincone.
4) Depone quindi questo testimone
che in trentun maggio del novantasei
mentre stava sbucciando un bel limone
rubato nel giardino degli ebrei,
scorgeva tra le piante di un boschetto
un culo, un cazzo, un prete ed un berretto.
5) che sono naturali a un delinquente
che commette delitti ove c'è gente.
6) Il terzo testimone, Pappagrilletti
di Mansueto, nato a Santafé,
che va spesso a cagare nei boschetti,
ci giura sull'onore della sua fé
che il lamento che udì quella serata
gli parve d'un che ponza una cacata.