Ho
l'età dei datteri e quindi considero le monete odierne sotto il mio
punto di vista e vi faccio un es. prendete il 5 centesimi attuale..
diciamo che il pensiero è quello di chiederci perchè deve occupare
il nostro portafoglio e potrebbero toglierlo dal mercato valute..
naaa.
Se
avete pazienza ascoltatemi altrimenti buttate sta moneta ed evitate
il post.
Questo
5 centesimi io lo rapporto alla vecchia moneta in lire ovvero alle
100 lire ed ho fatto una ricerca su cosa potevamo comprare...

Guardate
la data.. 1960 e con questa moneta stretta nel palmo davanti a una
vetrina un bambino guarda i dolci, poi l'edicola, poi di nuovo la
moneta.
Prima
di spenderla gli sembra che possa diventare tante cose.
Dopo
ne resterà soltanto una scelta.
Ma
che cosa poteva comprare davvero?
La
risposta cambia persino dentro l'infanzia che ricordiamo come
un'unica stagione.
Per
scoprirlo seguiremo quelle cento lire appunto nei primi anni
Sessanta.
Allora..
Troveremo
un giornalino che lascia il resto, delle bustine che promettono una
sorpresa e un dettaglio capace di cambiare tutto senza modificare la
moneta.
Il
dettaglio è la data, perché chi ricorda di aver comprato una cosa e
chi dice che non bastavano potrebbero avere entrambi ragione.
Immaginiamo sto bambino davanti a una bottega italiana: non gli
daremo un nome né fingeremo di conoscere la sua famiglia.
La
scena serve a ritrovare una domanda concreta.
Che
cosa succedeva quando il denaro degli adulti diventava per un momento
una decisione nelle mani di un figlio?
I
prezzi che incontreremo avranno un riferimento.
Il
resto sarà un percorso possibile, non una giornata inventata
spacciata per testimonianza.
Partiamo
dall'oggetto.
Non
era il rametto di oggi ma è fatta in Acmonital.
Su
un lato compare la testa dell'Italia coronata dall'oro, sull'altro
Minerva
accanto
a una pianta d'ulivo tipo quelle di Donato con l'indicazione del
valore.
È
la moneta grande e argentata che riconosciamo nella nostra scena.
Non
è soltanto una cifra: è una cosa che si sente fra le dita.
Per
un adulto può essere il resto di una commissione.
Per
un bambino, se gli viene concesso di tenerla, il significato cambia.
Non
sappiamo quanto spesso accadesse né possiamo assegnare la stessa
paghetta a tutte le famiglie.
Possiamo
però immaginare quel passaggio.
Fino
a un momento prima il denaro aveva un compito già deciso, poi
diventa una piccola possibilità personale.
Al
giorno d'oggi il 5 centesimi di pare valore manco lo si considera.
Ecco
il primo indizio.
Le
cento lire che un bambino porta al negozio non misurano
automaticamente il benessere della sua casa: potrebbero essere un
regalo raro, un risparmio accumulato o una somma concessa per
un'occasione.
Prima
ancora del prezzo, conta come sono arrivate.
Una
moneta ricevuta ogni settimana e una aspettata per mesi hanno lo
stesso valore scritto, ma non la stessa storia.
Adesso
avviciniamoci all'edicola.
Con 100£ eccolo
Ma il
5 giugno del 1960 Topolino
diventa
settimanale con il numero 236.
Il
prezzo scende da cento a ottanta lire.
Il
cambiamento come dice l'AI che mi aiuta nelle ricerche storiche, è
registrato nei cataloghi bibliografici e nelle schede dei numeri
dell'epoca.
Per
il nostro bambino che non è uno di quelli che cende in piazza a far
casino e rubare quello che ci sta nel negozio, significa una cosa
semplicissima:
può
comprare quel giornalino e ricevere venti lire di resto. Fermiamoci
proprio sul resto che ad oggi equivale ad 1 centesimo e l'hanno tolto
dal mercato.
È
facile ricordare il fumetto e dimenticare quelle venti lire, ma sono
loro a cambiare la scena.
La
scelta non svuota necessariamente la mano.
Rimane
una possibilità: conservarle, aggiungerle ad altre monete, decidere
dopo.
La
soddisfazione dell'acquisto e quella del risparmio possono stare
nello stesso momento.
È
una differenza piccola, ma per chi ha soltanto quella somma è tutto
il margine disponibile.
Pensate
al percorso di ritorno con il giornalino sotto il braccio.
Prima
dell'acquisto c'era soltanto la copertina che si vedeva nella
vetrina.
Adesso
si può sentire il profumo della carta, si possono girare le pagine,
fermarsi su una vignetta, tornare indietro.
Il
denaro è passato di mano, ma ciò che è stato comprato può
continuare a occupare il pomeriggio.
Nel
confrontare gli acquisti di un bambino, anche questo conta: quanto
dura ciò che si porta via?
Non
è una gara fra un desiderio giusto e uno sbagliato.
Un
dolce può valere il piacere di quel momento, una storia può essere
riletta, un piccolo oggetto può entrare in un gioco già cominciato.
Il
prezzo dice quante lire bisogna consegnare, non quanta importanza
avrà l'acquisto nella memoria e il Mortadella ha fatto secco tutti
questi ragionamenti.
È
per questo che una cosa minuscola può restare nitida quando il resto
della giornata è scomparso.
E
proprio accanto al giornalino si apre un altro mondo.
Secondo
la ricostruzione di Tre
Cani,
nel 1960 Giuseppe
e
Benito Panini
iniziano
a vendere immagini rimaste invendute delle edizioni Nannina,
raccolte in bustine da dieci lire. (il paragone sarebbe la metà
della monetina in rame da 1 centesimo di euro).
La
prima raccolta calciatori prodotta direttamente dai Panini
arriva
l'anno successivo.
Sono
due passaggi vicini, ma non lo stesso avvenimento.
Anche
qui la data impedisce di confondere i ricordi.
Il
conto per quelle bustine da dieci lire è immediato: con cento lire
se ne possono acquistare dieci.
Se
invece abbiamo scelto il Topolino
da
ottanta, le venti rimaste corrispondono al prezzo di due bustine,
purché i prodotti siano disponibili nello stesso punto vendita.
È
una combinazione possibile dei prezzi documentati, non la
ricostruzione di uno scontrino realmente trovato.
Ma
una bustina nasconde una differenza rispetto al giornalino.
La
copertina si vede prima di pagare.
Le
immagini all'interno della bustina, invece, si scoprono dopo.
Immaginate la carta che si apre e la prima figura che compare.
Può
essere quella desiderata oppure una già posseduta e allora si finiva
con il libero scambio..ce l'ho..non ce l'ho...
Il
numero delle bustine non stabilisce quante nuove immagini entreranno
nella raccolta: compra occasioni di scoperta, non la certezza del
risultato.
Qui
il valore smette di stare soltanto sul bancone.
Se
un bambino incontra un amico e i due decidono di scambiare ciò che
hanno doppio, la stessa figura può assumere un'importanza diversa
per ciascuno.
Una
riempie un vuoto, un'altra è già presente.
Non
stiamo descrivendo la regola di tutti i cortili italiani, ma il
meccanismo di uno scambio.
Un
oggetto può diventare utile a qualcuno proprio perché per un altro
è ripetuto.
Le
cento lire allora possono lasciare il negozio e continuare a produrre
una storia: la bustina diventa una scoperta, la figura una
conversazione, il doppione una trattativa.
Non
serve supporre che ogni bambino collezionasse.
Basta
osservare come lo stesso piccolo acquisto possa estendersi oltre il
momento in cui viene pagato.
La
merce passa dal prezzo fissato dall'adulto al significato costruito
da chi la usa.
Eppure
manca ancora la vetrina che abbiamo visto all'inizio: i dolci.
Sarebbe facile riempirla di prezzi comodi.
Tante
caramelle per dieci lire, un gelato per cinquanta, tutto il resto con
il resto.
Ma
senza un listino datato o una confezione verificabile staremmo
preparando un'infanzia troppo perfetta per essere controllata.
Un
ricordo può indicarci che cosa cercare, non può trasformarsi da
solo nel prezzo nazionale di un prodotto.
La
domanda giusta davanti a quella vetrina diventa quindi più
interessante: quale anno? Quale negozio? Quale formato?
Una
caramella venduta singolarmente e una confezione non sono la stessa
unità di acquisto.
Anche
se riusciamo a ricordare il sapore, il prezzo ha bisogno di un'altra
traccia.
La
nostra immagine del bancone racconta il desiderio, non dimostra che
tutto ciò che vi compare costasse complessivamente cento lire.
Occhio
che stiamo parlando del cinque centesimi di euro attuale neh.
Questo
non rende meno vera l'emozione: la rende più precisa. Immaginate di
ritrovare una confezione, una pubblicità con il prezzo o un listino
conservato in un cassetto.
Quel
dettaglio può rimettere ordine in una discussione familiare durata
anni.
Non
dovremmo scegliere fra la memoria e il documento.
La
prima ci fa riconoscere la scena, il secondo ci aiuta a stabilire
quando e a quali condizioni poteva accadere.
Torniamo
al fumetto, perché qui possiamo vedere il tempo all'opera. Nel
giugno del 1961, dal numero 289, il prezzo di Topolino
torna
a cento lire.
Nel
1963 sale a 120 e nel 1967 a 150.
La
nostra moneta non è cambiata.
Eppure
il resto prima scompare, poi la moneta da sola non basta più.
Questa
è la svolta della storia. Un bambino del 1960 può ricordare il
giornalino e il resto.
Uno
che lo compra alcuni anni dopo può ricordare di aver dovuto cercare
altre monete.
Se
diciamo soltanto "da piccoli", quelle esperienze finiscono
nello stesso cassetto, ma i prezzi non seguono i confini morbidi
della memoria: continuano a cambiare mentre cresciamo.
Ecco
perché cento lire non possono diventare una paghetta universale
buona per tutte le generazioni.
Non
basta neppure dire "anni Sessanta": l'inizio e la fine del
decennio non sono intercambiabili.
Per
il bambino davanti al bancone la differenza può essere il bisogno di
tornare a casa, chiedere un'aggiunta oppure rinunciare. Una
variazione astratta diventa un gesto concreto: rimettere qualcosa al
suo posto.
Ora
immaginiamo la seconda visita al negozio.
Il
bambino ricorda quanto aveva pagato, ma scopre che il prezzo è
diverso.
Potrebbe
comprare altro o aspettare.
È
una piccola lezione che non richiede il linguaggio dell'economia. La
moneta sembra identica, l'oggetto sembra identico, eppure la
relazione fra loro è cambiata.
Il
potere d'acquisto diventa comprensibile nel momento in cui manca il
resto, o serve un'integrazione.
Ci
sarebbe anche un'altra strada: mettere via la moneta.
Duecento
lire richiedono due somme uguali, trecento ne richiedono tre.
Ma
conoscere l'addizione non significa sapere quanto tempo un bambino
impiegasse a raggiungerle.
Senza
conoscere la frequenza dei regali o della paghetta, non possiamo
trasformare quel conto in settimane.
Il
risparmio si misura anche nell'attesa, e l'attesa non era uguale per
tutti.
Pensate
a quanto può sembrare lungo un pomeriggio quando si aspetta
qualcosa.
Per
un adulto un acquisto rimandato è una voce fra molte.
Per
un bambino può diventare il centro di una giornata.
La
scelta di non spendere subito contiene una rinuncia visibile: uscire
dal negozio senza ciò che si desidera, conservando però la
possibilità di una scelta futura.
È
una scena possibile, non una prova che tutti fossero più pazienti di
oggi.
Lo
stesso limite vale per i luoghi.
Un
bambino che ha un'edicola vicino a casa e uno che deve aspettare di
arrivare in paese non incontrano le stesse occasioni. Avere il denaro
non garantisce che il prodotto sia disponibile.
Ci
interessa questa differenza perché spesso, nel ricordo, prezzo e
accesso si sovrappongono.
Mi
rendo conto che come al solito mi sto allungando e il mio amcio
Antonio dirà che sti ricordi sono una pizza ed è ora di tagliare il
discorso delle 100 lire alias 5 centesimi.. e vabbe'.
Continuo
pensando che una cosa può sembrare rara perché costa molto oppure
perché non si trova quando la si cerca.
Non
dobbiamo nemmeno decidere che l'infanzia di allora fosse
automaticamente migliore perché le spese erano più piccole.
Il
piacere di una scelta può essere autentico insieme al limite che la
circonda.
Qualcuno
ricorda la libertà di comprare da solo, qualcun altro ricorda la
vetrina e il divieto di spendere.
La
stessa scena vista da fuori può contenere esperienze diverse, e una
storia onesta deve lasciare spazio a entrambe.
Ma
allora che cosa significa questo scritto?
Una
risposta concreta.
Nei
primi anni Sessanta, cento lire potevano bastare per determinati
acquisti editoriali e, in un periodo preciso, anche lasciare un
resto. Nelle vendite iniziali di bustine da dieci lire permettevano
dieci acquisti di quel formato.
Non
un negozio intero, ma una serie di possibilità definite da data,
prezzo e disponibilità.
Il
resto della risposta sta nel modo in cui quelle possibilità venivano
vissute.
Un
giornalino poteva accompagnare un pomeriggio, una bustina aprire una
conversazione, una moneta conservata rimandare il piacere a un altro
giorno.
Sono
interpretazioni di ciò che un acquisto può significare, non misure
del comportamento di tutti i bambini. Il loro valore è farci cercare
le esperienze invece di accontentarci del numero.
Rivediamo
il bambino davanti al vetro.
All'inizio
sembrava bastasse contare ciò che poteva portare via.
Ora
notiamo anche quello che lascia, l'alternativa a cui rinuncia, la
moneta che non conserva, il prodotto che aspetterà.
Prima
di essere spese, quelle cento lire contengono più futuri possibili.
Dopo
la scelta ne comincia uno.
Forse
è questa piccola sensazione di possibilità che rende la moneta così
presente nei ricordi.
Se
conservate un vecchio giornalino, cercate il prezzo e la data sulla
copertina.
Se
ricordate un acquisto con cento lire, provate ad aggiungere l'anno,
il luogo e il prodotto preciso.
Non
per togliere calore al racconto, ma per permettere a qualcun altro di
riconoscere il proprio e grazie di essere arrivati sin qui e
perdonatemi le 2.137 parole e i 13.295 caratteri e adesso ditemi che
la vostra considerazione sul 5 centesimi è diversa..dai.