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domenica 9 agosto 2026

Il sovrapprezzo ideologico..

 



Oggi tralascio nuovamente il parrucchino pannolinato e vi posto cosa è successo a Milano e se non vorrete rompervi più di tanto chiudiamola qui casocontrario leggete poi l'ultima riga.. 

ora continuate la lettura e occhio che potrebbe capitare anche a voi... partiamo dal titolo..

IL SOVRAPPREZZO COME IDEOLOGIA

Una bottiglietta d'acqua da venticinque centilitri.

Prezzo indicato sul menù: due euro e cinquanta.

Prezzo richiesto al momento del conto: sei euro.

Sticazzi e sapete il motivo?

«La sera costa di più.»

Potrebbe sembrare una barzelletta.

Non lo è.

È successo a Milano, nel cuore di Brera, in uno storico locale.

E dentro quei sei euro c'è molto più di una bottiglia d'acqua.

C'è un'idea.

L'idea che il prezzo esposto sia una cosa e quello realmente richiesto un'altra.

L'idea che l'orario possa trasformare magicamente un prodotto.

L'idea che il cliente, una volta seduto al tavolo, sia abbastanza stanco, distratto o imbarazzato da pagare senza fare domande.

Ed è proprio qui che la faccenda diventa interessante.

Perché diciamolo chiaramente.

Un esercente può far pagare un'acqua quanto cazzo gli pare e sempre nei limiti delle regole applicabili.

Due euro.

Sei euro.

Dieci euro.

Centomila, se trova qualche pirla disposto a comprarla.

Il mercato, per fortuna, funziona anche così.

Ma c'è una differenza enorme tra stabilire un prezzo e cambiarlo dopo che il cliente ha ordinato.

Il primo si chiama commercio.

Il secondo rischia di diventare qualcosa di molto più complicato.

Perché se sul menù leggo 2,50 euro, ordino quella bottiglia e poi me ne vengono chiesti sei con la spiegazione che “la sera costa di più”, la domanda non è più:

«Quanto costa l'acqua?»

La domanda diventa:

«Allora perché sul menù c'è scritto 2,50?»

E qui la magia finisce.

Perché il menù non è una decorazione.

Non è un elemento dell'arredamento.

Non è un suggerimento poetico.

È lo strumento attraverso il quale il cliente viene informato dei prezzi.

Se esistono prezzi diversi in determinati orari, fasce della giornata o condizioni di servizio, devono essere comunicati in modo trasparente.

Non possono materializzarsi sul conto come un coglione opps coniglio uscito dal cilindro.

«Di giorno costa 2,50. Di sera sei.»

Benissimo.

Scrivilo testina di vitello.

Il cliente lo legge.

Decide.

Ordina oppure se ne va fuori dalle palle.

Questa si chiama libertà di scelta.

La cosa cambia completamente quando il prezzo compare soltanto dopo che la scelta è stata fatta.

Ed è questo il punto che mi interessa.

Non l'acqua.

L'acqua è irrilevante.

Potrebbe essere una birra.

Un caffè.

Un panino.

Un piatto di pasta.

Qualunque cosa.

Il problema è il principio.

Perché se il cliente deve scoprire il prezzo reale soltanto quando arriva il conto, non abbiamo più un rapporto trasparente tra venditore e acquirente.

Abbiamo una scommessa.

E il cliente scopre di aver perso quando ormai la partita è finita.

Naturalmente esiste una risposta molto semplice.

«Non ti piace? Non tornarci.»

È vero.

Il consumatore ha una delle armi più potenti che esistano: può andarsene e scriverlo come faccio io adesso, oppure dirlo alla Lina che è abituata a prendersi il vfc.

Ma perché funzioni, deve prima essere messo nella condizione di sapere cosa sta comprando e quanto gli costerà.

Altrimenti non è una scelta.

È una sorpresa.

E le sorprese sono bellissime quando arrivano dentro un pacchetto regalo.

Molto meno quando arrivano dentro un conto da pagare.

Poi c'è la questione della location.

Brera.

Milano.

Il centro storico.

La terrazza.

La vista.

Il locale prestigioso.

Tutto può avere un prezzo.

Ed è perfettamente legittimo, ad es se chiedete sta bottiglietta a Vasto mentre la luna piena illumina la sirenetta.. il gioco vale la candela

Un ristorante non vende soltanto pasta.

Vende anche servizio, ambiente, posizione, esperienza.

Non c'è nulla di scandaloso nel pagare dieci euro per qualcosa che altrove ne costa due, se so prima che ne costa dieci e scelgo comunque di comprarlo.

Il problema nasce quando si usa la location come una sorta di licenza per sorprendere il cliente.

«Qui siamo a Brera pirletti non a Casalcoso.»

E quindi?

Brera non modifica la matematica.

Il Duomo non modifica la matematica.

Una vista spettacolare non modifica la matematica.

E nemmeno la notte.

Perché se arriviamo al punto in cui “la sera costa di più” diventa una spiegazione sufficiente per giustificare qualsiasi differenza tra il prezzo comunicato e quello richiesto, allora abbiamo creato una nuova filosofia commerciale.

La chiamerei, appunto: il sovrapprezzo come ideologia.

Non più il prezzo come conseguenza dei costi, del servizio e del valore percepito.

Ma il prezzo come conseguenza della vulnerabilità del cliente.

Se sei turista, paghi.

Se sei stanco, paghi.

Se hai già ordinato, paghi.

Se hai paura di fare una scenata davanti agli amici, paghi.

Se sei in un posto dove non conosci nessuno, paghi.

E se protesti?

Beh cazzi tua.

Ti verrà probabilmente spiegato che “qui funziona così..barbone”.

Naaaaa.

Non dovrebbe funzionare così.

Il commercio non è una guerra tra furbi e ingenui.

Dovrebbe essere un accordo.

Io ti offro qualcosa.

Tu decidi se comprarlo.

Io ti comunico quanto costa.

Tu accetti.

Paghi.

Fine.

È una delle forme più elementari di fiducia che abbiamo costruito nella società.

Ed è proprio quella fiducia che viene distrutta quando il prezzo diventa una variabile nascosta.

Poi c'è l'italia (i minuscola).

E qui bisogna stare attenti.

Non siamo un Paese di truffatori.

Sarebbe una sciocchezza sostenerlo.

Ci sono migliaia di ristoratori, commercianti, albergatori e operatori turistici che lavorano con serietà e che ogni giorno cercano di offrire un servizio degno del prezzo richiesto.

Ma proprio per questo episodi del genere sono ancora più irritanti.

Perché danneggiano anche chi lavora bene.

Il turista che riceve un conto assurdo non pensa necessariamente:

Quel locale si è comportato male.”

Può pensare: In italia funziona così.”

Ed è una differenza enorme.

La reputazione di una destinazione turistica non si costruisce soltanto con i monumenti.

Si costruisce anche con i piccoli gesti.

Con un conto chiaro.

Con un prezzo leggibile.

Con un cameriere che ti spiega cosa stai pagando.

Con un esercente che preferisce guadagnare un cliente per dieci anni invece di spremere quello che ha davanti per dieci minuti.

Perché il turista di oggi non vive più soltanto nel mondo della cartolina.

Fotografa.

Recensisce.

Confronta.

Racconta.

Pubblica (azz ma hai letto sin qui?).

Un conto sbagliato può finire davanti a migliaia di persone nel giro di poche ore.

E allora quei sei euro non sono più soltanto sei euro.

Diventano pubblicità.

Solo che è una pubblicità che nessun esercente vorrebbe comprare.

E arrivo alla domanda finale.

Quanto dovrebbe costare una bottiglia d'acqua?

Non lo so.

E, francamente, me ne sbatto le palle.

Due euro e cinquanta?

Sei?

Dieci?

Se so prima di ordinare, posso decidere.

È questa la parte fondamentale.

Il prezzo alto non è necessariamente un abuso.

Il prezzo nascosto può diventarlo.

Ed è una distinzione che dovremmo ricordare.

Perché il mercato non ha bisogno di prezzi bassi.

Ha bisogno di prezzi chiari.

E il cliente non ha bisogno di essere trattato come un poveraccio da proteggere.

Ha bisogno di essere trattato come un adulto capace di scegliere.

Anche quando decide di spendere sei euro per venticinque centilitri d'acqua.

Purché qualcuno glielo abbia detto prima.

Ma stai ancora leggendo.. allora sei masochista...

Perché alla fine il problema non sono i sei euro.

È scoprire che quei sei euro non erano quelli che avevi accettato di pagare.

E adesso chiudo altrimenti facciamo notte e complimenti per la costanza neh...


venerdì 7 agosto 2026

Tornano a casa.

 E' da mo' che non parlo del parrucchino giallo pannoloninato, ma sta guerra contro l’Iran è solo l’ennesima dimostrazione che nessun governo può bombardare, minacciare e controllare il mondo indefinitamente senza prima o poi subirne le conseguenze.

Non esiste un piano coerente per porre fine a sto conflitto e tutte le balle che il biondino ci propina con minacce di bombardamenti e attacchi poi smentiti, richieste di resa e affermazioni secondo cui la pace è imminente, non fanno più muovere le borse come nei primi tempi.

Il conto, tuttavia, si sta accumulando, e si sta pagando in vite soldi e libertà.

Ecco cosa succede quando un governo si autoproclama giudice, giuria, boia e agente di polizia del mondo.

E qui nasce la legge del contraccolpo.

Quando gli Stati Uniti bombardano un altro Paese, minacciano il suo governo, uccidono la sua popolazione, occupano il suo territorio o tentano di dettarne il futuro, le conseguenze non rimangono confinate in sicurezza a migliaia di chilometri di distanza e Tornano a casa.

Tornano a casa in bare avvolte nella bandiera e con famiglie di militari distrutte.

Tornano a casa con attacchi di rappresaglia contro basi e ambasciate americane e di chi le appoggia.

Tornano a casa attraverso complotti terroristici, sabotaggi informatici, interruzioni delle rotte marittime prezzi dell'energia alle stelle, scorta di armi esaurite, trilione di moneta di debito.

Tornano a casa attraverso sistemi idrici compromessi.

Questa è una reazione a catena.

Il contraccolpo non riguarda solo la guerra.

Riguarda le conseguenze delle decisioni avventate, sconsiderate e spietate prese ogni giorno dagli attori dello stato di polizia americano, e il fatto che saremo “noi, il popolo” a pagare il prezzo di queste terribili decisioni per gli anni a venire.

Ogni presidente che ha avuto l'america promette che il prossimo intervento militare sarà limitato, mirato, necessario e decisivo.

Ogni presidente promette che una forza schiacciante ristabilirà l’ordine.

Ogni presidente assicura che gli esperti sanno quello che fanno.

E come diceva nonno.. lo sapeva anche quello che si era cagato nei pantaloni pensando fosse solo una scorreggia.

Eppure le guerre continuano, i nemici si moltiplicano, i costi aumentano e tutti quanti ne subiamo le conseguenze, vedi dazi, tasse d'importazione etc.

Persino il lido al mare di Casalcoso ha aumentato i prezzi in maniera sproporzionata, giustificandone la richiesta con le motivazioni più assurde sempre legate alla situazione in cui viviamo.

Le ripercussioni delle guerre di parrucchino potrebbero non essere simili a quelle delle guerre del passato.

La rappresaglia potrebbe non arrivare sotto forma di missile, ma tramite un terminale informatico collegato magari ad un impianto idrico di una piccola città.

I sistemi di controllo remoto sono stati violati.

Alcune comunità hanno temporaneamente interrotto le normali attività.

Ovviamente queste sono ritorsioni alla guerra in corso e ovviamente si risale all'Iran che è sospettato di pianificare attacchi a queste strutture come rappresaglia.

Nell’era delle infrastrutture di rete, il campo di battaglia è ovunque.

È l’impianto di depurazione delle acque.

La rete elettrica.

L’ospedale.

La banca.

L’aeroporto.

La rete di telecomunicazioni.

L’auto di famiglia.

Il telefono in tasca.

Ogni paese che il biondino colpisce, ogni popolazione civile terrorizzata e ogni comunità ridotta in macerie creano nuovi rancori, nuovi nemici e nuove ragioni di rappresaglia.

La rappresaglia non proviene sempre da un altro esercito.

Si diffonde appunto attraverso cellule terroristiche.

Si diffonde attraverso individui isolati radicalizzati dalle immagini di bambini morti e città distrutte.

Si diffonde attraverso hacker che inchiodano sti sistemi idrici, reti elettriche, ospedali, banche, reti di trasporto e sistemi di comunicazione.

Si manifesta attraverso attacchi contro truppe, ambasciate, navi e aziende americane e da chi le sostiene.

Ciò si manifesta attraverso shock petroliferi, interruzioni delle rotte commerciali, esaurimento delle scorte militari, stanziamenti di emergenza e un ulteriore aumento del debito pubblico.

Le conseguenze negative hanno un costo altissimo, e non sono coloro che hanno tratto profitto dalla guerra a doverlo pagare, bensì tutti quanti noi poveri pirla.

Questo è il volto economico del contraccolpo:

il governo di chi lo ha eletto, spende trilioni di dollari per inimicarsi l’estero, poi si lamenta di non avere risorse quando gli viene chiesto di proteggere il popolo americano dalle conseguenze.

Parliamo di irresponsabilità fiscale: il governo degli Stati Uniti sta spendendo soldi che non ha per un impero militare che non può permettersi, lasciando il paese che dovrebbe difendere pericolosamente esposto.

Le conseguenze non sono solo di natura finanziaria.

Questi bombardamenti, occupazione, uccisioni con droni, cambi di regime e sostegno a governi brutali hanno alimentato la rabbia contro gli Stati Uniti e la mia con questo scritto fatto da un cagasotto Italiano che condivide in pieno chi non appoggia parrucchino e il suo capo Benjamin "il coglione senza casa".

Amen




lunedì 3 agosto 2026

Olio EVO.

 


Nella mia zona marina ci sono piante d'ulivo e vigne che stanno scomparendo e lo vedo anno per anno.

Mi soffermo sull'olio.. interrogando i produttori cerco di capire il perchè di questa scomparsa e metto nel post i pro e contro..

Ecco le motivazioni dal punto di vista di un produttore oleologo:

"Ve lo dico io quanta fatica e quanto costa produrre 1 litro di olio EVO biologico..

In una buona stagione, senza mosche che rovinano tutto, e raccogliendo le olive nel momento giusto, si inizia dalla potatura (almeno 10 euro a pianta), poi il taglio dell’erba e la gestione del suolo (almeno due volte, altri 5 euro), la raccolta (20 euro/ora), e il frantoio (circa 24 euro/quintale).

Ci vogliono 10 kg di olive per ottenere 1 litro di olio.

Eppure, siamo pronti a spendere 3,5 euro per una manciata di castagne alla festa di San Panfilo di Pollutri o 1,20 euro per un caffè al bar, ma pensiamo che un litro di olio “buono” debba costare meno di 12 euro.

L’olio EVO di qualità è il risultato di duro lavoro, tempo e passione e rottura di coglioni.

Se apprezzi la qualità, devi essere disposto a pagarla, proprio come fai per ogni altro piacere della vita, t'è capì testina milanes".

Sticazzi.. quindi sto produttore del menga ha tutte le ragioni per lasciar perdere la produzione dell'olio.. ma però esiste sempre il criticone sapone che invece dice:


  1. la potatura degli alberi non si fa tutti gli anni, e quando si fa solitamente il legno tagliato si rivende o si paga con quello la potatura,

  2. la pulizia si fa 2 volte all'anno e spesso pagano in nero,

  3. per quanto riguarda la raccolta se uno possiede poche piante (piccolo proprietario) solitamente provvede lui e famiglia a raccogliere (spese tendenti a zero), altrimenti se le piante sono tante si chiama una scuotitrice che in pochi giorni finisce il lavoro (sicuramente si risparmia sulla manodopera anche se in nero),

  4. sui prezzi applicati dai frantoi per ogni macinata (parliamo di quintale-quintale e mezzo dipende dal frantoio, quindi 2€ a litro e forse anche meno) i prezzi variano molto.

  5. forse la parte più importante il prezzo per litro, quando un produttore pretende di vendere il suo olio a 16, 17, 20 euro a litro senza pagare tasse, senza un'analisi del suo olio o una certificazione che mi sta vendendo olio EVO preferisco comprarlo direttamente al frantoio se confezionano l'olio secondo le regole, con tanto di scontrino, come quello venduto al supermercato, o nei vari supermercati che spesso fanno offerte speciali e al Conad di Casalcoso ad es. l'olio De Cecco Classico nello scaffale era a 5,90 euro lt, almeno sono sicuro che sti marchi che vendono olio extravergine di oliva italiano o con olive comunitarie sono controllati, l'olio è analizzato e sopratutto pagano le tasse.


Allora sentito il produttore e anche il consumatore criticone che fa i conti nella tasca degli altri, fatevi il vostro ragionamento e da parte mia provo un senso di restringimento cuorale nel vedere questi alberi d'olivo lasciati andare alla malora ed aggiungo anche che sentendo Donato il mio produttore preferito...la potatura si fa' tutti gli anni, moderata, oltre la pulizia, sia all' interno che alla base della pianta. La potatura pesante che permette di vendere la legna, provoca un fermo della pianta di almeno tre anni! Poi che il piccolo proprietario fa' il lavoro a costo zero, come se il suo lavoro non contasse un cazzo. Inoltre occorre anche mettere in conto i trattamenti e le concimazioni che grazie al parrucchino giallo pannolinato hanno avuto incrementi da non ridere.

Le variabili in senso negativo, sono molte e la vita continua con o senza olio EVO.

PS. per chi non lo sapesse olio EVO significa Olio Extravergine d'Oliva e non marito della EVA (quella della mela).

 


domenica 2 agosto 2026

Come un fulmine può uccidere in acqua.

 



L'altro giorno ero in acqua al largo ed ha cominciato a piovere, quindi i bagnanti tutti a casa o all'Eurospin mentre la povera bagnina mi fischiava dalla riva e io col cacchio che la sentivo (causa anche del Frecciarossa con cui sono arrivato che a 300 kmh entrava nelle gallerie senza pressurizzare facendomi chiudere le orecchie) ma stavo ritornando a riva e nel contempo si sono aggiunti altri bagnini fischiatori oltre alla Lella.. e il problema non era il non saper nuotare ma altro come ho intitolato il post..

Prima di descrivere la pericolosità di un fulmine per i bagnanti pirla come me, vorrei ricordare che in presenza di temporale, al di là dei fulmini, può essere comunque molto pericoloso rimanere in acqua in quanto il moto ondoso, per via delle raffiche di vento, può aumentare in modo repentino e di conseguenza se si nuota al largo può risultare difficoltoso raggiungere la riva e non è il mio caso che godo nello sfidare i maroso.

Cmq.. alle prime avvisaglie di temporale è buona norma uscire immediatamente dall'acqua o quantomeno non entrare ed allontanarsi anche dalla spiaggia e mettersi al riparo in luogo chiuso che non sia la baracca bianca del Solaris.

L'acqua di mare non è un isolante magico, è una gigantesca zuppa di sale e minerali, ovvero un conduttore elettrico quasi perfetto.

Quando un fulmine, che è una scarica di centinaia di milioni di volt e decine di migliaia di ampere, colpisce la superficie, non si limita a scomparire.

L'elettricità si propaga radialmente dal punto di impatto, come le onde create da un sasso in uno stagno, ma con una differenza.

Non sono onde d'acqua, sono onde di morte.

Il corpo umano, essendo un sacco di acqua salata, è un eccellente conduttore e offre alla corrente una via preferenziale per viaggiare. Trovarsi in acqua durante un temporale non è sfortuna, è candidarsi attivamente al premio Darwin.

Il meccanismo che ti uccide è brutale e istantaneo.

La corrente elettrica si diffonde sulla superficie dell'acqua, creando un gradiente di potenziale.

Questo significa che tra la tua testa e i tuoi piedi, o tra il tuo braccio destro e il tuo braccio sinistro, c'è una differenza di tensione elettrica enorme.

La corrente entra da una parte del tuo corpo e esce dall'altra, usando i tuoi organi interni come un cavo elettrico.

Il tuo cuore, che è un muscolo che funziona a impulsi elettrici, viene istantaneamente mandato in fibrillazione o arresto cardiaco.

Il tuo sistema nervoso viene fritto, causando paralisi immediata.

I tuoi pendenti friggono come uove al tegamino in un nanosecondo. Anche se non ti trovi nel punto esatto dell'impatto, il raggio letale può estendersi per decine, se non centinaia di metri.

Se per puro miracolo il cuore non si ferma, la paralisi ti farà annegare.

Non c'è scampo.

La cosa più terrificante è l'arroganza umana e in questo caso la mia. La gente vede un temporale in lontananza e pensa "ho tempo", "è lontano", come se potesse negoziare con le leggi della fisica.

Non capiscono o nel mio cado la sfidano, che il fulmine può colpire a chilometri di distanza dalla cella temporalesca principale.

Stare in acqua durante un temporale è l'equivalente di giocare alla roulette russa con una pistola completamente carica.

Non c'è un "forse", non c'è un "dipende".

Se un fulmine cade abbastanza vicino, muori.

Non è un incidente, è una certezza matematica.

E per questo mi do' del coglione da solo.

E mo v'ho detto.

domenica 26 luglio 2026

Tesla..naaaa

 

Il mio vicino di Casalcoso quando ha saputo che per venire nella casa marina ho usufruito del Frecciarossa ha commentato positivamente il mio sistema di spostamento per il fatto che ho contribuito a limitare l'inquinamento evitando l'utilizzo della mia supercar che è rimasta in garage col pieno pronta a partire e la povera è la che sta soffrendo per non esser stata utilizzata..

La causa di tutto questo è la Lella che è stata categorica e dopo gli ultimi due incidenti non se l'è sentita di far da navigatore ed avere l'ansia causata dalla mia guida di ex rallysta non ideale per un compagno di viaggio che per sette-otto ore sottopone il cuore a sforzi apprensivi.. e vabbè vorrà dire che quantomeno in parte ho limitato l'inquinamento ma credetemi dopo un mese dal viaggio del Frecciarossa ho ancora le orecchie chiuse causa la pressurizzazione non confacente alle mie orecchie da sub, quando sto cazzo di Frecciarossa infilava le gallerie a 300 kmh le mie orecchie erano sottoposte a martellamento tipo il minatore di Marcinelle.. e sempre il mio vicino magnificava con l'orgoglio di chi la sa lunga, sto cazzo della sua Tesla elettrica che tutti gli operai che lavorano al terzo turno della Sevel dovrebbero avere per salvaguardare il pianeta..

Balleeeeee.. vicino saputengolo e mo ti dico...

Questa è una batteria Tesla




ma tu lo sai che per completarla occorrono:

12 ton di roccia per il Litio

5 ton di minerali per il Cobalto

3 ton di minerale per il Nichel

12 ton di minerale per il rame

Muovere 250 ton di terreno per ottenere:

12 Kg di Litio

30 Kg di Nichel

22 Kg di Manganese

15 Kg di Cobalto

100 Kg di rame

200 Kg di Alluminio, acciaio e plastica

Il Caterpillar 994A usato per la movimentazione terra, consuma 1000 litri di gasolio in 12 ore.

Alla fine secondo te ottieni una macchina a “Zero emissioni”?

Ma perchè mi vuoi prendere per il culo?

Non sono sceso con la piena dell'Olona.

Quindi...Abbasso il Frecciarossa e non ne posso più di tornare a casa, prendere la mia macchina e piantare delle sgommate tali da ultrainquinare sto disastrato globo terrestre, quasi come fare quello che parrucchino pannolinato sta facendo ultimamente.

venerdì 24 luglio 2026

Sgarbo a parrucchino il puzzone.

Ragazzi.. roba da non credere..sto godendo come un falco in quanto la Giorgina nazionale esportazione ha perculato parrucchino pannolinato.. quello si incazzerà come una iena sul fatto che l'Italia ha abbandonato l'acquisto di aerei dalla Boeing ed ha staccato il contratto di acquisto dell'Airbus 220 e 321 che è un prodotto europeo e la maggior parte dei componenti sono fabbricati in Puglia e Campania dal gruppo Magnaghi..

Cara Giorgina, mi sa che la foto con l'americano sarà difficile relizzarla in futuro e tu sai che lui vuole che i soldi si debbano spendere in america e non in Europa e stavolta l'hai fatta grossa e aspettati un dazio di quelli da sballo sulle forniture dei preservativi.. e vabbè.. ne faremo a meno dai..

Foto degli stabilimenti Magnaghi a Brindisi.

Quindi fanculo parrucchino olezzoso e vediamo se chi ti ha votato contro avrà qualche parola buona per te (non credo)... 

Togliere il contratto a Boeing per darlo ad Airbus significa guerra dichiarata e aspettiamoci una reazione da Washington.

Che goduria infinita....


 





martedì 21 luglio 2026

Investire al 300 per cento.

 

Parliamo di investimenti.. se a qualcuno di voi avessero proposto un investimento oltre il 300% annuo, voi che avreste fatto?

Eccolo qui il pirla che rifiutato detto investimento e mo vi dico..

Agosto 2025 l'acquisto di gomitolo di fibra ottica era di 40 euro al km e il valore ad oggi in meno di un anno è di 125 euro al km.

Sti cazzi.. il Parrucchino pannolinato che non è poi tanto pirla ha una societa' che ne ha comprati per miliardi di km e non pensate che occorra tanto spazio per questo gomitolo di fibra ottica che serve per i droni, bastano due o tre capannoni di media grandezza.

Eh si.. le guerre alimentano sempre grandi commerci..

C'è la povera gente al fronte che ogni giorno muore ma c'è anche chi si arricchisce a dismisura con le forniture di guerra.

Vabbuo' forniture per un esercito in guerra ne servono tante ma il particolare tipo di guerra che si è evidenziato in Ucraina, fatto anche e soprattutto da droni, ha cambiato un po' di regole e di richieste sul mercato.

I droni a fibra ottica sono stati impiegati per la prima volta dai russi da poco tempo e poi adottati anche dagli ucraini.

Questi droni hanno un raggio di azione utile fra i 15 e i 40 km, tragitto durante il quale svolgono un vero e proprio gomitolo di fibra ottica sottilissimo attraverso il quale l'operatore riesce ad avere immagini in diretta dal drone e a inviare comandi di direzione e di attacco.

Quindi un solo ed unico drone ha bisogno di un mulinello con 20–50 chilometri di fibra per funzionare.

E fra Russia ed Ucraina se ne producono circa 100.000 al mese. Facendo due rapidi conti la necessità è di circa 3–5 milioni di chilometri al mese ovvero 40–60 milioni di km in un anno.

Ma chi produce questa fibra?

Ebbene il più grande produttore ed esportatore del mondo e sempre lei.

La Cina.

In suoi impianti hanno enorme capacità di produzione e oltre il 30% del mercato globale è assorbito dai cinesi.

USA ed Europa insieme non arrivano al 20% del totale della produzione mondiale e non ne esportano in quanto serve per il consumo interno.

Questo ha creato un deficit delle scorte mondiali e ha fatto schizzare in alto i prezzi con gran gusto e piacere dei cinesi che ci stanno facendo una barca di soldi e anche di parrucchino che ne ha una scorta non da ridere e poi ficcherà un paio di dazi e favore delle industrie create non dico in USA ma in paesi dove le tasse, col cazzo le potrai vedere e taglierà fuori i cinesi.

Ad ogni modo, ripeto che il costo della fibra grezza è triplicato in meno di un anno e se tutto va bene basta dichiarare una ulteriore guerra e il gioco sarà fatto.

Un affare di parecchi miliardi.

E noi paghiamo.

Eh sì.

Il consumo di fibra ucraino è finanziato interamente dall'Europa.

A credito ovviamente.

Con continui prestiti all'Ucraina che non saranno rimborsati mai e che toccherà a noi e ai nostri figli pagare, con gli interessi ovviamente.

E io pagaaa...