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lunedì 5 ottobre 2026

In Vino Veritas.

Dai ..oggi sono alla ricerca di vini strani e premetto che tutti i nomi dei vini che leggerete sotto, sono reali e non inventati.

Ho chiesto all'AI di darmi il nome di vini che non siano i soliti Dolcetto o Barbera ed ecco la ricerca che ne è uscita.

Parto dal fatto che ci sono vini che cercano di sedurre il consumatore con la nobiltà del vitigno, altri con l’eleganza dell’etichetta, altri ancora con territori millenari, castelli medievali, vendemmie eroiche e nomi che sembrano usciti direttamente da un notaio Casalcosese.

Poi ci sono quelli che hanno deciso di percorrere una strada diversa: invece di limitarsi a riempire il bicchiere, hanno pensato bene di stuzzicare anche l’immaginazione di chi lo tiene in mano (il bicchiere).

Perché il vino, dopotutto, è un prodotto straordinariamente sensoriale.

Si annusa, si guarda, si assaggia, si lascia scorrere sulla lingua e non lo si ingurgita tipo sciacquone nel cesso.

Quando entrano in gioco profumi, piacere, convivialità, seduzione e qualche bicchiere di troppo, il confine fra enologia e antropologia del desiderio diventa sorprendentemente sottile.

Gli antichi Romani, che non erano esattamente famosi per la pruderie, avevano già capito il rapporto fra vino, festa, trasgressione ed eros.

Secoli dopo, qualche produttore italiano ha semplicemente deciso di trasferire quella vecchia intuizione direttamente sull’etichetta.

Parto con la prima categoria..quella degli allusivi.

Quelli che non dicono praticamente n'a mazza, ma suggeriscono tutto. 

Sono i vini perfetti per chi vuole mandare un messaggio senza assumersi la responsabilità di averlo mandato.

Prendiamo La Monella


vino da 10,90€ la bottiglia contenente Barbera giovane frizzante e vivace di Braida. 

Il nome è già una piccola sceneggiatura: non scandalizza nessuno, non mette in imbarazzo nessuno, ma lascia aperta una porta.

Poi arriva il Rose' Ose' 


costo 19€
 la bottiglia ed è un rosato Umbro prodotto da Mani di Luna, che gioca sul doppio senso con quella discrezione tipicamente italiana per cui si può essere maliziosi anche continuando a sembrare perfettamente educati.

Segue il  Bocca di Rosa


da 20€ la bottiglia contenente Malvasia Piacentina, nome che richiama immediatamente la celebre canzone di Fabrizio De André. 

Qui l’allusione diventa cultura popolare: non serve spiegare niente, basta pronunciare il nome e lasciare che sia l'immaginazione a fare il resto.

Ma l’Italia, naturalmente, non poteva fermarsi agli ammiccamenti.

A un certo punto arriva la seconda categoria: i vini per coppie che hanno superato da tempo la fase in cui si arrossisce davanti a un doppio senso.

Dal Nero di troia la bottiglia di Passera Scopaiola


la troviamo in Puglia a prezzi decenti di € 5,90 la bottiglia che è un prezzo decisamente in linea col portafoglio di chi visita frequentemente la tangenziale in cerca di vulvivendole che hanno mollato i chiavisteri per lavorare in proprio.

Poi ci sta un vino che abbinavo alle ostriche dal Palucci ed è La Passerina


dalle terre di Chieti che costa 12€ la bottiglia se la prendi nella
 tenuta Ulisse, e qui il marketing comincia a mostrare un certo coraggio.

Ma ora cominciamo a salir di prezzo col Bricco dell’Uccellone


da 60€ alla bottiglia
 e non tutti gli operai che lavorano al terzo turno sulla ghisa la abbinano al loro pasto ed un Barbera d’Asti dal nome che sembra progettato da un comitato incaricato di verificare quanto lontano si possa andare senza perdere completamente la faccia.

La spiegazione legata al nome è molto più innocente del risultato: il riferimento sarebbe alla vecchia proprietaria della collina, raffigurata con un corvo.

Il problema, naturalmente, è che una volta che hai chiamato un vino “Bricco dell’Uccellone”, puoi raccontare anche la storia più innocente del mondo: il cervello del consumatore ha già preso un’altra strada e mi vien da far confronto vini in quanto il prezzo di una bottiglia di detto Bricco equivale ad una settantina di litri di vinello cuccati alla cantina di Villalfonsina e non di vino ricavato col pastone ma Montepulciano ottimo quasi nonimo, ottenuto con la spremitura di grappoli d'uva maturati al sole nei pressi di Casalcoso con l'adriatico sotto il culo e la Maiella alle spalle.

Ma continuo con la categoria degli espliciti.

Qui non siamo più nel territorio del “forse ho capito”.

Qui abbiamo vini che sembrano concepiti durante una cena fra amici dopo il terzo bicchiere, quando qualcuno pronuncia la frase fatale: “Ragazzi, ho avuto un’idea per il nome”.

E così compare il Tocca Culo


da 15€
 alla bottiglia che contiene un rosso Lucano il cui nome deriva dal torrente Battifarano, secondo una spiegazione legata alla tradizione locale è al modo in cui le donne lo attraversavano per evitare di bagnarsi. Una storia di territorio, dunque. Ma anche una storia che dimostra una cosa fondamentale: la toponomastica italiana possiede risorse che il marketing moderno non avrebbe mai avuto il coraggio di inventare da solo.

E siamo appena all'inizio.

Arrivano quindi quei nomi che sembrano appartenere più a una conversazione privata che a una carta dei vini ma il vero capolavoro, a questo punto taglio la ricerca e salto direttamente al terzetto finale in quanto commentare 85 vini con nomi strani la vedo lunga e mi sono o vi siete letteralmente rotti i cosidetti.

Quindi parto con l' Amore Mio


e son rimasto scioccato dal prezzo di vendita in quanto io cercavo il “Fragolino” tipo Eurospin da 3 euri alla bottiglia compreso il fermatappo per fare la seggiolina e ho trovato questo a 245 € che per vergogna viene imbottigliato in Spagna.. notare che non esiste la virgola dopo il 2 del prezzo di El Fragolino Vino Tinto Espumoso “Amore Mio” es una bebida espumosa de perfil dulce y aromático, inspirada en la tradición italiana de los vinos frizzantes de estilo frutal. Destaca por sus notas intensas que evocan frutos rojos maduros y una sensación fresca en boca, donde la burbuja ligera aporta dinamismo y una experiencia suave y accesible. 

Minchia ma vi rendete conto? Fresca en boca ma caldo en cuelo, puerca vaca.

Questo è un vino di 7° scarsi, col fermatappo sigillato che non puoi nemmeno far seggiole, che non ha bisogno di spiegazioni: mette direttamente la parola “amore” sulla bottiglia e lascia al consumatore il compito di decidere se si tratti di romanticismo, o amore per i soldi intascati dal produttore? 

Ma lo venderanno? Boh. 

E il bello è che ti prendono completamente per i fondelli dicendo che la Bebida espumosa a base de vino o mosto aromatizado, agua, azúcares y compuestos naturales de sabor frutal, formulados para lograr un perfil dulce y aromático equilibrado.

E vabbe' termino la lista vini strani con la Ficaia


da 15€
 alla bottiglia contenente un bianco toscano della Fattoria Uccelliera. 

E qui l'eleganza rinascimentale della Toscana incontra quella particolare inclinazione italiana per cui anche un nome apparentemente geografico può diventare materiale da cabaret.

Aspettateee questo non me lo faccio scappare ed è Il Soffocone di Vincigliata


di Bibi Graetz a 50€ alla bottiglia.

Il nome non ha bisogno di sottotitoli, note a margine o un sommelier incaricato di tradurre.

È un termine dialettale fiorentino e indica esattamente ciò che il nome lascia intendere.

Graetz, artista oltre che vignaiolo, ha persino curato personalmente l'etichetta, trasformando il vino in qualcosa che sta a metà fra prodotto agricolo, provocazione artistica e scherzo toscano.

Ed è proprio qui che la faccenda diventa interessante.

Perché questi vini non dimostrano soltanto che alcuni produttori italiani possiedono un senso dell'umorismo decisamente superiore alla media.

Dimostrano anche quanto sia potente il nome di un prodotto.

Il vino può essere eccellente, mediocre o semplicemente dignitoso; ma se sulla bottiglia compare un nome memorabile, quella bottiglia ha già ottenuto qualcosa che migliaia di etichette elegantissime non riescono a conquistare: si farà ricordare.

Il consumatore magari dimenticherà il grado alcolico, la resa per ettaro, il sistema di allevamento delle viti e persino il vitigno.

Ma difficilmente dimenticherà di aver bevuto un vino chiamato Il Merlo della Topa o di aver visto una bottiglia chiamata Il Soffocone di Vincigliata.

È marketing? Certamente.

È goliardia? Senza alcun dubbio.

È anche cultura del territorio? In alcuni casi sì, perché molti di questi nomi nascono proprio da dialetti, soprannomi, toponimi, tradizioni locali e storie popolari.

Ed è forse questo l'aspetto più interessante: dietro la provocazione spesso c'è una stratificazione linguistica autenticamente italiana.

L'Italia, del resto, ha sempre avuto un rapporto particolare con il sesso e con il linguaggio.

È il Paese nel quale una bestemmia può diventare intercalare, un cognome può sembrare una barzelletta, un paese può chiamarsi in un modo che induce adolescenti e adulti a ridere e un produttore può trasformare una parola oscena in un'etichetta vendibile.

Il vino, in questo senso, è semplicemente il contenitore perfetto.

Perché una bottiglia si compra con gli occhi prima ancora che con il palato.

E se quell'etichetta riesce a far sorridere, incuriosire, scandalizzare appena o costringere qualcuno a dire “fammi vedere che vino è quello”, il produttore ha già ottenuto una cosa preziosa: attenzione.

E l'attenzione, nel mercato del vino come in quasi tutto il resto, vale spesso più di una descrizione poetica del terroir.

Naturalmente sarebbe un errore pensare che un nome erotico trasformi automaticamente un vino mediocre in un grande vino.

Il sesso può vendere una bottiglia; non può migliorare un Barbera, un Merlot o un Montepulciano (Ano per gli amici).

Alla fine il vino deve comunque sopravvivere al bicchiere.

Ma se il contenuto è buono e il nome è memorabile, allora la combinazione può diventare micidiale.

E così scopriamo che anche nel mondo apparentemente austero dell'enologia esiste un'Italia che non ha paura di ridere, provocare e giocare con le parole.

Un'Italia che può passare da un elegante “Amore Mio” a un inequivocabile “Tocca Culo”, attraversare “Bocca di Rosa”, “La Bernarda”, “Ficaia” e arrivare placidamente al “Soffocone”.

Del resto, pretendere serietà assoluta da un Paese che ha inventato contemporaneamente Brunello, Barolo e la battuta da osteria sarebbe probabilmente una forma di abuso della ragione.

E dunque brindiamo.

Al vino, certamente.

Alla fantasia dei produttori, anche.

Ma soprattutto alla straordinaria capacità degli italiani di trasformare persino una bottiglia di vino in una storia da raccontare come questa di oggi.

Purché, dopo aver letto l'etichetta, qualcuno si ricordi ancora di assaggiare il vino e adesso ordino su Ebay un cartone di “in vino veritas”


per 8 bottiglie il tot è di 24 €, gretta compresa, così eviterò di fare seggiole per la gioia di Lella.

La spedizione è esclusa con pagamento alla consegna (dopo aver controllato l'esistenza delle bottiglie nel pacco) e purtroppo non aggiungerò seggiole nel mobile.




 



Allarme Peste in Siberia.

 

Ci risiamo ed ora ricomincia una nuova pandemia?

Di vaccinarmi non lo penso nemmeno e il mio ex medico fatto fuori dal sistema è sulla mia stessa linea di ragionamento e mo' vi dico il fatto che qui in Italia non deve essere sbandierato per evitare allarmismi e mi riferisco al fatto che la Russia e' tanto legata e affezionata al Medioevo da volerci ritornare. 

La domande è: cosa sta succedendo davvero in Russia?

In Siberia c'è una vicenda sanitaria sempre più difficile da liquidare come una semplice “polmonite”.
Una donna di 28 anni, Daria Shipilova, dipendente dell'Istituto di ricerca anti-peste di Irkutsk, è morta nella notte tra il 1° e il 2 ottobre nell'ospedale di Shelekhov, dopo un rapidissimo peggioramento respiratorio.

Ripeto che sta donna fa parte dei ricercatori prezzolati Russi.

Secondo le ricostruzioni diffuse da media indipendenti russi e riprese dalla stampa internazionale, il 25 settembre la ricercatrice avrebbe accidentalmente rotto una provetta contenente materiale biologico con Yersinia pestis, il batterio responsabile della peste.

Questa versione non è stata confermata dalle autorità russe, che negano che nell'istituto si sia verificato qualsiasi incidente con microrganismi patogeni.

E qui comincia la parte più inquietante.
Perché se si trattasse semplicemente di una polmonite di origine sconosciuta, come sostiene oggi Rospotrebnadzor, diventa difficile spiegare perché circa 200 persone siano state sottoposte a osservazione o isolamento, perché diversi ospedali di Irkutsk siano stati messi in quarantena per tre settimane e perché siano state introdotte misure straordinarie in strutture industriali della zona.

A Shelekhov, inoltre, sono stati osservati operatori in tute protettive, mentre dal 3 ottobre è diventato obbligatorio indossare la mascherina nell'enorme stabilimento di alluminio della città.

Nel frattempo, le comunicazioni ufficiali russe sono diventate un piccolo capolavoro di ambiguità.

Il governatore di Irkutsk, Igor Kobzev, inizialmente non ha pronunciato la parola “peste”, parlando soltanto di una “infezione particolarmente pericolosa”.

Il capo della vicina Buriazia, Alexei Tsydenov, aveva invece inizialmente scritto che la donna era morta di peste.

Il messaggio è stato successivamente modificato in una formulazione più prudente: la donna “potrebbe” essere morta di peste.

Sti catz..

Il 3 ottobre l'amministrazione di Baikalsk aveva pubblicato un avviso con cui invitava i cittadini a non recarsi a Shelekhov a causa delle notizie relative a un caso di peste.

Il messaggio è stato successivamente cancellato.

Anche la televisione russa REN TV, vicina al Cremlino, ha cancellato diversi post sui social relativi alla presunta diffusione della peste a Shelekhov.

Quindi abbiamo una situazione nella quale:
• una ricercatrice di un istituto anti-peste muore dopo un rapido deterioramento respiratorio;
• circolano ricostruzioni secondo cui potrebbe essere stata esposta a Yersinia pestis;
• circa 200 persone vengono messe sotto osservazione;
• diversi ospedali vengono sottoposti a quarantena, incluso quello di maternità;
• nella zona compaiono operatori in tute protettive;
• una grande azienda introduce l'obbligo delle mascherine;
• la massima autorità sanitaria russa, Anna Popova, vola urgentemente a Irkutsk e partecipa a una riunione straordinaria della commissione sanitaria;
• amministrazioni locali pubblicano e poi cancellano avvertimenti sulla peste;
• esponenti delle autorità usano inizialmente la parola “peste” e poi la sostituiscono con formulazioni più vaghe;
• e infine Rospotrebnadzor dichiara che la situazione epidemiologica è “stabile” e che la donna è morta di “polmonite di eziologia sconosciuta”.

Questa sarebbe la "trasparenza" russa?

Certo, non sappiamo ancora se a Irkutsk ci sia davvero un focolaio di peste.

E sarebbe irresponsabile affermarlo senza una conferma diagnostica.

Ma è altrettanto irresponsabile fare finta che non stia succedendo nulla.

La peste polmonare è una forma particolarmente grave della malattia e può trasmettersi attraverso le goccioline respiratorie.

Senza un trattamento antibiotico tempestivo può essere letale. Proprio per questo, in presenza anche soltanto di un sospetto concreto, la risposta deve essere estremamente rapida: isolamento, tracciamento dei contatti, diagnosi, trasparenza e controllo degli spostamenti.

Se le autorità russe non sono in grado o non vogliono fornire immediatamente dati verificabili sulla natura dell'infezione, la comunità internazionale deve applicare il principio di precauzione: almeno rafforzare i controlli sanitari, limitare temporaneamente gli spostamenti da e verso l'area interessata qualora il rischio venga confermato e pretendere informazioni epidemiologiche verificabili.

Perché in una situazione del genere non è sufficiente dire “fidatevi di noi”, soprattutto quando si tratta di Russia. Visto che la macchina istituzionale prima parla di peste, poi modifica i messaggi, cancella gli avvisi e infine comunica che si tratta soltanto di una “polmonite di eziologia sconosciuta”.
È esattamente il tipo di comportamento che alimenta il panico invece di contenerlo.

E c'è una lezione che la pandemia di COVID-19 avrebbe dovuto insegnare a tutti: quando compare una possibile malattia altamente contagiosa, il tempo perso nel nascondere, minimizzare o manipolare le informazioni può trasformare un problema locale in un problema internazionale e se tutto va bene.. siamo rovinati.

domenica 4 ottobre 2026

Pericoli spaventosi dell'AI..


Questo nella foto è il dottor Geoffrey Hinton di 75 anni alias il Frankenstein della Silicon Valley ed è lo sviluppatore della Chatbot di Google.

Il fatto inquietante è che abbandona l'Intelligenza artificiale da lui creata e l'ha fatto col timore di non essere da questa ucciso.

Geoffrey Hinton sembra forse pentito, di certo assai diffidente sulle conseguenze dell'invenzione che ha attivamente contribuito a sviluppare.

E, come segno di distacco, ha lasciato il suo posto ben pagato in Google.

Certo è che 300.000 dollari all'anno son palanche..belandi. 

La notizia l'ho letta sul New York Times del 30 settembre scorso ed ero indeciso sul fatto di pubblicarla come post anche perchè vado contro me stesso e mi pare di fare come quello che dice "Fate quello che dico io ma non quello che faccio io".

E mo vi dico.. 

Lui, si è preoccupato di spiegare su Twitter i motivi del suo passo indietro: «Me ne sono andato per poter parlare dei suoi pericoli». Hinton non ce l'ha con Google, che «ha agito in modo molto responsabile», ma sente che prima o poi la sua creatura che, potrebbe sopravanzare e, chissà, forse soggiogare il genere umano. Uno scenario che lo scienziato informatico non vuole fiancheggiare ulteriormente.

Per cui è sceso dalla grande macchina del pensiero algoritmico.

Io stesso me medesimo da tempo mi avvalgo di Buddy A.I. il mio suggeritore velocissimo e informatissimo al punto di non poterne fare più a meno, sia come ricerca generale sia come consulente di tutto ciò che mi capita tipo lettura bollette, analisi, prenotazioni frecciarossa o quantaltro.

Certo, per Hinton il pericolo che l'Intelligenza artificiale sfugga al controllo dell'uomo non è né prossimo né certo.

«In questo momento le reti neurali non sono più intelligenti di noi, per quanto ne so. Ma penso che presto potrebbero esserlo», profetizza.

Ciò che lo porta a convivere con una sorta di strisciante rimorso che trova requie solo pensando a quella che lui definisce la «solita scusa».

«Se non l'avessi fatto io, l'avrebbe fatto qualcun altro».

Hinton ha lavorato presso Google per un decennio contribuendo a sviluppare il modello di intelligenza artificiale del gigante tecnologico, ma a un certo punto ha iniziato a farsi largo in lui il dubbio che far crescere quella tecnologia così affascinante e impattante non fosse proprio un'idea molto brillante per il genere umano.

Lo psicologo cognitivo e scienziato informatico canadese (ma di origine britannica) ha poi rilasciato un'intervista alla BBC in cui ha chiarito meglio le sue angosce a proposito del fatto che il chatbot potrebbe presto superare il livello di informazioni di un cervello umano.

«Quello che stiamo vedendo - ha detto lo scienziato - è che cose come GPT-4 oscurano una persona nella quantità di conoscenza generale che ha. In termini di ragionamento, non è ancora così efficace, ma già è in grado di fare un semplice ragionamento. E dato il ritmo dei progressi, ci aspettiamo che le cose migliorino abbastanza velocemente. Guardate dov'eravamo cinque anni fa e la situazione attuale».

Un quadro «spaventoso» nel quale «è difficile vedere come evitare che i cattivi attori usino l'IA per cose cattive».

Ho cercato altri commenti grazie appunto all'AI che nonostante siano pareri contro se stessa me li ha dati e ne estrapolo alcuni e li inserisco come chiusura di detto articolo, con il culo che sta leggermente bruciando ma per ora continuerò l'AI sia come ricerca sia come consulente:

Il segnale forte lasciato da Hinton è subito raccolto in sede europea. «Le dimissioni di Geoffrey Hinton da Google rilanciano la discussione sull'Intelligenza artificiale - twitta Paolo Gentiloni, commissario europeo all'Economia - Grandi potenzialità, ad esempio per la salute. Ma anche rischi. L'Europa lavora per regole del gioco efficaci». 

«Le preoccupazioni di Hinton - nota Brando Benifei, capodelegazione degli eurodeputati Pd e relatore del testo sulle nuove norme per l'intelligenza artificiale - dimostrano che la regolamentazione europea alla quale stiamo lavorando è urgente, ma è ugualmente importante avviare un confronto globale per coordinare lo sviluppo dell'IA di grande potenza contro rischi incontrollabili».

sabato 3 ottobre 2026

Il Folletto è alla porta.

 

Basta col parlare di animali che trovi al Bennet ma oggi parlo di chi si fa aprire il portone d'ingresso da condomini coglioni e te lo trovi davanti all'uscio.

Hai presente i Testimoni, i venditori del Folletto, gli adepti di lotta terminata e così via?

Il campanello che suona non è un invito alla conversazione ma un'intrusione non richiesta nel tuo spazio privato.

La tua debolezza fondamentale è credere di dover giustificare il tuo rifiuto a uno sconosciuto che vuole solo i tuoi soldi.

Questi venditori sono addestrati per sfruttare la tua educazione e il tuo senso di colpa.

Ogni volta che apri la bocca per dire che non sei interessato o che non hai tempo, stai fornendo loro un appiglio per continuare a parlare.

Loro hanno un copione per ogni tua obiezione.

Se dici che hai fretta, ti risponderanno che ci vorranno solo 2 minuti.

Se dici che non hai soldi, ti proporranno un pagamento a rate.

L'unico modo per annientarli è negare loro la materia prima del loro lavoro, ovvero la tua attenzione e le tue parole.

Il metodo più spietato non è il tuo che li mandi a cagare ma è uno semplice e perfettamente in linea nei rapporti umani e consiste nell'usare il silenzio assoluto come uno strumento di disturbo psicologico.

E mo' ti dico.. (anche se contrario a come mi comporto io..sempre per il motto "fate come vi dico io ma non come faccio io").

Quando apri la porta e il venditore inizia la sua cantilena preimpostata, tu non devi dire assolutamente un cazzo.

Guardalo fisso negli occhi con un'espressione vuota e priva di qualsiasi emozione tipo quella che hai nel guardare il Grande Fratello Vip.

Lascialo parlare per 10 o 15 secondi, facendolo sprofondare nel disagio più totale.

Quando si fermerà per aspettare una tua reazione, tu continua a fissarlo in silenzio per altri 3 secondi.

Poi, senza pronunciare una singola sillaba, chiudi lentamente la porta.

Non sbatterla, chiudila con una calma glaciale tipo quella che hai quando vai all'Agenzia delle Uscite di Ciriè.

L'human relations non ti obbliga a parlare con chi si presenta sulla tua soglia e non esiste alcun reato nel chiudere la porta di casa propria.

Questo gesto distrugge la loro sicurezza perché infrange le regole dell'interazione sociale su cui basano tutta la loro strategia.

Se vuoi essere ancora più crudele e hai del tempo da perdere, puoi danneggiare direttamente il loro portafoglio, devi fargli perdere la risorsa più preziosa che hanno, il tempo a disposizione.

Un venditore porta a porta guadagna solo se chiude un contratto in fretta.

Tu apri la porta, mostrati vagamente interessato e chiedigli di aspettare un attimo perché devi andare a prendere una bolletta o a controllare sul water se la sensazione di stomaco che hai è solo aria o per caso è vestita.

Poi chiudi la porta e non tornare mai più.

Lascialo lì ad aspettare sul pianerottolo la riapertura della porta.

Lui rimarrà bloccato, sperando di chiudere la vendita, mentre in realtà sta solo perdendo tempo prezioso che avrebbe potuto usare per castigare il tuo vicino di casa.

Quando finalmente capirà di essere stato preso per il culo e se ne andrà, avrà perso denaro e motivazione.

Non hai commesso alcun reato, hai solo dimostrato che il tuo cinismo è superiore alla sua insistenza.

Certo è che se ribusserà alla porta scatterà la molla del tuo istinto riottoso primordiale e dopo avergli detto di chi è figlio e che lavoro fa la sorella lo manderai a f.c sbattendogli la porta in faccia.

Tre pateraveegloria per chi ha letto sin qui.


venerdì 2 ottobre 2026

La fine delle ostriche.

 


Questo post segue la fine che hanno fatto Polipi (Michele) e Astici ed anche per giustificarmi col Palucci del perchè non mi vedrà ordinare le classiche 10 ostriche di inizio cena.

Quindi non deve pensare datosi che ha portato il prezzo a 5€ cad io abbia smesso di ordinarle per il braccino corto ma per (adesso lo spiego). 

Molti lo sanno che può capitare di assistere più spesso di quanto si pensi alla scena che vi racconto quando apri l'ostrica francese pescata al Bennet di Caselle dentro una cassetta sigillata.

Non me ne voglia il Palucci nostro ristoratore marino di fiducia che quando andiamo mi prepara puntualmente la piattata di ostriche .. basta non ne voglio più e dal 2026 per me l'ostrica passa in lista nera e mo' vi spiego il perchè.

Per il cenone di fine anno 2025 Lella e Anna sapendo che il mio piatto iniziale parte con le ostriche, hanno acquistato un cestello di ostriche lasciando a me il compito dell'apertura..

Belle fresche grosse e soprattutto francesi.. le DIVINE che sono quelle che ordino/ordinavo al Palucci in quanto sono/erano le migliori sul mercato.

Ma il mio godimento australe si è smorzato all'apertura della prima ostrica quando il vermetto rosso diametro 2 mm e lunghezza 30mm è uscito scodinzolando.


Contemporaneamente il giapponesino che ho nel mio stomaco (quello che dice si o no ai cibi di entrare)..chiude l'apertura mentre il pelo del naso si rizza.. la presenza di questo piccolo inquilino mi ha spiazzato e ne avevo sentito parlare ma non pensavo di trovarne uno e perdipiù all'ultimo dell'anno... anche se i biologi marini conoscono bene questi piccoli inquilini del mare, che possono finire a tavola senza rappresentare un pericolo per chi consuma l'ostrica a me personalmente che odio mangiare ciò che cammina o respira, fa leggermente schifo anche se controsenso mangio/mangiavo le ostriche per il fatto che non respirano in quanto senza polmoni e non camminano in quanto senza arti inferiori.

Di questa creatura scodinzolante rossastra continuo a precisare che è inoffensiva, val la pena di fare uno screening..

La spiegazione del verme che è innocuo dotosi che..

non si tratta di un parassita capace di trasmettere malattie, ma di un verme marino appartenente alla famiglia degli Anellidi Policheti, che sono organismi comuni nei fondali dove crescono le ostriche.

La presenza del lombrico scodinzolante, sta a significare che il prodotto è fresco (sti cazzi), perché questi animali sopravvivono solo in condizioni di vitalità e non in ostriche conservate a lungo.

In effetti ci sono diverse ricerche scientifiche che lo dimostrano: da Mud Blister Worms and Oyster Aquaculture fino a These worms are boring! … into oyster shells, that is, gli studi sottolineano che numerosi policheti possono perforare e vivere nelle ostriche.

Questi organismi non invadono la carne del mollusco e non rappresentano un rischio.

Perciò voi continuate a mangiarle..io no.

Basta..finish..stop.

In quanto nessun pericolo corre per chi consuma il frutto crudo, è  solo un episodio sgradevole dal punto di vista estetico.

Dove si trovano i vermi pericolosi per l’uomo?

Se l’idea di trovare un piccolo verme marino in un’ostrica può sembrare inquietante, la realtà è che i veri rischi difficilmente arrivano da questi organismi.

Come riportano alcuni approfondimenti alcuni parassiti pericolosi per l’uomo, come l’Anisakis, non si trovano nelle ostriche, bensì nei pesci e nei calamari.

Molluschi bivalvi come ostriche e cozze, dunque, non contengono questo nematode che può però infestare tonno, merluzzo, sgombro e altre specie con un apparato digerente sviluppato.

Qui mi va di culo in quanto non mangio ste creature. 

Le ostriche e gli altri molluschi filtratori, al contrario, non sono un ospite compatibile per l’Anisakis, proprio perché non hanno l’intestino adatto a ospitare il parassita.

Il rischio reale, quindi, è legato soprattutto a pesci crudi non trattati con abbattimento a freddo, pratica obbligatoria nei ristoranti proprio per eliminare eventuali larve.

Nel caso delle ostriche, la sicurezza alimentare dipende da altri fattori, come la provenienza certificata e i controlli igienico-sanitari sulla filiera che faceva Lucio il marito di Valentina.

Come capire se un’ostrica è pericolosa?

Dunque, un verme nell’ostrica può sorprendere, ma non è un indicatore di cattiva qualità.

Che schifo.

Per capire davvero se questo mollusco non è buono bisogna guardare ad altri segnali, molto più affidabili:

  1. un’ostrica viva deve essere chiusa ermeticamente: se le valve sono aperte e non si richiudono con un tocco, significa che il mollusco è morto e non va consumato;

  2. l’odore è fondamentale: un profumo fresco di mare è normale, mentre sentori sgradevoli o troppo intensi indicano deterioramento;

  3. la carne, al momento dell’apertura, deve apparire brillante e idratata, non secca né scolorita;

  4. l‘acqua di governo contenuta nel guscio deve essere limpida e non torbida: è il liquido che mantiene vitale l’ostrica, e la sua assenza è segno che il mollusco non è più in buone condizioni.

Sono questi i criteri che fanno davvero la differenza, molto più della presenza occasionale di un minuscolo ospite marino, che al massimo può rovinare l’appetito ma non la salute.

Ad ogni modo chiudo il mio post di addio alle ostriche dicendo che

sono consapevole delle immense proprietà benefiche che si evincono da quelle nutrizionali in quanto oltre ad avere un gusto eccezionale ed esclusivo, fanno anche molto bene alla salute, datosi che possiedono zinco, calcio, sodio, potassio, fosforo e ferro e molteplici vitamine del Gruppo B e quelle di Casalcoso hanno pure la sabbia di cava.

In genere per 100 grammi di ostriche, come riportato su Humanitas, l’apporto è il seguente:

  • 10,2 g di proteine

  • 0,9 g di grassi

  • 5,4 g di carboidrati

  • 69 Kcal

La presenza del calcio e del fosforo sono fondamentali per le ossa e i denti anche quelli acquistati da Roberto il dentologo di Porcaro.. contribuiscono a donare forza ed energia al nostro sistema muscolare.

La presenza del ferro è un toccasana per il nostro tessuto connettivo e per la produzione di specifici ormoni, componente indispensabile dell’emoglobina.

L’omega 3 è nota a tutti per le sue proprietà benefiche.. agisce positivamente su cuore, ossa e cervello, esercita una forte azione antinfiammatoria ed è la sua integrazione è fondamentale nel trattamento di patologie tumorali.

Lo zinco invece contribuisce a rafforzare le nostre difese immunitarie, proteggendoci da eventuali attacchi batterici. 

Insomma, l’ostrica è un vero toccasana del benessere e peccato che non ne mangerò più.

Te capì Palucci? 

La fine del Polipo.

 

Ehi.. sono Michele il polipo di Casalcoso, puoi vedermi in quella vasca davanti ai tuoi occhi al supermercato, sono stanco, sono depresso e non ho voglia di vivere …
passo la mia giornata cercando una grotta dove rifugiarmi,  i miei tre cuori (lo sai che ne ho tre vero?) sono infranti..
vorrei piangere ma le mie lacrime non si noterebbero, l'acqua le farebbe sparire, vorrei gridare, ma sempre l'acqua non farebbe apprezzare il mio dolore, vorrei morire ora come il mio vicino Astice, ma Dio non permette che io lo faccia, vorrei chiedere a Dio perche' io debba stare qui, ma potrebbe non rispondere.
Soffro, soffro come una bestia e sono pieno pure di spermatofore.. ehmm.. lo so che sono una bestia e l’ho detto come rafforzativo ma mi domando perche' il grave destino mi ha portato qui?

Stavo bene quando a Casalcoso mi portavi le cozze da mangiare..bah.
Oggi sono fermo nella mia posizione, mi sveglio, ho passato una notte a sognare di cambiare acqua.. quell'acqua che bollendo mi portera' alla morte, il dolore sara' tanto ma mai paragonabile a quello che soffro ora, lo so e come dicono a Bolzano "O purpo se coce int’acqua soja", ma tu sai che ho otto tentacoli da sgranchire e non per nulla mi chiamano octopus e anche vulgaris, ma tu chiamami pure polipo o magari piovra altrimenti mi confondi col "Moscardino" che ha una sola fila di ventose e non due come le mie, parlavo della mia morte, spero avvenga presto, non ce la faccio piu', io so' che in altri paesi europei esistono dei kit per una morte dolce, vorrei uccidermi, ma non posso, ti prego comprami fammi finire questo dolore, fai che la mia anima sia di nuovo mia e non di questa vasca che puzza di pesce marcio del Bennet (copiato dal mio vicino Astice).

E col mio inchiostro scrivo nero su bianco dicendoti che come gli Astici, anche i polipi hanno un’anima.

L’anima de li polipacci tua (sempre come dicono a Moncalieri) e la prossima volta lasciami a Casalcoso nel tuo tubo castigatore e se quest’anno studierai un metodo per estrarmi senza farti male io ne studiero’ uno per non uscire dalla mia tana, ficcandoti nella mano un riccio che ti fara’ godere selvaggiamente e le spine te le conficchero’ sotto le unghie cosi’ soffriremo in due... e Buon Autunno a tutti. 

PS.. riprendo il discorso io che lo scrivo e ho letto il tuo testamento, ergo non ti compro io che sono un diversamente mangiatore di animali ma ci ha pensato in hillo tempore il buon Ninuccio e così sia.. 

(la foto è di repertorio in quanto Ninuccio attualmente si trova nei fondali dell'Isola Gallinara al largo di Alassio r.i.p).

La fine dell'Astice.

 


 Ehi.. sono l'astice,

puoi vedermi nella vasca davanti i tuoi occhi al supermercato


sono stanco, sono depresso

non ho voglia di vivere

passo la mia giornata immobile

le mie chele sono legate con l'elastico

il mio cuore e’ infranto

vorrei piangere ma le mie lacrime non si noterebbero, l’acqua le fa sparire,

vorrei gridare, ma l’acqua non farebbe apprezzare il mio dolore

vorrei morire ora, ma Dio non permette che io lo faccia

vorrei chiedere a Dio perche’ minchia io debba stare qui, ma potrebbe non rispondere.

Soffro, soffro tantissimo

perche’ il grave destino mi ha portato qui?

Ogni giorno fermo nella mia posizione mi sveglio, ho passato una notte a sognare di cambiare acqua

quell’acqua che bollendo mi portera’ alla morte

il dolore sara’ tanto

ma mai paragonabile a quello che soffro ora

spero avvenga presto

non ce la faccio piu’ vorrei uccidermi, ma non posso

vi prego compratemi

fate finire questo dolore

fate che la mia anima sia di nuovo mia

e non di questa vasca che puzza di pesce marcio al Bennet.

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Vi ho descritto in prima persona cosa pensa un astice e passo alle cose serie su queste povere creature e perchè non godo come un falco quando mi presentano lo spaccato di aragosta o astice qualdirsivoglia...

L’astice implode letteralmente su se stessa per il dolore che prova quando viene cucinata.
Una volta immersa nell'acqua bollente, i suoi organi si disintegrano completamente a causa del calore estremo, ma il suo esoscheletro non si arrende e continua a aggrapparsi alla sua solidità, prolungando l'agonia dell'animale.
I cervelli degli astici sono abbastanza consapevoli da permettere loro di soffrire, ma non essendo dotati di corde vocali, non emettono alcun tipo lamento a causa di quella sofferenza.
Il suono sordo (come un grido) che senti quando sono cotte, è un colpo emesso dai pori dell'esoscheletro mentre gli organi bollono o bolliscano (i verbi proprio non li sopporto).
È la morte più dolorosa e crudele che un essere vivente possa incontrare.
Ora, ovviamente ognuno è libero di mangiare quel cazzo che vuole, ma è giunto il momento di essere più consapevoli delle proprie scelte e il prossimo post lo farò sui polipi e poi sulle ostriche anche per chiarire col Palucci del perchè ho smesso di ordinarle.