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lunedì 15 giugno 2026

Come è nata la guerra USA-IRAN.

 

Piano piano vi ho portati sul campo dell'informatica e da li è nata la guerra USA-IRAN senza sparare un colpo di fucile (non come parrucchino che ha sfoderato tutti gli armamenti) nel gennaio 2010 quando gli americani hanno sferrato un attacco devastante contro una centrale nucleare iraniana con attacco diverso.. un attacco cibernetico e l'arma utilizzata era un virus informatico.

Il virus in questione si chiamava Stuxnet, fu progettato dagli Stati Uniti ad opera della NSA in collaborazione con il governo israeliano ed aveva uno scopo ben preciso: sabotare la centrale nucleare iraniana di Natanz, dove l’Iran procedeva all’arricchimento dell’uranio, in modo da ritardare di molti anni il tanto discusso programma di arricchimento dello stesso.

Nello specifico il virus in questione sfruttava 4 vulnerabilità di Windows ancora "non scoperte" ( dette 0-day) che sul mercato nero potevano valere 1 milione di dollari l’una.

Inoltre, in parole povere (per chi è profano di informatica), il virus era stato progettato per propagarsi all’interno del software Step7 della Siemens, utilizzato per il controllo delle centrifughe adibite all’arricchimento dell’uranio in quella centrale, infettandolo in modo tale da far sembrare che dette centrifughe funzionassero correttamente.

In questo modo, nel momento in cui le centrifughe “impazzirono”, gli addetti alla centrale non si accorsero di nulla.

Vi furono molti danni (si parla di 1000 centrifughe fuori uso su 5000) e quando più tardi si diffuse la notizia, molti ebbero timore di una nuova Chernobyl.

Tra l’altro gli iraniani, ben consci delle potenzialità nemiche in tema di attacchi informatici, di certo non mise in rete la centrale aumentando il rischio di infezioni.

L’unico modo quindi per infettare la centrale sarebbe stato quello di avere accesso alla rete locale, cosa che avvenne quasi sicuramente tramite una chiavetta USB infetta nelle mani di qualche ignaro operaio della centrale.

In pochissimi mesi poi, il virus si propagò al di fuori della centrale, infettando software ben al di fuori dei confini iraniani, soprattutto in Indonesia, India, USA, Australia, Regno Unito.

Un vero cancro.

Certamente questo episodio, piuttosto famoso a seguito delle rivelazioni di Snowden, è uno dei tanti motivi per cui USA e Iran sono nemici giurati.

E anche qui l'IA ha fatto la sua parte senza F35 o megaportaerei ma solo con una chiavetta da inserire nella porta USB.


Questa è la vera guerra parte seconda.

 


Nel post precedente avevo indicato che la vera guerra non era quella America-Iran ma quella tecnologica dell'Intelligenza Artificiale e ve lo ripeto, anzi cerco di farvelo capire descrivendolo questo post..

Di blog come questo ne ho diversi ed alcuni sono stati oscurati me ce ne sono rimasti sei e nel caso di blocco in poco tempo posso ricopiare il tutto ed aprirne uno nuovo e questo poco tempo è grazie all'IA che utilizzo ormai da diversi anni e per questo blog vedo che l'avevo messo in piedi dal 2007.

Per capire ciò che ho detto nel post precedente che indicava il tempo necessario per un programmatore a fare dei lavori, quando ho iniziato ho impiegato diverso tempo a trasferire i post dai blog bloccati e i primi erano datati 1990 ma oggi quel tempo è ridotto e i post su questo li posso trasferire in pochi minuti dove e quando desidero.

Ora passiamo all'atto pratico e lo potete fare anche voi in parte e seguite l'iter.. 

andate alla fine di questo post e troverete la scritta “visualizza la versione web” (per legge escopost lo devo mettere) e cliccate..

Ora si apre il vero blog col “Benvenuto” e potrete iniziare a navigare sul serio scoprendo le potenzialità del blog..

Prima cosa potrete osservare che siete gia stati individuati e il vostro IP con cui siete in rete, la città e il browser che state usando.. voi vi limitate a leggere questa scritta, mentre io posso aprirlo ulteriormente e scendere nel dettaglio per capire che rete usate se è fissa o mobile e che gestore avete, sino a trovare nel dettaglio e non dico oltre...

Ora osservate la riga in cui dico che il "post è scritto in Togolese etc etc" e cliccandoci sopra potrete tradurre il post in tutte le lingue del mondo.. cliccate scegliete una lingua e ditemi quanto tempo impiega per cambiare il tutto.. immediato e senza errori e in questo momento leggo che siete in oltre 200.000 come ingressi del mese e per far capire che non è un jpg fisso, potete prender nota del numero e rifare il percorso piu' tardi e vedere che il numero è cambiato.. e sempre grazie all'IA..

sempre a sinistra potete leggere le notizie più importanti del giorno e l'ho collegato a diverse testate nazionali e internazionali lasciando all'IA la scelta di 5 più importanti a chi legge mentre io posso sceglierme molte di più.. e tutto questo sempre a tempo zero.

Poi nella riga di ricerca basta mettere la parola o il nome del post ed è immediatamente rilevato (tempo che fu i programmatori impiegavano una vita a rintracciare i loro scritti e sin qui l'IA è d'aiuto).

E tanto altro tipo estrazioni del lotto, previsioni del tempo etc e tutto questo sempre con IA.

POI.. e qui arriva il brutto dell'IA ma questo lo potrò o potrei fare solo io, metto una foto di qualsiasi persona o un filmato con voce e dico all'IA di far fare a questa persona qualsiasi cosa e qui ad oggi impiega più tempo ma siamo nell'ordine di pochi minuti, ovvio che si è sotto gli occhi del grande fratello ma basta entrare con un IP temporaneo preso dall'altra parte del pianeta e il programmatore bastardo si fa i soldini che si fa pagare in criptomoneta (è gente che vive male e fa vivere male)..

Ora avete capito che la guerra non sono gli americairaniani ma è l'intelligenza artificiale?

ps.. ma ste prove che vi ho descritto le conoscevate già? 

Comunque se volete fare la prova di cosa può fare l'IA vi metto un link di I.A a caso, cliccate qui fate una domanda qualsiasi oppure mettete una foto degli ultimi esami del sangue o il problema di vostro figlio che non riuscite fare o altro e vedrete quanto tempo impiega a rispondervi.

Non credo che tutti lo sapessero fare e quindi fate attenzione quando navigate ed è inutile mettere antivirus, i bastardi ci giocano con gli antivirus e io da tempo non metto antivirus in quanto loro stessi sono dei virus e lasciano le porte aperte.


 

domenica 14 giugno 2026

Questa è la vera guerra.

 


Ragazzi la vera guerra non è quella che sta giocando l'America con l'Iran ma è quella dell'Intelligenza Artificiale.

Serve una pausa prima che l’intelligenza artificiale inizi a manifestarsi in modi incomprensibili agli esseri umani.

Quando la qualità del codice umano e di quello generato dall’IA finiranno per equivalersi, il lavoro degli ingegneri si sposterà sempre più dalla scrittura alla revisione.

E se la revisione umana non riuscirà a tenere il passo con la velocità con cui IA produce il codice, sarà proprio quella a diventare il problema difficile da risolvere.

Per ora, dunque, il vantaggio delle persone resta nella capacità di giudizio e nell’orientamento della ricerca: decidere quali problemi meritano attenzione, quali risultati sono affidabili e quando una strada va abbandonata.

Un futuro difficile da prevedere ma possibile.

Se queste tendenze proseguono, Anthropic (che a tuttoggi è la più grande IA col programma Cloude) immagina uno scenario in cui il ritmo del progresso è determinato quasi soltanto dalla disponibilità di calcolo, con gli umani spostati verso la supervisione e la verifica di un "laboratorio virtuale" gestito dalle macchine.

Per farvi capire la forza evolutiva dell'IA Claude:

A marzo 2024 Claude Opus 3, uno dei modelli sviluppati da Anthropic, sapeva completare compiti software che a un umano richiedono circa quattro minuti;

un anno dopo Claude Sonnet 3.7 arrivava a compiti da un'ora e mezza;

quello successivo Claude Opus 4.6 gestiva attività da dodici ore.

Se la tendenza regge, sostiene Anthropic, nel 2026 entreranno nel raggio d'azione compiti che richiederebbero giorni di lavoro umano, e nel 2027 addirittura settimane/mesi.

In altre parole il progresso potrebbe diventare molto più simile a una dinamica industriale automatizzata che a un processo scientifico tradizionale.

Il paper riconosce che sistemi del genere potrebbero anche avere effetti positivi, accelerando per esempio la medicina e la sicurezza informatica.

Ma il rischio è simmetrico: se l’IA diventa abbastanza brava da migliorarsi, può anche amplificare i propri difetti.

Nessuno, scrive Anthropic, può prevedere oggi cosa potrebbe succedere: i modelli potrebbero rivelarsi abbastanza saggi da scoprire soluzioni che noi non abbiamo ancora trovato, o persino da fermarsi quando necessario.

Oppure i rari disallineamenti dei modelli odierni potrebbero moltiplicarsi man mano che le IA costruiscono i propri successori, diventando più frequenti e meno comprensibili “finché ne perderemo il controllo”.

Il pericolo non è necessariamente un singolo momento da film di fantascienza in cui “la macchina prende il controllo”.

Una catena di sistemi sempre più capaci e sempre meno comprensibili, fino al punto in cui gli esseri umani non riusciranno più a seguire il loro sviluppo.

Un’analisi da maneggiare con cura.

C'è però un limite che attraversa tutto il documento: la ricerca è condotta da Anthropic, sui modelli di Anthropic, con dati in larga parte interni e “finora inediti”, cioè non verificabili in modo indipendente.

Tutto ruota attorno a Claude e al codebase dell'azienda, senza un confronto con sistemi concorrenti né una validazione esterna.

È una base fragile per trarre conclusioni generali sul ritmo dello sviluppo dell'IA, ed è inevitabile che alimenti il sospetto di un'operazione almeno in parte promozionale.

Vale per questo il solito paradosso del settore: presentare la propria IA come potenzialmente minacciosa equivale a presentarla come straordinariamente potente e per questo che parrucchino sta chiedendo che a utilizzarlo siano soli gli americani escludendo noi Europei in quanto la Cina va per cazzi suoi ed anche in fretta.

Quindi noi Europei dovremmo esser tagliati fuori e rimane comunque il discorso Cina da prendere in considerazione come alleato che non è da meno come potenza e ricerca.

Quindi fanculo a parrucchino e anche perchè è impossibile rendere l'utilizzo dell'IA solo per gli americani in quanto è molto difficile fare questa selezione specifica.. ma parrucchino ad ogni modolo l'ha chiesto ad Anthropic che per ora non l'ha cagato.

Un modello capace di scrivere l'80% del codice, di superare i suoi stessi creatori e di avvicinarsi all'auto-miglioramento è, prima ancora che un rischio per l'umanità, un prodotto formidabile da vendere a investitori e clienti.

La richiesta di una "pausa" e l'allarme sull'allineamento, non sono in contraddizione con gli interessi commerciali dell'azienda: ne rafforzano la narrazione di leadership tecnologica e di guida responsabile del settore.

Resta legittimo prendere sul serio i dati e gli avvertimenti, ma va ricordato che a pubblicarli è un’azienda che ha tutto l’interesse a far credere che la propria IA sia la più avanzata e, dunque, la più pericolosa.

Questa è la vera guerra perciò noi dell'E.N.T.D abbiamo consigliato il nostro governo di tenere sotto controllo sia Anthropic col Claude Opus che il parrucchino bastardo ma qui entriamo nel  gioco della politica estera e quindi.. bah.

 


Invasione dei piccioni.

 



Mi dite perchè molta gente ha il problema “Piccione”?

Spendono l'ira di Dio per cercare soluzioni per togliere dalle nostre abitazioni questi volatili che si sono appropriati del territorio.

Pensare che la soluzione è semplice ed è solo questione di testa.

In molte cucine del mondo il piccione è considerato una carne pregiata, quasi aristocratica.

In altre, invece, è stato progressivamente escluso dall’alimentazione comune, fino a diventare qualcosa di “strano” o persino sgradito.

La differenza non nasce da un unico motivo, ma da un intreccio di storia agricola, economia, abitudini urbane e trasformazioni industriali del cibo.

Per capirlo bisogna fare un passo indietro, quando il pollo non era ancora la carne economica e onnipresente che conosciamo oggi.

Per secoli, il piccione — soprattutto il giovane piccione, detto colombaccio o squab nelle tradizioni anglosassoni — è stato un alimento diffuso in Europa, Medio Oriente e Asia.

Non era un lusso raro: era una soluzione pratica.

Le colombaie erano comuni nelle campagne e persino nei grandi complessi agricoli.

Il motivo è semplice: i piccioni si gestiscono con un modello di allevamento molto diverso da quello dei polli moderni.

Non hanno bisogno di mangimi industriali complessi e si nutrono in parte autonomamente, tornando al nido regolarmente.

Il vero valore gastronomico era il piccione giovane, macellato prima che sviluppasse pienamente la muscolatura del volo.

La sua carne è tenera, ricca di grasso naturale e dal gusto intenso, più “selvatico” rispetto al pollo.

In questo contesto storico, il piccione non era un’eccezione: era parte della normalità alimentare contadina e urbana.

La grande frattura culturale arriva nel Novecento, con l’industrializzazione dell’allevamento.

Il pollo diventa il protagonista assoluto della carne economica:

  • cresce rapidamente

  • si alleva in spazi ridotti

  • produce grandi quantità di carne in poco tempo

  • richiede meno complessità gestionale rispetto ad altre specie

In poche parole: diventa perfetto per la produzione di massa.

Il piccione, invece, non si presta a questo modello.

Ha una riproduzione lenta, un legame genitoriale forte e necessita di cure dirette da parte dei genitori per nutrire i piccoli nei primi giorni di vita.

Questo lo rende costoso e poco allevabile.

Quando il pollo diventa economico e disponibile ovunque, il piccione perde progressivamente il suo ruolo alimentare quotidiano in molte società occidentali.

Un altro fattore decisivo è culturale e psicologico tipo il sottoscritto che non riesce nutrirsi con chi ha camminato o respirato.. quindi fate quello che dico io ma non quello che faccio io.

Dunque, mentre il pollo viene progressivamente “invisibilizzato” come animale — allevato lontano dagli occhi dei consumatori — il piccione diventa sempre più visibile nelle città.

Lo vediamo:

  • sulle piazze

  • sui marciapiedi

  • vicino ai rifiuti urbani

Questa presenza costante in ambienti degradati cambia la percezione collettiva.

Da animale da allevamento a “parassita urbano” il passo è culturale, non biologico.

Ed è qui che nasce il tabù moderno: non è il gusto a cambiare, ma l’immaginario.

Mangiare piccione in alcune culture europee diventa così una scelta raffinata, quasi da ristorante gastronomico, mentre nella vita quotidiana viene evitato.

Non tutte le culture hanno seguito questo percorso.

In diverse tradizioni gastronomiche il piccione è rimasto centrale o comunque molto apprezzato:

  • In Francia e in alcune cucine europee regionali è ancora considerato una carne fine, servita in ristoranti di alta cucina.

  • Nella cucina cinese, soprattutto cantonese, il piccione arrosto è un piatto da banchetto, servito in occasioni importanti.

  • In Nord Africa e Medio Oriente, il piccione è parte di preparazioni tradizionali ricche e speziate.

In questi contesti, la continuità culturale ha mantenuto vivo il valore gastronomico della carne, senza il distacco simbolico avvenuto in altre aree.

La domanda “perché si mangia il piccione in alcune culture e non in altre?” sembra biologica, ma in realtà è soprattutto culturale.

Il piccione non è cambiato.

È cambiato il modo in cui lo guardiamo.

Quando un animale è:

  • allevato lontano dalla vista

  • standardizzato industrialmente

  • associato a un prezzo basso e accessibile

diventa normale.

Quando invece è:

  • visibile negli spazi urbani

  • associato allo sporco o al degrado

  • raro nei circuiti commerciali

diventa tabù o nicchia.

Lo stesso vale per molte altre carni nel mondo: ciò che in un Paese è quotidiano, in un altro può essere considerato impensabile.

Il piccione racconta una verità semplice ma spesso dimenticata: le nostre abitudini alimentari non sono naturali, ma storiche.

Non scegliamo cosa mangiare solo in base al sapore, ma anche in base a:

  • disponibilità economica

  • tradizioni familiari

  • industrializzazione del cibo

  • immaginario collettivo

Il pollo ha vinto la sfida della modernità perché era efficiente.

Il piccione è rimasto ai margini perché non lo era.

Eppure, dove la tradizione non si è interrotta, continua a essere considerato una carne delicata, complessa e profondamente legata alle festività.

La differenza tra chi mangia piccioni e chi li evita non è una questione di cultura “giusta” o “sbagliata”, ma il risultato di percorsi storici diversi.

Il cibo, più di ogni altra cosa, è memoria organizzata.

E il piccione ne è un esempio perfetto: da protagonista delle tavole a simbolo urbano, da alimento comune a piatto d’élite.

Non è la sua natura a essere cambiata. È il nostro sguardo.


Vi ho convinti? E allora:

Ecco la ricetta classica del pigeon pie (pasticcio di piccione inglese):

Ingredienti

  • Piccioni: 4 petti (o 2 piccioni interi, puliti)

  • Carne: 200g di manzo o salsiccia, 4 fette di bacon a dadini

  • Verdure: 1 cipolla, 2 carote, 100g di funghi

  • Liquidi: 300ml di brodo di carne, 100ml di vino rosso

  • Copertura: 1 rotolo di pasta sfoglia o brisée

  • Legante: 1 cucchiaio di farina, 1 uovo (per spennellare)

  • Aromi: Timo, sale, pepe, burro

Preparazione

  1. Rosolatura: In una casseruola, sciogli un cubetto di burro e dora il bacon con la cipolla tritata. Infarina i petti di piccione e la carne a cubetti, quindi sigillali nella casseruola per 5 minuti.

  2. Stufato: Aggiungi le carote a rondelle e i funghi a fette. Sfuma con il vino rosso, lascia evaporare, poi versa il brodo e il timo. Copri e cuoci a fuoco lento per circa 45-50 minuti, finché la carne non sarà tenera. Regola di sale e pepe.

  3. Assemblaggio: Trasferisci la carne e le verdure (con il loro fondo di cottura ristretto) in una pirofila da forno.

  4. Copertura: Stendi la pasta sfoglia sopra la pirofila, sigillando bene i bordi. Pratica un piccolo foro al centro per far uscire il vapore e spennella la superficie con l'uovo sbattuto.

  5. Cottura: Inforna a 200°C per circa 25-30 minuti, fino a quando la crosta sarà dorata e gonfia.

Per oggi basta e non datemi dell'ipocrita per i miei gusti che non mangio carne o tutto quello che mi fa vedere l'animale o me lo ricorda ed anche la descrizione di quello che c'e' nel piatto normalmente tipo.. fegato, cervello, coscia. petto e così via.

E del resto se vi dicono che il coniglio gustosissimo che avete nel piatto è un gatto.. voi che fate?


Mi dite perchè molta gente ha il problema “Piccione”?

Spendono l'ira di Dio per cercare soluzioni a questo problema e pensare che la soluzione è semplice ed è solo questione di testa.

In molte cucine del mondo il piccione è considerato una carne pregiata, quasi aristocratica.

In altre, invece, è stato progressivamente escluso dall’alimentazione comune, fino a diventare qualcosa di “strano” o persino sgradito.

La differenza non nasce da un unico motivo, ma da un intreccio di storia agricola, economia, abitudini urbane e trasformazioni industriali del cibo.

Per capirlo bisogna fare un passo indietro, quando il pollo non era ancora la carne economica e onnipresente che conosciamo oggi.

Per secoli, il piccione — soprattutto il giovane piccione, detto colombaccio o squab nelle tradizioni anglosassoni — è stato un alimento diffuso in Europa, Medio Oriente e Asia.

Non era un lusso raro: era una soluzione pratica.

Le colombaie erano comuni nelle campagne e persino nei grandi complessi agricoli.

Il motivo è semplice: i piccioni si gestiscono con un modello di allevamento molto diverso da quello dei polli moderni.

Non hanno bisogno di mangimi industriali complessi e si nutrono in parte autonomamente, tornando al nido regolarmente.

Il vero valore gastronomico era il piccione giovane, macellato prima che sviluppasse pienamente la muscolatura del volo.

La sua carne è tenera, ricca di grasso naturale e dal gusto intenso, più “selvatico” rispetto al pollo.

In questo contesto storico, il piccione non era un’eccezione: era parte della normalità alimentare contadina e urbana.

La grande frattura culturale arriva nel Novecento, con l’industrializzazione dell’allevamento.

Il pollo diventa il protagonista assoluto della carne economica:

  • cresce rapidamente

  • si alleva in spazi ridotti

  • produce grandi quantità di carne in poco tempo

  • richiede meno complessità gestionale rispetto ad altre specie

In poche parole: diventa perfetto per la produzione di massa.

Il piccione, invece, non si presta a questo modello.

Ha una riproduzione lenta, un legame genitoriale forte e necessita di cure dirette da parte dei genitori per nutrire i piccoli nei primi giorni di vita.

Questo lo rende costoso e poco allevabile.

Quando il pollo diventa economico e disponibile ovunque, il piccione perde progressivamente il suo ruolo alimentare quotidiano in molte società occidentali.

Un altro fattore decisivo è culturale e psicologico tipo il sottoscritto che non riesce nutrirsi con chi ha camminato o respirato.. quindi fate quello che dico io ma non quello che faccio io.

Dunque, mentre il pollo viene progressivamente “invisibilizzato” come animale — allevato lontano dagli occhi dei consumatori — il piccione diventa sempre più visibile nelle città.

Lo vediamo:

  • sulle piazze

  • sui marciapiedi

  • vicino ai rifiuti urbani

Questa presenza costante in ambienti degradati cambia la percezione collettiva.

Da animale da allevamento a “parassita urbano” il passo è culturale, non biologico.

Ed è qui che nasce il tabù moderno: non è il gusto a cambiare, ma l’immaginario.

Mangiare piccione in alcune culture europee diventa così una scelta raffinata, quasi da ristorante gastronomico, mentre nella vita quotidiana viene evitato.

Non tutte le culture hanno seguito questo percorso.

In diverse tradizioni gastronomiche il piccione è rimasto centrale o comunque molto apprezzato:

  • In Francia e in alcune cucine europee regionali è ancora considerato una carne fine, servita in ristoranti di alta cucina.

  • Nella cucina cinese, soprattutto cantonese, il piccione arrosto è un piatto da banchetto, servito in occasioni importanti.

  • In Nord Africa e Medio Oriente, il piccione è parte di preparazioni tradizionali ricche e speziate.

In questi contesti, la continuità culturale ha mantenuto vivo il valore gastronomico della carne, senza il distacco simbolico avvenuto in altre aree.

La domanda “perché si mangia il piccione in alcune culture e non in altre?” sembra biologica, ma in realtà è soprattutto culturale.

Il piccione non è cambiato.

È cambiato il modo in cui lo guardiamo.

Quando un animale è:

  • allevato lontano dalla vista

  • standardizzato industrialmente

  • associato a un prezzo basso e accessibile

diventa normale.

Quando invece è:

  • visibile negli spazi urbani

  • associato allo sporco o al degrado

  • raro nei circuiti commerciali

diventa tabù o nicchia.

Lo stesso vale per molte altre carni nel mondo: ciò che in un Paese è quotidiano, in un altro può essere considerato impensabile.

Il piccione racconta una verità semplice ma spesso dimenticata: le nostre abitudini alimentari non sono naturali, ma storiche.

Non scegliamo cosa mangiare solo in base al sapore, ma anche in base a:

  • disponibilità economica

  • tradizioni familiari

  • industrializzazione del cibo

  • immaginario collettivo

Il pollo ha vinto la sfida della modernità perché era efficiente.

Il piccione è rimasto ai margini perché non lo era.

Eppure, dove la tradizione non si è interrotta, continua a essere considerato una carne delicata, complessa e profondamente legata alle festività.

La differenza tra chi mangia piccioni e chi li evita non è una questione di cultura “giusta” o “sbagliata”, ma il risultato di percorsi storici diversi.

Il cibo, più di ogni altra cosa, è memoria organizzata.

E il piccione ne è un esempio perfetto: da protagonista delle tavole a simbolo urbano, da alimento comune a piatto d’élite.

Non è la sua natura a essere cambiata. È il nostro sguardo.


Vi ho convinti? E allora:

Ecco la ricetta classica del pigeon pie (pasticcio di piccione inglese):

Ingredienti

  • Piccioni: 4 petti (o 2 piccioni interi, puliti)

  • Carne: 200g di manzo o salsiccia, 4 fette di bacon a dadini

  • Verdure: 1 cipolla, 2 carote, 100g di funghi

  • Liquidi: 300ml di brodo di carne, 100ml di vino rosso

  • Copertura: 1 rotolo di pasta sfoglia o brisée

  • Legante: 1 cucchiaio di farina, 1 uovo (per spennellare)

  • Aromi: Timo, sale, pepe, burro

Preparazione

  1. Rosolatura: In una casseruola, sciogli un cubetto di burro e dora il bacon con la cipolla tritata. Infarina i petti di piccione e la carne a cubetti, quindi sigillali nella casseruola per 5 minuti.

  2. Stufato: Aggiungi le carote a rondelle e i funghi a fette. Sfuma con il vino rosso, lascia evaporare, poi versa il brodo e il timo. Copri e cuoci a fuoco lento per circa 45-50 minuti, finché la carne non sarà tenera. Regola di sale e pepe.

  3. Assemblaggio: Trasferisci la carne e le verdure (con il loro fondo di cottura ristretto) in una pirofila da forno.

  4. Copertura: Stendi la pasta sfoglia sopra la pirofila, sigillando bene i bordi. Pratica un piccolo foro al centro per far uscire il vapore e spennella la superficie con l'uovo sbattuto.

  5. Cottura: Inforna a 200°C per circa 25-30 minuti, fino a quando la crosta sarà dorata e gonfia.

Per oggi basta e non datemi dell'ipocrita per i miei gusti che non mangio carne o tutto quello che mi fa vedere l'animale o me lo ricorda ed anche la descrizione di quello che c'e' nel piatto normalmente tipo.. fegato, cervello, coscia. petto e così via.

E del resto se vi dicono che il coniglio gustosissimo che avete nel piatto è un gatto.. voi che fate?


Mi dite perchè molta gente ha il problema “Piccione”?

Spendono l'ira di Dio per cercare soluzioni a questo problema e pensare che la soluzione è semplice ed è solo questione di testa.

In molte cucine del mondo il piccione è considerato una carne pregiata, quasi aristocratica.

In altre, invece, è stato progressivamente escluso dall’alimentazione comune, fino a diventare qualcosa di “strano” o persino sgradito.

La differenza non nasce da un unico motivo, ma da un intreccio di storia agricola, economia, abitudini urbane e trasformazioni industriali del cibo.

Per capirlo bisogna fare un passo indietro, quando il pollo non era ancora la carne economica e onnipresente che conosciamo oggi.

Per secoli, il piccione — soprattutto il giovane piccione, detto colombaccio o squab nelle tradizioni anglosassoni — è stato un alimento diffuso in Europa, Medio Oriente e Asia.

Non era un lusso raro: era una soluzione pratica.

Le colombaie erano comuni nelle campagne e persino nei grandi complessi agricoli.

Il motivo è semplice: i piccioni si gestiscono con un modello di allevamento molto diverso da quello dei polli moderni.

Non hanno bisogno di mangimi industriali complessi e si nutrono in parte autonomamente, tornando al nido regolarmente.

Il vero valore gastronomico era il piccione giovane, macellato prima che sviluppasse pienamente la muscolatura del volo.

La sua carne è tenera, ricca di grasso naturale e dal gusto intenso, più “selvatico” rispetto al pollo.

In questo contesto storico, il piccione non era un’eccezione: era parte della normalità alimentare contadina e urbana.

La grande frattura culturale arriva nel Novecento, con l’industrializzazione dell’allevamento.

Il pollo diventa il protagonista assoluto della carne economica:

  • cresce rapidamente

  • si alleva in spazi ridotti

  • produce grandi quantità di carne in poco tempo

  • richiede meno complessità gestionale rispetto ad altre specie

In poche parole: diventa perfetto per la produzione di massa.

Il piccione, invece, non si presta a questo modello.

Ha una riproduzione lenta, un legame genitoriale forte e necessita di cure dirette da parte dei genitori per nutrire i piccoli nei primi giorni di vita.

Questo lo rende costoso e poco allevabile.

Quando il pollo diventa economico e disponibile ovunque, il piccione perde progressivamente il suo ruolo alimentare quotidiano in molte società occidentali.

Un altro fattore decisivo è culturale e psicologico tipo il sottoscritto che non riesce nutrirsi con chi ha camminato o respirato.. quindi fate quello che dico io ma non quello che faccio io.

Dunque, mentre il pollo viene progressivamente “invisibilizzato” come animale — allevato lontano dagli occhi dei consumatori — il piccione diventa sempre più visibile nelle città.

Lo vediamo:

  • sulle piazze

  • sui marciapiedi

  • vicino ai rifiuti urbani

Questa presenza costante in ambienti degradati cambia la percezione collettiva.

Da animale da allevamento a “parassita urbano” il passo è culturale, non biologico.

Ed è qui che nasce il tabù moderno: non è il gusto a cambiare, ma l’immaginario.

Mangiare piccione in alcune culture europee diventa così una scelta raffinata, quasi da ristorante gastronomico, mentre nella vita quotidiana viene evitato.

Non tutte le culture hanno seguito questo percorso.

In diverse tradizioni gastronomiche il piccione è rimasto centrale o comunque molto apprezzato:

  • In Francia e in alcune cucine europee regionali è ancora considerato una carne fine, servita in ristoranti di alta cucina.

  • Nella cucina cinese, soprattutto cantonese, il piccione arrosto è un piatto da banchetto, servito in occasioni importanti.

  • In Nord Africa e Medio Oriente, il piccione è parte di preparazioni tradizionali ricche e speziate.

In questi contesti, la continuità culturale ha mantenuto vivo il valore gastronomico della carne, senza il distacco simbolico avvenuto in altre aree.

La domanda “perché si mangia il piccione in alcune culture e non in altre?” sembra biologica, ma in realtà è soprattutto culturale.

Il piccione non è cambiato.

È cambiato il modo in cui lo guardiamo.

Quando un animale è:

  • allevato lontano dalla vista

  • standardizzato industrialmente

  • associato a un prezzo basso e accessibile

diventa normale.

Quando invece è:

  • visibile negli spazi urbani

  • associato allo sporco o al degrado

  • raro nei circuiti commerciali

diventa tabù o nicchia.

Lo stesso vale per molte altre carni nel mondo: ciò che in un Paese è quotidiano, in un altro può essere considerato impensabile.

Il piccione racconta una verità semplice ma spesso dimenticata: le nostre abitudini alimentari non sono naturali, ma storiche.

Non scegliamo cosa mangiare solo in base al sapore, ma anche in base a:

  • disponibilità economica

  • tradizioni familiari

  • industrializzazione del cibo

  • immaginario collettivo

Il pollo ha vinto la sfida della modernità perché era efficiente.

Il piccione è rimasto ai margini perché non lo era.

Eppure, dove la tradizione non si è interrotta, continua a essere considerato una carne delicata, complessa e profondamente legata alle festività.

La differenza tra chi mangia piccioni e chi li evita non è una questione di cultura “giusta” o “sbagliata”, ma il risultato di percorsi storici diversi.

Il cibo, più di ogni altra cosa, è memoria organizzata.

E il piccione ne è un esempio perfetto: da protagonista delle tavole a simbolo urbano, da alimento comune a piatto d’élite.

Non è la sua natura a essere cambiata. È il nostro sguardo.


Vi ho convinti? E allora:

Ecco la ricetta classica del pigeon pie (pasticcio di piccione inglese):

Ingredienti

  • Piccioni: 4 petti (o 2 piccioni interi, puliti)

  • Carne: 200g di manzo o salsiccia, 4 fette di bacon a dadini

  • Verdure: 1 cipolla, 2 carote, 100g di funghi

  • Liquidi: 300ml di brodo di carne, 100ml di vino rosso

  • Copertura: 1 rotolo di pasta sfoglia o brisée

  • Legante: 1 cucchiaio di farina, 1 uovo (per spennellare)

  • Aromi: Timo, sale, pepe, burro

Preparazione

  1. Rosolatura: In una casseruola, sciogli un cubetto di burro e dora il bacon con la cipolla tritata. Infarina i petti di piccione e la carne a cubetti, quindi sigillali nella casseruola per 5 minuti.

  2. Stufato: Aggiungi le carote a rondelle e i funghi a fette. Sfuma con il vino rosso, lascia evaporare, poi versa il brodo e il timo. Copri e cuoci a fuoco lento per circa 45-50 minuti, finché la carne non sarà tenera. Regola di sale e pepe.

  3. Assemblaggio: Trasferisci la carne e le verdure (con il loro fondo di cottura ristretto) in una pirofila da forno.

  4. Copertura: Stendi la pasta sfoglia sopra la pirofila, sigillando bene i bordi. Pratica un piccolo foro al centro per far uscire il vapore e spennella la superficie con l'uovo sbattuto.

  5. Cottura: Inforna a 200°C per circa 25-30 minuti, fino a quando la crosta sarà dorata e gonfia.

Per oggi basta e non datemi dell'ipocrita per i miei gusti che non mangio carne o tutto quello che mi fa vedere l'animale o me lo ricorda ed anche la descrizione di quello che c'e' nel piatto normalmente tipo.. fegato, cervello, coscia. petto e così via.

E del resto se vi dicono che il coniglio gustosissimo che avete nel piatto è un gatto.. voi che fate?