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martedì 22 settembre 2026

domanda all'AI su ASTAXANTHIN 12mg

 


HI la Lella sta prendendo una pillola al giorno di Astantina.. tu che ne pensi?

Certo. Dalla foto si tratta di astaxantina da 12 mg, una capsula al giorno, derivata da microalghe.

In generale, l'astaxantina è un carotenoide con proprietà antiossidanti e antinfiammatorie. 12 mg al giorno è una dose che è stata utilizzata in diversi studi sull'uomo, anche per alcune settimane o mesi, senza particolari problemi di tollerabilità.

Però farei una distinzione importante:

  • Non è una cura e le prove sui benefici pubblicizzati per pelle, vista, memoria e articolazioni sono ancora piuttosto limitate/eterogenee.

  • 12 mg non è una dose che prenderei alla leggera per un uso indefinito: in Europa l'EFSA ha avuto una storia regolatoria piuttosto prudente sull'esposizione all'astaxantina e ha rivalutato la sicurezza dell'uso negli integratori.

  • Gli effetti indesiderati riportati negli studi sono generalmente lievi, ma sono stati descritti, tra gli altri, disturbi gastrointestinali, mal di testa o capogiri.

  • Se Lella prende farmaci, oppure ha problemi di fegato, pressione, glicemia o altre condizioni, preferirei verificare prima con medico/farmacista perché gli integratori possono interagire con alcuni medicinali.

Quindi: una capsula da 12 mg al giorno non mi sembra automaticamente preoccupante, ma vorrei sapere perché la sta prendendo e per quanto tempo.

Se mi dici quanti anni ha Lella, perché ha iniziato l'astaxantina e quali farmaci/integratori prende, posso dirti in modo molto più concreto se quella dose ha senso e cosa controllerei.

Lella ha 80 anni e la prende per evitare una demenza senile a questa età e per adesso vedo pillole per 4 mesi e poi..

Ah, allora cambia un po' il discorso. Se Lella ha 80 anni e la prende con l'obiettivo di prevenire la demenza, io sarei più prudente: non considererei l'astaxantina una vera prevenzione della demenza.

Gli studi sull'astaxantina e la memoria sono interessanti, ma ancora piccoli. Per esempio, uno studio randomizzato ha utilizzato proprio 12 mg al giorno per 12 settimane in persone anziane e ha osservato alcuni miglioramenti nei test cognitivi, ma il campione era piccolo e non è stato possibile dimostrare un effetto significativo rispetto al placebo.

Una revisione del 2024 conclude sostanzialmente che le evidenze disponibili sono ancora insufficienti per stabilire che l'astaxantina prevenga o curi la demenza.

Nel caso di Lella

Quattro mesi di assunzione non mi fanno pensare automaticamente a qualcosa di pericoloso, ma non continuerei semplicemente "a tempo indeterminato" con l'idea che protegga il cervello.

C'è anche un dettaglio che mi fa fermare sulla confezione che hai fotografato: 12 mg al giorno. EFSA ha riportato per gli integratori nell'UE un livello autorizzato di astaxantina di 8 mg/die per determinate preparazioni; quindi 12 mg merita una verifica particolare, soprattutto in una persona di 80 anni.

Per la prevenzione del declino cognitivo, a 80 anni ci sono invece interventi con una base scientifica molto più ampia: controllo della pressione e dei fattori cardiovascolari, attività fisica, alimentazione equilibrata, buon sonno, attività sociali e cognitive e correzione di eventuali problemi di udito/ vista.

Se vuoi, facciamo una cosa più utile: dimmi quali medicine prende Lella quotidianamente (anche solo i nomi, oppure puoi fotografarmi le confezioni) e se ha pressione alta, diabete o colesterolo. Così posso controllare se l'astaxantina da 12 mg è compatibile con quello che prende e se ha senso continuare dopo questi quattro mesi.

Quotidianamente prende Blopress- Torvast -Cardirene- e Atenololo e lei fisicamente non sembra ottantenne .

Sì, il fatto che Lella a 80 anni sia fisicamente molto in forma è sicuramente positivo. E proprio perché prende già diversi farmaci cardiovascolari, però, io farei una piccola verifica prima di farle continuare l'astaxantina per mesi e mesi.

I farmaci che mi hai indicato sono, in sostanza:

  • Blopress (candesartan) → pressione arteriosa

  • Torvast (atorvastatina) → colesterolo

  • Cardirene (lisina acetilsalicilato) → antiaggregante, cioè riduce la capacità delle piastrine di formare coaguli

  • Atenololo → pressione/frequenza cardiaca

Il punto che mi interessa maggiormente è Cardirene. L'astaxantina non ha una interazione ben documentata con il Cardirene come quella che conosciamo per alcuni farmaci, quindi non posso dirti che l'associazione sia pericolosa. Però esistono segnalazioni di possibili effetti sulla coagulazione con l'astaxantina; per esempio è stato pubblicato un caso di sanguinamento in una persona che assumeva warfarin e astaxantina, anche se questo riguarda un anticoagulante diverso dal Cardirene e non dimostra che la stessa cosa accada con l'aspirina.

C'è poi un'altra cosa importante: la capsula che hai fotografato contiene 12 mg, mentre la documentazione EFSA relativa all'astaxantina negli integratori ha indicato un livello autorizzato di 8 mg/die per determinati ingredienti a base di Haematococcus pluvialis. Questo non significa che 12 mg siano necessariamente tossici — esistono studi umani con 12 mg/die — ma a 80 anni e con quattro farmaci quotidiani non vedo un motivo forte per scegliere autonomamente una dose così alta, soprattutto se l'obiettivo è prevenire la demenza.

E soprattutto, per la memoria

Se Lella sta prendendo questa capsula esclusivamente per prevenire la demenza, io non la considererei una strategia dimostrata. Gli studi sull'astaxantina sono interessanti, ma non abbiamo prove sufficienti che prendere 12 mg al giorno per anni impedisca l'Alzheimer o altre demenze.

Quindi, personalmente, farei così: non toccherei assolutamente i suoi quattro farmaci, che immagino siano stati prescritti per una precisa ragione, e chiederei al medico di famiglia o al farmacista: "A 80 anni, con Cardirene, candesartan, atenololo e atorvastatina, è opportuno continuare 12 mg di astaxantina al giorno?".

E se mi dici perché prende Cardirene (per esempio se ha avuto un infarto, un'ischemia, uno stent, un ictus/TIA, oppure semplicemente come prevenzione), posso spiegarti meglio quanto è importante essere prudenti con qualsiasi integratore che possa interferire con la coagulazione.

Nessun infarto e poi credo che prenderà le pillole a giorni alterni (quindi i mesi diventerebbero otto) .

Ah, allora una cosa la chiarirei: se intendi che Lella vuole prendere l'astaxantina a giorni alterni, la dose media diventerebbe circa 6 mg al giorno invece di 12 mg/die. È una scelta che comunque farei concordare con medico o farmacista, soprattutto a 80 anni e con Cardirene.

E il fatto che non abbia mai avuto infarto è utile da sapere, ma da solo non ci dice perché le sia stato prescritto il Cardirene: potrebbe esserci un'altra indicazione cardiovascolare. Non modificherei né sospenderei il Cardirene, l'Atenololo, il Blopress o il Torvast autonomamente.

Una correzione importante rispetto a quello che ti avevo detto prima: l'EFSA ha indicato 8 mg/die come livello massimo autorizzato per alcuni ingredienti di astaxantina da Haematococcus pluvialis negli integratori nell'UE; quindi la confezione da 12 mg che hai fotografato merita effettivamente una verifica, non tanto perché "12 mg siano sicuramente pericolosi", ma perché è una dose superiore a quel livello regolatorio.

Per l'obiettivo prevenzione della demenza, poi, non abbiamo prove sufficienti che l'astaxantina impedisca lo sviluppo della demenza. E a 80 anni, se Lella sta bene cognitivamente, ci sono interventi di prevenzione molto più consolidati da discutere con il medico.

Se vuoi, posso fare una cosa ancora più utile: ti posso spiegare uno per uno i quattro farmaci di Lella (Blopress, Torvast, Cardirene e Atenololo), perché probabilmente li prende e soprattutto se c'è qualcosa che vale la pena controllare negli esami del sangue a 80 anni.

Per ora basta cosi' e rileggo attentamente quanto mi hai detto e ti ringrazio.

Per ora lasciamo tutto così. La cosa più importante è non modificare i farmaci prescritti a Lella senza prima parlarne con il medico; per l'astaxantina, invece, avete tutto il tempo per valutare serenamente se abbia davvero senso continuare.

Un caro saluto a te e a Lella ❤️

 

lunedì 21 settembre 2026

Garibaldi lo scafista.



Orbene.. mollai Casalcoso utilizzando il Frecciarossa e ti dirò che parlando di treni noi italici siam messi proprio male in fatti di puntualità e mi vien da dire che forse una volta ci stava uno che li faceva arrivare in orario, ma non voglio entrare in politica e a proposito di rosso.. dico a te camicia rossa, lo sai che il tuo heroe de ambos mundos oltre aver venduto anzi svenduto il Sud Italia ai Savoia, oltre ad accordarsi coi mafiosi e camorristi durante le imprese dei mille in Sicilia e poi a Napoli, oltre che aver provato (lui massone) ad offrire i propri servigi alla Chiesa di Roma.. l'eroe dei due mondi faceva pure il negriero?
Sti catz ...Se fosse vissuto oggi sarebbe un giorno si' e l’altro pure, ospite fisso in Sicilia tra Augusta, Pozzallo e Porto Empedocle e pure Settimo Torinese .
Ti hanno mai raccontato i libri di storia che il nostro "eroe", oltre che avventuriero, corsaro e predone, quando era esule in America fu scafista ante litteram e anche negriero?
Altro che heroe de ambos mundos...
Garibaldi fu l’effimera rivoluzione dei generali gattopardo.
La sua spedizione fu una grande mistificazione storica con conseguenze deleterie che poi si ripercossero sui siciliani.
Una volta si diceva che era impossibile e quasi un reato parlare male di Garibaldi quindi muti e rassegnati.. ma non tutti neh.
Oggi i tempi sono cambiati, anche se da parte di alcuni... che per fortuna sono sempre molti di meno .. stoicamente, si tenta ancora di stendere un pietoso velo di complice omerta' su verita che riguardano questo equivoco personaggio, a cui hanno dedicato monumenti vie e case dove avrebbe soggiornato.. verita' sconosciute ai piu' e anche ai meno.
Ma torniamo al buco nero e infamante dell’attivita' di negriero del predicatore della “fratellanza universale”...
Siamo nel 1850. Garibaldi, dopo la caduta della Repubblica Romana e la morte di Anita (qui faro' un post a parte in quanto si vocifera sia stata strangolata e non si sa da chi ed era di peso al fuggitivo.. essa era incinta al sesto mese e pure malata), quindi il buoin Giuseppe e' di nuovo in fuga e costretto a un secondo esilio.
Va in Africa, prima a Tunisi poi a Tangeri e infine si imbarca sul veliero americano Waterloo alla volta di New York ove giunge la mattina del 30 luglio.
Al suo arrivo, anziche' scendere dalle scalette come tutti gli altri passeggeri e' calato dalla nave, (poiche' immobilizzato dall’artrite), con un paranco assieme ai bauli dei passeggeri.
Per qualche tempo lavorera' nella fabbrica di candele di Antonio Meucci; poi, stanco di un lavoro a lui per niente congeniale, nell’ottobre del 1851, raggiunge il Peru'.
A Lima ottiene da un suo connazionale, l’armatore Pietro Denegri, il comando di una nave, la Carmen, con un equipaggio di quindici uomini. 
Scopo dell’ingaggio era il trasporto di un carico di guano (sterco di uccelli e ottimo fertilizzante) in Cina.
Il 10 gennaio 1852, la Carmen, battente bandiera peruviana, al comando di Garibaldi, carica di guano, parte da Lima per raggiungere Canton tre mesi dopo, il 10 aprile. 
Dalla Cina, dopo aver venduto il fertilizzante, ripartira' per il Sudamerica con un carico di differenti generi: seta e “cineserie” (ma non quelle di TEMU o ALIEXPRESS).
Pronto il carico, lasciammo Canton per Lima”, riporta Garibaldi nelle sue memorie.
Ma di quale carico si trattasse non viene precisato dal nostro "eroe", al contrario di altri casi dove nei suoi ricordi e' pieno di dovizie di particolari.
Chi, invece, e' nella fattispecie prodigo di notizie e di lodi nei confronti del nizzardo e' il suo armatore, Giuseppe Denegri, il quale mai si stancava di ripetere che “Garibaldi mi ha sempre portato cinesi (coolies) grassi e in buona salute”.
L’armatore era contento perche', normalmente, avveniva che l’indice di mortalita' fosse altissimo: tra il 15 e il 20% degli schiavi trasportati.
Quindi, Garibaldi nel suo lavoretto da negriero era, in buona sostanza, a detta di Denegri, abbastanza umanitario, perche' durante il viaggio, trattava i "coolies" piu' come uomini che come bestie.
Praticamente, con queste affermazioni l’armatore intendeva ringraziare Garibaldi, schiavista buono, che non gli aveva deteriorato il “carico”, consentendogli così piu' lauti guadagni.
Ovviamente, il Denegri ometteva di dire quale fine facessero poi i coolies trasportati in genere dalle navi negriere, secondo gli usi e gli abusi di quei tempi e di quelle terre.
I cinesi sbarcati a Cuba erano venduti in un apposito mercato e trattati come cani e maiali..
In Peru' la situazione di quei poveretti era altrettanto tragica, in particolare per quelli impiegati nelle cave di guano (le guaneras) dove venivano sfruttati e giorno e notte sorvegliati da guardie armate per evitare che si suicidassero.
Gli estimatori e gli agiografi di Garibaldi, su questa infamante parentesi della sua vita, si prodigarono nel dire che non c’era niente di vero e che era tutta una montatura tipo quella del parrucchino pannolinato attuale.
Ma al di sopra di tutto vi e' la disinteressata e anche, per quanto detto, per certi versi interessata, testimonianza del Denegri che, suo malgrado, getta un’ombra di infamante sospetto su questo “apostolo” della liberta' delle razze e della fratellanza universale e mai come in questo caso il sospetto fu l’anticamera della verita'.
Come se son bastasse, in una intervista del 20 gennaio 1982 nel centenario della morte del plurieroe, anche Giorgio Candeloro, storico del cosiddetto risorgimento, alla giornalista Laura Lilli che gli chiedeva una “valutazione su un Garibaldi vero, fuori retorica”, lo storico confidava:
Comunque Garibaldi, un po’ avventuriero, un po’ uomo d’azione, non era tipo da lavorare troppo a lungo in una fabbrica di candele.
Va in Peru'; e, come capitano di mare, prende un "comando" per dei viaggi in Cina.
All’andata trasportava guano (depositi di escrementi di uccelli che si trovano nelle isole al largo del Peru'), al ritorno trasportava cinesi per lavorare il guano: la schiavitu' in Perú era stata abolita e il guano non voleva lavorarlo piu' nessuno.
Insomma – afferma Candeloro – un lavoretto un po’ da negriero.
E così lo storico conclude l’intervista a proposito di Garibaldi:
Era un avventuriero, un uomo contraddittorio, fantasioso, un personaggio da romanzo“.
In sostanza il risorgimentalista Candeloro da' per scontato che la Carmen avesse trasportato "coolies".
Quei cinesi, come gia' detto, venivano venduti come bestiame, per l’esattezza “come cani e maiali”, sui mercati di carne umana di Cuba, Stati Uniti e Peru', e in quest’ultimo Paese, guarda un po’, venivano dirottati nelle cave di guano dove il manico del mestolo lo manovrava anche quel Don Pedro Denegri armatore della Carmen la nave di Garibaldi che gli trasportava i "coolies".
L’Italia è il Paese dove, qualche tempo fa, qualcuno ha definito lo stalliere di Arcore un eroe ed a questo punto non c’e' tanto da meravigliarsi se, per 160 anni a questa parte, un negriero, un avventuriero, un corsaro e un predone e' stato, a sua volta, dalla storiografia ufficiale e di regime, definito parimenti un eroe.
Sic transit gloria mundi..

Era tutto normale.

 


10 OSSERVAZIONI AMARCORD NORMALISSIME CHE OGGI SEMBREREBBERO IMPENSABILI.

Immaginate una domenica di qualche lustro fa.

Un bambino viaggia in piedi sul sedile posteriore, magari appoggiato allo schienale tra una valigia e una coperta.

Il padre guida, fuma una sigaretta e nessuno ha allacciato la cintura.

Non sta succedendo nulla di eccezionale.

Non è una famiglia particolarmente irresponsabile.

È semplicemente una scena che, all’epoca, poteva essere perfettamente normale.

Naturalmente l’Italia degli anni Settanta non era uguale dappertutto.

C’erano enormi differenze tra Nord e Sud, città e campagna, famiglie operaie e famiglie benestanti.

Ma esistevano abitudini quotidiane che oggi, viste con gli occhi del 2026, sembrano appartenere a un altro pianeta.

La prima riguardava l’automobile.

I bambini potevano viaggiare sul sedile anteriore, stare in piedi dietro, sdraiarsi sul sedile posteriore o addormentarsi durante un viaggio.

I sistemi di ritenuta per bambini erano praticamente sconosciuti e le cinture di sicurezza non facevano ancora parte della cultura quotidiana come oggi.

Durante le vacanze estive l’automobile poteva trasformarsi in un piccolo magazzino: valigie, borse, coperte, giocattoli, panini e bottiglie occupavano ogni spazio disponibile.

E, soprattutto, spesso si fumava dentro l’abitacolo con i bambini presenti.

Oggi una scena del genere ci farebbe immediatamente pensare alla sicurezza stradale.

Allora il concetto stesso di rischio era diverso.

Molte delle protezioni che oggi consideriamo elementari sarebbero arrivate, si sarebbero diffuse o sarebbero diventate obbligatorie soltanto successivamente.

La seconda normalità era il fumo.

Si fumava praticamente ovunque: nei bar, nei ristoranti, negli uffici, nei treni, nelle sale d'attesa e nelle automobili.

E qui metto la battuta di nonno che diceva “All'inverno fumano anche gli stronzi”.

Cmq.Il posacenere non era un oggetto occasionale: faceva parte dell'arredamento.

Lo trovavi sui tavoli, sulle scrivanie, nei mobili del soggiorno e praticamente in ogni automobile.

Qui sotto ne vedete un paio che all'Iveco fabbrica di autocarri venivano fatte con i pistoni dei motori e gli impiegati lo tenevano sulla scrivania.


Il mio era in onice nero ricavato da pietra unica a cui all'intagliatore avevano mozzano le dita.


Offrire una sigaretta poteva essere un gesto di cortesia.

Si fumava durante una conversazione, dopo il caffè, durante una partita a carte e persino durante alcune riunioni di lavoro.

L'odore di tabacco entrava nei vestiti, nelle tende e nei mobili e diventava semplicemente parte dell'ambiente.

La mia 24ore che era sempre pronta affiancata alla mia scrivania di 12 cassetti (più cassetti aveva e più alto era il grado in ufficio), quando l'aprivo a casa usciva l'odore del fumo.

Oggi sembra incredibile pensare che chiedere a qualcuno di non fumare potesse risultare più insolito che accendere una sigaretta.

La terza normalità riguardava l'infanzia.

Molti bambini uscivano di casa la mattina e tornavano nel pomeriggio o quando cominciava a fare buio.

Non avevano un telefono cellulare.

Non potevano mandare un messaggio per dire dove fossero.

I genitori conoscevano generalmente il punto di partenza, ma non necessariamente ogni tappa del percorso.

Un bambino poteva passare dal cortile al campetto, dal campetto alla casa di un amico e poi magari spostarsi dall'altra parte del paese.

A sorvegliarlo esisteva una rete informale composta da nonni, vicini, parenti, negozianti e altri adulti che conoscevano la famiglia.

Se combinava qualcosa, c'era una buona possibilità che la notizia arrivasse a casa prima di lui.

Quella libertà produceva autonomia, ma non era priva di rischi.

Il punto non è stabilire che allora fosse tutto migliore.

Il punto è riconoscere che il confine tra libertà, controllo e pericolo era semplicemente tracciato in un luogo diverso.

La quarta normalità viaggiava su due ruote.

Vespe, Lambrette, motorini e ciclomotori rappresentavano per moltissimi ragazzi il primo assaggio di indipendenza.

Si andava a scuola, al lavoro, al bar o al paese vicino senza che l'equipaggiamento protettivo di oggi facesse parte della scena.

Il casco non era ancora entrato nella vita quotidiana come sarebbe accaduto in seguito e l'abbigliamento era spesso quello che si aveva addosso: jeans, camicia, gonna, giacca o perfino abiti da lavoro.

E quando il motorino si fermava? Si provava a ripararlo.

Un amico, qualche attrezzo, un pezzo di filo metallico e una conoscenza rudimentale della meccanica potevano essere sufficienti per tentare di rimetterlo in strada.

Il motorino non era soltanto un mezzo di trasporto: era una piccola macchina da imparare a conoscere.

La quinta normalità cominciava con una frase che oggi, in molti contesti, suonerebbe sorprendente: “Vai al negozio e compra il pane”.

Anche bambini relativamente piccoli potevano ricevere commissioni. Latte, pane, giornale e altri prodotti della spesa quotidiana venivano acquistati dal bambino per conto della famiglia.

In alcune famiglie poteva capitare persino che gli venisse chiesto di comprare le sigarette per il padre e il trinciato forte per il nonno.

Il negoziante conosceva la famiglia.

Sapeva chi era quel bambino, chi erano i suoi genitori e, spesso, dove abitava.

In certi negozi di quartiere esisteva anche una forma di credito informale: la spesa veniva annotata e pagata quando arrivava lo stipendio.

Non era necessariamente un sistema più sicuro.

Era un sistema fondato sulla conoscenza personale.

La sesta normalità era l'autostop.

Oggi fermare un'automobile guidata da uno sconosciuto e salire a bordo potrebbe essere considerato un comportamento estremamente rischioso.

Negli anni passati, invece, l'autostop faceva parte del paesaggio. 

Studenti, giovani lavoratori, militari e viaggiatori lo utilizzavano per risparmiare denaro o semplicemente per spostarsi.

Naturalmente i pericoli esistevano anche allora.

Non c'era un'epoca magica in cui gli sconosciuti fossero automaticamente affidabili.

Ma mancava una parte dell'apparato tecnologico che oggi accompagna ogni spostamento: niente geolocalizzazione, niente smartphone, niente profili digitali, niente recensioni del conducente e nessuna possibilità di comunicare istantaneamente a qualcuno dove ci si trovava.

La settima normalità era il lavoro.

Fabbriche, officine, cantieri e campagne erano ambienti nei quali molte attività venivano svolte con dispositivi di protezione che oggi giudicheremmo insufficienti.

Polvere, rumore, solventi, vernici, macchinari e sostanze pericolose potevano accompagnare una giornata lavorativa senza che esistesse la stessa consapevolezza dei rischi che abbiamo sviluppato nel corso dei decenni successivi.

Molti mestieri si imparavano osservando un collega più esperto.

Il sapere passava da una persona all'altra attraverso la pratica, il gesto e l'imitazione.

Questo sistema aveva un enorme valore formativo, ma aveva anche un lato oscuro: molti rischi professionali venivano sottovalutati e alcune conseguenze sulla salute sarebbero diventate evidenti soltanto anni dopo.

L'ottava normalità era vivere quasi esclusivamente con il contante.

La carta di credito non faceva parte della vita quotidiana della maggioranza degli italiani.

Si pagava con banconote e monete e molti rapporti economici erano basati sulla fiducia personale.

Nel negozio di quartiere poteva esistere un piccolo quaderno del credito.

Il commerciante annotava il nome del cliente e l'importo dovuto.

Il conto sarebbe stato saldato successivamente, magari alla fine della settimana o quando arrivava lo stipendio.

Oggi un sistema del genere potrebbe sembrare incredibilmente fragile.

Ma in una società in cui le persone si conoscevano personalmente, la reputazione aveva un peso economico enorme.

La nona normalità si trovava nel soggiorno di casa: la televisione.

Per gran parte degli anni Settanta l'offerta televisiva era incomparabile con quella odierna.

Non esistevano streaming, piattaforme on demand, migliaia di canali o la possibilità di guardare una stagione intera in una notte.

C'era un programma, c'era un orario e c'era la televisione.

Se perdevi una trasmissione, potevi semplicemente averla persa. Non potevi metterla in pausa, recuperarla immediatamente o guardarla quando ne avevi voglia.

E proprio questa limitazione produceva un fenomeno oggi quasi scomparso: milioni di persone guardavano contemporaneamente le stesse cose.

Il giorno dopo un programma televisivo poteva diventare l'argomento di conversazione di un'intera scuola, di un ufficio o di un paese.

La decima normalità arrivava la domenica.

Molti negozi chiudevano, le strade potevano diventare più tranquille e la giornata seguiva ritmi differenti da quelli degli altri giorni.

Per alcune famiglie c'erano la messa, il pranzo con i parenti, il calcio alla radio, la passeggiata, il cinema o semplicemente ore trascorse in casa.

Non si poteva comprare qualsiasi cosa a qualsiasi ora.

Se mancava qualcosa per il pranzo, non esisteva necessariamente un negozio aperto dall'altra parte della città, un supermercato disponibile fino a tarda sera o un servizio di consegna capace di portarti il prodotto a casa in mezz'ora.

Bisognava arrangiarsi.

E questa parola forse riassume meglio di qualsiasi altra cosa una parte dell'Italia di quegli anni: arrangiarsi.

Ma bisogna stare attenti alla nostalgia.

Ricordare queste abitudini non significa sostenere che gli anni Settanta fossero migliori.

C'erano più libertà in alcuni ambiti, ma anche meno sicurezza, meno informazioni, meno protezioni sul lavoro e una quantità enorme di problemi che oggi tendiamo a dimenticare.

Il vero cambiamento è un altro.

È cambiato ciò che consideriamo normale.

Un bambino che viaggia senza cintura, una persona che fuma in un ufficio, un ragazzino che attraversa il paese da solo, un lavoratore senza adeguate protezioni, un adolescente che sale sull'auto di uno sconosciuto: comportamenti che un tempo potevano essere ordinari oggi appartengono a un'altra idea di società.

E questo è forse l'aspetto più interessante della memoria.

La storia non vive soltanto nelle guerre, nei governi, nelle crisi economiche o nelle grandi invenzioni.

Vive anche negli oggetti che abbiamo smesso di usare, nei gesti che abbiamo smesso di fare e soprattutto nelle cose che un tempo nessuno considerava strane.

Perché ogni generazione pensa di sapere che cosa sia la normalità.

Fino a quando arriva quella successiva e le dimostra che la normalità, in fondo, è soltanto una fotografia scattata in un determinato momento.

E la chiudo qui.

domenica 20 settembre 2026

Dedicato a Nicla e Ugo.

 

Eccomi tornato nel loculo autunninvernale e nei tanti ricordi ci sta pure quello dei nomi strani con cui erano chiamati in quel della plaja Casalcosese cani e bimbi.. ad es la nipote dell'Antonio era Nicla (onomastico al 6 Dicembre) e su mia richiesta su come mai avessero optato per questo nome, la risposta è stata che uno dei parenti era Nicola l'altro Claudio e per accontentarli tutte due hanno messo assieme le iniziali ed è uscito il nome Ni-Cla e fortunatamente non hanno messo la H di mezzo.

Ormai e normale sentire i vari Luna, Braiyan, Renesmee, Noah, Chanel, Lapo, Dafne, Adelaide, Thiago, Lionel, Mascia o nomi con H messe ad cazzum e con vocali con la dieresi qua e là che sono sempre piu' invasivi nel nominare i nostri eredi.

E vabbè.

 

E che dire invece degli animali.. ad es, il cane dell'avvocato podista si chiama Ugo.. azz il nome di mio padre e pensare che una volta i cani avevano nomi da cani tipo

Fido. Fuffi. Pallino. Rex. Bobi.

Brevi, dignitosi, funzionali. «FIDO!» e Fido arrivava.

Non serviva specificare il codice fiscale, il luogo di nascita e gli estremi del documento.

Soprattutto, se al parco gridavi «PALLINO!», nessun essere umano si voltava chiedendosi se stessi parlando con lui.

Adesso i cani si chiamano Ugo, Gustavo, Ivano, Ernesto, Umberto, Cesare, Arturo.

Vai al parco e senti:

«GUSTAVO, LASCIA QUELLA MERDA!»

E per un attimo pensi a una separazione difficile.

«IVANO, SMETTILA DI MONTARE UMBERTO!»

E lì non sai più se intervenire o rispettare la privacy.

«ERNESTO, NON LECCARE LA SIGNORA!»

Ernesto è un bulldog francese di sette chili vestito con un impermeabile giallo.

La signora, comprensibilmente, non aveva dato il consenso.

Poi senti:

«BRUNO, HAI FATTO LA CACCA?»

E ti volti.

Perché Bruno potrebbe essere un meticcio.

Ma potrebbe tranquillamente essere tuo zio.

Ormai portare il cane al parco sembra partecipare alla cena aziendale di una ditta di serramenti del 1987.

Ci sono Sergio, Franco, Guido, Armando, Renato, Aldo.

Manca soltanto il ragionier Pautasso dell’ufficio acquisti.

E sono tutti cani.

C’è qualcosa di meraviglioso nel vedere una signora correre disperata dietro a un bassotto urlando:

«CORRADO! CORRADO! TORNA SUBITO QUI!»

Corrado.

Ventisette centimetri al garrese, cappottino scozzese, terrore dei piccioni.

Poi ci sono i nomi aristocratici.

Tancredi. Ludovico. Achille. Ettore. Goffredo.

Goffredo.

Goffredo è un carlino che passa metà della giornata a russare e l’altra metà a tentare di mangiare una ciabatta.

Ma si chiama Goffredo.

Uno sente Goffredo e immagina un uomo alto, severo, proprietario di quattrocento ettari nel Chianti, che riceve gli ospiti nella biblioteca di famiglia sotto il ritratto equestre del bisnonno.

Invece Goffredo sta cercando di ingoiare un fazzoletto usato.

«Goffredo, mamma ti ha detto di non bere dalle pozzanghere.»

Signora, Goffredo cinque minuti fa ha annusato il culo a Orlando.

Ridimensioniamo le aspettative.

Perché naturalmente c’è anche Orlando.

Orlando è un chihuahua.

Pesa meno di una faraona ma porta il nome di un paladino di Carlo Magno.

Poi c’è Achille, che ha paura dell’aspirapolvere.

Ettore, che abbaia alle buste di plastica.

Cesare, che non ha conquistato la Gallia ma è riuscito a conquistare una fetta di mortadella caduta sotto una panchina.

Tancredi, invece, ha appena vomitato l’erba.

Ormai al parco sembra di essere finiti in un romanzo dell’Ottocento scritto da uno sotto acido.

«Arturo, vieni dalla mamma.»

«Cesare, lascia stare Ettore.»

«Ludovico, non entrare nella fontana.»

«Achille, non mangiare la cacca di Gustavo.»

Manca solo una contessa tisica affacciata alla finestra e abbiamo fatto I Buddenbrook.

Però la vera frontiera sono i nomi composti.

Perché prima o poi arriveremo anche lì.

Pierluigi. Gianfranco. Gianmaria. Gianluca. Marcantonio.

«PIERLUIGI, SEDUTO!»

E Pierluigi si siede.

Ma insieme a lui si siede anche un signore di sessantotto anni che aspettava l’autobus.

E io aspetto con ansia il primo cane chiamato Giancarlo.

Perché «Giancarlo ha fatto la pipì sul divano» possiede una profondità narrativa che «Fido ha fatto la pipì sul divano» non avrà mai.

Giancarlo ha problemi.

Giancarlo ha un passato.

Giancarlo probabilmente deve ancora restituirti 700 euro.

E il problema vero arriverà tra qualche anno, quando al parco qualcuno urlerà:

«IVANO! È ORA DI TORNARE A CASA!»

E si presenteranno un labrador, tre pensionati, il tecnico della caldaia e uno che passava di lì perché, effettivamente, si chiama Ivano.

E la chiudo qui.

Ciao Nicla e ciao Ugo.



Tariffe Nazionali.

 

Allora.. la Giorgia Nazionale Esportazione ha tolto per l'anno 2027 la tassa sulle macchine e moto sino 80Kwh ma leggendo poi scopri che dal 21 settembre 2026 entreranno in vigore le nuove tariffe nazionali per le prestazioni erogate dalle strutture accreditate del Servizio sanitario nazionale.

Il decreto approvato in Conferenza Stato-Regioni a fine luglio sostituisce infatti quello del novembre 2024, annullato dal Tar del Lazio dopo i ricorsi delle strutture private che giudicavano le tariffe troppo basse per coprire i costi reali.

Il nuovo tariffario riguarda 448 prestazioni di specialistica ambulatoriale e 222 codici della protesica, dagli ausili per la disabilità alle prime visite specialistiche.

Una revisione che, in media, vale un aumento del 5,8%.

Voi manco ve ne accorgerete in quanto otto prestazioni su dieci non cambiano prezzo, e per molte delle altre l’impatto allo sportello è nell’ordine di un euro.

La revisione incide soprattutto sulle prime visite e su alcune procedure diagnostiche, quelle che nel 2024 erano state al centro delle contestazioni dei privati.

Riassunto del mettinculo:

Aumenti che riguardano 2/10 delle prestazioni.

Aumenti nell’ordine di 1 euro che passeranno inosservati ma io purtroppo non ho più moto e macchina sino 80 Kwh e quindi teoricamente mi cucco l'aumento delle prestazioni sanitarie che ma però avrò una scusa in più con la nuova medica per non fare quanto lei mi vorrebbe prescrivere.

E per oggi basta.


 



venerdì 18 settembre 2026

Bonzi's Story.

 

Dando uno sguardo al passato alle origini dei Bonzi partendo da mio papa' Ugo e dal nonno Baldassarre che non ho mai conosciuto, sono arrivato sino all'avo di decima generazione laterale di nome Fachino che in quel del Cremasco nella seconda meta' del 400 acquisi' la nomina di Conte grazie all'aiuto che diede alla Repubblica Serenissima in guerra contro gli Sforza per la conquista di Crema, utilizzando le sue barche che servirono alle truppe per attraversare il fiume Serio.

I discendenti della stirpe Bonzi non sono molti, in Italia se ne contano 840 e si son dati da fare in attivita' imprenditoriali... mio nonno paterno Baldassarre mise in piedi una fonderia di ghisa ed alluminio nel Legnanese di cui conservo solo delle foto e delle copie in bronzo del monumento che rappresenta l'Alberto da Giussano (attuale simbolo della lega nord) di progetto Enrico Butti che all'inizio del 900 ha sostituito quello fatto in cartapesta (durato pochissimo) da Egidio Pozzi.

(cartolina dell'epoca spedite da Castellanza mio paese di origine)


Ed ecco la fusione in bronzo che conservo gelosamente e passero' agli eredi e lo stesso fara' mia sorella Graziella.



..la fonderia diretta da mio padre Ugo col fratello Giuseppe (Pino) chiuse al tempo della seconda guerra mondiale in quanto erano riluttanti nel fondere armi per la guerra e la mia famiglia si sposto' per qualche anno in emilia-romagna e precisamente a Forli'.

Lo zio Giuseppe rimase invalido sulla carrozzina nel tentativo di salvare un suo operaio che si era beccata una scossa di parecchi migliaia di Volt, ebbe tre figlie di cui ho perso le tracce ma penso siano rimaste in quel della romagna se non vado errato a Carpinello, me le ricordo tre bionde impestate che mi facevano un sacco di dispetti ed una in particolare la Mirta mi assomigliava in modo impressionante, occhi verdi e alluce tipo il mio, mentre la Giuliana piu' grande di qualche anno deve aver intrapreso attivita' di allevamento polli e affini e la piu' giovane, la Carmen era avviata nel campo estetico ed era patita di moto e ricorda un poco mia figlia Patrizia che con moto di grossa cilindrata all'eta' di ventanni (al limite della guida) e' incorsa in un incidente che l'ha fatta stare in coma da luglio a dicembre alla soglia dei ventunanni.



de l resto aveva cominciato presto sulle due ruote e relative gare



e il fratello Fabio non e’ da meno ed essendo della stirpe dei Bonzi, moto, aereo, paracadutismo vela snow sky jumping sono all’ordine del giorno






 

anche Davide (figlio di Fabio) si da da fare 


e anche il fratello Alessandro ci da dentro


e ora i due fratelli stanno crescendo






io ho trasmesso il DNA della stirpe, ho sempre avuto un debole per i motori e per lo sport in genere 


 

ed eccomi a 15 lustri suonati..



e pure zico ( il cagnone di Fabio ) era dei nostri





Ma quello che mi affascina dei Bonzi di Dossena (Val Brembana) e' stato il ramo trasferito a Crema e piu' precisamente la persona di Leonardo che ricorda tanto mio zio materno Pompeo che e' della stirpe dei Morlacchi famiglia contadina passata all'industria.

Apro una parentesi materna su nonna Venegoni Marietta ma farò un post a parte dedicato alla sua famiglia e precisamente all'eroe Mauro Venegoni antifascista per eccellenza e medaglia d'oro al valor militare.


Dicevo di Leonardo figlio del conte Iro e di Sarina Berra Nathan ( nipote dell'omonima patriota ottocentesca e cugina del sindaco di Roma Ernesto Nathan)..era piu' grande di sei anni di mio papa' Ugo e quindi era del 1902 e nei miei ricordi io lo associo sempre a Maner Lualdi 
 





per la trasvolata in aereo nell'America del Sud con un piccolo aereo da turismo il SAI Ambrosini di cui conservo il modellino in alluminio nella mansarda della casa estiva marina.(assieme ai resti dell' AMX il caccia destinato a sostituire i G91, caduto a Caselle al 1° giugno 1984 in fase di collaudo.. pilotava il collaudatore della Fiat Aeritalia il Ten.Col, Manlio Quarantelli che è riuscito a portare l'aereo senza propulsore in un prato schivando la tangenziale e i cavi dell'alta tensione ed ha azionato l'eiettibile solo quando era già a terra, procurandosi ferite per cui è mancato il 19 agosto.. giorno del suo 58.mo compleanno)

 


Ad incidenti aerei purtroppo ne ho visti diversi partendo dall'aereo caduto nei pressi della mia abitazione di Castellanza nel 1959 dove morirono 70 persone


Ma torniamo al viaggio Bonzi-Lualdi che era stato fatto per sensibilizzare i media associando l'impresa alla situazione dei bambini mutilati e orfani di quelle terre.




Risalgo con ordine e cerco di mettere a fuoco la vita di..anzi del Conte Leonardo Bonzi.

Farlo e' semplice grazie ai motori di ricerca da cui traggo libero spunto ringraziandone gli autori..

Nato nel 1902 verso la fine di dicembre e' stato indirizzato allo sport.

Pratica sin da giovane il tennis che sara' una delle passioni della sua vita.


Nel 1922 sostituisce un amico infortunato in una gara del campionato lombardo di motociclismo, e vince il titolo. (e qui esce l'emulazione di mia figlia Patty che col casco in testa sostituiva il suo ragazzo nelle gare di cross e di questo sono venuto a conoscenza dai suoi amici concorrenti che erano li in clinica nell' attesa che lei si risvegliasse dal coma avuto per un incidente con moto di grossa cilindrata).

Due anni dopo alla settimana internazionale degli sport invernali che si svolse a Chamonix e in seguito riconosciuta come prima Olimpiade Invernale, Leonardo e' il portabandiera dell'Italia e partecipa come membro dei team di bob a 4 e bob a 5.

Gli anni immediatamente successivi li dedica al tennis e allo studio universitario, laureandosi in Giurisprudenza alla Cattolica nel 1927 (qui si e' laureata pure mia sorella Graziella nel 1958) e in Economia e Commercio alla Bocconi nel 1928. 

Vinse i Campionati Italiani di Tennis in piu' riprese...

nel 1926 si aggiudico' il doppio misto e nel 1929 si cucco' i titoli nel doppio maschile e nel doppio misto.

Nel 1928 e 29 si aggiudica la Coppa Milano e il Torneo Brian e per una decina di anni fece parte della "nazionale" italiana di Coppa Davis.

Nel 1932, durante una sfida col miglior tennista dell'epoca, il francese Henry Cochet, uno dei Quattro Moschettieri, arriva ad un passo dalla vittoria ...In vantaggio e con un match point, un tiro di Cochet finisce a pochi centimetri dalla linea. L'arbitro chiede a Bonzi se la palla fosse buona o meno. Bonzi risponde "buonissima", Cochet annulla il match point e poi rimonta e vince la partita.

Nei primi anni 30 Leonardo si dedica oltre che al tennis alle altre sue due passioni: l'aviazione e l'alpinismo.

Nel 1931 ottenuto il brevetto di volo tenta di atterrare sul ghiacciaio del Monte Bianco per una scommessa. 



L'aereo si cappotta ma Bonzi miracolosamente si salva, inforca gli sci e scende sino a Courmayeur, l'elica e' nel museo che hanno aperto nel 2004 nel Cremasco mentre nel nostro ramo mio figlio Fabio ha avuto fortuna in quanto il suo aereo si e' schiantato dopo la sua vendita e i due a bordo ci son rimasti secchi..


Fabio ha  un elica a ricordo   appoggiata alla parete del salotto assieme agli sci trovati in cantina che si usavano negli anni 30 con relativi bastoncini in bambu'.



Sempre in quell'anno attraversa tutta l'Africa del Nord in aereo partecipando ad ogni singolo torneo di tennis, spesso vincendo. Fa tappa ad Algeri, Fez, Casablanca, Tripoli, Tangeri e Rabat; con se' aveva solo le racchette e le palline e uno smoking per le serate di gala alla fine dei tornei.

Il 1932 lo vede viaggiare per mesi in India durante una tourne' della nazionale italiana di tennis, nel 1933 organizza una spedizione alpinistica con il celebre geologo Ardito Desio in Iran. Pilota personalmente il trimotore Caproni. Bonzi e Desio scaleranno oltre 20 vette iraniane della Catena dei Baktiari, tutte per la prima volta.

Nel 1934 scala le montagne dell'Atlante del Marocco e ne discende le vette innevate con gli sci. Sempre lo stesso anno guida una traversata della Groenlandia con cani e slitte; 
 


scalano alcune vette inesplorate ma rischiano di morire di stenti e freddo, venendo infine salvati da una nave. 




Tra il 1935 e il 1937 scalo' diverse vette dell'Himalaya, stabili' il record della prima traversata in aereo del deserto del Sahara e pubblico' il suo primo libro: "Deserti di ghiaccio, oceani di sabbia". Contemporaneamente pubblico' reportage dei suoi viaggi sul Corriere della Sera e Il Tempo ottenendo un enorme popolarita'.

Nel 1937 si sposò con Elisa Lentati e come viaggio di nozze la porto' in auto, una Lancia Aprilia, da Beirut sino a Bombay. Oltre 11.000 chilometri.

Nel 1938 viene celebrato come uno degli eroi del fascismo al Raduno del Littorio a Roma. L'anno successivo stabilisce il record del mondo del volo piu' lungo mai effettuato senza scali, da Roma ad Addis Abeba, in oltre 18 ore.



Nel 1940 viene arruolato come ufficiale nell'aeronautica e presto diventa un eroe dei cieli. Partecipa ad ogni azione aeronautica dal 1940 al 1943, celebre il suo intervento a Gimma, in Africa Orientale Italiana, dove con un’impresa rocambolesca riusci' a raggiungere le truppe italiane circondate dai nemici e a portare i rifornimenti di cibo ed armi. Sempre in quella zona mio zio Ettorino Morlacchi (fratello di mia madre)croce al merito di guerra, operava in qualita di servente della Regia Marina sul Cacciatorpediniere Fulmine e perse la vita mentre stava portando rifornimenti per l'offensiva Asse nel deserto diretta a Tobruk col convoglio Duisberg che fu affondato dal convoglio K inglese, il 9 novembre 1941 al nord del Golfo della Sirte.





Durante il ritorno verso l'Italia Leonardo venne catturato dagli Inglesi che lo rinchiusero in un campo di prigionia in Arabia. 
Egli riusci' a corrompere le guardie arabe, raggiungere l'aereo e scappare sotto il fuoco nemico sino a rientrare in Italia. 
Venne premiato personalmente da Benito Mussolini con la Medaglia d'Oro al valore militare e promosso Maggiore e pure i nazisti lo premiarono con una Croce di Ferro consegnatagli dal Generale Kesserling.

Dopo il settembre 1943 decise di partecipare alla guerra dalla parte degli Alleati, effettuando nuovamente decine di missioni di volo. Riceve altre medaglie e una promozione a Tenente Colonnello anche dai vertici militari USA.

Nel 1945 dopo il 25 aprile viene posto in congedo, con oltre 2000 ore di volo di guerra, decine e decine di missioni, 1 Medaglia d'Oro e 4 Medaglie d'Argento e 1 Croce di Ferro, i brevetti di Istruttore e Collaudatore di volo anche notturno.

Intanto, nel 1942 data importante non per la mia nascita agli idi di marzo ma per l'incontro che Leonardo ebbe a Roma con Clara Calamai.



La Clara era tra le piu' famose d'Europa e proprio in quell'anno star assoluta di Ossessione, il film capostipite del Neorealismo di Luchino Visconti ed e' stata la prima attrice famosa a seno nudo preceduta da Vittoria Carpi che e' passata in secondo piano in quanto quasi a livello comparsa.



Alla fine della guerra Leonardo ottiene l'annullamento delle sue prime nozze e sposa la celebre attrice.
In fatto di divorzio anche il nostro ramo ha dato la sua parte, ha iniziato il papa' della mamma di Fabio, e' seguito il mio divorzio (sono stato uno dei primi divorziandi dopo la vincita dei NO al referendum del 12 maggio 74)


(per non perdere la tradizione anche Fabio ha seguito questa strada).

Tornando a Leonardo, Tramite la Clara conosce il famoso produttore cinematografico Carlo Ponti e ne diventa socio nella ATA, iniziando la carriera di produttore di film e documentari.

Riprende anche a stabilire record aeronautici con un volo ininterrotto da Udine sino a Massaua nel 1948 e battendo il suo stesso record l'anno successivo con un volo da Milano a Buenos Aires a scopo benefico per raccogliere fondi per i bambini mutilati della fondazione di Don Gnocchi.

In seguito brevettera' l'aerauto, fusione tra automobile ed aereo, pilotandolo da Roma sino a Mosca.

Sempre nel 1948 diventa membro del CdA di SEA, la societa' aeroportuale di Milano.

Per oltre 10 anni si battera' per la chiusura di Linate e per l'espansione di Malpensa creando un grande aeroporto intercontinentale per tutto il nord Italia, una visione di quasi 50 anni troppo in anticipo.

Gli anni 50 si aprono con nuovi record e nuove avventure.

Stabilisce i record del mondo di velocità in volo sui 100 chilometri e sui 1000 metri. 



Viaggia in auto da Tripoli a Mogadiscio con una Alfa Romeo 1900 e inizia anche a girare i suoi primi, celebri, documentari: "Lettere dall'Africa" e nel 1952 "Magia Verde", girato nella foresta dell'Amazzonia nel Mato Grosso.

Quest'ultimo viene presentato al Festival di Cannes e contende sino all'ultimo la Palma d'Oro a Vite Vendute, capolavoro di Clouzot. Per non far torto a nessuno i francesi inventano ex-novo un premio al miglior documentario che viene assegnato all'unanimità a "Magia Verde".
Come mezzo di trasporto per le attrezzature Bonzi utilizzo' due Alfa Matta versione AR 51 abbinate ciascuna ad un rimorchio tipo biga da 6 quintali di portata complessiva, con le quali apri' una nuova via di comunicazione dall' Oceano Atlantico al Pacifico, compiendo una spedizione di oltre 7.000 km in quattro mesi.



Gli equipaggi erano composti dal Conte Bonzi assieme al direttore della fotografia Mario Craveri, e dal regista Gian Gaspare Napolitano affiancato dall'operatore Giovanni Raffaldi.


Equipaggi e vetture dovettero affrontare una prova molto dura, negli ambienti piu' diversi, dalle piste immerse nella savana alle mulattiere sassose, dalle paludi del Mato Grosso ai valichi gelidi delle Ande, alternando alcuni giorni di sosta per effettuare le riprese a lunghi trasferimenti pieni di difficoltà. Unica assistenza per il primo tratto, l'appoggio aereo di un piccolo monomotore che settimanalmente portava rifornimento di viveri e quanto necessario agli esploratori, fino a quando le alte cime delle Ande non gli impedirono di seguire la spedizione.

Nel 1955 gira in Indonesia "Continente Perduto", primo film italiano in Cinemascope; ottiene un successo clamoroso in tutto il mondo e sarà premiato ai Festival di Berlino e Cannes.

Nel 1957 gira con Carlo Lizzani "La Muraglia Cinese", documentario sulla Cina comunista che vinse il David di Donatello.


Anche mio padre Ugo non perse tempo ed entro' in societa' nella MondialFilm ma fu un flop grazie alle avversita' burocratiche ministeriali, un poco come il network ReteMia di cui ero azionista e membro della consulta e di tutto mi rimane il riconoscimento italico di Cavaliere Ufficiale della Repubblica ( grazie all'associazione Seniores Italia-Partner per lo Sviluppo della IFIL ) e un mucchio di carta con relativi procedimenti fallimentari.

L'anno successivo Leonardo lo trascorse tentando l'ingresso in politica con il Partito Liberale Italiano (che era anche il mio Partito); sceglie una campagna elettorale all'americana, con i primi gadgets e cene elettorali, ma il collegio deve si candida al Senato, quello di Crema, non e' certo pronto ad una politica cosi' poco ingessata e "nuova".

Nel 1958 si separa da Clara Calamai, che per lui aveva rinunciato alla sua carriera al cinema e gli aveva dato due figlie.

Nel 1961 sposo' in terze nozze Jacqueline de Rieupeyroux. 

Nel 1966 la multinazionale svizzera Nestle' in occasione dei festeggiamenti per il centenario gli commissiono' un documentario sulla fame nel mondo che venne intitolato “Nourritures des hommes”.
La vita movimentata non gli impedi' di seguire con scrupolo i suoi affari, oltre a molte cariche onorifiche fece parte del consiglio di amministrazione di ben 27 società.

Nel 1969 inizia a dedicarsi al Tiro a Volo.

Fa ricostruire un nuovo Circolo in zona Ripamonti vicino all'OM dove mio padre era ritornato alla vita di fonderia, ne diventa presidente e nel 1971 porta i Campionati Mondiali a Milano.

Nel 1973 e 1974 e' campione italiani di tiro.

Fu per lunghi decenni presidente del “Clubino” esclusivo circolo milanese per soli uomini che annovera tra i soci la borghesia e l’aristocrazia illuminata di Milano.

Dagli anni '60 iniziò a vivere nella tenuta di caccia di famiglia nel Cremasco, a San Michele, lungo le rive del fiume Serio.

Ospito' nella sua tenuta decine di personaggi nel jet set di quegli anni.

La famiglia Bonzi dagli inizi del ‘900 possedeva una ampia fascia di territorio che si estendeva dalla frazione di Rovagnasco di Segrate fino al fiume Lambro e che comprendeva le cascine di Rovagnasco, Olgetta, Olgia e Melghera.

Nel 1968 conobbe Don Verze' che lo convinse a regalargli 25.000 metri quadrati di terreno tra Milano e Segrate, intorno alla Cascina Melghera.

Il prete ci costrui' l'Ospedale San Raffaele e poi presento' il conte Bonzi ad un giovane imprenditore edile, Silvio Berlusconi. Bonzi cedette le aree che gli restavano tra Rovagnasco e il Lambro; aree tutte non edificabili che prodigiosamente subirono un cambio di destinazione permettendo a Berlusconi la costruzione di Milano 2 ed ironia della sorte proprio in questi giorni e siamo nel giugno 2016 il Berlusconi e' ricoverato proprio nel San Raffaele in attesa di un intervento per la sostituzione valvola del cuore e allineamento con la mia famiglia anche mia sorella Graziella ha subito lo stesso intervento nella stessa clinica ma un poco prima del Berlusconi.

Nel 1976 Leonardo Bonzi viene colpito da due ictus; il secondo lo lascia in carrozzella. Depresso Bonzi brucia centinaia di lettere, foto e documenti della sua avventurosa vita.

Il 30 dicembre del 1977 muore a 75 anni dopo una vita incredibile. I funerali secondo le sue richieste sono in forma privatissima e la notizia della sua morte viene resa nota solo dopo gli stessi.

Sulla parete del suo palazzo in Piazza Duse il Comune di Milano appose una lapide


presente ancor oggi. Gli sopravvivono le due figlie Iria ed Emilia ed il museo dove sono raccolte solo una parte delle testimonianze delle sue imprese.



E chiudo questa ricerca sulla dinastia dei Bonzi con le parole della Marchesa Emilia Bonzi tratte dal libro Leonardo Bonzi, l'uomo che partiva sempre..

Mio padre non giocava a fare l’eroe, anche se in molti l’hanno pensato. Di questo sono certa e me lo hanno confermato tutti, amici e conoscenti, familiari e compagni d’avventura. Alla base di ogni suo esperimento c’era un’adeguata preparazione, e i suoi slanci creativi erano spesso dedicati ad affinare la logistica. Indro Montanelli, che ha avuto modo di conoscerlo bene, l’ha definito “un uomo di molta praticità ma soprattutto un grande architetto”…Non appena ottenuto il brevetto, Leonardo Bonzi prese coscienza dell’uso anche individuale dell’aereo, e mentre in tutto il mondo l’aeronautica civile muoveva i suoi primi passi verso l’ottimizzazione dei trasporti di linea, lui andava oltre e auspicava l’impiego abituale e privato di un mezzo facile da usare, relativamente costoso e assolutamente necessario per ridurre distanze e tempo di percorrenza”.

 se vorrete visitare il museo ite in
Via Bonzi 5, San Michele — 26010, frazione di Ripalta Cremasca (CR)

occorre prenotare al N° 02.469 3487

ps. nella mia ricerca ho notato che il comune di Ripalta Cremasco ha dedicato a Leonardo una retrospettiva e all'inizio cita la non visibilita' al museo qui.
Non penso che la Marchesa Emilia Bonzi ed il Rotary siano d'accordo anche perche' (sempre recensione del Comune di Ripalta Cremasco) si denota una certa avversione tra i Bonzi e il Comune.
Ma comunque voi pescatori ricordatevi che sulle sponde del Serio, nei luoghi piu' frequentati, si trovano dei cippi in granito che recano incisa questa scritta "Fiume Serio - Diritto esclusivo di pesca, pesci ed oro del Conte Giuseppe Bonzi di Crema - Dal ponte di Mozzanica allo sbocco dell'Adda"-