Allora.. bella la canzoncina del Diversi ma Uguali e ti dico brava per aver smanettato nel web e più che dir bella alla canzoncina e da considerare il tempo che hai dedicato e il pensiero di questi 52 anni che sono un capitolo forgiato con più di 18.000 giorni passati assieme.. il 52 è un numero che potremmo giocare al lotto e sono anche le settimane che esistono in un anno.. e il nome delle nozze non è come quelle d'oro, argento di diamante ma NOZZE DI TORMALINA.
Sempre pietra preziosa e l'anno prossimo andremo con la frutta e le Ciliege costano care neh.
Ed ora mi tornerebbe facile riscrivere una canzoncina ma ti metto solo una foto.. guardala.
Metti una mano davanti e copri una metà dell foto e poi l'altra e vedrai Carlo a Sinistra e Lella a Destra, ora togli la mano e li vedrai assieme.
Questa foto rappresenta quello che un certo Platone nel suo Simposio parlava di come nasceva il bisogno di amare attraverso il mito degli Androgini raccontato da Aristofane.
So che non ti piacciono gli scritti lunghi e quindi taglio dicendo che..
Si narra che in origine gli esseri umani non fossero come li conosciamo oggi.
Erano creature "doppie", rotonde e perfette, con quattro braccia, quattro gambe e due volti.
Erano così forti, e soprattutto così sintonizzati su sé stessi, da risultare invincibili, al punto da tentare di sfidare gli dèi.
Per ridurne la potenza senza però distruggerli, Zeus trovò una soluzione sottile: li tagliò esattamente a metà.
Come tu hai fatto con la mano...
È da quella ferita antica che nasce il nostro bisogno di amare.
Da quel momento, ogni metà ha iniziato a vagare nel mondo portando dentro di sé un senso di nostalgia sottile e incolmabile, con il desiderio disperato di ritrovare l'altra parte per sentirsi di nuovo intera.
(un poco la storia dell'altra metà della mela).
Il bisogno di amare, infatti, non nasce da una mancanza qualunque o dal semplice terrore di restare soli.
L'amore è piuttosto un riconoscimento di frequenza.
È la spinta irrefrenabile a trovare qualcuno capace di decifrare la nostra lingua madre — quella fatta di silenzi, spigoli e sfumature che al resto del mondo appaiono incomprensibili ma noi li capiamo.
Come scrive Platone, la nostra antica natura era questa ed eravamo interi: il desiderio e la ricerca dell'intero prende il nome di amore.
È la spinta a trovare un'anima di fronte alla quale poter finalmente togliere l'armatura e dire: eccomi, qui sono a casa e aspetto quelle di ciliegio, arancio, kiwi...








