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sabato 10 ottobre 2026

Anacardi, quel che non sapete.

Stavo cercando in Amazon degli “Anacardi” considerato che i prezzi sono lievitati parecchio per via delle restrizioni daziali europee (aumenti del 150% nei soli ultimi tre mesi) ed ho trovato il venditore che con “prime time” le consegna il giorno dopo l'ordinazione a 25€ al kg.. Per me un kg è troppo e rischio di farli ammuffire e quindi preseguo nella ricerca ma vedendo queste due foto e mi si rizzano i peli delle orecchie..

Sti catz. Non mi ero reso conto del costo umano della lavorazione degli anacardi.

Il cibo che consumiamo spesso nasconde una filiera opaca in cui il profitto globale si regge sul corpo dei più vulnerabili.

Nel caso degli “anacardi”, la filiera dell'export globale che sposta la produzione dai paesi del Sud del mondo verso i centri di consumo occidentale, si regge su un sistema di violazione sistematica dei diritti umani e lavorativi.

Il veleno nell'ombra: il guscio e l'acido anacardico.

Ciò che arriva sulle nostre tavole come uno snack raffinato e pulito nasce racchiuso in un guscio tossico.

Tra il seme e la buccia si trova un liquido oleoso altamente corrosivo: l'acido anacardico (cardolo e anacardolo).

Per non parlare dei residui di pesticidi.

Ustioni chimiche e lesioni sono all'ordine del giorno nei paesi a basso reddito dove avviene la prima lavorazione (spesso in Africa occidentale, come in Costa d'Avorio o in Guinea-Bissau, prima dell'esportazione verso giganti della lavorazione come l'India e il Vietnam), i lavoratori operano privi di qualsiasi protezione individuale e vien da pensare come mai operano senza protezioni. La risposta è che usando guanti, la raccolta quantitativa è ridotta e quindi niente protezione e il contatto con il liquido nel tempo provoca ustioni chimiche profonde, vesciche dolorose e, nei casi di esposizione prolungata, la necrosi dei tessuti provoca la perdita permanente delle dita o delle mani.

Dietro questo scempio c'è un modello economico basato sul massimo ribasso e per questo il lavoro è fatto da donne e minori.

Buona parte della sgusciatura viene fatta a mano, a domicilio o in capannoni fatiscenti appunto da donne e minori pagati a cottimo, privi di contratti, tutele mediche o previdenziali.

Quindi posso fare soltanto una cosa: smettere di acquistarli.

 In Italia abbiamo tanta frutta secca: noci, mandorle, nocciole, pistacchi, pinoli, arachidi, noci pecan, castagne, carrube e semi oleosi e quindi addio anacardi e pirla io che li ho acquistati sino ad ieri.

Qualcuno dirà che non risolvo nulla e anzi, smettendo di acquistarli rischio di far morire di fame i raccoglitori e allora ditemi che cazzo posso fare e non mi rompete i coglioni e voi fate come volete, testine di vitello.


 



Accordo Parrucchino e bassetto.

 

E noi eurodementi con il cerino in mano.

venerdì 9 ottobre 2026

Niccolò Paganini.

 

Allora.. la Lella mi cazzia sempre dicendo che i miei post son troppo lunghi e oggi quindi NON seguo il suo consiglio e ne faccio uno con soggetto Niccolo' Paganini.


Son certo che chi legge ricorda a malapena solo la frase “Paganini non ripete” vero?

Quindi posto l'articolo che ripercorre le vicende e soprattutto le leggende di questo straordinario violinista e attenzione che se continuate il post saràcome dice la Lella ed andrete incontro a:

N° pagine formato A4: 6

N° immagini: 2

N° paragrafi: 66

N° parole: 1092

N° caratteri: 7243

Tempo di lettura: veloce 3 minuti, riflessiva da 6 minuti a 12 ore isole comprese.

Ora che siete consapevoli e state continuando, ve ne propongo la lettura, con qualche inevitabile taglio e l'impostazione fatta a capitoli come usa fare l'A.I., perché l’articolo è davvero molto lungo.

Quel diavolo di Paganini.

Niccolò Paganini fu uno dei primi musicisti a diventare una vera e propria star.

Il suo virtuosismo straordinario conquistava il pubblico e alimentava un entusiasmo simile a quello che, molti anni dopo, avrebbe accompagnato le grandi celebrità della musica.

A creare il suo mito contribuirono non soltanto il talento, ma anche il suo aspetto come si evince dalla foto di testa pubblicata intorno al 1900 dal liutaio e mercante d'arte Giuseppe Fiorini (stampato a Monaco di Baviera), la sua vita tormentata e le leggende che circolavano sul suo conto.

In parte cercò di smentirle, in parte seppe sfruttarle per accrescere la propria fama.

Il violino e il diavolo.

L'associazione tra il violino e il diavolo esisteva già da secoli.

Lo strumento era legato alle danze, alle feste popolari e agli spettacoli ambulanti, ambienti che in passato venivano talvolta considerati poco rispettabili.

Anche prima di Paganini, alcuni violinisti eccezionali erano stati associati al soprannaturale.

Una leggenda simile riguardava una celebre sonata ispirata, secondo il racconto, a un sogno nel quale il diavolo avrebbe suonato il violino in modo meraviglioso.

Da questo immaginario nacque l'idea che una bravura fuori dal comune potesse avere un'origine diabolica.

Un virtuosismo quasi soprannaturale tipo quella del mio amico Uto Ughi di Busto Arsizio che a sette anni ha eseguito in pubblico l'ultimo Capriccio dei 24 (il più difficile) del Niccolò e ovviamente li suonava tutti e mi ricordo i pomeriggi che Uto suonava mentre noi si giocava a pallone nel prato vicino alla sua villa e credetemi era una rottura di marroni sentire sto povero ragazzo che si esercitava col violino e pure anche il Vittorio Vinay che diteggiava il pianoforte (ma almeno lui appena poteva scendeva e dava calci al pallone mentre l'Uto i calci li avrebbe presi se fosse sceso nel pratino con noi).

Con Paganini questa associazione divenne particolarmente forte.

La sua tecnica sembrava superare ogni limite umano: sapeva eseguire passaggi difficilissimi, usare effetti insoliti e ottenere dal violino sonorità sorprendenti.

Per alcuni spettatori tanta abilità appariva quasi inspiegabile.

Si diffuse così il sospetto che soltanto un patto con il diavolo potesse giustificare simili capacità.

Il suo talento, invece di essere ammirato soltanto come risultato di studio e genialità, veniva talvolta interpretato come qualcosa di misterioso e inquietante.

Un uomo dall'aspetto cupo e dalla vita difficile

L'aspetto di Paganini contribuì alla sua fama leggendaria.

Era molto magro, pallido, con il naso pronunciato, i capelli lunghi e abiti generalmente scuri.

La sua salute fu fragile e soffrì di gravi malattie; le cure dell'epoca gli provocarono anche conseguenze pesanti.

Si è ipotizzato che alcune caratteristiche delle sue mani e delle sue dita potessero essere legate a una particolare condizione fisica, ma non è possibile affermare con certezza che una sindrome specifica spiegasse il suo talento.

Nonostante l'aspetto sofferente e inquietante, esercitava un fascino notevole sulle donne.

La sua presenza sul palcoscenico e il modo in cui suonava contribuivano a creare un'impressione quasi ipnotica.

Leggende, scandali e problemi giudiziari.

La sua vita fu segnata anche da vicende controverse: una relazione con una ragazza minorenne che ebbe conseguenze giudiziarie, debiti di gioco, difficoltà sentimentali e problemi economici.

Questi episodi alimentarono ulteriormente la sua reputazione di uomo misterioso e maledetto.

Tra le leggende più famose c'era quella secondo cui sarebbe stato incarcerato per un omicidio e avrebbe imparato a suonare usando soltanto la corda più grave del violino, dopo che le altre si erano rotte o gli erano state tolte.

Da quell'esperienza sarebbe derivata la sua abilità nel suonaresulla sola corda di Sol.

Non ci sono però prove attendibili che confermino questa storia.

È diventata parte del mito di Paganini, insieme al racconto secondo cui avrebbe fatto rompere appositamente le corde durante i concerti per stupire il pubblico.

Paganini cercò anche di difendersi dalle dicerie, ma i biglietti costosi e la sua presunta scarsa generosità suscitarono altre polemiche. Negli ultimi giorni della sua vita avrebbe rifiutato l'assistenza di un sacerdote.

Questo episodio contribuì al divieto di celebrargli subito funerali religiosi e di seppellirlo in terra consacrata.

La sua salma trovò una sistemazione definitiva soltanto molti anni dopo.

La sua eredità musicale.

Al di là delle leggende, l'importanza di Paganini nella storia della musica è enorme.

Le sue composizioni e le sue innovazioni tecniche influenzarono generazioni di musicisti, non soltanto violinisti, ma anche grandi compositori per pianoforte e orchestra.

La sua fama era già internazionale mentre era in vita e numerosi scrittori e studiosi si interessarono alla sua personalità, alla sua tecnica e alla sua vita privata.

Le testimonianze di chi lo accompagnò durante i viaggi sono particolarmente preziose perché raccontano l'uomo dietro il personaggio pubblico.

Il lato umano di Paganini.

Dietro il virtuoso solitario e scontroso c'era anche un uomo che aveva bisogno di collaboratori, amici e assistenti.

I resoconti dei suoi viaggi descrivono una persona spesso provata dalla malattia, stanca dei lunghi spostamenti e infastidita dal rumore.

Amava dormire a lungo, poteva essere galante con le donne e affettuoso con i bambini, ma mostrava anche un atteggiamento altezzoso nei confronti delle classi popolari.

Queste testimonianze aiutano a vedere Paganini non soltanto come una figura leggendaria, ma come un uomo con pregi, difetti e contraddizioni.

Il denaro e il gioco d'azzardo.

Paganini aveva un rapporto complicato con il denaro.

Era molto attento alle spese e talvolta appariva avaro, ma sapeva anche compiere gesti di grande generosità.

Il gioco d'azzardo gli aveva procurato problemi e contribuì alle sue difficoltà economiche.

Annotava accuratamente entrate e uscite e custodiva gelosamente il suo prezioso violino.

Anche la preparazione dei concerti era per lui una questione seria: seguiva rituali e abitudini precise, curando ogni dettaglio prima di salire sul palcoscenico.

Le sue lettere, i documenti e le testimonianze dei contemporanei continuano ancora oggi a offrire elementi importanti per comprendere la sua vita e la sua opera.

Paganini fu dunque molto più del violinista che si diceva avesse stretto un patto con il diavolo.

Fu un musicista geniale, un uomo malato e contraddittorio, capace di conquistare il pubblico e di trasformare, volontariamente o meno, anche i misteri della propria vita in una parte indimenticabile della sua leggenda.

Nota: come già accennato, ho dovuto, a malinfegato, abbreviare il post, perché davvero molto lungo ed ho tagliato anche la parte di Celentano che ha fatto una canzone utilizzando solo il MI settima come accordo.

Ho cercato di conservarne solo i contenuti essenziali per chi è riuscito a leggere sino in fondo e per gli altri tre pateravegloria recitati in ginocchio su biglie di vetro rotte e noccioline tostate.

giovedì 8 ottobre 2026

Confronti Generazionali.

 


Certo che la Storia di Lupo accaduta a Torino evidenzia la differenza del modo di vivere che si aveva qualche lustro fa rispetto a come cercano di passare il tempo i giovani d'oggi (e fortunatamente non tutti).

Se sei stato bambino durante gli anni 50, 60, 70 …
Come minchia hai fatto a sopravvivere???!!!!
Da bambini, se ti rimembri andavamo in auto (chi ce l’aveva) senza cinture di sicurezza, ne’ airbag.

Viaggiare seduti dietro era una passeggiata godereccia.

Una vera goduria.. la si ricorda ancora.
Le nostre culle erano tintate con dei colori brillanti a base di piombo!
Non esistevano tappi di sicurezza sulle bottiglie dei medicinali, ne’ sui cassetti o le porte, mi ricordo la nonna che aveva in gabinetto i fogli di giornale opportunamente tagliati al posto dei dieci piani di morbidezza, infilati nel chiodone a punta e quel che dava fastidio era quando ci infilava la carta azzurra dello zucchero o quella gialla del macellaio e soprattutto mi ricordo quella cannata che ho dato alla bottiglia di vetro del latte appoggiata vicino al water (noi eravamo ricchi, gli altri avevano la turca sul ballatoio) contenente della candeggina.. il bianco del contenuto mi aveva tratto in inganno e i miei 3 anni non son bastati a distinguere il bene dal male e ho dato una cannata in dose non eccessiva.. ad ogni modo quando mi hanno visto sputacchiare il contenuto, non hanno chiamato il medico mi hanno riempito di latte cagliato e fatto vomitare, altro che 118.
Ricordo anche la goduria stratosferica quando con i giornali bagnati facevamo le palle che servivano come riscaldamento nella stufa e le lasciavamo asciugare al sole. Con quelle io ogni tanto tiravo alla coppia di tacchini della vecchia del 4 piano che li portava a zampettare nel pratino e uno purtroppo lo feci secco giu' in cortile, corsi a riprendere la carta e non compresero la morte della povera bestia ma lo mangiarono lo stesso e siccome la sua compagna era rimasta sola ebbi pietà e l'ho mandata a raggiungere il compagno con un colpo di tirasasso fatto coi rami di robinia ed elastici con le camere d'aria della bici di nonno Gervaso.. (mangiarono pure quella).

La robinia quando fioriva faceva dei fiori dolcissimi e io ne mettevo in bocca a manciate le masticavo per sentire il gusto e poi le sputavo sui compagni che mi stavano sulle palle, specialmente il Giorgio che aveva fatto la spia dicendo a mia madre che gli avevo pisciato in testa mentre era sotto il ciliegio che stavo castigando.

Insomma ero il classico tipo di ragazzo con cui mia madre non voleva io uscissi a giocare.
Con lo stesso tirasasso o fionda, spegnevo le lampade nella strada e mi ricordo di aver fatto centro da venti metri nella vetrina del lattaio pirla che mi stava antipatico e non mi lasciava giocare a pallone per strada perchè davo fastidio al passaggio delle sue clienti colpendo le borse della spesa.
Il latte che vendeva, stava in un grande recipiente di alluminio con coperchio attorniato da mosche e il prezzo esposto in vetrina non si leggeva piu’ perche’ ingiallito del sole dall’ultima volta che era stato esposto, il lattaio prendeva il latte dal contenitore con un mestolo e lo ficcava nella ramina che ci portavamo appresso e mentre si girava noi gli fregavamo i messicani (piccoli dolcetti di liquirizia con tutte le forme degli animali).
Quando uscivamo in bicicletta, non avevamo ne’ casco, ne’ protezioni per gomiti e ginocchia e io mettevo una cartolina fissata con delle mollette stendipanni per fare un rumore da motoretta quando toccava i raggi mentre girava la ruota posteriore.
Datosi che non esistevano bottiglie di acqua minerale, si beveva l’acqua del rubinetto del giardino o dove la trovavamo, fino a quando non smetteva la sete e i più grandicelli bevevano vino infilando una cannuccia fatta col tubo della benzina nel tino del Proi quando ci sediavamo sui contenitori messi all'aperto davanti alla TV per vedere Lascia o Raddoppia.
Passavamo ore a costruire auto con delle casse o dei tubi, un amico in bici ti rimorchiava in cima alla salita della statale.., il percorso era di quattro o cinquecento metri con due curve, dove finalmente ti ricordavi di non aver freni.
Dopo qualche botta si imparava a risolvere il problema.
Si usciva a giocare alla sola condizione di rientrare per pranzo o per cena.. o al calar della sera. (mia madre mi chiamava “cartellino” tipo timbratura dei baracchini lavorativi a pie’ del monte).
Si andava a scuola solo al mattino e si rientrava a casa per pranzo dopo aver assaggiato di tutto (anche i frutti di qualche albero trovato nelle fattorie dislocate durante il percorso..) e al tempo del grano prendevamo il ciuffetto delle pannocchie lo avvolgevamo nel giornale e ci facevamo delle grandi canne, nascosti nelle capanne del boschetto dove i piu’ grandicelli iniziavano ad andare di mano per il selfgodimento australe e a questo proposito mi ricordo di una volta che eravamo tutti in circolo seduti ad osservare il piu’ grande che diceva di aver iniziato a spermatizzare alla fine della smanettata e alle bambine era vietato l'ingresso nella capanna, solo una poteva entrare ed era la mia preferita sino a quando le son spuntate le tette e l'abbiamo fatta fuori dal gruppo.
Non avevamo cellulari.. cosi’ nessuno poteva sapere dove eravamo!! Impensabile vero?
Ci tagliavamo, ci rompevamo le ossa, saltavano i denti, facevamo a cazzotti nelle fiere del paese, ma non ci sono mai state denunce per questi incidenti.

Nessuno era colpevole… solo noi stessi e se ci lamentavamo le prendevamo pure..
Si mangiava di tutto, biscotti, pane, cioccolata, gelati, croste di formaggio grana.

Si bevevano bibite zuccherate con tutti i tipi di coloranti ma non avevamo problemi di peso, visto che passavamo la giornata a correre o a giocare.
Si divideva una Coca fra tutti, una cannata a testa (quando la si comprava in bottiglia di vetro da un litro) si beveva dalla stessa bottiglia e nessuno e’ morto anche se mentre qualcuno beveva a lungo gli si dava un cazzotto col rischio di ingoiare pure la bottiglia.
Non avevamo Play Stations, MP4, Nintendo 2026, Xboxs, IPad, Smartphone21, Skylanders. Video, Sky con 399 canali TV, masterizzatori, cinema con suoni surround, notebook, PC, Facebook, Twitter, Internet, Tik Tok ecc ..AVEVAMO VERI AMICI.
Si usciva in bici trasportati magari sulla canna e si pedalava con tre gambe, si andava dai nostri amici, si suonava o.. si entrava senza suonare (la porta era sempre aperta) e si giocava sino alla morte.
La fuori!
In questo mondo crudele!
Senza il bodygard.. al massimo ci stava lo scassaminchia del giardiniere che chiamavamo “gambauna” per via del fatto che faceva alto e basso come voleva quando camminava con una gamba più corta dell'altra o la portinaia che era piu’ alta se la si metteva per traverso, un armadio a tre ante ventiquattrostagioni, con una sberla che ti ficcava, diventavi una trottola.
Si giocava alle biglie rigorosamente di terracotta, a nascondino, a guardie e ladri e a calcio e nella squadra che si formava per giocare se qualcuno non era scelto, non era di certo un dramma.
Alcuni non erano bravi a scuola, dovevano semplicemente rifare l’anno se erano bocciati, sui nostri diari leggevi frasi del tipo..il tempo passa, il tempo vola.. e noi cretini andiamo a scuola.

Nessuno andava dallo psicologo.

Si rifaceva l’anno e ci veniva data una seconda possibilita’ dopo ovviamente aver preso diverse cinquine in faccia e spolverata con zoccole di legno e battipanni in bambù.
Avevamo la liberta’ dei successi e degli insuccessi, delle responsabilita’.. che abbiamo imparato a gestire.
Sei di questa generazione?
Se lo sei, prenditi un minuto per riflettere sul post dedicato a Lupo e alla nuova generazione.

Forse per un po’ dimenticherai la vita stressata che stai vivendo e ridiventerai il bambino di una volta..
Di sicuro dirai: “ Cos’era tutto questo?”.
Ma quanto ero Felice con cosi’ poco….


 

Generazione BOH.

 

Come promesso eccolo il post sul tema in oggetto che son solito ad inserire, anzi non faccio fatica e mi basta solo trascrivere una rappata del Fedez che spiega il significato della parola usata dalla “Generazione BOH”.


Un italiano su tre vive a casa dei genitori
Il problema è che gli altri due sono i genitori
Con in mano il testamento tipo Nonno quando muori?
Ti trovi a quarant'anni a dire Mamma dormo fuori
E' noto che l'italico soffre di stress post-traumatico da cellulare scarico
Tipo che l'Iphone smette di scrivere e tu smetti di vivere
Pazzo per gli autoscatti? Sei fotosensibile
Su Facebook si è iscritta metà popolazione
L'altra metà ha ancora dei problemi con il modem
I suicidi ormai non fanno più tanto rumore
In tuo onore ci sarà un minuto di silenziatore
Il mio paese chiama Facchinetti figlio d'arte
E' come andare da McDonald's e dire Vado al ristorante
Un vecchio è un pericolo se guida una Mercedes
Figuriamoci quando è alla guida di un paese
Generazione "televoto" coi cervelli sotto vuoto
Sempre più risucchiati dal televuoto

Generazione beat?
Generazione pop?
No! Rigenerazione
Generazione BOH!

I don't know (boh) I don't know (boh)
I don't know (boh) I don't know (boh)
I don't know (boh) I don't know (boh)
I don't know (boh) I don't know (boh)

etc. etc.

Un bel quadretto, tutto sommato, in cui molti possono riconoscersi, anche in quella "generazione BOH" che esprime tutta la perplessità di un mondo che non sa dove cazzo andrà a finire.


mercoledì 7 ottobre 2026

la storia di LUPO.

 



Questo che vedete nella foto è il Ponte Rossini a Torino e la storia che voglio raccontare è tornata in auge in quanto esiste una proposta al Comune di TO di mettere una targa ad un cane “randagio”.

Che fece sto cane di così eclatante per farsi immortalare?

E mo ve lo dico..con dolce e anche amaro nel cuore e capirete il perchè..

Settantunanni fa un cane “randagio” tipo Pastore Tedesco per capirne la stazza, era alla ricerca di cibaria nei pressi del ponte sopraccitato ed il fiume “Dora” era in piena ..una bimba che era andata a giocare sulle sponde del fiume è scivolata in acqua.. i presenti umani di certo non bravi nuotatori non eccellevano in coraggio per sfidare corrente e gorghi e alle grida della bimba, solo il cane si è tuffato, l'ha afferrata per il vestitino, portata a riva e salvata davanti agli occhi dei non coraggiosi.

Sto cane non aveva un nome e quindi lo battezzarono "Lupo".


Per qualche giorno Lupo diventò l'eroe della città.

Venne accolto solo da un suonatore ambulante, Giuseppe Maggiora (così sta scritto sul giornale), che decise di prendersene cura.

Ma la storia purtroppo ebbe un finale drammatico.

Il suonatore ambulante dovette assentarsi e Lupo allontanandosi dalla sua nuova casa venne catturato dall'accalappiacani.

Fu portato al canile municipale e, nonostante il gesto con cui aveva salvato una vita, venne soppresso prima ancora che il suo nuovo “padrone” riuscisse a rintracciarlo.

All'epoca, infatti, i cani randagi potevano essere soppressi dopo appena tre giorni se nessuno li reclamava.

La sua morte provocò indignazione e proteste.

La vicenda però contribuì a cambiare le regole del canile municipale di Torino, con l'estensione da tre a sette giorni del periodo minimo di permanenza dei cani catturati.

Oggi, a 71 anni da quel salvataggio, la storia di Lupo è tornata alla luce anche per un fatto increscioso che poi vi dirò.

La Circoscrizione 7 ha approvato all'unanimità una proposta per chiedere al Comune di Torino di realizzare una targa o un cippo commemorativo nei pressi del ponte Rossini, proprio vicino al luogo in cui il cane si gettò nella Dora per salvare la bambina.

La proposta sta percorrendo l'iter comunale previsto.

Questa storia è rimasta per decenni nei ricordi e negli archivi della città, ma meritava di essere raccontata e chiudo con l'amaro in bocca per averVi raccontato il finale della storia di Lupo ma l'amaro peggiore è dovuto dal fatto che questa notizia apparsa sulla Stampa il 17 giugno u.s era stata citata come paradosso in quanto pochi giorni prima, un gruppo di ragazzi avevano preso di mira un cane nei presso della GranMadre, e dopo avergli spezzato le gambe, l'hanno buttato nel Po.. fortunatamente una guardia zoofila l'ha ripescato e ora sto cagnetto sta bene.

Ora che questi cani siano randagi non giustifica l'esser presi di mira per poi sopprimerli e Lupo era diventato “randagio” dopo la morte del “chiamiamolo padrone” che era un invalido e il cane lo trascinava con la carrozzella.. nessuno lo aveva preso in consegna.. e la chiudo qui.


A Giacinto.



Ho notato un incremento di battute lettura anomalo ed ho cercato di capirne il perchè e mi son trovato un post che pubblicai una decina d'anni fa ed era riferito alla dipartita dell'on. Pannella che ha ottenuto 39.000 battute e lo ripropongo anche in occasione della recente scomparsa della sua discepola Emma che penso si troveranno bene assieme.

p.s Le vignette sono fatta da Stefano. 

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domenica 22 maggio 2016

 E che dire di questa persona che ha battagliato contro tutto e tutti e nel mio caso ha regalato molto e mi ha regolarizzato la vita.. mi ricordo la lotta per avere il divorzio, ottenuto con la storia del Si che voleva dire No e viceserva.. molte persone bacchettone hanno detto NO in quanto non avevano capito ‘na mazza sull’abrogazione e quindi convinti di dire NO al divorzio lo hanno fatto approvare..l’unica a capire sbagliato e che lo voleva (solo per fare piacere a me) e' stata mamma che ha detto SI venendomi contro.. ma fa nulla.. io sono stato uno dei primi in Italia ad ottenere il divorzio e cmq grazie a Pannella.. le sue lotte anche per l’aborto, i diritti degli omosessuali, l’obiezione di coscienza antimilitarista, la pena di morte, la fame nel mondo, le depenalizzazioni etc etc lo hanno contraddistinto con i suoi digiuni..era amico e nemico di tutti, era contro e con la chiesa e mentre lottava coi poteri cattolici che non ne volevano sapere sui suoi ideali ha mandato lettere al Papa in segno di amicizia e fedelta’..ha regalato molto all’Italia e sovente e' stato classificato Don Chisciotte ed ha ricevuto sorrisi ironici e offese fuori luogo.. ora sono tutti d’accordo che Giacinto Pannella detto Marco e’ stato un grande e Stefano lo ricorda cosi’..