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sabato 21 marzo 2026

Golia contro Davide.

 

Ragazzi perdete un poco di tempo per la lettura del post riferito alla situazione attuale nel Medio Oriente, se Israele merita di esistere o essere annientato.

Parto dal fatto che Israele esiste da 80 anni e quel che è fatto è fatto.

Non credo che si possa distruggere Israele e non vedo perché lo si debba distruggere.

Quello che però mi permetto di fare notare è che Israele si fonda su territori occupati e strappati agli arabi a cui non ha mai rinunciato negli ultimi 80 anni, anzi ha continuato a promuovere la penetrazione economica e demografica dei territori occupati con la colonizzazione di insediamenti israeliani.

Mi riferisco soprattutto ai territori occupati della Cisgiordania e del Golan che sono stati annessi e occupati da Israele nel 1967 e mai restituiti agli arabi.

È vero che furono fatte delle offerte ai palestinesi che riguardavano il 90% della Cisgiordania e che i palestinesi le hanno rifiutate però è anche vero che il regime di occupazione militare israeliano è uno dei più disumani del mondo con la sistematica violazione dei diritti umani degli abitanti della Cisgiordania e del Golan.

Credo che sia il caso di ricordare la drammatica situazione di Gaza, dove gli israeliani hanno continuato a bombardare e massacrare la popolazione civile con la scusa del terrorismo.

Dopo il 7 ottobre Israele ha dato inizio ad una spirale di guerra e violenza che ha investito tutto il Medio Oriente e di cui la recente crisi iraniana è soltanto il culmine del progetto di Netanyahu che è quello di costruire il Grande Israele a spese degli arabi.

Se dare una patria alle vittime della Shoah poteva essere una causa nobile, è anche vero che per costruire Israele gli ebrei non hanno esitato a cacciare gli arabi su territori che ormai erano abitati dalla popolazione araba da generazioni.

Nel 1948 il 67% della popolazione della Palestina era araba mentre solo il 33% era ebraica.

Gli ebrei costituivano una minoranza rumorosa ma pur sempre una minoranza in confronto alla maggioranza della popolazione che risiedeva in quelle terre da diversi secoli.

L'ONU, con una decisione che non diede spazio a discussioni o interpretazioni, decise di regalare oltre la metà del territorio della Palestina alla minoranza ebraica facendo un enorme torto alla maggioranza araba che non riconobbe la decisione e si rifiutò di riconoscere Israele.

Scoppiò la prima guerra arabo-israeliana poche ore dopo la proclamazione dell'indipendenza di Israele nel 1948.

Da allora la questione palestinese non è mai stata risolta fino ad oggi e dubito che sarà risolta con Netanyahu.

Infine, vorrei concludere citando un discorso di Bettino Craxi che nel 1985 definì la lotta armata dell'OLP una causa legittima perché un movimento nazionale che lotti per una causa nazionale contro un'occupazione straniera ha il diritto di ricorrere alla lotta armata, un diritto riconosciuto dalle leggi della Storia e dallo Statuto delle Nazioni Unite (principio di autodeterminazione dei popoli). Credo che Craxi abbia ben espresso la condizione del popolo palestinese oppresso da ottant'anni dal popolo israeliano.

Andreotti fu ancora più chiaro quando disse che, se fosse nato palestinese e avesse vissuto in un campo di concentramento per 50 anni senza nessuna prospettiva di futuro da dare ai propri figli, sarebbe diventato un terrorista anche lui.

Quel coraggio che distingueva la nostra classe dirigente per solidarietà nei confronti dei palestinesi temo che oggi si sia esaurito con un governo sempre compiacente verso Israele. 

Nulla contro lo Stato ebraico che ha dimostrato nel corso della sua breve storia di avere un coraggio straordinario ma, conoscendo le sue origini e tutti gli errori che Israele ha commesso nei confronti dei palestinesi, purtroppo non credo sia logico dare ragione a Israele.

Neppure chi è amico di Israele, riesce a schierarsi con Netanyahu alla luce di ciò che sta facendo contro i palestinesi.

Chiamatelo come volete: pulizia etnica, crimini di guerra, crimini contro l'umanità, genocidio, massacro, strage.

Il risultato non cambia.

Netanyahu è deciso a distruggere i palestinesi e risolvere una volta per tutte la questione.

Prima era Davide contro Golia.

Oggi è Golia contro Davide.

Israele è diventato Golia.

E adesso dite la vostra dopo aver fatto il pieno di benzina e controllato le bollette di luce e gas senza dimenticare quanta gente innocente ci sta lasciando le penne.

venerdì 20 marzo 2026

La Cina è vicina.

 


Benvenuta primavera e quindi basta coi post di queste guerre e aumento costi.. svaghiamoci con un aneddoto che sa di barzelletta pulita..

Un giovane medico cinese appena laureato non riesce a trovare lavoro né presso gli ospedali, né presso cliniche private.

Decide allora di aprire un proprio studio e come pubblicità sparge la zona di volantini che dicono che lui risolve tutti i problemi delle malattie a soli 20 euro, e nel caso non ne sia capace darà 100 euro lui al paziente insoddisfatto.

Un avvocato pirla, legge il volantino e pensa di incastrarlo con delle false malattie e guadagnarsi facilmente i 100 euro.

Si presenta e dice:" Dottore, non riesco più a sentire i sapori.

Sono disperato".

" Non si pleoccupi, lisolviamo tutto”.

Infelmiela, scaffale N. 20, fialetta numelo 5".

Il medico rompe la fialetta e la versa sulla lingua dell'avvocato."... Ma cazzo, questa è benzina "

" Visto! Ha liacquistato il gusto dei sapoli: 20 eulo !!".

L' avvocato incazzato come una iena, paga, ma medita vendetta e cosi il giorno dopo si ripresenta dal dottore cinese.

" Dottore, ho perso la memoria, non ricordo più nulla! "

" Non si pleoccupi, lisolviamo tutto”.

Infermiela, scaffale N. 20, fialetta numelo 5 ".

" Ma quella è la benzina di ieri! "

" Visto! Ha liacquistato la memolia: 20 eulo !!".

L'avvocato è infuriato, paga, si arrovella e ne studia una più difficile. Il giorno dopo torna dal dottore cinese.

" Dottore, ho perso la vista! Non vedo più niente! Mi aiuti! “.

" Mi dispiace ma questo ploblema non sono capace di lisolvele”.

Ecco a lei 100 eulo”.

E dà i soldi all'avvocato.

" Ma questi sono 20 euro " ,

dice l'avvocato.

" Ha liacquistato la vista: 20 eulo !!".

mercoledì 18 marzo 2026

Situazione nel Golfo Persico.

 

Per chi non ha tempo da perdere nel leggere lunghe analisi complicate faccio il fotoromanzo della situazione nel Golfo Persico

NOTA:

Così la piantate di dire che scrivo troppo.



martedì 17 marzo 2026

La minaccia Iraniana dov'è?

 

Fatemi capire.

Questo è un ex generale dell'esercito USA e si chiama Jack Keane, è stato riabilitato dal parrucchino giallo che lo manda sulle TV americane per avvertire la popolazione che l'Iran è una minaccia per tutti.

Riporto esattamente le sue parole, così che non ci siano fraintendimenti e poi sotto metto la traduzione in Italiano con relativo commento:

the Ayatollah [Kamenhei] is diabolical. You know, he wants to dominate and control the Middle East and export his radical form of fundamentalist Islamic terrorism to the world.
I mean they haven’t changed one bit. They still want to pursue a nuclear weapon. They still want to support the proxies that are in the region to destabilize the region and take down Israel.
And they have a ballistic missile program that is growing every single day.
Obviously, that threatens Israel and potentially our bases in the region. And that’s where they are. He has emissaries that talk nice to our people, but that’s where the leadership really is.
And they’ve been like this for 45 plus years.

In italiano:

L’Ayatollah [Kamenhei] è diabolico. Vuole dominare e controllare il Medio Oriente ed esportare la sua forma radicale di terrorismo islamico fondamentalista nel mondo. Voglio dire, non sono cambiati di una virgola.
Vogliono ancora provare a sviluppare un’arma nucleare. Vogliono ancora sostenere i loro alleati che si trovano nella regione per destabilizzarla e abbattere Israele. E hanno un programma missilistico balistico che cresce ogni singolo giorno. Ovviamente, questo minaccia Israele e potenzialmente le nostre basi nella regione lì vicino.
Ha dei rappresentanti politici laici che predicano bene ma praticano male [negando questi intenti] ma è questo che vuole veramente la leadership iraniana.
E vanno avanti così da oltre 45 anni.

Ora faccio una considerazione..

l’Ayatollah in questione più che diabolico sembra proprio un povero bischero, visto che ha emanato un decreto vincolante che vieta nella maniera più assoluta la costruzione di una bomba atomica in quanto è un’arma diabolica, e contraria ai dettami religiosi.

E il Keane di cui sopra - che non può non saperlo - sta raccontando solo balle plateali.

Ma poi, che cazzo di minaccia sarebbe l’Iran? Per chi?

Vorrebbe esportare “ la sua forma radicale di terrorismo islamico fondamentalista “ dove? In Afghanistan? In Pakistan? Perchè, ha a disposizione qualcosa di meglio da insegnar loro?

Ovviamente il pubblico americano non ha la minima idea di dove si trovi l’Iran, e nemmeno che un tempo si chiamasse “Persia” (e d’altronde anche parecchi italiani ne hanno una idea abbastanza vaga).


E difatti è solo grazie a questa grassa e diffusa ignoranza che nessuno sa dire chi sono i vicini dell’Iran, che sto temibile regime dovrebbe minacciare.

Armenia? Troppo tardi, è già stata schiacciata dall’Azerbaijan, con pulizia etnica, annessioni, e mondo zitto.

Magari l’Azerbaijan? Per fare cosa? Per vendicare gli armeni, cristiani, cacciati dalle loro terre?

Dell’Iraq?, con il quale l’Iran ha combattuto per 8 lunghissimi e orribili anni. A farlo a pezzi ci hanno già pensato gli americani, e attualmente esiste solo sulla carta. Il pericolo non sono certo gli iraniani.

Ah, beh. C’è l’Afganistan?. Eh, certo, proprio il vicino pacifico giusto da aggredire. La tomba degli eserciti occidentali. Sai che minaccia.

Ok. E che ne diciamo del Pakistan? L’Iran potrebbe minacciarlo, no?

Chi, quello con le armi nucleari? Quello che ha offerto la protezione delle suddette a Teheran, in caso le usasse Israele? Non lo vedo molto impensierito, visto che è di fatto l’unico vero protettore degli iraniani.

Ok. Rimane il Turkmenistan. L’Iran potrebbe tranquillamente essere una minaccia per il Turkmenistan.

A parte che è proprio da lì che sono partiti gli attacchi di droni (e di aerei israeliani) durante la guerra dei 12 giorni, sembrerebbe più il Torkmenistan una minaccia per l’Iran, che viceversa.

E allora, dove cazzo sta la “minaccia iraniana? che questo deficiente suddito di parrucchino giallo va in giro a sbandierare?

L’Iran, da quando è stato fondato nel dopoguerra, non ha mai fatto guerra a nessuno.

Si è difeso dall’aggressione irachena, voluta dagli sponsor occidentali del terribile dittatore Saddam Hussein, che tanto dittatore e tanto terribile all’epoca non era, visto che era un alleato di ferro degli americani.

Beh, come dice lui, sono 45 anni che l’Iran minaccia i suoi vicini e cerca di dotarsi di un arma nucleare. E sta anche sviluppando missili balistici in grado di colpire l’Europa e - udite udite - gli Stati Uniti d’America!

Ehi, caro ex generale dei miei coglioni, ferma le macchine.

45 anni che cerca di sviluppare una bomba atomica?

Ma chi cazzo credi che siamo, tutti venuti giù con la piena?

Nessuno impiega 45 anni a costruire una bomba atomica.

Se ha il materiale la fa in un paio di mesi.

Se non ha il materiale lo accumula in una decina d’anni al massimo (presente un certo Kim Il Jong, eh?)

E poi non è stato parrucchino giallo in persona a comunicare al mondo, 7 mesi fa, che il programma nucleare iraniano era stato “annichilato”?

Non abbiamo tutti visto i mitici bombardieri “fine-di-mondo” fare il giro del pianeta senza scalo a cui la svizzera ha negato il passo aereo sulla loro nazione, per colpire i siti nucleari sotterranei iraniani?

E ora ci risiamo con la “minaccia nucleare” e i mitici 440 kg di uranio da arricchire a “Livello militare”?

Ah ah, Quindi erano tutte balle, eh?

Come al solito...generale del menga..ma andate a spander melega te e il parrucchino giallo..


Giusto per divertimento.

 


C'è una scena che si ripete, in queste giornate di fuoco che tengono il mondo col fiato sospeso, ed è la scena di un uomo solo davanti ai suoi microfoni, un uomo (si fa per dire) che parla, che twitta, che rilascia interviste, e che in ognuna di queste uscite pubbliche sembra contraddire quella precedente, come se la guerra in Iran fosse un enorme campo di battaglia dove però il generale in capo combatte prima di tutto contro se stesso, contro la sua coerenza, contro quel minimo di razionalità che anche in un conflitto dovrebbe guidare le scelte di chi comanda.

Donald Trump alias parrucchino giallo, il presidente americano che ha scatenato l'offensiva contro Teheran il 28 febbraio, con i raid che hanno ucciso la Guida Suprema Ali Khamenei e oltre milleduecento persone, sta dando prova in queste ore di una confusione mentale e strategica che fa impallidire qualsiasi precedente e che lascia intendere una verità semplice e agghiacciante... il padrone della Casa Bianca non sta capendo un cazzo di quello che sta succedendo .

La sequenza delle sue esternazioni è un capolavoro di contraddizioni in termini, un'arte performativa che se fosse teatro avrebbe il pubblico in visibilio, ma che applicata a una guerra vera rischia di costare cara a milioni di persone.

Il 9 marzo, a una settimana dall'inizio delle ostilità, Trump dichiara alla CBS: "Penso che la guerra sia molto completa, più o meno".

Poche ore dopo sto pirla, in conferenza stampa, aggiunge che l'offensiva finirà "molto presto".

Ma lo stesso giorno, il Dipartimento della Difesa pubblica online un messaggio che dice testualmente.. "Abbiamo solo appena iniziato a combattere".

E il segretario alla Difesa Pete Hegseth, intervistato da "60 Minutes", rilascia una dichiarazione che sputtana il suo comandante in capo smentendolo.. "Questo è solo l'inizio". Un giornalista, con il coraggio della verità, chiede a Trump di spiegare la contraddizione.

E lui, il presidente, risponde con una frase che dovrebbe far arricciare i peli sul culo a chiunque abbia a cuore la coerenza strategica del paese più potente del mondo... "Si potrebbero dire entrambe le cose".

Poco dopo, parlando alla conferenza dei repubblicani alla Camera, aggiunge un'altra cazzata: "Abbiamo già vinto in molti modi, ma non abbiamo vinto abbastanza" .

Ora, mentre la guerra entra nella sua terza settimana e i morti superano i duemila, mentre le petroliere non passano più lo Stretto di Hormuz e i prezzi del petrolio ballano, mentre le basi americane in Iraq e Kuwait vengono attaccate e i droni iraniani piovono su obiettivi civili, parrucchino giallo, lancia messaggi sempre più contraddittori.

Da un lato proclama che "il 100 per cento delle capacità militari iraniane è stato distrutto".

Dall'altro, con un'umiltà che sa tanto di resa, chiede aiuto a mezzo mondo per tenere aperto lo Stretto di Hormuz dandoci dei cagasotto.

Su Truth Social, sabato 14 marzo, il tycoon scrive che i paesi che ricevono petrolio attraverso lo Stretto devono inviare navi da guerra per garantire la sicurezza della via d'acqua, e fa una lista.. Cina, Francia, Giappone, Corea del Sud, Regno Unito.

Una richiesta che sa di disperazione, di ammissione di impotenza, di quella consapevolezza che la macchina da guerra americana, per quanto potente, non può presidiare da sola un'area così vasta e così minacciata.

Il problema, però, è che i paesi chiamati in soccorso hanno tutti ottime ragioni per dire di no al coglione.

La Cina, in particolare, è in una posizione delicatissima: secondo i dati dell'analisi Kpler riportati da Politico, lo scorso anno l'Iran e il Venezuela rappresentavano insieme circa il 17 per cento delle importazioni cinesi di petrolio, e quasi tutta quella quota passava dallo Stretto di Hormuz.

Pechino ha già cominciato a ridurre gli acquisti da Teheran a causa del conflitto, ma questo non significa che sia disposta a schierarsi militarmente al fianco di Washington in una guerra che rischia di allontanare per sempre un alleato storico come l'Iran.

E poi c'è la questione di principio.. perché mai la Cina dovrebbe inviare navi da guerra per proteggere il passaggio del petrolio che gli Stati Uniti stanno rendendo pericoloso con i loro bombardamenti?

La risposta, probabilmente, la conosce già parrucchino, ma continua a sperare in un miracolo.

E mentre tenta di coinvolgere Pechino in un'azione di "polizia dei mari" che sa tanto di velleitaria, il tycoon firma ordini esecutivi che parlano un linguaggio ben diverso. Venerdì 13 marzo, l'amministrazione Trump ha invocato il Defense Production Act per aumentare la produzione di petrolio al largo della costa della California.

Una legge del 1950, risalente alla guerra di Corea, che dà al presidente l'autorità di dirigere l'industria privata e di dare priorità alla produzione di beni essenziali per la difesa nazionale.

In tempi normali, si usa per produrre munizioni più velocemente o per garantire forniture critiche.

Oggi parrucchino lo usa per estrarre più petrolio, nella speranza di calmierare i prezzi che la sua stessa guerra ha fatto schizzare alle stelle.

Un paradosso che dice molto sulla confusione del momento.

Ma la militarizzazione delle industrie civili non si ferma al petrolio.

Secondo quanto riportato da The Mirror, durante un briefing classificato al Congresso, i funzionari dell'amministrazione hanno discusso la possibilità di invocare il Defense Production Act anche per accelerare la produzione di munizioni.

Le scorte americane, dopo due settimane di combattimenti, hanno già subito perdite per due miliardi di dollari, tra radar distrutti, aerei abbattuti e terminali satellitari ridotti in macerie.

E mentre parrucchino dichiara che "abbiamo munizioni intermedie e superiori illimitate", i suoi stessi generali sussurrano che la guerra potrebbe durare mesi, e che senza un rapido aumento della produzione il rischio di rimanere a secco è concreto.

L'ultima sparata, quella che più di ogni altra mostra la confusione mentale del presidente, arriva dall'intervista alla NBC rilasciata sabato 14 marzo.

Trump dice che l'Iran vuole fare un accordo, ma che "non sono ancora pronto perché i termini non sono abbastanza buoni".

Poi aggiunge che qualsiasi intesa deve includere "garanzie estremamente affidabili" sulla rinuncia di Teheran alle ambizioni nucleari.

E infine, con una frase che sa di scherzo di cattivo gusto ma purtroppo è vera, dichiara: "Potremmo colpire l'isola di Kharg ancora un paio di volte, giusto per divertimento".

Sticazzi ...Giusto per divertimento.

Mentre i missili uccidono persone vere, mentre le famiglie piangono i loro morti, mentre il mondo trattiene il fiato, il presidente degli Stati Uniti parla di colpire obiettivi strategici "per divertimento".

I mediatori del Medio Oriente, nel frattempo, tentano di aprire un canale di comunicazione tra Washington e Teheran, ma l'amministrazione Trump respinge al mittente qualsiasi tentativo.

Secondo fonti Reuters, diversi paesi hanno provato a offrirsi come facilitatori, ma la risposta della Casa Bianca è stata negativa.

Dall'altra parte, l'Iran rifiuta qualsiasi cessate il fuoco fino a quando gli attacchi non si fermeranno, e chiede anche un risarcimento finanziario per i danni subiti.

Una posizione che, in tempo di guerra, è quasi una dichiarazione di resa, ma che parrucchino non è in grado di cogliere perché troppo impegnato a contraddirsi da solo.

La sensazione, in tutto questo, è che il tycoon abbia perso la bussola.

Che abbia scatenato una guerra senza sapere come finirà, senza avere un piano chiaro, senza coordinamento con i suoi stessi generali.

Che navighi a vista, in un mare in tempesta, cambiando rotta a ogni onda e sperando che il vento lo porti in porto. Ma la guerra non è una barca a vela, e i venti del Golfo non sono brezze leggere.

Sono uragani che possono travolgere intere regioni, e con loro chi li ha scatenati senza sapere cosa fare.

Intanto, le navi da guerra dei paesi alleati non si vedono.

La Cina tace, la Francia nicchia, il Regno Unito dopo essere stato pubblicamente sbertucciato da parrucchino con quel "non abbiamo bisogno di voi" pensa due volte prima di imbarcarsi in questa avventura.

E lo Stretto di Hormuz resta chiuso, e le petroliere ferme, e i prezzi del petrolio alti, e la guerra che continua.

Con un presidente che dice di aver già vinto, ma che non ha vinto abbastanza.

Che dice che la guerra è finita, ma che è solo all'inizio.

Che dice che l'Iran è sconfitto, ma che bisogna ancora bombardarlo per divertimento.

Alla fine, forse, l'unica cosa chiara in questo conflitto è che di chiaro non c'è nulla.

E che il "coatto della Casa Bianca", sta dando il peggio di sé, in un teatrino dell'assurdo che farebbe ridere se non ci fossero di mezzo migliaia di morti veri e un'intera regione in fiamme.

Con la speranza, appesa a un filo, che qualcuno, prima o poi, prenda in mano la situazione e riporti un minimo di razionalità in questa follia.

Ma con la certezza, purtroppo, che quel qualcuno non sarà certo sto pirla di parrucchino all'anagrafe Donald Trump.



 

lunedì 16 marzo 2026

Noi cagasotto.

 


Non è che mi diverto a prender per il culo il biondino ciuffato che chiede agli alleati di scortare le navi petrolifere che attraversano il golfo di Hormuz e che ci da dei cagasotto se non accettiamo.

So quale sarebbe la risposta più opportuna da dare al capo della Giorgia nazionale.

Analizziamo il problema nei suoi aspetti tecnici.

Perché cazzo dovremmo prendere parte a una operazione del genere?

L'unica risposta valida, per me, è contribuire a calmierare il prezzo del petrolio consentendo il normale (o quasi normale) transito delle navi cargo nel Golfo di Hormuz.

Il successo di questa operazione porterebbe indubbi benefici all'economia e ai conti delle famiglie italiane.

Se decidessimo di farlo — e in una situazione in cui il rischio di attacchi da terra con missili e droni da parte dei Pasdaran è ancora presente — noi italiani abbiamo solo due navi ottimizzate per questa missione.

Si tratta dei nostri più recenti gioiellini tecnologici: 

il P 434 Giovanni Delle Bande Nere, 

e il P 436 Domenico Millelire. 

Due pattugliatori polivalenti d'altura (PPA), in configurazione FULL.

Il P 434 Giovanni Delle Bande Nere, con il suo caratteristico rostro a prua

Il pericolo più grande in una missione del genere sarebbe rappresentato dai missili balistici tattici dei Pasdaran e anche dai 4.000 droni nemici che possono partire da qualsiasi cantina.

Il due PPA hanno un sistema di difesa chiamato 

SAAM-ESD (Surface Anti-Air Missile – Extended Self Defence) che impiega un sensore Dual Band Radar, che è il primo radar 3D a facce fisse di concezione e realizzazione europea.

Con una modalità specifica è in grado di allertare subito la nave dell'arrivo di uno o più missili balistici e guidare i missili Aster 30 sul bersaglio.

Per una ragione o l'altra, non disponiamo di altre navi adatte a una missione del genere.

La minaccia balistica in mare è relativamente recente, e la MMI sta facendo i salti mortali per aggiornare le sue unità.

E anche con queste navi ci sarebbero dei problemi.

Ognuna di esse porta solo 16 missili Aster 30, e la dottrina attuale prevede che se ne sparino almeno due per ogni bersaglio.

I Pasdaran sanno che per aver una speranza di successo devono saturare le difese avversarie con salve di più missili, ad esempio tre balistici e un Cruise.

Dunque, benchè un PPA potrebbe sopravvivere a un primo attacco, non gli rimarrebbero missili per un secondo, o quasi.

Le analisi di intelligence della capacità offensiva dei Pasdaran ci dicono che, in questo momento, sono ancora in grado di ripetere l'attacco sul medesimo bersaglio dopo poche ore.

I rischi che correremmo in quelle acque sono quindi notevoli.

Ripeto che questa mia opinione è fatta con dati recuperati grazie all'AI e non ai TG RAI, comunque è che senza un sostanziale calo della capacità offensiva dei Pasdaran non ci sono le condizioni per una nostra presenza.( sempre per la storia che non facciamo come quello che si taglia etc. etc,)

Quindi parrucchino strafatto...fattene una ragione e non rompere i coglioni, hai voluto la bicicletta.. pedala.

Faccio i miei migliori auguri all'attuale comandante del PPA P 434, Giovanni Dalle Bande Nere, il Capitano di Fregata Claudia Di Cesare.


domenica 15 marzo 2026

SI o NO?

 


Siete pronti ad andare al referendum, avete le idee chiare?

Si tratta solo di mettere una X sul SI o sul NO ed è chiarificante quello che i nostri politici espongono per farci capire a cosa andiamo incontro e prendo ad esempio l'evento di Fratelli d'Italia al Teatro Parenti che si è svolto recentemente.

Cazzo.. siamo alla disperazione. Alla disperazione più nuda, più patetica, di quello che la Presidente del Consiglio ha mostrato in pubblico.

Durante il comizio di chiusura della campagna per il SI, la Meloncina ha detto la sua, mettendoci al  corrente che...


"Se vince il NO ci ritroveremo immigrati illegali, stupratori, pedofili, spacciatori rimessi in libertà che mettono a repentaglio la vostra sicurezza".

E ancora: "Figli che vengono strappati alle madri perché i giudici non condividono il loro stile di vita se vivono in un bosco".

E poi: "Antagonisti che devastano le vostre stazioni senza alcuna conseguenza giudiziaria".

E infine: "Processi mediatici e inutili che vengono pagati con i proventi delle tasse".

Al bingo dell'Apocalisse mancavano solo le cavallette, il Kraken (sito di scambio bitCoin), la cometa che ha estinto i dinosauri e l'abbattimento palme per la costruzione della pista ciclabile a Casalcoso.

Staminchia siamo al delirio terminale quando una premier, dopo tre anni e mezzo di governo, dopo aver avuto tutto il tempo e tutti gli strumenti per cambiare le cose, sale su un palco e il suo argomento migliore è il terrore.

Perché questo è il punto... se chi governa da tre anni e mezzo per convincerti a votare il suo referendum, deve terrorizzarti con scenari da film horror, ti sta confessando, senza rendersene conto, di non avere null'altro da offrirti a parte la sudditanza col biondino sparatore.

E allora giù di stupratori, pedofili, spacciatori, bambini rapiti.

E tutto questo, peraltro, davanti a una platea di pecore che applaude ma non ha capito una sega di quello che ha sentito e di cosa farà.

L'importante è sapere che per questo referendum spenderemo 3/400 milioni di euro che tricca e branca significano 7 eurini a cranio e la vita continua.