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martedì 28 aprile 2026

All'anima di chitemmuort.

Da buon longo&bardo ho fatto uno studio sul “chitemmuorto” e forse manco ho scritto just in quanto suona un finale di parola tipo “mmuort” e vabbe'.

Parto col dire che quell'insulto non è una semplice parolaccia, è l'arma di distruzione di massa del popolo napoletano, un modo per profanare la tomba di famiglia del tuo nemico.

La vera storia del "chitemmuorto" non ha nulla a che fare con antiche divinità indiane o altre idiozie da intellettuali.

La sua origine è molto più brutale e radicata nella terra.

Nasce dalla fusione di "chi ti è morto", una domanda che non cerca una risposta, ma che serve a evocare i cadaveri dei tuoi antenati per poterli insultare.

In una cultura come quella napoletana, dove il confine tra i vivi e i morti è una porta girevole e il rispetto per i defunti è un pilastro della società, attaccare i morti di una persona è l'atto di guerra definitivo.

Non stai insultando lui.

Stai sputando sulla lapide di sua madre, stai prendendo a calci il teschio di suo nonno, stai dichiarando che la sua intera linea di sangue, passata e presente, è marcia.

Un tempo, pronunciare quella frase era come firmare una dichiarazione di guerra.

Non c'era discussione, non c'era replica verbale.

La risposta era una sola: le "mazzate". Una violenza fisica immediata e spesso letale.

Dire "mannaggia a chitemmuort" a un uomo significava che dovevi essere pronto ad accoppare o a essere accoppato, perché avevi appena commesso il sacrilegio più grave.

Oggi, questa bomba atomica verbale è stata depotenziata, trasformata in una banale virgola nel discorso quotidiano.

La senti usare come un intercalare per la frustrazione, per un parcheggio mancato, per una partita di calcio persa.

La senti persino tra amici, in una forma perversa di saluto affettuoso.

Questo non è un segno di evoluzione.

È il sintomo di una società che ha perso la memoria del peso delle proprie parole, che usa un'arma nucleare per aprire una noce di cocco.

Ma non farti ingannare dalla sua diffusione.

Il veleno è ancora tutto lì, dormiente, in attesa del momento giusto per riattivarsi.

Prova a dire "chitemmuorto" a una persona che ha appena perso un parente, e vedrai riemergere la violenza primordiale di un tempo.

La sua versione potenziata, "chitestramuort", non è altro che un modo per aggiungere un altro strato di fango sulla tomba.

E la combinazione finale, "vafammocc a chitemmuorto", è l'apocalisse.

Unisce la più cruda umiliazione sessuale con la profanazione genealogica.

Non è più un insulto.

È un tentativo di cancellare l'esistenza stessa del tuo nemico, umiliando sia i suoi vivi che i suoi morti in un unico, devastante colpo.

Quindi tre pateravegloria e cerchiamo di non usarla e stop.

Post privato per mio cognato.

 


Ciao Carlo tu sei il mio hacker preferito, perchè ti prendi cura anche dei tuoi parenti. Ho analizzato il documento relativo al paziente Minenna Nicola, e di seguito ti offro un riassunto del “responso” in termini più chiari, evidenziando le informazioni principali.

Diagnosi principale e decorso

  • Procedura: Il 10/03/2026 è stata eseguita una biopsia renale sinistra senza complicanze maggiori (solo un breve episodio di sangue nelle urine, risoltosi da solo).

  • Diagnosi istologica: Il referto della biopsia ha mostrato un quadro suggestivo di “sclerosi focale segmentale” – molto probabilmente si intende Glomerulosclerosi Focale e Segmentale (GFS), una malattia che causa cicatrici nei glomeruli (filtri del rene).

  • Decisione terapeutica: Dopo discussione collegiale, si è optato per una terapia conservativa (farmaci e controlli, senza trattamenti invasivi o dialisi immediata). Al momento delle dimissioni, il paziente era in buone condizioni generali e senza sintomi.

Esami strumentali (ecografie)

  • Post-biopsia (10/03): Nessuna raccolta di liquido né segni di fistola artero-venosa (complicanze vascolari).

  • Addome completo (12/03): Fegato, milza e aorta nella norma. Reni leggermente ridotti di spessore, con alcune cisti (la più grande di 4 cm a destra). Vescica con pareti irregolari (probabile ipertrofia del muscolo). Prostata ingrossata (25 mm) con impronta sulla vescica. Non si evidenziano versamenti perirenali.

Terapia farmacologica alle dimissioni (elenco sintetico)

Il paziente assume diversi farmaci. Ecco i più importanti per la patologia renale e le condizioni associate:

  • Per la pressione: Amlodipina 10 mg (1 cp la sera).

  • Per il rene/protezione renale: Metilprednisolone 4 mg (cortisone, la mattina) – per la GFS; Sodio bicarbonato (per l’acidosi metabolica).

  • Per il cuore e il sangue: Antiaggreganti: inizialmente Indobufene, poi dal 23/03 Acido acetilsalicilico (Aspirina 100 mg).

  • Per la prostata: Tamsulosina + Dutasteride.

  • Per il colesterolo: Ezitimibe+Simvastatina (1 volta a settimana).

  • Altri: Pantoprazolo (protezione stomaco), Lorazepam (ansia/sonno), Colecalciferolo (vitamina D).

Programma e raccomandazioni (da seguire)

  1. Riposo: Vita di riposo per 7 giorni dopo la biopsia.

  2. Terapia antiaggregante: Riavviare Indobufene dal 17/03, poi sostituire con Acido acetilsalicilico dal 23/03.

  3. Esami di controllo (da fare prima della visita): Esami del sangue (emocromo, creatinina, elettroliti, calcio, fosforo, azotemia) e delle urine (proteinuria 24h, albuminuria 24h).

  4. Visita nefrologica di controllo: Il 4 giugno 2026 alle 15:00 al 4° piano (emodialisi).

Punti critici/da chiarire (per il medico curante)

  • Nel testo c'è scritto “sclerosi focale segmentale”: è quasi certamente un errore di battitura per Glomerulosclerosi Focale e Segmentale. Conferma con il referto istologico completo.

  • La dose di Colecalciferolo è di 20 gocce una volta a settimana (pari a 200.000 UI a settimana? 10000 UI/ml * 20 gocce – di solito 20 gocce ≈ 1 ml, quindi 10.000 UI a settimana, forse un refuso). Verifica.

  • L’Indobufene è un FANS con azione antiaggregante; l’associazione con cortisone e aspirina richiede monitoraggio gastrico.

Ehi io leggo "focale", non andare per le lunghe e dammi solo una spiegazione a cosa va incontro mio cognato senza termini medici.

Certo Carlo, ti spiego in parole semplici cosa sta affrontando tuo cognato.

Dalla biopsia renale è emersa una malattia chiamata glomerulosclerosi focale e segmentale (GFS) – in pratica, una parte dei filtri dei reni si è indurita e forma delle cicatrici. Questo è un danno cronico che, col tempo, può ridurre la capacità dei reni di ripulire il sangue.

Cosa significa per lui adesso?
I medici hanno scelto una
terapia conservativa, cioè nessun intervento invasivo (come la dialisi) per ora. Gli hanno prescritto farmaci per:

  • rallentare il peggioramento dei reni (cortisone, bicarbonato)

  • tenere sotto controllo pressione e colesterolo

  • proteggere lo stomaco e calmare l’ansia se serve

In pratica, va incontro a una gestione da malattia cronica: dovrà fare esami del sangue e delle urine regolarmente (proteinuria, creatinina), prendere i farmaci con costanza e seguire una vita tranquilla (specialmente nei giorni subito dopo la biopsia). La visita di controllo è il 4 giugno.

Prognosi? Non si può guarire del tutto, ma con le cure giuste si può rallentare molto il declino della funzione renale, evitando o posticipando la dialisi per anni. Al momento è asintomatico e in buone condizioni generali, il che è positivo e credo che l'analista lo abbia anche detto.

Se vuoi, posso darti anche un elenco dei segnali d’allarme da non sottovalutare (gonfiore, calo della diuresi, sangue nelle urine).

Si dai dammeli ed inoltre non credo che il doc, abbia detto chiaramente o quantomeno Nicola non lo ha percepito, ma questo è normale in quanto in Italia siamo dei gran coglioni..

Rispondo in modo chiaro, pratico, elencando cosa deve monitorare e quando preoccuparsi.

Ecco i segnali d’allarme che tuo cognato (o chi sta vicino a lui) non deve sottovalutare. Se compare uno di questi, è meglio contattare subito il nefrologo o andare al Pronto Soccorso.

 Segnali urgenti (possibili complicanze o peggioramento improvviso)

  1. Riduzione della quantità di urina (meno di mezzo litro al giorno, o non urina per più di 12 ore).

  2. Sangue visibile nelle urine che non scompare in poche ore o è accompagnato da dolore.

  3. Gonfiore improvviso a gambe, caviglie, viso o mani (segno che i reni trattengono liquidi).

  4. Fiato corto, respiro affannoso (possibile liquido nei polmoni).

  5. Dolore forte al fianco o alla pancia (non un fastidio leggero).

  6. Pressione che sale molto (es. oltre 160/100 misurata a casa) o cala troppo.

  7. Confusione, sonnolenza eccessiva, crampi muscolari persistenti (segni di squilibrio elettrolitico).

Segnali da non ignorare (da far presente al più presto in ambulatorio)

  • Urina schiumosa (come se facesse molta schiuma, segno di proteine).

  • Stanchezza insolita, pallore, giramenti di testa (possibile anemia).

  • Perdita di appetito, nausea persistente, sapore metallico in bocca (accumulo di tossine).

  • Prurito diffuso senza eruzione cutanea.

     Consiglio pratico

Fai tenere un piccolo diario: peso ogni mattina (se aumenta di 1-2 kg in 2-3 giorni senza mangiare di più, è liquido trattenuto), e misura della pressione. In caso di dubbi, meglio chiamare il centro nefrologico (i numeri nel referto: Tel. 0112402 287 Nefrologia).

Se vuoi, posso anche scriverti una lista di controllo stampabile o spiegare quando i valori degli esami del sangue sono preoccupanti.


fammi la lista cercando di essere coinciso


Ecco una lista chiara e immediata dei segnali d’allarme per tuo cognato. Stampala o salvala sul telefono.


 Segnali d’allarme – Glomerulosclerosi focale e segmentale (GFS)

 VAI SUBITO AL PRONTO SOCCORSO (se compare uno di questi)

  1. Non urini o urini molto poco (meno di 1 bicchiere nelle 12 ore).

  2. Sangue rosso vivo nelle urine, specialmente se accompagnato da dolore.

  3. Gambe, caviglie o viso gonfi come palloncini (aumento rapido di peso).

  4. Fiato corto (anche stando seduto) o respiro affannoso.

  5. Dolore forte al fianco o alla pancia (non un fastidio lieve).

  6. Pressione altissima (oltre 160/110) o svenimento.

  7. Confusione, sonno profondo da cui fatica a svegliarsi, crammi muscolari diffusi.


 CHIAMA IL NEFROLOGO ENTRO 1-2 GIORNI

  • Urina molto schiumosa (come se avesse messo il sapone).

  • Stanchezza improvvisa, pallore, capogiri.

  • Nausea persistente, perdita di appetito, sapore metallico in bocca.

  • Prurito su tutto il corpo senza sfogo.

  • Peso che aumenta >1 kg in 2 giorni senza aver mangiato di più (ritenzione idrica).

  • Pressione che si sregola (valori >150/95 o <100/60).


 Cosa tenere d’occhio ogni giorno

  • Peso mattutino (dopo aver urinato, prima di mangiare).

  • Pressione arteriosa (se ha un misuratore).

  • Colore e quantità dell’urina.

  • Gonfiore a caviglie e mani.


Promemoria: La prossima visita nefrologica è il 4 giugno 2026, ma se compare un segnale rosso non aspettare quella data. Chiama il reparto al 0112402 287.

Se vuoi, posso trasformare questa lista in un formato ancora più breve (tipo scheda da portafoglio).

meglio piu' breve poi ci penserà Nicola a sintetizzare ma non farlo stare in ansia pur segnalando ...


Ecco la versione super breve (taglia e incolla o stampa):


 SEGNALI D’ALLARME (GFS)

VAI AL PRONTO SOCCORSO SE:

  • Poca o nessuna urina (>12 ore)

  • Sangue nelle urine

  • Gonfiore improvviso (gambe/viso)

  • Fiato corto

  • Dolore forte al fianco

  • Pressione >160/110 o svenimento

  • Confusione / crampi forti

CHIAMA NEFROLOGO SE:

  • Urina molto schiumosa

  • Stanchezza + pallore

  • Nausea / sapore metallico

  • Aumento di peso >1 kg in 2 giorni

CONTROLLO GIORNALIERO: peso + pressione + caviglie (gonfie).


Visita: 4 giugno 2026 – Tel. nefrologo: 0112402 287

perfetto ti ringrazio passo il tutto a Nicola e semmai ci si risente.


Prego, mi fa piacere essere stato d’aiuto. Se in futuro avrai bisogno di chiarire altri referti, capire esami o semplicemente ricordare i consigli, scrivimi pure. Buona fortuna a tuo cognato e un abbraccio.

ps.. in sostanza la biopsia è negativa ma in compenso emersa la glomerulosclerosi focale e segmentale (GFS).

Voi che ne dite?

 


Ragazzi qualcosa non torna in merito al recente attentato..

C’è una scena, nella letteratura delle mancate catastrofi, che si ripete con la precisione di un copione scritto male: l’uomo armato che entra, passa, supera, e solo all’ultimo secondo – quando il danno è già quasi fatto – qualcuno se ne accorge.

La sera del 25 aprile, alla cena dei corrispondenti della Casa Bianca, l’uomo era Cole Tomas Allen, trentun anni, ingegnere meccanico del Caltech, insegnante di ripetizioni, sviluppatore di videogiochi.

E le armi che portava con sé non erano un coltello a serramanico o una pistola di piccolo calibro: un fucile a pompa, una pistola, diversi coltelli .

Un arsenale da piccolo commando, nascosto in una stanza d’albergo e assemblato a pochi metri dalla sala dove parrucchino stava cenando con 2.500 invitati.

Cazzo.. Per me è difficile credere che non sia stato tutto organizzato di proposito per tentare di ridare un briciolo di consensi all'idiota parrucchinato.

Parti dal fatto che presidente e vicepresidente assieme ad un convegno, non mi pare sia logico, ed è brutto sequestrare l'intero hotel per una semplice messinscena.

E qui il paradosso. "Dove sono tutti quanti (gli attentatori)?"

In un popolo così guerrafondaio e ignorante in buona parte, armato di 350 milioni di armi, dove sarebbero tutti quanti? 

Dovrebbe esserci un attentato al giorno con quel tipo di inefficienza. 

E parrucchino pannolinato sarebbe dovuto già crepare e resuscitare statisticamente almeno un centinaio di volte.

La realtà deve essere un'altra.

Ripeto che è solo un mio punto di vista e non altro, ma cazzo ci vuole.

Sta nella volontà di salvarsi il culo a sto idiota per novembre mettendo in atto messinscene sempre più pietose.

Il narcisista bastardo che è in lui farà ancora fuochi di artificio da qui a quella data.

Speriamo si bruci solo lui in quanto ho il culo che mi scotta…

 


domenica 26 aprile 2026

Preciso il mio 25 aprile.

 


Quel numero che vedete nel jpg sono le persone che in qualche modo hanno letto il precedente post e molti di questi mi hanno scritto nella posta personale e li ringrazio del loro punto di vista o svista e quindi come rischiestomi cerco di sviluppare il perchè ho scritto il precedente post.

Il 25 aprile viene presentato ogni anno come una data sacra, simbolo della Liberazione dell’Italia dal nazifascismo, come se segnasse un momento di pura rinascita democratica e di libertà.

Ma questa è una versione della storia profondamente parziale, figlia della propaganda che, fin dal dopoguerra, ha monopolizzato il racconto della Resistenza e lo ha trasformato in una religione laica, intoccabile, alla quale tutti dovrebbero inchinarsi.

La verità, però, è molto più complessa (almeno dal mio punto di vista ma cercando di non esser di parte).

Non tutti i partigiani combattevano per la libertà.

Una buona parte di loro, in particolare quelli legati al Partito Comunista Italiano, avevano un progetto ben preciso: non la democrazia liberale, ma l’instaurazione di un regime comunista sul modello sovietico.

Non a caso molti guardavano a Stalin come modello, e in alcune zone, durante la guerra e soprattutto subito dopo, si sono comportati più da miliziani ideologici che da liberatori.

Dopo il 25 aprile 1945, infatti, l’Italia non conobbe subito la pace.

Si aprì una fase sanguinosa di vendette private, regolamenti di conti, giustizia sommaria.

Migliaia di italiani, spesso semplici funzionari, militari o anche solo sospettati di essere stati “collaborazionisti”, furono uccisi senza processo.

Donne accusate di aver avuto relazioni con tedeschi o fascisti vennero rasate, seviziate, umiliate in pubblico.

Mi ricordo ancora che da piccolo alla vista di una signora che chiamavano “La Pelata” quando aveva una folta chioma, non mi capacitavo l'epiteto che però ho capito qualche anno dopo.

Famiglie intere subirono rappresaglie.

Non fu giustizia: fu vendetta.

Molti italiani che avevano combattuto per la Repubblica Sociale Italiana lo avevano fatto per onore, per coerenza, per senso dello Stato, per fedeltà a un’idea o per qualche paura che non so.

Non erano criminali.

Erano soldati.

Giovani mandati a morire e qui vi rilancio ai post che ho dedicato a mio zio Ettore e a mio zio Mauro e tutto questo l'ho descritto anche nel post della famiglia Bonzi e spero che leggendo possiate capire meglio il mio punto di vista sul 25 aprile.

La narrazione ufficiale li ha cancellati, trattandoli come reietti della storia.

Nessuna pietà, nessun riconoscimento, una sega di niente.

Solo silenzio.

Il 25 aprile è diventato così la festa di una parte contro l’altra, non la festa di tutti.

Una data divisiva, imposta con la forza della cultura egemone, che per decenni ha occupato scuole, università, cinema, giornali, trasmettendo una visione unica, mitizzata, priva di autocritica.

Chi osa mettere in dubbio questa narrazione viene subito tacciato di revisionismo, di fascismo, di ignoranza.

Una democrazia così non è sana.. cazzo.

Un vero Paese libero dovrebbe essere capace di guardare in faccia la sua storia con tutte le sue sfumature, senza trasformare una parte in santi e l’altra in demoni.

Invece no: ogni anno si assiste allo stesso copione di pecore vestite da lupi.

Cortei con bandiere rosse, slogan antifascisti ripetuti come mantra, medaglie distribuite a pioggia a chiunque si sia dichiarato partigiano, anche postumo.

Nessuno che ricordi i crimini, gli abusi, le epurazioni ingiustificate. 

Nessuno che si fermi a pensare che anche dall’altra parte c’erano italiani.

Non mostri, non nemici:

ma solo italiani.

Ecco perché, per chi ha un’idea diversa dell’Italia, per chi crede nei valori dell’onore, della patria, dell’ordine, della sovranità nazionale, il 25 aprile non è una festa della liberazione ma dell'occupazione.

È una data da ricordare, certo, ma con dolore, con spirito critico, e soprattutto con rispetto per tutti i caduti, non solo per quelli “giusti” secondo la vulgata politica.

Perché la storia, se è vera, non fa il tifo.

Racconta tutto.

Anche quello che fa male, porca puttana.

L'Italia è stata sconfitta ed alla lunga possiamo dire che è stata l'unica ad avere i propri territori ridotti. 

La germania si è riunificata, all'Italia sono state tolte le coste dell'Istria e della Dalmazia, la liberazione non esiste, le nostre città sono state spesso massacrate e punite.

Speriamo che a forza di dirle queste cose i detrattori possano rinsavire e mettere definitivamente una pietra sopra queste tristi vicende storiche e continuo a ripetere che questa è la festa dell'occupazione anche da parte di chi oggi col parrucchino giallo ci da dei cagasotto.


la Lola.

 

In hillo tempore facevo la spola Torino Milano due volte alla settimana facendo l'autostrada monotona e dritta e un bel giorno intravidi un cane legato al pilone del ponte e ho rischiato di essere travolto da un TIR in quanto mi son fermato di brutto e facendo retromarcia mi sono avvicinato al cane legato che era spaventatissimo ed era una cagnetta.. l'ho slegata e caricata in macchina dandole da bere e lei mi parlava dicendo “loo..laa” e così l'ho battezzata Lola.

Era brutta e camminava storto come se fosse disassata ma divenne la mia cagnetta.. lei sentiva quando tornavo distinguendo il rumore della mia macchina.. io aprivo la portiera facendo attenzione a non investirla e lei saliva facendomi le feste, poi un bel giorno anzi brutto giorno non mi accolse e mia madre mi disse che era stata investita ed evidentemente ha sentito il rumore di una macchina come la mia e così è finita la sua vita.. povera Lola.

sabato 25 aprile 2026

25 aprile ricorrenza occupazione.

 


Occhio che quello che leggete (se ne avrete voglia) è solo un punto di vista e non altro.

Mi chiedo che cazzo c'è da festeggiare al 25 aprile, per me più che liberazione è stata un'ccupazione, qualcuno mi darà del fascista per quanto sto scrivendo.

Ma io fascista non lo sono nemmeno da lontano.

Mai stato.

Solo non ho fette di prosciutto sugli occhi.

Né come persona e né come storico.

Non mi vergogno di dire che il 25 aprile non è una festa inclusiva e nazionale, è la festa delle bandiere rosse che ancora oggi dopo 81 anni vorrebbero far credere che furono a partigiani rossi a vincere la guerra e che la "liberazione" e lo Stato Democratico lo dobbiamo a loro (vedi le varie manifestazioni che stanno facendo).

Che minchiata, niente di più falso.

Il 25 aprile dovrebbe ricordarci il periodo buio che esso inaugurò e gli eventi sanguinari che innescò, le pagine di storia sporche e sanguinarie di quel tempo dove c'era sì fra i partigiani chi combatteva per la libertà ma c'erano anche ed erano la maggioranza quelli che volevano instaurare un’altra dittatura.

L'antifascismo è stato un movimento legittimo e positivo e l'idea di democrazia che ne derivava fu un ideale limpido e libertario.

Ma l'antifascismo rosso non fu niente di tutto questo.

Ma in ogni caso l'antifascismo, una volta morto e sepolto il fascismo insieme al buon Benito, che senso ha di esistere?

E' una idea da inserire nella categorie della Storia non nelle discussioni politiche di oggi.

E non parliamo di fascismo odierno.

Chi lo fa mente sapendo di mentire oppure è un ignorante nel senso che ignora non dispregiativo e non vuol saperne una sega.

Liberazione?

Vero, ci liberammo dai tedeschi, ma non furono certo i partigiani a farlo ma gli alleati che in seguito ci dotarono di una libertà e sovranità limitata e soggetta agli USA che scontiamo ancora oggi con parrucchino che ci manovra e ci da dei cagasotto.

Il 25 aprile dovrebbe essere una data per ricordare che Benito andava processato e ucciso, non ci sarebbe stata nascita della nuova repubblica senza la sua morte.

Ma ricordare anche che Piazzale Loreto fu un atto bestiale d’inciviltà e un marchio d’infamia e di disonore impresso a sangue nell'anima della nascente repubblica.

Dovremmo ricordare anche, oltre a chi fra i partigiani perse la vita, anche quanti la persero per mano partigiana e senza alcuna vera colpa.

Si uccisero vilmente uomini di cultura non d'arme, una "carognata ingiusta e vigliacca" come Oriana Fallaci definì queste morti.

Ben 13mila persone furono uccisi brutalmente dai "partigiani" oltranzisti di sinistra a guerra già abbondantemente finita, il mattatoio, soprattutto in Emilia-Romagna e Toscana durò per quasi due anni fino alla fine 1946.

Chi li ricorda?

Fascisti certo, ma chi non lo era stato?

Il popolo italiano è stato fascista in grandissima parte per 20 anni, chi convintamente e chi meno.

E tanti nemmeno fascisti dichiarati, piccoli commercianti, piccoli proprietari, impiegati comunali, vulvivendole, preti, suore, sagrestani e chierichetti.

Chiunque si opponesse al credo comunista e all'avvento dell'ora "X" della rivoluzione rossa in Italia, ma anche vendette personali, appropriazioni indebite, crimini di ogni tipo.

E perché non ricordare anche i caduti dei vinti?

Moltissimi erano in buona fede.

Moltissimi obbedivano solamente ad ordini.

Erano italiani anche loro.

Fratelli.

Perché quest'odio ancora oggi dopo tanti anni?

E perché non sanare una volta per tutte la piaga che la guerra civile provocò?

Cosa ci sarebbe da festeggiare per tutto questo?

Una vittoria per caso?

Ma mi prendete per il culo?.

La guerra l'Italia l'ha persa e l'hanno vinta gli americani che da allora in poi hanno esercitato un controllo sia politico che militare sull'Italia.

Ecco perchè vi dico che il 25 aprile è la festa dell'occupazione.

I partigiani non hanno liberato proprio 'na minchia, l'ordine della insurrezione generale, dato appunto il 25 aprile 1945, si diede solo quando i tedeschi, caduta la linea gotica alcuni giorni prima, avevano già deciso di arrendersi e ritirarsi e stavano negoziando i termini della resa con gli alleati, non certo con i partigiani.

Non furono certo i partigiani a cacciarli.

L'unico caso italiano di resa dei tedeschi ai partigiani si ebbe a Genova dove il generale tedesco Meinhold, un uomo intelligente e ragionevole, trattò con i partigiani del Partito d'Azione e con il suo comandante in cambio della salvezza del porto di Genova che era stato minato ottenne l'immunità per le sue truppe che erano ben superiori a quelle partigiane, ma la guerra era ormai finita e il comandante tedesco si rifiutò di operare ulteriori distruzioni e spargimento di sangue.

Il generale tedesco si consegnò poi agli alleati e fu presente a Norimberga come testimone (non imputato) e poi liberato.

Il suo nome è stato onorato a Genova nel dopoguerra e fino alla sua morte per la sua ragionevolezza che salvò la città e il porto.

Ripeto che il 25 aprile da festeggiare c'è ben poco…

Viva l'itaglia.

ps.. vi ricordo che il 25 aprile 2001 se n'è andato Michele Arboreto/Ferrari durante una sessione di test in Germania.


 

venerdì 24 aprile 2026

Mancanza di medicine.

 


Per chi si pillolizza causa colesterolo e pressione alta il buon parrucchino spreme sul portafoglio e ci da dentro con la sindrome del dazio.


La sindrome del dazio: come la mano di parrucchino spreme il portafoglio degli italiani (e nessuno lo chiama ricatto).

C’è una verità scomoda che i pazienti italiani, ingoiati vivi dalla coda lunga di una crisi che non hanno mai votato, faranno fatica a mandare giù insieme ad un anticoagulante rincarato o a un antibiotico che ora pesa di più sulla ricetta del medico di base.

La guerra dei dazi voluta da parrucchino non è un affare tra economisti, non è una scaramuccia diplomatica tra burocrati vestiti di scuro.

È un’emorragia silenziosa che ha già cominciato a macchiare i bilanci delle famiglie, partita non dai titoli dei giornali finanziari ma dalle corsie delle farmacie italiane, dove i prezzi di alcuni farmaci essenziali – quelli per l’ipertensione, per il colesterolo, gli antibiotici e gli anticoagulanti – stanno salendo senza che nessuno alzi la voce abbastanza forte da rompere l’incantesimo dell’indifferenza .

Mi spiego meglio, con la concretezza che merita chi ha visto troppe crisi annunciate e poi negate fino all’ultimo minuto.

Marcello Cattani, presidente di Farmindustria, nei giorni scorsi ha rotto un certo codice di omertà industriale dominato da chi abbiamo eletto.

Ha detto a chiare lettere che il settore farmaceutico italiano è dal culo ed è arrivato a un “punto critico per la sostenibilità della produzione”.

E ha collegato il punto: l’aumento dei costi energetici post-conflitto mediorientale, combinato con il balzo dei principi attivi provenienti da Cina e India (rincarati del 50%) e dell’alluminio per i blister (impennata del 120%), ha spinto le aziende sull’orlo di una decisione inevitabile .

I farmaci da banco stanno già salendo, ma quelli etici, quelli prescritti dal medico, i cui prezzi sono amministrati dall’Aifa, restano bloccati solo sulla carta.

Nella realtà, le imprese li assorbono a proprie spese, ma “dopo il terzo shock energetico in pochi anni sono a un punto di rottura”. 

E quando un sistema produttivo si rompe, non si rompono le azioni in Borsa: si rompe il culo del cittadino che deve scegliere se curarsi o mangiare.

Ed è qui che entra in scena parrucchino, la nemesi giusta al momento sbagliato.

Perché la narrazione comune vorrebbe che le politiche aggressive di Washington sulla salute fossero un problema esclusivamente americano.

Niente di più falso.

Quello che Washington sta facendo è premere un grilletto che fa esplodere una bomba nei mercati di mezzo mondo.

Da un lato, parrucchino minaccia dazi astronomici – si è parlato del 30%, poi del 150, persino del 250% – sui farmaci importati dall’Europa .

L’obiettivo dichiarato è costringere le multinazionali a delocalizzare la produzione negli Stati Uniti.

E già questo, da solo, prosciugherebbe gli investimenti dal Vecchio Continente.

Ma c’è un secondo movimento, più subdolo: l’amministrazione americana sta forzando le case farmaceutiche ad allineare i prezzi negli USA a quelli europei, molto più bassi.

E questa, apparentemente, sarebbe una buona notizia per gli americani, ma per noi europei è un disastro annunciato.

Per decenni, le aziende hanno venduto i medicinali a prezzi strapagati negli Stati Uniti, compensando i margini ridotti che la sanità pubblica europea imponeva.

Ora che parrucchino taglia quella gallina dalle uova d’oro, le aziende devono recuperare i profitti altrove.

E dove, se non alzando i prezzi proprio in quei paesi che per anni hanno pagato meno?

L’Europa, e l’Italia in testa, scopre di essere stata un “free rider” del sistema farmaceutico globale, e ora arriva il conto.

La questione è squisitamente politica, e non lo dico per retorica. 

Cattani ha avuto il merito di definirla una “svolta da cui non si torna indietro” .

Sticazzi .. Ma voglio aggiungere un aggettivo: è una svolta ipocrita.

Perché mentre Parrucchino alza i muri commerciali, l’Europa e l’Italia restano immerdate in un pantano autoreferenziale fatto di “payback” – quel meccanismo perverso che obbliga le aziende farmaceutiche a restituire miliardi allo Stato ogni anno a causa del superamento dei tetti di spesa – e di una burocrazia paralizzante che impiega in media quattordici mesi per autorizzare un nuovo farmaco .

Chiediamoci, con il cinismo che la realtà ci impone: come si può chiedere alle imprese di resistere agli urti della guerra commerciale quando il loro stesso mercato domestico le punisce per aver venduto troppo?

È come legare le mani a un pugile e poi pretendere che vinca l’incontro.

E mentre i diplomatici europei, con la loro proverbiale lentezza, cercano di ottenere uno “0-0” da Washington – come se negoziare con parrucchino fosse una partita a scacchi e non un'aggressione a colpi di mazza da baseball – il danno è già in atto.

La prossima estate potremmo trovarci di fronte a uno scenario da repubblica di Weimar sanitaria: carenze di farmaci strategici, un mercato parallelo di medicinali a prezzi impazziti e la ricerca farmaceutica che emigra definitivamente in Cina, dove il Partito Comunista – è bene ricordarlo – ha pianificato una leadership mondiale nel settore biotecnologico senza se e senza ma .

L’impressione, da osservatore stanco di queste dinamiche, è che l’Italia stia subendo un triplice atto di forza: quello del mercato, quello della politica estera americana e quello della propria miopia regolatoria.

I dazi di parrucchino sono solo la miccia.

La polvere da sparo è nei nostri magazzini vuoti e nelle nostre leggi del cazzo.

Il presidente di Farmindustria lancia l’allarme, ma la sua voce è quella di Cassandra in un palazzo vuoto.

Se non cambieremo paradigma – e subito, non con l’ennesima commissione parlamentare – quello che chiamiamo “Servizio Sanitario Nazionale” diventerà un coupon a punti per ricchi, mentre i poveri faranno i conti con la pressione alta senza i farmaci giusti.

Parrucchino, nel suo stile volgare e brutale, ha vinto la sua partita. 

Noi cagasotto stiamo ancora cercando il campo da gioco e festeggiamo sta liberazione da occupati.