La
domanda che ci si pone è perchè i “Promessi Sposi” si studiano
tanto?
Faccio
un ragionamento terra terra..
“Promessi
Sposi” non é un romanzo qualunque ma un romanzo molto importante
per la lingua italiana moderna e per la letteratura italiana.
Per
la letteratura italiana è una delle opere più significative da
considerare e occorre dire che con le tematiche religiose presenti in
tale opera, il ( seppur indiretto ) sentimento patriottico (dato che
Manzoni scrisse tutto in italiano fiorentino illustre per rinforzare
la lingua italiana e creare unità linguistica), i vari temi storici
( fu il primo romanzo storico della letteratura italiana e tuttora
oggi rimane il più importante romanzo storico italiano e uno dei più
importanti romanzi storici della letteratura mondiale )… ….presenti
in tale opera fanno del Manzoni uno dei maggiori esponenti del
Romanticismo italiano e anche uno dei maggiori esponenti del
Romanticismo Europeo in ambito letterario.
Tale
romanzo (come tutte le altre opere letterarie ) è di grande
importanza anche per i contenuti.
Come
sempre nessun autore è perfetto e tutti gli autori sono figli del
loro tempo (Manzoni compreso).
Pertanto
non studi tale opera per seguirne dogmaticamente tutti i contenuti,
ma comunque la devi studiare per capire chi è stato Manzoni, cos’ha
prodotto, come ha influenzato il suo contesto con la sua opera, che
impatto ha avuto con tale opera, e cos’ha tralasciato nel corso del
tempo con tale romanzo.
E
da lì prendi ciò che è ancora valido e adatti ciò che è
adattabili (ad esempio prendi la benevolenza, il coraggio e la
durezza di Fra Cristoforo, prendi l’onestà di Lucia, prendi le
dure critiche di Manzoni alla vigliaccheria di Don Abbondio e all’
egocentrismo di Don Rodrigo e adatti tutto ciò al contesto attuale)
e tralasci il superato (tralasci il carattere troppo bonaccione di
Lucia che era altrettanto sbagliato come l’estremismo opposto del
carattere emotivo di Renzo, tralasci quell’illusionismo religioso e
cerchi di migliorare le vite delle persone in terra anziché
illuderti di una possibile ma non certa vita ultraterrena).
Ma
tale romanzo è di fondamentale importanza anche per una altro
fattore: la lingua italiana.
Difatti
dobbiamo ricordare il contesto storico culturale in cui si era
ritrovato il Manzoni e il modo con cui produsse tale opera.
Come
sappiamo ci furono tre edizioni de I Promessi Sposi.
La
prima del 1821/1823 intitolata “Fermo e Lucia”.
Poi
nel 1827 Manzoni pubblicò una nuova edizione del romanzo
avendone modificato il titolo ( in Promessi Sposi) e alcuni contenuti
e anche altri aspetti ( Fermo cambiò nome in Lorenzo Tramaglino o
Renzo ).
E
poi ci fu la terza edizione ( definitiva ).
Qui
Manzoni non aveva modificato più di tanto la trama e i contenuti.
Ma aveva fatto comunque dei cambiamenti molto significativi.
Nelle opere precedenti c’era una grande varietà linguistica.
Presso
i ceti popolari c’era molto dialetto milanese e presso i
ceti colti c’erano francesismi e latinismi.
In questa
terza edizione Manzoni rimosse tutti questi dialetti e tutti questi
francesismi e latinismi.
L’unico
“latinismo “forse fu quando Don Abbondio da vile non volendo
manifestare che non voleva permettere il matrimonio a Renzo e Lucia
per paura delle minacce subite dai Bravi iniziò a cercare di leggere
in latino per ingannare Renzo e questo essendo un umile tessitore
analfabeta non poteva conoscerlo e pertanto gli disse :” Che me ne
devo fare del suo latinorum ?“ ( per mostrare che non conosceva il
latino e voleva si parlasse in italiano).
Ma
questo non era neanche un vero e proprio latinismo.
Quindi
nell’ultima edizione dei Promessi Sposi il testo era scritto
interamente in volgare fiorentino.
Niente
dialetti, niente francesismi, niente latinismi.
E
cos’ha di così importante per la lingua italiana questo aspetto?
Tantissimo.
Perché
occorre ricordare che in quel periodo l’Italia era ancora molto
divisa politicamente.
C’erano
stati indipendenti tra di loro.
C’erano
territori oppressi dall’imperialismo austriaco.
E si stavano
sviluppando i primi movimenti patriottici per unificare l’Italia.
Dato
che l’Italia era molto divisa politicamente e dato che la
maggioranza della popolazione era composta da persone analfabete
l’Italia era anche molto divisa linguisticamente.
Perché
non essendo unita politicamente l’Italia non c’era una lingua
ufficiale e unitaria.
E
dato che in maggioranza gli abitanti erano analfabeti parlavano non
l’italiano colto ma i vari dialetti locali ( molto diversi tra
loro).
E
serviva unificazione linguistica.
Secoli prima Pietro
Bembo ( autore del primo libro guida per la grammatica italiana)
trovandosi pure lui in tale contesto vedendo che presso la Toscana
c’erano stati i migliori scrittori italiani ( e più significativi
) aveva usato tra i vari volgari italiani il volgare fiorentino come
quello illustre ( quello principale, quello più colto ) usando
Petrarca come modello di riferimento per i versi e Boccaccio come
modello di riferimento per la prosa.
Il
problema però era che erano passati secoli.
Ai tempi di Manzoni
moltissimi abitanti erano rimasti analfabeti ( e parlavano dialetti
locali molto diversi tra loro).
I
ceti colti parlavano un italiano più colto ma pure lì c’erano più
italiani da zona a zona.
Soprattutto
essendo passati secoli anche il volgare fiorentino illustre comunque
aveva subito notevoli mutazioni rispetto a quello di Petrarca e
Boccaccio ( dato che la lingua non è un qualcosa di statico ma un
qualcosa che cambia nel corso del tempo).
Pertanto
anche il volgare fiorentino doveva essere aggiornato rispetto a
quello dei libri di Pietro Bembo.
Quindi
Manzoni si occupò di tale compito.
Nel
1840 ripubblicò i Promessi Sposi rimuovendo tutti i dialetti, tutti
i latinismi e tutti i francesismi e presentando solo lingua italiana.
Più
precisamente presentava solo il volgare fiorentino illustre ( e
ovviamente quello aggiornato dei suoi tempi e non quello di Petrarca
e Boccaccio).
Fece
ciò perché doveva attuare il sistema della lingua imposta in cui
c’erano vari volgari italiani e quello fiorentino ( essendo quello
illustre ) doveva essere imposto affinché si diffondesse
maggiormente.
E scrivendo questo romanzo molto lungo e ricco di
contenuti ed eventi Manzoni automaticamente arricchì notevolmente e
aggiornò la lingua italiana.
Scrisse un romanzo con nuovi
termini italiani e con un nuovo stile italiano che presentava il
volgare fiorentino ( quindi quello illustre perché quello più usato
dai grandi intellettuali passati) e in forma aggiornata (non rimasta
indietro nel tempo).
E
questo contribuì all’aggiornamento della lingua italiana colta e
diede inizio a un processo di unificazione linguistica.
Non
a caso per questi meriti letterari dopo l’unificazione italiana del
1861 Manzoni divenne Senatore del Regno d’Italia e fu incaricato di
occuparsi della diffusione della lingua italiana colta e di curare la
pubblica istruzione.
Per
inteso Manzoni non ebbe la bacchetta magica e non creò unità
linguistica in quattro e quattr’otto.
Difatti
l’istruzione non era ancora obbligatoria e moltissimi non andavano
a scuola.
Poi
poco dopo l’unificazione italiana si rese il biennio elementare
obbligatorio e poi qualche anno dopo con la salita al governo di
Agostino Depretis si rese tutta l’istruzione elementare ( tutto
il quinquennio elementare ) obbligatoria, pubblica e gratuita.
Purtroppo però le spese per la pubblica istruzione erano
affidate ai singoli comuni italiani e quindi moltissimi comuni
italiani essendo molto poveri non ce la facevano.
Ovvio
che se l’istruzione elementare de jure era obbligatoria de facto
moltissimi ragazzi continuavano a non andare a scuola.
Solo
decenni dopo ci fu Giolitti che ebbe l’intelligence idea di rendere
le spese per la pubblica istruzione a carico dello Stato e non
dei comuni e così facendo i vari comuni ( non solo quelli ricchi ma
anche quelli poveri ) poterono garantire istruzione gratuita e così
il tasso di alfabetizzazione crebbe notevolmente.
Ma pure qui
parliamo del tasso di alfabetizzazione, non della cultura generale.
Molti ragazzi iniziarono a frequentare la scuola ma solo quella
elementare ricevendo le regole basilari e poco o nulla di più (anche
perché i programmi degli inizi del Novecento non erano corposi come
quelli attuali).
I ragazzi imparavano a leggere a scrivere ma non
a parlare la lingua italiana colta e in molti continuavano a
parlare in dialetto.
Decenni
dopo Manzoni sarà accusato di aver scritto un romanzo idealistico e
irreale ( perché era irrealistico che persone analfabete come Renzo
e Lucia parlassero il volgare fiorentino illustre).
Ad
esempio Verga essendo un esponente del verismo (in cui affrontava la
verità dei problemi sociali con crudo realismo e con oggettivismo
senza edulcorare) nei dialoghi usava molto dialetto siciliano per
mostrare in modo oggettivo la lingua veramente parlata dalle masse.
Però,
anche se Manzoni non riuscì a creare unità linguistica in poco
tempo (al contrario ciò avverrà molti decenni dopo la sua morte) fu
comunque colui che prese il volgare fiorentino illustre come
l’italiano da usare, fu colui che invece di seguire il volgare
fiorentino del passato usò il volgare fiorentino dei suoi tempi
aggiornando la lingua italiana, e fu colui che scrivendo un’opera
molto lunga e ricca linguisticamente arricchì notevolmente la lingua
italiana con nuovi termini e nuovi stili.
Il Manzoni non creò
unità linguistica ma comunque fu colui che avviò il processo di
unificazione linguistica.
Ed
infatti per tale progetto il suo romanzo fu usato come testo di
riferimento.
E
così se oggi l’Italia ha una lingua ufficiale e unità linguistica
una importante fetta del merito è di Manzoni.
Ecco
perché si studia così tanto tale opera.
Sia
perché questo romanzo è un’opera molto importante culturalmente
(a livello italiano e internazionale) e con tanti contenuti, sia
perché con tale opera Manzoni ha arricchito e aggiornato la lingua
illustre e ha avviato il processo di unificazione linguistica.