per
i fatti accaduti a Torino volete sentire anche l'altra campana?
Senza
fare commenti vi espongo cio' che Rita Rapisardi presente durante gli scontri, ha posto
in Linkedin.
(Premetto
che Rita Rapisardi giornalista freelance ed ex allieva della
scuola di giornalismo di Urbino si è aggiudicata il premio internazionale Marco Lucchetta 2022 per la categoria
Stampa italiana).
Questo
è il suo racconto:
La
storia del "poliziotto martellato"
La notizia in
poco tempo diventa quella principale, oggi ci aprono i giornali, la
premier in ospedale a stringere mani, quando a Niscemi si è fatta
vedere dieci giorni dopo, ma non dalla popolazione per paura di
contestazione.
Fortuna vuole che la scena del polizziotto io l'abbia vista
con i miei occhi, ero a cinque metri.
A
quel punto della serata gli scontri stavano andando verso la
conclusione, i manifestanti si erano dileguati da corso Regina,
quello di Askatasuna, dove si sono svolti per la maggior parte, per
scappare verso il lungo Dora attraverso i giardinetti che portano
al Campus Einaudi.
Migliaia di persone si sono riversate in
quel poco spazio e pian piano sono riuscite ad arrivare dall'altra
parte, anche perché le forze di polizia arrivavano da entrambi i
lati e la paura era quella di essere chiusi contro i cancelli, motivo
per cui alcuni hanno aperto un varco tra le grate.
Il
tutto per fortuna si è svolto abbastanza tranquillamente, in molti
urlavano di fare piano, con calma e non agitarsi.
Nel
frattempo continuava incessante il lancio dei lacrimogeni.
In
corso Regina ormai erano in pochi.
Sono
tornata indietro per controllare, si parla di 20-30 persone al
massimo.
Mi
affaccio e arrivano lacrimogeni ad altezza uomo (cosa vietata), una
ragazza di fianco a me viene colpita, un'altro batte sull'angolo del
muro e mi sfiora.
Indietreggiamo,
capisco che da lì sono un bersaglio, quindi torno sul corso e mi proteggo tra le auto.
A
questo punto vedo arrivare da sinistra una squadra di venti agenti in
antisommossa che corrono per manganellare quei dieci più vicini,
ormai deboli di numero.
Sono
pronta ad urlare "stampa", convinta le avrei prese anche
io, abituata a vestirmi sempre di nero poi.
Uno
di questi, esce dallo schieramento, parte da solo e si allontana di
15 metri, per inseguire un paio di persone, mi pare una avesse
un'asta in mano.
Le
inizia a manganellare, uno finisce a terra.
Altri
manifestanti arrivano in soccorso prendono il poliziotto e lo spingono via, lui cade a terra e da lì ci sono quei secondi
immortalati dal video ormai virale.
Perde il casco non allacciato e poi si becca i due colpi di martelletto (non martello) sulla giubba antiproiettile.
Mi
giro e guardo la squadra, nessuno va a salvarlo, eppure l'hanno
visto.
Intanto
da dietro arrivano delle urla, "basta, basta, lasciamolo stare".
I
militanti si allontanano e finalmente arriva un collega.
In
due poi lo trascinano via.
Doppia
ritirata, a quel punto mi allontano anche io, non era rimasto più
nessuno.
Cosa
capiamo quando vediamo un video?
Dov'è
la nostra capacità di analisi?
Quali
domande ci facciamo?
Cosa è successo prima, come interpreto quei
pochi secondi, saranno tagliati ad arte?
Ieri
sera leggo "il poliziotto assaltato, circondato, preso e
isolato".
Ci
sono numerosi video di persone a terra circondate e manganellate
quando sono a terra (anche fotografi, che non finiranno in home
page), ho visto teste aperte, labbra spaccate, persone intossicate
dal lacrimogeni che hanno vomitato in strada.
Almeno in trenta sono
andati negli ospedali torinesi, allertati la sera prima.
Molti
altri curati sul posto, i più non si avvicinano ai pronto soccorso per
paura di denunce.
(questa
era l'altra campana e ringrazio Rita per la testimonianza).
Ora
metto il carico da 11 e quella sopra fa parte delle
immagini che sono state volutamente ignorate
e le testimonianze raccolte durante gli scontri di Torino hanno
suscitato indignazione a livello nazionale e internazionale.
Fotografi,
giornalisti e manifestanti inermi denunciano un uso eccessivo della
forza da parte delle forze dell’ordine... manganellate, cariche
improvvise e una gestione delle emergenze che, secondo testimoni, ha
sfiorato l’omissione di soccorso.
Una
delle immagini più drammatiche ritrae un uomo anziano, il volto
coperto di sangue, mentre giace a terra chiedendo aiuto. Secondo chi
ha assistito alla scena, gli agenti avrebbero ignorato la richiesta
di assistenza, proseguendo lungo il percorso senza prestare soccorso
immediato.
La
foto, diventata virale sui social, è stata definita da diverse
organizzazioni per i diritti civili come un esempio di abuso
di potere e omissione di soccorso.
Altri
testimoni riportano episodi di violenza diretta contro giornalisti e
fotografi impegnati a documentare la protesta.
Numerosi
operatori dell’informazione sarebbero stati colpiti da manganellate
mentre tentavano di identificare i responsabili degli scontri o
semplicemente riprendere la scena.
I
video amatoriali confermano l’uso sproporzionato della forza contro
manifestanti pacifici e fotografi, alimentando un dibattito acceso
sulla responsabilità degli agenti e sull’equità del trattamento
legale.
Le
organizzazioni per i diritti umani denunciano che il fenomeno non è
isolato: negli ultimi mesi, il rafforzamento del cosiddetto scudo
penale per
le forze dell’ordine ha creato situazioni in cui la responsabilità
individuale degli agenti appare limitata, alimentando la percezione
che la legge non sia uguale per tutti.
“Quando
la protezione legale copre eccessivamente chi è autorizzato all’uso
della forza, cresce il rischio di violazioni dei diritti civili e si
minano i principi fondamentali dello Stato di diritto,” commenta
Carla Monti, docente di diritto costituzionale all’Università di
Roma.
Il
governo ha ribadito la necessità di garantire ordine pubblico, ma
fonti interne ammettono che episodi come quello dell’anziano ferito
potrebbero diventare “casi politici complessi”, che
rischiano di incrinare ulteriormente la fiducia dei cittadini nelle
istituzioni.
Le
opposizioni e i movimenti civici chiedono al Parlamento l’avvio
immediato di indagini indipendenti e trasparenti, oltre a una
revisione delle norme che concedono protezione legale agli agenti in
servizio.
L’inchiesta
sulle violenze di Torino solleva anche un interrogativo
fondamentale.. fino a che punto le forze dell’ordine possono agire
senza incorrere in responsabilità civile o penale, e come garantire
la tutela dei cittadini più vulnerabili durante operazioni di ordine
pubblico?
La
vicenda dell’anziano in una maschera di sangue, abbandonato a terra
in pieno centro cittadino, diventa così simbolo di un problema
sistemico, capace di scuotere l’opinione pubblica e richiamare
l’attenzione internazionale sull’Italia.