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sabato 23 maggio 2026

Aggiornamento del 23 maggio 2026

 





Per chi come me ha una buona parte di sostentamento basata su titoli azionari è ovvio tenere il mirino puntato sul parrucchino fuori di melone il cui cervello si è preso una vacanza.. da quando sto pirla è stato eletto presidente, ho continuato a perder soldini.. e parecchi e siamo al 23 maggio 2026. 

Il “New York Times”, nel suo editoriale di oggi 23/5, ha fatto una cosa che i media americani raramente fanno con un presidente in carica: ha pubblicato un lungo, deprimente elenco di minacce, scadenze disattese e parole che hanno fatto muovere i mercati mondiali. 

L’oggetto del fascicolo è proprio sul fetente giallo, e il filo rosso che lega tutte le voci è la guerra in Iran e i negoziati per il nucleare.

La finanza mondiale è in mano a uno psicolabile”, scrive il Times, riprendendo una definizione che circola nei corridoi della Fed da settimane, “e non c’è calmante che tenga”.

Perché ogni volta che il “caligola di Mar-a-Lago” apre bocca, la borsa vacilla.

Ogni volta che posta su Truth Social “il tempo sta finendo” o “un’intera civiltà morirà stanotte”, i trader impauriti vendono.

E ogni volta che, il giorno dopo, il presidente smentisce se stesso o sposta la scadenza, i mercati risalgono, ma non ai livelli precedenti.

Il primo capitolo della follia è datato 4 aprile 2026.

Dopo settimane di stallo nei negoziati mediati dal Pakistan, parrucchino aveva dichiarato: “Il tempo sta finendo Date loro 48 ore, o l’inferno si abbatterà su di loro come non hanno mai visto”.

Le borse asiatiche crollarono, il petrolio balzò a 115 dollari al barile. 

Gli analisti scrissero una nota urgente ai clienti: “Rischio di conflitto imminente, ridurre l’esposizione”.

Passarono 48 ore, poi 72, e l’inferno col cazzo si è avverato.

Parrucchino twittò: “Stanno cedendo, li abbiamo in pugno. Grandi progressi”.

Il greggio scese di 7 dollari, ma i mercati avevano già perso 200 miliardi di dollari di capitalizzazione.

Il secondo atto, forse il più fuoridimelonesco, è del 7 aprile 2026.

Ho detto al generale in comando: se non firmano, stanotte un’intera civiltà morirà”.

La frase, pronunciata nel giardino della Casa Bianca di fronte ai giornalisti, non aveva alcun riscontro nei fatti.

Il “Washington Post” la definì “un’iperbole da commedia dell’arte”. 

Ma Wall Street non ride.

Il Nasdaq perse l’1,2% in un’ora, e il dollaro si indebolì rispetto allo yen, tradizionale bene rifugio.

Il petrolio salì di nuovo.

I presidenti delle banche centrali europee, riuniti a Francoforte, interruppero la seduta per seguire l’evoluzione della crisi.

In serata, Trump twittò che l’Iran “aveva chiesto la resa” e che l’accordo era “più vicino che mai”.

La “civiltà” era salva.

E i mercati, ancora una volta, avevano ballato al suo ritmo e qui mi son perso 20.000 alla faccia di sto minchione sparacazzate.

L’ultima, in ordine di tempo, è di ieri: “Gli Usa si assicureranno, in un modo o nell’altro, che l’Iran non ottenga un’arma nucleare.

Se non lo faranno volontariamente, faremo qualcosa di molto drastico”.

Ancora una volta, la minaccia di un’azione unilaterale.

Ancora una volta, l’ambiguità studiata: “qualcosa di molto drastico” potrebbe essere un’operazione cibernetica, un bombardamento chirurgico, o una nuova ondata di sanzioni secondarie.

I mercati, ormai abituati, hanno reagito con una certa stanchezza (e qui altre 5.000 dal culo):

il Dow Jones è sceso dello 0,4%, il petrolio è salito di un paio di dollari.

Ma gli analisti avvertono: “L’effetto logorio è peggiore dell’effetto shock.

La comunità finanziaria non sa più a che santo votarsi”.

Il New York Times ha provato a mettere ordine nel casino delle dichiarazioni: “Ogni volta che Trump parla di Iran, il dollaro, il petrolio e le borse mondiali si muovono in modo violento e, per la maggior parte, imprevedibile.

È come se un burattinaio tirasse i fili senza sapere quali marionette si muoveranno”.

La metafora è efficace, ma lascia fuori un dettaglio: il burattinaio, in questo caso, non ha idea nemmeno di quali fili stia tirando.

Perché la strategia del parrucchino, se di strategia si può parlare, è quella di un giocatore di poker che alza la posta senza guardare le carte, sperando che gli avversari si spaventino.

E finora, gli avversari (l’Iran, i mediatori arabi, gli alleati europei) hanno reagito con cautela, ma non si sono piegati.

I mercati, invece, hanno reagito con il panico (e qui.. altre 3.000).

E il panico, si sa, non aiuta mai a risolvere una crisi.

La questione di fondo, che il Times sottolinea con la sua consueta lucidità, è che l’incertezza uccide l’investimento.

Le aziende non assumono, non investono, non pianificano, se non sanno se domani ci sarà una guerra.

I consumatori non spendono, se temono un’impennata dei prezzi.

Il risultato è una paralisi che danneggia l’economia reale molto più dei singoli crolli di borsa.

E mentre Trump gioca a fare il generale, si paga il conto: benzina più cara, generi alimentari più cari, mutui più cari.

L’inflazione, che sembrava sotto controllo, è risalita in aprile, proprio a causa dell’aumento del costo dell’energia. La Fed, che aveva promesso di tagliare i tassi, è stata costretta a rinviare. E il debito pubblico, che già pesa come un macigno, continua a crescere.

La domanda che gli economisti si pongono, e che il Times riprende nell’editoriale, è: quanto può durare ancora questo stillicidio? La risposta, purtroppo, è: finché lo stronzo parrucchinato vorrà.

Perché il presidente degli Stati Uniti non ha vincoli, né istituzionali né politici, che lo costringano a smettere di parlare.

Il Congresso è paralizzato, la Corte Suprema è di parte, l’opinione pubblica è divisa.

E i mercati, per quanto sofferenti, continuano a funzionare.

Così, ogni giorno è una roulette russa: si aspetta il post di Truth Social, si decodifica la minaccia, si cerca di capire se è l’ora X oppure l’ennesimo bluff.

E mentre i trader sudano, i politici tacciono e i cittadini perdono soldini e tremano, il “caligola di Mar-a-Lago” continua a dispensare puttanate.

Perché, in fondo, è questo il suo mestiere.

E finché i mercati gli crederanno, lui continuerà a farlo e se tutto va bene.. siamo rovinati.


giovedì 21 maggio 2026

Russia/Cina.

 



Ragazzi.. davvero mi dispiace vedere la Russia ridotta così.

La visita di Putin in Cina è stata molto diversa da quella del parrucchino fuori di melone.

Al di là di tutti i bei proclami ufficiali c'é una differenza: Tra parrucchino e Xi c'è un rapporto alla pari, che potrebbe portare allo scontro ma è alla pari, tra Putin e Xi c'è un rapporto suddito-padrone.

E Xi è il padrone, Putin oramai è ridotto a vassallo.

È il rapporto che si era creato tra Hitler e Mussolini a Salò.

I vari proclami di amicizia sono solo facciata, la sudditanza è reale: Putin voleva il gasdotto, Xi gli ha firmato quaranta contratti ma il gasdotto no.
Ripeto, fa male vedere la terra di Dostoevskij e Tchaikovskij, la Terza Roma ridotta ad una provincia del Celeste Impero, oltre che alleata di Paesi improponibili e storicamente nemici della Russia come Iran, Turchia, Afghanistan e, appunto, Cina.

I russi hanno vissuto nell'incubo di essere depredati dagli americani, verranno depredati dai cinesi che, in caso di sconfitta in Ucraina si prenderanno la Siberia senza sparare un colpo.
Dall'altra parte l'ala più antirussa della politica americana ha ottenuto quel che voleva: separare la Russia dall'Europa.

Ora Europa e Russia, che potrebbero essere storicamente alleati, sono nemici acerrimi.

Un'Europa dall'Atlantico agli Urali come quella sognata da De Gaulle sarebbe stata un formidabile contraltare sia alla Cina che agli Stati Uniti.
Di chi la colpa? Un po' di tutti e due.

Da una parte dell'ala più russofoba della politica europea che ha preso il sopravvento.

Quindi da una parte abbiamo un'Europa bullizzata da parrucchino e dall'altra una Russia bullizzata con più stile dalla Cina (i cinesi non sono rozzi come gli yankees, ti strozzano col sorriso e i nastri di seta).
Europa e Russia, ora nemiche, sono una stessa civiltà.
Poi vi è un altro problema che accomuna Europa e Russia: il poco investimento nella ricerca.

Tutta la roba tecnologica che teniamo in mano è americana o cinese (o giapponese, o coreana).

Niente di europeo o russo.

E poi la guerra.

L'Ucraina e l'Iran insegnano che nel XXI secolo le guerre sono un cattivo affare.

Bisogna voltare pagina, ma ci vogliono personaggi illuminati e coraggiosi e purtroppo non se ne vedono né in Europa né in Russia e se tutto va bene.. siamo rovinati.


Vacanza in Grecia.

 


Ecco lo scritto che un amico mi chiese di postare al posto delle menate sul parrucchino.

Se vai in Grecia con solo 80 € fatti l'un'escursione di un giorno a Meteora da Atene.

Esplora questo sito patrimonio mondiale dell'UNESCO e ammira i monasteri costruiti su imponenti rocce simili a pilastri.



Visita due monasteri e scopri la vita dei monaci cristiani greci.




Inizia la giornata con il servizio di prelievo da uno dei punti d'incontro designati ad Atene (zona Plaka, zona Syntagma/Parlamento greco, Piazza Omonoia, Piazza Karaiskaki). Sali sul pullman per Meteora e goditi il viaggio (circa 4 ore).


Siediti e rilassati e scatta foto lungo il percorso.

Arriverai verso mezzogiorno nella tradizionale città di Kalabaka, costruita ai piedi delle maestose rocce di Meteora, dove la guida locale si unirà al gruppo.

Se hai selezionato l'opzione con pranzo, potrai gustare un'insalata di stagione, un piatto principale e dell'acqua (sono disponibili anche opzioni vegetariane e vegane).



Se hai scelto l'opzione senza pranzo, usa il tuo tempo libero per esplorare la città, fare uno spuntino e riposare prima del tour di Meteora.

Dopo pranzo/pausa, inizia il tour di Meteora.

Scopri come si sono formate le rocce di Meteora milioni di anni fa e impara la natura e la storia di questo luogo straordinario.

Nel IX secolo, i monaci iniziarono ad abitare le rocce e nel XIV secolo furono costruiti i primi monasteri.


Oggi, Meteora ospita uno dei complessi più importanti di monasteri ortodossi orientali.

Vedrai tutti e 6 i monasteri e ne visiterai 2 (i monasteri specifici visitati dipendono dagli orari di apertura giornalieri).




Le tariffe d'ingresso ai monasteri non sono incluse.
Vabbuo' ti esaudisco amico mio anche se io opto per Casalcoso in queldell'Abruzzo e qui anche noi abbiamo qualcosa tipo.

L'eremo sulla Maiella 

o il Castello di Roccascalegna 
o il lago a forma di cuore 

e se vuoi un buon ristorante vai dal Palucci a Torino di Sangro con la garanzia del pesce fresco in ambiente familiare


ed anche toccare la tipicità dei trabocchi e cenare sul mare
qui con 65€ di menù fisso, ti sazierai con pesce appena pescato e varie


 



o tanto altro senza andar in Grecia, prender aerei e rimaner fermi in aeroporto.

 

 

mercoledì 20 maggio 2026

Casalbordino Lido Atto

 Atto Di Virgilio







Piantina

 

Visura 

 

Conservatoria
 
Abitabilità

Conservatoria


 
Registrazione

martedì 19 maggio 2026

Altro rinvio alla fine del mondo.

 


Caro parrucchino, quando non ci sarai più (non mi riferisco ai 50 milioni di dollari che i beduini hanno messo come taglia per farti secco) io tornerò a riempire il blog con l'informatica.. ma veniamo ad oggi, 19 maggio 2026.

La nuova offensiva che avrebbe dovuto riaprire le ostilità tra Stati Uniti e Iran è stata sospesa all'ultimo momento (o come dice ciuffo ribelle di esser arrivato ad un'ora prima dell'apocalisse).

Un copione già visto e rivisto graze all'idiota.

Sto fuori di melone ha dichiarato di aver rinviato l'attacco "molto grosso" che era stato preparato, accogliendo la richiesta dei leader di Qatar, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e la badante Nataline.

Secondo parrucchino, i paesi del Golfo si sono detti fiduciosi su un possibile progresso nei negoziati dei prossimi giorni, tanto che l'idiota ha commentato: "Se possiamo fare a meno di bombardarli all'inferno, ne sarei molto felice".

È l’ennesimo stop-and-go in questo conflitto, l’ennesima volta che i toni truci della diplomazia coercitiva lasciano il posto a improvvisi atteggiamenti concilianti.

Ma a motivare questo dietrofront non è solo la richiesta degli alleati regionali: il vero motivo è che l’America non può più permettersi questa guerra.

Il conto è salatissimo, e i magazzini delle munizioni strategiche sono arrivati al limite.

Il costo finanziario del conflitto ha raggiunto cifre astronomiche. 

Secondo le testimonianze del Pentagono davanti al Congresso, la guerra contro l’Iran è già costata circa 29 miliardi di dollari, di cui ben 24 miliardi solo per sostituire e riparare le munizioni consumate.

Fijò son palanche queste..

Ma queste cifre ufficiali raccontano solo una parte della storia.

Nei primissimi giorni dell’operazione "Epic Fury", gli Stati Uniti e i loro alleati hanno letteralmente bruciato riserve di munizioni che richiederanno anni per essere ricostituite.

Nei primi quattro giorni di combattimenti, secondo stime di istituti di ricerca indipendenti, le forze americane hanno impiegato più missili intercettori Patriot di quanti ne fossero stati forniti all’Ucraina in quattro anni di guerra.

Il consumo è stato talmente intenso che, come raccontano i funzionari del Pentagono, si è dovuto razionare l’uso dei sistemi più preziosi, e la produzione annuale di un missile come il Tomahawk equivale oggi a quello che viene consumato in pochi giorni di combattimento.

Il problema, però, non è solo il costo in dollari, ma la rapidità con cui gli arsenali americani si stanno svuotando.

Gli esperti del Center for Strategic and International Studies hanno calcolato che in sette settimane di guerra l’esercito americano ha consumato almeno il 45% dei suoi nuovi missili PrSM (Precision Strike Missile), oltre la metà degli intercettori THAAD, quasi la metà dei Patriot PAC-3 e circa un terzo dei Tomahawk.

Sticazzi che spreco..belandi.

Il senatore Mark Kelly, ex astronauta e pilota della Marina, ha riassunto la situazione con parole drammatiche: "Abbiamo consumato un sacco di munizioni, e questo significa che il popolo americano è meno sicuro, sia che si tratti di un conflitto nel Pacifico occidentale con la Cina o altrove" .

Per rendersi conto della gravità della situazione, basti sapere che il Pentagono ha dovuto sospendere le consegne di alcuni tipi di munizioni ai paesi baltici perché semplicemente non ce n’erano più in magazzino neanche con l'intervento di San Giobatta assiema a Santa Intima di karinzia.

Questa crisi delle scorte aiuta a spiegare la facilità con cui l’amministrazione dell'idiota parrucchinato, passa dalle minacce più aggressive alla ricerca di una via d’uscita diplomatica.

Quando si pianifica una guerra, si pensa sempre che basti la superiorità tecnologica per piegare l’avversario in breve tempo.

Ma i beduini hanno resistito, e hanno trasformato il conflitto in quella che gli analisti chiamano una "guerra di logoramento".

A peggiorare le cose, c’è poi la dipendenza dalla Cina per molte delle materie prime critiche necessarie a produrre nuove munizioni: una situazione paradossale in cui, come è stato notato, per ricostituire gli arsenali svuotati contro i beduini, Washington avrebbe bisogno del consenso di Pechino.

Te capì..bistecca.

Ma l'è minga finida, il prezzo più alto che gli Stati Uniti stanno pagando non è solo economico o militare: è un prezzo in termini di immagine e credibilità.

Per decenni, l’America ha fatto affidamento sulla sua capacità di proiettare potenza in ogni angolo del mondo, e i suoi alleati hanno basato la loro sicurezza sulla promessa implicita di un intervento tempestivo.

Oggi, però, quella promessa suona sempre più vuota.

I paesi del Golfo, che per primi hanno chiesto all'idiota di fermare l’attacco, hanno visto con i propri occhi che la superpotenza non è in grado di proteggerli senza prosciugare i propri arsenali e mettere a rischio la propria posizione globale.

Il risultato è che l’ordine globale si sta rapidamente riorganizzando attorno a un mondo in cui la potenza americana non è più l’unico riferimento.

E se ci fosse una guerra in cui potremmo esser coinvolti, l'America sarà dalla nostra parte?

Boh..


domenica 17 maggio 2026

Caro pizza..

Bella domenica, il buon Sinner si è cuccata una nuova vincita in quel di Roma ed ha completato la tennistata domenicale italica che ha visto vincere pure il doppio e quindi mi faccio portare a casa una buona pizza, apro il pc e sto per ordinarla quando vedo delle recensioni negative che mi lasciano perplesso.. vedi il sottostante scontrino e facciamoci un post sopra...



Vedo due pizze e una birra per 27 eurini, lo so che chi ha messo il feedback, al tempo delle Lire se la cavava con un cartamoneta da 10.000 mentre ora ne paga 54.000 e che il suo stipendio è pressochè lo stesso.. ma c’è un termometro, in Italia, che misura la febbre del costume nazionale in modo molto più fedele di qualsiasi sondaggio politico.

È lo scontrino pazzo, la ricevuta che il cliente fotografa e posta sul Web con un mix di indignazione e incredulità, e che nelle ventiquattr’ore successive diventa virale, commentata, condivisa, trasformata in un caso nazionale che per qualche giorno fa dimenticare il caro energia, la crisi di governo e persino i morti in mare in quel di Malè o l'incidente di Modena.

Il termometro continua a bollire sin dal tempo delle vecchie lire, e la colonnina di mercurio è schizzata attraverso la storia della pizzeria che ha avuto l’ardire – o la follia – di far pagare un euro in più per una foglia di basilico aggiunta su una pizza margherita.

Un euro...sticazzi.

Una moneta che oggi, con l’inflazione che galoppa, ti compra mezza bottiglia d’acqua al supermercato o un caffè al bancone se il barista è di buon umore.

Ma che, nella testa del cliente indignato e nei commenti dei suoi seguaci digitali, è diventata il simbolo di tutto ciò che non va nel paese: la furbizia, il rincaro occolto, la mancanza di rispetto per il consumatore, l’azzardo morale di chi prova a trasformare l’ingrediente più elementare della cucina italiana in un extra a pagamento.

Ma il basilico fa già parte della margherita”, tuonano i commentatori. “

L’euro in più è totalmente fuori luogo, E il più radicale di tutti: “Da domani ce lo portiamo da casa e vaffanculo ai pizzifrici”.

Ora, un corrispondente che ha attraversato guerre e carestie potrebbe essere tentato di liquidare la vicenda come una bolla di sapone, una di quelle tempeste in un bicchiere d’acqua che popolano i pomeriggi Sinneriani della rete.

Ma sarebbe un errore, perché lo scontrino pazzo è un fenomeno sociale profondo, che tocca nervi scoperti del rapporto tra italiani e consumo, tra aspettativa e realtà, tra il diritto a non essere “presi per il culo ” e la necessità, per chi lavora, di far quadrare i conti in un’economia che non perdona.

La pizzeria che ha rilasciatolo scontrino, secondo quanto si legge sulla ricevuta pubblicata, ha applicato un supplemento di un euro per “aggiunta basilico” su una pizza margherita che di base il basilico ce l’ha già – come la pasta alla carbonara ha il pecorino e la pizza marinara l’aglio.

È come se un ristorante facesse pagare extra per il sale sulle patatine fritte, o per il limone nella spremuta.

La scelta è talmente grottesca che si fa fatica a credere che non sia un errore, un refuso del sistema di cassa, una provocazione artistica.

E invece no e sapete cosa ne pensa il titolare pizzardo: “Il basilico sulla margherita è incluso, ma se il cliente ne vuole di più, è un extra”.

Traduzione: una foglia è gratis, due foglie si pagano.

Una logica che, portata alle estreme conseguenze, trasformerebbe ogni piatto in una lista di voci a sé: pane, olio, sale, pepe, la forchetta, il tovagliolo, l’aria condizionata, la sedia.

Ma questo caso non è isolato.

È solo l’ultimo capitolo di una saga che si ripete con puntuale regolarità, da quando i social network hanno dato voce al consumatore incazzato.

Chi non ricorda l’euro per il ghiaccio nella bevanda fresca, o i 50 centesimi per il “servizio al tavolo” nelle sagre di paese, o il supplemento “coperto” che in alcune località turistiche ha raggiunto cifre da ristorante stellato? Ogni tanto, scatta la caccia allo scontrino incriminato, la gara a chi posta la ricevuta più clamorosa, il dibattito nazionale su ciò che è giusto e ciò che è abuso.

E puntualmente, a emergere, è una verità scomoda che nessuno vuole ammettere: l’Italia è un paese in cui il rapporto tra cliente ed esercente si è incrinato, forse irreversibilmente, e dove la diffidenza reciproca ha sostituito la fiducia.

Il cliente pensa che il pizzaiolo voglia fregarlo.

Il pizzaiolo pensa che il cliente voglia approfittare.

E in mezzo, una foglia di basilico diventa il casus belli di una guerra che non si combatte a colpi di missili, ma a colpi di post su Facebook e recensioni su TripAdvisor.

C’è poi un altro livello di lettura, più amaro e strutturale.

La foglia di basilico a un euro è ridicola, certo, ma è ridicola perché si inserisce in un contesto di rincari generalizzati che hanno reso il consumo fuori casa un lusso per molti italiani.

Se ci fate caso, negli ultimi tre anni, il costo di una pizza margherita è aumentato mediamente del 30 per cento, passando da 5 a 6,5 euro in molte città e addirittura sfiorando gli 8-9 euro nei centri storici turistici.

Il pane, l’acqua, il coperto, il servizio: tutto è lievitato più dell’inflazione, perché i ristoratori si sono trovati a dover assorbire aumenti record delle materie prime, vedi guerra Ukraina e dazi del parrucchino giallo, dell’energia, della manodopera.

E in questa pressione, alcuni – i meno avveduti, i più disperati – hanno cominciato a inventarsi voci di costo assurde, come il basilico extra, nella speranza di recuperare quei pochi centesimi che mancano per arrivare a fine mese.

Il risultato, però, è controproducente: il cliente non vede la crisi del ristoratore, vede solo il tentativo di essere inchippettato.

E la reazione, come sempre, è la fuga: da domani il basilico me lo porto da casa, e domani cambio pizzeria, e domani vado a mangiare altrove, e alla fine, dopo aver rovinato la reputazione dell’esercente con una cattiva recensione, mi ritrovo a pagare la stessa cifra per una pizza peggiore in un locale che magari ha avuto l’accortezza di nascondere l’extra nel prezzo finale.

E allora, cari ragazzi, la morale di questa storia non è dalla parte del cliente incavolato né dalla parte del pizzaiolo spremuto.

La morale è che l’Italia, paese del mangiar bene e del turismo di massa, ha perso la misura delle cose.

Un euro per una foglia di basilico è una follia, ma gridare allo scandalo come se fosse un crimine contro l’umanità è un’altra follia. Perché queste micro-tragedie quotidiane, di questi conflitti di vicinato che esplodono sul web e si spengono dopo tre giorni, quando arriva la prossima indignazione a prendere il posto della precedente.

Intanto, la pizzeria che ha emesso lo scontrino.. farà le sue scuse, o non le farà, e i clienti continueranno ad andarci o smetteranno.

E la foglia di basilico, quella povera foglia verde che non ha chiesto nulla a nessuno, continuerà a essere il simbolo di un paese che non sa più distinguere tra ciò che è giusto e ciò che è solo fastidioso.

Se avessi un consiglio da dare al pizzaiolo, sarebbe questo:

togli l’addebito del basilico, alza il prezzo della margherita di un euro, e spiega ai clienti che l’aumento è dovuto al costo dell’energia e della farina.

Qualcuno si lamenterà lo stesso, ma almeno non lo farà per una foglia.

 

Vaccini ci risiamo?

 


Oggi non punto la penna su parrucchino ribelle ma vedendo cosa sta capitando sulle navi di crociera mi torna alla mente la storia dei vaccini e posto la vicenda con relativa MIELITE che è capitata nelle mie vicinanze in merito alle inoculazioni imposteci.

C’è una verità, nel diritto farmaceutico, che i comunicati stampa e le conferenze dei governanti hanno sempre cercato di seppellire sotto valanghe di rassicurazioni: i vaccini, come tutti i farmaci, possono fare male.

Non sempre, non spesso, non alla maggioranza.

Ma a volte, in corpi predisposti o semplicemente sfortunati, innescano reazioni che nessun trial clinico, per quanto vasto, può predire ed evitare.

La Corte d’Appello di Torino, con una sentenza destinata a fare giurisprudenza, ha appena ricordato questa verità banale e insieme rivoluzionaria, confermando il nesso causale tra il vaccino anti-Covid di Pfizer-BioNTech e la mielite trasversa che ha colpito una commerciante di 57 anni di Alba .

Non solo ha respinto il ricorso del Ministero della Salute, ma ha ribadito un principio che la divulgazione di massa ha troppo spesso oscurato: i vaccini, come tutti i farmaci, possono comportare reazioni avverse anche gravi .

La storia è, nelle sue linee essenziali, la fotografia di un dolore amministrato con lentezza burocratica.

La donna, titolare della tabaccheria che era di mia figlia Patrizia, ricevette due dosi del siero Comirnaty il 7 e il 28 aprile 2021 .

Poco dopo, il corpo le si è rivoltato contro.

Una mielite trasversa – infiammazione del midollo spinale – le ha tolto la possibilità di camminare, trasformando la vita in una lotta quotidiana contro la paralisi .

I medici dell’ospedale di Orbassano, i primi a visitarla, non esclusero il "ruolo scatenante vaccinico" .

Ma dal sospetto clinico alla certezza giudiziaria il passo è lungo, costellato di consulenze tecniche, perizie e lo stillicidio di un contenzioso che ha visto il Ministero della Salute opporsi con la tesi, apparentemente solida, di una patologia autoimmune preesistente .

Il Tribunale di Asti, in primo grado, e ora la Corte d’Appello di Torino, hanno smontato questa difesa con la precisione del chirurgo.

Il giudice di appello ha scritto nero su bianco che l’assetto autoimmune della donna "non poteva configurare una causa alternativa, ma solo un eventuale terreno favorente l’evento immunomediato post-vaccinale" .

In altre parole: se hai una predisposizione, non è colpa tua se il vaccino – che doveva salvarti – ti ha fatto ammalare.

La consulenza tecnica d’ufficio, giudicata "completa" e condotta "secondo il parametro della preponderanza dell’evidenza", ha attestato senza ombra di dubbio la sussistenza del nesso causale . 

Il Ministero della Salute ha perso, e dovrà pagare l’indennizzo previsto dalla legge 210 del 1992, quella che tutela i danneggiati da vaccinazioni obbligatorie e raccomandate .

Tanto so come andrà a finire.. io aspetto ancora dopo 25 anni il risarcimento per ReteMia che per lo Stato Italiano nella persona del ministro Gasparri esiste una ingiunzione data da due Giudici nazionali ed internazionali.

E qui si innesta la parte più amara, quella che trasforma una vittoria individuale in una sconfitta collettiva.

L’avvocato Stefano Bertone, che assiste la donna insieme ai colleghi Renato Ambrosio e Chiara Ghibaudo, ha rilasciato una dichiarazione che dovrebbe far riflettere chiunque abbia a cuore la salute pubblica: "Moltissime italiane e moltissimi italiani ignorano che il loro danno grave alla salute possa essere conseguenza del vaccino" .

La frase è agghiacciante non perché riveli una verità nascosta, ma perché fotografa un fallimento comunicazionale ed etico.

Durante la pandemia, la narrazione dominante – giustamente preoccupata di contrastare il movimento no-vax – ha finito per veicolare "il messaggio di posizioni infondate, con il rischio di influire anche sulla percezione dei consulenti nei processi" .

In sintesi: per paura di alimentare i complottisti, si è negata la realtà statistica degli eventi avversi.

E chi oggi si ritrova con una paralisi o una neuropatia non sa nemmeno di poter chiedere giustizia.

I numeri dicono che non si tratta di casi isolati.

Lo studio Ambrosio & Commodo, dopo la sentenza di primo grado, ha ricevuto almeno tre nuove segnalazioni alla settimana .

A livello mondiale, al 2024 sarebbero state accolte almeno 36mila domande di indennizzo, con percentuali di accoglimento che nei Paesi europei variano dall’11 al 30% dei casi analizzati .

Non sono numeri da pandemia, ma sono numeri da carneficina silenziosa.

Perché ogni domanda accolta è una vita spezzata, un corpo che non torna indietro.

La sentenza della Corte d’Appello di Torino, dunque, non è solo un atto di giustizia per una commerciante di Alba.

È un atto di verità che costringe il sistema – il Ministero, l’Aifa, la comunità scientifica – a fare i conti con le proprie omissioni.

I vaccini a mRna hanno salvato milioni di vite, e nessuno metterebbe mai in dubbio il loro rapporto beneficio-rischio.

Ma la scienza, quando è onesta, non tace gli effetti collaterali.

Li studia, li quantifica, li gestisce.

La divulgazione, quando è responsabile, non li nasconde per paura di fornire armi ai negazionisti. Li spiega, li contestualizza, e indica le vie di risarcimento per chi ne è stato colpito.

In Italia, questa strada è stata solo abbozzata. La legge 210/1992, che copre i danni da vaccinazione, è stata estesa ai vaccini anti-Covid solo nel 2022 .

Ma l’estensione normativa non basta se manca la consapevolezza dei cittadini.

E la consapevolezza, oggi, è una vittima collaterale della guerra culturale che ha diviso il paese tra pro-vax e no-vax, come se la scienza potesse essere una bandiera e non un metodo.

La Corte d’Appello di Torino, con il suo verdetto, ha ricordato che la verità sta nel mezzo: i vaccini sono sicuri ed efficaci, ma non sono innocui.

E l’innocenza, in medicina, non esiste.

Esistono solo rischi calcolati e danni da risarcire.

Nel mio caso, essendo stato obbligato a fare la vaccinazione, quando sono andato al Centro di Caselle TO mi son letto la carta che avrei dovuto firmare e alla voce di “manleva” verso chi mi aveva obbligato e cuccarmi il vaccino non ho firmato e quindi non mi hanno fatto la vaccinazione AstraZenega.

Poi alla fine per poter continuare a vivere son capitolato sul Pfizer e tutte le varie patologie che mi son cascate addosso tipo battiti cardiaci che nella mia vita erano stati sempre bassissimi hanno cominciato ad aumentare di frequenza, non avevo mai sudato ed ho incominciato a sudare, mi son apparsi dei puntini sulla pelle ed hanno dato la colpa all'esposizione solare (io che ci son sempre stato 24 su 24).. tutto questo dopo esami medici (io che non conoscevo manco il medico di famiglia).. insomma se tutto va bene..siamo rovinati e motiviamo tutto questo all'avanzare degli anni e vadano a fc ma se torniamo ai vaccini e alla mascherina, farò la fine del dr.Delicati mio ex medico di famiglia NoVax a cui hanno tolto l'abilitazione e rovinata la vita ma non la dignità.