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mercoledì 11 febbraio 2026

La vera storia dell'unità d'Italia.

 


Girando per l'Italia vedrete casupole dove ha dimorato Garibaldi e vedrete monumenti e vie dedicate a lui.. ma sto Garibaldi è come ce l'hanno descritto?

Parto con lo sputtanamento evitando la storia dell'Anita che per il popolo bue morì causa malaria e per altri fu strangolata dallo stesso Peppe o Bidone e invito i Garibaldiniani a interrompere la lettura del post per evitare il crollo del loro mito ma li invito a rivedere la storia soprattutto in Argentina dove esiste ancora oggi la canzone "Celebramos porque ha muerto Garibaldi,pumche dice tutto ).

L’Unità d’Italia, è un capolavoro di ipocrisia, avidità e tradimento venduto come un'epopea gloriosa nelle scuole, dove ti fanno cantarel’inno e ti riempiono la testa con balle su Garibaldi, Mazzini e Cavour, come se fossero eroi senza macchia.

La realtà? Un'operazione di conquista spietata, organizzata da una cricca di massoni, finanzieri inglesi e nobili torinesi, con lo scopo di spolpare il Regno delle Due Sicilie e trasformare il Sud in una colonia di sfruttamento, condannandolo alla miseria che ancora oggi lo attanaglia.

Il Regno delle Due Sicilie, prima dell’invasione piemontese, non era il letamaio arretrato che vogliono farti credere.

Era uno stato sovrano, con la più grande riserva aurea della penisola, un’industria fiorente (i cantieri navali di Castellammare, le ferriere di Mongiana, le seterie di San Leucio), un apparato burocratico solido e un esercito che, sulla carta, avrebbe dovuto schiacciare i mille straccioni di Garibaldi come insetti.

Ma qui entrano in gioco gli inglesi, che avevano un problema.

Il Sud era troppo autonomo e le sue risorse facevano gola.

La flotta britannica dominava i mari, ma i Borbone erano poco inclini a vendersi a Londra, diversamente dai piemontesi, che erano pronti a leccare il culo agli inglesi pur di diventare re dell'intera Italia.

Quindi, si organizzò una perfetta operazione di guerra sporca:

Corruzione sistematicaI vertici militari borbonici furono comprati come puttane d’alto bordo.

Generali come Francesco Landi si vendettero a Cavour, ritirandosi senza combattere e lasciando Garibaldi avanzare indisturbato.

Sostegno finanziario ingleseGaribaldi non era un genio militare, era un mercenario, un avventuriero che senza i soldi della massoneria britannica avrebbe fatto la fame.

La sua spedizione dei Mille era armata e finanziata con sterline inglesi, sbarcò indisturbata in Sicilia perché la Royal Navy garantì copertura navale, impedendo ai Borbone di organizzare una difesa seria.

Propaganda e disinformazioneI giornali dell’epoca, finanziati da Londra e da Torino, dipinsero l’invasione come una liberazione, mentre in realtà si trattava di una carneficina.

Le rivolte popolari contro i piemontesi furono represse nel sangue, ma la storia ufficiale ancora oggi le chiama “brigantaggio”, come se fossero solo bande di criminali e non popolazioni che difendevano la propria terra da invasori.

Una volta conquistato il Sud, il vero saccheggio ebbe inizio. 

Il tesoro del Banco di Napoli e del Banco di Sicilia fu trasferito a Torino, azzerando la liquidità del Regno delle Due Sicilie.

Le industrie meridionali furono smantellate, le ferrovie del Sud abbandonate, mentre si investiva solo al Nord per sviluppare il triangolo industriale Torino-Milano-Genova.

L’economia meridionale venne deliberatamente distrutta per impedire che il Sud potesse competere con il Nord.

Un gruppo di garibaldini (1860)

E chi non si piegava? La repressione fu brutale.

Villaggi rasi al suoloPontelandolfo e Casalduni, solo due esempi di paesi dati alle fiamme dai soldati piemontesi.

Donne stuprate, vecchi sgozzati, uomini fucilati in massa.

Le deportazioni e i lager sabaudiMigliaia di meridionali furono deportati nei campi di concentramento dell’epoca, come Fenestrelle, dove venivano lasciati morire di stenti, costretti a vivere tra i loro escrementi, trattati come bestie.

Le esecuzioni sommarieChiunque osasse opporsi al nuovo regime veniva giustiziato.

Fucilazioni pubbliche per dare il buon esempio, bambini inclusi.

Lager di Fenestrelle (Torino)

Il Sud, che prima dell’Unità aveva un’economia florida, fu condannato a un sottosviluppo cronico.

Milioni di meridionali furono costretti a emigrare per non morire di fame, mentre i governi italiani, dominati dal Nord, continuavano a trattarli come cittadini di serie B.

Ancora oggi, l’Italia è un paese spaccato, dove il Nord si arricchisce alle spalle del Sud, e la propaganda risorgimentale continua a nascondere la verità sotto una coltre di menzogne.

L’Unità d’Italia? Una truffa colossale, una guerra di conquista mascherata da liberazione.

E il Sud ne paga ancora il prezzo.

 

lunedì 9 febbraio 2026

Yes or Not?

 


Forse avrete sentito che dovremo alzare il culo al 22-23 marzo prox ed andare a votare per il Referendum sulla riforma dellaMagistratura..so che non ve ne frega un cazzo, ma voterò NO. e per le motivazioni vi rimando a questo mio vecchio post.

Ad onor del falso per sto referendum non so nemmeno di cosa si tratta.

Sì, all'inizio ho seguito, qualcosa sapevo già da prima, ma lo dico chiaro: non me ne sono occupato e non me ne sono preoccupato.

ALLA FINE dopo tutte le giravolte NON SO NEPPURE DI COSA SI TRATTI in dettaglio.

SONO PER IL NO A PRESCINDERE

1 - perchè è comunque una RIFORMA voluta dal governo e le riforme fatta dagli governi italiani degli ultimi 25 anni, di qualunque colore siano stati, sono state tutte un disastro.

2 - perchè fanno le riforme per cercare di rimediare alla loro incapacità (gestionale, politica, amministrativa) o per nasconderla, o per favorire qualcuno, qualcosa o se stessi.

3 - perchè ogni riforma finora fatta, alla fine, a causa dei compromessi, delle mediazioni, delle forzature e degli errori, ha creato situazioni peggiori o comunque impreviste e non ha risolto nessuno dei problemi o ottenuto nessuno dei vantaggi tanto strombazzati in fase di presentazione.

Guardatevi indietro.

Basta guardare a quella del Codice della Strada, alla "Riforma del diritto condominiale", alla legge sugli appalti, sulla "sicurezza del lavoro", alla riforma del trasporto pubblico, della Sanità Regionale, alle privatizzazioni.

Basta guardare la RIFORMA DEL PROCESSO CIVILE!!!!

4 - perchè votare SI è alla fine anche un modo per legittimare la pessima abitudine di cambiare le regole a metà partita per ottenere un risultato che altrimenti con le regole iniziali non si riesce ad ottenere.

Magistrati? Hanno creato il mostro e ora che ci facciano i conti anche loro, non solo noi.

E' ora di finirla. Le regole sono quelle e con quelle devono giocare.

Se non ci riescono che se ne vadano fuori dai coglioni.



 

domenica 8 febbraio 2026

Ha detto NO.




Sergio Mattarella ha appena sventato una delle operazioni più indecenti degli ultimi anni.
Il piano era semplice: togliere alla Corte dei Conti il potere di controllare gli atti del Cipess che servono a sbloccare i lavori del Ponte sullo Stretto.
Tradotto: fare i cazzi che vogliono con i soldi pubblici senza che nessuno possa metterci il naso.

E non era tutto.

Volevano nominare Pietro Ciucci, l'amministratore delegato della società Stretto di Messina, quella che il Ponte deve costruirlo, commissario straordinario dell'opera.
Cioè: il CONTROLLATO che diventa CONTROLLORE.

In altre parole la volpe a guardia del pollaio.

Era tutto pronto, era tutto nel Decreto Infrastrutture in dirittura d'arrivo.
E invece martedì mattina Salvini è stato gentilmente convocato al Quirinale.

Ed è sceso incazzato e con le mani vuote.
Mattarella ha detto no.

No ai limiti alla Corte dei Conti.

No alla nomina di Ciucci.
E il governo, non ha potuto far altro che piegare la capa e modificare la versione del testo facendo sparire le norme.

Quindi il buon Mattarella è l'unico che li ha fermati dimostrando di essere l'ultimo argine alla prepotenza di chi ci governa ed ha fatto solo il suo lavoro nel dire di NO quando va detto NO.


sabato 7 febbraio 2026

Richiesta soldi.

 

Il buon bassetto Russo da Gennaio 2026 chiede soldi ai cittadini e val la pena di postare un documento trovato in Linkedin di un medico sanitario di San Pietroburgo che si è trovato nella busta paga “l'invito” come offerta volontaria al Victory Fund, a devolvere una parte del suo stipendio per dare al fondo la possibilità alla vittoria della guerra.. e questo è l'invito

per chi non mastica il Russo questa è la traduzione: 

Ora mia domanda è questa "se dovesse capitare pure a voi che la fareste questa beneficenza volontaria"?. 

Occhio che potreste cadere dal sesto piano o annegare nella vasca da bagno.

Annegato in vasca da bagno.

 


La Russia è Guinness World Record di incidenti domestici.

Ma che minchia di case fanno?

Mi vien da pensare che questo oppositore abitando in un piano basso non ha avuto modo di suicidarsi come gli altri opposititori che si son buttati dalla finestra e quindi l’ex vice ministro della Giustizia russo, Sergej Tropin, è stato trovato morto nel suo appartamento nel centro di Mosca causa annegamento in vasca da bagno.. ma che altezza hanno le vasche a Mosca?

Naturalmente, le autorità hanno affermato di non aver riscontrato alcun elemento criminale, come da copione ormai collaudato.

In un Paese in cui oppositori politici cadono dalle finestre, oligarchi si “suicidano” in serie e funzionari muoiono improvvisamente in circostanze improbabili, anche questa volta la narrativa ufficiale invita a credere alla fatalità.

La Federazione Russa continua così a distinguersi per la straordinaria concentrazione di incidenti domestici tra membri dell’élite statale, un fenomeno che sembra colpire selettivamente chiunque abbia ricoperto ruoli sensibili nel sistema del potere e soprattutto sia contro il regime Putinesco.

Tropin aveva operato in un ministero centrale per l’architettura repressiva del regime, proprio mentre Mosca conduce una guerra di aggressione che ha causato migliaia di vittime civili e una repressione interna senza precedenti.

La sua morte, liquidata con poche righe burocratiche, riflette il grado di come opera uno Stato che chiede ai suoi cittadini e al mondo, di fidarsi delle sue versioni ufficiali mentre bombarda città e nega l’evidenza.

Nel sistema russo, la verità è un optional, mentre le versioni ufficiali servono più a chiudere dossier che a chiarire i fatti.

 

venerdì 6 febbraio 2026

Pagate con POS?

 

 




Certo che i nostri TG ci prendono come quelli che sono scesi con la piena.. Ieri ad es su TG1 hanno messo in onda un servizio in cui si vedeva il castigatore su un mezzo pubblico, che passava il suo cell vicino al classico ometto col portafoglio nella saccoccia posteriore e gli carpiva i dati della sua carta credito, usando il cellulare dotato dell'apposita App RilevaPos e castigandolo poi di conseguenza, in quanto le operazioni sino a 50 Euro non necessitano di doppia sicurezza.

Ora faccio un ragionamento terra terra coaudiuvato dall'AI:

Nel mondo iperconnesso dei pagamenti digitali, poche paure si diffondono con la velocità del sospetto tecnologico.

Tra queste, una delle più radicate riguarda il cosiddetto “furto con il POS”: la possibilità che un criminale possa sottrarre denaro semplicemente avvicinando un lettore contactless alla tasca o al portafoglio di una persona ignara e abbastanza stronza da lasciare in evidenza protuberanze dovute a portafogli.

È uno scenario che alimenta sti servizi sensazionalistici, dibattiti sui social e timori diffusi tra consumatori e commercianti.

Ma quanto c’è di reale dietro questa narrazione?

E soprattutto: i pagamenti contactless rappresentano davvero un rischio concreto per la sicurezza finanziaria?

La risposta, come spesso accade quando si parla di tecnologia e sicurezza digitale, è complessa e richiede una distinzione netta tra possibilità teorica e probabilità reale.

I pagamenti contactless si basano su tecnologie RFID e soprattutto NFC (Near Field Communication), progettate per funzionare solo a distanze estremamente ridotte.

Nella pratica, la comunicazione tra carta e POS avviene quasi a contatto, generalmente entro circa 4 centimetri.

Questo dettaglio tecnico è fondamentale: significa che un ipotetico ladro dovrebbe trovarsi a distanza ravvicinata estrema dalla carta della vittima, senza ostacoli fisici significativi tra lettore e chip.

Portafogli spessi, borse, giacche e tasche multiple possono ridurre ulteriormente la probabilità di comunicazione efficace.

Inoltre, la tecnologia contactless è stata progettata per facilitare micropagamenti rapidi — caffè, trasporti, piccoli acquisti — riducendo i tempi di cassa ma mantenendo barriere di sicurezza integrate.

In Italia ripeto che la soglia per pagamenti senza PIN è generalmente fissata intorno ai 50 euro.

Questo significa che chi trova o ruba una carta potrebbe teoricamente effettuare piccoli acquisti senza autenticazione.

È qui che nasce il timore del “borseggio digitale”: se un POS portatile venisse avvicinato alla carta, il pagamento potrebbe avvenire senza che il castigato se ne accorga immediatamente.

Ma la realtà operativa è molto più complessa.

Dal punto di vista teorico, una truffa contactless è possibile.

Ma nella pratica incontra ostacoli significativi.

Primo: i dati trasmessi sono criptati e non includono informazioni sensibili come il CVV, rendendo molto difficile replicare la carta o usarne i dati per transazioni online.

Secondo: ogni POS è registrato con identità verificata, documenti e procedure di riconoscimento. Ogni transazione lascia tracce digitali, rendendo il responsabile rintracciabile dalle forze dell’ordine.

Terzo: test tecnici hanno dimostrato che anche in condizioni controllate, il pagamento si attiva solo occasionalmente — in alcuni casi circa una volta su tre tentativi.

Quarto: in alcuni paesi, associazioni bancarie hanno dichiarato di non avere mai registrato casi confermati di denaro sottratto via contactless mentre la carta era ancora in possesso del titolare.

Se il furto diretto tramite POS è raro, il vero problema rimane la combinazione tra tecnologia e comportamento umano.

L’aumento del 23% (detto dal TG1) dei pagamenti contactless ha portato inevitabilmente anche a un incremento delle frodi associate, spesso però legate a smarrimento carte, phishing o clonazioni più tradizionali.

Il rischio reale non è il criminale che “ti sfiora in metropolitana”, ma:

  • carte perse o rubate

  • notifiche disattivate

  • mancato controllo degli estratti conto

  • uso di POS manomessi (skimmer)

I pagamenti via smartphone risultano generalmente più sicuri perché richiedono autenticazione biometrica o password e utilizzano token digitali temporanei al posto dei dati reali della carta.

In altre parole: rubare dati da uno smartphone è molto più difficile che tentare un attacco su carta fisica — e comunque resta complesso.

I saponi (quelli che sanno molto) indicano alcune misure semplici ma efficaci:

  • attivare notifiche in tempo reale

  • controllare periodicamente movimenti bancari

  • usare portafogli schermati RFID se si vuole un livello extra

  • disattivare il contactless se non si usa

  • usare wallet digitali quando possibile

La vera battaglia oggi non è solo tecnologica ma psicologica.

La percezione del rischio spesso supera il rischio reale.

I pagamenti contactless restano tra i sistemi più monitorati e protetti del panorama finanziario moderno.

Eppure la paura persiste — alimentata da video virali, casi isolati e narrazioni mediatiche.

La vera questione non è se la tecnologia sia sicura — ma quanto siamo pronti a fidarci di sistemi invisibili che gestiscono il nostro denaro.

Viviamo in un’epoca in cui la sicurezza assoluta non esiste, ma l’equilibrio tra rischio e beneficio è diventato il vero metro di giudizio.

Il contactless ha reso i pagamenti più rapidi, più diffusi e più accessibili.

Ma come ogni innovazione, richiede consapevolezza.

Ringrazio l'AI per l'apporto a questo post ma la domanda che resta è semplice ma sostanziale: preferiamo rinunciare alla comodità per eliminare un rischio minimo — o imparare a convivere con la tecnologia in modo intelligente?

Ad ogni modo, fossi in voi proteggerei la carta con la stagnola per alimenti.

 

giovedì 5 febbraio 2026

WhatsApp a pagamento?

 


E ci risiamo con la storia che WhatsApp diventerà a pagamento –

Catene di sant’antonio, truffatori online, il “me l'ha detto mio cuggino” la storia si ripete e da quello che si sa di concreto è che WhatsApp si aggiorna e porta in dote la novità che ha messo in allarme i whatsappisti per il piano a pagamento che esiste ma è solo per rimuovere gli annunci dalla scheda Aggiornamenti.

Any problem e anche fosse vero, esistono alternative valide per chi non vuole pagare e cmq WhatsApp ha rilasciato il nuovo aggiornamento beta per Android, ovvero la versione 2.26.3.9, che anticipa detta novità che non sarà molto apprezzata in quanto l’app sta lavorando a un piano di abbonamento facoltativo per rimuovere la pubblicità dalla scheda Aggiornamenti, almeno per gli utenti che la utilizzano in Europa e nel Regno Unito.

Per ora non c’è nulla di ufficiale, ma con i movimenti del biondino col ciuffo e gli ultimi aggiornamenti i segnali emersi dalla versione di prova sono piuttosto chiari.

WhatsApp si paga, ma solo per non avere pubblicità nella scheda Aggiornamenti.

La pubblicità che dovrebbe essere introdotta da WhatsApp resta per ora confinata solo nella scheda Aggiornamenti.

Quindi non vengono toccate chat, chiamate o gruppi.

Pagando l’abbonamento, la scheda Aggiornamenti diventerebbe completamente libera da annunci e canali sponsorizzati, offrendo un’esperienza più pulita a chi è disposto a sborsare qualche euro e del resto non si parla di molto.

Dallo screenshot emerso nella beta si parla di circa 4 euro, ma non è nemmeno chiaro se questo abbonamento farà parte di un pacchetto unico valido per più app di Meta o se resterà un piano separato dedicato solo a WhatsApp.

In quest’ultimo caso, il prezzo potrebbe restare più contenuto.

Hai il braccino corto e non vuoi pagare WhatsApp? Ecco le alternative

La più utilizzata come alternativa a WhatsApp è Telegram.

L’app è spesso scelta da chi cerca funzioni avanzate, come gruppi molto grandi, canali pubblici e un alto livello di personalizzazione.

La pubblicità è presente in modo limitato e soprattutto nei canali più grandi, mentre le chat private restano pulite.

Per molti utenti, Telegram potrebbe rappresentare una valida alternativa a WhatsApp, soprattutto se l’idea di un abbonamento inizia a pesare.

La stessa Meta, proprietaria di WhatsApp, ha già “in casa” delle altre app di messaggistica integrate nei suoi social network.

La più famosa, e che già ha una sua base molto ampia di utenti, è Facebook Messenger.

Per chi usa già Facebook, Messenger rappresenta una soluzione naturale, perché permette di chattare senza installare app aggiuntive e mantiene una forte integrazione con il social network. È molto usato per le conversazioni informali e per i contatti occasionali, anche se la presenza di contenuti sponsorizzati è ormai parte dell’esperienza.

Un’altra alternativa sempre più centrale è Instagram.

I messaggi diretti di Instagram hanno superato da tempo il ruolo di semplice funzione accessoria e oggi vengono usati da moltissime persone come principale strumento di comunicazione.

L’app è particolarmente apprezzata dai più giovani e da chi comunica soprattutto tramite foto, video e messaggi brevi.

Anche qui la pubblicità esiste, ma si inserisce in un contesto che molti utenti già accettano come parte del social.

L’eventuale estensione del piano a pagamento su WhatsApp potrebbe quindi avere un doppio effetto.

Da un lato offrire più scelta agli utenti, dall’altro spingerli a confrontare davvero le app che usano ogni giorno.

In un panorama sempre più affollato, la differenza la faranno semplicità, libertà di scelta e qualità dell’esperienza.

Per quanto sopraddetto, evitate di cliccare su link che promettono di mantenere WhatsApp gratuito a vita per evitare di pagare ogni comunicazione etc etc, la fantasia dei truffatori è fervida e i raggiri cominciano ad essere molti e ricordate che WhatsApp avvertirà ufficialmente quando e se l'abbonamento avrà un costo.