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mercoledì 27 maggio 2026

Luce..la Ferrari elettrica.

 



Questo post troverà l'approvazione soprattutto di mia nipote Stefania ed è in merito all'elettrificazione auto di cui ci siamo tanto parlati .. 

Quante volte ci siamo detti che il futuro (se ci sarà ) con auto che viaggeranno sibilando ci faranno dimenticare quei sound di scarico che ti rallegrano orecchie/cuore. 

E vabbe' c’è una sottile differenza tra l’innovazione che libera e quella che tradisce, e purtroppo ho visto con orrore la rappresentazione della prima Ferrari elettrica della storia – battezzata “Luce” con un ottimismo che i fatti hanno già smentito – rischia di incarnare la seconda.

Presentata al Quirinale con il plauso istituzionale di Sergio Mattarella e la presenza dei vertici John Elkann, Piero Ferrari e Benedetto Vigna , la vettura avrebbe dovuto segnare l’ingresso solenne del Cavallino nell’era della mobilità a batteria.

E invece il mercato, che non fa sconti ai simboli, ha risposto con la gelida chiarezza dei numeri: 

il titolo Ferrari è crollato del 6,6 per cento in Borsa, scendendo a 289 euro .

Non un semplice arretramento tecnico, ma un referendum sulla credibilità di una scelta che, a giudicare dalle prime reazioni, ha mancato l’obiettivo su tre fronti contemporaneamente: prezzo, design e strategia industriale.

Partiamo dal dato più elementare, quello che ha fatto storcere il naso agli analisti di Mediobanca ed Equita.

Il prezzo di listino della “Luce” è stato fissato a 550.000 euro (sticazzi), una soglia che non solo supera abbondantemente i 460.000 euro della più costosa Ferrari attualmente in gamma (la Testarossa), ma si colloca ben al di sopra del prezzo medio di vendita del gruppo, pari a 453.000 euro nel primo trimestre del 2026 .

Mediobanca prevede che la “Luce” resterà un’offerta di minchia opps di nicchia, rappresentando circa l’1 per cento dei volumi totali – una goccia nel mare delle vendite, pagata però a caro prezzo in termini di immagine .

E gli analisti hanno sottolineato un’omissione non casuale: l’azienda non ha fornito alcuna indicazione sui volumi attesi, lasciando intendere che le stesse previsioni interne potrebbero essere prudenti .

Come ha osservato Pierre-Olivier Essig, capo della ricerca di Air Capital, la “Luce” sembra “un mix tra Honda Accord EV e Tesla 3”, e il commento prosegue con una stilettata che brucia:

Siamo persi nella traduzione della nuova strategia di Ferrari che cerca di emulare il design di Apple” .

Ed è proprio sul design, il secondo fronte della débâcle, che si è consumato il patto di fiducia tra il marchio e i suoi fedelissimi.

La “Luce” è il primo modello Ferrari a cinque posti e con carrozzeria a quattro porte , una scelta che già di per sé rappresenta uno strappo – giustificato, forse, dalla necessità di ospitare la batteria – ma che molti puristi hanno letto come un tradimento.

La vettura è stata disegnata non dal Centro Stile Ferrari, ma da LoveFrom, il collettivo fondato da Jony Ive, l’ex capo del design di Apple, e Marc Newson .

Il risultato, come ha scritto il Financial Times, è “estremamente polarizzante” : linee pulite, superfici lisce, un’estetica che ricorda più un gadget tecnologico che una berlinetta italiana.

Il paragone sui social è stato spietato: “Da dietro sembra una Panda” è stato il commento più benevolo; “il peggior modello mai ideato” il più cazzuto e centrato.

E quando la battuta si diffonde, per un’azienda che vive di immagine, il danno è già fatto.

Il terzo fronte, infine, è quello della credibilità tecnologica.

La Ferrari ha scelto la strada dell’elettrico in un momento in cui i concorrenti – Porsche, Lamborghini, McLaren – stanno rallentando o congelando i propri piani di elettrificazione, complice una domanda per i modelli a batteria nel segmento delle hypercar che si è rivelata molto più tiepida del previsto .

Elkann ha dichiarato che “i nostri clienti esistenti sono i primi a volere una Ferrari elettrica” , ma il mercato, in questo caso, parla un’altra lingua: il titolo è crollato, il giudizio degli analisti è severo, e persino l’ex presidente Luca Cordero di Montezemolo e condivido in pieno il commento di chi ha guidato la Ferrari per quasi venticinque anni, ha lasciato cadere parole che suonano come una sentenza: “Se dovessi dire quello che penso farei del male alla Ferrari. Si rischia la distruzione di un mito, mi dispiace moltissimo. Almeno si tolga il cavallino” .

Cazzo, una bordata che detta da analisti è severa; venendo da Montezemolo, suona come una scomunica.

Il politico, manco a dirlo, si è gettato sulla preda. Carlo Calenda, che in Ferrari ci ha lavorato ai tempi della presidenza Montezemolo, ha twittato un attacco senza appello: “La Ferrari Luce è un insulto estetico e tecnologico per chi ama la Ferrari o, come nel mio caso, ci ha lavorato” .

E ha colto l’occasione per allargare il tiro all’intera galassia Exor, accusando sto pirla di Elkann di aver “semidistrutto Marelli, Comau, Iveco, Fiat, Alfa, Maserati, Lancia, Scuderia Ferrari, Juventus, Repubblica e Stampa” .

Matteo Salvini da buon leghistaiolo populista, ha commentato : “Elettrica, costosissima (550mila euro) e, dal punto di vista estetico, si commenta da sola… Chissà Enzo Ferrari cosa direbbe” .

A legittimare queste critiche ci ha pensato, ancora una volta, Montezemolo, che in un’intervista a margine di Confindustria ha aggiunto una battuta che risuona beffarda: “Spero che almeno i cinesi non ce la copieranno” .

Il messaggio è chiaro: se nemmeno la concorrenza ritiene il design degno di essere imitato, allora forse il problema non è il mercato, ma il prodotto.

Ciò che rende questa vicenda più di un semplice incidente di percorso è la sua portata simbolica.

La Ferrari non è un’azienda come le altre: è l’unico marchio italiano capace, ancora oggi, di competere testa a testa con i giganti tedeschi e americani nel segmento del lusso.

Il suo valore azionario, la sua reputazione, la sua stessa ragion d’essere sono costruite su un’equilibrio delicato tra tradizione e innovazione.

La “Luce” doveva essere l’atto di equilibrio perfetto.

Sembra essere, invece, un passo falso che rischia di costare caro, non solo in Borsa ma nell’immaginario collettivo.

Perché il mito, quando si incrina, non si ripara con una campagna social.

E i 550mila euro di partenza potranno forse convincere una manciata di collezionisti facoltosi, ma non ricompreranno la fiducia di chi ha visto nel Cavallino non solo un’automobile, ma un pezzo di Italia.

La “Luce”, per ora, ha illuminato solo i difetti di una strategia affrettata.

E il buio, per Maranello, è più vicino di quanto si creda e noi cara Stefania continuiamo con la R8 e son convinto che se Audi dovrà abbassare la testa dandoci solo l'elettrico, progetteranno in futuro un sound amplificato per gli scarichi anche per farsi sentire e non solo come concerto.

lunedì 25 maggio 2026

Come arricchire l'Uranio.

Parrucchino vuol castigare l'uranio ai beduini per poterlo arricchire ed arricchirsi a sua volta e questa frase l'avrete sentita molte volte perciò oggi ho cercato di capire che significa arricchire l'Uranio e anche perchè è così difficoltoso e costoso purificare il Plutonio.

Comincio col dividere i due elementi. 

Arricchire l’uranio è difficoltoso perché, per separare l’isotopo 235 dal 238, prima bisogna trasformare l’uranio in esafluoruro di uranio, e poi farlo passare in un macchinario enorme e che consuma un casino di energia, ovvero una centrifuga a gas come questa sotto:

In pratica, l’esafluoruro di uranio viene gassificato e fatto passare in una serie lunghissima di apposite centrifughe a corrente in serie, e l’esafluoruro di uranio-235 corre un po’ più velocemente dell’esafluoruro di uranio-238, più pesante. 

In questo modo, nell’ultima centrifuga si avrà un arricchimento in uranio-235, che viene quindi raccolto, convertito in uranio biossido e in pellet da infilare nelle barre di combustibile.

Ora so dove augurereste di infilare queste barre e a chi... io ci aggiungo "per traverso spostando il pannolone". 

Questo processo usa molta energia, ergo l’uranio arricchito è difficile da ottenere e costa molto di più di quello naturale.

Per il plutonio la cosa è un po’ diversa. 

Il plutonio-239 è estremamente più costoso dell’uranio arricchito ad uso civile, per vari motivi. 

Innanzitutto perché per produrre plutonio isotopicamente abbastanza puro servono o centrali nucleari a neutroni lenti senza sarcofago di sicurezza, pertanto molto pericolose (tipo Chernobyl), oppure centrali nucleari “breeder” a neutroni veloci, molto più costose delle centrali a neutroni lenti. 

Poi, la purificazione del plutonio col processo PUREX richiede un impianto specifico ed estremamente costoso da mantenere.

Tra l’altro, il combustibile irraggiato contenente plutonio, solitamente ne contiene pochi punti percentuale, il che alza difficoltà e costi ulteriormente. 

E poi il motivo principale: la massa critica
Infatti, il plutonio-239 ha una massa critica molto piccola (10kg, sfera non schermata), e per evitare di uccidere tutto il personale è impensabile lavorare con più di 250g di materiale alla volta. 

Il costo degli operatori e dell’impianto vengono caricati tutti su una piccola quantità di plutonio, che arriva a un costo di 4–5 milioni di euro al kg che parrucchino è disposto a sborsare.. tanto pagano i pirla che l'hanno eletto ed è giusto che loro paghino 6,20$ al gallone rispetto i 2,30$ che pagavano prima della guerra contro i beduini.

E qui è spiegato come si fa e quanto costa il plutonio per bombe ma voi a casa non provateci.

 

Mi domando se ce la raccontano giusta o se ci prendono per quelli che sono scesi con la piena e comunque avete visto la diversità di accoglienza dei Flotilleros al rientro dopo che i Kriminaisraeliani li hanno martellati per bene?

Questo è il rientro a Fiumicino



e questo è il rientro a Bilbao..



Bah.. non faccio commenti e cerco di non esprimere la mia opinione giornaliera anche sul parrucchino che ha scatenato sta guerra in corso per evitare che l'Iran possa farsi l'atomica.. ma secondo voi Israele l'armamento nucleare ce l'ha o no?

Ad ogni modo anche sti beduini dell'Iran se vogliono l'arma nucleare, non possono farsela dare in cambio del petrolio dalla Cina.. dalla Russia.. dalla Corea del Nord.. ecche cazzo.. ma perchè devono coinvolgere tutto il mondo.. so' di essere egoista, ma mi girano le palle vedere che tutto aumenta o scarseggia secondo i casi.. non la faccio lunga, ma stanno veramente rompendo i coglioni e pensare che sino a qualche tempo fa io avevo un occhio di riguardo per l'America e avevo un misto di compatimento e tenerezza verso Israele, povero popolo in ricerca perenne di casa e sempre osteggiato.. mi faceva pena vedere ste persone prese di mira dai grandi dell'epoca, ma oggi la vedo in maniera diversa non dico come il baffetto ma quasi...

domenica 24 maggio 2026

Questa è forteeee..

 

Certo che oggi come oggi, chi ci crede più a quanto leggiamo qui nel web.. con l'AI ormai, prima di capire se la notizia letta è un fake o realtà, occorre fare una ricerca in più parti e quindi diventa più lungo il tempo per essere al corrente di quanto impiegavamo prima e vabbè..

Questo è il preambolo per raccontarvi se le malefatte del parrucchino sono reali oppure solo un richiamo per avere più battute di lettura e quindi ho speso del tempo per verificare la vericidità dell'ultima cazzata dell'idiota americano e mo' vi dico..

Pensavate di aver già letto tutto il possibile e l'impossibile dal parrucchino, beh… vi sbagliavate di brutto..

Parrucchino ha citato in giudizio per 10 miliardi di dollari l'IRS (l'equivalente americano della nostra Agenzia delle Entrate) per aver lasciato che nel 2019 il collaboratore di un loro ex contractor (nel frattempo condannato a 5 anni di galera) pubblicasse online la sua dichiarazione dei redditi, cosa che di solito tutti i presidenti degli Stati Uniti fanno di loro spontanea volontà.

Per evitare problemi, il Dipartimento di Giustizia americano ha riconosciuto l'errore proponendo una transazione da 1,8 miliardi di dollari che Parrucchino ha accettato.

Bah.

Riassumendo quindi:

Parrucchino persona fisica, cita in giudizio l'Agenzia delle Entrate gestita dallo stesso Parrucchino presidente e il Dipartimento di Giustizia (sempre gestito da Parrucchino presidente per il tramite del suo ex avvocato penalista da Parrucchino nominato) dopo 7 anni e proprio mentre Parrucchino è in carica come presidente, si mette d'accordo con Parrucchino persona fisica riconoscendogli un risarcimento da 1,8 miliardi di dollari presi dalle tasse dei contribuenti americani.

Che posso dire? Ma davvero l'avete capita voi?

Ma parrucchino essendo un buono questi soldi non li terrà per sé: con grande generosità, li metterà in un fondo destinato a risarcire "le vittime della malagiustizia".

In particolare coloro nei confronti dei quali la giustizia è stata utilizzata "come arma politica".

E chi potrebbero mai essere queste vittime della malagiustizia politica americana?

Ma ovviamente i candidati principali sono i manifestanti che il 6 gennaio 2021 fecero irruzione a Capitol Hill per contestare l'elezione dell'altro rimbambito presidente Joe Biden.

Comunque la magnanimità dell'idiota ciuffato non manca: il vicepresidente Vance ha specificato che anche Hunter Biden (figlio dell'ex presidente Joe Biden, perseguitato dal parrucchino) potrà accedervi.

Bah.

Insomma, gli americani che il 6 gennaio 2021 sono stati buoni a casa ad attendere la proclamazione del nuovo presidente, avranno la gioia di risarcire chi è andato a devastare il Parlamento.

Il "mondo al contrario" non è più una prerogativa esclusivamente italiana.. ma l'avete letta bene e capita? Allora spiegatemela dai..mi son riletto il post.. cosa che non faccio mai.. e non mi sono capito a parte il fatto che per il Parrucchino i soldini non contano e vedi il fatto che ha richiesto anche 15 miliardi di dollari al New York Time per aver pubblicato notizie per lui non vere e vedremo come finisce e spero non legga i miei post altrimenti mi porterete arance al quarto raggio .

Buon caldo a tutti..

sabato 23 maggio 2026

Aggiornamento del 23 maggio 2026

 





Per chi come me ha una buona parte di sostentamento basata su titoli azionari è ovvio tenere il mirino puntato sul parrucchino fuori di melone il cui cervello si è preso una vacanza.. da quando sto pirla è stato eletto presidente, ho continuato a perder soldini.. e parecchi e siamo al 23 maggio 2026. 

Il “New York Times”, nel suo editoriale di oggi 23/5, ha fatto una cosa che i media americani raramente fanno con un presidente in carica: ha pubblicato un lungo, deprimente elenco di minacce, scadenze disattese e parole che hanno fatto muovere i mercati mondiali. 

L’oggetto del fascicolo è proprio sul fetente giallo, e il filo rosso che lega tutte le voci è la guerra in Iran e i negoziati per il nucleare.

La finanza mondiale è in mano a uno psicolabile”, scrive il Times, riprendendo una definizione che circola nei corridoi della Fed da settimane, “e non c’è calmante che tenga”.

Perché ogni volta che il “caligola di Mar-a-Lago” apre bocca, la borsa vacilla.

Ogni volta che posta su Truth Social “il tempo sta finendo” o “un’intera civiltà morirà stanotte”, i trader impauriti vendono.

E ogni volta che, il giorno dopo, il presidente smentisce se stesso o sposta la scadenza, i mercati risalgono, ma non ai livelli precedenti.

Il primo capitolo della follia è datato 4 aprile 2026.

Dopo settimane di stallo nei negoziati mediati dal Pakistan, parrucchino aveva dichiarato: “Il tempo sta finendo Date loro 48 ore, o l’inferno si abbatterà su di loro come non hanno mai visto”.

Le borse asiatiche crollarono, il petrolio balzò a 115 dollari al barile. 

Gli analisti scrissero una nota urgente ai clienti: “Rischio di conflitto imminente, ridurre l’esposizione”.

Passarono 48 ore, poi 72, e l’inferno col cazzo si è avverato.

Parrucchino twittò: “Stanno cedendo, li abbiamo in pugno. Grandi progressi”.

Il greggio scese di 7 dollari, ma i mercati avevano già perso 200 miliardi di dollari di capitalizzazione.

Il secondo atto, forse il più fuoridimelonesco, è del 7 aprile 2026.

Ho detto al generale in comando: se non firmano, stanotte un’intera civiltà morirà”.

La frase, pronunciata nel giardino della Casa Bianca di fronte ai giornalisti, non aveva alcun riscontro nei fatti.

Il “Washington Post” la definì “un’iperbole da commedia dell’arte”. 

Ma Wall Street non ride.

Il Nasdaq perse l’1,2% in un’ora, e il dollaro si indebolì rispetto allo yen, tradizionale bene rifugio.

Il petrolio salì di nuovo.

I presidenti delle banche centrali europee, riuniti a Francoforte, interruppero la seduta per seguire l’evoluzione della crisi.

In serata, Trump twittò che l’Iran “aveva chiesto la resa” e che l’accordo era “più vicino che mai”.

La “civiltà” era salva.

E i mercati, ancora una volta, avevano ballato al suo ritmo e qui mi son perso 20.000 alla faccia di sto minchione sparacazzate.

L’ultima, in ordine di tempo, è di ieri: “Gli Usa si assicureranno, in un modo o nell’altro, che l’Iran non ottenga un’arma nucleare.

Se non lo faranno volontariamente, faremo qualcosa di molto drastico”.

Ancora una volta, la minaccia di un’azione unilaterale.

Ancora una volta, l’ambiguità studiata: “qualcosa di molto drastico” potrebbe essere un’operazione cibernetica, un bombardamento chirurgico, o una nuova ondata di sanzioni secondarie.

I mercati, ormai abituati, hanno reagito con una certa stanchezza (e qui altre 5.000 dal culo):

il Dow Jones è sceso dello 0,4%, il petrolio è salito di un paio di dollari.

Ma gli analisti avvertono: “L’effetto logorio è peggiore dell’effetto shock.

La comunità finanziaria non sa più a che santo votarsi”.

Il New York Times ha provato a mettere ordine nel casino delle dichiarazioni: “Ogni volta che Trump parla di Iran, il dollaro, il petrolio e le borse mondiali si muovono in modo violento e, per la maggior parte, imprevedibile.

È come se un burattinaio tirasse i fili senza sapere quali marionette si muoveranno”.

La metafora è efficace, ma lascia fuori un dettaglio: il burattinaio, in questo caso, non ha idea nemmeno di quali fili stia tirando.

Perché la strategia del parrucchino, se di strategia si può parlare, è quella di un giocatore di poker che alza la posta senza guardare le carte, sperando che gli avversari si spaventino.

E finora, gli avversari (l’Iran, i mediatori arabi, gli alleati europei) hanno reagito con cautela, ma non si sono piegati.

I mercati, invece, hanno reagito con il panico (e qui.. altre 3.000).

E il panico, si sa, non aiuta mai a risolvere una crisi.

La questione di fondo, che il Times sottolinea con la sua consueta lucidità, è che l’incertezza uccide l’investimento.

Le aziende non assumono, non investono, non pianificano, se non sanno se domani ci sarà una guerra.

I consumatori non spendono, se temono un’impennata dei prezzi.

Il risultato è una paralisi che danneggia l’economia reale molto più dei singoli crolli di borsa.

E mentre Trump gioca a fare il generale, si paga il conto: benzina più cara, generi alimentari più cari, mutui più cari.

L’inflazione, che sembrava sotto controllo, è risalita in aprile, proprio a causa dell’aumento del costo dell’energia. La Fed, che aveva promesso di tagliare i tassi, è stata costretta a rinviare. E il debito pubblico, che già pesa come un macigno, continua a crescere.

La domanda che gli economisti si pongono, e che il Times riprende nell’editoriale, è: quanto può durare ancora questo stillicidio? La risposta, purtroppo, è: finché lo stronzo parrucchinato vorrà.

Perché il presidente degli Stati Uniti non ha vincoli, né istituzionali né politici, che lo costringano a smettere di parlare.

Il Congresso è paralizzato, la Corte Suprema è di parte, l’opinione pubblica è divisa.

E i mercati, per quanto sofferenti, continuano a funzionare.

Così, ogni giorno è una roulette russa: si aspetta il post di Truth Social, si decodifica la minaccia, si cerca di capire se è l’ora X oppure l’ennesimo bluff.

E mentre i trader sudano, i politici tacciono e i cittadini perdono soldini e tremano, il “caligola di Mar-a-Lago” continua a dispensare puttanate.

Perché, in fondo, è questo il suo mestiere.

E finché i mercati gli crederanno, lui continuerà a farlo e se tutto va bene.. siamo rovinati.


giovedì 21 maggio 2026

Russia/Cina.

 



Ragazzi.. davvero mi dispiace vedere la Russia ridotta così.

La visita di Putin in Cina è stata molto diversa da quella del parrucchino fuori di melone.

Al di là di tutti i bei proclami ufficiali c'é una differenza: Tra parrucchino e Xi c'è un rapporto alla pari, che potrebbe portare allo scontro ma è alla pari, tra Putin e Xi c'è un rapporto suddito-padrone.

E Xi è il padrone, Putin oramai è ridotto a vassallo.

È il rapporto che si era creato tra Hitler e Mussolini a Salò.

I vari proclami di amicizia sono solo facciata, la sudditanza è reale: Putin voleva il gasdotto, Xi gli ha firmato quaranta contratti ma il gasdotto no.
Ripeto, fa male vedere la terra di Dostoevskij e Tchaikovskij, la Terza Roma ridotta ad una provincia del Celeste Impero, oltre che alleata di Paesi improponibili e storicamente nemici della Russia come Iran, Turchia, Afghanistan e, appunto, Cina.

I russi hanno vissuto nell'incubo di essere depredati dagli americani, verranno depredati dai cinesi che, in caso di sconfitta in Ucraina si prenderanno la Siberia senza sparare un colpo.
Dall'altra parte l'ala più antirussa della politica americana ha ottenuto quel che voleva: separare la Russia dall'Europa.

Ora Europa e Russia, che potrebbero essere storicamente alleati, sono nemici acerrimi.

Un'Europa dall'Atlantico agli Urali come quella sognata da De Gaulle sarebbe stata un formidabile contraltare sia alla Cina che agli Stati Uniti.
Di chi la colpa? Un po' di tutti e due.

Da una parte dell'ala più russofoba della politica europea che ha preso il sopravvento.

Quindi da una parte abbiamo un'Europa bullizzata da parrucchino e dall'altra una Russia bullizzata con più stile dalla Cina (i cinesi non sono rozzi come gli yankees, ti strozzano col sorriso e i nastri di seta).
Europa e Russia, ora nemiche, sono una stessa civiltà.
Poi vi è un altro problema che accomuna Europa e Russia: il poco investimento nella ricerca.

Tutta la roba tecnologica che teniamo in mano è americana o cinese (o giapponese, o coreana).

Niente di europeo o russo.

E poi la guerra.

L'Ucraina e l'Iran insegnano che nel XXI secolo le guerre sono un cattivo affare.

Bisogna voltare pagina, ma ci vogliono personaggi illuminati e coraggiosi e purtroppo non se ne vedono né in Europa né in Russia e se tutto va bene.. siamo rovinati.


Vacanza in Grecia.

 


Ecco lo scritto che un amico mi chiese di postare al posto delle menate sul parrucchino.

Se vai in Grecia con solo 80 € fatti l'un'escursione di un giorno a Meteora da Atene.

Esplora questo sito patrimonio mondiale dell'UNESCO e ammira i monasteri costruiti su imponenti rocce simili a pilastri.



Visita due monasteri e scopri la vita dei monaci cristiani greci.




Inizia la giornata con il servizio di prelievo da uno dei punti d'incontro designati ad Atene (zona Plaka, zona Syntagma/Parlamento greco, Piazza Omonoia, Piazza Karaiskaki). Sali sul pullman per Meteora e goditi il viaggio (circa 4 ore).


Siediti e rilassati e scatta foto lungo il percorso.

Arriverai verso mezzogiorno nella tradizionale città di Kalabaka, costruita ai piedi delle maestose rocce di Meteora, dove la guida locale si unirà al gruppo.

Se hai selezionato l'opzione con pranzo, potrai gustare un'insalata di stagione, un piatto principale e dell'acqua (sono disponibili anche opzioni vegetariane e vegane).



Se hai scelto l'opzione senza pranzo, usa il tuo tempo libero per esplorare la città, fare uno spuntino e riposare prima del tour di Meteora.

Dopo pranzo/pausa, inizia il tour di Meteora.

Scopri come si sono formate le rocce di Meteora milioni di anni fa e impara la natura e la storia di questo luogo straordinario.

Nel IX secolo, i monaci iniziarono ad abitare le rocce e nel XIV secolo furono costruiti i primi monasteri.


Oggi, Meteora ospita uno dei complessi più importanti di monasteri ortodossi orientali.

Vedrai tutti e 6 i monasteri e ne visiterai 2 (i monasteri specifici visitati dipendono dagli orari di apertura giornalieri).




Le tariffe d'ingresso ai monasteri non sono incluse.
Vabbuo' ti esaudisco amico mio anche se io opto per Casalcoso in queldell'Abruzzo e qui anche noi abbiamo qualcosa tipo.

L'eremo sulla Maiella 

o il Castello di Roccascalegna 
o il lago a forma di cuore 

e se vuoi un buon ristorante vai dal Palucci a Torino di Sangro con la garanzia del pesce fresco in ambiente familiare


ed anche toccare la tipicità dei trabocchi e cenare sul mare
qui con 65€ di menù fisso, ti sazierai con pesce appena pescato e varie


 



o tanto altro senza andar in Grecia, prender aerei e rimaner fermi in aeroporto.