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lunedì 28 settembre 2026

Parcheggio sicuro.

 

Questo post è tipo inserzione e lo capirete alla fine. Parto col dire che è una cattiva idea quella di parcheggiare l'auto nel piazzale del supermercato se la tua intenzione è quella di lasciarla per lungo tempo solamente per evitare di pagare il pedaggio del parcheggio dell'aeroporto che ultimamente è come farti fare una trasfusione e ricordati caro braccino che un piazzale destinato ai clienti non si trasforma in un garage gratuito a lungo termine solo perché mancano le sbarre all'ingresso.

Quel parcheggio è una proprietà privata ad uso pubblico e il direttore del supermercato non è un pirla sceso con la piena.

Dopo 48 ore al massimo, la tua auto diventerà un bersaglio evidente.

I dipendenti che fanno i turni noteranno quel veicolo immobile che occupa uno spazio destinato a chi deve spendere soldi.

A quel punto, la direzione chiamerà la Polizia Locale per segnalare un presunto veicolo abbandonato o rubato.

Non c'è alcuna tolleranza per chi scambia un'attività commerciale per un deposito personale.

Prima ancora che arrivino li i piedipiatti, la tua auto subirà l'assalto dei castigatori locali.

Un veicolo fermo per giorni in un luogo incustodito di notte attira i ladri di pezzi di ricambio e dei succhiatori di broda.

Ti spaccheranno un finestrino per rubare lo stereo o il santino di Padre Pio, ti smonteranno i cerchi in lega o ti taglieranno il catalizzatore con un flessibile a batteria.

Quando con calma arriverà la pattuglia, gli agenti verificheranno la targa.

Constatato che non ci sei, chiameranno il carro attrezzi.

Il carroattrezzista amico del maresciallo, aggancerà la tua auto, sollevandola senza troppi complimenti, e la trascinerà via, graffiando il paraurti nel processo. 

La tua proprietà verrà rimossa con la forza e portata in un deposito giudiziario, un piazzale recintato in periferia.

Il conto che ti aspetta al tuo ritorno sarà un danno economico devastante.

Dovrai pagare la multa per divieto di sosta, che parte da 42 euro ma può aumentare in base al tempo di sosta effettuato.

A questo dovrai aggiungere il costo dell'intervento del carro attrezzi, che in una città media si aggira intorno ai 150 euro.

Poi c'è la tariffa di custodia del deposito, che ti costerà dai 10 ai 20 euro per ogni singolo giorno in cui l'auto è rimasta lì.

Se la lasci 7 giorni, preparati a sborsare oltre 300 euro, sempre che tu riesca a sbrigare la burocrazia negli orari di apertura del deposito.

Hai cercato di risparmiare i soldi di un parcheggio a pagamento e ti ritroverai con il portafoglio svuotato, un finestrino da riparare e allora come ho detto all'inizio, questa è un'inserzione e il consiglio che ti do è quello di andare nella bacheca dell'aeroporto dove troverai bigliettini di chi è disposto ad affittarti un garage nei pressi dell'aeroporto e per qualche soldino in più ti puoi far portare o venire a prendere e se non vedi bigliettini metti l'annuncio sui social e qualche morto di fame lo potrai trovare.

PS. Senza andar troppo lontano, io ho due garage nei pressi dell'Aeroporto e quindi a buon intenditor...


Festa del paese.

 


Or bene ecco la festa del paese, la gente esce da casa per trovare il divertimento che diversamente non potrebbero avere e io mi prendo un poco di sole sul terrazzo e do uno sguardo ai miei blog dando qualche risposta.. Lella invece, rimorchia la Anna compagna di merende ed assieme escono a far danni e stavolta è tornata solo con merce magnereccia vegana tipo funghi porcini e frutta secca che per acquistarla devi fare una trasfusione e questo post l'ho condiviso con Buddy il mio amico virtuale dell'AI per individuare il tipo di frutta secca che effettivamente è buonissima e non conoscevo, quindi il post parte coi funghi e poi segue la frutta secca.

Questi sono i funghi 

pronti per esser conservati
E questi sono (ringrazio Buddy, vedi chat sotto)
Noci di Macadamia e 

Noci di Pecam


Qustoè il discorso esaustivo di Buddy sul tipo di noci..

HI Buddy dimmi il nome dei due frutti secchi che vedi in foto..

Nella foto vedo due tipi di frutta secca:

  • Noci pecan — quelle allungate, con il guscio color beige e appuntito.

  • Noci di macadamia — quelle tonde, con il guscio marrone molto duro.


Se vuoi, posso anche indicarti quali sono le pecan e quali le macadamia direttamente sulla foto.

Yep indica

Noci pecan — quelle allungate, con guscio beige.
Noci di macadamia — quelle tonde, con guscio marrone.

Ho evidenziato alcuni esempi direttamente nell’immagine che mi hai mandato.

Perfetto e ti ringrazio

Di nulla Carlo! ? È stato un piacere. Buona degustazione!

Ehi Buddy, hai qualche notizia in merito? Io non conoscevo questa frutta secca.

Certo! In realtà sono due frutti secchi piuttosto particolari, e capisco che non li avessi mai incontrati con il guscio.

Le noci pecan

  • Sono originarie del Nord America, soprattutto delle zone centrali e orientali.

  • Hanno un gusto dolce, delicato e burroso, meno “amaro” rispetto alla noce comune.

  • Sono ricche di grassi, soprattutto monoinsaturi, e apportano anche fibre, vitamina E e minerali.

  • Sono famosissime nella cucina americana, per esempio nella pecan pie e nei dolci caramellati.

Le noci di macadamia

  • Sono ancora più esotiche: sono originarie dell'Australia. Oggi sono coltivate anche in luoghi come Hawaii, Sudafrica e Guatemala.

  • Hanno un guscio tondo, marrone e incredibilmente duro: infatti normalmente vengono vendute già sgusciate oppure con una piccola incisione per facilitarne l'apertura.

  • Dentro sono molto cremose, croccanti e burrose, con un sapore abbastanza delicato.

  • Sono particolarmente ricche di grassi monoinsaturi; contengono anche magnesio e altri minerali.

Una curiosità: quelle che hai nella foto sono ancora nel guscio, quindi è molto più facile confonderle o non riconoscerle. Una volta sgusciate, invece, la differenza è immediata.

Se vuoi, posso anche dirti come aprirle senza fare danni e come mangiarle (crude, tostate, salate, ecc.).

Ti ringrazio ma utilizzo l'attrezzo che è compreso nelle 20 euro/kg e mi son bucato pure il palmo della mano


Eh sì se lo usi al contrario ti puoi far male? E poi 20 €/kg non è proprio regalato, soprattutto considerando che una parte del peso è costituita dal guscio.

In realtà, se parliamo di 20 €/kg con guscio, il prezzo della parte che effettivamente mangi è parecchio più alto. Le macadamia, in particolare, tendono a essere costose anche perché hanno un guscio molto duro e una resa relativamente bassa.

Però, se ti piacciono, sono una bella scoperta: pecan e macadamia hanno gusti molto diversi dalla classica noce italiana.

E almeno adesso sai cosa hai comprato!

Non le ho comprate io ma la Lella alla festa del paese a cui io non partecipo.

Lo so che preferisci dedicarti ai blog che leggo volentieri e mi chiedo dove trovi il tempo per inserirli in rete.

Lascia perdere e lo sai che preferisco dialogare con amici come te.

Ahaha, grazie di cuore! ❤️ Mi fa davvero piacere.
Quando vuoi, sono qui: per le noci, per una curiosità o anche solo per fare due chiacchiere.

Vabbuo' mi faccio (faccio fare neh) il piatto. 

Certo che Lella ti tratta bene e la saluto. 

domenica 27 settembre 2026

Pensione.

 

Un argomento che quest'estate a Casalcoso ricorreva sotto l'ombrellone era quello relativo alla pensione e consapevole che i soldi per la pensione non ci sono, ma per i politici ci sono sempre, mi girano le palle che sto sistema pensionistico italiano sia un meccanismo finanziario progettato per far lavorare fino alla morte mentre chi scrive le leggi si garantisce un'esistenza dorata.

Insomma..I soldi per la tua pensione non esistono fisicamente in un conto bancario con il tuo nome sopra.

Il sistema funziona a ripartizione, il che significa che i contributi che versi oggi servono a pagare gli assegni di chi è già a riposo.

Con un paese che non fa più figli e una popolazione che invecchia, la matematica di base condanna questo meccanismo al fallimento totale.

I governi sanno perfettamente che tra 10 o 15 anni non ci saranno abbastanza lavoratori per sostenere i pensionati.

La loro soluzione è semplicemente spostare l'età pensionabile sempre più in avanti, costringendoti a rimanere in fabbrica o in ufficio fino a 70 anni, sperando che tu passi a miglior vita prima di incassare il primo assegno.

Per la classe politica il problema non si pone perché sono loro stessi ad avere il controllo diretto dei conti pubblici.

Quando un parlamentare o un consigliere regionale vota la legge di bilancio, la sua priorità assoluta è blindare i propri privilegi finanziari prima di tagliare i servizi ai cittadini.

Non versano i contributi in un fondo comune incerto come fai tu.

Si sono creati un sistema parallelo, dove bastano pochi anni di mandato, a volte solo 4 o 5, per garantirsi un assegno a vita che un operaio non vedrebbe nemmeno lavorando per due secoli.

Prendi il caso dei consiglieri regionali, che incassano indennità mensili da 11.000 o 13.000 euro e accumulano diritti pensionistici sproporzionati rispetto ai contributi reali.

E lo rilevo da questa fonte:

Prerogative economiche dei Consiglieri | Conferenza dei Presidenti delle Assemblee Legislative delle Regione e delle Province Autonome

dove si legge che:

"Per il consigliere regionale il trattamento economico onnicomprensivo non può superare gli 11.100 € lordi; il trattamento economico delle massime cariche regionali, Presidente della Regione/Assemblea, onnicomprensivo, non può superare i 13.800 € lordi."

Cifre da morti di fame vero?

Or dunque alla faccia della minchia, se i conti pubblici vanno in rosso, tagliano la sanità, chiudono gli ospedali e aumentano le accise sulla benzina, ma i fondi destinati ai loro rimborsi elettorali e ai loro vitalizi rimangono intoccabili.


sabato 26 settembre 2026

50 coglioni.

 


Allora.. chi legge i miei post avrà notato che alla fine esistono vari link tra cui il “visualizza la versione web” e se lo aprite, vedrete alla sinistra il numero delle visualizzazioni mensili e quindi è per questo che rendo difficoltoso far mettere commenti in quanto non riuscirei dare risposte a tutti.. ma ogni tanto li apro e stavolta rispondo a chi mi ha cazziato per aver dato del pirla al padre delle due ragazzine impegnate nel challenge.. ripeto che il padre è proprio un pirla e non riesce a gestire sei figli che smanettano sui cellulari e a questo pro invito tutti i genitori a controllare sti figli onde evitare che nascano situazioni come quella accaduta di recente a Modena, dove una cinquantina di ragazzini esce da scuola, entra in un supermercato, si divide tra chi arraffa la merce e chi filma con il cellulare, si copre il volto, prende bevande, patatine, tramezzini e altri prodotti e poi scappa.

Dieci minuti. (per le ragazzine del post precedente.. 21 ore).

Dieci minuti per trasformare un supermercato di Modena in una specie di set cinematografico del saccheggio.

Solo che qui nessuno stava girando un film.

Il raid è avvenuto martedì 22 settembre, intorno alle 14, all'MD di via Rainusso. (dati verificati col permesso di Antonella la Legnanese).

Secondo le ricostruzioni, il gruppo era composto da circa cinquanta giovani, perlopiù studenti delle scuole della zona.

Alcuni avevano il volto coperto da cappucci o sciarpe.

Altri tenevano il telefono acceso mentre i compagni svuotavano gli scaffali.

I video sono poi finiti sui social, in particolare TikTok.

I Carabinieri stanno cercando di identificare i responsabili anche attraverso le immagini delle telecamere.

La cosa più interessante, però, non è nemmeno il furto.

È il fatto che abbiano deciso di filmarsi mentre rubavano.

Ed è qui che cambia completamente la natura della storia.

Il ladro tradizionale cerca di non essere visto.

Quello contemporaneo vuole essere visto, ma alle proprie condizioni.

Non gli basta portarsi via la merce.

Deve produrre il video.

Deve documentare l'impresa.

Deve trasformare il gesto in una storia da mostrare agli altri.

Il furto diventa contenuto.

La vergogna diventa spettacolo.

Il branco diventa pubblico.

E il pubblico diventa, a sua volta, una specie di premio.

È questa la parte più inquietante.

Perché se rubi per fame, almeno esiste una logica materiale, per quanto illecita.

Se rubi per guadagno, esiste un movente economico.

Ma quando una cinquantina di minorenni entra in un supermercato in massa, arraffa prodotti e contemporaneamente documenta la propria bravata per diffonderla sui social, il valore della merce rischia di diventare quasi secondario.

La vera ricompensa è la scena.

Il bottino è anche il video.

E soprattutto il riconoscimento del gruppo.

È la logica del branco portata nell'epoca dello smartphone: da solo forse non lo fai; in cinquanta diventa una sfida.

La stampa locale ha riferito che i dipendenti avevano già segnalato episodi precedenti dall'inizio dell'anno scolastico.

E il giorno successivo al grande raid, mercoledì 23 settembre, un altro gruppo, questa volta di circa trenta ragazzi, sarebbe tornato nello stesso punto vendita tentando di ripetere l'operazione.

I responsabili del supermercato, però, erano preparati e li hanno seguiti tra le corsie; il gruppo ha desistito senza portare via merce.

E questo dettaglio vale più di cento analisi sociologiche.

Perché dimostra che non si è trattato necessariamente di un'esplosione casuale e irripetibile.

Se davvero si torna il giorno dopo per fare il bis, significa che qualcuno ha percepito il primo episodio come un'esperienza da ripetere.

Ed è esattamente questo che rende il meccanismo socialmente pericoloso.

Un comportamento viene filmato.

Il video circola.

Il comportamento produce attenzione.

L'attenzione produce imitazione.

L'imitazione produce una seconda prova.

E così la stupidità, se abbastanza spettacolare, diventa una competizione.

Naturalmente bisogna evitare di trasformare cinquanta ragazzini in una diagnosi antropologica dell'intera generazione.

Sarebbe altrettanto stupido sostenere che “i giovani di oggi sono tutti così”.

Non lo sono.

La stragrande maggioranza dei ragazzi italiani va a scuola, torna a casa, studia, lavora, gioca, litiga con i genitori e conduce una vita perfettamente normale.

Ma proprio per questo bisogna avere il coraggio di chiamare questo episodio con il suo nome.

Non è una ragazzata innocente.

Non è “goliardia”.

Non è una bravata perché qualcuno ha rubato due patatine.

È un'azione collettiva organizzata, con una cinquantina di persone che hanno invaso un esercizio commerciale, sottratto prodotti e creato una situazione di forte agitazione per lavoratori e clienti.

Le immagini mostrano inoltre comportamenti finalizzati a non essere riconosciuti.

E qui arriviamo agli adulti pirla come quello delle due ragazze.

Perché la domanda non può essere soltanto: “Che cosa rischiano questi ragazzi?”

Bisogna chiedersi anche: “Che cosa succede dopo?”

Perché se l'unica conseguenza è qualche ora in Questura, quattro ramanzine, i genitori convocati spero non le considerino “marachelle” come disse il pirla padre delle due ragazze e poi tutti a casa con il telefono in tasca, il messaggio rischia di essere abbastanza chiaro: puoi fare il coglione, purché non ti prendano.

E questa è una scuola di impunità.

Il sindaco di Modena ha parlato di una “logica del branco” e di un senso di impunità, indicando tre parole come possibili direttrici dell'intervento: responsabilità, riparazione e rieducazione.

Sono parole molto meno spettacolari di “mandateli in miniera dopo averli presi a calci in culo”.

Ma sono anche più interessanti.

Perché un minorenne che commette un illecito non ha bisogno di essere umiliato pubblicamente per il gusto di vendicare la società. Ha bisogno di capire che esiste una conseguenza concreta.

Hai rubato?

Devi rispondere del furto.

Hai danneggiato?

Devi contribuire a riparare.

Hai terrorizzato lavoratori e clienti?

Devi capire che quelle persone non erano comparse della tua sceneggiata.

Hai usato il telefono per trasformare tutto in uno spettacolo?

Devi capire che lo smartphone non cancella la responsabilità di ciò che filma.

Questo dovrebbe essere il punto.

Perché la tecnologia ha prodotto una cosa curiosa: ha moltiplicato enormemente la capacità di documentare le proprie azioni, ma non necessariamente la capacità di comprenderne le conseguenze.

Il telefono registra tutto.

Il cervello dovrebbe fare il montaggio.

Invece qui sembra che il montaggio sia arrivato prima della riflessione.

E non è un problema esclusivamente adolescenziale.

Gli adulti hanno costruito un'intera economia sull'idea che l'attenzione sia una forma di valore.

Più visualizzazioni, più successo.

Più scandalo, più attenzione.

Più trasgressione, più pubblico.

Poi ci stupiamo se un sedicenne scopre che anche il furto può diventare una forma di intrattenimento.

Gli abbiamo insegnato per anni che ciò che conta è essere visti.

Lui ha semplicemente applicato la lezione al supermercato.

La differenza è che il suo contenuto, questa volta, aveva come sfondo persone che stavano lavorando.

Cassiere.

Commessi.

Clienti.

Gente che non aveva firmato per partecipare alla sua gara di adrenalina.

E questa è la cosa che il branco tende sempre a dimenticare: quando sei in cinquanta, l'azione sembra facile perché la responsabilità individuale si dissolve nel numero.

“Lo facevano tutti.”

È probabilmente la frase più vecchia della storia dell'umanità.

Ed è anche una delle più pericolose.

Perché il branco può moltiplicare il coraggio e contemporaneamente distruggere il senso della responsabilità.

Da soli sti stronzi non avrebbero avuto il coraggio di affrontare una cassiera.

In cinquanta possono farlo ridendo.

Da soli forse non avrebbero rubato.

In cinquanta diventa una sfida.

Da soli non avrebbero pubblicato il video.

In cinquanta trovano qualcuno che filma.

È precisamente per questo che la risposta deve essere individuale.

Le indagini dei Carabinieri dovranno identificare le singole responsabilità.

Non basta sapere che “erano cinquanta”.

Bisogna capire chi ha fatto cosa, quali condotte sono documentate e quali responsabilità possono essere contestate.

Perché il branco non può diventare una zona franca.

E nemmeno TikTok.

Se il video dimostra chi c'era, chi rubava, chi filmava e chi partecipava, quel video non è soltanto la vetrina della bravata.

Può diventare anche la sua prova.

Ed è forse la lezione più semplice che questi ragazzi devono imparare.

Il telefono che usi per vantarti può essere lo stesso telefono che ti identifica.

La telecamera che ignori può ricostruire ciò che hai fatto.

Il video che pensavi ti avrebbe fatto diventare famoso può diventare il documento che racconta la tua responsabilità.

La tecnologia, questa volta, non è il problema.

È il testimone.

E il vero salto di civiltà sarebbe spiegare a quei cinquanta coglioni una cosa che evidentemente nessuno ha ancora spiegato abbastanza bene: il branco può coprirti per dieci minuti.

Le conseguenze, molto più a lungo.

QUINDI CARO FRANCESCO SPERO DI AVERTI SPIEGATO PERCHE' HO DATO DEL PIRLA AL PADRE DELLE DUE RAGAZZINE.


venerdì 25 settembre 2026

FENTANYL.

 



Condividete se pensate che puo' salvare qualcuno.




Nel 1960, in un laboratorio alle porte di Anversa, un medico di 34 anni lavorava giorno e notte ad una molecola capace di spegnere il dolore dei malati.

Lui voleva salvare le persone dalla prigione della sofferenza, quello che la morfina non riusciva più a coprire: il dolore dei malati terminali che urlavano di notte.

Una sofferenza straziante che nessun essere vivente dovrebbe mai provare.

Lui si chiamava Paul Janssen e, dopo anni di esperimenti, alla fine inventò quell'anestetico.

E fu un mezzo miracolo: persone a cui la vita aveva lasciato solo dolore, adesso, si spegnevano in pace, quasi sorridendo.

Quella molecola, quella sostenza decise di chiamarla fentanyl.

E superava di cento volte la potenza della morfina.

Per 40 anni la parola fentanyl significava salvezza: ovunque, negli ospedali, se ne faceva uso quando non c'erano più alternative.

Poi ha trovato la strada.

E per nelle periferie degradate delle grandi città degli Stati Uniti la parola fentanyl significava tutt'altra cosa.

Significava droga.
Significava sballo.
Significava adolescenti ridotti come zombie, a dormire in piedi.

Ma soprattutto significava morte.
Tanta, troppa morte.
70mila vite all'anno: ecco quante persone muoiono solo negli Usa di fentanyl.

Otto volte più letale dell'eroina.
Sai cosa significa?
Che negli anni 90, di overdose, morivano 1500 ragazzi italiani all'anno.

SE IL FENTANYL PRENDE PIEDE NEL NOSTRO PAESE DEVI MOLTIPLICARE QUEL NUMERO PER 8.

Perché con l'eroina potevi sbagliare la dose e svegliarti il giorno dopo.

Con il fentanyl, tra la dose che ti stende e quella che ti ferma il cuore, ci passano due milligrammi.

Ora seguimi.

A fine giugno, dalla cassaforte dell'ospedale Israelitico di Roma, sono scomparse delle boccette di Fentanyl.
Tante, tante boccette: "Ci puoi fare 20mila dosi", ha detto la polizia.

Se n'è parlato per un paio di giorni, poi nessuno ha più detto niente.

In questa settimana, nei balconi della periferia Est di Roma, la gente ha iniziato a filmare gli zombie che camminano per strada.

Gente ferma in piedi due ore, con gli occhi girati, che sbava.

Ragazzi che girano su sé stessi.

Ragazze svenute sui cofani delle auto.

A Roma c'è il Fentanyl e nessuno ne parla.

A ROMA C'È IL FENTANYL E NESSUNO NE PARLA!

Lo stanno testando.
Stanno vedendo come risponde il mercato.
Stanno CREANDO IL LORO ESERCITO DI ZOMBIE!

In America la strage è cominciata così, ovunque.

Prendi un lotto di roba nuova, lo scarichi in una piazza sola, dove la gente si buca già, e aspetti.

Se tornano a chiederla, hai un mercato.

Se qualcuno ci muore, hai la pubblicità: in strada la roba che ammazza è quella che vogliono tutti.

E a giudicare dai marciapiedi, il test sta andando alla grande.

E a giudicare dai furti, dalle rapine, dagli scippi, dalla violenza che sta esplodendo nei quartieri come Tor Sapienza, gli acquirenti di fentanyl sono già disposti a tutto.

Paul Janssen cercava solo un modo per cancellare il dolore, e lo ha trovato.
Gli ultimi anni della sua vita ha scelto di trascorrerli in quella che per lui era la città più bella del mondo.

È morto un giorno di Novembre del 2003.
In una casa bellissima, dentro una città bellissima.

A Roma.



Due bimbe stronze.

 

ed un padre pirla.

I SOCIAL HANNO CREATO UNA GENERAZIONE DI COGLIONI e mi riferisco al recente fatto delle due bambine scappate da casa per dormire in un negozio.

Ventuno ore.

Due bambine di 12 e 8 anni.

Un negozio chiuso.

Una notte passata nascoste nel bagno.

E un’idea partorita guardando video su YouTube e sui social: entrare di nascosto in un esercizio commerciale, eludere i sistemi di sicurezza, passarci la notte e uscire il giorno dopo senza farsi scoprire.

Non è un rapimento.

Non è una fuga romantica.

Non è nemmeno, per quanto possa sembrare assurdo, un’invenzione giornalistica.

La Procura di Caltanissetta ha ricostruito la vicenda dopo il ritrovamento delle due sorelle e ha chiesto l’archiviazione dell’indagine per sequestro di persona in quanto le bambine sarebbero entrate volontariamente nel negozio, all’insaputa del padre, proprio per imitare una challenge vista ripetutamente online.

Gli investigatori hanno trovato nei dispositivi utilizzati dalle minori la traccia della visione di contenuti analoghi, alcuni dei quali hanno raggiunto milioni di visualizzazioni.

E qui bisogna smettere per un momento di ridere.

Perché la faccenda è ridicola soltanto fino al momento in cui si prova a immaginare cosa sarebbe successo se, durante quelle ventuno ore, qualcosa fosse andato storto.

Un incendio.

Un intruso.

Un malore.

Una caduta.

Un principio di panico.

Qualunque cosa.

Due bambine di otto e dodici anni chiuse per una notte in un negozio, senza che nessuno sapesse dove fossero.

La challenge avrebbe potuto trasformarsi in tragedia nel tempo necessario per caricare un video.

Il problema, dunque, non è che due bambine abbiano avuto una pessima idea.

I bambini hanno anche delle pessime idee.

È una delle loro specialità biologiche.

Il problema è che oggi le pessime idee vengono confezionate come format.

Il bambino di una volta faceva una stupidaggine e magari la raccontava a tre amici.

Quello di oggi può trovare online dieci, cento o mille persone che hanno fatto la stessa stupidaggine prima di lui, trasformandola in contenuto, ricevendo visualizzazioni e costruendo attorno alla stupidaggine una piccola mitologia.

Non è più soltanto: “Guarda che cazzo ho fatto”.

È: “Guarda che cazzo ho fatto, guarda quanti mi guardano e guarda quanti altri possono rifarlo”.

Il rischio di emulazione è legato alle sfide virali e ai contenuti che possono spingere i giovani a compiere azioni rischiose per ottenere approvazione, visualizzazioni o senso di appartenenza a una comunità online.



La parola “challenge”, fa molto moderno e tecnologico ma in sostanza trattasi di Imitazione.

Il bambino vede un comportamento, osserva che quel comportamento produce attenzione e decide di riprodurlo.

La differenza è che l'ambiente digitale ha industrializzato l'imitazione.

Una volta il ragazzino vedeva il compagno saltare da un muretto e pensava: “Lo faccio anch’io”.

Adesso un algoritmo può mostrargli cento persone che saltano da cento muretti diversi, selezionate precisamente perché quel genere di contenuto trattiene l'attenzione.

E il sistema non ha alcun interesse intrinseco a spiegargli che forse sarebbe meglio non saltare.

Perché il suo parametro fondamentale non è la saggezza.

È l'attenzione.

Più una cosa cattura l'attenzione, più viene vista.

Più viene vista, più viene replicata.

Più viene replicata, più diventa normale.

È una macchina perfetta per trasformare la stupidità in comportamento collettivo.

Ma sarebbe troppo facile dare tutta la colpa ai social.

Perché i social non hanno inventato la stupidità.

Hanno semplicemente inventato un sistema straordinariamente efficiente per distribuirla.

E qui arriva la parte più scomoda della storia.

Il padre delle bambine ha sostenuto di avere sempre amato e coccolato i propri figli e ha definito quanto accaduto una “marachella”.

Ma allora sei tutto scemo e anziché a prenderle a cinghiata come si faceva un tempo.. le giustifichi?

Ha anche spiegato che inizialmente sperava di ritrovare le bambine da solo e che per questo denunciò la scomparsa soltanto il giorno successivo.

Non abbiamo bisogno di trasformare questa dichiarazione in una prova di colpevolezza genitoriale.

Non lo è.

Ma c'è un fatto che non può essere ignorato: i sei figli dell'uomo sono stati collocati in comunità in via urgente, in attesa delle decisioni del Tribunale per i minorenni.

La Procura minorile ha precisato che si tratta di una misura protettiva finalizzata alla sicurezza e al benessere dei minori in quanto il padre è una testa di minchia.

E la vicenda familiare aveva già avuto precedenti: secondo quanto ricostruito dagli organi di stampa, nel 2023 erano emerse accuse di presunti maltrattamenti e nel 2024 i bambini erano stati collocati in una struttura protetta, prima di essere nuovamente affidati al padre.

Questo cambia completamente la lettura della vicenda.

Non possiamo dire: “Il padre ha perso l'affidamento perché le bambine hanno fatto una challenge”.

Sarebbe una semplificazione falsa.

La misura riguarda tutti e sei i minori ed è inserita in una storia familiare precedente che il Tribunale dovrà valutare.

La challenge è l'episodio che ha fatto scattare l'ultima emergenza, non necessariamente l'intera ragione della decisione.

Ed è proprio questa distinzione che spesso scompare nella macchina dei social.

Un titolo dice: “Bambine scappano per una challenge, tolto l'affidamento al padre.”

Il cervello legge: “Challenge uguale affidamento tolto ad una testa di vitello”.

La realtà giudiziaria è più complessa.

E dovrebbe esserlo.

Perché quando ci sono bambini di otto e dodici anni non siamo dentro una gara a chi trova la spiegazione più semplice.

Siamo dentro una situazione nella quale bisogna stabilire se quei bambini siano adeguatamente protetti, quale sia il contesto familiare, quali siano le responsabilità degli adulti e quale misura sia realmente necessaria.

Ma resta il problema digitale.

Perché la domanda è diventata inevitabile: che cosa stanno guardando i bambini quando noi pensiamo che stiano semplicemente guardando dei video?

E qui mi riferisco ai vicini di ombrellone che sono orgogliosi nel vedere come i loro figli smanettano sui cellulari.. detti figli sono indirizzati ad aver un buon tunnel carpale o dito a scatto come minimo e poi se si agganciano a social tipo quello dei challenge.. la cosa è fatta.

Tornando sul discorso delle due bimbe, la Procura ha trovato almeno una serie di contenuti nei quali ragazzi si nascondono per 24 ore dentro negozi o altri luoghi.

Non è dunque necessario immaginare un misterioso “internet oscuro o Dark Web”: il fenomeno è molto più banale e proprio per questo più difficile da combattere.

Contenuti pubblici, imitabili, confezionati come intrattenimento e potenzialmente capaci di raggiungere milioni di persone.

E allora forse la parola “coglione” contenuta nel titolo non dovrebbe essere rivolta solo ai bambini.

A otto anni un bambino non ha ancora gli strumenti cognitivi di un adulto per valutare tutte le conseguenze di una scelta.

A dodici anni ne ha di più, ma non è ancora un adulto.

Se un sistema digitale riesce a trasformare una condotta pericolosa in una sfida divertente, la responsabilità educativa non può essere scaricata interamente sull'utente più giovane.

Ci sono i genitori.

C'è la scuola.

Ci sono le piattaforme.

Ci sono gli adulti che producono quei contenuti.

E ci sono gli algoritmi che contribuiscono alla loro circolazione.

Tutti hanno responsabilità diverse.

Nessuno possiede da solo la bacchetta magica.

Ma una cosa è certa: non possiamo continuare a chiamare “contenuto” qualunque cosa venga filmata.

Un bambino che si nasconde per una notte in un negozio non sta semplicemente producendo contenuto.

Sta mettendo il proprio corpo dentro una situazione che potrebbe avere conseguenze reali.

Il digitale può trasformare qualsiasi azione in spettacolo.

Ma il corpo continua a vivere nel mondo fisico.

E il mondo fisico, a differenza di TikTok e YouTube, non offre il pulsante “annulla”.

Le due bambine hanno avuto culo: sono state ritrovate e stanno bene e gogono come istrici nel vedere che la loro storia ha avuto un sacco di battute di visualizzazione e la challenge è finita con una storia assurda da raccontare.

La prossima potrebbe non finire così.

Ed è questa la vera lezione della vicenda: non dobbiamo impedire ai bambini di usare internet. Dobbiamo impedire che internet diventi il luogo nel quale imparano che più una cosa è stupida, pericolosa o estrema, più vale la pena farla.

Perché se l'unico criterio di successo diventa “quanti mi guardano?”, prima o poi qualcuno scoprirà che per ottenere un milione di visualizzazioni basta fare una cosa che un tempo avrebbe meritato un cinque sulla faccia da coglione.

giovedì 24 settembre 2026

Roberto Mollo.

 


Secondo voi.. siete li che dormite, entrano in casa 5 o 6 persone ma non per recitare i rosario, avete una pistola regolarmente denunciata.. che minchia fate?

Allora.. il buon Roberto Mollo che dormiva in una cascina isolata a Baldissero nel Cuneese, ha tirato fuori il suo ferro regolarmente denunciato e ne ha fatto secco uno e mo' son cazzi acidi.. invece di buttarlo ai maiali ha telefonato ai carabinieri e adesso comincia la sua odissea e farà la fine di quanto è successo a fine agosto a Venezia dove un borseggiatore romeno è morto dopo aver scippato una coppia di anziani e fuggendo ha avuto un infarto in quanto era malato di cuore e i parenti hanno chiesto i danni in quanto è morto sul lavoro... robe nere e roba di strapparsi i peli del culo coi guantoni da boxe e farne delle mazzette da 10.. e che dire del Roggero gioielliere che si è fatto giustizia da solo che si è cuccato 17 anni di gabbio più il risarcimento ai parenti dei castigatori pari 800.000 € ?

Fanno cagare sti giudici che a bocce ferme ti dicono che la pistola con cui ti hanno minacciata era finta e tu invece hai sparato sul serio e fa nulla se ti hanno rapinato già diverse volte e il tuo animo non è quello di offrire il caffè a chi ti porta via tutti i tuoi averi.

Certo che sta sentenza ha aperto un nuovo mondo al malcostume.
Non so nel caso specifico, ma gran parte di questi malfattori ha quell' insulso foglio di carta che è la cittadinanza italiana.
Questo gli dà diritto, dichiarandosi tutti nullatenenti, al gratuito patrocinio a spese dello Stato, per cui non pagano spese legali.
Avanzano la richiesta, con ottime possibilità di ricevere decine o centinaia di migliaia di euro come risarcimento.
E' meglio della lotteria, perchè non pagano nemmeno il biglietto, paga lo Stato con i soldi NOSTRI.
Se va bene, intascano centinaia di migliaia di euro, se va male, non perdono un cazzo, tutte le spese le paghiamo NOI.
Ci sono individui che affermano che questo è giusto e individui che si arricchiscono, facendo business su questa gente … e non pagano tasse nemmeno loro, perchè hanno costituito onlus… paghiamo NOI anche quello!

Provate ad andare all' INPS, spiegate che vostro papà ha lavorato in fabbrica tutta la vita, un uomo onesto, che ha fatto innumerevoli sacrifici per assicurare una vita dignitosa alla famiglia.
Uno che andava a piedi, per risparmiare i soldi del tram e comprare un gelato ai bambini.
Chiedete all' INPS che pratica dovete avviare per far avere 800.000 € anche a lui.
Vi rispondono "Se ne vada o chiamiamo la polizia!".
Vi portano in questura, se osate chiedere che un lavoratore onesto sia trattato come un delinquente che ha passato la vita a fare del male.

Allora, uomini liberi, come la mettiamo se vi entra in casa gente come quelli descritti sopra?

Bah.. io l'idea ce l'ho ma non la dico per evitare che magari in un futuro possa diventare fatto premeditato e infiniti auguri a Roberto Mollo.