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lunedì 24 agosto 2026

Eroina in farmacia.

 

Quando l'eroina era ancora disponibile dal farmacista...

Felix Hoffman, inventore dell'eroina.

La parola eroina provoca un senso di tragressione per chi non ne conosce l'utilizzo farmaceutico e pensare che la stessa è stata sintetizzata per la prima volta 125 anni fa: la Bayer ha portato la sostanza sul mercato come rimedio per la tosse e altri disturbi.

È stata pure raccomandata per il trattamento, senza esitazione, dei dipendenti da morfina e non sono cazzi.

«Dottore, la polvere che mi ha dato è molto buona» dice il paziente. Il medico scrive che il preparato non sembra avere effetti collaterali. E «non sembra esserci assuefazione».

Stiamo parlando proprio dell'eroina e ripeto che è stata prodotta sinteticamente per la prima volta 125 anni fa e da allora in poi è stata prodotta su scala industriale. 

Il chimico Felix Hoffmann ci è riuscito il 26 giugno 1896 e vado con lo studio approfondito e con l'aiuto di Buddy il mio AI.

Felix, nato a Ludwigsburg nel Baden-Württemberg, diventa farmacista, arriva in Svizzera studia farmacia e chimica e si laurea nel 1893 sotto il professor Eugen Bamberger del Politecnico di Zurigo. 

Dopo la laurea, Hoffmann viene assunto direttamente: il 1° aprile 1894 inizia a lavorare nel laboratorio di Farbenfabriken vorm. Friedr. Bayer & Co. - meglio conosciuta come BAYER.

La corporazione globale di oggi, con sede a Leverkusen, era allora ancora agli inizi a Wuppertal.

Sei anni prima che Hoffmann assumesse il suo incarico, la Bayer decise di espandere significativamente la sua divisione chimica.

Questo è lo Stabilimento Bayer a Leverkusen che ha elaborato Buddy.

Morfeo chiama

Oltre alle vernici, infatti, in quel periodo si stava sviluppando il mercato delle medicine, che la scienza scopriva - anche se le scoperte erano spesso basate su rimedi già conosciuti.

Un esempio è l'OPPIO: il succo lattiginoso ottenuto grattando i baccelli acerbi dei semi di papavero è stato adoperato come antidolorifico per migliaia di anni.

Nel XVI secolo, Paracelso ne estrasse il rimedio laudano, che consiste in oppio sciolto in alcool.

Una combinazione per nulla felice: l'alcool combinato con l'oppiaceo porta al pericolo che il corpo smetta di respirare quando è intossicato.

Ma il laudano aiutava a curare la tosse e provocava stitichezza: un effetto collaterale benefico in caso di diarrea, mortale all'epoca.

Ma il potenziale di dipendenza del prodotto del papavero da oppio non rimane nascosto. 

Solo all'inizio del XIX secolo i componenti attivi dell'oppio furono isolati con successo: il rimedio che è ancora più calmante e fa venire sonno prende il nome dal dio greco dei sogni: Morfeo.

Aspirina ed eroina da una sola fonte

La morfina fa inizialmente un ingresso trionfale nella medicina e nella società, diffondendosi in tutte le classi.

Sfortunatamente, oltre agli effetti sperati, anche i lati negativi hanno un impatto maggiore.

Il problema è esacerbato dopo che i tossicodipendenti si rendono conto che la loro droga è tre volte più potente quando la iniettano.

In questo ambiente, Bayer è a caccia di novità.

Sono tre i prodotti che danno una spinta all'azienda al volgere del secolo:

un antibiotico, un'aspirina e poi il farmaco per sostituire la morfina - apparentemente senza gli stessi effetti collaterali.

Almeno questo è quello che la squadra di Felix Hoffmann ha pensato all'inizio dell'eroina.

L'aspirina e l'eroina erano pubblicizzate insieme negli Stati Uniti nel 1924.

Il tedesco basò la sua ricerca sul lavoro preliminare del chimico britannico Charles Wirght nel 1873 e 23 anni dopo sintetizzò la diacetilmorfina dalla morfina, che Bayer brevettò come eroina nel 1898.

Un anno prima, Hoffmann incontra anche l'acido acetilsalicilico: l'aspirina e l'eroina sono state scoperte dallo stesso uomo.

«Effetti collaterali sfavorevoli»? Nessuno

L'eroina è testata su un gruppo sperimentale dopo la sua sintetizzazione, che non è supervisionata da nessuna autorità ma dal medico di fabbrica della Bayer.

Theobald Floret pubblica la documentazione nel 1898 nella Therapeutische Monatshefte della Springer-Verlag di Berlino, da dove arriva la citazione iniziale.

Cinque grammi di eroina della Bayer: la droga veniva venduta così negli Stati Uniti nei primi anni '20.

«Uno dei pazienti [con dolore al petto] disse che nessuna medicina gli aveva mai fatto così bene come la mia polvere», annota a proposito dell'«estere di acido diacetico della morfina».

E, «Gli effetti collaterali sfavorevoli non sembrano essere legati alla preparazione».

Il problema: prendendola per via orale, l'effetto intossicante non è così estremo come quando viene iniettata.

Ed è così che l'eroina viene commercializzata come una droga normale e persino esplicitamente propagandata per trattare la dipendenza da morfina.

Questa è un'altra ragione per cui ci vuole molto tempo perché si prenda coscienza che l'eroina dà ancora più dipendenza della morfina: ad ogni uso, i drogati devono raddoppiare la dose.

Divieto dopo la prima intossicazione

Un divieto di produzione viene discusso per la prima volta negli Stati Uniti alla Conferenza sull'oppio del 1912, e la pressione politica sulla Bayer aumenta negli anni successivi.

Dopo che sempre più Stati emanarono divieti nazionali sull'eroina, l'azienda cessò la produzione nel 1931.

La scena aperta della droga al Letten di Zurigo nel 1994.

KEYSTONE

Il mercato viene conquistato senza soluzione di continuità dal mondo criminale: negli anni '30, la French Connection spedisce le materie prime in Francia, dove vengono lavorate e poi inviate negli Stati Uniti per la vendita.

L'attività è ancora oggi nelle mani dei gangster: chiunque ricordi la scena più che vivace della droga al Platzspitz e al Letten di Zurigo negli anni '80 e '90 non potrà credere che l'eroina fosse una droga popolare nelle farmacie.

E il suo inventore Hoffmann?

Le sue scoperte non sembrano portargli fortuna.

Nel 1899 fu promosso a capo del dipartimento commerciale del ramo farmaceutico, ma il suo brevetto dell'aspirina fu contestato dal suo ex superiore Arthur Eichengrün.

Una battaglia legale che dura anni.

Hoffmann rimase alla Bayer fino al suo pensionamento nel 1929. Poi si ritirò in Svizzera , dove, si dice, morì a Losanna l'8 febbraio 1946, in solitudine e senza discendenti. E per oggi basta con lo studio sugli oppiacei morfinomani e mi bevo il ginger misto montepulciano e grappa con un poco di erbe che ho trovato nel parcheggio.

Fichi Pollutresi.



A Casalcoso ho un amico straordinario e sovente mi chiama sottocasa e mi porta il raccolto del suo orto Pollutrese e stavolta parlo di Fichi.. gli stessi che evitato l'ingurgimento causa i semini che si ficcavano nella gengiva facendomi godere come un selvaggio e oggi posto lo studio fatto con l'aiuto dell'AI (quella ormai non me la tolgo più).. alor

I fichi sono un tratto distintivo della flora della nostra penisola (e qui non ci piove).

Furono molto probabilmente le prime piante ad essere coltivate dall’uomo nel bacino del Mediterraneo ed hanno lasciato impronte importanti nell’arte, nella cultura, nella religione fin dalla notte dei tempi.
Per gli antichi egizi era simbolo della vittoria sulla morte, nell’antica Grecia ne attribuivano la nascita al dio Dioniso e i suoi frutti erano ritenuti “degni di nutrire oratori e filosofi”.

Platone ne era così ghiotto da vedersi attribuito il soprannome di “mangiatore di fichi” e consigliava ai suoi giovani allievi di mangiarne in quantità perché, diceva, “accrescono l’intelligenza” e fan tirare l'arnese riproduttivo.
Le loro virtù non mancarono di sedurre gli antichi Romani che con il tempo ne diffusero la coltivazione in tutta la penisola italiana e in tutto l’Impero.

Del resto, l’albero di fico era collegato anche alla fondazione di Roma.
La leggenda vuole che sotto un fico selvatico, si arenò la cesta che conteneva Romolo e Remo cugini di Donato e all’ombra delle sue fronde i due gemelli furono allattati dalla lupa.
Ma ai fichi è legata anche la morte della più famosa regina d'Egitto, amante prima di Giulio Cesare e poi di Marco Antonio.

Cleopatra li amava infatti a tal punto che tra le loro foglie volle che fosse nascosta l’aspide con cui si tolse la vita.
Tra le ricette antiche vi è lo speciale " miele di fichi", prezioso per dolcificare gli alimenti, ottenuti dalla loro bollitura.
Ma ai fichi è legata anche L’espansione dell' Impero Romano:

Tacito, negli Annales, spiega che i legionari venivano pagati con un pugno di sale (da cui il nome salario) e una manciata di fichi secchi, utilissimi nelle campagne militari per il contenuto calorico e la lunga conservazione.
L’imperatore Augusto li mangiava insieme al formaggio e ai pesci.

Gallieno li offriva nei suoi sfarzosi banchetti ma i fichi rientravano anche nei pasti concessi agli schiavi e costituirono per secoli l’alimento base dei contadini, tanto da essere chiamati pane dei poveri.

All’epoca dell’imperatore Diocleziano, il prodotto più economico sul mercato era proprio una pasta ottenuta pestando e impastando con erbe aromatiche i fichi messi a seccare al sole..
Infine Il nome dei primi abitanti storici della Sicilia, i Sicani, potrebbe proprio derivare da questo meraviglioso fiore, appunto Siconio(nome dell'infiorescenza del fico e della infruttescenza che ne deriva).

I fichi possono essere considerati dei fiori al contrario nel senso che invece di sbocciare verso l'esterno, i fiori del fico si sviluppano all'interno ed hanno bisogno di un processo speciale per l’impollinazione.
Infatti non possono affidarsi semplicemente al vento o alle api per diffondere il loro polline, come gli altri fiori, proprio perché sono " fiori speciali ", ma hanno bisogno di una creatura specifica:

la Vespa del fico.

Lo sapevate gia' vero? E se non lo sapevate mo vi dico che..
La vespa entra nel fico per deporre le uova.
Una volta dentro, non ha via d’uscita.

Spetta alle baby-vespe continuare il ciclo della vita, scavando un tunnel per uscire dal fico e continuando il viaggio verso il mondo esterno, portando il polline con sé.

Durante questo processo, i fichi producono un enzima speciale, chiamato ficaina (conosciuto anche come ficina) che, digerisce la vespa morta, consentendo al fico di assorbire i nutrienti per creare poi i frutti maturi e i semi.

Bon e adesso me li mangio dopo aver premuto la forchetta sui semini per renderli meno invasivi e grazie a Donato che me li porta neh.


venerdì 21 agosto 2026

Massimo il barista..

 


Wow sentiamo la controparte dei castigatori caffeisti ed ecco la risposta da parte di Massimo del MareBlu..

Ecchecazzo..dire che su un caffè da 1,20 euro io guadagno 1 euro è sbagliato, tu ragioni come quella che chiami AE (Agenzia Entrate).

Dire che guadagno pochi centesimi è altrettanto semplicistico se non si specifica come vengono calcolati i costi e solo voi nordici lo sapete fare.

Il risultato finale dipende dalla struttura dell'impresa, dalla posizione, dal canone di locazione, dal numero di dipendenti, dal volume delle vendite, dai prezzi praticati, dai costi delle forniture, dalla fiscalità, dalla pista ciclabile e dalle scelte del titolare che vede:

il fornitore del caffè,

la bolletta dell'elettricità,

il canone di locazione,

il costo del personale,

le tasse,

la manutenzione della macchina,

le rotture,

gli sprechi,

le ore di lavoro

i clienti che devono tornare domani cercando di non essere investiti dai ciclisti che passano a trecento all'ora nel loro percorso che ha tolto il muretto dove si sedevano quelli che acquistavano il gelato.

Insomma.. stai pagando un piccolo servizio all'interno di un'impresa che, per sopravvivere anche a Casalcoso, deve moltiplicare quella tazzina per centinaia di clienti, ogni giorno, mentre combatte contemporaneamente contro costi, concorrenza e un mercato nel quale basta perdere una parte della clientela per trasformare un'attività apparentemente redditizia in un problema economico, se osservi bene io ho licenziato le due inservienti che avevo.

Quindi se vendo un espresso a 1,20 euro, cerca di considerare che dentro ci sono innanzitutto le materie prime e i consumi direttamente collegati alla preparazione: caffè, zucchero eventualmente fornito, acqua, energia elettrica e materiali di servizio.

Poi, però, arriva tutto il resto e te lo ripeto.

La macchina del caffè è costata una cifra.

Anche il macinacaffè.

Il cucchiaino che si frega Giuseppe per fare lo scaldino.

La tazzina che si frega la villeggiante del Solaris.

Il locale costa una cifra.

Il frigorifero consuma energia.

Le tazzine si rompono.

La lavastoviglie deve essere acquistata e mantenuta.

Il registratore di cassa deve funzionare.

Il commercialista deve essere pagato.

I rifiuti devono essere smaltiti.

Il personale rimasto deve essere retribuito.

Poi ci sono contributi e imposte, IMU Tasi Tari etc.

E soprattutto il locale deve rimanere aperto anche quando davanti al bancone non c'è nessuno perchè vanno a Scerni alla festa delle Ruelle o a Fossaccesia sagra del cefalo bipede.

Il vero margine del bar non sta nel caffè.

Sta nella capacità di far funzionare tutto ciò che c'è intorno al caffè.

E mo' t'ho detto e vattelo a prendere in Galleria visin al Dom.


giovedì 20 agosto 2026

mi prepari un Te?

 

Ma siamo scesi proprio con la piena e mi riferisco al prodotto che il bar vende con più margine di profitto ovvero a quella tazza fumante che ordini per scaldarti lo stomaco (non in questo periodo) che è la truffa legalizzata più redditizia che un barista possa servirti con finto sorriso e grande presa per il culo.

Quando chiedi tè caldo o camomilla, stai pagando una cifra ingiustificata.

Il barista prende una bustina che all'ingrosso costa al massimo 10 centesimi.

Poi spilla acqua bollente direttamente dalla macchina del caffè, operazione che in termini di acqua e corrente elettrica incide per forse due centesimi.

Il costo totale della materia prima è di 12 centesimi.

Cazzo.. te lo scontrinano a 2 o 3 euro.

Stai pagando un ricarico che supera il 2000% per bere acqua del rubinetto riscaldata con dentro foglie secche.

È un calcolo matematico a tuo totale svantaggio e il proprietario del locale ottiene un profitto netto altissimo ogni volta che fai questa ordinazione.

Il secondo prodotto con un margine spropositato è la bottiglietta d'acqua in plastica da 500 millilitri o mezzo litro come dicono a Bolzano.

Il bar compra interi bancali di questa merce pagando ogni singola bottiglia circa 15 centesimi.

Il loro unico sforzo fisico consiste nel prendere questo contenitore e metterlo dentro un frigorifero.

Quando tu hai sete, te la vendono a 1 o 2 euro.

Stai subendo un ricarico del 1000% su un bene di prima necessità. Il barista non aggiunge alcuna lavorazione e non c'è alcuna abilità artigianale.

Fa semplicemente da intermediario tra te e la tua necessità biologica di idratarti, facendoti pagare molto caro un liquido che potresti avere quasi gratis dal rubinetto di casa tua.

Anche il sacro espresso italiano è un sistema di profitto spietato.

Un chilogrammo di caffè in grani di qualità media costa al bar circa 15 euro.

Da quel singolo chilogrammo, il barista estrae circa 140 tazzine. Questo significa che la polvere di caffè dentro la tua tazzina costa esattamente 10 centesimi.

Aggiungendo lo zucchero, l'usura della macchina e la corrente, il costo vivo arriva a malapena a 15 centesimi.

Tu lo paghi 1 euro e 20 centesimi o 1 euro e 50 centesimi.

L'intero modello di business dei bar si regge sulla nostra totale inconsapevolezza dei costi reali e sulla nostra pigrizia, che ci spinge a pagare cifre altissime per liquidi caldi o freddi che potremmo prepararci da soli con una spesa ridicola.

ps.. azz >238.000 battute mensili su questo blog a 6 cents al colpo cad.. quasi quasi ci ripenso e accetto il passaggio della striscia pubblicitaria ma son sicuro che arriverà prima l'AE dell'assegno e quindi continuo col mio morto di fame (per chi segue gli altri sei rimasti in quanto ho chiuso o hanno chiuso quello acquistato dalla famiglia berluska, chiedo venia per i doppioni ma purtroppo devo garantirmi un archivio per la vecchiaia).. neh  


 

Israele da vittima a carnefice.

Ripeto che ho cambiato il mio punto di vista sui “poveri ebrei” di un tempo in quanto stiamo assistendo, senza batter ciglio, come si usava un tempo dire, alla trasformazione di una parte della politica di Israele, da vittima a carnefice.

Il passo sembra lungo, ma invece e' breve…

Anzi brevissimo e veloce…

Non parlo del popolo di Israele anche se nutro sentimenti nei suoi confronti leggermente contrastanti, ma di alcuni suoi politici del cazzo, che hanno in questo momento la bacchetta in mano…

Senza che nessuno dica o faccia qualcosa, Israele ,per mezzo dei suoi attuali governanti, sta attuando quello che 90 anni or sono, qualcun altro aveva chiamato "Anschluss"…

C'e un manipolo di uomini che, come e' successo con l' 11/9, ha tratto spunto, per attuare quello che prima non osavano fare in maniera cosi' diretta e spudorata…

Hamas e' chiaro a tutti che attua una politica terroristica, fatta di attentati, lanci di missili e quant'altro…

E' anche chiaro e risaputo che c'e' il governo dell'Iran di oggi dietro a queste organizzazioni presenti a Gaza, in Libano, nello Yemen e in altri Stati…

Nulla da eccepire su questo…

Quello che invece sembra un film, ma che di fatto e' realta', e' la crudelta' e la risolutezza che ci stanno mettendo questi Ministri, a fare di tutto per passare alla Storia come il piu' feroce dei dittatori…

Appunto da vittime a carnefici…

E' vendetta, mista a integralismo religioso, sete di potere e denaro…

La venuta del parrucchino pannolinato, per la seconda volta, ha dato la spinta finale…

E' il via libera definitivo…

E guai a mettersi di traverso…

Faresti una brutta fine…

E' piu' importante non "pestare" le corna piuttosto che cercare di prenderle…

Ceuta e' solo un piccolo segnale, ma insegna…

Fino a quando continuera' questa discesa???

Fino a quando vedremo un intero popolo distrutto …

I sei milioni di ebrei morti non sono serviti a un cazzo…

Espatriate ragazzi..

 

Ora ditemi che non è vero quanto leggerete sul perchè in Italia ci sono stipendi letteralmente da morti di fame e perchè tutti o in gran parte, li accettano per tirare avanti.

Partiamo dal fatto che la struttura economica del nostro paese si basa su milioni di microimprese familiari che non fanno alcuna ricerca, non innovano e producono beni a basso valore aggiunto.

Per sopravvivere alla concorrenza internazionale, questi piccoli padroni hanno un'unica strategia a disposizione, ovvero tagliare il costo del lavoro.

Ti pagano 1200 euro al mese perché il loro modello di business fallirebbe se te ne pagassero 2000.

A questo si aggiunge un cuneo fiscale mostruoso.

Un datore di lavoro spende quasi il doppio di quello che ti arriva in tasca, versando la differenza a uno Stato fallito che usa quei soldi per pagare le pensioni retributive dei vecchi pirla che hanno lavorato.

Sei schiacciato tra un'imprenditoria arretrata e un fisco predatorio.

La ragione per cui la gente accetta supinamente questa miseria è che in Italia il vero ammortizzatore sociale non è lo Stato, ma la famiglia.

I giovani italiani non scendono in piazza a protestare perché tornano a casa la sera e trovano il piatto pronto cucinato dalla madre e la bolletta della luce pagata dal padre. Sopravvivono accettando stipendi da 800 o 1000 euro solo perché abitano nella cameretta in cui sono cresciuti fino a 35 anni.

Le pensioni dei nonni e i risparmi accumulati dalle generazioni precedenti finanziano il precariato dei nipoti.

Se un lavoratore dovesse pagare un affitto, le utenze e il cibo con quelle paghe ridicole, la rivolta sociale sarebbe immediata.

Il supporto familiare crea una massa di individui docili e ricattabili, disposti ad accettare stage gratuiti e contratti precari pur di avere l'illusione di un'indipendenza che non raggiungeranno mai.

A completare questo disastro c'è la complicità attiva degli stessi lavoratori attraverso l'economia sommersa.

Moltissimi accettano contratti part-time fittizi o paghe da fame perché integrano il reddito con soldi in nero, evadendo le tasse e distruggendo il sistema dall'interno.

È un accordo illegale tra chi sfrutta e chi viene sfruttato.

I sindacati, che dovrebbero difendere i salari, sono diventati uffici di tutela per i pensionati e per i dipendenti pubblici intoccabili, abbandonando totalmente i giovani e i precari al loro destino.

La rassegnazione è diventata un tratto culturale.

L'italiano medio preferisce lamentarsi della propria miseria al bar o sui social network, piuttosto che organizzare uno sciopero (vedi i cugini d'oltralpe) o licenziarsi in massa per paralizzare un'azienda che lo sfrutta.

Siamo complici della nostra stessa rovina, prigionieri di un sistema che ci affama e che noi stessi contribuiamo a mantenere in vita con la nostra codardia quotidiana e che Deus ce la mandi buona.


martedì 18 agosto 2026

Sono nonno di me stesso.

 

E’ un paradosso ( sapete il significato di paradosso vero? Ve lo dico io.. e' l’osso di gomma per le dentature canine ) ma capita ragionando sugli incroci matrimoniali in famiglia, ora sgombrate il cervello prendete due Xanax e un iper Tavor e seguite il ragionamento di Dario..

Mi chiamano (lui non si chiama) Dario, ho 40 anni e sono sposato con una vedova Rumena di 10 anni piu’ di me ma li porta bene i suoi 50 anni, detta vedova ha una figlia sempre Rumena bona di 35 anni, avuta previa concepimento durante un blackout alle serali dell’Istituto Lauder di Bucharest.

Mio padre lustrodozziname (lustro =5 per 12 = sessanta )ex ferroviere delle Ferrovie dello Straccio (loro andavano in pensione presto) si e’ innamorato di tale figlia bona al punto di sposarla.

Quindi attualmente mio padre e’ diventato mio genero, in quanto ha sposato la mia figliastra.

Inoltre, mia nuora e’ divenuta mia matrigna, in quanto moglie di mio padre.

Mia moglie e io by fecondazione in vitro, abbiamo avuto lo scorso gennaio un intelligentissimo figlio (piange in 5 lingue diverse).

Costui e’ quindi diventato fratello della moglie di mio padre, quindi cognato di mio padre.. e’ di conseguenza mio zio, in quanto fratello della mia matrigna.

Mio figlio e’ dunque mio zio.

La moglie di mio padre grazie al Viagra e filmino a luci Red a Natale ha avuto un figlio, che quindi e’ contemporaneamente mio fratello in quanto figlio di mio padre, e mio nipote in quanto figlio della figlia di mia moglie.

Io sono quindi fratello di mio nipote, e siccome il marito della madre di una persona e’ suo padre, risulta che io sono padre della figlia di mia moglie e fratello di suo figlio.

Quindi io sono mio nonno!

Ora pero’ cerco di fare un ragionamento per far quadrare la situazione.. Se io sono mio nonno, dovrei essere anche padre di me stesso, fratello di mio zio e nipote di mio figlio.

Pero’ essendo mio figlio mio zio io non posso essere il cognato di mia madre che ha sposato mio nipote, ovvero mio zio.

Quindi mia madre ha sposato mio zio e questo porta a dedurre il fatto che ora mia madre e’ anche mia sorella.

Mia sorella e’ diventata suocera di mio figlio ma mia sorella e’ anche mia madre essendo matrigna di mia zia.

Quindi mio nonno potrebbe essere semplicemente il nipote di mio figlio.

Ergo io sono fratello di un figlio unico..

Se io sono davvero il nonno di me stesso allora tutto questo e’ vero.

Basta non ce la faccio piu’, datemi un masso, una corda e indicatemi la via del Po e la faccio finita.