E vai con la nuova tassa dal primo Novembre p.v. da due euro o handling fee , sti malcagati oltre che a giocare col candy crash ce la mettono tutta per romperci i coglioni.
Certo che due euro possono far ridere e quindi per risaltarla, la dico alla vecchia maniera..quattromila ed lire.. son palanche belandi.. e il problema non è il valore assoluto di sto balzello ma è il principio che l'accompagna insieme alla sua applicazione concreta in quanto una tassa non diventa intelligente soltanto perché è piccola, così come una misura discutibile non diventa accettabile soltanto perché il contribuente può permettersi di pagarla.
La questione riguarda gli acquisti di beni provenienti da fuori dell'Unione europea, un mercato nel quale le piattaforme internazionali hanno abituato milioni di consumatori a trovare prezzi bassi, assortimenti sterminati e consegne relativamente rapide.
Il successo di questi acquisti non è spiegabile soltanto con la passione nazionale per il risparmio.
È anche il prodotto di una trasformazione commerciale che ha reso accessibili merci prima difficili da reperire, permettendo di confrontare prezzi e acquistare direttamente da venditori lontani che permettono il forte guadagno agli intermediari con residenza nei paesi esentasse.
So benissimo che esistono problemi di sicurezza dei prodotti, controlli doganali, concorrenza fra imprese sottoposte a regole differenti e costi ambientali legati alla logistica.
Non tutto ciò che costa poco è un affare, e non ogni lamentela dei commercianti europei è un tentativo di proteggere rendite di posizione.
Ma proprio perché le questioni sono serie, meriterebbero interventi progettati con precisione, non provvedimenti che sembrano nascere dalla necessità di trovare una nuova voce d'entrata o di correggere in corsa una scelta politica.
Il punto centrale è questo: chi cazzo finirà per pagare davvero i due euro?
Formalmente, un contributo applicato ai pacchi può essere riscosso attraverso gli operatori responsabili della gestione delle spedizioni. Ma il costo economico non rimane necessariamente a carico di chi lo versa all'amministrazione.
Può essere trasferito al consumatore, incorporato nel prezzo del prodotto, assorbito in parte dal venditore oppure distribuito fra diversi soggetti della catena commerciale.
Dipende dalle condizioni di mercato, dagli accordi contrattuali e dalla capacità delle imprese di scaricare i costi sui clienti.
Il risultato pratico, dunque, non è automaticamente un aumento di due euro per ogni singolo pezzo in ogni circostanza.
Ma il rischio di un rincaro esiste, soprattutto per gli ordini di importo modesto, nei quali una somma fissa pesa proporzionalmente molto di più.
Su un acquisto da cento euro, due euro rappresentano il due per cento.
Su uno da dieci euro, diventano il venti per cento.
Su un oggetto da cinque euro, il quaranta per cento.
La matematica non ha bisogno di essere populista: basta lasciarla parlare.
Il costo non cresce in proporzione al prezzo della merce, e finisce per incidere maggiormente sugli acquisti più economici.
Non significa che ogni consumatore con un reddito basso acquisti necessariamente su piattaforme extraeuropee, né che ogni ordine di piccolo valore sia indispensabile.
Significa, però, che l'effetto distributivo di una misura del genere deve essere valutato, non liquidato con la formula secondo cui due euro non cambiano la vita a nessuno.. a te che ne guadagni trecentomila all'anno non la cambia di certo ma al pensionato che ne cucca 15/20.000 la cosa cambia in quanto la somma di tanti piccoli rincari può diventare un problema.
E soprattutto, quando una politica pubblica introduce costi aggiuntivi, dovrebbe spiegare che minchia di beneficio concreto intenda ottenere in cambio.
Se l'obiettivo è contrastare la concorrenza sleale, bisogna dimostrare in che modo il contributo possa migliorare le condizioni delle imprese europee.
Se si vuole finanziare i controlli sui prodotti, occorre chiarire come le risorse saranno impiegate.
Se si intende ridurre il volume di spedizioni di bassissimo valore, bisogna valutare gli effetti sui consumatori, sulla logistica e sugli operatori commerciali.
Se, invece, si cerca semplicemente un'entrata supplementare, sarebbe più onesto dirlo senza travestire la misura da grande riforma del mercato.
Ogni cambiamento improvviso genera incertezza, e l'incertezza ha un prezzo anche quando non compare in una voce di bilancio.
Sto governo del menga, può sostenere che tutto questo è per coordinare la misura con gli aiuti economici ai camionisti che stanno fermando l'Italia e per dare arretrati da 100.000 euro anno ai giudici e non perchè qualcuno si prende le mazzette dai produttori che stanno avendo un notevole calo di fatturato sulle cagatuzzole in quanto gli Italiani hanno capito che il pezzo che pagavano 100 euro col sistema paghi uno ma te ne do due, ora lo stanno comprando con cifre molto inferiori pur sostenendo il sacrificio del tempo d'attesa dell'arrivo del prodotto acquistato all'estero, ma il gioco vale la candela.
Sto povero consumatore non può diventare automaticamente il bancomat attraverso il quale correggere ogni squilibrio del mercato.
Se un prodotto importato viola le regole, bisogna intervenire contro la violazione.
Se un venditore evade gli obblighi previsti, bisogna perseguire l'evasione.
Se un articolo è pericoloso, bisogna impedirne la commercializzazione.
Una tassa generalizzata può eventualmente far parte di una strategia più ampia, ma non sostituisce i controlli, l'applicazione delle norme e la capacità di individuare chi non le rispetta.
Il rischio è confondere lo strumento con l'obiettivo.
Si introduce un costo facilmente identificabile, si annuncia una misura contro le distorsioni commerciali e si lascia che il dibattito si concentri sui due euro.
La politica ama le misure che possono essere spiegate in una frase. Il mercato, purtroppo, non funziona in una frase.
Dovrebbe essere l'occasione per chiarire la finalità della misura, stimarne gli effetti e spiegare chi ne sosterrà il costo.
Se il contributo serve a correggere un problema reale, il governo dovrebbe dimostrare perché la soluzione scelta sia adeguata.
Se produce effetti collaterali sproporzionati, dovrebbe modificarla. Se non esiste una giustificazione sufficientemente solida, dovrebbe avere il coraggio di ripensarla.
Il cittadino non pretende che ogni acquisto sia esente da imposte.
Pretende qualcosa di molto più elementare: che le tasse abbiano una ragione comprensibile, che le regole siano stabili e che il governo sappia spiegare perché una nuova spesa sia necessaria.
Due euro non faranno crollare un bilancio familiare da soli.
Il problema non è il pacco che arriva dalla Cina.
È il pacco di incertezza che la politica continua a consegnare ai cittadini.
E io pagaaaa...












