Certo che la Storia di Lupo accaduta a Torino evidenzia la differenza del modo di vivere che si aveva qualche lustro fa rispetto a come cercano di passare il tempo i giovani d'oggi (e fortunatamente non tutti).
Se
sei stato bambino durante gli anni 50, 60, 70 …
Come minchia hai
fatto a sopravvivere???!!!!
Da bambini, se ti rimembri andavamo in
auto (chi ce l’aveva) senza cinture di sicurezza, ne’ airbag.
Viaggiare seduti dietro era una passeggiata godereccia.
Una
vera goduria.. la si ricorda ancora.
Le nostre culle erano tintate
con dei colori brillanti a base di piombo!
Non esistevano tappi di
sicurezza sulle bottiglie dei medicinali, ne’ sui cassetti o le
porte, mi ricordo la nonna che aveva in gabinetto i fogli di giornale
opportunamente tagliati al posto dei dieci piani di morbidezza,
infilati nel chiodone a punta e quel che dava fastidio era quando ci
infilava la carta azzurra dello zucchero o quella gialla del
macellaio e soprattutto mi ricordo quella cannata che ho dato alla
bottiglia di vetro del latte appoggiata vicino al water (noi eravamo
ricchi, gli altri avevano la turca sul ballatoio) contenente della
candeggina.. il bianco del contenuto mi aveva tratto in inganno e i
miei 3 anni non son bastati a distinguere il bene dal male e ho dato
una cannata in dose non eccessiva.. ad ogni modo quando mi hanno
visto sputacchiare il contenuto, non hanno chiamato il medico mi
hanno riempito di latte cagliato e fatto vomitare, altro che
118.
Ricordo anche la goduria stratosferica quando con i giornali
bagnati facevamo le palle che servivano come riscaldamento nella
stufa e le lasciavamo asciugare al sole. Con quelle io ogni tanto
tiravo alla coppia di tacchini della vecchia del 4 piano che li
portava a zampettare nel pratino e uno purtroppo lo feci secco giu'
in cortile, corsi a riprendere la carta e non compresero la morte
della povera bestia ma lo mangiarono lo stesso e siccome la sua
compagna era rimasta sola ebbi pietà e l'ho mandata a raggiungere il
compagno con un colpo di tirasasso fatto coi rami di robinia ed
elastici con le camere d'aria della bici di nonno Gervaso..
(mangiarono pure quella).
La robinia quando fioriva faceva dei fiori dolcissimi e io ne mettevo in bocca a manciate le masticavo per sentire il gusto e poi le sputavo sui compagni che mi stavano sulle palle, specialmente il Giorgio che aveva fatto la spia dicendo a mia madre che gli avevo pisciato in testa mentre era sotto il ciliegio che stavo castigando.
Insomma
ero il classico tipo di ragazzo con cui mia madre non voleva io
uscissi a giocare.
Con lo stesso tirasasso o fionda, spegnevo le
lampade nella strada e mi ricordo di aver fatto centro da venti metri
nella vetrina del lattaio pirla che mi stava antipatico e non mi
lasciava giocare a pallone per strada perchè davo fastidio al
passaggio delle sue clienti colpendo le borse della spesa.
Il
latte che vendeva, stava in un grande recipiente di alluminio con
coperchio attorniato da mosche e il prezzo esposto in vetrina non si
leggeva piu’ perche’ ingiallito del sole dall’ultima volta che
era stato esposto, il lattaio prendeva il latte dal contenitore con
un mestolo e lo ficcava nella ramina che ci portavamo appresso e
mentre si girava noi gli fregavamo i messicani (piccoli dolcetti di
liquirizia con tutte le forme degli animali).
Quando uscivamo in
bicicletta, non avevamo ne’ casco, ne’ protezioni per gomiti e
ginocchia e io mettevo una cartolina fissata con delle mollette
stendipanni per fare un rumore da motoretta quando toccava i raggi
mentre girava la ruota posteriore.
Datosi che non esistevano
bottiglie di acqua minerale, si beveva l’acqua del rubinetto del
giardino o dove la trovavamo, fino a quando non smetteva la sete e i
più grandicelli bevevano vino infilando una cannuccia fatta col tubo
della benzina nel tino del Proi quando ci sediavamo sui contenitori
messi all'aperto davanti alla TV per vedere Lascia o Raddoppia.
Passavamo ore a costruire auto con delle casse o dei tubi, un
amico in bici ti rimorchiava in cima alla salita della statale.., il
percorso era di quattro o cinquecento metri con due curve, dove
finalmente ti ricordavi di non aver freni.
Dopo qualche botta si
imparava a risolvere il problema.
Si usciva a giocare alla sola
condizione di rientrare per pranzo o per cena.. o al calar della
sera. (mia madre mi chiamava “cartellino” tipo timbratura dei
baracchini lavorativi a pie’ del monte).
Si andava a scuola solo
al mattino e si rientrava a casa per pranzo dopo aver assaggiato di
tutto (anche i frutti di qualche albero trovato nelle fattorie
dislocate durante il percorso..) e al tempo del grano prendevamo il
ciuffetto delle pannocchie lo avvolgevamo nel giornale e ci facevamo
delle grandi canne, nascosti nelle capanne del boschetto dove i piu’
grandicelli iniziavano ad andare di mano per il selfgodimento
australe e a questo proposito mi ricordo di una volta che eravamo
tutti in circolo seduti ad osservare il piu’ grande che diceva di
aver iniziato a spermatizzare alla fine della smanettata e alle
bambine era vietato l'ingresso nella capanna, solo una poteva entrare
ed era la mia preferita sino a quando le son spuntate le tette e
l'abbiamo fatta fuori dal gruppo.
Non avevamo cellulari.. cosi’
nessuno poteva sapere dove eravamo!! Impensabile vero?
Ci
tagliavamo, ci rompevamo le ossa, saltavano i denti, facevamo a
cazzotti nelle fiere del paese, ma non ci sono mai state denunce per
questi incidenti.
Nessuno
era colpevole… solo noi stessi e se ci lamentavamo le prendevamo
pure..
Si mangiava di tutto, biscotti, pane, cioccolata, gelati,
croste di formaggio grana.
Si
bevevano bibite zuccherate con tutti i tipi di coloranti ma non
avevamo problemi di peso, visto che passavamo la giornata a correre o
a giocare.
Si divideva una Coca fra tutti, una cannata a testa
(quando la si comprava in bottiglia di vetro da un litro) si beveva
dalla stessa bottiglia e nessuno e’ morto anche se mentre qualcuno
beveva a lungo gli si dava un cazzotto col rischio di ingoiare pure
la bottiglia.
Non avevamo Play Stations, MP4, Nintendo 2026,
Xboxs, IPad, Smartphone21, Skylanders. Video, Sky con 399 canali TV,
masterizzatori, cinema con suoni surround, notebook, PC, Facebook,
Twitter, Internet, Tik Tok ecc ..AVEVAMO VERI AMICI.
Si usciva in
bici trasportati magari sulla canna e si pedalava con tre gambe, si
andava dai nostri amici, si suonava o.. si entrava senza suonare (la
porta era sempre aperta) e si giocava sino alla morte.
La
fuori!
In questo mondo crudele!
Senza il bodygard.. al massimo
ci stava lo scassaminchia del giardiniere che chiamavamo “gambauna”
per via del fatto che faceva alto e basso come voleva quando
camminava con una gamba più corta dell'altra o la portinaia che era
piu’ alta se la si metteva per traverso, un armadio a tre ante
ventiquattrostagioni, con una sberla che ti ficcava, diventavi una
trottola.
Si giocava alle biglie rigorosamente di terracotta, a
nascondino, a guardie e ladri e a calcio e nella squadra che si
formava per giocare se qualcuno non era scelto, non era di certo un
dramma.
Alcuni non erano bravi a scuola, dovevano semplicemente
rifare l’anno se erano bocciati, sui nostri diari leggevi frasi del
tipo..il tempo passa, il tempo vola.. e noi cretini andiamo a scuola.
Nessuno andava dallo psicologo.
Si
rifaceva l’anno e ci veniva data una seconda possibilita’ dopo
ovviamente aver preso diverse cinquine in faccia e spolverata con
zoccole di legno e battipanni in bambù.
Avevamo la liberta’ dei
successi e degli insuccessi, delle responsabilita’.. che abbiamo
imparato a gestire.
Sei di questa generazione?
Se lo sei,
prenditi un minuto per riflettere sul post dedicato a Lupo e alla
nuova generazione.
Forse
per un po’ dimenticherai la vita stressata che stai vivendo e
ridiventerai il bambino di una volta..
Di sicuro dirai: “
Cos’era tutto questo?”.
Ma quanto ero Felice con cosi’
poco….






















