Caro parrucchino, quando non ci sarai più (non mi riferisco ai 50 milioni di dollari che i beduini hanno messo come taglia per farti secco) io tornerò a riempire il blog con l'informatica.. ma veniamo ad oggi, 19 maggio 2026.
La nuova offensiva che avrebbe dovuto riaprire le ostilità tra Stati Uniti e Iran è stata sospesa all'ultimo momento (o come dice ciuffo ribelle di esser arrivato ad un'ora prima dell'apocalisse).
Un copione già visto e rivisto graze all'idiota.
Sto fuori di melone ha dichiarato di aver rinviato l'attacco "molto grosso" che era stato preparato, accogliendo la richiesta dei leader di Qatar, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e la badante Nataline.
Secondo parrucchino, i paesi del Golfo si sono detti fiduciosi su un possibile progresso nei negoziati dei prossimi giorni, tanto che l'idiota ha commentato: "Se possiamo fare a meno di bombardarli all'inferno, ne sarei molto felice".
È l’ennesimo stop-and-go in questo conflitto, l’ennesima volta che i toni truci della diplomazia coercitiva lasciano il posto a improvvisi atteggiamenti concilianti.
Ma a motivare questo dietrofront non è solo la richiesta degli alleati regionali: il vero motivo è che l’America non può più permettersi questa guerra.
Il conto è salatissimo, e i magazzini delle munizioni strategiche sono arrivati al limite.
Il costo finanziario del conflitto ha raggiunto cifre astronomiche.
Secondo le testimonianze del Pentagono davanti al Congresso, la guerra contro l’Iran è già costata circa 29 miliardi di dollari, di cui ben 24 miliardi solo per sostituire e riparare le munizioni consumate.
Fijò son palanche queste..
Ma queste cifre ufficiali raccontano solo una parte della storia.
Nei primissimi giorni dell’operazione "Epic Fury", gli Stati Uniti e i loro alleati hanno letteralmente bruciato riserve di munizioni che richiederanno anni per essere ricostituite.
Nei primi quattro giorni di combattimenti, secondo stime di istituti di ricerca indipendenti, le forze americane hanno impiegato più missili intercettori Patriot di quanti ne fossero stati forniti all’Ucraina in quattro anni di guerra.
Il consumo è stato talmente intenso che, come raccontano i funzionari del Pentagono, si è dovuto razionare l’uso dei sistemi più preziosi, e la produzione annuale di un missile come il Tomahawk equivale oggi a quello che viene consumato in pochi giorni di combattimento.
Il problema, però, non è solo il costo in dollari, ma la rapidità con cui gli arsenali americani si stanno svuotando.
Gli esperti del Center for Strategic and International Studies hanno calcolato che in sette settimane di guerra l’esercito americano ha consumato almeno il 45% dei suoi nuovi missili PrSM (Precision Strike Missile), oltre la metà degli intercettori THAAD, quasi la metà dei Patriot PAC-3 e circa un terzo dei Tomahawk.
Sticazzi che spreco..belandi.
Il senatore Mark Kelly, ex astronauta e pilota della Marina, ha riassunto la situazione con parole drammatiche: "Abbiamo consumato un sacco di munizioni, e questo significa che il popolo americano è meno sicuro, sia che si tratti di un conflitto nel Pacifico occidentale con la Cina o altrove" .
Per rendersi conto della gravità della situazione, basti sapere che il Pentagono ha dovuto sospendere le consegne di alcuni tipi di munizioni ai paesi baltici perché semplicemente non ce n’erano più in magazzino neanche con l'intervento di San Giobatta assiema a Santa Intima di karinzia.
Questa crisi delle scorte aiuta a spiegare la facilità con cui l’amministrazione dell'idiota parrucchinato, passa dalle minacce più aggressive alla ricerca di una via d’uscita diplomatica.
Quando si pianifica una guerra, si pensa sempre che basti la superiorità tecnologica per piegare l’avversario in breve tempo.
Ma i beduini hanno resistito, e hanno trasformato il conflitto in quella che gli analisti chiamano una "guerra di logoramento".
A peggiorare le cose, c’è poi la dipendenza dalla Cina per molte delle materie prime critiche necessarie a produrre nuove munizioni: una situazione paradossale in cui, come è stato notato, per ricostituire gli arsenali svuotati contro i beduini, Washington avrebbe bisogno del consenso di Pechino.
Te capì..bistecca.
Ma l'è minga finida, il prezzo più alto che gli Stati Uniti stanno pagando non è solo economico o militare: è un prezzo in termini di immagine e credibilità.
Per decenni, l’America ha fatto affidamento sulla sua capacità di proiettare potenza in ogni angolo del mondo, e i suoi alleati hanno basato la loro sicurezza sulla promessa implicita di un intervento tempestivo.
Oggi, però, quella promessa suona sempre più vuota.
I paesi del Golfo, che per primi hanno chiesto all'idiota di fermare l’attacco, hanno visto con i propri occhi che la superpotenza non è in grado di proteggerli senza prosciugare i propri arsenali e mettere a rischio la propria posizione globale.
Il risultato è che l’ordine globale si sta rapidamente riorganizzando attorno a un mondo in cui la potenza americana non è più l’unico riferimento.
E se ci fosse una guerra in cui potremmo esser coinvolti, l'America sarà dalla nostra parte?
Boh..











