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domenica 22 marzo 2026

Chi ha inventato la Dinamite?

 

Forse non tutti conoscono questo fatto:

Ascanio Sobrero inventò la nitroglicerina nel 1847 a Torino e si rifiutò di brevettarla per timore del suo potenziale distruttivo.
Alfred Nobel la trasformò in dinamite nel 1867 e ci costruì un impero: Sobrero non ricevette mai royalty.
Alla morte di Nobel nella villa di Sanremo fu trovata l'ampolla originale di Sobrero e un suo busto: Nobel gli aveva versato solo una pensione vitalizia privata.

Ed ecco in breve la storia:

Un chimico torinese entra in laboratorio, fa una reazione che non aveva mai visto nessuno fare, e poi passa il resto della vita a desiderare di non averla fatta.

Corsa al contrario verso la gloria.

Siamo nel 1847. Ascanio Sobrero lavora nei laboratori di via Po 18, a Torino, come assistente alla cattedra di Chimica generale e docente alla Scuola di Meccanica e Chimica applicata alle Arti.

È un chimico preciso, formato a Parigi e Giessen.

Non è il tipo che si lascia scappare le cose.

Eppure quella sera qualcosa scappa.

Sobrero nitrata il glicerolo e ottiene un liquido oleoso, quasi innocente a vedersi.

Poi lo testa.

Una gocciolina di qualche centigrammo produce una detonazione come di fucile, scrive.

Il recipiente si frantuma con pericolo dell'operatore.

Non sono parole di entusiasmo.

Sono parole di qualcuno che ha appena capito di aver aperto una porta che non voleva aprire.

Non brevetta nulla.

Presenta la scoperta all'Accademia delle Scienze di Torino e sui Comptes Rendus de l'Académie de France, mettendo tutto di dominio pubblico.

Come a dire: questa roba appartiene a tutti, e quindi a nessuno che possa farci davvero del male.

Alfred Nobel prende la nitroglicerina, studia come stabilizzarla, brevetta la dinamite nel 1867 e costruisce un impero industriale su quella scoperta.

Ma Nobel lo sapeva.

E non stava del tutto bene con sé stesso per questo.

Lo dimostra quello che fu trovato nella sua villa di Sanremo alla sua morte, nel 1896: un'ampolla con il campione originale della nitroglicerina di Sobrero e un suo busto.

Nobel aveva anche versato a Sobrero una pensione vitalizia privata, senza obblighi legali, solo come riconoscimento.

Teneva accanto a sé il ritratto dell'uomo a cui non aveva mai pagato i diritti su nulla.

L'invenzione di Sobrero non era un errore tecnico.

Era funzionante, replicabile, devastante.

Era un errore morale, nel senso che lui dava alla parola.

E aveva ragione.

Solo che la storia non aspetta chi ha scrupoli.


 

l'Iran non vuole vincere.



Bella cazzata hanno fatto Trump e Netanyahu: ora il regime iraniano minaccia tutto il mondo! L'attacco (fallito) a Diego Garcia è un salto di qualità: i Pasdaran vogliono far sapere al mondo di avere missili in grado di colpire a 4.000 km.

C'è una scena, in questa lunga e sanguinosa quinta settimana di guerra in Medio Oriente, che andrebbe conservata come perfetta sintesi del paradosso in cui si dibatte l'amministrazione Trump quando scopre che la strategia di decapitazione del regime iraniano ha prodotto l'effetto opposto a quello desiderato e ora parrucchino ha concordato una tregua di qualche giorno e ha anche chiesto al popolo arabo 5 trilioni di dollari per continuare a buttar bombe con l'alternativa di 2,5 trilioni per cessare il fuoco.

Sarà stata la scena del un missile balistico iraniano che ha perforato le difese israeliane e colpito la centrale nucleare nella città di Dimona, nel deserto del Negev, ferendo almeno 50 persone.

Ed era la scena, simultanea e speculare, di un altro missile, lanciato qualche ora prima, che ha percorso 4.000 chilometri e si è diretto verso Diego Garcia, l'atollo nell'Oceano Indiano dove hanno sede le basi militari americane e britanniche.

E mentre Trump ripete che l'esercito iraniano è "obliterato", "distrutto", "devastato", i Pasdaran hanno appena dimostrato al mondo di possedere missili balistici in grado di colpire a 4.000 chilometri di distanza, e che a quella distanza non c'è solo Diego Garcia, ma anche Roma, Parigi, Londra.

Una bella cazzata, insomma, hanno fatto Trump e Netanyahu.

L'attacco a Diego Garcia, avvenuto venerdì, era stato un messaggio: l'Iran ha missili in grado di colpire a 4.000 chilometri, il doppio della portata dichiarata, e a quel raggio non ci sono solo le basi americane nell'Oceano Indiano, ma anche l'Europa.

E con l'attacco a Dimona, i Pasdaran hanno aggiunto un altro tassello al loro messaggio: non solo possiamo colpire lontano, ma possiamo colpire il cuore del programma nucleare israeliano, a pochi chilometri dal centro Shimon Peres, struttura chiave del programma atomico dello stato ebraico.

E mentre i media israeliani parlavano di una "notte di terrore", i vertici dell'IDF ammettevano che "le difese non hanno funzionato come previsto".

La reazione di Trump, come sempre, è stata quella di chi non vuole ammettere la realtà.

"L'Iran è stato distrutto", ha twittato.

"Le sue capacità militari non esistono più".

Ma le immagini dei crateri a Dimona, i video dei feriti portati via dalle ambulanze, i report dell'intelligence israeliana che parlano di un fallimento parziale delle difese aeree, raccontano una storia molto diversa.

L'Iran, per quanto decapitato, per quanto bombardato, per quanto sanzionato, ha ancora le risorse per colpire, e lo ha dimostrato.

E mentre Trump parla di "vittoria", i Pasdaran parlano di "resistenza".

E la loro resistenza, in queste ore, sta dando i suoi frutti.

L'attacco a Dimona, del resto, non è stato un caso isolato.

Negli ultimi giorni, l'Iran ha colpito basi americane in Iraq, Kuwait ed Emirati, ha minacciato di colpire i siti turistici in tutto il mondo, ha lanciato missili contro la base britannica di Diego Garcia. 

Un'offensiva su più fronti, che ha messo in difficoltà le difese israeliane e americane, e che ha dimostrato che la guerra, per quanto costosa per Teheran, è lungi dall'essere finita.

E mentre Trump e Netanyahu cercano di vendere ai loro elettori l'idea di una "vittoria imminente", i Pasdaran preparano nuove, pericolose rappresaglie.

Il paradosso, naturalmente, è che la strategia di decapitazione del regime, che doveva portare al collasso dell'Iran, ha avuto l'effetto opposto.

L'uccisione di Ali Khamenei, di Ali Larijani, di Gholamreza Soleimani, non ha fatto crollare il regime, ma ha spostato l'asse del potere verso i Pasdaran, i Guardiani della Rivoluzione, che oggi controllano saldamente le redini del paese.

E i Pasdaran, a differenza dei vertici politici, non hanno nulla da perdere.

Non hanno interessi economici all'estero, non hanno contatti con l'Occidente, non hanno paura di morire.

E sono determinati a resistere.

E mentre i missili continuano a cadere, e mentre lo Stretto di Hormuz resta chiuso, e mentre il prezzo del petrolio vola, una domanda resta sospesa:

come si esce da questo pantano?

La risposta, forse, è nelle parole di un analista marocchino citato da Medias24:

"L'Iran non ha bisogno di vincere. Gli basta non perdere".

E finché riuscirà a tenere chiuso lo Stretto, a far salire il prezzo del petrolio, a mettere in difficoltà le economie occidentali, a dimostrare di poter colpire a 4.000 chilometri di distanza, l'Iran starà vincendo.

E Trump, che aveva promesso una guerra lampo e a basso costo, si troverà a dover fare i conti con una guerra di logoramento che probabilmente gli costerà la presidenza.

E che dire dell'ultimatum di 48 ore ... naaaaa.

Una bella cazzata, insomma e per adesso godiamoci questi pochi giorni di cessate il fuoco, diamo respiro alla borsa e al volo del petrolio.



Giuseppe il profeta.



“I figli di Giacobbe erano dodici”. – Gn 35:23.

 

Ruben

Simeone

Levi

Giuda

Issacar

Zabulon

Giuseppe

Beniamino

Dan

Neftali

Gad

Aser

Figli di Lea

Figli di Rachele

Figli di Bila,

serva di Rachele

Figli di Zilpa,

serva di Lea

(Gn 35:23-26)

   La donna che Giacobbe aveva amato grandemente fu Rachele (Gn 29:18). Giuseppe fu il primo figlio avuto dalla sospirata Rachele, Beniamino fu l’ultimo avuto da Rachele che morì subito dopo averlo partorito. – Gn 35:18.

Giuseppe

   Giacobbe provava un amore particolare per Giuseppe, il primogenito della sua bella e amatissima moglie Rachele. Aveva quindi intenzione di trasmettergli i diritti di primogenitura. E non lo nascondeva: “Israele amava Giuseppe più di tutti gli altri suoi figli”. – Gn 37:3.

   I fratelli di Giuseppe – proprio perché si rendevano conto che lui era il prediletto – divennero gelosi di lui: non lo vedevano di buon occhio, lo trattavano male e gli parlavano dietro. “I suoi fratelli vedevano che il loro padre l’amava più di tutti gli altri fratelli; perciò l’odiavano e non potevano parlargli amichevolmente” (Gn 37:4). A tutto ciò si unirono due circostanze che finirono per renderlo ancora più odiato dai fratelli.

   Una volta fu perché Giuseppe raccontò al padre certe colpe che i suoi fratelli avevano commesso e “riferì al loro padre la cattiva fama che circolava sul loro conto”. – Gn 37:2.

   L’altra volta fu perché raccontò due suoi sogni da cui pareva confermato che egli sarebbe stato superiore a loro. In un sogno aveva visto il suo manipolo di grano stare dritto mentre quelli dei fratelli lo ossequiavano (Gn 37:7). Nell’altro sogno aveva visto che il sole, la luna e undici stelle s’inchinavano a lui (Gn 37:9). L’allusione ai genitori e ai fratelli era evidente. Suo padre stesso, Giacobbe, rimase impressionato: “Suo padre lo sgridò e gli disse: ‘Che significa questo sogno che hai fatto? Dovremo dunque io, tua madre e i tuoi fratelli venire a inchinarci fino a terra davanti a te?’”. – Gn 37:10.

   A quel punto le già malvagie disposizioni dei fratelli si mutarono in odio mortale: aspettavano solo l’occasione giusta per disfarsi di lui. E l’occasione non mancò. Un giorno suo padre lo mandò a vedere che ne era dei fratelli (Gn 37:14) che stavano pascolando gli armenti. Quando essi lo videro arrivare con la sua bella veste a colori che il padre gli aveva fatta (Gn 37:3), fu tutto un precipitare d’eventi.

“’Ecco, sta arrivando il nostro sognatore!’, dicevano tra loro. ‘Non perdiamo tempo! Uccidiamolo e gettiamo il suo corpo in una cisterna. Poi diremo che l’ha divorato una bestia feroce. Così vedremo a che gli servono i suoi sogni!’”. – Gn 37:19,20, PdS.

   Ruben, uno dei fratelli, tanto fece che dissuase gli altri dall’ammazzarlo (Gn 37:21). Alla fine si decisero a togliergli la veste, calarlo in una cisterna e abbandonarlo lì (Gn 37:23,24). Il loro odio era tale che, come se niente fosse, si misero poi accanto alla cisterna a mangiare (v. 25). “Alzando gli occhi, videro una carovana d’Ismaeliti” (vv. 25). “Tirarono su Giuseppe, lo fecero salire dalla cisterna, e lo vendettero per venti sicli d’argento a quegl’Ismaeliti. Questi condussero Giuseppe in Egitto” (v. 28). Presa poi la veste di Giuseppe, la intinsero nel sangue di un capretto e la mandarono al padre facendogli credere che era stato sbranato da un animale (vv. 31,32). Per Giacobbe fu un colpo durissimo, tanto che “rifiutò di essere consolato, e disse: ‘Io scenderò con cordoglio da mio figlio, nel soggiorno dei morti’” (v. 35). Siamo nel 1750 circa prima di Yeshùa.

   “Intanto quei Madianiti vendettero Giuseppe in Egitto a Potifar, ufficiale del faraone, capitano delle guardie” (Gn 37:36). “Potifar, ufficiale del faraone, capitano delle guardie, un Egiziano, lo comprò da quegli Ismaeliti che ce l’avevano condotto” (39:1). “Giuseppe trovò grazia agli occhi di lui e si occupava del servizio personale di Potifar, il quale lo fece maggiordomo della sua casa e gli affidò l’amministrazione di tutto quello che possedeva” (39:4). “Potifar lasciò tutto quello che aveva nelle mani di Giuseppe; non s’occupava più di nulla, tranne del cibo che mangiava. Giuseppe era avvenente e di bell’aspetto” (39:6). Giuseppe fu poi posto a dura prova dalla libertina moglie di Potifar, che cercò di sedurlo. Respinta da Giuseppe, ella non fu contenta finché non lo vide in prigione. – 39:7-20.

   Dio lo assistette anche in carcere, tanto che Giuseppe fu promosso dal provveditore carcerario a sorvegliante degli altri prigionieri (39:21-23). Nelle prigioni statali capitarono poi due alti dignitari: il coppiere e il panettiere personali del faraone. Questi fecero certi sogni che raccontarono a Giuseppe. E Giuseppe, interpretandoli, predisse loro che il coppiere avrebbe riacquistato il suo posto dopo tre giorni, mentre il panettiere sarebbe stato giustiziato. Così avvenne. – Gn 40:1-23.

   Passarono due anni, e fu la volta del faraone di fare uno strano sogno (Gn 41:1). Si trattava del famoso sogno delle sette vacche grasse e delle sette vacche magre (41:2-4). “La mattina, lo spirito del faraone fu turbato; egli mandò a chiamare tutti i maghi e tutti i savi d’Egitto e raccontò loro i suoi sogni, ma non ci fu nessuno che li potesse interpretare al faraone” (41:8). Fu a quel punto che il coppiere personale del faraone si ricordò di Giuseppe e lo segnalò al re (41:9-13). Giuseppe fu immediatamente portato alla presenza del faraone e non ebbe dubbi nell’interpretare il suo sogno: “Dio ha indicato al faraone quello che sta per fare. Le sette vacche belle sono sette anni . . . Le sette vacche magre e brutte che salivano dopo quelle altre, sono sette anni . . . Ecco, stanno per venire sette anni di grande abbondanza in tutto il paese d’Egitto. Dopo verranno sette anni di carestia; tutta quell’abbondanza sarà dimenticata nel paese d’Egitto e la carestia consumerà il paese” (41:25-30). Giuseppe diede anche il suo parere al re, consigliandogli di costituire una persona avveduta che gestisse i sette anni di abbondanza per risparmiare in vista dei setti anni di carestia (41:33-36). “La cosa piacque al faraone e a tutti i suoi servitori” (v. 37). Giuseppe stesso ricevette quell’autorità su tutto l’Egitto, tanto che fu secondo solo al faraone (41:37-44). Così, all’età di trent’anni, Giuseppe fu proclamato salvatore di tutto il mondo egizio. – 41:46.

   “Durante i sette anni di abbondanza la terra produsse a profusione” (41:47). Poi venne la carestia, e fu terribile; non solo per tutto l’Egitto, ma anche per le popolazioni vicine. Tutti iniziarono a ricorrere ai depositi egiziani ben forniti per la previdenza di Giuseppe: “Da tutti i paesi venivano in Egitto, da Giuseppe, per comprare grano, perché la carestia era grave su tutta la terra”. – 41:57.

   La fame si faceva sentire anche a Canaan, dove abitava Giacobbe con i suoi undici figli. “Giacobbe seppe che c’era grano in Egitto; allora disse ai suoi figli: ‘Perché state a guardarvi l’un l’altro?’ Poi disse: ‘Ecco, ho sentito dire che c’è grano in Egitto; scendete là a comprarne, così vivremo e non moriremo’” (42:1,2). Partirono in dieci. Giacobbe era troppo vecchio per affrontare il viaggio e “non mandò con loro Beniamino, il fratello di Giuseppe, perché diceva: ‘Che non gli succeda qualche disgrazia!’” (42:4). Così, i dieci fratelli partirono con molto denaro per presentarsi a quel grande e potente ministro egizio che presiedeva alla distribuzione del grano e da cui dipendeva la sorte di intere popolazioni (42:6). “Giuseppe era governatore in Egitto e vendeva grano a ogni popolo. Quando giunsero davanti a lui, i suoi fratelli si inchinarono faccia a terra. Egli vide i fratelli e li riconobbe, ma li trattò da estranei” (42:6,7, PdS). Dapprima Giuseppe li accusò di spionaggio. A loro difesa essi dissero di essere dodici fratelli, di cui uno morto e il più giovane rimasto in patria con il loro padre. Giuseppe chiese allora una dimostrazione: avrebbe concesso loro di andare a prendere il fratello più giovane mentre uno di loro sarebbe stato trattenuto in carcere. – Gn 42:9-20.

   Tornati dal padre Giacobbe, gli riferirono ogni cosa, dicendo: “L’uomo che è il signore del paese ci ha parlato aspramente e ci ha trattati come spie del paese” (42:30). Dopo che le derrate portate dall’Egitto erano finite, quando la fame si faceva di nuovo sentire, “quelli presero dunque questo dono, presero con sé il doppio del denaro e Beniamino, e partirono; scesero in Egitto e si presentarono davanti a Giuseppe” (43:15). “Giuseppe guardò Beniamino, suo proprio fratello, figlio della stessa madre”, “commosso davanti a suo fratello, uscì in fretta per non piangere, ma entrato in camera sua scoppiò in pianto” (Gn 43:29,30, PdS). Questo passo biblico è così commovente che c’è da indignarsi per  il modo sterile, che rasenta lo squallido, con cui TNM lo traduce: “Giuseppe ora si affrettava, perché le sue intime emozioni erano eccitate verso suo fratello”.

   Ottenuta la libertà di Simeone, che era rimasto nelle prigioni egiziane, fecero ritorno da Giacobbe, carichi di grano. Giuseppe non si era ancora fatto riconoscere. Aveva però in serbo una sorpresa. Giuseppe aveva fatto nascondere una tazza preziosa nel sacco di Beniamino. Fingendo che gli fosse stata rubata, mandò gente sua a inseguirli e a frugare nei loro sacchi. Trovata la tazza tra le cose di Beniamino, questo fu arrestato e gli altri ricondotti da Giuseppe, primo ministro egiziano (Gn 44:1-16). Giuseppe minacciò di trattenere Beniamino come schiavo, liberando gli altri. Giuda si offrì di prendere il suo posto. – 44:17-34.

   Queste pagine della Scrittura, così commoventi, raggiungono ora il culmine. Giuseppe a stento trattiene le lacrime. Dimenticando quanto aveva sofferto a causa loro, non riesce più a trattenersi e si fa riconoscere.

“Giuseppe non riuscì più a fingere. Disse agli egiziani che gli stavano intorno: ‘Uscite tutti!’. Così nessuno rimase con lui quando lui si fece riconoscere dai suoi fratelli. Si mise a piangere così forte che gli egiziani l’udirono e la cosa fu risaputa anche nel palazzo del faraone”. – Gn 45:1,2, PdS.

   “Intanto la voce si diffuse nella casa del faraone, e si disse: ‘Sono arrivati i fratelli di Giuseppe’. Questo piacque al faraone e ai suoi servitori”. – 45:16.

   Infine “essi risalirono dall’Egitto e giunsero nel paese di Canaan, da Giacobbe loro padre. Gli riferirono ogni cosa, dicendo: ‘Giuseppe vive ancora ed è governatore di tutto il paese d’Egitto’” (45:25,26). Israele decide allora di rivedere Giuseppe prima di morire. – V. 28.

   “Israele partì con tutto quello che aveva” (46:1).  “Le persone che vennero con Giacobbe in Egitto, discendenti da lui, senza contare le mogli dei figli di Giacobbe, erano in tutto sessantasei. I figli di Giuseppe, natigli in Egitto, erano due. Il totale delle persone della famiglia di Giacobbe che vennero in Egitto, era di settanta” (46:26,27). “Giunsero nella terra di Gosen. Giuseppe fece attaccare il suo carro e salì in Gosen a incontrare Israele, suo padre; gli si presentò, gli si gettò al collo e pianse a lungo sul suo collo. Israele disse a Giuseppe: ‘Ora, che io muoia pure, giacché ho visto il tuo volto, e tu vivi ancora!’”. – 46:28-30.

   “Così gli Israeliti abitarono nel paese d’Egitto, nella terra di Gosen; ebbero delle proprietà, furono fecondi e si moltiplicarono oltremodo” (47:27). “Giacobbe visse nel paese d’Egitto diciassette anni” (47:28). “Poi Israele disse a Giuseppe: ‘Ecco, io muoio; ma Dio sarà con voi e vi farà ritornare nel paese dei vostri padri’” (48:21). “Giacobbe chiamò i suoi figli e disse: ‘Radunatevi, e vi annunzierò ciò che vi avverrà nei giorni a venire’”. – 49:1.

   Il popolo di Israele era ora in formazione: i dodici figli di Israele sarebbero stati i capi delle dodici tribù che avrebbero costituito la nazione israelita.  Tra le predizioni che Giacobbe fece ai suoi dodici figli, spicca quella fatta a Giuda:

 

“Lo scettro non sarà rimosso da Giuda,

né sarà allontanato il bastone

del comando dai suoi piedi,

finché venga colui al quale esso appartiene

e a cui ubbidiranno i popoli”.

Gn 49:10.

   Dopo molti anni morì anche Giuseppe, ma prima di morire disse: “Io sto per morire, ma Dio per certo vi visiterà e vi farà salire, da questo paese, nel paese che promise con giuramento ad Abraamo, a Isacco e a Giacobbe” (Gn 50:24). Il suo corpo fu imbalsamato e chiuso in un monumento in Egitto. – 50:26.

   Giuseppe è figura del suo stesso popolo: prima angustiato e poi ristorato in Egitto. Giuseppe è figura del Messia: privilegiato dal padre, distinto dai fratelli per natura e grazia, perseguitato e venduto, imprigionato, alzato agli onori supremi e secondo solo al re, salvatore del suo popolo.

La linea che porta al messia

   È degno di nota – di massima nota – che Dio specifica sempre di più, nella Scrittura, la stirpe da cui il Messia promesso sarebbe nato.

   La prima dichiarazione divina sul Messia fu generica: “Questa progenie ti schiaccerà il capo e tu [satana] le ferirai il calcagno”. – Gn 3:15.

   Ai primi discendenti di Adamo ed Eva viene indicata la posterità di Set. – Gn 5:3.

   La posterità di Set cresce di numero, e Dio fissa la genealogia alla famiglia di Noè, in cui è eletto Sem. – Gn 9:27.

   Crescendo la discendenza di Sem, le promesse divine si fissano su Abraamo, poi su Isacco e poi su Giacobbe.

   Giacobbe diviene Israele. Dai suoi dodici figli è scelto Giuda come progenitore del futuro Messia.

 

sabato 21 marzo 2026

Golia contro Davide.

 

Ragazzi perdete un poco di tempo per la lettura del post riferito alla situazione attuale nel Medio Oriente, se Israele merita di esistere o essere annientato.

Parto dal fatto che Israele esiste da 80 anni e quel che è fatto è fatto.

Non credo che si possa distruggere Israele e non vedo perché lo si debba distruggere.

Quello che però mi permetto di fare notare è che Israele si fonda su territori occupati e strappati agli arabi a cui non ha mai rinunciato negli ultimi 80 anni, anzi ha continuato a promuovere la penetrazione economica e demografica dei territori occupati con la colonizzazione di insediamenti israeliani.

Mi riferisco soprattutto ai territori occupati della Cisgiordania e del Golan che sono stati annessi e occupati da Israele nel 1967 e mai restituiti agli arabi.

È vero che furono fatte delle offerte ai palestinesi che riguardavano il 90% della Cisgiordania e che i palestinesi le hanno rifiutate però è anche vero che il regime di occupazione militare israeliano è uno dei più disumani del mondo con la sistematica violazione dei diritti umani degli abitanti della Cisgiordania e del Golan.

Credo che sia il caso di ricordare la drammatica situazione di Gaza, dove gli israeliani hanno continuato a bombardare e massacrare la popolazione civile con la scusa del terrorismo.

Dopo il 7 ottobre Israele ha dato inizio ad una spirale di guerra e violenza che ha investito tutto il Medio Oriente e di cui la recente crisi iraniana è soltanto il culmine del progetto di Netanyahu che è quello di costruire il Grande Israele a spese degli arabi.

Se dare una patria alle vittime della Shoah poteva essere una causa nobile, è anche vero che per costruire Israele gli ebrei non hanno esitato a cacciare gli arabi su territori che ormai erano abitati dalla popolazione araba da generazioni.

Nel 1948 il 67% della popolazione della Palestina era araba mentre solo il 33% era ebraica.

Gli ebrei costituivano una minoranza rumorosa ma pur sempre una minoranza in confronto alla maggioranza della popolazione che risiedeva in quelle terre da diversi secoli.

L'ONU, con una decisione che non diede spazio a discussioni o interpretazioni, decise di regalare oltre la metà del territorio della Palestina alla minoranza ebraica facendo un enorme torto alla maggioranza araba che non riconobbe la decisione e si rifiutò di riconoscere Israele.

Scoppiò la prima guerra arabo-israeliana poche ore dopo la proclamazione dell'indipendenza di Israele nel 1948.

Da allora la questione palestinese non è mai stata risolta fino ad oggi e dubito che sarà risolta con Netanyahu.

Infine, vorrei concludere citando un discorso di Bettino Craxi che nel 1985 definì la lotta armata dell'OLP una causa legittima perché un movimento nazionale che lotti per una causa nazionale contro un'occupazione straniera ha il diritto di ricorrere alla lotta armata, un diritto riconosciuto dalle leggi della Storia e dallo Statuto delle Nazioni Unite (principio di autodeterminazione dei popoli). Credo che Craxi abbia ben espresso la condizione del popolo palestinese oppresso da ottant'anni dal popolo israeliano.

Andreotti fu ancora più chiaro quando disse che, se fosse nato palestinese e avesse vissuto in un campo di concentramento per 50 anni senza nessuna prospettiva di futuro da dare ai propri figli, sarebbe diventato un terrorista anche lui.

Quel coraggio che distingueva la nostra classe dirigente per solidarietà nei confronti dei palestinesi temo che oggi si sia esaurito con un governo sempre compiacente verso Israele. 

Nulla contro lo Stato ebraico che ha dimostrato nel corso della sua breve storia di avere un coraggio straordinario ma, conoscendo le sue origini e tutti gli errori che Israele ha commesso nei confronti dei palestinesi, purtroppo non credo sia logico dare ragione a Israele.

Neppure chi è amico di Israele, riesce a schierarsi con Netanyahu alla luce di ciò che sta facendo contro i palestinesi.

Chiamatelo come volete: pulizia etnica, crimini di guerra, crimini contro l'umanità, genocidio, massacro, strage.

Il risultato non cambia.

Netanyahu è deciso a distruggere i palestinesi e risolvere una volta per tutte la questione.

Prima era Davide contro Golia.

Oggi è Golia contro Davide.

Israele è diventato Golia.

E adesso dite la vostra dopo aver fatto il pieno di benzina e controllato le bollette di luce e gas senza dimenticare quanta gente innocente ci sta lasciando le penne.

venerdì 20 marzo 2026

La Cina è vicina.

 


Benvenuta primavera e quindi basta coi post di queste guerre e aumento costi.. svaghiamoci con un aneddoto che sa di barzelletta pulita..

Un giovane medico cinese appena laureato non riesce a trovare lavoro né presso gli ospedali, né presso cliniche private.

Decide allora di aprire un proprio studio e come pubblicità sparge la zona di volantini che dicono che lui risolve tutti i problemi delle malattie a soli 20 euro, e nel caso non ne sia capace darà 100 euro lui al paziente insoddisfatto.

Un avvocato pirla, legge il volantino e pensa di incastrarlo con delle false malattie e guadagnarsi facilmente i 100 euro.

Si presenta e dice:" Dottore, non riesco più a sentire i sapori.

Sono disperato".

" Non si pleoccupi, lisolviamo tutto”.

Infelmiela, scaffale N. 20, fialetta numelo 5".

Il medico rompe la fialetta e la versa sulla lingua dell'avvocato."... Ma cazzo, questa è benzina "

" Visto! Ha liacquistato il gusto dei sapoli: 20 eulo !!".

L' avvocato incazzato come una iena, paga, ma medita vendetta e cosi il giorno dopo si ripresenta dal dottore cinese.

" Dottore, ho perso la memoria, non ricordo più nulla! "

" Non si pleoccupi, lisolviamo tutto”.

Infermiela, scaffale N. 20, fialetta numelo 5 ".

" Ma quella è la benzina di ieri! "

" Visto! Ha liacquistato la memolia: 20 eulo !!".

L'avvocato è infuriato, paga, si arrovella e ne studia una più difficile. Il giorno dopo torna dal dottore cinese.

" Dottore, ho perso la vista! Non vedo più niente! Mi aiuti! “.

" Mi dispiace ma questo ploblema non sono capace di lisolvele”.

Ecco a lei 100 eulo”.

E dà i soldi all'avvocato.

" Ma questi sono 20 euro " ,

dice l'avvocato.

" Ha liacquistato la vista: 20 eulo !!".

mercoledì 18 marzo 2026

Situazione nel Golfo Persico.

 

Per chi non ha tempo da perdere nel leggere lunghe analisi complicate faccio il fotoromanzo della situazione nel Golfo Persico

NOTA:

Così la piantate di dire che scrivo troppo.



martedì 17 marzo 2026

La minaccia Iraniana dov'è?

 

Fatemi capire.

Questo è un ex generale dell'esercito USA e si chiama Jack Keane, è stato riabilitato dal parrucchino giallo che lo manda sulle TV americane per avvertire la popolazione che l'Iran è una minaccia per tutti.

Riporto esattamente le sue parole, così che non ci siano fraintendimenti e poi sotto metto la traduzione in Italiano con relativo commento:

the Ayatollah [Kamenhei] is diabolical. You know, he wants to dominate and control the Middle East and export his radical form of fundamentalist Islamic terrorism to the world.
I mean they haven’t changed one bit. They still want to pursue a nuclear weapon. They still want to support the proxies that are in the region to destabilize the region and take down Israel.
And they have a ballistic missile program that is growing every single day.
Obviously, that threatens Israel and potentially our bases in the region. And that’s where they are. He has emissaries that talk nice to our people, but that’s where the leadership really is.
And they’ve been like this for 45 plus years.

In italiano:

L’Ayatollah [Kamenhei] è diabolico. Vuole dominare e controllare il Medio Oriente ed esportare la sua forma radicale di terrorismo islamico fondamentalista nel mondo. Voglio dire, non sono cambiati di una virgola.
Vogliono ancora provare a sviluppare un’arma nucleare. Vogliono ancora sostenere i loro alleati che si trovano nella regione per destabilizzarla e abbattere Israele. E hanno un programma missilistico balistico che cresce ogni singolo giorno. Ovviamente, questo minaccia Israele e potenzialmente le nostre basi nella regione lì vicino.
Ha dei rappresentanti politici laici che predicano bene ma praticano male [negando questi intenti] ma è questo che vuole veramente la leadership iraniana.
E vanno avanti così da oltre 45 anni.

Ora faccio una considerazione..

l’Ayatollah in questione più che diabolico sembra proprio un povero bischero, visto che ha emanato un decreto vincolante che vieta nella maniera più assoluta la costruzione di una bomba atomica in quanto è un’arma diabolica, e contraria ai dettami religiosi.

E il Keane di cui sopra - che non può non saperlo - sta raccontando solo balle plateali.

Ma poi, che cazzo di minaccia sarebbe l’Iran? Per chi?

Vorrebbe esportare “ la sua forma radicale di terrorismo islamico fondamentalista “ dove? In Afghanistan? In Pakistan? Perchè, ha a disposizione qualcosa di meglio da insegnar loro?

Ovviamente il pubblico americano non ha la minima idea di dove si trovi l’Iran, e nemmeno che un tempo si chiamasse “Persia” (e d’altronde anche parecchi italiani ne hanno una idea abbastanza vaga).


E difatti è solo grazie a questa grassa e diffusa ignoranza che nessuno sa dire chi sono i vicini dell’Iran, che sto temibile regime dovrebbe minacciare.

Armenia? Troppo tardi, è già stata schiacciata dall’Azerbaijan, con pulizia etnica, annessioni, e mondo zitto.

Magari l’Azerbaijan? Per fare cosa? Per vendicare gli armeni, cristiani, cacciati dalle loro terre?

Dell’Iraq?, con il quale l’Iran ha combattuto per 8 lunghissimi e orribili anni. A farlo a pezzi ci hanno già pensato gli americani, e attualmente esiste solo sulla carta. Il pericolo non sono certo gli iraniani.

Ah, beh. C’è l’Afganistan?. Eh, certo, proprio il vicino pacifico giusto da aggredire. La tomba degli eserciti occidentali. Sai che minaccia.

Ok. E che ne diciamo del Pakistan? L’Iran potrebbe minacciarlo, no?

Chi, quello con le armi nucleari? Quello che ha offerto la protezione delle suddette a Teheran, in caso le usasse Israele? Non lo vedo molto impensierito, visto che è di fatto l’unico vero protettore degli iraniani.

Ok. Rimane il Turkmenistan. L’Iran potrebbe tranquillamente essere una minaccia per il Turkmenistan.

A parte che è proprio da lì che sono partiti gli attacchi di droni (e di aerei israeliani) durante la guerra dei 12 giorni, sembrerebbe più il Torkmenistan una minaccia per l’Iran, che viceversa.

E allora, dove cazzo sta la “minaccia iraniana? che questo deficiente suddito di parrucchino giallo va in giro a sbandierare?

L’Iran, da quando è stato fondato nel dopoguerra, non ha mai fatto guerra a nessuno.

Si è difeso dall’aggressione irachena, voluta dagli sponsor occidentali del terribile dittatore Saddam Hussein, che tanto dittatore e tanto terribile all’epoca non era, visto che era un alleato di ferro degli americani.

Beh, come dice lui, sono 45 anni che l’Iran minaccia i suoi vicini e cerca di dotarsi di un arma nucleare. E sta anche sviluppando missili balistici in grado di colpire l’Europa e - udite udite - gli Stati Uniti d’America!

Ehi, caro ex generale dei miei coglioni, ferma le macchine.

45 anni che cerca di sviluppare una bomba atomica?

Ma chi cazzo credi che siamo, tutti venuti giù con la piena?

Nessuno impiega 45 anni a costruire una bomba atomica.

Se ha il materiale la fa in un paio di mesi.

Se non ha il materiale lo accumula in una decina d’anni al massimo (presente un certo Kim Il Jong, eh?)

E poi non è stato parrucchino giallo in persona a comunicare al mondo, 7 mesi fa, che il programma nucleare iraniano era stato “annichilato”?

Non abbiamo tutti visto i mitici bombardieri “fine-di-mondo” fare il giro del pianeta senza scalo a cui la svizzera ha negato il passo aereo sulla loro nazione, per colpire i siti nucleari sotterranei iraniani?

E ora ci risiamo con la “minaccia nucleare” e i mitici 440 kg di uranio da arricchire a “Livello militare”?

Ah ah, Quindi erano tutte balle, eh?

Come al solito...generale del menga..ma andate a spander melega te e il parrucchino giallo..