Allora.. la Lella mi cazzia sempre dicendo che i miei post son troppo lunghi e oggi quindi seguo il suo consiglio e ne faccio uno con soggetto Niccolo' Paganini.
Son certo che chi legge ricorda a malapena solo la frase “Paganini non ripete” vero?
Quindi posto l'articolo che ripercorre le vicende e soprattutto le leggende di questo straordinario violinista e attenzione che se continuate il post andate incontro a:
N° pagine formato A4: 6
N° immagini: 2
N° paragrafi: 66
N° parole: 1092
N° caratteri: 7243
Tempo di lettura: veloce 3 minuti, riflessiva da 6 minuti a 12 ore isole comprese.
Ora che siete consapevoli, ve ne propongo la lettura, con qualche inevitabile taglio e l'impostazione fatta a capitoli come usa fare l'A.I., perché l’articolo è davvero molto lungo.
Quel diavolo di Paganini.
Niccolò Paganini fu uno dei primi musicisti a diventare una vera e propria star.
Il suo virtuosismo straordinario conquistava il pubblico e alimentava un entusiasmo simile a quello che, molti anni dopo, avrebbe accompagnato le grandi celebrità della musica.
A creare il suo mito contribuirono non soltanto il talento, ma anche il suo aspetto come si evince dalla foto di testa pubblicata intorno al 1900 dal liutaio e mercante d'arte Giuseppe Fiorini (stampato a Monaco di Baviera), la sua vita tormentata e le leggende che circolavano sul suo conto.
In parte cercò di smentirle, in parte seppe sfruttarle per accrescere la propria fama.
Il violino e il diavolo.
L'associazione tra il violino e il diavolo esisteva già da secoli.
Lo strumento era legato alle danze, alle feste popolari e agli spettacoli ambulanti, ambienti che in passato venivano talvolta considerati poco rispettabili.
Anche prima di Paganini, alcuni violinisti eccezionali erano stati associati al soprannaturale.
Una leggenda simile riguardava una celebre sonata ispirata, secondo il racconto, a un sogno nel quale il diavolo avrebbe suonato il violino in modo meraviglioso.
Da questo immaginario nacque l'idea che una bravura fuori dal comune potesse avere un'origine diabolica.
Un virtuosismo quasi soprannaturale tipo quella del mio amico Uto Ughi di Busto Arsizio che a sette anni ha eseguito in pubblico l'ultimo Capriccio dei 24 (il più difficile) del Niccolò e ovviamente li suonava tutti e mi ricordo i pomeriggi che Uto suonava mentre noi si giocava a pallone nel prato vicino alla sua villa e credetemi era una rottura di marroni sentire sto povero ragazzo che si esercitava col violino e pure anche il Vittorio Vinay che diteggiava il pianoforte (ma almeno lui appena poteva scendeva e dava calci al pallone mentre l'Uto i calci li avrebbe presi se fosse sceso nel pratino con noi).
Con Paganini questa associazione divenne particolarmente forte.
La sua tecnica sembrava superare ogni limite umano: sapeva eseguire passaggi difficilissimi, usare effetti insoliti e ottenere dal violino sonorità sorprendenti.
Per alcuni spettatori tanta abilità appariva quasi inspiegabile.
Si diffuse così il sospetto che soltanto un patto con il diavolo potesse giustificare simili capacità.
Il suo talento, invece di essere ammirato soltanto come risultato di studio e genialità, veniva talvolta interpretato come qualcosa di misterioso e inquietante.
Un uomo dall'aspetto cupo e dalla vita difficile
L'aspetto di Paganini contribuì alla sua fama leggendaria.
Era molto magro, pallido, con il naso pronunciato, i capelli lunghi e abiti generalmente scuri.
La sua salute fu fragile e soffrì di gravi malattie; le cure dell'epoca gli provocarono anche conseguenze pesanti.
Si è ipotizzato che alcune caratteristiche delle sue mani e delle sue dita potessero essere legate a una particolare condizione fisica, ma non è possibile affermare con certezza che una sindrome specifica spiegasse il suo talento.
Nonostante l'aspetto sofferente e inquietante, esercitava un fascino notevole sulle donne.
La sua presenza sul palcoscenico e il modo in cui suonava contribuivano a creare un'impressione quasi ipnotica.
Leggende, scandali e problemi giudiziari.
La sua vita fu segnata anche da vicende controverse: una relazione con una ragazza minorenne che ebbe conseguenze giudiziarie, debiti di gioco, difficoltà sentimentali e problemi economici.
Questi episodi alimentarono ulteriormente la sua reputazione di uomo misterioso e maledetto.
Tra le leggende più famose c'era quella secondo cui sarebbe stato incarcerato per un omicidio e avrebbe imparato a suonare usando soltanto la corda più grave del violino, dopo che le altre si erano rotte o gli erano state tolte.
Da quell'esperienza sarebbe derivata la sua abilità nel suonaresulla sola corda di Sol.
Non ci sono però prove attendibili che confermino questa storia.
È diventata parte del mito di Paganini, insieme al racconto secondo cui avrebbe fatto rompere appositamente le corde durante i concerti per stupire il pubblico.
Paganini cercò anche di difendersi dalle dicerie, ma i biglietti costosi e la sua presunta scarsa generosità suscitarono altre polemiche. Negli ultimi giorni della sua vita avrebbe rifiutato l'assistenza di un sacerdote.
Questo episodio contribuì al divieto di celebrargli subito funerali religiosi e di seppellirlo in terra consacrata.
La sua salma trovò una sistemazione definitiva soltanto molti anni dopo.
La sua eredità musicale.
Al di là delle leggende, l'importanza di Paganini nella storia della musica è enorme.
Le sue composizioni e le sue innovazioni tecniche influenzarono generazioni di musicisti, non soltanto violinisti, ma anche grandi compositori per pianoforte e orchestra.
La sua fama era già internazionale mentre era in vita e numerosi scrittori e studiosi si interessarono alla sua personalità, alla sua tecnica e alla sua vita privata.
Le testimonianze di chi lo accompagnò durante i viaggi sono particolarmente preziose perché raccontano l'uomo dietro il personaggio pubblico.
Il lato umano di Paganini.
Dietro il virtuoso solitario e scontroso c'era anche un uomo che aveva bisogno di collaboratori, amici e assistenti.
I resoconti dei suoi viaggi descrivono una persona spesso provata dalla malattia, stanca dei lunghi spostamenti e infastidita dal rumore.
Amava dormire a lungo, poteva essere galante con le donne e affettuoso con i bambini, ma mostrava anche un atteggiamento altezzoso nei confronti delle classi popolari.
Queste testimonianze aiutano a vedere Paganini non soltanto come una figura leggendaria, ma come un uomo con pregi, difetti e contraddizioni.
Il denaro e il gioco d'azzardo.
Paganini aveva un rapporto complicato con il denaro.
Era molto attento alle spese e talvolta appariva avaro, ma sapeva anche compiere gesti di grande generosità.
Il gioco d'azzardo gli aveva procurato problemi e contribuì alle sue difficoltà economiche.
Annotava accuratamente entrate e uscite e custodiva gelosamente il suo prezioso violino.
Anche la preparazione dei concerti era per lui una questione seria: seguiva rituali e abitudini precise, curando ogni dettaglio prima di salire sul palcoscenico.
Le sue lettere, i documenti e le testimonianze dei contemporanei continuano ancora oggi a offrire elementi importanti per comprendere la sua vita e la sua opera.
Paganini fu dunque molto più del violinista che si diceva avesse stretto un patto con il diavolo.
Fu un musicista geniale, un uomo malato e contraddittorio, capace di conquistare il pubblico e di trasformare, volontariamente o meno, anche i misteri della propria vita in una parte indimenticabile della sua leggenda.
Nota: come già accennato, ho dovuto, a malinfegato, abbreviare il post, perché davvero molto lungo ed ho tagliato anche la parte di Celentano che ha fatto una canzone utilizzando solo il MI settima come accordo.
Ho cercato di conservarne solo i contenuti essenziali per chi è riuscito a leggere sino in fondo e per gli altri tre pateravegloria recitati in ginocchio su biglie di vetro rotte e noccioline tostate.






















