Wow sentiamo la controparte dei castigatori caffeisti ed ecco la risposta da parte di Massimo del MareBlu..
Ecchecazzo..dire che su un caffè da 1,20 euro io guadagno 1 euro è sbagliato, tu ragioni come quella che chiami AE (Agenzia Entrate).
Dire che guadagno pochi centesimi è altrettanto semplicistico se non si specifica come vengono calcolati i costi e solo voi nordici lo sapete fare.
Il risultato finale dipende dalla struttura dell'impresa, dalla posizione, dal canone di locazione, dal numero di dipendenti, dal volume delle vendite, dai prezzi praticati, dai costi delle forniture, dalla fiscalità, dalla pista ciclabile e dalle scelte del titolare che vede:
il fornitore del caffè,
la bolletta dell'elettricità,
il canone di locazione,
il costo del personale,
le tasse,
la manutenzione della macchina,
le rotture,
gli sprechi,
le ore di lavoro
i clienti che devono tornare domani cercando di non essere investiti dai ciclisti che passano a trecento all'ora nel loro percorso che ha tolto il muretto dove si sedevano quelli che acquistavano il gelato.
Insomma.. stai pagando un piccolo servizio all'interno di un'impresa che, per sopravvivere anche a Casalcoso, deve moltiplicare quella tazzina per centinaia di clienti, ogni giorno, mentre combatte contemporaneamente contro costi, concorrenza e un mercato nel quale basta perdere una parte della clientela per trasformare un'attività apparentemente redditizia in un problema economico, se osservi bene io ho licenziato le due inservienti che avevo.
Quindi se vendo un espresso a 1,20 euro, cerca di considerare che dentro ci sono innanzitutto le materie prime e i consumi direttamente collegati alla preparazione: caffè, zucchero eventualmente fornito, acqua, energia elettrica e materiali di servizio.
Poi, però, arriva tutto il resto e te lo ripeto.
La macchina del caffè è costata una cifra.
Anche il macinacaffè.
Il cucchiaino che si frega Giuseppe per fare lo scaldino.
La tazzina che si frega la villeggiante del Solaris.
Il locale costa una cifra.
Il frigorifero consuma energia.
Le tazzine si rompono.
La lavastoviglie deve essere acquistata e mantenuta.
Il registratore di cassa deve funzionare.
Il commercialista deve essere pagato.
I rifiuti devono essere smaltiti.
Il personale rimasto deve essere retribuito.
Poi ci sono contributi e imposte, IMU Tasi Tari etc.
E soprattutto il locale deve rimanere aperto anche quando davanti al bancone non c'è nessuno perchè vanno a Scerni alla festa delle Ruelle o a Fossaccesia sagra del cefalo bipede.
Il vero margine del bar non sta nel caffè.
Sta nella capacità di far funzionare tutto ciò che c'è intorno al caffè.
E mo' t'ho detto e vattelo a prendere in Galleria visin al Dom.







