Il giorno di Natale è morta Maria Sole Agnelli all'età di 100 anni, la notizia è passata senza scalpore come quella del 1965 quando è morto suo fratello Giorgio Agnelli.
Se il post seguente, l'avessi quando ero con mamma Fiat, di sicuro mi sarei trovato trasferito in Cina o a Belorizonte e quindi godo come un istrice ad informarvi che c’è un vuoto, più che un’assenza, nella storia ufficiale della famiglia Agnelli.
Non è un nome cancellato per errore, ma una figura lasciata ai margini, come se il tempo avesse preferito scivolarle accanto senza fermarsi.
Giorgio Agnelli, fratello dell’Avvocato, non appartiene al mito industriale né alla narrazione pubblica della dinastia.
La sua vicenda resta in ombra, e forse proprio per questo parla con maggiore chiarezza.
Nato a Torino nel 1929, figlio di Edoardo Agnelli e di Virginia Bourbon del Monte, Giorgio crebbe in una famiglia numerosa, dove i ruoli sembravano già assegnati.
Era il sesto dei fratelli, prima di Umberto.
Studiò negli Stati Uniti, ad Harvard, lontano dall’Italia e dal peso di un cognome che, in patria, non concedeva anonimato.
Tornato, visse per un periodo in Versilia, nella tenuta di famiglia, dove nel 1946 conobbe la poetessa Marta Vio, che sarebbe stata a lungo la sua compagna.
Di lui si è detto poco e quasi sempre in modo allusivo.
A Torino circolava l’idea che fosse malato e per questo tenuto lontano dalla vita pubblica.
Anni dopo, fu la stessa Vio a ipotizzare una forma di schizofrenia. Qualunque fosse la diagnosi, Giorgio rimase ai margini dell’azienda di famiglia.
Possedeva una quota della Fiat, ma non ebbe mai voce nelle scelte. Era dentro la proprietà, non nel comando.
Una posizione fragile, soprattutto in una casa dove il potere era esercitato con naturalezza e continuità.
Col tempo, il disagio divenne conflitto aperto.
Si racconta di un duro confronto con Gianni Agnelli, durante il quale Giorgio accusò il fratello maggiore di bullizzarlo, di ridurlo a una presenza irrilevante.
In quella occasione arrivò a minacciare la vendita del proprio pacchetto azionario: un gesto che avrebbe esposto la Fiat a scalate ostili.
Non era solo una rivalsa personale, ma un atto che toccava il cuore dell’impero.
La serata però non si fermò alle parole.
Gianni era in compagnia di Anita Ekberg.
Giorgio, in preda all’ira, estrasse una pistola e sparò un colpo verso il fratello.
Nessuno rimase ferito, ma l’episodio segnò una frattura definitiva. All’alba del giorno seguente, un’ambulanza arrivò sotto casa sua. Venne prelevato e trasferito prima in una clinica torinese, poi in Svizzera, nel cantone di Vaud.
Dopo nove mesi di ricovero, Giorgio Agnelli morì precipitando dall’ultimo piano di una clinica di Rolle.
Aveva trentacinque anni.
Una morte che, osservata oggi, sembra prefigurare quella di Edoardo Agnelli, il figlio dell’Avvocato, che molti anni dopo cadrà (buttandosi) da un viadotto.
Due storie diverse, unite da una stessa fine e da un’identica difficoltà a essere comprese.
Di Giorgio restano pochi documenti, qualche testimonianza indiretta, e un silenzio persistente.
Non è celebrato né ricordato, difficile anche trovare sue foto online.





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