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venerdì 10 giugno 2022

Vini del cazzo.

 

Oh bella!, prendo spunto da un commento su FB che dice “Rocco Siffredi trattato come una star, intervistato alla radio fa pubblicità al suo vino e ai vari locali che aprirà in Est Europa…ma mi faccia il piacere!”.

La notizia è nota, leggo sul blog “DiVini” de “Il Corriere della Sera”

Rocco Siffredi, il pornodivo, lancia un Montepulciano che si chiamerà, ripetendo il gioco allusivo di un suo spot per una marca di patatine, Rocco non solo magnum”.

La notizia fa scalpore solo perché si tratta di un divo hard, infatti “sono molte le star che diventano produttori di vino o che prestano la loro immagine per pubblicizzare un’azienda vinicola.

Da Sting con Il Palagio (in Toscana) al neo sommelier Brad Pitt che con Angelina Jolie firmava il rosato Miravall”.

Fra i più recenti vip a cimentarsi con il vino, anche “Morgan che è stato coinvolto dalla sorella Roberta Castoldi “ricercatrice di human and computer interaction, ma anche violoncellista e appassionata sommelier”.

La cantina (ottocentesca) è quella fratelli Giorgi, nell’Oltrepò Pavese.

Il Morgato, dall’unione del nome di Morgan con il Moscato. verrà prodotto anche nelle versioni rosato (con l’aggiunta di Malvasia) e rosso, (con Sangue di Giuda).

La linea di vini è stata presentata al Vinitaly.

Sempre al Vinitaly di Verona ha debuttato il vino che ha per protagonista Siffredi (padiglione Abruzzo).

Si tratta di un Colline pescaresi Igt a base di uve Montepulciano. La particolarità è che il progetto imprenditoriale viene condotto assieme al pilota ex Formula 1 Jarno Trulli, produttore di vini nell’abruzzese Castorani”.

Ma sì, ho proprio idea che si tratti di una trovata pubblicitaria, anche un po’ in là rispetto al mercato.

Almeno quello che conosco io (Italia del Nord, bar e ristoranti).

Chi ha mai bevuto i vini dei vip? Escluso Al Bano che i vini li fa da anni e li vende. Ma gli altri? Forse hanno i loro canali, forse all’estero, amici, supporter, fan…

Io non ho mai trovato, per esempio, lo Stronzetto dell’Etna che faceva Dalla.

Un po’ anche perché (non so, sarò banale e privo di ironia) mettermi in bocca suddetto vino non mi convince.

Così come non mi metterei in bocca il “non solo magnum”.

Sarò solo rappresentativo di un pezzo del mercato, ma non mi aspetto neppure di trovare in commercio il vino di Siffredi che rimarrà certo ancora a lungo noto per le sue dimensioni intime, più che per il vino.

Poi dulcis in fundo, alla Fiera di San Giorgio a Casale Monferrato, eccoti una bottiglia di “Vino del Cazzo” firmato Sergio Coppo


Una trovata commerciale che fa il paio con analoghi “vini del…” che sono prodotti un po’ ovunque in Italia e venduti soprattutto nelle località turistiche. 

Così, fra bottiglie di “duce”, “stalin”, “bernarda”, “cheguevara”… ora anche il vino di Siffredi che metaforizza una collaudata pratica commerciale: si vende l’etichetta e non il vino… anche perché nello slang italiano la specifica “del cazzo” sta ad indicare un “vino di pessima qualità”.

Ne ho una cassetta in cantina, lo lascio invecchiare e poi vi dico e nel frattempo chiedo in Abruzzo al mio amico Gino e anche alla Cantina di Villalfonsina se hanno altri vini del genere..


 


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