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martedì 10 marzo 2026

I Promessi Sposi.

 


La domanda che ci si pone è perchè i “Promessi Sposi” si studiano tanto?

Faccio un ragionamento terra terra..

Promessi Sposi” non é un romanzo qualunque ma un romanzo molto importante per la lingua italiana moderna e per la letteratura italiana.

Per la letteratura italiana è una delle opere più significative da considerare e occorre dire che con le tematiche religiose presenti in tale opera, il ( seppur indiretto ) sentimento patriottico (dato che Manzoni scrisse tutto in italiano fiorentino illustre per rinforzare la lingua italiana e creare unità linguistica), i vari temi storici ( fu il primo romanzo storico della letteratura italiana e tuttora oggi rimane il più importante romanzo storico italiano e uno dei più importanti romanzi storici della letteratura mondiale )… ….presenti in tale opera fanno del Manzoni uno dei maggiori esponenti del Romanticismo italiano e anche uno dei maggiori esponenti del Romanticismo Europeo in ambito letterario.

Tale romanzo (come tutte le altre opere letterarie ) è di grande importanza anche per i contenuti.

Come sempre nessun autore è perfetto e tutti gli autori sono figli del loro tempo (Manzoni compreso).

Pertanto non studi tale opera per seguirne dogmaticamente tutti i contenuti, ma comunque la devi studiare per capire chi è stato Manzoni, cos’ha prodotto, come ha influenzato il suo contesto con la sua opera, che impatto ha avuto con tale opera, e cos’ha tralasciato nel corso del tempo con tale romanzo.

E da lì prendi ciò che è ancora valido e adatti ciò che è adattabili (ad esempio prendi la benevolenza, il coraggio e la durezza di Fra Cristoforo, prendi l’onestà di Lucia, prendi le dure critiche di Manzoni alla vigliaccheria di Don Abbondio e all’ egocentrismo di Don Rodrigo e adatti tutto ciò al contesto attuale) e tralasci il superato (tralasci il carattere troppo bonaccione di Lucia che era altrettanto sbagliato come l’estremismo opposto del carattere emotivo di Renzo, tralasci quell’illusionismo religioso e cerchi di migliorare le vite delle persone in terra anziché illuderti di una possibile ma non certa vita ultraterrena).

Ma tale romanzo è di fondamentale importanza anche per una altro fattore: la lingua italiana.

Difatti dobbiamo ricordare il contesto storico culturale in cui si era ritrovato il Manzoni e il modo con cui produsse tale opera.

Come sappiamo ci furono tre edizioni de I Promessi Sposi.

La prima del 1821/1823 intitolata “Fermo e Lucia”.

Poi nel 1827 Manzoni pubblicò una nuova edizione del romanzo avendone modificato il titolo ( in Promessi Sposi) e alcuni contenuti e anche altri aspetti ( Fermo cambiò nome in Lorenzo Tramaglino o Renzo ).

E poi ci fu la terza edizione ( definitiva ).

Qui Manzoni non aveva modificato più di tanto la trama e i contenuti.
Ma aveva fatto comunque dei cambiamenti molto significativi.
Nelle opere precedenti c’era una grande varietà linguistica.

Presso i ceti popolari c’era molto dialetto milanese e presso i ceti colti c’erano francesismi e latinismi.
In questa terza edizione Manzoni rimosse tutti questi dialetti e tutti questi francesismi e latinismi.

L’unico “latinismo “forse fu quando Don Abbondio da vile non volendo manifestare che non voleva permettere il matrimonio a Renzo e Lucia per paura delle minacce subite dai Bravi iniziò a cercare di leggere in latino per ingannare Renzo e questo essendo un umile tessitore analfabeta non poteva conoscerlo e pertanto gli disse :” Che me ne devo fare del suo latinorum ?“ ( per mostrare che non conosceva il latino e voleva si parlasse in italiano).

Ma questo non era neanche un vero e proprio latinismo.

Quindi nell’ultima edizione dei Promessi Sposi il testo era scritto interamente in volgare fiorentino.

Niente dialetti, niente francesismi, niente latinismi.

E cos’ha di così importante per la lingua italiana questo aspetto? Tantissimo.

Perché occorre ricordare che in quel periodo l’Italia era ancora molto divisa politicamente.

C’erano stati indipendenti tra di loro.

C’erano territori oppressi dall’imperialismo austriaco.
E si stavano sviluppando i primi movimenti patriottici per unificare l’Italia.

Dato che l’Italia era molto divisa politicamente e dato che la maggioranza della popolazione era composta da persone analfabete l’Italia era anche molto divisa linguisticamente.

Perché non essendo unita politicamente l’Italia non c’era una lingua ufficiale e unitaria.

E dato che in maggioranza gli abitanti erano analfabeti parlavano non l’italiano colto ma i vari dialetti locali ( molto diversi tra loro).

E serviva unificazione linguistica.
Secoli prima Pietro Bembo ( autore del primo libro guida per la grammatica italiana) trovandosi pure lui in tale contesto vedendo che presso la Toscana c’erano stati i migliori scrittori italiani ( e più significativi ) aveva usato tra i vari volgari italiani il volgare fiorentino come quello illustre ( quello principale, quello più colto ) usando Petrarca come modello di riferimento per i versi e Boccaccio come modello di riferimento per la prosa.

Il problema però era che erano passati secoli.
Ai tempi di Manzoni moltissimi abitanti erano rimasti analfabeti ( e parlavano dialetti locali molto diversi tra loro).

I ceti colti parlavano un italiano più colto ma pure lì c’erano più italiani da zona a zona.

Soprattutto essendo passati secoli anche il volgare fiorentino illustre comunque aveva subito notevoli mutazioni rispetto a quello di Petrarca e Boccaccio ( dato che la lingua non è un qualcosa di statico ma un qualcosa che cambia nel corso del tempo).

Pertanto anche il volgare fiorentino doveva essere aggiornato rispetto a quello dei libri di Pietro Bembo.

Quindi Manzoni si occupò di tale compito.

Nel 1840 ripubblicò i Promessi Sposi rimuovendo tutti i dialetti, tutti i latinismi e tutti i francesismi e presentando solo lingua italiana.

Più precisamente presentava solo il volgare fiorentino illustre ( e ovviamente quello aggiornato dei suoi tempi e non quello di Petrarca e Boccaccio).

Fece ciò perché doveva attuare il sistema della lingua imposta in cui c’erano vari volgari italiani e quello fiorentino ( essendo quello illustre ) doveva essere imposto affinché si diffondesse maggiormente.
E scrivendo questo romanzo molto lungo e ricco di contenuti ed eventi Manzoni automaticamente arricchì notevolmente e aggiornò la lingua italiana.
Scrisse un romanzo con nuovi termini italiani e con un nuovo stile italiano che presentava il volgare fiorentino ( quindi quello illustre perché quello più usato dai grandi intellettuali passati) e in forma aggiornata (non rimasta indietro nel tempo).

E questo contribuì all’aggiornamento della lingua italiana colta e diede inizio a un processo di unificazione linguistica.

Non a caso per questi meriti letterari dopo l’unificazione italiana del 1861 Manzoni divenne Senatore del Regno d’Italia e fu incaricato di occuparsi della diffusione della lingua italiana colta e di curare la pubblica istruzione.

Per inteso Manzoni non ebbe la bacchetta magica e non creò unità linguistica in quattro e quattr’otto.

Difatti l’istruzione non era ancora obbligatoria e moltissimi non andavano a scuola.

Poi poco dopo l’unificazione italiana si rese il biennio elementare obbligatorio e poi qualche anno dopo con la salita al governo di Agostino Depretis si rese tutta l’istruzione elementare ( tutto il quinquennio elementare ) obbligatoria, pubblica e gratuita.
Purtroppo però le spese per la pubblica istruzione erano affidate ai singoli comuni italiani e quindi moltissimi comuni italiani essendo molto poveri non ce la facevano.

Ovvio che se l’istruzione elementare de jure era obbligatoria de facto moltissimi ragazzi continuavano a non andare a scuola.
Solo decenni dopo ci fu Giolitti che ebbe l’intelligence idea di rendere le spese per la pubblica istruzione a carico dello Stato e non dei comuni e così facendo i vari comuni ( non solo quelli ricchi ma anche quelli poveri ) poterono garantire istruzione gratuita e così il tasso di alfabetizzazione crebbe notevolmente.
Ma pure qui parliamo del tasso di alfabetizzazione, non della cultura generale.
Molti ragazzi iniziarono a frequentare la scuola ma solo quella elementare ricevendo le regole basilari e poco o nulla di più (anche perché i programmi degli inizi del Novecento non erano corposi come quelli attuali).
I ragazzi imparavano a leggere a scrivere ma non a parlare la lingua italiana colta e in molti continuavano a parlare in dialetto.

Decenni dopo Manzoni sarà accusato di aver scritto un romanzo idealistico e irreale ( perché era irrealistico che persone analfabete come Renzo e Lucia parlassero il volgare fiorentino illustre).

Ad esempio Verga essendo un esponente del verismo (in cui affrontava la verità dei problemi sociali con crudo realismo e con oggettivismo senza edulcorare) nei dialoghi usava molto dialetto siciliano per mostrare in modo oggettivo la lingua veramente parlata dalle masse.

Però, anche se Manzoni non riuscì a creare unità linguistica in poco tempo (al contrario ciò avverrà molti decenni dopo la sua morte) fu comunque colui che prese il volgare fiorentino illustre come l’italiano da usare, fu colui che invece di seguire il volgare fiorentino del passato usò il volgare fiorentino dei suoi tempi aggiornando la lingua italiana, e fu colui che scrivendo un’opera molto lunga e ricca linguisticamente arricchì notevolmente la lingua italiana con nuovi termini e nuovi stili.
Il Manzoni non creò unità linguistica ma comunque fu colui che avviò il processo di unificazione linguistica.

Ed infatti per tale progetto il suo romanzo fu usato come testo di riferimento.

E così se oggi l’Italia ha una lingua ufficiale e unità linguistica una importante fetta del merito è di Manzoni.

Ecco perché si studia così tanto tale opera.

Sia perché questo romanzo è un’opera molto importante culturalmente (a livello italiano e internazionale) e con tanti contenuti, sia perché con tale opera Manzoni ha arricchito e aggiornato la lingua illustre e ha avviato il processo di unificazione linguistica.

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