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martedì 24 febbraio 2026

E io pagaa..

 



L’Europa paga e Kiev incassa.

Questa vignetta sta diventando virale sui social in quanto sintetizza con cinismo la cruda realtà sul conflitto ucraino che da 4 anni governi e media europei censurano.

Non ho parole, solo un profondo disgusto per il signore che si crogiola nella vasca e per i governi europei che lo continuano a proteggere.

Ma del popolo ucraino e di tutti i giovani che sono morti e continuano a morire in guerra non frega una minchia a nessuno.

Migliaia di vite sprecate e buttate via per favorire corruzione e abuso di potere.

Ma quando ci renderemo conto che l'Europa è solo una inutile costosissima cazzata?!

Politicamente è una nullità in mano a un esercito di profittatori che, purtroppo, noi italiani abbiamo ampiamente alimentato… non occorre fare nomi… li conosciamo tutti.

Senza contare i politici e i sindacalisti "mandati in pensione" (in Europa) quando finalmente hanno finito di rovinare Parlamento e Sindacato… per carità devono essere premiati!…ci mancherebbe!

L’Europa ha sostituito Washington come principale finanziatore della guerra in Ucraina già irrimediabilmente persa... gli aiuti di parrucchino giallo si sono quasi azzerati nel 2025, mentre quelli europei: militari, finanziari e umanitari sono esplosi, diventando la vera oca dalle uova d'oro di Kiev.

In questo nuovo equilibrio, l’Unione Europea paga il conto economico e politico, mentre l’élite ucraina incassa flussi di denaro che ridisegnano il potere a Kiev e mettono in secondo piano ogni discussione sulla fine del conflitto.

Secondo l’ultimo aggiornamento dell’Ukraine Support Tracker, nel 2025 l’assistenza militare europea è aumentata del 67% rispetto alla media 2022-2024, mentre quella finanziaria e umanitaria è salita del 59%.

Nello stesso periodo, il contributo USA è crollato di circa il 99%, lasciando a Bruxelles e alle capitali europee il compito di tenere in piedi lo sforzo bellico ucraino quasi da sole.

La vignetta della vasca d’oro rende evidente questa dinamica.. sullo sfondo si vede la macchina industrial militare europea pompare carri armati, proiettili e banconote verso Kiev, mentre dal lato opposto un rubinetto arrugginito indica “Aiuti USA: quasi zero”.

È una caricatura, ma riflette un dato concreto.. oggi la guerra in Ucraina è, per la gran parte, finanziata dai contribuenti europei. L’UE è diventata il bancomat di Kiev.

Dall’inizio dell’invasione russa, l’UE e i suoi Stati membri hanno messo sul tavolo oltre 190 miliardi di euro in aiuti complessivi, fra sostegno macro finanziario, armi, accoglienza dei profughi e ricostruzione.

Solo nel 2025, le istituzioni europee hanno convogliato circa 35 miliardi di euro di aiuti finanziari e umanitari, arrivando a coprire quasi il 90% di questo tipo di supporto all’Ucraina.

La logica ufficiale è quella della “solidarietà strategica”: l’Europa pagherebbe oggi per evitare un costo geopolitico ancora più alto domani.

Ma il conto immediato è pesante.. tra fondi di bilancio, garanzie, prestiti agevolati e spese per i rifugiati, una quota crescente delle risorse pubbliche viene vincolata per anni alla “questione ucraina”, comprimendo lo spazio per sanità, infrastrutture, politiche sociali interne.

Nella vignetta, questo squilibrio è visualizzato dal water d’oro.. il denaro europeo finisce nello scarico, trasformato in un flusso permanente, quasi irreversibile.

La centralità dei trasferimenti occidentali ha trasformato l’Ucraina in un’economia di guerra dipendente dagli aiuti esterni, dove il potere politico è inseparabile dalla capacità di intercettare fondi e armamenti.

Il governo di Kiev non solo finanzia il bilancio ordinario con le erogazioni europee, ma utilizza questi flussi come leva per mantenere consenso interno e per alimentare le reti di influenza che ruotano attorno all’apparato militare industriale.

La vignetta lo sintetizza con un’immagine brutale.. Zelensky seduto in una vasca dorata piena di banconote, rilassato mentre intorno la guerra continua.

Non è solo una critica personale.. è la rappresentazione di un sistema in cui chi controlla il rubinetto degli aiuti esercita una rendita politica, mentre la popolazione ucraina paga in vite umane e distruzione.

L’asimmetria è evidente.. chi combatte al fronte non si bagna certo in una vasca d’oro.

Il paradosso è che, pur pagando, l’Europa non guida davvero la strategia del conflitto.

Le decisioni cruciali.. tempi del negoziato, linee rosse, architettura di sicurezza futura, restano condizionate da Washington e dalle dinamiche interne della politica statunitense, che ha dimostrato quanto improvviso possa essere il cambio di rotta.

L’aumento degli aiuti europei ha solo “quasi” compensato il ritiro americano, senza garantire a Kiev né un vantaggio decisivo sul campo né una road map credibile verso la pace.

In altre parole, l’Europa paga per prolungare uno status quo logorante, mentre la sua stessa industria viene riconvertita alla produzione bellica, con profitti concentrati in pochi grandi gruppi e costi socializzati sull’intera popolazione.

Paga chi non decide: “L’Europa paga. Kiev incassa” non è solo un titolo provocatorio, ma la fotografia di un equilibrio distorto.. un continente che si assume l’onere finanziario di una guerra senza avere né autonomia strategica né un vero piano politico per uscirne.

Con gli USA ormai quasi fuori dai giochi in termini di nuovi aiuti, Bruxelles ha scelto di trasformarsi nel principale sponsor di una guerra che non controlla, vincolando per anni il proprio bilancio e la propria sovranità a un conflitto che consuma risorse, consenso e coesione interna.

Finché questa dinamica non verrà messa in discussione – non solo nei numeri, ma nella narrativa – l’immagine della vasca d’oro continuerà a descrivere perfettamente la realtà..

i cittadini europei stringono la cinghia, mentre a Kiev c’è chi, letteralmente, si fa il bagno nei loro soldi.


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