Se vi state rompendo i marroni coi Conti che Tornano in quel della Liguria festaiola, cercherò di allietarVi con una fiaba.. rivisitata e corretta con rima dei tempi nostri..e mi riferisco a (vedasi nel gif di cui sopra)..Spaccianeve e i sette Nasi in rima romanesca..e raccomando per chi va a messa delle cinque di non proseguire la lettura neh...
SpacciaNeve
viveva ai margini del bosco fatato,
un monolocale fuori
equo-canone semi arredato,
e si guadagnava da vivere non
vendendo rose,
bensi’ campava smerciando la dose.
Con
lei abitavano i sette Nasi contenti
che poi erano i suoi
migliori clienti:
c'erano Spinolo, Passalo, Scaldalo,
Pillolo, Trippolo e Rollo,
e infine Sniffolo, che era di
tutti il rampollo,
si alzavan di mattina a un'ora molto
presta
e prendevano la pista attraverso la foresta,
era
una pista lunga e polverosa
che conduceva a una radura
erbosa,
dove i Nasi lavoravano tutta la settimana
coltivando papaveri e canapa indiana.
Ritornello
:
"Andiam (sniff-sniff) andiam (sniff-sniff),
andiamo
a coltivar tanti bei papaveri da raffinar,
e noi vogliam
(sniff-sniff) vogliam (sniff-sniff),
vogliamo respirar la
polverina che ci dara’ la felicita’!"
Ma Spaccianeve
dirigeva la piantagione
e suggeriva dotta moderazione:
"Portate pazienza miei giovani amici,
mettete un
freno alle vostre narici,
soltanto
se i raccolti saranno buoni
verranno soddisfatte le vostre
aspirazioni".
Intanto la malvagia Regina
nel suo
superattico con piscina
stava
armeggiando senza fretta
con uno specchio e una lametta,
ah, no, scusate, mi son sbagliato,
con uno specchio
si’ ma fatato..
"Specchio,
specchio delle mie brame
chi ha la roba piu’ buona del
reame?"
"Regina, una volta l'avevi tu,
ma
ora Spaccianeve ne ha piu’ buona e molta di piu’!
"Ah,
sciagurata! Come osa ostacolarmi?
Dimmi dov'e’, sicche’
io possa vendicarmi!"
"Ai bordi del bosco valla a
cercare
e questo strano frutto in regalo le dovrai portare."
Cosi’ la Regina parti’ un bel mattino
sotto
mentite spoglie di un pusher marocchino
e giunse poco dopo
alla casina
portando in tasca una siringa piena di stricnina.
"Benvenuto amico mio, posso darti una mano?"
disse Spaccianeve quando vide l'Africano,
gradisci un
chilom, un trip, un caffe’ con la panna?"
aggiunse
poi, rollandosi una canna.
"Gara Sbaggianeve, di
ringrazio dell'invido
e g'hai gulo ghe sdasera sono brobrio
ben fornido!
Gosa ne digi di farmi endrare
gosi’
questa bella bera gi bossiamo sbarare?"
Spaccianeve
accetto’ volentieri la proposta,
senza neanche immaginare
la malvagita’ nascosta,
ma poco dopo cadde riversa sulla
schiena
con l'ago ancora piantato nella vena.
Ora la
Regina, tornata normale,
quella sventurata si mise a
sbeffeggiare:
"Guardati, Spaccianeve, sei ridotta ad uno
straccio,
ed ho di nuovo io il monopolio dello spaccio!
Vedi cosa succede alle persone golose?
Chi troppo
vuole alla fine si ritrova in overdose!"
Immaginate voi
lo strazio e la disperazione
che colse i nasetti di ritorno
dalla piantagione,
il primo di essi aprendo la porta
la
vide distesa che sembrava morta:
"Oh, Spaccianeve, dicci
chi e’ stata
chi ti ha venduto roba tagliata!
Come
faremo noi la mattina
senza la magica polverina?"
E
rimasero a fissare quel corpo inerte
che aveva le gambe tutte
scoperte:
"Certo pero’ che e’ proprio carina!"
sussurro’ Sniffolo con la sua vocina,
rispose Rollo
"Che vuoi che ti dica,
e’ sempre stata un gran pezzo
di fica,
ma adesso che e’ li e non sente niente,
potremmo
farcela tranquillamente!"
Cosi’ si disposero in fila
indiana
davanti all'ingresso di quella tana,
entrando
a turno per pochi minuti,
finche’ tutti quanti non furon
venuti.,
quindi riposero quel corpo giallo
dentro una
bara di puro cristallo
e dopo un viaggio di pochi minuti
la
scaricarono in mezzo ai rifiuti.
Da quel di’ vissero nella
disperazione
trascurando persino la piantagione,
e
diedero fondo con ritmi indecenti
alle riserve di
stupefacenti.
Era da tempo finita la scorta
Quando
qualcuno busso’ alla porta,
e di chi era quel tocco lieve?
Ma che domande,… di Spaccianeve!
L'accolsero tutti
con entusiasmo,
addirittura quasi sfiorando l'orgasmo,
quindi le chiesero come si chiamava
quel tipo strano
che l'accompagnava.
"Cari Nasetti, prestate attenzione,
e’ a lui che devo la resurrezione,
e’ dolce come
il miele, tenero come il burro
ed il suo nome e’ Principe
Buzzurro!"
Costui era un tipo very alternativo,
capelli lunghi, la barba, lo sguardo primitivo,
i
jeans unti e strappati, portava un grosso anello,
gli
puzzavan le ascelle, fumava lo spinello,
e quando i sette
Nasi gli chiesero una spiegazione
lui rispose cos’,
grattandosi un coglione:
"A nase’, cioe’, io stavo a
rovista’ n'a monnezza
quando d'un tratto te vedo 'sta
bellezza,
stava ferma, distesa, tutta sbracata,
e che
dovevo fa’, io m'a so’ chiavata!"
"E lei -
chiesero stupiti i Nasi - si e’ svegliata?"
"No,
pero’ la voja mica m'era passata,
e lei stava sempre la,
dentro 'sta scatola de vetro,
aho, io l'ho ggirata, m'a so'
fatta pure di dietro!"
"Ed
a a quel punto - insistettero i Nasi - che lei si e’ risvegliata?"
"Manco pe' gnente, pero’ la voja io me l'era levata.
Me ne stavo a anna’, abbonandome i carzoni
quando
questa caccia n'urlo - mi cojoni!
'A more’ - me dice - pe'
tutta 'sta trafila
vedi un po' de cala’ na bbella
centomila!"
E siccome che 'sta cifra nu je la potevo da’
m'ha chiesto de seguirla, ed ora eccoce qua!"
E
da quel giorno vissero ai margini del bosco
Spaccianeve, i
sette Nasi, con in piu’ quel tipo losco,
ripresero a
coltivare, e tutto andava bene
anche perche’ avevano le
narici sempre piene,
mentre invece la Regina, travolta
dall'egoismo
si era data addirittura all'alcoolismo.
"Tutto
e’ bene cio’ che ti fa star bene", dice il saggio
e
a volte ne basta appena un assaggio.
Ma... lunga la pista,
stretta la via,
occhio che arriva la Polizia!!
E
come disse il mio amico Gargiulo..
Vedete
n’ poco d’anna’ a prennerlo ner…
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