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sabato 3 gennaio 2026

E che dire?

 


Non so come la pensate voi ma questa foto che evidenzia il principio di incendio in atto, le candele con scintille su bottiglie di champagne e il soffitto non ignifugo.. rivelano una incredibile sottovalutazione del pericolo.

Ci sono immagini che non urlano. Sussurrano.

E proprio per questo fanno più male.

La fotografia non racconta una tragedia.

Racconta il secondo prima.

Il momento esatto in cui tutto è ancora apparentemente al suo posto, ma il tempo ha già deciso di tradire tutti.

Dentro è festa. Capodanno. Musica alta, luci che stordiscono, bicchieri che tintinnano come se fossero scudi contro la realtà. Champagne, sorrisi, corpi rilassati.

La convinzione collettiva che qui non può succedere niente di male. Ma si sbagliano. Ed è lì l’inganno.

I volti sono sereni, disarmati. Non perché non ci sia pericolo, ma perché nessuno lo sta più cercando.

Quando la percezione del rischio si spegne, la realtà diventa improvvisamente letale.

In quello scatto non c’è incoscienza evidente.

C’è qualcosa di peggio... normalizzazione.

Il momento in cui ciò che non è sicuro viene vissuto come accettabile.

Il momento in cui il limite smette di esistere. Poi accade.

Ma non lo vedi. Lo senti.

È l’istante in cui il corpo capisce prima della mente. In cui l’aria cambia densità.

In cui la musica resta accesa, ma la festa è già finita.

La notte che dovrebbe celebrare l’inizio diventa una frattura. Netta. Irreversibile. Irrimediabile. Il tempo si ferma. Il tempo non scorre più.

Si spezza, come fanno le cose che non possono essere aggiustate.

La foto iniziale oggi non parla di lusso. Parla di vulnerabilità.

Non parla di divertimento. Parla di un errore di valutazione.

Non parla di esclusività. Parla di conseguenze.

È l’ultimo fotogramma prima che la realtà presenti il conto.

Il confine microscopico tra “è tutto sotto controllo”

e “non lo sarà mai più”.

Ed è questo che rende quell’immagine insopportabile:

mostra un mondo che avrebbe potuto fermarsi un secondo prima.

Perché le vere tragedie non iniziano con il caos.

Iniziano con una festa in cui nessuno ha paura,

ma tutti sono già esposti."


 

venerdì 2 gennaio 2026

Teoria delle 2 vacche.

 


Questo è un post significativo legato alla teoria delle due vacche..

Supponiamo di avere due vacche.

Ecco a voi le interpretazioni politiche della situazione:

Socialismo:

Hai due vacche. Il tuo vicino ti aiuta ad occupartene e tu dividi il latte con lui.

Comunismo:

Hai due vacche. Il governo te le prende e ti fornisce il latte secondo i tuoi bisogni.

Fascismo:

Hai due vacche. Il governo te le prende e ti vende il latte.

Feudalesimo:

Hai due vacche. Il feudatario prende metà del latte.

Democrazia:

Hai due vacche. Si vota per decidere a chi spetta il latte.

Democrazia rappresentativa:

Hai due vacche. Si vota per chi eleggerà la persona che deciderà a chi spetta il latte.

Anarchia:

Hai due vacche. Le lasci organizzarsi in autogestione.

Capitalismo:

Hai due vacche. Ne vendi una per comprare un toro e avere dei vitelli con cui iniziare un allevamento.

Capitalismo selvaggio:

Hai due vacche. Fai lavorare la prima per quattro e obblighi la seconda a produrre tanto latte quanto quattro vacche. Alla fine licenzi l’operaio che se ne occupava accusandolo di aver trascurato la vacca.

Capitalismo italiano postmoderno:

Hai due vacche. Ne vendi tre alla tua società quotata in borsa, utilizzando lettere di credito aperte da tuo fratello presso la tua banca. Poi scambi le lettere di credito con una partecipazione in una società soggetta ad offerta pubblica e, nell’operazione, ci guadagni quattro vacche, beneficiando anche di un abbattimento fiscale per il possesso di cinque vacche.

I diritti sulla produzione del latte di sei vacche vengono trasferiti da un intermediario panamense sul conto di una società con sede alle Isole Cayman, posseduta clandestinamente da un azionista che rivende alla tua società i diritti sulla produzione del latte di sette vacche.

Nei libri contabili di questa società figurano otto ruminanti, con opzione di acquisto per un ulteriore animale.

Nel frattempo hai venduto le due vacche perché sporcano e puzzano.

Quando stanno per beccarti diventi Presidente e i soldi sono già al sicuro...



Buoni propositi per il 2026.

 


Passate le feste principali e quindi sotto coi buoni propositi per avere una vita sana.

Dicono che tutti i giorni dobbiamo mangiare una mela per il ferro e una banana per il potassio.

Anche una arancia per la vitamina C e una tazza di te’ verde senza zucchero, per prevenire il diabete.

Tutti i giorni dobbiamo bere due litri di acqua ( e poi pisciarli, che richiede il doppio del tempo che hai perso in berteli).

Tutti i giorni bisogna mangiare un Actimel o uno yogurt per avere i ‘L. CasseiDefensis’, che nessuno sa bene che cosa cazzo sono, pero’ sembra che se non ti ingoi per lo meno un milione e mezzo di questi bacilli tutti i giorni, inizi a vedere sfocato.

Ogni giorno una aspirina, per prevenire l’ infarto, e un bicchiere di vino rosso, sempre contro l´infarto.

E un altro di bianco, per il sistema nervoso.

E uno di birra, che gia’  non mi ricordo per che cosa era ma camperai centanni.

Se li bevi tutti insieme, ti puo’ dare un´emorragia cerebrale, pero’ non ti preoccupare perche’ non te ne renderai neanche conto.

Tutti i giorni bisogna mangiare fibra, moltissima fibra, finche’ riesci a cagare un maglione.

Occorre fare tra i 4 e 6 pasti quotidiani, leggeri, senza dimenticare di masticare 100 volte ogni boccone.

Facendo i calcoli, solo in mangiare se ne vanno 5 ore.
Ah, e dopo ogni pranzo bisogna lavarsi i denti o il lavoro del Roberto meccanico dentista, ossia che dopo l´Actimel e la fibra, lavati i denti, dopo la mela i denti, dopo la banana i denti… e cosi’ via finche’ ti rimangono dei denti in bocca, senza dimenticarti di usare il filo interdentale, massaggiare le gengive, il risciacquo con Listerine… Meglio ampliare il bagno e metterci il lettore di CD, perche’ tra l’ acqua, le fibre e i denti, ci passerai varie ore li dentro.

Bisogna dormire otto ore e lavorare altre otto, piu’ le 5 necessarie per mangiare, 21. Te ne rimangono 3, sempre che non ci sia traffico.

Secondo le statistiche, vediamo la tele per tre ore al giorno.

Gia’ non si puo’ perchè tutti i giorni bisogna camminare almeno mezzora (per esperienza: dopo 15 minuti torna indietro, se no la mezzora diventa una).

Bisogna mantenere le amicizie perche’ sono come le piante, bisogna innaffiarle tutti i giorni.

Inoltre, bisogna tenersi informati, e leggere per lo meno due giornali e un paio di articoli di rivista, per una lettura critica.
Ah!, si deve fare sesso tutti i giorni, pero’ senza cadere nella routine.. bisogna essere innovatori, creativi, e rinnovare la seduzione.

Tutto questo ha bisogno di tempo.

E senza parlare del sesso tantrico (al rispetto ti ricordo che bisogna lavarsi i denti dopo che si mangia qualsiasi cosa!).

Bisogna anche avere il tempo di scopar per terra, lavare i piatti, i panni, e non parliamo se hai un cane o … dei FIGLI???

Insomma, per farla breve, i conti mi danno 29 ore al giorno.

L’unica possibilità che mi viene in mente e’ fare varie cose contemporaneamente.. per esempio: ti fai la doccia con acqua fredda e con la bocca aperta cosi’ ­ti bevi i due litri di acqua.

Mentre esci dal bagno con lo spazzolino in bocca fai l’amore (tantrico) al compagno/a, che nel frattempo guarda la tele e ti racconta, mentre tu lavi per terra.

Oppure l’amore (non tantrico) lo farai mentre sei chinata a terra.

Ti e’ rimasta una mano libera??

Chiama i tuoi amici o i tuoi parenti!

Bevi il vino (dopo aver chiamato i tuoi ne avrai bisogno).

Il BioPuritas con la mela te lo potra’ dare il tuo compagno/a, mentre si mangia la banana con l’Actimel, e domani si fara’ cambio.

E meno male che siamo cresciuti, se no dovremmo trangugiare un ALPINITO Extra Calcio tutti i giorni.

Pero’ se ti rimangono due minuti liberi, invia qualche messaggio su whatsapp (che bisogna innaffiare come una pianta) mentre mangi una cucchiaiata di Magnesio Expert, che fa un mondo di bene.

Adesso termino, perche’ tra lo yogurt, la mela, la birra, il primo litro di acqua e il terzo pasto con fibra della giornata, gia’ non so più cosa che cazzo sto facendo pero’ devo andare urgentemente al cesso (con la settimana enigmistica).

E ne approfitto per lavarmi i denti se la lavatrice è libera.

 


lunedì 29 dicembre 2025

A Chi..

 

Fra poco il 2025 se ne andra’ lasciando posto al 2026 con tutte le sue incognite, dove ognuno scrivera’ un pezzo di se’.

E’ inutile fare bilanci perche’ quando si fanno, i conti non tornano mai.. quello che comunque abbiamo fatto spesso non ci basta e l’avuto ci sembrera’ sempre troppo poco rispetto al dato.

Ma se questo bilancio lo facessimo con il cuore, se ci guardassimo dentro e se guardassimo cio’ che ci circonda, l’avuto potrebbe trasformarsi in immenso e il dato apparire una nullita’.

Mentre molti di noi brinderanno all’anno nuovo con il cuore colmo di gioia e di speranza, con nuovi progetti nel cassetto la penna pronta a scrivere il proprio poi… migliaia di vite si spegneranno, migliaia chiuderanno la loro storia senza avere piu’ nulla da scrivere…

Molti ci lasceranno mentre le ore comporranno questo nuovo anno fra risate e calici pieni di spumante o champagne, c’e’ chi smettera’ 

di raccontare di se’… e… c’e’ chi iniziera’ a raccontare di se’.

C’e’ chi vorrebbe potersene andare per smettere di soffrire, chi

vorrebbe trattenersi ancora.

Si’, nel mondo milioni smetteranno di scrivere e milioni si affacceranno a farlo.

Questa e’ la vita….

Che possa quest’anno concludersi o il prossimo iniziare per tutti con la serenita’ nel cuore.

Che il dolore del perduto possa dissolversi nel piu’ breve tempo possibile.

Che la solitudine possa abbracciare nuovamente l’amore e per chi arriva e per chi resta possa essere un anno sereno colmo d’amore. 

BUON ANNO

a chi e’ appena nato,

a chi e’ a meta strada,

a chi attende,

a chi non sa attendere,

a chi impaziente vive,

a chi vive sperando,

a chi non spera piu’

ai bambini,

a chi bambino non e’ mai stato,

agli anziani,

a chi non ha avuto,

a chi ha avuto molto,

a chi troppe volte ha pianto,

a chi non sa piangere,

a chi troppo stanco sopravvive,

a chi nella mia vita e’ passato anche per un solo attimo regalandomi un

sorriso o una lacrima,

a chi mi ha amato,

a chi ho amato,

a chi mi odia,

a chi mi conosce,

a chi non conosco…

a chi semplicemente vive..

AUGURO un anno fatto di sogni, desideri amori e fantasia un anno da

vivere serenamente con la visione del bicchiere meta’ pieno.(nel mio

caso..di grappa ..rigorosamente con genziana per la gioia del mio fegato..

ammesso di averlo ancora), non potevo di certo chiudere il post nella

maniera seria e spero.. dico spero di continuare a vedere la vita così,

seguendo sempre i consigli del nonno che voi conoscete per la

moltitudine di volte che ve l’ho esplicata, quindi schiena al muro e non

abbassatevi mai e se per caso ve lo mett.. finita con ve lo mett.. 

I Promessi Sporci.

 



In quel ramo del lago di Como
c’e’ un freddo che gela ogni uomo:
tra promontori, boscaglie e torrenti
ti treman le palle e ti sbattono i denti,
addirittura nel borgo di Lecco
la Sammontana ci fa il Maxistecco.
Un freddo mattino, Abbondio il curato,
camminava pianino perche’ anchilosato,
si procacciava il suo poco salario
con un monte di seghe e poco breviario;
ma nonostante cappello, sciarpa e guanti
rimase diacciato con i Bravi davanti.


E il Bravo: “Fermati, che di culo hai la faccia,
apri le orecchie a questa minaccia!
C’e’ Don Rodrigo il nostro signore
che ha voglia di scopare ogni due ore
ed ha deciso che vuole un pompino
dalla ragazza di Tramaglino…
quindi pretaccio… non al matrimonio
senno’ scateniamo un pandemonio!”
Abbondio rispose con poche parole:
“Dite a Rodrigo che faro’ quel che vuole “.
Il curato entro in casa e scanso’ le vivande
perche’ piene di merda avea le mutande,
racconto’ alla serva ubbidiente
la cattiveria di quel prepotente ;
fu la Perpetua a dir: “Che crudele!”
mentre solerte gli puliva le mele.


Il prete l’indomani parlando latino
prendeva in giro il pover Tramaglino,
che irato sbotto’: “Ti infilo nel frigo!”
Abbondio s’arrese: “Lo vuole Rodrigo!
Non lo posso fare il matrimonio…
senno’ e mi mettano in pinzimonio!”
Renzo usci’ furente sbattendo la porta
e ando’ al negozio a disdire la torta ;
poi racconto' tutto alla demente Lucia
che consiglio’ tutti di pregare Maria.
Le speranze non eran che rimasugli…
poteva qualcosa Azzeccagarbugli?
Ma questi disse a Renzo: “Io… un vo’ beghe!
Dai retta figliolo, fatti tre seghe”.


Ma la coppia promessa non s’era arresa
ed architetto’ delle nozze a sorpresa,
un’azione di forza per gente decisa:
niente rinfresco, prima notte ad Incisa.
Entrarono in chiesa e nel buio assoluto
volaron pestoni, gambette ed uno sputo ;
atterrito Abbondio cerco’ di scappare
e Renzo si scaglio’ dritto sull’altare,
sbaglio' però presa e agguantò Gesu'Cristo,
il prete fuggendo: “Un ti sposo… hai visto!”
Successe un putiferio in tutto il paese
e fu la Lucia a farne le spese:
spalla lussata, versamento a un ginocchio
ed un disgustoso catarro in un occhio.
Si recarono quindi dal Padre Cappuccino
che organizzo’ la fuga per evitar casino:
si mimetizzarono come camaleonti
e con varie bestemmie salutarono i monti.
Che notte per Renzo: ne’ figa ne’ ano ,
Lucia parti’ per Monza e lui per Milano.


La sposa promessa tra il freddo ed il vento
giunse stremata fino ad un convento,
dove comandava una tale Gertrude,
la porcona-monaca con vulva che prude
che godeva a Monza, il Manzoni accenna,
facendosela scicanare da Prost e da Senna.


Appena Rodrigo udi’ dell’accaduto
mollo’ na scoreggia e tiro’ un grosso sputo,
urlo’ agli scagnozzi: “Voglio Lucia!
Cercatemela e portatemela, ovunque sia!”


Nel frattempo a Milano giungeva lo sposo
poco contento e abbastanza furioso,
ragionava tra se’: “Ma mondo stoppino…
non trombo Lucia e qui fo’ il cretino!”.
Ma giunta era l’ora di far colazione
ed agognando Renzo un bel bombolone
si reco’ presso il Forno alle Grucce….
Tiro’Briosce per aria come cartucce:
peggio della guerra di’ quindici-diciotto
volavan panini, schiacciate e un biscotto ;
la gente mirava davvero a far male:
sette contusi per un filone integrale.
Dopo un paio d’ore arrivarono i celerini
che sedarono il tutto tirando crostini.
Renzo si rifugio’ in un’osteria
e si sbronzo’ alla facciaccia di Lucia.


Avrete gia’ inteso che allora a Milano
c’era la crisi della farina e del grano
ma il pover Renzo sapeva n’accidenti
che li’ scarseggiavano questi frumenti.
Passeggiava pel centro con un sacco gigante
quando fu controllato da una volante,
fu perquisito e di poi arrestato:
detenzione e spaccio di cantucci di Prato.
Ma non finisce qui l’avvincente romanzo,
Renzo scappo’ verso l’ora di pranzo:
“Quasi quasi vo’ a Bergamo, si’ la città l’e’ brutta,
speriamo almeno un’ si tirin la frutta!
Proprio di mele c’ho dietro du’ torte…
se mi piglian stavolta c’e’ la pena di morte!”
Don Rodrigo in tachicardia
senza il pompino della Lucia,
esclamo’: “Perche’ non c’ho pensato?
Basta che avverta l’Innominato!”.
Parti’ al galoppo, valicava ogni valle
una mano alle briglie ed una alle palle
e appena il cavallo casco’ sulla ghiaia
apparve il cartello “Villa Calcinaia”.
Rodrigo all’Innominato: “Mio amicone,
con speranza ti chiedo ’sta commissione .
Rapiscimi Lucia, tranquillo e con calma
se non la trovo mi verra’ il cardiopalma!”
L’Innominato con cinque teppisti
entrò nel convento senza esser visti:
da tutte le suore Lucia era appartata
il Grifo la vide e le diede una bastonata,
la colpi’ con forza, un po’ sotto il collo,
lei si squaglio’ come il pane in ammollo.
Per piu’ di sei giorni la pora Lucia
rimase sdraiata per l’anestesia ;
la poveretta piangeva, piangeva e pregava:
“Madonna… fo’ un voto… nessuno mi chiava,
rinuncio ad ogni uomo, niente bambini
da qui finche’ non muoio saran ditalini!”.


Cosi’ lei giuro’ sperduta nel Chianti
quando le apparve l’Innominato davanti:
“Pora Lucia, ti vedo un po’ pesta,
che hai fatto alla spalla e li sulla testa?
Davvero mi vergogno e ti chiedo scusa…
non chiamo Rodrigo e ti mando a Ragusa!”.


Ma lei torno’ al paesello natale
e nel borgo scoppio’ un gran carnevale:
baci ed abbracci, strappi di camicia…
nemmeno in curva quando c’era Derticia,
ma si blocco’ di colpo la citta’
quando seppe del voto di castita’.
Lucia grido’: “Che Renzo si metta in pace…
il suo uccello lo piglio solo alla brace!”.
Milano intanto senza che si sapesse
fu colpita da una forma di aiddiesse:
i rotoli di carta furon presto esauriti
e la gente si puliva il culo coi diti.
Il contagio avveniva stringendosi le mani
e cosi’ fu moria tra i popolani.
Rodrigo fu colpito da una forma violenta
salutando uno zio che cacava polenta:
vane le cure con aspirina e chinino…
e mori’ senza ricevere quel beato pompino.


Ed ecco proprio che da questo momento
riapparve Renzo dall’isolamento:
da Bergamo a Lecco in un battibaleno,
superando le carrozze nientedimeno,
arrivo’ da Lucia che tutta emozionata
gli disse che lui non l’avrebbe trombata.
E Renzo rispose, di rabbia assai empio:
“Lucia te c’hai il VOTO… ed io lo riempio!”.
Questo e’ il finale: ma quale provvidenza…
i mugolii echeggiarono ben oltre Vicenza.


Il mio romanzo e’ terminato,
ripongo la penna e vo’ a bere un Moscato
perche’ io soprattutto di questo Manzoni
mi son veramente scassato i coglioni!


sabato 27 dicembre 2025

Giorgio Agnelli.

 

Il giorno di Natale è morta Maria Sole Agnelli all'età di 100 anni, la notizia è passata senza scalpore come quella del 1965 quando è morto suo fratello Giorgio Agnelli.

Se il post seguente, l'avessi quando ero con mamma Fiat, di sicuro mi sarei trovato trasferito in Cina o a Belorizonte e quindi godo come un istrice ad informarvi che c’è un vuoto, più che un’assenza, nella storia ufficiale della famiglia Agnelli.

Non è un nome cancellato per errore, ma una figura lasciata ai margini, come se il tempo avesse preferito scivolarle accanto senza fermarsi.

Giorgio Agnelli, fratello dell’Avvocato, non appartiene al mito industriale né alla narrazione pubblica della dinastia.

La sua vicenda resta in ombra, e forse proprio per questo parla con maggiore chiarezza.

Nato a Torino nel 1929, figlio di Edoardo Agnelli e di Virginia Bourbon del Monte, Giorgio crebbe in una famiglia numerosa, dove i ruoli sembravano già assegnati.

Era il sesto dei fratelli, prima di Umberto.

Studiò negli Stati Uniti, ad Harvard, lontano dall’Italia e dal peso di un cognome che, in patria, non concedeva anonimato.

Tornato, visse per un periodo in Versilia, nella tenuta di famiglia, dove nel 1946 conobbe la poetessa Marta Vio, che sarebbe stata a lungo la sua compagna.

Di lui si è detto poco e quasi sempre in modo allusivo.

A Torino circolava l’idea che fosse malato e per questo tenuto lontano dalla vita pubblica.

Anni dopo, fu la stessa Vio a ipotizzare una forma di schizofrenia. Qualunque fosse la diagnosi, Giorgio rimase ai margini dell’azienda di famiglia.

Possedeva una quota della Fiat, ma non ebbe mai voce nelle scelte. Era dentro la proprietà, non nel comando.

Una posizione fragile, soprattutto in una casa dove il potere era esercitato con naturalezza e continuità.

Col tempo, il disagio divenne conflitto aperto.

Si racconta di un duro confronto con Gianni Agnelli, durante il quale Giorgio accusò il fratello maggiore di bullizzarlo, di ridurlo a una presenza irrilevante.

In quella occasione arrivò a minacciare la vendita del proprio pacchetto azionario: un gesto che avrebbe esposto la Fiat a scalate ostili.

Non era solo una rivalsa personale, ma un atto che toccava il cuore dell’impero.

La serata però non si fermò alle parole.

Gianni era in compagnia di Anita Ekberg.

Giorgio, in preda all’ira, estrasse una pistola e sparò un colpo verso il fratello.

Nessuno rimase ferito, ma l’episodio segnò una frattura definitiva. All’alba del giorno seguente, un’ambulanza arrivò sotto casa sua. Venne prelevato e trasferito prima in una clinica torinese, poi in Svizzera, nel cantone di Vaud.

Dopo nove mesi di ricovero, Giorgio Agnelli morì precipitando dall’ultimo piano di una clinica di Rolle.

Aveva trentacinque anni.

Una morte che, osservata oggi, sembra prefigurare quella di Edoardo Agnelli, il figlio dell’Avvocato, che molti anni dopo cadrà (buttandosi) da un viadotto.

Due storie diverse, unite da una stessa fine e da un’identica difficoltà a essere comprese.

Di Giorgio restano pochi documenti, qualche testimonianza indiretta, e un silenzio persistente.

Non è celebrato né ricordato, difficile anche trovare sue foto online.




venerdì 26 dicembre 2025

Ex Letterina Natalizia.

 

Or che Natale è passato ho deciso di archiviare la Letterina che avrei voluto postare per il Bambinello e non ho fatto in quanto lo stesso era impegnato a risolvere la situazione della famiglia che vive (viveva) nel bosco abruzzese.. ed era questa la mia preghiera propiziatoria....

(per chi va a messa delle cinque consiglio di interrompere la lettura)...

Mi accingo a cospargere il capo di cenere mentre mi inginocchio su avanzi di noccioline, frutta secca e palle dell’albero rotte…

Caro Bambinello ora che sei rinato, donami la serenita’ di accettare le cose che non posso cambiare, dammi il coraggio di cambiare le cose che non posso accettare e la saggezza di nascondere i corpi di coloro che ho dovuto sopprimere perche’ mi hanno veramente rotto il coglionisterio.

Aiutami anche a stare attento ai piedi che pesto oggi, perche’ potrebbero essere collegati al culo che dovro’ baciare domani.

Aiutami a ricordare che ci vogliono 42 muscoli per aggrottare il viso e solo 4 per stendere il mio dito medio e mandarli a cagare!

Fammi essere come il missile che va dritto verso il cielo o come la piccola supposta che invece va dritto verso il …. e che quando e’ chiamata a compiere il suo dovere lo fa’ fino in fondo, senza mai guardare in faccia nessuno, si mette subito in cammino cercando umilmente la propria strada …. 

E se qualcuno mi si parera’ davanti dicendomi con presunzione ed arroganza: «Lei non sa chi sono io!» intimamente sa’ gia’ che non puo’ essere altro che uno stronzo! Amen.