martedì 24 settembre 2019
Pragmatica Linguistica.
La
grappa alla genziana corretta cren o alias pianta armoracia abbinata
al tempo piu’ caloriferatorio degli ultimi duecentanni mi porta a
fare considerazioni su cose o fatti che solitamente giacciono sopiti
nella scatola cranica ad es. il pensiero va verso la pragmatica
linguistica che ci insegna come le frasi che ci scambiamo in alcune
circostanze non hanno valore per quello che dicono, ma per il fatto
stesso di essere pronunciate, per il tipo di contatto che
istituiscono tra due persone.
Ad
esempio, il primo giorno di ritorno da Casalbrodino dopo 100 gg di
sudate ferie estive, lo scornacchiato del 4° piano esordisce
chiedendo: «Sei tornato ?».
Esiste
domanda piu’ testicolare?
Cosa
minchia pensa sto imbesuito, che quello davanti a lui sia un
ologramma?
Eppure,
l’ovvieta’ ci consente di ristabilire un contatto di cui l’essere
umano ha bisogno anche quando mancano veri argomenti di
conversazione.
Pero’,
se c’e’ un momento in cui per davvero non ho bisogno di contatto
e’ proprio il momento del bisogno dovuto al fatto del peperoncino
inserito in quantita’ industriale nell’insalata di mele, pere,
banane, pomodori, soia, papaja e melone, che spinge e vuole
ritornare in liberta’ e tu che sei in attesa di compilare l’F24
per il pagamento della Tari col cagotto che incombe, tenti di andare
all’evacuazione nei cessi del Caf ma paletta scarpona, il doppio vu
sta sempre occupato.. finalmente trovi il cesso libero e ti tuffi a
pesce..
In
quel momento, non prendetemi per un misantropo, ma amo la solitudine
piu’ d’ogni altra cosa e alla faccia della pragmatica
linguistica, non ho alcuna voglia di scambiare ovvieta’ con chi
sta’ dall’altra parte della porta che ho appena chiuso.
E
invece, proprio in quei pochi istanti di pausa dal logorio della vita
moderna senza bere il cynar a base di finocchio, le ovvieta’ si
moltiplicano. «C’e’ qualcuno?» chiede una voce, mentre la
maniglia si abbassa ripetutamente….
Sti
cazzi..
No,
non c’e’ nessuno e tienila come ho fatto io contribuente di merda
e la prossima volta vieni qui gia’ defecato, poi sappi che la
serratura e’ stregata e non si apre a causa di un sortilegio del
mago Otelma...
Certo
che c’e’ qualcuno, brutto pirla, lo sai benissimo che l’uscio
e’ dotato di serratura che si chiude dall’interno.. se non si
apre e’ perche’ c’e’ qualche pistola che si sta’ facendo i
cazzi suoi.
Oppure,
l’importuno si fa’ avanti con una questione politica…E’
occupato?... ..Certo.
Sto
protestando contro le idiozie della riforma pensionistica voluta
dalla Fornaiola e ho promosso l’occupazione del Caaf, pero’, in
attesa che il Movimento cresca, ho iniziato con l’occupare il cesso
del Caaf.
Mi
sembra chiaro che e’ occupato.. anche i piu’ moderati come io, in
situazioni estreme, occupano veh.
Signori
che bussate al bagno con la foga di un esercito assediante alle porte
di una citta’ medievale, arrendetevi all’evidenza… le questioni
importanti si dibattono a porte chiuse mentre la Vincenzina dibatte sulla tangenziale.
Lo
hanno capito perfino i cinque stelle pidiemmati e stavolta niente striscia dello Ste ma solo ricordi marini verso l'isola che non ci sta e lucidatevi la visuale.
domenica 22 settembre 2019
La bella intronata nel bosco.
Vabbuo'
rieccoci alle fiabe taroccate e stavolta mi aggiungo alle 400
versioni della Principessa Indormita nel Bosco..(ex pineta vicino
alle case Santini..120 eurini per notte).
Tanto
tempo fa, in un paese lontano tipo Casalbrodino, vivevano un re e una
regina.
Per
anni attesero un figlio, che pero' non arrivava.. questo perche' la
regina era chiattona, talmente brutta, che ogni volta che la donna
chiamava il marito a compiere i suoi doveri coniugali, lui preferiva
buttarsi giu' dalle scale di Via Bachetel 308/6 procurandosi fratture
multiple piuttosto che assistere al pietoso spettacolo di vederla
come la suocera l'aveva fatta.
Una
sera pero' la regina riusci' con la scusa di visionare un incontro di
Wrestling ad attirare il marito in camera da letto e a farsi
trombare.
Dopo 11 mesi nacque (in ritardo) una bambina che non voleva uscire, che chiamarono Aurora perche' alla regina piaceva Eros Ramazzotti.
Dopo 11 mesi nacque (in ritardo) una bambina che non voleva uscire, che chiamarono Aurora perche' alla regina piaceva Eros Ramazzotti.
Per
festeggiare il lieto evento fu organizzata una grande festa, a cui
furono invitate anche le sorelle della regina, le tre grazie: Grazia,
Graziella,
e Grazie
al belino....
perche' erano dotate di poteri magici e a sta povera creatura
bisognava donare una speranza di un futuro migliore per ricompensarla
dalla sfiga di essere nata da cotanto cesso. E grazie ai loro poteri,
agitando le loro bacchette magiche le tre si avvicinarono alla culla
per offrire i loro doni alla principessa.
"Piccola principessa, il mio dono sara' la bellezza" disse Grazia
"E meno male" rispose il padre "perche' se viene come la mamma le faccio cambiare il cognome in Pozzi-Ginori"
"Piccola principessa, il mio dono sara' una voce dolcissima" disse Graziella
"E meno male" rispose il padre "perche' piuttosto che sentire la mamma a volte preferisco far stridere il gesso sulla lavagna"
Ma proprio mentre la terza grazia stava per offrire alla bimba il suo dono, una folata di vento che perenne e anche perM si trova in quel di Casalcoso. spalanco' le porte del castello.
"Piccola principessa, il mio dono sara' la bellezza" disse Grazia
"E meno male" rispose il padre "perche' se viene come la mamma le faccio cambiare il cognome in Pozzi-Ginori"
"Piccola principessa, il mio dono sara' una voce dolcissima" disse Graziella
"E meno male" rispose il padre "perche' piuttosto che sentire la mamma a volte preferisco far stridere il gesso sulla lavagna"
Ma proprio mentre la terza grazia stava per offrire alla bimba il suo dono, una folata di vento che perenne e anche perM si trova in quel di Casalcoso. spalanco' le porte del castello.
Era
Cazzimma,
la strega bastarda amica di Amelia, inviperita per non essere stata
invitata ai festeggiamenti, che comincio' a fare una piazzata degna
di una sceneggiata di Mario Merola. "Munnezza"
disse rivolgendosi alla regina, che era sua sorella "perche'
non mi hai invitata?
"
"E si vede che son parenti tuoi, non ha nemmeno bussato prima di entrare", disse sommessamente il re.
"Zitto tu" disse Cazzimmma al re, e poi annuncio' "Anche se fate schifo perche' non mi avete invitato, faro' anch'io un dono alla bambina.
"E si vede che son parenti tuoi, non ha nemmeno bussato prima di entrare", disse sommessamente il re.
"Zitto tu" disse Cazzimmma al re, e poi annuncio' "Anche se fate schifo perche' non mi avete invitato, faro' anch'io un dono alla bambina.
La
principessa Aurora crescera' in grazia e bellezza, amata da tutti. Ma
nel giorno del suo sedicesimo compleanno, si pungera' un dito con un
fuso delle reti di pescatori... e morira'!"
"Buono, cosi' non le devo comprare il motorino", fece il padre "Pero' dimmi cos'e' sto fuso che glielo regalo io direttamente".
Nel frattempo la terza grazia, Grazie o belino, che non aveva ancora offerto il suo dono, disse: "Re e regina non disperate! Anche se non posso annullare questa terribile maledizione, posso aiutarvi!
"Buono, cosi' non le devo comprare il motorino", fece il padre "Pero' dimmi cos'e' sto fuso che glielo regalo io direttamente".
Nel frattempo la terza grazia, Grazie o belino, che non aveva ancora offerto il suo dono, disse: "Re e regina non disperate! Anche se non posso annullare questa terribile maledizione, posso aiutarvi!
Dolce
principessa, un fuso pescatoriale ti pungera' il dito, ma non
morrai.. ti addormenterai e dormirai fin quando non riceverai il
primo bacio d'amore!"
"Ma senti questa. A sedici anni per non morire mia figlia deve cominciare a fare la zoccola e farsi baciare dal primo che passa!
"Ma senti questa. A sedici anni per non morire mia figlia deve cominciare a fare la zoccola e farsi baciare dal primo che passa!
A
sedici anni quando esce le faccio indossare il burqa e la faccio
tornare alle 9 di sera, e a ballare allo Sporting non ci va manco se
mi prega in ginocchio".
Ma
la cosa fini' li.
Passarono gli anni e la principessa cresceva.
Passarono gli anni e la principessa cresceva.
Il
reame versava purtroppo in cattive condizioni economiche perche' per
pagare l'Imu e la Tari su un castello se ne vanno un fottio di soldi,
e la principessa dovette iniziare a lavorare: 1 mese in un
call-center, 2 settimane di volantinaggio e alla fine trovo' un
impiego in nero in un'azienda tessile di cinesi a Vasto che aveva
sede in un sottoscala.
Lavorava
18 ore al giorno, domeniche comprese, per 300 euro al mese ma
riusci', sotto raccomandazione del padre a non lavorare nella zona
riparareti di pescatori.
Il
giorno del sedicesimo compleanno di Aurora, Cazzimma,
con un sortilegio, si sostitui' ad una cinese della fabbrica e fece
finta di sentirsi male.
Indovinate
chi fu chiamata a sostituirla? Aurora naturalmente, che tocco'
l'arcolaio riparareti da pesca e sveni'.
Il
padroncino cinese stava gia' architettando il modo per far sparire il
cadavere in Punta Aderci, quando dal nulla comparve il principe
azzurro.
"C'è
qualcosa per me?"
chiese il principe azzurro.
Nello stesso istante sopraggiunse il padre di Aurora, che rispose: "Eccolo qua il mandrillo, dove c'e' da azzuppare il biscotto spunta lui"
"Ma io sono un professionista" ribatte' il principe, che scese da cavallo con difficolta' (la calzamaglia acquistata da Ali' gli entrava nel sedere e gli rendeva difficoltosa la camminata) e si diresse verso Aurora.
Nello stesso istante sopraggiunse il padre di Aurora, che rispose: "Eccolo qua il mandrillo, dove c'e' da azzuppare il biscotto spunta lui"
"Ma io sono un professionista" ribatte' il principe, che scese da cavallo con difficolta' (la calzamaglia acquistata da Ali' gli entrava nel sedere e gli rendeva difficoltosa la camminata) e si diresse verso Aurora.
Al
che il re lo guardo' con aria truce e disse:
"Ehi.. se fai il guaio poi te la sposi. Non ci sono belini che tengano. Intesi?".
Ehm...vissero tutti felici e contenti...
"Ehi.. se fai il guaio poi te la sposi. Non ci sono belini che tengano. Intesi?".
Ehm...vissero tutti felici e contenti...
faccio spazio alle 50 vecchie lire dello Stefano e le sue dissertazioni scrotali..
sabato 21 settembre 2019
Programmazioni obsolete?
E come disse Pipino..saro' breve e rispondo su questo Blog per quanto riguarda l’osservazione in Linkedin sulle programmazioni obsolete e sono d’accordo che il Pascale, il C++, Java, Modula-3, Scheme siano meno semplici di sintassi e facilita’ d’uso di un Python o chi per esso.
La mia vetusta opinione e’ che si sta procedendo verso quella che definirei “standardizzazione” del linguaggio, che facilita la programmazione, portando anche i non esperti del settore a “cimentarsi” nello sviluppo dei software.
Quella che sto dissertando e’ una riflessione che solitamente evito per non appesantire il post con citazioni e riferimenti ma che qui vorrei particolareggiare per quello in cui opero ovvero lo sviluppo di software.
Innanzitutto utilizzando il motore di ricerca, parto da una citazione famosa di Socrate:
“Scio ne sapio” (“Io so di non sapere”).
La citazione e’ rivolta (e venne rivolta) con un atteggiamento polemico contro coloro che pretendono di sapere troppo. I classici “saponi” ed ecco la mia di citazione che uso spesso, ovvero quella di non chiedermi consigli in quanto sapete sbagliare per conto vostro.
Ma il “non” sapere e’ uno stato normale dell’uomo.
La battuta in Linkedin di cui sopra tra l’altro citava:
“[…] So utilizzare abbastanza bene Windows 8; non sono un programmatore, ma mi interesserebbe prendere delle lezioni sull’utilizzo dello smartphone e tablet Apple (rispettivamente iPhone e iPad). Sono appassionato di questi apparecchi, ma non so utilizzarli. […]“Cosa ho pensato? La curiosita’ e’ lecita, ma non si puo’ pretendere di imparare a programmare cosi’ da un giorno all’altro e, sicuramente, non e’ il caso di partire da Objective-C per farlo.
Il punto di partenza potrebbe essere quello di trovare un “linguaggio padre”, come puo’ essere C/C++/Java per i linguaggi “tipati” o Python/PHP ( linko lo scarico gratuito per il PHP) per quelli “non tipati”.
L’importante e’ iniziare a pensare alla programmazione.
Non programmare.
Mi ha molto affascinato l’articolo di Peter Norvig (padre dell’intelligenza artificiale) dal titolo: “Teach Yourself Programming in Ten Years“, esiste la traduzione di Fabio Tessitore): Imparare a programmare in 10 anni…perche’ vanno tutti di fretta?
Vi invito a leggerlo. Io da qui ho estrapolato le seguenti frasi:
- La conclusione e’ che le persone vanno molto di fretta quando devono imparare qualcosa sui computer, oppure che i computer sono qualcosa di favolosamente facile da imparare rispetto a qualsiasi altra cosa.
- Non ci sono libri su come studiare Beethoven, la Fisica dei Quanti o perfino l’Addestramento dei Cani in pochi giorni.
- Qual e’ il punto? Alan Perlis una volta disse: “Un linguaggio che non influenza il modo di pensare la programmazione, non vale la pena di essere conosciuto. E’ possibile che debba imparare una piccola parte del C++ (o piu’ probabilmente, qualcosa del tipo JavaScript o Flash) perche’ hai bisogno di interfacciarti con qualcosa di esistente per portare a termine un compito specifico. Ma allora non stai imparando a programmare; stai imparando a completare quel compito”.
- Alcuni
ricercatori (Bloom
(1985), Bryan
& Harter
(1899), Hayes
(1989), Simmon
& Chase
(1973)) hanno dimostrato che sono necessari circa dieci anni per
sviluppare esperienza in una gran varieta’ di campi, inclusi il
gioco degli scacchi, la composizione musicale, la telegrafia, la
pittura, il suonare il pianoforte, il nuoto, il tennis, le ricerche
in neuropsicologia e in topologia.
- La chiave e’ la pratica intenzionale: non semplicemente farlo ancora e ancora, ma impegnarsi in un compito appena oltre le proprie abilita’, provare, analizzare il proprio rendimento mentre e dopo l’esecuzione e correggere gli errori.
- Quindi
ripetere. E ripetere ancora.
- Samuel Johnson (1709-1784) pensava ci volesse anche di piu': “L’eccellenza in un campo qualsiasi puo’ essere raggiunta solo attraverso il lavoro di una vita; non si puo’ acquistare ad un prezzo inferiore“. E Chaucer (1340-1400) aggiunse che la vita e’ cosi’ breve, l’arte così lunga da imparare. Ippocrate (c. 400 AC) e’ noto per la massima “Ars longa, vita brevis“, che e’ parte della citazione piu’ lunga “Ars longa, vita brevis, occasio praeceps, experimentum periculosum, iudicium difficile, che in Italiano suona come” – [La vita e’ breve, l’arte e’ lunga, l’occasione e’ fugace, l’esperienza ingannevole, il giudizio difficile].
- Sebbene in Latino, “ars” puo’ significare sia arte che mestiere, nell’originale Greco la parola “techne” significa solo abilita’, non arte.
- Lavora su progetti insieme ad altri programmatori.
- Sii il miglior programmatore in alcuni progetti; sii il peggiore in altri.
- Quando sarai il migliore potrai testare le tue abilita’ di guidare un progetto e ispirare gli altri con la tua visione.
- Quando sarai il peggiore imparerai cosa fanno i maestri, e cosa non piace fare loro (perché lo faranno fare a te).
- Perlis dice che i migliori hanno un talento che prescinde dall’allenamento. Ma da dove viene questo talento? E’ innato? O viene sviluppato con la diligenza? Auguste Gusteau (lo chef di Ratatouille) dice: “Tutti possono cucinare, ma solo gli impavidi possono essere grandi.” Penso sia volonta’ di dedicare una larga parte della propria vita alla pratica.
- Ma forse “impavidi” è un termine per sintetizzare questo concetto.
- Oppure,
come dice Anton
Ego,
il critico di Gusteau: “Non
tutti possono diventare grandi artisti, ma un grande artista puo’
venir fuori da ovunque“.
Occorre aver la coscienza di non sapere le cose, per studiarle, provarle e confrontarsi con gli altri, migliorandosi continuamente. Comunque, il segreto per sopportare lo sforzo e’ quello di fare le cose con passione e percio’ continua ad usare i pollici sul tuo smartphone e non pensare di imparare programmazioni in 10 lezioni testadi vitello.
E per completare ecco il ritorno dello Stefano che disserta sui sorrisi dei politii di turno..
venerdì 6 settembre 2019
Digitali Asociali.
Stavolta
do' spazio al Cassisa (Antonio all'anagrafe) e per chi non l'ha mai
cagato vado in eduzione dicendo che esso e' un Pisano che ama la sua
citta' alla quale e' molto assai legato e che vorrebbe tornare a
vedere come era una volta ovvero un gioiello ricco di storia in cui
si girava in bicicletta e i ragazzini che giocavano a pallone per le
strade.
Egli e' Pubblicista Free Lance per passione, Artigiano di professione, Marito e Padre di Famiglia per Vocazione, Curioso attratto da tutto cio' che si muove (o che sta fermo) per indole, Istintivo e mai calcolatore di carattere.
Legge tutto cio' che gli passa fra le mani, scrive tutto cio' che gli passa per la testa, convive con un sano e quotidiano giramento di coglioni.
Circondato da amici e amante della compagnia, non disdegna dei frequenti momenti di solitudine che cerca e che si gode, magari ascoltando in sottofondo il rumore del mare.
Mi è sempre piaciuto osservare la gente e le cose che mi circondano e la cosa che più di ogni altra mi ha colpito e vedere come ogni giorno di più i “social” e, di conseguenza, smartphone e cellulari occupano le giornate di grandi e piccini.
C’è una smania smisurata di far vedere a tutti la nostra vita, filtrata, vista e corretta, attraverso foto o frasi citate da autori di cui spesso non si è letto neanche un libro o di qualche improbabile personaggio spuntato dal web che di mestiere dice faccia l’influencer.
Ora, tralasciando il significato del termine influencer che da solo basterebbe a spiegare la direzione in cui sta andando la società moderna, ciò che penso è che paradossalmente da quando i social hanno dato la possibilità a tutti (ma proprio tutti … anche a..finito con a) di esprimersi pubblicamente su qualsiasi cosa, indipendentemente dal fatto che si conosca o meno, quasi sempre si perde l’occasione che si ha per parlare di noi, delle cose che ci piacciono e dei temi che ci interessano per usare frasi non nostre, usando faccine, pollici alzati e cuoricini al posto di pensieri articolati.
Il mondo social dà l’illusione di avvicinare e collegare persone estremamente differenti l’una con le altre, ma è solo un’illusione.
Perchè sui social si creano inevitabilmente gruppetti di amicizie che alzano il pollice a comando indipendentemente dall’oggetto e che si sostengono a vicenda;
perchè sui social anche la piu' timida, introversa o al limite vigliacca delle persone non contraddira' mai una persona virtualmente “amica” … almeno non in pubblico, mentre si scatenera' digitando frasi che dalla bocca non uscirebbero nemmeno in stato di ebbrezza se c’e' da criticare pubblicamente, possibilmente insieme alla fazione alleata, l’avversario di turno;
perchè sui social ciò che si posta, le foto delle fantastiche ferie, dei figli fenomenali, dei piatti favolosi, delle epiche imprese sportive di temerari cinquantenni o degli amorevolissimi gattini, viene fatto con l’intento di suscitare invidia, non per il piacere di condividere.
Non ci credete ? Riflettete a cio' che pensate quando postate una foto e a cio' che pensate invece quando guardate quella postata da un vostro “amico” …
perchè, ormai tutti lo dicono e nessuno ci riflette ma e' proprio vero che dietro la tastiera siedono i piu' grossi e coraggiosi leoni del mondo, i corteggiatori piu' audaci, le femmine piu' spregiudicate, gli sportivi piu' in forma, i cuochi piu' capaci e i cuori piu' grandi e amorevoli che ci siano … dietro la tastiera.
La realta' poi ci consegna tutt’altre persone;
perchè sui social tutti si sentono autorizzati a dire la propria, anche quando l’argomento in questione è cosa sconosciuta;
perchè sui social non si è naturali e manca quello scambio di sguardi che smaschererebbe tutte le bugie dette o le realtà tralasciate;
perchè i social sanno essere una vera e propria gogna, sanno emarginare e estraggono il peggio delle persone.
Quel peggio che nella realtà, per paura o per pudore, si lascia dentro;
perchè i social, appunto, azzerano paura e pudore.
Per questo ne sto fuori, per questo uso un blog che soddisfi il mio desiderio di esprimere il mio pensiero senza la necessità del “like”, del commentino a cazzo, acido o troppo complimentoso, o della gara a chi riscuote più letture.
Una sorta di diario in cui IO, e chi veramente ha a cuore ciò che penso, possa ripercorrere nel tempo le tappe del mio pensiero senza lo strazio di dover leggere commenti quasi mai sinceri.
Uno spazio in cui il commento non è richiesto e che nessuno quasi mai lascia per il semplice motivo che nessun altro lo legge. Commento che tuttavia è consentito lasciare perchè estremamente gradito se portatore di idee o di pensieri pensati.
Come è possibile farsi un’idea dei tuoi interessi, delle tue ambizioni o debolezze se nel tuo profilo posti solo selfie infantili, frasi dette da altri o commenti sul caldo d’estate e freddo d’inverno ?
Ho fatto parte del carrozzone social, ho provato a dialogare, argomentare e scherzare.
Con molti sono riuscito ma nel tempo la maggioranza era un gregge da cui fuggire.
La politica poi, cosa vomitevole nella realtà, è facilmente immaginabile cosa diventa nel web.
Una cosa ignobile.
L’invidia, l’arrivismo, la smania di apparire, la faziosità e l’ipocrisia imperante han fatto sì che da qualche anno osservo questo fenomeno, per nulla bello o incoraggiante, dall’esterno mantenendo un solo profilo Instagram continuando ad intenderlo solo come memoria fotografica della mia vita e delle cose che mi interessano, guardandomi bene dal leggere i commenti sotto certi profili che farebbero impallidire Charles Darwin costringendolo a rivedere la sua teoria sull’evoluzione della specie.
Perchè se i Social abolissero la possibilità di commentare, farebbero un gran passo in avanti.
Tutti potrebbero esporre le proprie cose, idee, pensieri più o meno profondi o minchiate galattiche, belle opere o cagate pazzesche, bei piatti o troiai immangiabili senza sentirsi in dovere di criticare, giudicare, approvare o offendere.
Probabilmente il popolo del web scenderebbe in piazza per protestare contro la deriva fascista presa da facebook che tappa la bocca alla gente ma sarebbe cosa necessaria.
Volete commentare tutto per forza ma pensateci bene perchè dai vostri commenti traspare quel che vi frulla nella testa e spesso contrasta con il contenuto del vostro profilo.
E con questo chiudo il ControlC ControlV invitandovi a fare una riflessione..cerea neh e votaAntonio.
Egli e' Pubblicista Free Lance per passione, Artigiano di professione, Marito e Padre di Famiglia per Vocazione, Curioso attratto da tutto cio' che si muove (o che sta fermo) per indole, Istintivo e mai calcolatore di carattere.
Legge tutto cio' che gli passa fra le mani, scrive tutto cio' che gli passa per la testa, convive con un sano e quotidiano giramento di coglioni.
Circondato da amici e amante della compagnia, non disdegna dei frequenti momenti di solitudine che cerca e che si gode, magari ascoltando in sottofondo il rumore del mare.
Odia
gli ipocriti e gli invidiosi piu' di ogni altra cosa e si tiene
fermamente alla larga dalle persone negative, dai leccaculo, dai
falsi e da chi gli parla male degli altri in loro assenza e adesso
posto integralmente col copia incolla un suo recente post che come da
oggetto parla dei
Digitali asociali
Mi è sempre piaciuto osservare la gente e le cose che mi circondano e la cosa che più di ogni altra mi ha colpito e vedere come ogni giorno di più i “social” e, di conseguenza, smartphone e cellulari occupano le giornate di grandi e piccini.
C’è una smania smisurata di far vedere a tutti la nostra vita, filtrata, vista e corretta, attraverso foto o frasi citate da autori di cui spesso non si è letto neanche un libro o di qualche improbabile personaggio spuntato dal web che di mestiere dice faccia l’influencer.
Ora, tralasciando il significato del termine influencer che da solo basterebbe a spiegare la direzione in cui sta andando la società moderna, ciò che penso è che paradossalmente da quando i social hanno dato la possibilità a tutti (ma proprio tutti … anche a..finito con a) di esprimersi pubblicamente su qualsiasi cosa, indipendentemente dal fatto che si conosca o meno, quasi sempre si perde l’occasione che si ha per parlare di noi, delle cose che ci piacciono e dei temi che ci interessano per usare frasi non nostre, usando faccine, pollici alzati e cuoricini al posto di pensieri articolati.
Il mondo social dà l’illusione di avvicinare e collegare persone estremamente differenti l’una con le altre, ma è solo un’illusione.
Perchè sui social si creano inevitabilmente gruppetti di amicizie che alzano il pollice a comando indipendentemente dall’oggetto e che si sostengono a vicenda;
perchè sui social anche la piu' timida, introversa o al limite vigliacca delle persone non contraddira' mai una persona virtualmente “amica” … almeno non in pubblico, mentre si scatenera' digitando frasi che dalla bocca non uscirebbero nemmeno in stato di ebbrezza se c’e' da criticare pubblicamente, possibilmente insieme alla fazione alleata, l’avversario di turno;
perchè sui social ciò che si posta, le foto delle fantastiche ferie, dei figli fenomenali, dei piatti favolosi, delle epiche imprese sportive di temerari cinquantenni o degli amorevolissimi gattini, viene fatto con l’intento di suscitare invidia, non per il piacere di condividere.
Non ci credete ? Riflettete a cio' che pensate quando postate una foto e a cio' che pensate invece quando guardate quella postata da un vostro “amico” …
perchè, ormai tutti lo dicono e nessuno ci riflette ma e' proprio vero che dietro la tastiera siedono i piu' grossi e coraggiosi leoni del mondo, i corteggiatori piu' audaci, le femmine piu' spregiudicate, gli sportivi piu' in forma, i cuochi piu' capaci e i cuori piu' grandi e amorevoli che ci siano … dietro la tastiera.
La realta' poi ci consegna tutt’altre persone;
perchè sui social tutti si sentono autorizzati a dire la propria, anche quando l’argomento in questione è cosa sconosciuta;
perchè sui social non si è naturali e manca quello scambio di sguardi che smaschererebbe tutte le bugie dette o le realtà tralasciate;
perchè i social sanno essere una vera e propria gogna, sanno emarginare e estraggono il peggio delle persone.
Quel peggio che nella realtà, per paura o per pudore, si lascia dentro;
perchè i social, appunto, azzerano paura e pudore.
Per questo ne sto fuori, per questo uso un blog che soddisfi il mio desiderio di esprimere il mio pensiero senza la necessità del “like”, del commentino a cazzo, acido o troppo complimentoso, o della gara a chi riscuote più letture.
Una sorta di diario in cui IO, e chi veramente ha a cuore ciò che penso, possa ripercorrere nel tempo le tappe del mio pensiero senza lo strazio di dover leggere commenti quasi mai sinceri.
Uno spazio in cui il commento non è richiesto e che nessuno quasi mai lascia per il semplice motivo che nessun altro lo legge. Commento che tuttavia è consentito lasciare perchè estremamente gradito se portatore di idee o di pensieri pensati.
Come è possibile farsi un’idea dei tuoi interessi, delle tue ambizioni o debolezze se nel tuo profilo posti solo selfie infantili, frasi dette da altri o commenti sul caldo d’estate e freddo d’inverno ?
Ho fatto parte del carrozzone social, ho provato a dialogare, argomentare e scherzare.
Con molti sono riuscito ma nel tempo la maggioranza era un gregge da cui fuggire.
La politica poi, cosa vomitevole nella realtà, è facilmente immaginabile cosa diventa nel web.
Una cosa ignobile.
L’invidia, l’arrivismo, la smania di apparire, la faziosità e l’ipocrisia imperante han fatto sì che da qualche anno osservo questo fenomeno, per nulla bello o incoraggiante, dall’esterno mantenendo un solo profilo Instagram continuando ad intenderlo solo come memoria fotografica della mia vita e delle cose che mi interessano, guardandomi bene dal leggere i commenti sotto certi profili che farebbero impallidire Charles Darwin costringendolo a rivedere la sua teoria sull’evoluzione della specie.
Perchè se i Social abolissero la possibilità di commentare, farebbero un gran passo in avanti.
Tutti potrebbero esporre le proprie cose, idee, pensieri più o meno profondi o minchiate galattiche, belle opere o cagate pazzesche, bei piatti o troiai immangiabili senza sentirsi in dovere di criticare, giudicare, approvare o offendere.
Probabilmente il popolo del web scenderebbe in piazza per protestare contro la deriva fascista presa da facebook che tappa la bocca alla gente ma sarebbe cosa necessaria.
Volete commentare tutto per forza ma pensateci bene perchè dai vostri commenti traspare quel che vi frulla nella testa e spesso contrasta con il contenuto del vostro profilo.
E con questo chiudo il ControlC ControlV invitandovi a fare una riflessione..cerea neh e votaAntonio.
martedì 3 settembre 2019
Vendesi appartamento al mare.
Azz.sto
settembre 2019 parte male..ed ecco le previsioni,,
Martedi'
3: il tempo peggiora sulle Adriatiche e al Sud con rovesci e
temporali; torna il sole su Nord e Alto Tirreno.
Mercoledi'
4: Residua instabilita' al Sud, piu' soleggiato altrove.
Giovedi' 5:
torna a peggiorare al Nord; residua instabilita' diurna al Sud.
Che
rottura di balle, prima ste previsioni del put che ci stanno
rovinando gli ultimi giorni di vacanza e poi anche la tipa della
villa di fronte che ha messo in vendita il suo appartamento e quindi
l’agenzia, forte del mandato continua fare avanti e indietro sempre
con agenti diversi e io che abito nel gruppo di villette accanto, non
voglio avere a che fare con agenti immobiliari tra le palle e voglio
godermi sti ultimi giorni di meritate ferie spaparanzato al sole che
non c'e', come mamma mi fece senza estranei con voglia di acquistare
mura.
Sti
agenti dovrei estirparli dalla mia vita con un diserbante chimico. O
almeno renderli utili, tipo contarli di notte, per addormentarmi,
come si fa con le pecore.
Tanto
son tutti uguali.
Capello
ingellato lucido da foca, camicia con collo ortopedico simil gesso
anche se fuori abbiamo 42 gradi all’ombra, scarpe di legno,
cravatta mozza con eventuale Paperino che fa capoccetta dal risvolto,
orologio da polso leggermente piu’ piccolo di una quattro stagioni
della Stella del Sud, telefonino incastonato alla cintura e dopobarba
fetente che sovrasta pure la brezza marina.
Insomma.
E’ la vita che ti porta ad essere in questo stato.
Non
puoi aver scelto.
L’unica
vera dote di un agente immobiliare e’ la parlantina.
Una
filodiffusione impietosa di parole, una purga verbale che ha come
unico obiettivo quello di stancare, imbesuire il compratore,
infiacchirgli le ginocchia mentendo, allegramente, soprattutto
davanti all’evidenza.
Per
esempio. L’agente immobiliare fa’ fatica a comprendere il senso
della parola.. luminoso.
E
dire che non e’ difficile.
Luminoso
e’ un appartamento dove entra dentro la luce. Del sole pero’.
Non
dei lampioni del marciapiede del ferrodicavallo.
Ma
perche’, insopportabile manzo italiano, se ti ha chiesto una casa
luminosa lo porti a vedere una miniera nascosta tra due ville dove il
sole lo vedi in cartolina e il mare col gioco di specchi?
Per
illuminare un tugurio come quello deve farsi prestare dai Pooh un
paio di fari da concerto da almeno 3000 watt.
Perche’
se ti ha chiesto un appartamento silenzioso con bella vista tu lo
porti a vedere un piano rialzato con affaccio ferrovia e l’altro
con affaccio deposito attrezzature dei pescatori? «Eh, ma cosi’ si
arriva alla stazione ferroviaria in un attimo».
Certo.
Anche te se non la smetti arriverai al Pronto Soccorso in un attimo.
Ti
dico.. agente immobiliare delle mie palle sfrante.. se il pirla
eventuale acquisitore vuole il terrazzo.
Bene.
Eccolo
a vedere un bell’alloggio senza balconi.
Se
vuole un appartamento con un bel living arioso... tu gli vai
visionare un alloggio fatto interamente di corridoi che sembra di
entrare dentro l’intestino crasso.
Cosa
se ne fa di sti spazi tubiformi?
Non
penso che vada in gokart come Nicholson in «Shining»?
Che
ci deve fare.. sistemare dei pitoni per lunghezza?
Grrrr.
Ti
ha chiesto 4 camere piu’ cucina e tu gli fai vedere 4 bagni piu’
angolo cottura.
«Beh,
uno lo puo’ trasformare in studio lasciando il lavandino cosi’ si
puo’ lavare le mani quando scrive».
Ma
lo sai, agente mio che ti fai proprio odiare, quanto tempo gli fai
perdere?
Non
credo che nella sua vita passi le ore a visitare case inutili come
fai tu.
E
se ti hanno smollato sto rudere che son 2 anni che ce l’hai sulle
croste son cazzi tuoi.
Compratela
tu testadivitello e rinchiuditi pure dentro senza rompere le palle a
chi se ne sta nudo al sole sul suo terrazzo ed e’ costretto sempre
a vestirsi per non cuccarsi una denuncia di atti osceni in luogo
privato.
L'andirivieni di contadini che pensano di investire soldi nel mattone
in questo momento favorevole agli acquisti di immobili, ha rotto
davvero il belino.. ve lo tiro in testa io il mattone se continuate a
fracassarmi i marroni... dai che esce il sole e lo scoglione mi
aspetta.
Iscriviti a:
Post (Atom)









