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sabato 3 ottobre 2026

Il Folletto è alla porta.

 

Basta col parlare di animali che trovi al Bennet ma parliamo di chi si fa aprire da condomini coglioni e te lo trovi davanti all'uscio.

Il campanello che suona non è un invito alla conversazione ma un'intrusione non richiesta nel tuo spazio privato.

La tua debolezza fondamentale è credere di dover giustificare il tuo rifiuto a uno sconosciuto che vuole solo i tuoi soldi.

Questi venditori sono addestrati per sfruttare la tua educazione e il tuo senso di colpa.

Ogni volta che apri la bocca per dire che non sei interessato o che non hai tempo, stai fornendo loro un appiglio per continuare a parlare.

Loro hanno un copione per ogni tua obiezione.

Se dici che hai fretta, ti risponderanno che ci vorranno solo 2 minuti.

Se dici che non hai soldi, ti proporranno un pagamento a rate.

L'unico modo per annientarli è negare loro la materia prima del loro lavoro, ovvero la tua attenzione e le tue parole.

Il metodo più spietato non è il tuo che li mandi a cagare ma è uno semplice e perfettamente in linea nei rapporti umani e consiste nell'usare il silenzio assoluto come uno strumento di disturbo psicologico.

E mo' ti dico..

Quando apri la porta e il venditore inizia la sua cantilena preimpostata, tu non devi dire assolutamente nulla.

Guardalo fisso negli occhi con un'espressione vuota e priva di qualsiasi emozione tipo quella che hai nel guardare il Grande Fratello Vip.

Lascialo parlare per 10 o 15 secondi, facendolo sprofondare nel disagio più totale.

Quando si fermerà per aspettare una tua reazione, tu continua a fissarlo in silenzio per altri 3 secondi.

Poi, senza pronunciare una singola sillaba, chiudi lentamente la porta.

Non sbatterla, chiudila con una calma glaciale tipo quella che hai quando vai all'Ufficio Imposte di Ciriè.

L'human relations non ti obbliga a parlare con chi si presenta sulla tua soglia e non esiste alcun reato nel chiudere la porta di casa propria.

Questo gesto distrugge la loro sicurezza perché infrange le regole dell'interazione sociale su cui basano tutta la loro strategia.

Se vuoi essere ancora più crudele e hai del tempo da perdere. puoi danneggiare direttamente il loro portafoglio, devi fargli perdere la risorsa più preziosa che hanno, il tempo.

Un venditore porta a porta guadagna solo se chiude un contratto in fretta.

Tu apri la porta, mostrati vagamente interessato e chiedigli di aspettare un attimo perché devi andare a prendere una bolletta o spegnere il gas.

Poi chiudi la porta e non tornare mai più.

Lascialo lì ad aspettare sul pianerottolo la riapertura della porta.

Lui rimarrà bloccato, sperando di chiudere la vendita, mentre in realtà sta solo perdendo tempo prezioso che avrebbe potuto usare per castigare il tuo vicino di casa.

Quando finalmente capirà di essere stato preso per il culo e se ne andrà, avrà perso denaro e motivazione.

Non hai commesso alcun reato, hai solo dimostrato che il tuo cinismo è superiore alla loro insistenza.

Certo è che se ribusserà alla porta scatterà la molla del tuo istinto riottoso primordiale e dopo avergli detto di chi è figlio e che lavoro fa la sorella lo manderai a f.c sbattendogli la porta in faccia.

Tre pateraveegloria per chi ha letto sin qui.

venerdì 2 ottobre 2026

La fine delle ostriche.

 


Questo post segue la fine che hanno fatto Polipi (Michele) e Astici ed anche per giustificarmi col Palucci del perchè non mi vedrà ordinare le classiche 10 ostriche di inizio cena.

Quindi non deve pensare datosi che ha portato il prezzo a 5€ cad io abbia smesso di ordinarle per il braccino corto ma per (adesso lo spiego). 

Molti lo sanno che può capitare di assistere più spesso di quanto si pensi alla scena che vi racconto quando apri l'ostrica francese pescata al Bennet di Caselle dentro una cassetta sigillata.

Non me ne voglia il Palucci nostro ristoratore marino di fiducia che quando andiamo mi prepara puntualmente la piattata di ostriche .. basta non ne voglio più e dal 2026 per me l'ostrica passa in lista nera e mo' vi spiego il perchè.

Per il cenone di fine anno 2025 Lella e Anna sapendo che il mio piatto iniziale parte con le ostriche, hanno acquistato un cestello di ostriche lasciando a me il compito dell'apertura..

Belle fresche grosse e soprattutto francesi.. le DIVINE che sono quelle che ordino/ordinavo al Palucci in quanto sono/erano le migliori sul mercato.

Ma il mio godimento australe si è smorzato all'apertura della prima ostrica quando il vermetto rosso diametro 2 mm e lunghezza 30mm è uscito scodinzolando.


Contemporaneamente il giapponesino che ho nel mio stomaco (quello che dice si o no ai cibi di entrare)..chiude l'apertura mentre il pelo del naso si rizza.. la presenza di questo piccolo inquilino mi ha spiazzato e ne avevo sentito parlare ma non pensavo di trovarne uno e perdipiù all'ultimo dell'anno... anche se i biologi marini conoscono bene questi piccoli inquilini del mare, che possono finire a tavola senza rappresentare un pericolo per chi consuma l'ostrica a me personalmente che odio mangiare ciò che cammina o respira, fa leggermente schifo anche se controsenso mangio/mangiavo le ostriche per il fatto che non respirano in quanto senza polmoni e non camminano in quanto senza arti inferiori.

Di questa creatura scodinzolante rossastra continuo a precisare che è inoffensiva, val la pena di fare uno screening..

La spiegazione del verme che è innocuo dotosi che..

non si tratta di un parassita capace di trasmettere malattie, ma di un verme marino appartenente alla famiglia degli Anellidi Policheti, che sono organismi comuni nei fondali dove crescono le ostriche.

La presenza del lombrico scodinzolante, sta a significare che il prodotto è fresco (sti cazzi), perché questi animali sopravvivono solo in condizioni di vitalità e non in ostriche conservate a lungo.

In effetti ci sono diverse ricerche scientifiche che lo dimostrano: da Mud Blister Worms and Oyster Aquaculture fino a These worms are boring! … into oyster shells, that is, gli studi sottolineano che numerosi policheti possono perforare e vivere nelle ostriche.

Questi organismi non invadono la carne del mollusco e non rappresentano un rischio.

Perciò voi continuate a mangiarle..io no.

Basta..finish..stop.

In quanto nessun pericolo corre per chi consuma il frutto crudo, è  solo un episodio sgradevole dal punto di vista estetico.

Dove si trovano i vermi pericolosi per l’uomo?

Se l’idea di trovare un piccolo verme marino in un’ostrica può sembrare inquietante, la realtà è che i veri rischi difficilmente arrivano da questi organismi.

Come riportano alcuni approfondimenti alcuni parassiti pericolosi per l’uomo, come l’Anisakis, non si trovano nelle ostriche, bensì nei pesci e nei calamari.

Molluschi bivalvi come ostriche e cozze, dunque, non contengono questo nematode che può però infestare tonno, merluzzo, sgombro e altre specie con un apparato digerente sviluppato.

Qui mi va di culo in quanto non mangio ste creature. 

Le ostriche e gli altri molluschi filtratori, al contrario, non sono un ospite compatibile per l’Anisakis, proprio perché non hanno l’intestino adatto a ospitare il parassita.

Il rischio reale, quindi, è legato soprattutto a pesci crudi non trattati con abbattimento a freddo, pratica obbligatoria nei ristoranti proprio per eliminare eventuali larve.

Nel caso delle ostriche, la sicurezza alimentare dipende da altri fattori, come la provenienza certificata e i controlli igienico-sanitari sulla filiera.

Come capire se un’ostrica è pericolosa?

Dunque, un verme nell’ostrica può sorprendere, ma non è un indicatore di cattiva qualità.

Che schifo.

Per capire davvero se questo mollusco non è buono bisogna guardare ad altri segnali, molto più affidabili:

  1. un’ostrica viva deve essere chiusa ermeticamente: se le valve sono aperte e non si richiudono con un tocco, significa che il mollusco è morto e non va consumato;

  2. l’odore è fondamentale: un profumo fresco di mare è normale, mentre sentori sgradevoli o troppo intensi indicano deterioramento;

  3. la carne, al momento dell’apertura, deve apparire brillante e idratata, non secca né scolorita;

  4. l‘acqua di governo contenuta nel guscio deve essere limpida e non torbida: è il liquido che mantiene vitale l’ostrica, e la sua assenza è segno che il mollusco non è più in buone condizioni.

Sono questi i criteri che fanno davvero la differenza, molto più della presenza occasionale di un minuscolo ospite marino, che al massimo può rovinare l’appetito ma non la salute.

Ad ogni modo chiudo il mio post di addio alle ostriche dicendo che

sono consapevole delle immense proprietà benefiche che si evincono da quelle nutrizionali in quanto oltre ad avere un gusto eccezionale ed esclusivo, fanno anche molto bene alla salute, datosi che possiedono zinco, calcio, sodio, potassio, fosforo e ferro e molteplici vitamine del Gruppo B.

In genere per 100 grammi di ostriche, come riportato su Humanitas, l’apporto è il seguente:

  • 10,2 g di proteine

  • 0,9 g di grassi

  • 5,4 g di carboidrati

  • 69 Kcal

La presenza del calcio e del fosforo sono fondamentali per le ossa e i denti anche quelli acquistati da Roberto il dentologo.. contribuiscono a donare forza ed energia al nostro sistema muscolare.

La presenza del ferro è un toccasana per il nostro tessuto connettivo e per la produzione di specifici ormoni, componente indispensabile dell’emoglobina.

L’omega 3 è nota a tutti per le sue proprietà benefiche.. agisce positivamente su cuore, ossa e cervello, esercita una forte azione antinfiammatoria ed è la sua integrazione è fondamentale nel trattamento di patologie tumorali.

Lo zinco invece contribuisce a rafforzare le nostre difese immunitarie, proteggendoci da eventuali attacchi batterici. 

Insomma, l’ostrica è un vero toccasana del benessere e peccato che non ne mangerò più.

Te capì Palucci? 

La fine del Polipo.

 

Ehi.. sono Michele il polipo di Casalcoso, puoi vedermi in quella vasca davanti ai tuoi occhi al supermercato, sono stanco, sono depresso e non ho voglia di vivere …
passo la mia giornata cercando una grotta dove rifugiarmi,  i miei tre cuori (lo sai che ne ho tre vero?) sono infranti..
vorrei piangere ma le mie lacrime non si noterebbero, l'acqua le farebbe sparire, vorrei gridare, ma sempre l'acqua non farebbe apprezzare il mio dolore, vorrei morire ora come il mio vicino Astice, ma Dio non permette che io lo faccia, vorrei chiedere a Dio perche' io debba stare qui, ma potrebbe non rispondere.
Soffro, soffro come una bestia e sono pieno pure di spermatofore.. ehmm.. lo so che sono una bestia e l’ho detto come rafforzativo ma mi domando perche' il grave destino mi ha portato qui?

Stavo bene quando a Casalcoso mi portavi le cozze da mangiare..bah.
Oggi sono fermo nella mia posizione, mi sveglio, ho passato una notte a sognare di cambiare acqua.. quell'acqua che bollendo mi portera' alla morte, il dolore sara' tanto ma mai paragonabile a quello che soffro ora, lo so e come dicono a Bolzano "O purpo se coce int’acqua soja", ma tu sai che ho otto tentacoli da sgranchire e non per nulla mi chiamano octopus e anche vulgaris, ma tu chiamami pure polipo o magari piovra altrimenti mi confondi col "Moscardino" che ha una sola fila di ventose e non due come le mie, parlavo della mia morte, spero avvenga presto, non ce la faccio piu', io so' che in altri paesi europei esistono dei kit per una morte dolce, vorrei uccidermi, ma non posso, ti prego comprami fammi finire questo dolore, fai che la mia anima sia di nuovo mia e non di questa vasca che puzza di pesce marcio del Bennet (copiato dal mio vicino Astice).

E col mio inchiostro scrivo nero su bianco dicendoti che come gli Astici, anche i polipi hanno un’anima.

L’anima de li polipacci tua (sempre come dicono a Moncalieri) e la prossima volta lasciami a Casalcoso nel tuo tubo castigatore e se quest’anno studierai un metodo per estrarmi senza farti male io ne studiero’ uno per non uscire dalla mia tana, ficcandoti nella mano un riccio che ti fara’ godere selvaggiamente e le spine te le conficchero’ sotto le unghie cosi’ soffriremo in due... e Buon Autunno a tutti. 

PS.. riprendo il discorso io che lo scrivo e ho letto il tuo testamento, ergo non ti compro io che sono un diversamente mangiatore di animali ma ci ha pensato in hillo tempore il buon Linuccio e così sia.. 

(la foto è di repertorio in quanto Linuccio attualmente si trova nei fondali dell'Isola Gallinara al largo di Alassio r.i.p).

La fine dell'Astice.

 


 Ehi.. sono l'astice,

puoi vedermi nella vasca davanti i tuoi occhi al supermercato


sono stanco, sono depresso

non ho voglia di vivere

passo la mia giornata immobile

le mie chele sono legate con l'elastico

il mio cuore e’ infranto

vorrei piangere ma le mie lacrime non si noterebbero, l’acqua le fa sparire,

vorrei gridare, ma l’acqua non farebbe apprezzare il mio dolore

vorrei morire ora, ma Dio non permette che io lo faccia

vorrei chiedere a Dio perche’ minchia io debba stare qui, ma potrebbe non rispondere.

Soffro, soffro tantissimo

perche’ il grave destino mi ha portato qui?

Ogni giorno fermo nella mia posizione mi sveglio, ho passato una notte a sognare di cambiare acqua

quell’acqua che bollendo mi portera’ alla morte

il dolore sara’ tanto

ma mai paragonabile a quello che soffro ora

spero avvenga presto

non ce la faccio piu’ vorrei uccidermi, ma non posso

vi prego compratemi

fate finire questo dolore

fate che la mia anima sia di nuovo mia

e non di questa vasca che puzza di pesce marcio al Bennet.

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Vi ho descritto in prima persona cosa pensa un astice e passo alle cose serie su queste povere creature e perchè non godo come un falco quando mi presentano lo spaccato di aragosta o astice qualdirsivoglia...

L’astice implode letteralmente su se stessa per il dolore che prova quando viene cucinata.
Una volta immersa nell'acqua bollente, i suoi organi si disintegrano completamente a causa del calore estremo, ma il suo esoscheletro non si arrende e continua a aggrapparsi alla sua solidità, prolungando l'agonia dell'animale.
I cervelli degli astici sono abbastanza consapevoli da permettere loro di soffrire, ma non essendo dotati di corde vocali, non emettono alcun tipo lamento a causa di quella sofferenza.
Il suono sordo (come un grido) che senti quando sono cotte, è un colpo emesso dai pori dell'esoscheletro mentre gli organi bollono o bolliscano (i verbi proprio non li sopporto).
È la morte più dolorosa e crudele che un essere vivente possa incontrare.
Ora, ovviamente ognuno è libero di mangiare quel cazzo che vuole, ma è giunto il momento di essere più consapevoli delle proprie scelte e il prossimo post lo farò sui polipi e poi sulle ostriche anche per chiarire col Palucci del perchè ho smesso di ordinarle.

2 Ottobre festa dei Nonni.

Oggi festeggiamo i nonni.

L'Italia è una repubblica fondata sui nonni.

Prendiamo come esempio una coppia che pur avendo studiato sempre grazie all'aiuto dei nonni e lavorato da anni, non riescono a metter da parte qualche soldino e vivono alla giornata.

Quindi che futuro avranno i loro figli?

La domanda contiene già la diagnosi.

Non perché tutti i giovani italiani vivano grazie ai nonni, né perché tutti gli anziani siano ricchi.

Ma perché in una parte crescente delle famiglie italiane il patrimonio ereditato è diventato una sorta di infrastruttura privata del welfare: casa, risparmi, aiuti economici, garanzie per ottenere un mutuo, denaro per affrontare una crisi.

Non è necessariamente ricchezza che produce nuova ricchezza.

È ricchezza precedente che impedisce alla nuova generazione di precipitare.

Ed è una differenza enorme.

L’Italia ha costruito una società nella quale il reddito da lavoro non è sempre sufficiente a produrre quella progressione patrimoniale che, nelle generazioni precedenti, sembrava quasi naturale: lavorare, comprare una casa, accumulare qualcosa, aiutare i figli. Per chi è entrato nel mercato del lavoro in un'altra epoca, il percorso poteva essere lento ma cumulativo.

Per molti trentenni e quarantenni di oggi il problema è che il reddito serve soprattutto a sostenere il presente.

Affitto o mutuo. Bollette. Alimentari. Automobile. Trasporti. Figli, quando arrivano. Asili. Assicurazioni. Imprevisti.

Il risparmio rimane ciò che avanza dopo aver pagato tutto.

E quando non avanza un cazzo, la famiglia precedente diventa la differenza fra autonomia e precarietà.

È qui che il vecchio paradosso italiano diventa evidente: una generazione può essere contemporaneamente più istruita, più tecnologica e professionalmente più qualificata di quella precedente, ma avere una capacità patrimoniale inferiore.

Non basta quindi dire che “i giovani non hanno voglia di lavorare”.

È una spiegazione troppo comoda perché evita di guardare alla struttura del problema.

Ma sarebbe altrettanto semplicistico sostenere che il problema sia soltanto rappresentato dagli stipendi bassi.

Il patrimonio conta quanto il reddito, e in Italia la distribuzione dei due elementi produce una combinazione particolare.

Chi possiede una casa ricevuta dai genitori può affrontare un reddito modesto con una struttura di costi completamente diversa da chi deve pagare 800, 1.000 o 1.200 euro di affitto ogni mese.

Questa differenza non appare nella busta paga.

Due persone possono guadagnare esattamente la stessa cifra e avere condizioni economiche radicalmente diverse.

Una vive in una casa ereditata.

L’altra paga l’affitto.

Una dispone di genitori che possono anticipare 20 mila euro per una macchina o per un anticipo sul mutuo.

L’altra deve chiedere un prestito.

Una può permettersi di accettare un lavoro meno remunerativo perché possiede una rete familiare che assorbe gli imprevisti.

L’altra deve scegliere il lavoro sulla base della sopravvivenza immediata.

Il patrimonio diventa quindi una variabile invisibile del mercato del lavoro.

Ed è probabilmente questo il punto più interessante del post.

L’eredità non è soltanto ciò che arriva dopo la morte dei genitori. Nel sistema italiano, il trasferimento intergenerazionale può iniziare molto prima: una stanza nella casa dei genitori, una macchina regalata, una caparra, un aiuto per il mutuo, il pagamento delle spese universitarie, il sostegno quando si perde il lavoro.

Il nonno non deve necessariamente lasciare un milione di euro.

Può bastare una casa già pagata.

I giovani che non fanno la rivoluzione contro i vecchi perché comprano il motorino con la pensione del nonno — è ancora più interessante oggi di quanto sembri.

Il meccanismo non riguarda soltanto il motorino.

Riguarda la dipendenza reciproca fra generazioni.

I giovani hanno bisogno dei vecchi.

Ma, in una società nella quale i giovani diventano economicamente autonomi più tardi, anche i vecchi hanno bisogno dei giovani.

È una famiglia trasformata in ammortizzatore sociale.

Il problema nasce quando l'ammortizzatore diventa strutturale.

Perché a quel punto il sistema produce un paradosso: la generazione che possiede il patrimonio protegge quella che non riesce ad accumularlo, ma proprio questa protezione attenua la percezione pubblica della difficoltà economica dei più giovani.

Un trentacinquenne che vive nella casa dei nonni non appare necessariamente povero.

Ha un tetto.

Può avere un'automobile.

Può andare in vacanza.

Può persino consumare più di un coetaneo che paga un affitto.

Ma una parte di quel tenore di vita non deriva dal suo reddito.

Deriva dal patrimonio accumulato prima di lui.

È la differenza fra flusso e stock: il reddito è ciò che entra ogni mese;

il patrimonio è ciò che è già stato accumulato.

Confondere i due elementi significa non capire una parte fondamentale della condizione economica italiana.

E c'è una conseguenza ancora più profonda.

Se il patrimonio familiare diventa il principale meccanismo attraverso cui una generazione riesce a costruire la propria vita, allora la nascita diventa economicamente importante quasi quanto il lavoro.

Non basta più chiedersi quanto guadagni.

Bisogna chiedersi da quale famiglia provieni.

Hai una casa?

Hai genitori che possono aiutarti?

Hai nonni?

Puoi vivere con loro?

Puoi ereditare?

Puoi ricevere un anticipo sull'eredità?

La mobilità sociale rischia così di trasformarsi in mobilità patrimoniale interna alla famiglia.

E questo produce una società apparentemente meritocratica nella quale le condizioni di partenza continuano a pesare enormemente.

Ma c'è anche una seconda faccia della medaglia che non dovrebbe essere rimossa per costruire una storia più drammatica.

Il patrimonio degli anziani non è necessariamente denaro sottratto ai giovani.

In moltissimi casi è il risultato di decenni di lavoro, risparmio e acquisto della casa.

Quelle generazioni non hanno semplicemente “avuto tutto”: hanno accumulato in condizioni storiche differenti, spesso attraverso sacrifici che oggi vengono dimenticati proprio perché il risultato finale è visibile mentre il percorso non lo è.

Il problema non è quindi che i nonni siano troppo ricchi.

Il problema è che il sistema economico attuale sembra avere sempre più bisogno che lo siano.

Ed è una distinzione decisiva.

Se un giovane riesce a comprare casa perché i nonni gli lasciano un appartamento, il problema non è l'eredità.

L'eredità ha semplicemente compensato una difficoltà precedente. Ma se senza quell'eredità una persona che lavora regolarmente non può costruire alcun patrimonio, allora la questione riguarda il rapporto fra salari, costo dell'abitare, produttività, tassazione, precarietà e accesso al credito.

L'eredità sta diventando la soluzione privata a problemi che hanno origine pubblica ed economica.

E una soluzione privata non può essere generalizzata.

Chi ha i nonni giusti parte da una posizione diversa da chi non li ha. Chi eredita una casa parte da una posizione diversa da chi eredita debiti.

Chi riceve aiuto può trasformare un reddito normale in una vita relativamente stabile.

Chi non riceve nulla deve utilizzare lo stesso reddito per pagare anche ciò che altri hanno già ricevuto.

A quel punto la formula “chi si impegna ce la fa” diventa insufficiente.

Ma anche la formula opposta — “chi è giovane non ha futuro” — è troppo facile.

Il problema reale è molto più concreto: quanto deve lavorare una persona per costruire un patrimonio senza averne ricevuto uno in partenza?

Questa è la domanda che l'Italia dovrebbe porsi.

Perché una società nella quale i nonni aiutano i nipoti è una cosa normale.

Una società nella quale senza i nonni una parte consistente dei nipoti non riesce ad avere una casa, risparmiare o affrontare un imprevisto è un'altra cosa.

La prima è solidarietà familiare.

La seconda è dipendenza intergenerazionale.

E quando un'intera economia comincia a dipendere dalla seconda, il problema non è più quanto siano generosi i nonni.

È che i nipoti non riescono più ad arrivare da soli al punto da cui erano partiti i loro nonni.

Quindi evviva i nonni.