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lunedì 29 dicembre 2025

A Chi..

 

Fra poco il 2025 se ne andra’ lasciando posto al 2026 con tutte le sue incognite, dove ognuno scrivera’ un pezzo di se’.

E’ inutile fare bilanci perche’ quando si fanno, i conti non tornano mai.. quello che comunque abbiamo fatto spesso non ci basta e l’avuto ci sembrera’ sempre troppo poco rispetto al dato.

Ma se questo bilancio lo facessimo con il cuore, se ci guardassimo dentro e se guardassimo cio’ che ci circonda, l’avuto potrebbe trasformarsi in immenso e il dato apparire una nullita’.

Mentre molti di noi brinderanno all’anno nuovo con il cuore colmo di gioia e di speranza, con nuovi progetti nel cassetto la penna pronta a scrivere il proprio poi… migliaia di vite si spegneranno, migliaia chiuderanno la loro storia senza avere piu’ nulla da scrivere…

Molti ci lasceranno mentre le ore comporranno questo nuovo anno fra risate e calici pieni di spumante o champagne, c’e’ chi smettera’ 

di raccontare di se’… e… c’e’ chi iniziera’ a raccontare di se’.

C’e’ chi vorrebbe potersene andare per smettere di soffrire, chi

vorrebbe trattenersi ancora.

Si’, nel mondo milioni smetteranno di scrivere e milioni si affacceranno a farlo.

Questa e’ la vita….

Che possa quest’anno concludersi o il prossimo iniziare per tutti con la serenita’ nel cuore.

Che il dolore del perduto possa dissolversi nel piu’ breve tempo possibile.

Che la solitudine possa abbracciare nuovamente l’amore e per chi arriva e per chi resta possa essere un anno sereno colmo d’amore. 

BUON ANNO

a chi e’ appena nato,

a chi e’ a meta strada,

a chi attende,

a chi non sa attendere,

a chi impaziente vive,

a chi vive sperando,

a chi non spera piu’

ai bambini,

a chi bambino non e’ mai stato,

agli anziani,

a chi non ha avuto,

a chi ha avuto molto,

a chi troppe volte ha pianto,

a chi non sa piangere,

a chi troppo stanco sopravvive,

a chi nella mia vita e’ passato anche per un solo attimo regalandomi un

sorriso o una lacrima,

a chi mi ha amato,

a chi ho amato,

a chi mi odia,

a chi mi conosce,

a chi non conosco…

a chi semplicemente vive..

AUGURO un anno fatto di sogni, desideri amori e fantasia un anno da

vivere serenamente con la visione del bicchiere meta’ pieno.(nel mio

caso..di grappa ..rigorosamente con genziana per la gioia del mio fegato..

ammesso di averlo ancora), non potevo di certo chiudere il post nella

maniera seria e spero.. dico spero di continuare a vedere la vita così,

seguendo sempre i consigli del nonno che voi conoscete per la

moltitudine di volte che ve l’ho esplicata, quindi schiena al muro e non

abbassatevi mai e se per caso ve lo mett.. finita con ve lo mett.. 

I Promessi Sporci.

 



In quel ramo del lago di Como
c’e’ un freddo che gela ogni uomo:
tra promontori, boscaglie e torrenti
ti treman le palle e ti sbattono i denti,
addirittura nel borgo di Lecco
la Sammontana ci fa il Maxistecco.
Un freddo mattino, Abbondio il curato,
camminava pianino perche’ anchilosato,
si procacciava il suo poco salario
con un monte di seghe e poco breviario;
ma nonostante cappello, sciarpa e guanti
rimase diacciato con i Bravi davanti.


E il Bravo: “Fermati, che di culo hai la faccia,
apri le orecchie a questa minaccia!
C’e’ Don Rodrigo il nostro signore
che ha voglia di scopare ogni due ore
ed ha deciso che vuole un pompino
dalla ragazza di Tramaglino…
quindi pretaccio… non al matrimonio
senno’ scateniamo un pandemonio!”
Abbondio rispose con poche parole:
“Dite a Rodrigo che faro’ quel che vuole “.
Il curato entro in casa e scanso’ le vivande
perche’ piene di merda avea le mutande,
racconto’ alla serva ubbidiente
la cattiveria di quel prepotente ;
fu la Perpetua a dir: “Che crudele!”
mentre solerte gli puliva le mele.


Il prete l’indomani parlando latino
prendeva in giro il pover Tramaglino,
che irato sbotto’: “Ti infilo nel frigo!”
Abbondio s’arrese: “Lo vuole Rodrigo!
Non lo posso fare il matrimonio…
senno’ e mi mettano in pinzimonio!”
Renzo usci’ furente sbattendo la porta
e ando’ al negozio a disdire la torta ;
poi racconto' tutto alla demente Lucia
che consiglio’ tutti di pregare Maria.
Le speranze non eran che rimasugli…
poteva qualcosa Azzeccagarbugli?
Ma questi disse a Renzo: “Io… un vo’ beghe!
Dai retta figliolo, fatti tre seghe”.


Ma la coppia promessa non s’era arresa
ed architetto’ delle nozze a sorpresa,
un’azione di forza per gente decisa:
niente rinfresco, prima notte ad Incisa.
Entrarono in chiesa e nel buio assoluto
volaron pestoni, gambette ed uno sputo ;
atterrito Abbondio cerco’ di scappare
e Renzo si scaglio’ dritto sull’altare,
sbaglio' però presa e agguantò Gesu'Cristo,
il prete fuggendo: “Un ti sposo… hai visto!”
Successe un putiferio in tutto il paese
e fu la Lucia a farne le spese:
spalla lussata, versamento a un ginocchio
ed un disgustoso catarro in un occhio.
Si recarono quindi dal Padre Cappuccino
che organizzo’ la fuga per evitar casino:
si mimetizzarono come camaleonti
e con varie bestemmie salutarono i monti.
Che notte per Renzo: ne’ figa ne’ ano ,
Lucia parti’ per Monza e lui per Milano.


La sposa promessa tra il freddo ed il vento
giunse stremata fino ad un convento,
dove comandava una tale Gertrude,
la porcona-monaca con vulva che prude
che godeva a Monza, il Manzoni accenna,
facendosela scicanare da Prost e da Senna.


Appena Rodrigo udi’ dell’accaduto
mollo’ na scoreggia e tiro’ un grosso sputo,
urlo’ agli scagnozzi: “Voglio Lucia!
Cercatemela e portatemela, ovunque sia!”


Nel frattempo a Milano giungeva lo sposo
poco contento e abbastanza furioso,
ragionava tra se’: “Ma mondo stoppino…
non trombo Lucia e qui fo’ il cretino!”.
Ma giunta era l’ora di far colazione
ed agognando Renzo un bel bombolone
si reco’ presso il Forno alle Grucce….
Tiro’Briosce per aria come cartucce:
peggio della guerra di’ quindici-diciotto
volavan panini, schiacciate e un biscotto ;
la gente mirava davvero a far male:
sette contusi per un filone integrale.
Dopo un paio d’ore arrivarono i celerini
che sedarono il tutto tirando crostini.
Renzo si rifugio’ in un’osteria
e si sbronzo’ alla facciaccia di Lucia.


Avrete gia’ inteso che allora a Milano
c’era la crisi della farina e del grano
ma il pover Renzo sapeva n’accidenti
che li’ scarseggiavano questi frumenti.
Passeggiava pel centro con un sacco gigante
quando fu controllato da una volante,
fu perquisito e di poi arrestato:
detenzione e spaccio di cantucci di Prato.
Ma non finisce qui l’avvincente romanzo,
Renzo scappo’ verso l’ora di pranzo:
“Quasi quasi vo’ a Bergamo, si’ la città l’e’ brutta,
speriamo almeno un’ si tirin la frutta!
Proprio di mele c’ho dietro du’ torte…
se mi piglian stavolta c’e’ la pena di morte!”
Don Rodrigo in tachicardia
senza il pompino della Lucia,
esclamo’: “Perche’ non c’ho pensato?
Basta che avverta l’Innominato!”.
Parti’ al galoppo, valicava ogni valle
una mano alle briglie ed una alle palle
e appena il cavallo casco’ sulla ghiaia
apparve il cartello “Villa Calcinaia”.
Rodrigo all’Innominato: “Mio amicone,
con speranza ti chiedo ’sta commissione .
Rapiscimi Lucia, tranquillo e con calma
se non la trovo mi verra’ il cardiopalma!”
L’Innominato con cinque teppisti
entrò nel convento senza esser visti:
da tutte le suore Lucia era appartata
il Grifo la vide e le diede una bastonata,
la colpi’ con forza, un po’ sotto il collo,
lei si squaglio’ come il pane in ammollo.
Per piu’ di sei giorni la pora Lucia
rimase sdraiata per l’anestesia ;
la poveretta piangeva, piangeva e pregava:
“Madonna… fo’ un voto… nessuno mi chiava,
rinuncio ad ogni uomo, niente bambini
da qui finche’ non muoio saran ditalini!”.


Cosi’ lei giuro’ sperduta nel Chianti
quando le apparve l’Innominato davanti:
“Pora Lucia, ti vedo un po’ pesta,
che hai fatto alla spalla e li sulla testa?
Davvero mi vergogno e ti chiedo scusa…
non chiamo Rodrigo e ti mando a Ragusa!”.


Ma lei torno’ al paesello natale
e nel borgo scoppio’ un gran carnevale:
baci ed abbracci, strappi di camicia…
nemmeno in curva quando c’era Derticia,
ma si blocco’ di colpo la citta’
quando seppe del voto di castita’.
Lucia grido’: “Che Renzo si metta in pace…
il suo uccello lo piglio solo alla brace!”.
Milano intanto senza che si sapesse
fu colpita da una forma di aiddiesse:
i rotoli di carta furon presto esauriti
e la gente si puliva il culo coi diti.
Il contagio avveniva stringendosi le mani
e cosi’ fu moria tra i popolani.
Rodrigo fu colpito da una forma violenta
salutando uno zio che cacava polenta:
vane le cure con aspirina e chinino…
e mori’ senza ricevere quel beato pompino.


Ed ecco proprio che da questo momento
riapparve Renzo dall’isolamento:
da Bergamo a Lecco in un battibaleno,
superando le carrozze nientedimeno,
arrivo’ da Lucia che tutta emozionata
gli disse che lui non l’avrebbe trombata.
E Renzo rispose, di rabbia assai empio:
“Lucia te c’hai il VOTO… ed io lo riempio!”.
Questo e’ il finale: ma quale provvidenza…
i mugolii echeggiarono ben oltre Vicenza.


Il mio romanzo e’ terminato,
ripongo la penna e vo’ a bere un Moscato
perche’ io soprattutto di questo Manzoni
mi son veramente scassato i coglioni!


sabato 27 dicembre 2025

Giorgio Agnelli.

 

Il giorno di Natale è morta Maria Sole Agnelli all'età di 100 anni, la notizia è passata senza scalpore come quella del 1965 quando è morto suo fratello Giorgio Agnelli.

Se il post seguente, l'avessi quando ero con mamma Fiat, di sicuro mi sarei trovato trasferito in Cina o a Belorizonte e quindi godo come un istrice ad informarvi che c’è un vuoto, più che un’assenza, nella storia ufficiale della famiglia Agnelli.

Non è un nome cancellato per errore, ma una figura lasciata ai margini, come se il tempo avesse preferito scivolarle accanto senza fermarsi.

Giorgio Agnelli, fratello dell’Avvocato, non appartiene al mito industriale né alla narrazione pubblica della dinastia.

La sua vicenda resta in ombra, e forse proprio per questo parla con maggiore chiarezza.

Nato a Torino nel 1929, figlio di Edoardo Agnelli e di Virginia Bourbon del Monte, Giorgio crebbe in una famiglia numerosa, dove i ruoli sembravano già assegnati.

Era il sesto dei fratelli, prima di Umberto.

Studiò negli Stati Uniti, ad Harvard, lontano dall’Italia e dal peso di un cognome che, in patria, non concedeva anonimato.

Tornato, visse per un periodo in Versilia, nella tenuta di famiglia, dove nel 1946 conobbe la poetessa Marta Vio, che sarebbe stata a lungo la sua compagna.

Di lui si è detto poco e quasi sempre in modo allusivo.

A Torino circolava l’idea che fosse malato e per questo tenuto lontano dalla vita pubblica.

Anni dopo, fu la stessa Vio a ipotizzare una forma di schizofrenia. Qualunque fosse la diagnosi, Giorgio rimase ai margini dell’azienda di famiglia.

Possedeva una quota della Fiat, ma non ebbe mai voce nelle scelte. Era dentro la proprietà, non nel comando.

Una posizione fragile, soprattutto in una casa dove il potere era esercitato con naturalezza e continuità.

Col tempo, il disagio divenne conflitto aperto.

Si racconta di un duro confronto con Gianni Agnelli, durante il quale Giorgio accusò il fratello maggiore di bullizzarlo, di ridurlo a una presenza irrilevante.

In quella occasione arrivò a minacciare la vendita del proprio pacchetto azionario: un gesto che avrebbe esposto la Fiat a scalate ostili.

Non era solo una rivalsa personale, ma un atto che toccava il cuore dell’impero.

La serata però non si fermò alle parole.

Gianni era in compagnia di Anita Ekberg.

Giorgio, in preda all’ira, estrasse una pistola e sparò un colpo verso il fratello.

Nessuno rimase ferito, ma l’episodio segnò una frattura definitiva. All’alba del giorno seguente, un’ambulanza arrivò sotto casa sua. Venne prelevato e trasferito prima in una clinica torinese, poi in Svizzera, nel cantone di Vaud.

Dopo nove mesi di ricovero, Giorgio Agnelli morì precipitando dall’ultimo piano di una clinica di Rolle.

Aveva trentacinque anni.

Una morte che, osservata oggi, sembra prefigurare quella di Edoardo Agnelli, il figlio dell’Avvocato, che molti anni dopo cadrà (buttandosi) da un viadotto.

Due storie diverse, unite da una stessa fine e da un’identica difficoltà a essere comprese.

Di Giorgio restano pochi documenti, qualche testimonianza indiretta, e un silenzio persistente.

Non è celebrato né ricordato, difficile anche trovare sue foto online.




venerdì 26 dicembre 2025

Ex Letterina Natalizia.

 

Or che Natale è passato ho deciso di archiviare la Letterina che avrei voluto postare per il Bambinello e non ho fatto in quanto lo stesso era impegnato a risolvere la situazione della famiglia che vive (viveva) nel bosco abruzzese.. ed era questa la mia preghiera propiziatoria....

(per chi va a messa delle cinque consiglio di interrompere la lettura)...

Mi accingo a cospargere il capo di cenere mentre mi inginocchio su avanzi di noccioline, frutta secca e palle dell’albero rotte…

Caro Bambinello ora che sei rinato, donami la serenita’ di accettare le cose che non posso cambiare, dammi il coraggio di cambiare le cose che non posso accettare e la saggezza di nascondere i corpi di coloro che ho dovuto sopprimere perche’ mi hanno veramente rotto il coglionisterio.

Aiutami anche a stare attento ai piedi che pesto oggi, perche’ potrebbero essere collegati al culo che dovro’ baciare domani.

Aiutami a ricordare che ci vogliono 42 muscoli per aggrottare il viso e solo 4 per stendere il mio dito medio e mandarli a cagare!

Fammi essere come il missile che va dritto verso il cielo o come la piccola supposta che invece va dritto verso il …. e che quando e’ chiamata a compiere il suo dovere lo fa’ fino in fondo, senza mai guardare in faccia nessuno, si mette subito in cammino cercando umilmente la propria strada …. 

E se qualcuno mi si parera’ davanti dicendomi con presunzione ed arroganza: «Lei non sa chi sono io!» intimamente sa’ gia’ che non puo’ essere altro che uno stronzo! Amen.

giovedì 25 dicembre 2025

l'Europa è fallita.

 


 

Inutile nascondercelo. Il progetto Europa si è rivelato alla lunga un completo fallimento. Il parlamento di Bruxelles conta na sega, decide la Commissione, bypassando qualsiasi indicazione dei cittadini.

Dopo un quarto di secolo dall'adozione dell'euro e della sottoscrizione di molti trattati ci ritroviamo più poveri di prima, in grande crisi economica, senza un progetto per il futuro credibile e alla fine della fiera anche a rischio di guerra.

Vi ricordate quel gran mortadella di Prodi che ci raccontava che con l'euro “lavoreremo un giorno di meno guadagnando come se lavorassimo un giorno di più”.

Un par de balle.

I dati reali e i principali indicatori economici sono più che sufficienti a confermarci che le cose sono andate esattamente all’opposto di quanto previsto dall’ex leader dell’Ulivo.

E non c'è bisogno che sia io a dirlo, basta fare due conti controllando le bollette per capirlo.

Siamo arrivati a dover lavorare un giorno in più per prendere meno di quello che si guadagnava prima e non per nulla prima di acquistare qualsiasi cosa io aggiungo tre zeri e moltiplico per due ed è per capire esattamente a che valore sto comprando, la Lella dice che non sono al corrente coi tempi ma nemmeno i miei introiti sono al corrente coi tempi e noi Europei che il Ciuffo biondo USIfero chiama avvoltoi, stiamo pure prestando soldi che non torneranno indietro pari a 90 miliardi e con la mia tecnica dell'aggiungere zeri e moltiplicare per due significano 780.000 milioni vecchie lire.

E che dire di quell'altro che sta mettendo su il ponte sullo stretto con una 15na di miliardi 30.000 milioni vecchie lire.

E' vero che l'Euro ti espone i prezzi con solo poche cifre se leggo 1.000 € significa £.1.936.270.. troppo grande l' indebitamento che prima o poi saremo costretti ad onorare.

E non pensiate che le altre grandi Nazioni stiano meglio. La Germania è da anni in una crisi profondissima tanto quanto la Francia. L'Italia a detta della Giorgia, se la sta cavando meglio delle altre delle altre monete.. sti cazzi..

E che dire dei continui scandali per la corruzione nei corridoi di Bruxelles? E che dire delle assurde politiche economiche comunitarie che ci stanno portando verso il baratro di una crisi profondissima a passo di carica e al suono delle fanfare?

Non ho dubbi che anche i più sinceri europeisti abbiano cominciato a capire che così non si va da nessuna parte se non ad andare a sbattere i denti su di un muro di cemento.

Eppure ce lo avevano ben detto persino tanti premi Nobel che l'euro era uno sbaglio e che non si poteva costruire una valuta solida in quel modo.

L’ euro è stato un’idea orribile. Lo penso da tempo. Un errore che ha messo l’economia europea sulla strada sbagliata”. Era il Nobel per l'Economia Amartya Sen a dirlo.

"La situazione attuale non è sostenibile ancora per molto. E' necessario abolire l'Euro per creare quella fiducia che i Paesi membri una volta avevano l'uno nell'altro". Era il Nobel per l'Economia Christopher Pissarides a dirlo.

"Adottando l'Euro, l'Italia si è ridotta allo stato di una nazione del Terzo Mondo che deve prendere in prestito una moneta straniera, con tutti i danni che ciò implica". Ancora un Nobel per l'Economia a dirlo, Paul Krugman. E sottolineando che "L'Europa non era adatta alla moneta unica (…) l'Europa ha sbagliato a scegliere la propria governance e le sue istituzioni per il controllo della politica economica".

L'Europa ha perso e continua a perdere grosse quote di produzione industriale. La Germania ha avuto un calo del 9% negli ultimi 5 anni, la Francia del 5% e Italia del 3,5%. Belgio e Austria stanno boccheggiando. Non è un problema italiano. E' un problema europeo, di errate scelte strategiche.

Anche nei settori tradizionalmente vivaci, dal lusso all’agroalimentare, in prospettiva i motivi per preoccuparsi sono tanti. Non a caso i nostri agricoltori sono andati a protestare con le cattive contro le assurde regole europee che costringono i coltivatori nostrani a rigidissime normative e che dire dei nostri settori marini, tipo quella delle vongole che devono avere determinate dimensioni e queste consentono l'importazione di prodotti stranieri a basso costo che non rispettano nessuna di queste. Una follia.

E che dire allora sulle case che per poterle vendere devono rispettare norme allucinanti con spese che non ci possiamo permettere causa penuria di moneta personale.


Molte delle difficoltà dell’economia dei Paesi Ue sono dovute anche ai ritardi nell’evoluzione tecnologica e tanta parte ha avuto anche la crisi energetica procurata dalla suicida decisione di rinunciare alle importazioni energetiche russe, abbiamo punito l'invasore ed abbiamo fatto come quello che per far dispetto alla moglie si taglia l'attrezzo riproduttivo.

Discorso a parte la prorompente concorrenza cinese che per arginarla mandano la finanza a sequestrare articoli che noi compriamo visto i prezzi di brand nazionali che tra l'altro loro fanno fare in Cina.

Avere solidi dubbi sulla capacità strategica e organizzativa degli attori del sistema politico e finanziario europeo mi sembra il minimo sindacale.

Si stanno concentrando sul settore della produzione delle armi e per far inghiottire la faccenda ai cittadini europei infondono nell'opinione pubblica la paura di una impossibile invasione russa.

E oggi questa governance vorrebbe addirittura indurci ad una folle guerra aperta con la Russia per prevenirne un suo attacco.

Un'idea a dir poco delirante.

Veramente la ciliegina sulla torta.

Torta al cianuro. Anzi al plutonio.

E mi venite ancora a parlare di Europa? Fuggire bisogna. E in fretta anche se ormai i buoi sono scappati e chiudere la stalla non so... e finisco col non so.



mercoledì 24 dicembre 2025

Aria prenatalizia.

 

Forza.. ancora poche ore e metteremo il bambinello benedetto da Leone 13

più uno mentre legge lo scritto di come fare.

L’anno scorso postai a Dicembre, di barricarvi in casa per evitare la follia

Prenatalizia.

Ma siamo realistici.. non si puo’.

Azz.. teoricamente dovreste stabilire con amici e parenti di non fare regali a

nessun over 10 vi pare?

Solo che poi ad attenervi alla consegna, di fronte ai regali altrui vi 

sentireste meschini come merde stantie.

Vi imponete di evitare le cene d’auguri?

Ringraziate se non ne avrete due di fila e una di cotone.

Percio’, non mi resta che consigliarvi come affrontare l'inevitabile. 

Allora.. cominciamo con le Cene...

Tre i drammi:

1. Rimbambimento da locale sovraffollato;

2. Indigestioni;

3. Chili di troppo.

I rimedi potrebbero essere:

1. Bere un bicchierozzo di Amarone del Quintarelli annata 69 corretto grappa come retrogusto prima di uscire.. rende piu’ sopportabili le urla dei pargoli e le partite a tombola coi pirillini inter parentisterio.

2. Pranzare a patate bollite col contorno di patate cotte sottocenere.

3. Fare sport come per prepararsi alle Olimpiadi… oltre a dimagrire, alla

cena arriverete in un’ovatta di dolce sopore che vi aiutera’ a superare il

dramma N°1.

Passiamo allo Shopping interNatalizio..

Due i problemi fondamentali:

1. Scelta dei regali.

2. Sopravvivenza nella calca di acquirenti.

Le soluzioni possono essere:

1. Dimenticare il Regalo Perfetto. Per trovarlo avreste dovuto mettervi 

all'opera ad agosto, quindi comprate qualunque cosa carina che vi faccia

risparmiare una lunga ricerca e se questo vi facesse sentire in colpa,

pensate ai regali di Natale che avete ricevuto voi.. quanti vi hanno 

sbalordito per bruttezza. 

Quanti (confessate) ne avete riciclati al mercatino del paese? Suvvia siate

obiettivi e fatemi una foto.(per chi non ha capito la battuta ho collegato

l'obiettivo della macchina fotografica e non lo smartphone).

2. Andare per negozi con una persona iperfiga sia maschio che femmina 

anzi mi correggo..se e’ maschio ..Iperpirla e vedrete che al vostro

passaggio, si spartiranno le acque. 

Donne e uomini tratterranno il respiro e si faranno da parte, incantati e

intimoriti da cotanto splendore. Certo, che le commesse potrebbero perdere

la trebisonda e farsi dar retta poi risultera’ complicato. Ma ne varra’ la pena.

Basta soluzioni o il solo pensiero mi appesantira’ l’elefantiasi..ma la

respirate l’atmosfera?

Luminarie, festoni, neve finta, canzoncine, pubblicita’ di profumi e pandori

tipo Ferragni e gli agghiaccianti Babbi Natale appesi ai balconi con vista sui 

nanetti addobbati a festa nel giardino.. ce n'e’ abbastanza perche’ anche

l'adulto piu’ bonario nutra, almeno a momenti, un odio acuminato per il

Natale.

Che fare se per caso si incontrasse il Babbo Natale vero? Ovviamente lo si

strozzerebbe con goduria infinita dopo averlo sodomizzato.(non ho usato

altre parole in quanto siamo nel  clima Natalizio)

C'e’ chi si iscrive al gruppo su Facebook e opera uno strangolamento

virtuale.

C'e’ chi emigra in luoghi esotici e deNatalizzati magari all’Isola di Pasqua.


E c'e’ chi, diffidando del mondo virtuale e non potendosi permettere i luoghi

esotici, si rassegna.. dicendo.. coraggio che dura poco (parlo per me).

E poi dai..il pandoro in fondo..ma molto in fondo e’ passabile.

Ai bambini il Natale piace  e ciascuno di noi son convinto conosca almeno

un bambino a cui brillano gli occhi davanti ai pacchetti sotto l'albero

addobbato.. non e’ poi cosi’ male, guardarlo e sapere che la sua felicita’ 

dipende anche dal regalo che ci e’ costato tanto sforzo comprargli… ma 

ripeto, la festa deve essere sino ai 10anni e anche meno, oltre diventa un

mercato e un festival del consumismo e sinceramente potremmo davvero

farne a meno.. dai ancora un paio di settimane e poi sara’ un ricordo e un

altro Natale se ne sara’ ito, per voi uno in piu’ per me, uno in meno..


martedì 23 dicembre 2025

Buon Natale.

 



La commissione europea è composta da una banda di incompetenti bastardi che sta affossando l'europa.. non so come la pensate Voi ma mi domando se non sentite un bruciore dove non batte il sole.

Il TG nazionale plaude in quanto noi Europei daremo 90 miliardi per arginare la richiesta Ucraina di 165 miliardi … cazzo .. ragioniamo con le vecchie lire e i miliardi diventano 322.749 e noi però ne daremo solo 90 di miliardi (in miliardlire 176.040) che l'Ucraina restituirà solo se la Russia pagherà i danni di guerra..

Ma ve la vedete sta Russia che paga?

Naaa e quindi indovinate chi ce l'ha nel culo?...

Il bello è che l'Ucraina prevede il costo annuo di guerra solo per munizioni di 50 miliardi (in miliardlire 96.813)...

Non ci siamo e cerco di esporre la situazione con parole semplici.

I russi hanno depositato presso un fondo Belga circa 210 miliardi di euro.

Di chi sono quei soldi?

Sono di soggetti pubblici (la banca centrale russa) o privati (privati cittadini russi) che hanno investito i loro soldi in Europa.

Cominciata la guerra questi soldi sono stati "congelati", ovvero i russi non possono prenderseli, ma nemmeno possono essere confiscati definitivamente, è contrario a qualsiasi norma di diritto commerciale.

La Commissione Europea, saltando il parlamento, e appellandosi ad una clausola del regolamento europeo teoricamente non applicabile in questo caso specifico (art. 122 del regolamento europeo), sta facendo un'operazione pericolosissima.

Sta bloccando questi soldi per garantire attraverso essi un enorme prestito agli ucraini.

Dov'è il problema?

Ve ne sono almeno due e uno più grave dell'altro.

  1. La Banca Centrale europea si è rifiutata di dare garanzie nel caso le cose andassero male, dicendo che la responsabilità se la devono prendere gli Stati nazionali non la Banca Centrale. Questo significa che se i soldi alla fine della guerra o per accordi di negoziato dovessero essere restituiti ai russi, tutti gli Stati nazionali europei che hanno aderito alla misura dovranno pagare con loro soldi il prestito agli ucraini che ovviamente non sarà da questi restituito.

    Non hanno un centesimo. Figurarsi. E' una somma enorme che per l'Italia vale un versamento di diverse decine di miliardi.

  2. Cosa pensate che farà qualsiasi investitore extra-europeo se la faccenda viene attuata davvero? Porterà via i suoi soldi dall'Europa il più presto possibile causando una probabile crisi bancaria dagli esiti imprevedibili. Un disastro finanziario che potrebbe affondare l'economia europea e l'euro per decenni.

E tutto questo la Commissione europea lo sta facendo senza alcun passaggio parlamentare, decidono loro e basta e noi coglioni al max faremo il ruggito delle pecore.

Un suicidio, anzi un omicidio dato che loro sono gli assassini e i cittadini europei le vittime.

Qui non si tratta di essere pro-Ucraina, pro-Russia e minchiate allegate, per me sono due popoli bastardi allo stesso livello.

Qui si tratta di minare alle fondamenta il sistema finanziario europeo.

Una morte annunciata.

Una follia.

Un delirio.

Io sono semplicemente (non mi viene la parola). A tal punto è arrivata l'arroganza della Von Der Leyen e la sua banda da far rischiare la rovina dell'Europa per portare avanti un loro disastroso progetto che nessuno sa quale sia davvero.

Ci stiamo spaventosamente indebitando per dare soldi ad un Paese corrottissimo e che non ha la benché minima speranza di vincere la guerra e che se anche la vincesse sarebbe talmente disastrato da non poter restituire un centesimo.

E' come fare un prestito di un milione di euro a un tossico dipendente all'ultimo stadio.

Ovviamente garantito da ogni cittadino europeo con le sue finanze private.

Io non so più cosa pensare e che dirvi.

Vedete un po' Voi.

Ma se fanno questa cosa è una condanna a morte per l'Europa, ve lo dico e lo ripeto.

Regolatevi e buon Natale…



Amarcord.

 


Siamo quella generazione che non tornerà più.

Siamo cresciuti con le scarpe impolverate, le ginocchia sbucciate e il cuore impaziente.

Non per guardare uno schermo, ma per finire la merenda e correre fuori — dove l’unica cosa importante era un pallone e qualche amico.

Eravamo quelli che tornavano a casa da scuola a piedi.

Parlando ad alta voce o sognando in silenzio, con la mente già rivolta al prossimo gioco, alla prossima avventura, tra una buca scavata nella sabbia e un segreto sussurrato dietro un angolo di muro.

Un bastone poteva diventare una spada.

Una pozzanghera si trasformava in un oceano da conquistare.

I nostri tesori erano biglie, figurine da collezionare, barchette di carta.

E il cielo, il nostro unico limite.

Non avevamo salvataggi, solo ricordi nella memoria e sulle pellicole fotografiche.

Le foto si toccavano, si respiravano, si conservavano nei cassetti — accanto a lettere scritte a mano, cartoline dei nonni e disegni colorati che i genitori custodivano come gioielli.

Chiamavamo “mamma” colei che curava le nostre febbri.

E “papà” colui che ci insegnava ad andare in bicicletta.

Non serviva altro.

La notte, sotto le coperte, parlavamo a bassa voce con il fratello nel letto accanto, ridendo di sciocchezze, temendo che un adulto sentisse e spegnesse quel piccolo mondo di complicità.

Questa generazione se ne va, poco a poco, come una fotografia che perde i suoi colori, ma che nessuno vuole buttare.

Ce ne andiamo in silenzio, portando con noi una valigia invisibile: l’eco delle risate in strada, il profumo del pane appena sfornato, le corse sfrenate, e quella libertà che non conosceva notifiche.

Eravamo bambini quando era ancora possibile esserlo.

E forse, questa, è la nostra più grande fortuna.



lunedì 22 dicembre 2025

Assenza è Presenza.

 


Tre giorni al natale e il mio pensiero si proietta a qualche anno addietro, sembra ieri ma a calendario vedo che diversi lustri sono passati e mi convinco sempre piu’ che vivere e’ un insieme di accumulo e perdita dove incontrarsi termina inequivocabilmente con un addio.
Volti, nomi, storie, sentimenti, persone.

Ci vengono incontro, ci affiancano, ci accompagnano per un tratto di strada.. poi se ne vanno, prendono altre vie, altri sentieri.. a volte si fermano, e rimangono li’, e guardano mentre ci allontaniamo e diventiamo sempre piu’ piccoli, sempre piu’ distanti noi  proseguiamo il cammino e spesso neppure ci voltiamo indietro, presi da mille pensieri, gli occhi e la mente intenti alla prossima meta.

Ma ci lasciano, tutti, qualcosa.

Un fardello piccolo o grande, prezioso sempre.. ci lasciano il balsamo misterioso e dolcissimo dell’assenza.

L’assenza e’ una voce che non sentiremo piu’, eppure ci parlera’ dal profondo del cuore nell’ora piu’ buia, nel giorno piu’ difficile.

L’assenza e’ una mano che puoi stringere forte quando ogni altra mano ti sfuggira’ e il coraggio sembrera’ venirti meno.

L’assenza e’ un ricordo che potrebbe apparire banale, e’ una fotografia in bianco e nero, una frase che contiene un mondo, una cantilena imparata non sai piu’ quando e dove, un sorriso, un’amarezza seppelliti nella memoria. e’ una strada ripercorsa tante volte, e’ il Natale come lo aspettano i bambini.

L’assenza e’ il tempo che ti pareva inesauribile e invece non c’e’ piu’, il tempo per tutto cio’ che non hai saputo dire, che non hai potuto fare o non hai voluto fare, e’ l’amore che ti porti dentro, e’ quello che resta quando tutto finisce.

Il rendiconto e’ il significato della vita.

Illogicamente tutta questa assenza e’ per me e’ Presenza.. passata, presente e futura, ciao papa’ Ugo, ne e' passato di tempo ma tu sei sempre qui e sei partito proprio a tre giorni dal Natale, non ti metto fiori per far vedere alla gente che mi ricordo di te, non ti faccio dire messe e quindi non sentirai un estraneo che dice il tuo nome ma tu sei qui dentro, guarda..proprio qui…

e tu sai perche' io

odio le feste Natalizie


                                       Un abbraccio dal tuo carlo 
anzi..
carluccio come mi hai chiamato TU.
Buon Natale papa'

sabato 20 dicembre 2025

Giornata mondiale della minestrina.

 


Siamo nell’occhio del ciclone per quanto riguarda il festival del colesterolo, la Natalità avanza seguita subito dopo dall'addio dell'anno e mi ricordo che tempo fa disquisii sul fatto di promuovere una giornata mondiale della minestrina anche se io opto per carboidrati, come del resto anche il buon Leopardi Giacomo fece a suo tempo e mi rimembro una sua composizione che non tutti sanno, fu fatta quando aveva 11 anni che mettero’ a fine post.. quando ce vo’ ce vo’ e quindi necessita odeare sta brodaglia acquosa.

E’ un atto di riconoscenza dovuta, povera Minestrina specialmente dopo le libagioni cu cui sopra.

Sta povera innocente minestrina.. lei si’ che ci fa del bene.

Passa autunninverni interi a scaldarci le budella e nessuno si degna di onorarla e di farle un monumento.

E’ una sorta di razzismo culinario.

Solo perche’ non e’ un minestrone, di quelli maschi, cazzuti roventi e pesanti.

E’ «ina» lei, leggera, sciacquetta, non ti impiccia lo stomaco.

Poi la Lella ci mette un amen a prepararla.

Ovvia la preferenza di una cofanata di spaghetti o padellata di tortelloni panzerottati.

Se tu donna casalinga redditodicittadinanzata scodelli sotto il muso del maschietto di turno una ciotola di minestrina, sentirai bofonchiare che gli sembra di stare in una corsia di ospedale covidosa, ma poi, un po’ per celia e un po’ per non morire, di fame in questo caso, finira’ con l’ingoiare l’intruglio, magari infilandoci un peperoncino rizzapeli.

Il mascolo con le palle, di fronte alla minestrina suda e trasuda come una lumaca e poi, dopo aver scontato la sua ingiusta pena, dira’.. E mo’? che minchia c’e’ di primo?… Gnulott dell’Agnesa o pasta al forno?.

E’ cosi’.. Il maschio, sta minestrina la trangugia solo per far piacere alla dolce trequarti.

Perche’ esso la ama.

Ma poi mangiare a l’e’ un alter ciule’.

D’altra parte come dar torto.

Mia nonna la minestrina la faceva sulla stufa.

Ci scagliava dentro un paio di pugnate di pasta degli angeli quella a forma di fiorellino e la lasciava li’ a cuocere a tal punto da confondersi con le palle da baseball.. santa donna io la vedevo vecchia ma oggi riconsidererei la veduta e la vedrei come una signora di 65 anni e basta.

Che dire ancora di quella sciacquatura di budella calda e salatina. 

Che tu la mangi, ti riscalda, ti vien voglia di far subito una pisciatina e godi come un falco, non senti quel pieno nello stomaco ma senti che si svuota passando dall’attrezzo che dovrebbe servire alla riproduzione ma declassato SSPP.

Ti da’ l’idea che almeno hai smaltito un po’ di polvere che avevi dentro.

Quindi auguri cari o minestrina, te lo dovevo questo post e pensa che la prima volta che ti ho assaggiato..mi hai fregato.. mia mamma ebbe detto..Carluccio vuoi la *pastina?

Azz.. certo mamma.. anche se e’ piccola la mangio lo stesso..e invece sei arrivata tu cara minestrina

( * pastina in lingua leghista vuol dir minestrina ).



E adesso Dal Pascoli Undicenne




A morte la minestra

Metti, o canora musa, in moto l’Elicona
e la tua cetra cinga d’alloro una corona.
Non già d’Eroi tu devi, o degli Dei cantare
ma solo la Minestra d’ingiurie caricare

.
Ora tu sei, Minestra, dei versi miei l’oggetto,
e dirti abominevole mi porta gran diletto.

O cibo, invan gradito dal gener nostro umano!
Cibo negletto e vile, degno d’umil villano!

Si dice, che resusciti, quando sei buona, i morti;
ma il diletto è degno d’uomini invero poco accorti!

Or dunque esser bisogna morti per goder poi
di questi benefici, che sol si dicon tuoi?

Non v’è niente pei vivi? Si! Mi risponde ognuno;
or via su me lo mostri, se puote qualcheduno;
ma zitti! Che incomincia furioso un tale a dire;
ma presto restiamo attenti, e cheti per sentire:

Chi potrà dire vile un cibo delicato,

che spesso è il sol ristoro di un povero malato?”

È ver, ma chi desideri, grazie al cielo, esser sano
deve lasciar tal cibo a un povero malsano!

Piccola seccatura vi sembra ogni mattina

Dover mangiare a mensa la cara minestrina?

Levatevi, o mortali, levatevi d'inganno

lasciate la minestra, che se non è danno

è almen di seccatura, Ora da te, mia Musa.

Sia pur la selva opaca del tuo Elicone chiusa.

Io forse da qualcuno talor sarò burlato.

Ma non m'importa bastami d'essermi un po' sfogato.

 

domenica 7 dicembre 2025

Made in USA.

Sai perchè non vedi mai sui prodotti che acquisti “Made in Usa”? Semplice.. perchè l'America non vende oggetti, ma vende il diritto di esistere nel mondo moderno.

Tu non trovi l'etichetta "Made in USA" sul tuo tostapane o sulle tue scarpe da ginnastica perché gli americani hanno capito, decenni fa, che sporcarsi le mani in fabbrica è roba da poveri.

Loro hanno tenuto per sé la parte nobile e redditizia della catena alimentare economica, ovvero la proprietà intellettuale, il design e il marketing.

Quando compri un iPhone, tu stai pagando centinaia di euro alla Apple in California per il software e il marchio, mentre alla fabbrica cinese che lo ha assemblato vanno solo pochi spiccioli.

L'America possiede il cervello del prodotto, mentre l'Asia ci mette solo i muscoli a basso costo, quindi tu sei circondato da prodotti americani assemblati da schiavi stranieri.

Il sistema economico statunitense si basa sul principio di esportare l'inflazione e l'inquinamento, lasciando che siano altri paesi a gestire le discariche industriali e le tragedie degli operai.

Produrre un giocattolo di plastica o una maglietta in Ohio costerebbe dieci volte tanto a causa dei salari minimi e delle norme ambientali, quindi le multinazionali hanno deciso di delocalizzare la miseria altrove.

Loro si tengono i profitti puliti di Wall Street e lasciano agli altri lo smog e le malattie professionali derivanti dalla manifattura pesante. Non vedi i loro prodotti sugli scaffali perché l'America ha smesso di essere la fabbrica del mondo per diventare l'ufficio amministrazione del mondo, dove si contano i soldi e si decidono i destini delle nazioni senza mai toccare un cacciavite.

Ad ogni modo anche gli Stati Uniti producono fabbricando cose che tu non puoi permetterti o che servono ad accoppare la gente con precisione chirurgica.

L'industria manifatturiera americana è viva e vegeta, ma si concentra su settori ad altissimo valore aggiunto come l'aerospaziale, il farmaceutico e, soprattutto, il complesso militare industriale.

Il "Made in USA" è stampato sui motori dei Boeing su cui voli, sui missili che distruggono i villaggi in Medio Oriente e sui macchinari per la risonanza magnetica che ti salvano la vita.

Loro non sprecano tempo a costruire le tue posate o le tue mutande perché preferiscono costruire gli strumenti che controllano i cieli e i mercati energetici globali, lasciando a te l'illusione che la Cina sia vicina solo perché ti vende le cover del telefono.