Prima di scendere a Casalcoso io mi faccio i polmoni e le palle andando in bicicletta al Parco della Mandria che è a pochi chilometri da Torino.
Da quelle parti c'è un posto segreto che quasi nessuno conosce, dove la natura sta letteralmente sommergendo la storia dell'auto.
Camminando nel Parco della Mandria, lontano dai sentieri turistici, si trovano dei cancelli e sbarramenti con tanto di divieto e per bypassarli non è semplice ma se riuscite a farlo ci si imbatte in uno scenario surreale: una ciclopica pista d'asfalto abbandonata in mezzo ai boschi.
È la vecchia pista di collaudo segreta della FIAT di La Cassa.
Mio figlio Fabio che aveva il suo aereo all'aeroporto Prealpi, si divertiva atterrare su questa pista e ripartire mentre i pochi sorveglianti minacciavano brandendo la loro pistola probabilmente senza munizioni.
Oggi sta pista è ridotta maluccio, divorata dalle crepe e dagli arbusti, ma tra gli anni '60 e '90 questo enorme impianto da 1,6 milioni di metri quadrati era una vera e propria Area 51 dei motori.
Non parliamo di un semplice circuito, ma di un fortino inavvicinabile dove la sicurezza rasentava l'ossessione.
I prototipi arrivavano a La Cassa blindati sotto pesanti teli copri auto e i collaudatori guidavano modelli camuffati con pannelli posticci in plastica o legno per depistare i fotografi spia di "Quattroruote", sapendo che una sola parola di troppo scambiata al bar con gli estranei sarebbe costata il licenziamento in tronco.
In quel perimetro blindato il lavoro non si fermava mai: i collaudi duravano ventiquattr'ore su ventiquattro, sette giorni su sette, anche in piena notte, per accumulare oltre due milioni di chilometri all'anno di test estremi.
Tra i segreti meglio custoditi della pista c'era il cosiddetto Test for Life, un massacro meccanico a cui venivano sottoposte le auto di nuova concezione.
Per quattro mesi consecutivi, i collaudatori facevano girare i veicoli in un settore specifico progettato con un unico scopo: distruggere le sospensioni e i telai.
C'erano tratti che riproducevano il pavé più sconnesso d'Europa - i collaudatori scherzavano dicendo che serviva a simulare "la strada fatta male di Roma" -, dossi artificiali spacca braccetti e buche profonde create ad hoc per simulare, in appena un'ora di tortura, mesi di utilizzo esasperato su strade normali.
Se un pezzo doveva cedere, i tecnici pretendevano che lo facesse lì, lontano da occhi indiscreti.
Poco distante, nascosti dal fango e dalla vegetazione più fitta, c'erano percorsi da fuoristrada estremo con vasche profonde per i test di guado, dove i militari dell'Esercito Italiano mettevano alla frusta la leggendaria FIAT Campagnola.
Chiunque abbia nostalgia dell'epoca d'oro del rally mondiale dovrebbe guardare questo asfalto screpolato con un enorme rispetto.
Su queste stesse corsie e sulle piste sterrate adiacenti, la scuderia Lancia Corse e gli ingegneri dell'Abarth hanno deliberato l'assetto e la meccanica di auto che avrebbero dominato il mondo, come la Stratos e la 037.
Proprio qui, all'inizio del 1985, avvenne uno dei momenti più iconici e segreti dello sport italiano.
Mentre il mondo dei rally veniva stravolto dalle trazioni integrali straniere, un prototipo ancora grezzo entrò in pista a La Cassa per i primi veri collaudi dinamici: era la Lancia Delta S4 (noto nell'ambiente come SE038) guidata dall'ing. Claudio Lombardi.
Fin dai primi giri, tra i fumi degli scarichi e il rombo del compressore volumetrico che rimbombava tra gli alberi della Mandria, quel mostro demolì ogni record precedente del circuito.
Prima di vincere a Sanremo o di correre sulle strade del Monte Carlo, le leggende dell'automobilismo italiano sono nate qui, nel silenzio di questi boschi che oggi si stanno riprendendo tutto.
Certo che vederla oramai ridotta ad un fantasma di un glorioso passato fa un certo effetto: uno scenario post-apocalittico alla Life After People.
E in un certo senso lo è.
In questi anni è partito un imponente progetto di rinaturalizzazione che ha già visto smantellare l'asfalto di gran parte delle vecchie piste, restituendo ufficialmente la terra alla foresta con la messa a dimora di decine di migliaia di alberi autoctoni.
Un pezzo di ferro e cemento che torna a essere bosco.
Forse è giusto così, ma per chi ama i motori, quel silenzio che c’è oggi fa un forte contrasto con il rombo dei motori che, per trent’anni, ha fatto tremare la Mandria.
Ho avuto la fortuna grazie all'Ing. Lombardi che era un mio fornitore ad effettuare il test sulla Delta Integrale e la mia soddisfazione è stato il tempo che ho impiegato per il percorso che si staccava con ritardo di 6 secondi sul tempo effettuato da Biason ma ho il record per aver percorso 89 metri solo con le due ruote sinistre senza ribaltarmi. (peccato che 15 giorni dopo al Rallye di SanSecondo ho dato il giro e lo stesso è successo sia nel parcheggio Iveco con auto nuova personale non da gara sia a Varese nella prova dell'8 in piazza).
E' una mia prerogativa vedere il mondo a testa in giù ed è per questo che la Lella ha prenotato il viaggio a Casalcoso col Frecciarossa.





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