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domenica 6 settembre 2026

Questo post per voi sarà normale ma per me lascia un traccia di nostalgia datosi che mentre stavo digitando è arrivato il mio amico Natalino a salutarmi in quanto non ci vedremo sino al prossimo anno se Dio vorrà e cmq la vita continua.

Stavolta prendo di mira il ministro dello sviluppo che mentre gli Italiani stanno con le pezze al culo e affondano nell'attuale crisi energetica e industriale senza precedenti.. lui pensa ai francobolli.

Ma sarà pirla sto parlamentare?

Abbiamo bollette che schizzano alle stelle, inflazione che erode il potere d'acquisto e un debito pubblico che supera il 138% del PIL, e sto ministro delle Imprese e del Made in Italy ha trovato il tempo e il modo di presentare al mondo sei nuovi francobolli celebrativi.

A dire che è rincoglionito è un'offesa ai coglioni e questo gesto che ha dell'incredibile per la sua tempestività e per la capacità di distogliere l'attenzione dai veri problemi del Paese, e che, come un boomerang, è tornato a colpire l'immagine di un governo che, per quanto longevo, sembra aver smarrito la bussola delle priorità, e che, con la scusa di celebrare il made in Italy, sta trasformando il ministero dello Sviluppo Economico in un ufficio filatelico, dimenticando che la vera sfida, per un Paese come il nostro, è quella di rilanciare l'industria, di proteggere i posti di lavoro di proteggere i pensionati pirla come me e di garantire a tutti i cittadini un futuro di dignità e di speranza.

La scelta di dedicare i nuovi francobolli a un bicchiere di birra Forst, al logo Oro Saiwa, al pacchetto di patatine San Carlo, a un macinacaffè Eureka, a un omaggio alla Ferrero e al brand Caffè Saquella, ha dell'incredibile per la sua banalità e per la sua capacità di trasformare il made in Italy in un catalogo di marchi commerciali, come se il valore di un Paese si misurasse dalla quantità di prodotti di consumo che riesce a mettere in vetrina, e non dalla sua capacità di innovare, di competere e di creare ricchezza per tutti i suoi cittadini.

Non faccio nomi ma cognomi e il ministro Urso ha dimostrato come l'Italia abbia perso braccia che anzichè darsi all'agricoltura sono entrate in politica.

In questo suo dimenticabile mandato ha già presentato ben 280 (duecentottanta) francobolli, si è trasformato in un vero e proprio "ministro del bollino", e la sua iniziativa, che ha dell'incredibile per la sua superficialità, ha suscitato un'ondata di critiche e di ironie tipo questa che sto scrivendo, con l'opposizione che ha denunciato l'incapacità del governo di affrontare le emergenze reali, come la crisi dell'Ilva, il crollo dell'industria manifatturiera e non ultima ci metto pure la viabilità per i ciclisti a Casalcoso e con i cittadini che, come un fiume carsico, hanno invaso i social con commenti e proteste, chiedendosi se, mentre le fabbriche chiudono e i posti di lavoro scompaiono, il governo abbia davvero intenzione di salvare il made in Italy o se preferisca, come sembra, immortalarlo su un pezzo di carta, dimenticando che la vera ricchezza di un Paese non si misura in francobolli, ma nella capacità di garantire ai suoi cittadini un futuro di crescita e di benessere, e che, come hanno scritto i commentatori, è ora di smettere di giocare con la filatelia e di cominciare a fare sul serio con l'economia, prima che sia troppo tardi.

Ma poi mi chiedo a che cazzo servono sti francobolli che tanto la posta o i postini non arrivano più a casa.

Bah e come dicono a Bolzano “ogni giorno s'arza un bischero”.




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