Lasciate ogni speranza, o voi che entrate

armatevi di coraggio e sfogliate il blog

computer-immagine-animata-0026

QR Code di questo blog

Generatore di codici QR

Instagram

Instagram

Il mio profilo in Linkedin Carlo Bonzi

Spread in tempo reale..ammazzate se e' schifa

cercami in Linkedin

https://www.linkedin.com/in/carlo-bonzi-6992081a/?originalSubdomain=it

Veni, Vidi, WC.

In classifica

Riconoscimento

Riconoscimento

Sto rilevando il tuo IP e non dirlo a nessuno.

Il post e' scritto in Togolese ma tu prova a cambiare lingua.

Questo e' il mio motore di ricerca, scrivi una parola e clicca sul cerca

giovedì 3 settembre 2026

Fragolino.

 



Ma perchè ci prendono per il culo? Oggi all'Eurospin quello vicino all'ingresso dell'autostrada.. girando tra i vini vedo la bottiglia di “fragolino” ma dai.. siamo scesi con la piena?


Questa è la bottiglia e relativa etichetta e si presenta pure con gabbietta fermatappo e se il vino non gusta, almeno lo utilizzerò per fare una miniseggiola da mettere assieme alle altre nella vetrinetta.. e che dire sul vino dichiarato 10% vol con ingredienti:

Vino(uve), acqua e zucchero, anidride carbonica,agenti stabilizzanti (contiene acido metatartarico e/o poliaspartato di potassio e/o gomma arabica)aroma, regolatori dell'acidità (acido citrico) conservanti (metabilsolfito di potassio), (solfiti).

Sticazzi oh Gervaso.. ma sul serio il vino si fa anche con l'Uva? 

Boh e adesso con l'aiuto dell'AI, ci faccio un post per chi vuol conoscere che è il FRAGOLINO.

Il vero Fragolino non è quello della foto e manco lontanamente sa' di fragola.

C'è un vino che, più di molti altri, riesce a dividere gli italiani.

Basta pronunciare il suo nome e subito tornano alla memoria bottiglie dal colore rosso rubino, un profumo intensissimo di fragola, un gusto dolce e fruttato e quella sensazione un po' ingenua di stare bevendo qualcosa che assomiglia più a un dessert che a un vino tradizionale.

È il fragolino.

O almeno, quello che per decenni abbiamo chiamato fragolino.

Perché qui comincia la parte interessante del post: il fragolino che molti ricordano e il “fragolino” che oggi troviamo sugli scaffali dei supermercati non sono necessariamente la stessa cosa.

E dietro questa apparente stranezza c'è una storia che coinvolge la botanica, le epidemie che devastarono la viticoltura europea, le leggi italiane ed europee e persino una delle grandi trasformazioni dell'agricoltura moderna.

Per capire tutto bisogna partire dall'uva in quanto il vino si fa anche con l'uva (ma per sul serio lo diceva nonno Baldassarre).

Il profumo caratteristico del fragolino tradizionale è legato alla cosiddetta uva fragola, conosciuta anche come uva americana o Isabella.

Non appartiene alla grande famiglia della Vitis vinifera, quella alla quale appartengono praticamente tutti i grandi vitigni europei che conosciamo: Sangiovese, Nebbiolo, Barbera, Barbaresco, Primitivo, Nero d'Avola, Chardonnay, Merlot, Cabernet e moltissimi altri.

L'uva fragola appartiene invece alla specie Vitis labrusca, originaria del continente americano quando non c'era parrucchino pannolinato, o più precisamente a varietà e ibridi riconducibili a quel patrimonio genetico.

Il suo arrivo in Europa è legato a una delle più drammatiche crisi della storia della viticoltura.

Nella seconda metà dell'Ottocento i vigneti europei furono devastati dalla fillossera, un piccolo insetto proveniente dal Nord America (probabilmente allevato dal nonno del parrucchino) che attaccava le radici delle viti europee.

Intere campagne vennero distrutte creando il panico dei bisnonni che passavano il sabato sera con davanti il fiaschetto e tornavano a casa e cidàchecidà la popolazione aumentava.

Vigneti che rappresentavano secoli di storia scomparvero nel giro di pochi anni.

Le viti americane, però, avevano sviluppato una maggiore resistenza alla fillossera.

Fu così che cominciarono a essere utilizzate sempre più frequentemente in Europa, soprattutto come portainnesti sui quali innestare le varietà di Vitis vinifera.

È una delle ragioni per cui ancora oggi gran parte della viticoltura europea utilizza portainnesti di origine americana.

Ma alcune viti americane vennero anche coltivate direttamente per produrre uva.

E qui entra in scena l'uva fragola.

Era una pianta rustica, resistente, produttiva e relativamente facile da coltivare e io ne vado sempre alla ricerca anche perchè bastano un paio di grappoli e via sul cesso e altro che Falqui.

Non richiedeva necessariamente le stesse cure dei vitigni europei e poteva adattarsi a condizioni nelle quali altre viti avevano maggiori difficoltà.

In molte zone dell'Italia settentrionale e centrale si diffuse quindi la coltivazione di queste uve.

E il vino che se ne ricavava aveva caratteristiche completamente diverse da quelle dei grandi vini tradizionali.

Era profumato, particolare, spesso dolce o amabile, con quell'inconfondibile aroma che ricordava la fragola.

Per alcune persone era una piacevole curiosità.

Per altre rappresentava invece un prodotto rustico e di qualità inferiore rispetto ai vini ottenuti dalle varietà europee.

Ma c'era anche una questione economica.

La diffusione delle viti americane e degli ibridi produttori diretti poteva aumentare enormemente la quantità di vino disponibile sul mercato a costi relativamente contenuti.

In un'epoca nella quale la viticoltura europea cercava di riprendersi dalle devastazioni della fillossera, il problema non era soltanto botanico: era anche commerciale.

Le autorità cercarono quindi di regolamentare la produzione e la vendita dei vini ottenuti da determinate varietà.

Da qui nasce una delle curiosità più sorprendenti della storia del fragolino: la possibilità di coltivare l'uva per consumo personale non coincide con la possibilità di commercializzare liberamente il vino ottenuto da essa.

La normativa italiana ha progressivamente limitato la produzione e la commercializzazione dei vini ottenuti da alcune varietà di viti americane e da determinati ibridi, insomma sti politici hanno sempre rotto i coglioni.

Le disposizioni sono state successivamente inserite nel più ampio quadro della normativa europea sul vino.

Il risultato è che l'uva fragola non è semplicemente “illegale”, come a volte si sente raccontare.

La realtà è molto più complessa.

Una cosa è coltivare determinate varietà e produrre vino per consumo familiare, altra cosa è immettere sul mercato un prodotto presentandolo come vino secondo le denominazioni e le categorie previste dalla normativa.

E allora perchécazzo nei supermercati continuiamo a trovare il fragolino?

Perché quello che troviamo normalmente in commercio può essere una bevanda aromatizzata a base di vino, e non il vino ottenuto direttamente dall'uva fragola che molti hanno conosciuto nelle campagne italiane.

Il nome, insomma, è rimasto.

E il mercato ha capito perfettamente che cosa farsene di quel nome.

Una bevanda può richiamare l'immagine del fragolino tradizionale, utilizzare aromi che ricordano la fragola e avere un gusto dolce e fruttato, pur essendo un prodotto completamente diverso dal vino artigianale che una famiglia poteva ottenere dalla propria uva.

È qui che nasce una delle più curiose ambiguità del mondo del vino.

Il consumatore pirla tipo me, vede una bottiglia con la parola “fragolino”, riconosce immediatamente quel profumo e pensa di ritrovare il vino della memoria.

Ma bisogna leggere l'etichetta e ve l'ho scritto sopra inizialmente.

È lì che si scopre che cosa si sta realmente acquistando.

E c'è un'altra leggenda che merita di essere ridimensionata: quella secondo cui l'uva fragola sarebbe pericolosa perché durante la fermentazione produrrebbe quantità letali di metanolo.

La questione è decisamente più complessa.

Il metanolo può essere presente nelle bevande alcoliche in quantità variabili e può derivare dalla degradazione delle pectine presenti nella materia prima durante i processi fermentativi.

Ma trasformare questa caratteristica in una sorta di “veleno naturale dell'uva fragola” è una semplificazione priva di senso.

Il vero problema storico del fragolino non è quindi che fosse una specie di vino assassino.

È molto più interessante.

È una questione di origine botanica, caratteristiche del prodotto, normativa e mercato.

E forse proprio per questo il fragolino continua a esercitare un fascino particolare.

Perché appartiene a quella categoria di prodotti che hanno avuto una vita parallela: da una parte il vino prodotto nelle campagne, spesso in piccole quantità e destinato alle famiglie; dall'altra il prodotto commerciale che ne ha conservato il nome e l'immaginario.

Chi come me ha avuto la possibilità di assaggiare il vero vino ottenuto dall'uva fragola spesso racconta un'esperienza completamente diversa da quella offerta dalle moderne bevande aromatizzate.

Il profumo è inconfondibile.

Il carattere è rustico.

La componente fruttata è immediata.

Non è necessariamente un grande vino nel senso classico del termine e non avrebbe senso confrontarlo con un Barolo, un Brunello o un Amarone.

Appartiene a un'altra storia, quella delle vigne familiari, dei piccoli appezzamenti, delle produzioni domestiche e di una viticoltura popolare che per molto tempo ha accompagnato la vita quotidiana delle campagne italiane.

E forse è proprio questo il motivo per cui il suo ricordo è così resistente.

Il fragolino non appartiene alla grande aristocrazia del vino italiano.

Non ha bisogno di invecchiare per vent'anni in una cantina perfetta.

Non ha bisogno di un calice particolare o di una temperatura studiata al grado.

È il vino della curiosità, della convivialità e, per molti, della memoria.

Ma se oggi qualcuno cerca quel sapore al supermercato, dovrebbe sapere una cosa molto semplice: non basta leggere la parola “fragolino” sulla bottiglia per sapere che cosa c'è dentro.

Il nome può evocare una tradizione.

L'etichetta racconta invece la realtà del prodotto.

E questa è una delle lezioni più interessanti che il mondo del vino possa insegnare: spesso dietro una bottiglia non c'è soltanto una bevanda, ma una storia fatta di botanica, agricoltura, economia, legislazione e cultura.

L'uva fragola è sopravvissuta alle trasformazioni della viticoltura.

Il fragolino è sopravvissuto alle trasformazioni del mercato.

E il suo nome è arrivato fino a noi.

Solo che, qualche volta, il fragolino che ricordiamo e quello che compriamo non sono più la stessa cosa.

PS. Alla memoria del nonno materno Gervaso e paterno Baldassarre.

 


Nessun commento: