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venerdì 11 settembre 2026

Pannolinato il Messia.

 


Come dissi ieri Parrucchino pannolinato ha chiesto un giuramento di fedeltà.

Non al partito, non alla Costituzione, non agli Stati Uniti.

A se stesso.

Mani alzate, braccio destro teso, e la folla dell'American Airlines Center di Dallas che ripete come in una setta: "Prometto al più grande presidente della storia degli Stati Uniti che ci ama così tanto che uscirò e andrò a votare".

E poi, con il sorriso di chi sa di essere impunito, la minaccia: "Sapete cosa succede se non andate a votare? Andrete all'inferno".

Non è una battuta.

Non è un eccesso retorico.

È la trasformazione della politica americana in una religione pagana dove il dio ha un nome, un cognome e un ciuffo biondo che forse è castano (ripeto forse).

E il dio, per assicurarsi che i fedeli si presentino alle urne il 3 novembre, ha promesso un miracolo economico: cinquemila dollari a ogni cittadino americano adulto se i repubblicani manterranno il controllo di Camera e Senato.

"Chiamatelo il dividendo Trump", ha detto, paragonandolo ai dividendi che le aziende pagano agli azionisti.

Come se l'America fosse una spa, e i cittadini azionisti.

Come se il governo federale fosse un fondo di investimento.

Come se la democrazia fosse una transazione commerciale.

Il piano è una mazzetta elettorale.

Non c'è altro modo per definirlo.

Un presidente in carica che promette denaro contante in cambio di voti.

La legge federale americana vieta i pagamenti finalizzati a influenzare il voto.

E la maggior parte dei giuristi, dice la BBC, ritiene che questa promessa sia una violazione palese della legge elettorale.

Ma parrucchino pannolinato e dipinto (devo ancora appurare se effettivamente si è fatto castano) lo ha detto lo stesso.

Lo ha detto dal palco.

Lo ha detto in diretta televisiva.

Lo ha detto con la certezza di chi sa che nessuno lo fermerà.

Perché a Washington, quando il presidente parla, i giuristi discutono, i fact-checker lavorano, i giornali scrivono.

E poi non succede un cazzo.

I numeri, del resto, sono quelli che sono.

Duecentoquaranta milioni di adulti americani.

Cinquemila dollari a testa.

Il conto è semplice: milleduecento miliardi di dollari.

Milleduecento miliardi.

Più della richiesta di bilancio dell'intero Pentagono per il 2026.

Il debito pubblico americano ha già superato i quarantamila miliardi di dollari.

Il deficit annuale viaggia attorno ai duemila miliardi.

E il Committee for a Responsible Federal Budget, un'organizzazione non partigiana che riunisce economisti di entrambi i partiti, ha definito la proposta "fiscalmente pericolosa, economicamente all'indietro e fondamentalmente non seria".

Maya MacGuineas, presidente del comitato, ha detto una cosa che dovrebbe far riflettere chiunque abbia un minimo di sale in zucca: "È difficile capire come qualcuno possa guardare la nostra attuale situazione fiscale ed economica e pensare che dobbiamo prendere in prestito altri mille e duecento miliardi di dollari per mandare contanti a tutti".

Ma l'ex biondo (ripeto che devo appurarlo ma da Casalcoso è difficoltoso) non ha spiegato come finanziare la cosa.

Ha detto che i dazi pagheranno.

Peccato che le entrate tariffarie previste per il prossimo anno fiscale siano di centosessantasette miliardi di dollari.

E la Tax Foundation, un'organizzazione che normalmente sostiene le politiche di crescita economica e si oppone agli aumenti delle tasse, stima che i dazi del pannolinato genereranno circa centoventiquattro miliardi nel 2027.

Centoventiquattro miliardi contro milleduecento.

Il resto? Debito. Inflazione. Rendimenti dei titoli del Tesoro più alti. E un'economia già fragile che rischia di esplodere sotto il peso di una misura elettorale senza precedenti.

E c'è il dettaglio che nessuno sembra cogliere. Il futuro Messia ha detto che il Congresso non sarebbe necessario.

"Credo che lo farebbero, se ne avessimo bisogno. Ma riteniamo che non sia necessario".

Tradotto: il presidente si arroga il diritto di distribuire denaro pubblico senza l'approvazione del potere legislativo. Senza il controllo del Congresso. Senza il rispetto della Costituzione.

È il sogno di ogni autocratа.

Un uomo solo al comando, con la cassa dello Stato in mano, che promette soldi a chi lo vota.

E lo fa davanti alle telecamere, in diretta, con la folla che lo acclama (questo lo vedo dai nostri telegiornali).

Non è la prima volta che pannolinokid promette dividendi.

Nel novembre 2025 aveva detto che avrebbe mandato duemila dollari a ogni americano grazie alle entrate dei dazi.

Non è mai successo.

Nel marzo 2025, insieme a Elon Musk, aveva promesso cinquemila dollari a testa grazie ai risparmi del Dipartimento per l'Efficienza Governativa.

Non è mai successo.

Ma questa volta, davanti a un partito in difficoltà nei sondaggi, davanti a un'economia che rallenta, davanti a un elettorato che ha bisogno di essere comprato, il Messia ha rilanciato.

Ha promesso di più.

Ha promesso tutto.

Perché sa che se non vince a novembre, se i democratici conquistano il Congresso, lui diventa un'anatra zoppa.

E un'anatra zoppa, per un uomo che ha costruito la propria vita sull'idea di essere invincibile, è la cosa peggiore che possa esistere.

Il giuramento di fedeltà, la minaccia dell'inferno, il dividendo da cinquemila dollari.

Tre cose che insieme fanno una sola: la fine della politica come la conoscevamo. Non c'è più dibattito. Non c'è più programma. Non c'è più visione.

C'è un uomo, un palco, una folla di coglioni.

E una promessa che vale più di qualsiasi argomento: se mi voti, ti pago.

Se non mi voti, vai all'inferno.

È il baratto più antico del mondo, quello tra il potere e la paura. E parrucchino il coglione lo ha perfezionato.


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