Allora.. non sono incazzato ma oggi leggerete un post di merda nel vero senso della parola.
Altro che Superbonus.
Altro che cappotti termici, ponteggi, detrazioni fiscali e miliardi evaporati tra bonus e fatture.
Il futuro dell’edilizia, a quanto pare, potrebbe arrivare da una materia prima che l’umanità produce con impressionante regolarità (nel mio caso aumentata dalla crusca del mattino nel caffelatte) e che, fino a ieri, nessuno avrebbe pensato di mettere dentro un muro: la merda.
Ragazzi questo è un termine che sta nel vocabolario e quindi Italiano puro.
Il mio tutor dell'AI dice che a sviluppare il materiale è stato un gruppo di ricercatori della Manipal University Jaipur, in India, alle prese con un problema molto concreto: come trasformare una quantità enorme di rifiuti organici in una risorsa utile per l’edilizia. La risposta è stata abbastanza semplice da sembrare una barzelletta e abbastanza seria da essere oggetto di ricerca scientifica: utilizzare le feci umane (avevo scritto cagate) nella produzione di un materiale cementizio.
E qui bisogna mettere da parte per un momento le battute, perché la faccenda è più interessante di quanto suggerisca il titolo scatologico.
Il punto non è costruire grattacieli fatti di cacca, come se fossimo finiti dentro un film di fantascienza di serie B.
Il punto è recuperare una materia organica che normalmente deve essere trattata e smaltita e utilizzarla, dopo opportuni processi di trattamento, come componente di un materiale da costruzione.
Secondo i ricercatori, il risultato sarebbe sorprendente: il calcestruzzo ottenuto con questo approccio avrebbe mostrato una resistenza fino al 42% superiore rispetto a quello convenzionale nelle condizioni sperimentali considerate.
Occhio che quel “fino al” è fondamentale.
Non significa che da domani ogni cemento prodotto sulla Terra sarà automaticamente più resistente perché qualcuno ci ha aggiunto le feci.
Significa che in determinati test e con determinate formulazioni il materiale ha mostrato prestazioni superiori.
Ed è proprio qui che la storia diventa scientificamente interessante.
Le feci non vengono semplicemente raccolte, infilate in una betoniera e trasformate magicamente in cemento.
Il materiale organico deve essere trattato.
La composizione chimica delle feci è complessa e comprende acqua, materia organica, sali minerali e una grande quantità di microrganismi.
Utilizzarle direttamente nell'edilizia sarebbe naturalmente improponibile per ragioni igieniche, chimiche e strutturali.
La ricerca consiste quindi nel capire quali componenti possono essere recuperati e in quale forma possano essere incorporati nella matrice cementizia.
Il risultato apparentemente paradossale — un materiale di scarto che contribuisce alla resistenza — dipende proprio dalle trasformazioni che avvengono durante il trattamento e nella successiva fase di indurimento.
Alcuni componenti possono modificare la struttura della matrice, favorire determinati processi di idratazione e contribuire alla formazione di una struttura più compatta.
In altre parole, la cacca non diventa cemento: viene trasformata in una materia prima secondaria capace, in determinate condizioni, di influenzare positivamente il materiale finale.
E questa distinzione è fondamentale anche per capire dove finisce la scienza e dove comincia il titolo acchiappa-click.
A tal proposito se voi leggete utilizzando il form del web avrete letto il numeratore mensile che ha superato le 250.000 clickate.. e vabbe'.
“Cemento alla merda” fa ridere.
“Materiale cementizio ottenuto attraverso il recupero controllato di rifiuti umani trattati” molto meno.
Ma è quest’ultima la realtà scientifica che interessa.
Il vantaggio potenziale è enorme soprattutto in un Paese come l’India, dove la gestione dei rifiuti e delle acque reflue rappresenta una questione gigantesca.
Trasformare una parte di questi materiali in risorsa significa affrontare contemporaneamente due problemi: lo smaltimento dei rifiuti e la necessità di materiali da costruzione.
È la vecchia logica dell’economia circolare applicata nella maniera più brutale possibile: ciò che per qualcuno è uno scarto diventa materia prima per qualcun altro.
E non è nemmeno la prima volta che la ricerca prova a trasformare materiali che normalmente consideriamo disgustosi o inutilizzabili in elementi per l'edilizia.
Negli ultimi anni sono stati studiati mattoni e materiali compositi prodotti utilizzando fanghi di depurazione, residui agricoli, cenere, plastiche riciclate e altri materiali di scarto.
La vera rivoluzione non consiste quindi nell'aver scoperto che la cacca può entrare in laboratorio.
Consiste nell'aver capito che il confine tra “rifiuto” e “materia prima” è molto meno naturale di quanto pensiamo.
Naturalmente, prima di immaginare condomini costruiti con gli escrementi dei cittadini di Jaipur, ci sono parecchie domande da risolvere.
La prima è la sicurezza.
Un materiale destinato all'edilizia deve essere stabile, sicuro e conforme agli standard.
La seconda è la durabilità: una resistenza maggiore misurata in laboratorio non significa automaticamente che il materiale conserverà le proprie proprietà dopo decenni di esposizione a umidità, variazioni di temperatura, agenti chimici e sollecitazioni meccaniche.
La terza riguarda la produzione su larga scala.
Una cosa è ottenere un risultato interessante in laboratorio, un'altra è trasformarlo in una tecnologia industriale economicamente competitiva.
E poi c'è la questione ambientale.
Se per trattare le feci occorressero enormi quantità di energia, acqua o sostanze chimiche, il vantaggio ecologico potrebbe ridursi drasticamente.
L'analisi seria, dunque, non può fermarsi alla domanda “è più resistente?”.
Bisogna chiedersi quanta energia serve, quante emissioni si producono, quanto costa il trattamento, quale percentuale di materiale può essere sostituita e cosa accade alla fine della vita del prodotto.
Insomma, la merda potrebbe davvero diventare una risorsa.
Ma non perché qualcuno abbia avuto una trovata folle.
Perché la ricerca moderna sta cercando di smontare una delle nostre convinzioni più radicate: che un materiale, una volta diventato rifiuto, abbia necessariamente perso ogni valore.
E c'è persino una piccola ironia storica.
Per decenni abbiamo raccontato l'economia moderna attraverso l'ossessione per il petrolio, il cemento, l'acciaio, il silicio e le terre rare.
Abbiamo costruito sistemi industriali giganteschi per estrarre materia dalla terra, trasformarla, consumarla e poi pagare altri soldi per smaltire ciò che rimane.
Adesso arriva qualcuno e dice: forse abbiamo sbagliato prospettiva. Forse una parte delle materie prime del futuro è già sotto i nostri piedi.
O, in questo caso, dentro le nostre fogne.
Non significa che il Superbonus dovesse essere finanziato con la cacca.
Significa qualcosa di molto più serio: l'edilizia del futuro dovrà necessariamente imparare a consumare meno risorse vergini e a recuperare più materiali di scarto.
E se alla fine scopriremo che uno dei materiali più promettenti per costruire il futuro arriva proprio da quello che per millenni abbiamo considerato il simbolo assoluto dello spreco, ci sarà poco da ridere.
Perché la vera beffa sarebbe questa: dopo aver speso una montagna di soldi per trasformare l'edilizia italiana in un gigantesco laboratorio fiscale, qualcun altro potrebbe riuscire a rilanciarla usando una risorsa che produciamo tutti, ogni giorno, gratis.
La differenza è che quella risorsa non presenta fattura e dite la verità...vi è passata la fame vero?





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