Bella domenica, il buon Sinner si è cuccata una nuova vincita in quel di Roma ed ha completato la tennistata domenicale italica che ha visto vincere pure il doppio e quindi mi faccio portare a casa una buona pizza, apro il pc e sto per ordinarla quando vedo delle recensioni negative che mi lasciano perplesso.. vedi il sottostante scontrino e facciamoci un post sopra...
Vedo due pizze e una birra per 27 eurini, lo so che chi ha messo il feedback, al tempo delle Lire se la cavava con un cartamoneta da 10.000 mentre ora ne paga 54.000 e che il suo stipendio è pressochè lo stesso.. ma c’è un termometro, in Italia, che misura la febbre del costume nazionale in modo molto più fedele di qualsiasi sondaggio politico.
È lo scontrino pazzo, la ricevuta che il cliente fotografa e posta sul Web con un mix di indignazione e incredulità, e che nelle ventiquattr’ore successive diventa virale, commentata, condivisa, trasformata in un caso nazionale che per qualche giorno fa dimenticare il caro energia, la crisi di governo e persino i morti in mare in quel di Malè o l'incidente di Modena.
Il termometro continua a bollire sin dal tempo delle vecchie lire, e la colonnina di mercurio è schizzata attraverso la storia della pizzeria che ha avuto l’ardire – o la follia – di far pagare un euro in più per una foglia di basilico aggiunta su una pizza margherita.
Un euro...sticazzi.
Una moneta che oggi, con l’inflazione che galoppa, ti compra mezza bottiglia d’acqua al supermercato o un caffè al bancone se il barista è di buon umore.
Ma che, nella testa del cliente indignato e nei commenti dei suoi seguaci digitali, è diventata il simbolo di tutto ciò che non va nel paese: la furbizia, il rincaro occolto, la mancanza di rispetto per il consumatore, l’azzardo morale di chi prova a trasformare l’ingrediente più elementare della cucina italiana in un extra a pagamento.
“Ma il basilico fa già parte della margherita”, tuonano i commentatori. “
L’euro in più è totalmente fuori luogo, E il più radicale di tutti: “Da domani ce lo portiamo da casa e vaffanculo ai pizzifrici”.
Ora, un corrispondente che ha attraversato guerre e carestie potrebbe essere tentato di liquidare la vicenda come una bolla di sapone, una di quelle tempeste in un bicchiere d’acqua che popolano i pomeriggi Sinneriani della rete.
Ma sarebbe un errore, perché lo scontrino pazzo è un fenomeno sociale profondo, che tocca nervi scoperti del rapporto tra italiani e consumo, tra aspettativa e realtà, tra il diritto a non essere “presi per il culo ” e la necessità, per chi lavora, di far quadrare i conti in un’economia che non perdona.
La pizzeria che ha rilasciatolo scontrino, secondo quanto si legge sulla ricevuta pubblicata, ha applicato un supplemento di un euro per “aggiunta basilico” su una pizza margherita che di base il basilico ce l’ha già – come la pasta alla carbonara ha il pecorino e la pizza marinara l’aglio.
È come se un ristorante facesse pagare extra per il sale sulle patatine fritte, o per il limone nella spremuta.
La scelta è talmente grottesca che si fa fatica a credere che non sia un errore, un refuso del sistema di cassa, una provocazione artistica.
E invece no e sapete cosa ne pensa il titolare pizzardo: “Il basilico sulla margherita è incluso, ma se il cliente ne vuole di più, è un extra”.
Traduzione: una foglia è gratis, due foglie si pagano.
Una logica che, portata alle estreme conseguenze, trasformerebbe ogni piatto in una lista di voci a sé: pane, olio, sale, pepe, la forchetta, il tovagliolo, l’aria condizionata, la sedia.
Ma questo caso non è isolato.
È solo l’ultimo capitolo di una saga che si ripete con puntuale regolarità, da quando i social network hanno dato voce al consumatore incazzato.
Chi non ricorda l’euro per il ghiaccio nella bevanda fresca, o i 50 centesimi per il “servizio al tavolo” nelle sagre di paese, o il supplemento “coperto” che in alcune località turistiche ha raggiunto cifre da ristorante stellato? Ogni tanto, scatta la caccia allo scontrino incriminato, la gara a chi posta la ricevuta più clamorosa, il dibattito nazionale su ciò che è giusto e ciò che è abuso.
E puntualmente, a emergere, è una verità scomoda che nessuno vuole ammettere: l’Italia è un paese in cui il rapporto tra cliente ed esercente si è incrinato, forse irreversibilmente, e dove la diffidenza reciproca ha sostituito la fiducia.
Il cliente pensa che il pizzaiolo voglia fregarlo.
Il pizzaiolo pensa che il cliente voglia approfittare.
E in mezzo, una foglia di basilico diventa il casus belli di una guerra che non si combatte a colpi di missili, ma a colpi di post su Facebook e recensioni su TripAdvisor.
C’è poi un altro livello di lettura, più amaro e strutturale.
La foglia di basilico a un euro è ridicola, certo, ma è ridicola perché si inserisce in un contesto di rincari generalizzati che hanno reso il consumo fuori casa un lusso per molti italiani.
Se ci fate caso, negli ultimi tre anni, il costo di una pizza margherita è aumentato mediamente del 30 per cento, passando da 5 a 6,5 euro in molte città e addirittura sfiorando gli 8-9 euro nei centri storici turistici.
Il pane, l’acqua, il coperto, il servizio: tutto è lievitato più dell’inflazione, perché i ristoratori si sono trovati a dover assorbire aumenti record delle materie prime, vedi guerra Ukraina e dazi del parrucchino giallo, dell’energia, della manodopera.
E in questa pressione, alcuni – i meno avveduti, i più disperati – hanno cominciato a inventarsi voci di costo assurde, come il basilico extra, nella speranza di recuperare quei pochi centesimi che mancano per arrivare a fine mese.
Il risultato, però, è controproducente: il cliente non vede la crisi del ristoratore, vede solo il tentativo di essere inchippettato.
E la reazione, come sempre, è la fuga: da domani il basilico me lo porto da casa, e domani cambio pizzeria, e domani vado a mangiare altrove, e alla fine, dopo aver rovinato la reputazione dell’esercente con una cattiva recensione, mi ritrovo a pagare la stessa cifra per una pizza peggiore in un locale che magari ha avuto l’accortezza di nascondere l’extra nel prezzo finale.
E allora, cari ragazzi, la morale di questa storia non è dalla parte del cliente incavolato né dalla parte del pizzaiolo spremuto.
La morale è che l’Italia, paese del mangiar bene e del turismo di massa, ha perso la misura delle cose.
Un euro per una foglia di basilico è una follia, ma gridare allo scandalo come se fosse un crimine contro l’umanità è un’altra follia. Perché queste micro-tragedie quotidiane, di questi conflitti di vicinato che esplodono sul web e si spengono dopo tre giorni, quando arriva la prossima indignazione a prendere il posto della precedente.
Intanto, la pizzeria che ha emesso lo scontrino.. farà le sue scuse, o non le farà, e i clienti continueranno ad andarci o smetteranno.
E la foglia di basilico, quella povera foglia verde che non ha chiesto nulla a nessuno, continuerà a essere il simbolo di un paese che non sa più distinguere tra ciò che è giusto e ciò che è solo fastidioso.
Se avessi un consiglio da dare al pizzaiolo, sarebbe questo:
togli l’addebito del basilico, alza il prezzo della margherita di un euro, e spiega ai clienti che l’aumento è dovuto al costo dell’energia e della farina.
Qualcuno si lamenterà lo stesso, ma almeno non lo farà per una foglia.



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