Questo post troverà l'approvazione soprattutto di mia nipote Stefania ed è in merito all'elettrificazione auto di cui ci siamo tanto parlati ..
Quante volte ci siamo detti che il futuro (se ci sarà ) con auto che viaggeranno sibilando ci faranno dimenticare quei sound di scarico che ti rallegrano orecchie/cuore.
E vabbe' c’è una sottile differenza tra l’innovazione che libera e quella che tradisce, e purtroppo ho visto con orrore la rappresentazione della prima Ferrari elettrica della storia – battezzata “Luce” con un ottimismo che i fatti hanno già smentito – rischia di incarnare la seconda.
Presentata al Quirinale con il plauso istituzionale di Sergio Mattarella e la presenza dei vertici John Elkann, Piero Ferrari e Benedetto Vigna , la vettura avrebbe dovuto segnare l’ingresso solenne del Cavallino nell’era della mobilità a batteria.
E invece il mercato, che non fa sconti ai simboli, ha risposto con la gelida chiarezza dei numeri:
il titolo Ferrari è crollato del 6,6 per cento in Borsa, scendendo a 289 euro .
Non un semplice arretramento tecnico, ma un referendum sulla credibilità di una scelta che, a giudicare dalle prime reazioni, ha mancato l’obiettivo su tre fronti contemporaneamente: prezzo, design e strategia industriale.
Partiamo dal dato più elementare, quello che ha fatto storcere il naso agli analisti di Mediobanca ed Equita.
Il prezzo di listino della “Luce” è stato fissato a 550.000 euro (sticazzi), una soglia che non solo supera abbondantemente i 460.000 euro della più costosa Ferrari attualmente in gamma (la Testarossa), ma si colloca ben al di sopra del prezzo medio di vendita del gruppo, pari a 453.000 euro nel primo trimestre del 2026 .
Mediobanca prevede che la “Luce” resterà un’offerta di minchia opps di nicchia, rappresentando circa l’1 per cento dei volumi totali – una goccia nel mare delle vendite, pagata però a caro prezzo in termini di immagine .
E gli analisti hanno sottolineato un’omissione non casuale: l’azienda non ha fornito alcuna indicazione sui volumi attesi, lasciando intendere che le stesse previsioni interne potrebbero essere prudenti .
Come ha osservato Pierre-Olivier Essig, capo della ricerca di Air Capital, la “Luce” sembra “un mix tra Honda Accord EV e Tesla 3”, e il commento prosegue con una stilettata che brucia:
“Siamo persi nella traduzione della nuova strategia di Ferrari che cerca di emulare il design di Apple” .
Ed è proprio sul design, il secondo fronte della débâcle, che si è consumato il patto di fiducia tra il marchio e i suoi fedelissimi.
La “Luce” è il primo modello Ferrari a cinque posti e con carrozzeria a quattro porte , una scelta che già di per sé rappresenta uno strappo – giustificato, forse, dalla necessità di ospitare la batteria – ma che molti puristi hanno letto come un tradimento.
La vettura è stata disegnata non dal Centro Stile Ferrari, ma da LoveFrom, il collettivo fondato da Jony Ive, l’ex capo del design di Apple, e Marc Newson .
Il risultato, come ha scritto il Financial Times, è “estremamente polarizzante” : linee pulite, superfici lisce, un’estetica che ricorda più un gadget tecnologico che una berlinetta italiana.
Il paragone sui social è stato spietato: “Da dietro sembra una Panda” è stato il commento più benevolo; “il peggior modello mai ideato” il più cazzuto e centrato.
E quando la battuta si diffonde, per un’azienda che vive di immagine, il danno è già fatto.
Il terzo fronte, infine, è quello della credibilità tecnologica.
La Ferrari ha scelto la strada dell’elettrico in un momento in cui i concorrenti – Porsche, Lamborghini, McLaren – stanno rallentando o congelando i propri piani di elettrificazione, complice una domanda per i modelli a batteria nel segmento delle hypercar che si è rivelata molto più tiepida del previsto .
Elkann ha dichiarato che “i nostri clienti esistenti sono i primi a volere una Ferrari elettrica” , ma il mercato, in questo caso, parla un’altra lingua: il titolo è crollato, il giudizio degli analisti è severo, e persino l’ex presidente Luca Cordero di Montezemolo e condivido in pieno il commento di chi ha guidato la Ferrari per quasi venticinque anni, ha lasciato cadere parole che suonano come una sentenza: “Se dovessi dire quello che penso farei del male alla Ferrari. Si rischia la distruzione di un mito, mi dispiace moltissimo. Almeno si tolga il cavallino” .
Cazzo, una bordata che detta da analisti è severa; venendo da Montezemolo, suona come una scomunica.
Il politico, manco a dirlo, si è gettato sulla preda. Carlo Calenda, che in Ferrari ci ha lavorato ai tempi della presidenza Montezemolo, ha twittato un attacco senza appello: “La Ferrari Luce è un insulto estetico e tecnologico per chi ama la Ferrari o, come nel mio caso, ci ha lavorato” .
E ha colto l’occasione per allargare il tiro all’intera galassia Exor, accusando sto pirla di Elkann di aver “semidistrutto Marelli, Comau, Iveco, Fiat, Alfa, Maserati, Lancia, Scuderia Ferrari, Juventus, Repubblica e Stampa” .
Matteo Salvini da buon leghistaiolo populista, ha commentato : “Elettrica, costosissima (550mila euro) e, dal punto di vista estetico, si commenta da sola… Chissà Enzo Ferrari cosa direbbe” .
A legittimare queste critiche ci ha pensato, ancora una volta, Montezemolo, che in un’intervista a margine di Confindustria ha aggiunto una battuta che risuona beffarda: “Spero che almeno i cinesi non ce la copieranno” .
Il messaggio è chiaro: se nemmeno la concorrenza ritiene il design degno di essere imitato, allora forse il problema non è il mercato, ma il prodotto.
Ciò che rende questa vicenda più di un semplice incidente di percorso è la sua portata simbolica.
La Ferrari non è un’azienda come le altre: è l’unico marchio italiano capace, ancora oggi, di competere testa a testa con i giganti tedeschi e americani nel segmento del lusso.
Il suo valore azionario, la sua reputazione, la sua stessa ragion d’essere sono costruite su un’equilibrio delicato tra tradizione e innovazione.
La “Luce” doveva essere l’atto di equilibrio perfetto.
Sembra essere, invece, un passo falso che rischia di costare caro, non solo in Borsa ma nell’immaginario collettivo.
Perché il mito, quando si incrina, non si ripara con una campagna social.
E i 550mila euro di partenza potranno forse convincere una manciata di collezionisti facoltosi, ma non ricompreranno la fiducia di chi ha visto nel Cavallino non solo un’automobile, ma un pezzo di Italia.
La “Luce”, per ora, ha illuminato solo i difetti di una strategia affrettata.
E il buio, per Maranello, è più vicino di quanto si creda e noi cara Stefania continuiamo con la R8 e son convinto che se Audi dovrà abbassare la testa dandoci solo l'elettrico, progetteranno in futuro un sound amplificato per gli scarichi anche per farsi sentire e non solo come concerto.



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