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venerdì 12 giugno 2026

Pensavate diversamente?

 


E te pareva.. "stasera spacchiamo tutto, mi hanno tirato giu l'elicottero e quindi vanno distrutti.. gli incendieremo i depositi gli etc etc"... 

e poi la classica smentita..

Sarebbe quasi divertente, se non fosse così tragicamente serio. 

Ogni volta che parrucchino apre bocca sul conflitto con l’Iran, la risposta che riceve da Teheran è un calcio nelle palle protette da pannolone, un colpo che smentisce puntualmente le sue dichiarazioni più inverosibimilmente minacciose.

Mi fa ricordare un compagno di scuola che diceva io te le do e riceveva puntualmente un pugno in faccia.

L’Iran, da parte sua, ha ormai perfezionato l’arte della provocazione istituzionale: il portavoce dello Stato Maggiore delle Forze Armate iraniane ha tuonato che “ogni volta che il presidente Usa ha parlato ha ricevuto in risposta un sonoro schiaffo”, una frase che suona quasi come un tormentone, un ritornello che si ripete immutato a ogni escalation di pannolone kid .

Non che parrucchino faccia nulla per smentire questa percezione. 

Anzi, sto pirla di presidente americano sembra impegnato in una corsa solitaria verso l’abisso comunicativo, alternando annunci trionfalistici di un accordo imminente a minacce di nuovi bombardamenti con una disinvoltura che lascia interdetti anche i suoi alleati impegnati con l'inflazione galoppante e col pieno di carburante aumentato del 150 %.

Pensano che siamo dei cretini”, ha dichiarato dai giardini della Casa Bianca, “gli ho dato più tempo per un accordo ma loro continuano a cincischiare”.

L’esercito iraniano è, secondo il suo verbo, “un disastro totale e completo”, una “marina e un’aeronautica che non esistono nemmeno più”.

Eppure, come rimarcano ironicamente i commentatori più attenti, questo stesso esercito-miraggio continua ad abbattere elicotteri americani e a controllare lo Stretto di Hormuz con la sicurezza di chi sa di tenere per le palle l’economia mondiale.

Le ultime ventiquattr’ore hanno offerto un campionario completo dello stile parrucchiniano in materia di politica estera.

Da un lato, l’annuncio che l’accordo con l’Iran “è del tutto negoziato” e che “tutto quello che devono fare è firmarlo”. 

Dall’altro, la minaccia concreta di ordinare nuovi attacchi contro centrali elettriche e ponti iraniani, un’escalation che andrebbe ben oltre i raid “difensivi e proporzionati” finora condotti in risposta all’abbattimento di un elicottero Apache.

E in mezzo, la consueta retorica della pace: “Voglio soprattutto la pace nel mondo. C’è bisogno di pace nel mondo. Il Medio Oriente deve portare la pace in tutto il mondo”.

Un discorso che, per chi lo ascolta, ha la vertigine di chi balla sul ciglio di un burrone credendo di essere su un palcoscenico.

Il problema, per parrucchino, è che dall’altra parte non c’è un avversario impressionabile.

L’Iran ha imparato a rispondere colpo su colpo, a sfidare il presidente americano sul suo stesso terreno comunicativo, quello dei meme, dei video virali e delle battute taglienti.

Negli ultimi mesi, i canali ufficiali iraniani hanno prodotto una quantità impressionante di materiale satirico e ne ho una collezione, che ritrae Trump come una figura goffa e incompetente, un burattino nelle mani di Netanyahu o un imperatore pannolonato.




I famosi video in stile Lego, con parrucchino in miniatura che suda e trema di fronte alla determinazione iraniana, hanno totalizzato centinaia di milioni di visualizzazioni.


trasformando la guerra in un campo di battaglia anche per l’umorismo e l’ironia . “Pensano che siamo dei cretini”, ripete parrucchino, senza capire che proprio questa percezione – coltivata, alimentata, diffusa – è diventata un’arma nelle mani del nemico.

Il paradosso, naturalmente, è che mentre parrucchino minaccia e si smentisce, il terreno brucia sotto i suoi piedi.

Le rappresaglie reciproche – l’abbattimento dell’elicottero Apache, i raid americani sulle postazioni iraniane, i missili di Teheran contro le basi americane in Bahrein e Giordania – hanno riacceso la paura di una guerra prolungata che si allarghi a macchia d’olio.

E la diplomazia, quella vera, quella che si svolge nei palazzi e non sui social network, continua a lavorare sordamente, con i negoziatori del Qatar che volano a Teheran nel tentativo di salvare ciò che resta di un accordo che parrucchino dichiara fatto ma che nessuno ha ancora visto .

Forse, alla fine, l’accordo arriverà. (spero).

Forse parrucchino riuscirà davvero a strappare a Teheran le concessioni che chiede – la rinuncia all’arma nucleare, lo smantellamento dell’arricchimento dell’uranio, la riapertura dello Stretto di Hormuz al traffico internazionale. (spero).

Ma il costo di questa operazione, in termini di credibilità personale e di coerenza politica, è già stato pagato e continueremo a pagarlo alla faccia di sto stronzo americano..

Perché un presidente che ogni giorno dice una cosa e il giorno dopo il contrario, che minaccia attacchi e poi li smentisce, che annuncia accordi e poi si lamenta che l’altra parte “cincischia”, finisce per assomigliare non a un leader risoluto, ma a un giocatore d’azzardo che punta tutto su una carta sapendo che il mazziere, dall’altra parte del tavolo, ride di lui.

L’Iran, dal canto suo, ha capito la lezione: ogni volta che parrucchino parla, loro rispondono col classico calcio nelle palle.

E nonostante il pannolone protettivo sembra che lo schiaffo funzioni e quindi ecco il perchè della mancata distruzione e quindi non hanno alcuna intenzione di smettere.

Ma stracazzo distruggi questi beduini e falla finita e ormai chi ti crede più.





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