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domenica 7 giugno 2026

Controsensi del giorno..

 


Pronti per le ferie? Guerre in corso, parrucchino selvaggio che condiziona le nostre vite, ma noi ce ne sbattiamo le palle e quindi vi propongo un gioco enigmistico, quello in cui bisogna unire i puntini per vedere cosa compare..

Se proviamo a farlo con la realtà di oggi, non esce un disegno, esce il casino della realtà quotidiana.. quella del TG che trasuda drammi: la sinistra ci spiega, con grafici alla mano, che siamo alla povertà assoluta.

Gli italiani non arrivano a fine mese, le tasche sono vuote, la disperazione è tangibile.

Vi alzate dal divano quasi con il senso di colpa per aver cenato.

Poi, magicamente, scatta il venerdì pomeriggio.

Ed ecco il primo puntino: le tasche saranno anche vuote, ma i serbatoi sono pieni e le autostrade sono paralizzate.

Tutti in coda, uniti nella sacra missione della "vacanzina fuori porta".

Certo, riposarsi è un diritto, ci mancherebbe altro.

Ma il grande, fantomatico mistero resta: se i soldi non ci sono, da dove spuntano sti soldini per il weekend?

Semplice: dal miracolo della civiltà dei consumi.

Pur di non sfigurare davanti all'occhio clinico del vicino bastardo o al tribunale dei social, si chiede il finanziamento pure per il lettino in spiaggia al Solaris dove ti dicono che causa chiusura dello stretto di Hormuz, sono stati costretti ad aumentare l'abbonamento e quindi considerato che sei cliente da diversi anni, hai la possibilità di rifiutare che tanto non se la prenderanno perchè via te ce ne sono altri in attesa di un posto spiaggia.

E vabbè, considerato che la vacanza oggi non è un piacere ma un obbligo sociale, ti cucchi l'aumento e via andare.

Guai a restare a casa: se non pubblichi la foto al mare, per la società non esisti.

Secondo puntino: la sanità. Il coro TV urla: "Ospedali al collasso, la gente non ha i soldi per curarsi e rinuncia alle visite!".

Scenario apocalittico. Poi però, se per caso entrate nella sala d'attesa di un medico di base o in un pronto soccorso, vi trovate davanti alle code delle grandi occasioni.

Ore di attesa per codici bianchi che potrebbero essere curati con una camomilla a casa.

Diventa quasi un'abitudine, un rito sociale per sconfiggere la solitudine.

E qui scatta la domanda impertinente: se invece di intasare le strutture pubbliche per ogni starnuto e spendere cifre astronomiche per l'ultimo smartphone o per il weekend a tutti i costi, si risparmiasse qualcosina per pagarsi una visita specialistica privata solo quando serve davvero?

Forse libereremmo i medici e vivremmo tutti più sereni.

Ma l'abitudine, si sa, è dura a morire.

Terzo e ultimo puntino: l'accoglienza. Secondo Leone decimoquarto "Gli immigrati sono fratelli, vanno accolti senza se e senza ma".

Parole nobili, da applauso nei salotti buoni.

Poi spegni la televisione, esci a fare due passi sotto casa e la poesia si scontra con il Far West.

Trovi gli stessi immigrati dell'appello televisivo davanti all'ipermercato che chiedono soldi per mangiare pur essendo grassi come vacche cisalpine o a bivaccare sui marciapiedi, tra birre volanti, siringhe e regolamenti di conti all'angolo della strada.

E il cittadino tranquillo, quello che ha pagato le tasse anche per loro, si trova a dover fare lo slalom tra le risse, accelerando il passo con il cuore in gola implorando Santa Intima di Karinzia di non esser preso in mezzo.

Accoglienza sacrosanta, certo, ma forse andrebbe spiegato che il diritto a essere accolti dovrebbe camminare insieme al dovere di non trasformare i nostri quartieri in una succursale di un film di frontiera.

Insomma, a guardare questi opposti che ballano insieme, scatta il classico urlo 


Una sottile, ironica e stridente verità: viviamo nel paese dove si piange miseria in settimana e si fa la fila al casello nel weekend; dove non ci sono soldi per i farmaci ma non si rinuncia all'aperitivo; dove si predica l'umanità in TV e si tollera il degrado sotto casa.

Forse serve una terza chiave di lettura.

Una che posi i megafoni della propaganda e cominci a guardare la realtà per quella che è: un grande, assurdo, godibilissimo teatro delle ipocrisie.

Dicono che il teatro imiti la vita, ma qui siamo oltre: la sceneggiatura ha decisamente superato la realtà.

Che minchia dire? Sipario, applausi e una bella risatina... prima che arrivi il conto da pagare.

Sorridete, non siete su scherzi a parte ma vi stanno guardando... neh

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