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lunedì 5 gennaio 2026

Cominciamo bene..

 


Cara Giorgina non ci siamo..

Passi il mettere a pagamento lo SPID in quanto sopperisco con la Carta D'Identità Elettronica (e poi per me over 75 che non dovrò sborsare le 6 euro annue, l'unico probema è che a volte non mi riconosce e mi dice di ritentare).

Passi la storia delle 2 euro aggiunte per costi doganali sui pacchi piccoli provenienti dalla Cina. (io ho fatto i miei conti e mi cucco un aumento annuo di 60 euro)..

Ma le dichiarazioni che hai fatto mi sconcertano, secondo cui l’intervento armato statunitense in Venezuela “non è la risposta giusta, ma è comunque legittimo”, costituiscono una contraddizione sia giuridica che di principio, nonostante l’indignazione morale verso il regime di Maduro sia più che comprensibile.

Inizio riconoscendo che l’accusa a Nicolás Maduro di essere a capo del cosiddetto “Cartel de los Soles” non è affatto campata in aria.

I dossier internazionali, sebbene basati in gran parte su prove indiziarie, dipingono un quadro coerente e allarmante.

Emerge la fotografia di uno Stato ibrido, in cui le strutture pubbliche – porti, dogane, servizi di intelligence e settori chiave dell’economia – sarebbero state sistematicamente piegate a facilitare il narcotraffico internazionale, garantendo profitti illeciti a una cerchia ristretta di militari e politici.

In quanto vertice indiscusso di questo sistema per oltre un decennio, la responsabilità di Maduro appare grave e ineludibile, sia per diretta regia sia, come minimo, per colpevole omissione e arricchimento del suo entourage. Ignorare queste accuse, che hanno anche un riscontro formale in atti giudiziari statunitensi, sarebbe miope.

Proprio la gravità di queste accuse, però, rende ancor più pericolosa la tua dichiarazione che ne giustifica la repressione attraverso un atto di forza unilaterale.

Affermare che un’operazione delle forze speciali straniere, condotta penetrando senza alcun consenso in un territorio sovrano, sia “legittima” significa svuotare di significato il diritto internazionale e i suoi pilastri fondamentali.

Non esiste alcuna norma che trasformi l’impossibilità di ottenere un’estradizione in una licenza di invasione.

Se ogni stato potesse agire da “poliziotto globale” basandosi sulle proprie leggi e i propri mandati di cattura, si legalizzerebbe la legge del più forte, aprendo un’era di caos e rappresaglie infinite.

La posizione espressa tenta una distinzione insostenibile: condanna il metodo ma ne assolve il fondamento giuridico.

In realtà, nella comunità internazionale, la legittimità di un’azione non deriva dalla gravità del crimine che intende punire, ma dal rispetto delle regole condivise che impediscono l’anarchia tra stati. 

Sminuire questo approccio multilaterale, anche in un caso così moralmente chiaro come quello di un regime corrotto e violento, indebolisce la credibilità del paese nel lungo termine.

La via alternativa esiste, ed è quella che l’Italia dovrebbe sostenere con più forza: potenziare la cooperazione giudiziaria internazionale, sostenere le indagini di organismi come la Corte Penale Internazionale (se competente), e rafforzare gli strumenti di pressione diplomatica ed economica mirata.

È un percorso più lento e meno spettacolare di un’incursione militare, ma è l’unico che permette di combattere l’illegalità senza tradire i princìpi dello stato di diritto che si vogliono difendere.

La legittimità morale di perseguire i crimini di Maduro non può essere confusa con la legittimità giuridica di un’azione che viola la sovranità di uno stato membro dell’ONU.

Una cosa è la condanna del regime venezuelano, doverosa; un’altra è avallare una pericolosa deriva verso un sistema internazionale dove la forza sostituisce il diritto.


 

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