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domenica 4 gennaio 2026

Vangelo

 

Allora Caro Antonio, considerato che esprimi le idee non sinteticamente eccoti il vangelo di oggi 4 Gennaio 2026 indirizzato all'apocalittico Giovanni pittore di luci ed ombre come Turner ed è Arte e fede.



IN PRINCIPIO.


LA PAROLA DI DIO NON CANCELLA LE TENEBRE,

MA LE SFIDA E ATTRAVERSA


Non ci sono figure che avanzano in campo, non c’è una scena

riconoscibile, non c’è un tempo che si possa misurare con

un orologio.

Il racconto comincia prima di ogni racconto, come una luce che affiora prima ancora che l’occhio impari a distinguere le forme:

In principio ”.

Come si racconta una soglia che precede ogni storia narrabile? Come si dipinge l’istante in cui il mondo è ancora vapore e

bagliore?

Giovanni lo fa come Turner dipinge le tempeste: non tracciando contorni netti, ma lasciando che la luce emerga dal caos.

Dice che all’origine di tutto non c’è una forza cieca né un gesto arbitrario.

Il mondo nasce come frase che prende corpo, come racconto

che si condensa dal chiarore.

È un’intuizione che anticipa Jorge Luis Borges, per cui l’universo è una biblioteca infinita, e Italo Calvino, che affida alla leggerezza della parola la struttura segreta del reale.

Questa Parola non è neutra, né solitaria.

È relazione: “Era presso Dio”.

Non un suono isolato, ma un dialogo continuo, come correnti che si incontrano.

Da questo dialogo “tutto è stato fatto”.

La Parola crea, ma non rimane sospesa sopra il mondo come un sole lontano.

Scende, attraversa, entra nella materia.

Si sporca di tempo, come la luce di Turner che filtra attraverso la

nebbia e si mescola all’acqua e al fumo.

Giovanni mantiene una tensione costante tra astrazione e materia. Poi improvvisamente

cambia registro.

Dal cosmico passa al drammatico:

La luce splende nelle tenebre”.

Non è una luce serena, da paesaggio calmo e quieto.

È una luce che lotta, che fende l’osc urità, che incontra resistenza. Le tenebre non sono vuoto: sono invece una opposizione compatta. La scena diventa conflitto, come in un mare in burrasca.

La metafisica si fa racconto.

La luce entra in un mondo che non la riconosce, non perché sia invisibile, ma perché acceca.

Dentro questo chiaroscuro appare una figura umana:

GiovanniBattista.

Non al centro, ma di lato, come una sagoma sullo sfondo di un quadro.

È testimone, non protagonista.

Una presenza di passaggio, come certi personaggi secondari

che permettono alla storia di accadere. La luce, invece, è quella “vera ”, che entra nel mondo.

Ma il mondo non la riconosce.

Ciò che sta all ’origine viene rifiutato da ciò che ha generato,

come se un’opera lottasse contro il suo autore.

E allora un lampo che squarcia la tela:

La Parola si fece carne”.

Non idea, metafora, allegoria: carne, materia vulnerabile, mortale,

tenera.

Giovanni non dice “uomo”, ma carne:

ciò che soffre, invecchia, sanguina.

La Parola non indossa un corpo:

diventa corpo.

È l’opposto di ogni spiritualismo.

Ci vengono incontro le figure sciolte di Francis Bacon, dove la carne deformata è luogo di verità, non di vergogna.

La Parola pianta la sua tenda tra gli uomini.

Un accampamento, non un palazzo; movimento, non possesso.

Chi guarda può intravedere una gloria strana, non trionfale:

una gloria “piena di grazia e di verità”.

Due forze in equilibrio precario.

Senza grazia, la verità diventa ferocia; senza verità, la grazia evapora.

Questo prologo riflette sull’origine del senso come Turner riflette

sul mare: mostra che il significato non nasce dalla forza, ma dal linguaggio; non dall’imposizione, ma dalla relazione; non dall’astratto, ma dalla carne.

È una dichiarazione contro ogni potere che si fondi sulla distanza: qui il senso si avvicina, si espone, rischia il rifiuto, l’ombra,

il buio.

La luce non cancella le tenebre: le attraversa.

E la parola non domina la carne: la assume.

Resta davanti ai nostri occhi l’annuncio:

all’origine di tutto c’è una voce che nel buio prende forma.

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