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lunedì 14 settembre 2026

Magistrati fumosi.

 


Avete mai avuto a che fare con giudici per qualche motivo?

Questo è un amarcord tribunalesco satiropolitico..

I magistrati sedevano sui loro scranni di legno massiccio con la sigaretta perennemente accesa tra le dita ingiallite dalla nicotina. 

Non c'era alcun rispetto per la salute pubblica o per i polmoni dei presenti.

Il giudice accendeva una Marlboro o una MS mentre interrogava un imputato terrorizzato, soffiandogli il fumo in faccia per ribadire la sua posizione di dominio assoluto.

Gli avvocati facevano lo stesso dai loro banchi, trasformando le udienze in competizioni a chi produceva più scorie tossiche.

I posacenere stracolmi di mozziconi schiacciati erano un elemento di arredo ufficiale, posizionati accanto ai codici penali e ai fascicoli processuali.

L'aria era irrespirabile, i muri erano impregnati di un odore stantio e i soffitti bianchi diventavano gialli nel giro di pochi mesi.

Era la normalità di un paese antiquato, dove il vizio personale di chi deteneva il potere prevaleva su qualsiasi norma igienica.

La farsa legislativa per fermare questo scempio è durata decenni. Esisteva già una legge del 1975 che vietava il fumo in alcuni locali pubblici, ma i tribunali la ignoravano totalmente, sfruttando cavilli burocratici e l'arroganza tipica della classe giudiziaria.

Nessun carabiniere avrebbe mai osato multare un presidente di corte di assise mentre fumava durante un processo alla mafia.

Il primo vero blocco a questa prepotenza è arrivato solo nel dicembre del 1995, con una direttiva della Presidenza del Consiglio dei Ministri che ha esteso il divieto in modo severo a tutti i locali della pubblica amministrazione, aule di tribunale comprese.

Da quel momento, i magistrati sono stati costretti a spegnere le loro sigarette e a uscire nei corridoi o nei cortili per soddisfare la loro dipendenza.

Le aule hanno smesso di essere dei luoghi di consumo di tabacco, ma il cambiamento è stato vissuto dai diretti interessati come un affronto personale, una lesione del loro diritto di intossicare il prossimo.

Il divieto assoluto a questa sgradevole abitudine è arrivato con la legge Sirchia, approvata nel 2003 ed entrata in vigore nel gennaio del 2005.

Quella norma ha eliminato ogni eccezione, vietando il fumo in tutti i luoghi chiusi/aperti al pubblico con l'eccezione di Casalcoso dove tuttora puoi fumare e intossicare la fila di ombrelloni sottovento.

Ma torniamo ai giudici, agli avvocati e ai cancellieri che si sono dovuti rassegnare a tremare di freddo fuori dai palazzi di giustizia per fumare.

Oggi ti sembra assurdo pensare a un magistrato che fuma in udienza, ma questo dimostra solo quanto la memoria collettiva sia corta e selettiva.

Per decenni, le stesse persone incaricate di far rispettare la legge e di giudicare i crimini altrui hanno imposto la loro prepotenza tossica a cittadini inermi, testimoni e imputati, senza provare il minimo senso di colpa.

Hanno smesso di farlo non per una presa di coscienza morale o per rispetto della salute altrui, ma solo perché lo Stato li ha costretti con la minaccia di sanzioni amministrative e ripeto che se sta gente vuol continuare a riempirsi i polmoni di fumo.. lo può fare qui a Casalcoso e può anche buttare la cicca in mare e se proprio lo desidera può spegnerla nella sabbia mentre il cagnone senza museruola piscia nel vaso di fiori alla faccia delle regole e controregole giudiziarie.

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