Dal post di Cesio Endrizzi:
Bella cazzata hanno fatto Trump e Netanyahu: ora il regime iraniano minaccia tutto il mondo! L'attacco (fallito) a Diego Garcia è un salto di qualità: i Pasdaran vogliono far sapere al mondo di avere missili in grado di colpire a 4.000 km.
C'è una scena, in questa lunga e sanguinosa quinta settimana di guerra in Medio Oriente, che andrebbe conservata come perfetta sintesi del paradosso in cui si dibatte l'amministrazione Trump quando scopre che la strategia di decapitazione del regime iraniano ha prodotto l'effetto opposto a quello desiderato.
È la scena di un missile balistico iraniano che perfora le difese israeliane e colpisce la centrale nucleare nella città di Dimona, nel deserto del Negev, ferendo almeno 50 persone.
Ed è la scena, simultanea e speculare, di un altro missile, lanciato qualche ora prima, che percorre 4.000 chilometri e si dirige verso Diego Garcia, l'atollo nell'Oceano Indiano dove hanno sede le basi militari americane e britanniche.
E mentre Trump ripete che l'esercito iraniano è "obliterato", "distrutto", "devastato", i Pasdaran hanno appena dimostrato al mondo di possedere missili balistici in grado di colpire a 4.000 chilometri di distanza, e che a quella distanza non c'è solo Diego Garcia, ma anche Roma, Parigi, Londra.
Una bella cazzata, insomma, hanno fatto Trump e Netanyahu.
L'attacco a Diego Garcia, avvenuto venerdì, era stato un messaggio: l'Iran ha missili in grado di colpire a 4.000 chilometri, il doppio della portata dichiarata, e a quel raggio non ci sono solo le basi americane nell'Oceano Indiano, ma anche l'Europa.
E oggi, con l'attacco a Dimona, i Pasdaran hanno aggiunto un altro tassello al loro messaggio: non solo possiamo colpire lontano, ma possiamo colpire il cuore del programma nucleare israeliano, a pochi chilometri dal centro Shimon Peres, struttura chiave del programma atomico dello stato ebraico.
E mentre i media israeliani parlavano di una "notte di terrore", i vertici dell'IDF ammettevano che "le difese non hanno funzionato come previsto".
La reazione di Trump, come sempre, è stata quella di chi non vuole ammettere la realtà.
"L'Iran è stato distrutto", ha twittato.
"Le sue capacità militari non esistono più".
Ma le immagini dei crateri a Dimona, i video dei feriti portati via dalle ambulanze, i report dell'intelligence israeliana che parlano di un fallimento parziale delle difese aeree, raccontano una storia diversa.
L'Iran, per quanto decapitato, per quanto bombardato, per quanto sanzionato, ha ancora le risorse per colpire, e lo ha dimostrato.
E mentre Trump parla di "vittoria", i Pasdaran parlano di "resistenza".
E la loro resistenza, in queste ore, sta dando i suoi frutti.
L'attacco a Dimona, del resto, non è stato un caso isolato.
Negli ultimi giorni, l'Iran ha colpito basi americane in Iraq, Kuwait ed Emirati, ha minacciato di colpire i siti turistici in tutto il mondo, ha lanciato missili contro la base britannica di Diego Garcia. Un'offensiva su più fronti, che ha messo in difficoltà le difese israeliane e americane, e che ha dimostrato che la guerra, per quanto costosa per Teheran, è lungi dall'essere finita.
E mentre Trump e Netanyahu cercano di vendere ai loro elettori l'idea di una "vittoria imminente", i Pasdaran preparano nuove, pericolose rappresaglie.
Il paradosso, naturalmente, è che la strategia di decapitazione del regime, che doveva portare al collasso dell'Iran, ha avuto l'effetto opposto.
L'uccisione di Ali Khamenei, di Ali Larijani, di Gholamreza Soleimani, non ha fatto crollare il regime, ma ha spostato l'asse del potere verso i Pasdaran, i Guardiani della Rivoluzione, che oggi controllano saldamente le redini del paese.
E i Pasdaran, a differenza dei vertici politici, non hanno nulla da perdere.
Non hanno interessi economici all'estero, non hanno contatti con l'Occidente, non hanno paura di morire.
E sono determinati a resistere.
E mentre i missili continuano a cadere, e mentre lo Stretto di Hormuz resta chiuso, e mentre il prezzo del petrolio vola, una domanda resta sospesa:
come si esce da questo pantano?
La risposta, forse, è nelle parole di un analista marocchino citato da Medias24:
"L'Iran non ha bisogno di vincere. Gli basta non perdere".
E finché riuscirà a tenere chiuso lo Stretto, a far salire il prezzo del petrolio, a mettere in difficoltà le economie occidentali, a dimostrare di poter colpire a 4.000 chilometri di distanza, l'Iran starà vincendo.
E Trump, che aveva promesso una guerra lampo e a basso costo, si troverà a dover fare i conti con una guerra di logoramento che potrebbe costargli la presidenza.
Una bella cazzata, insomma.
Come se non l'avessimo già capito.




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