Le Maldive. Un vero…inferno!
Ogni giorno circa 4000 turisti decidono di regalarsi una vacanza da sogno alle Maldive.
Non 40 o 400 ma 4000 al giorno!
Beh cosa c’è di male? Penserete, è un vero paradiso! Si trovano decine di locandine in agenzia di viaggi, le sue foto sono immortalate su diverse riviste.
Quando si pensa alle vacanze è un luogo comune citarle, come ambita meta turistica se solo si avessero i fondi per farlo.
Le Maldive sono un Paese tropicale nell’Oceano Indiano composto da 26 atolli ad anello formati da più di 1000 isole coralline.
Queste isole sono famose per le spiagge, le lagune di acqua blu e le lunghe barriere di corallo.
La capitale è Malé ed ospita un mercato del pesce molto frequentato, ristoranti e negozi.
Ma non tutti guardano il retro della medaglia.
Prima del grande boom turistico, gli abitanti, per lo più pescatori, producevano 0,3 kg di spazzatura al giorno pro capite, ma con l’avvento del turismo si è arrivati ai 7kg per turista al giorno, e ne arrivano mediamente 4000 tutti i giorni dell’anno!
Ma cosa fare di queste nuove tonnellate di spazzatura prodotta?
Data l’ubicazione degli atolli sarebbe impensabile trasportarle quotidianamente sulla terra ferma, costerebbe una fortuna.
Limitare il turismo?
Meno che mai è l’unica fonte di reddito degli abitanti che stanno a loro volta vivendo un boom economico/consumistico, importando di tutto e da ogni parte del mondo.
Alcuni abitanti e resort bruciavano e bruciano ancora in parte la loro spazzatura sul posto usando degli inceneritori, ma la spazzatura è cresciuta a dismisura ed è un sistema non più sufficiente.
Per arginare il problema il governo di Malè ha deciso di utilizzare uno dei loro atolli come discarica a cielo aperto, sacrificando l’isola di Thilafushi a questo scopo.
Su quest’isola, ad appena 7 km dalla capitale, c’è una bomba ecologica già esplosa da anni.
Dall’isola si leva una coltre di fumo dovuta alla combustione dei rifiuti, che sono accumulati in montagne che arrivano giù fino alla spiaggia, dove onde e maree li rubano trascinandoli poi nell’oceano.
A voi le foto di questo scempio:



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