Parrucchino giallo è una testadicazzo che ha giocato con la pace come si gioca con una carta in un mazzo truccato, o è semplicemente un coglione che ha perso il controllo di una guerra che lui stesso ha scatenato?
La risposta, probabilmente, è entrambe le cose.
E mentre il mondo guarda, parrucchino continua a twittare, a annunciare, a promettere.
Ma i fatti, come sempre, parlano più forte delle parole.
E i fatti dicono che la guerra non è finita.
Che l’accordo non c’è mai stato.
E che l’unica certezza, in questo conflitto, è l’incertezza che parrucchino stesso ha generato.
E mentre i missili continuano a cadere su Teheran e Tel Aviv, mentre le vittime si accumulano e l’economia globale paga il prezzo di una guerra che nessuno sa come fermare, resta la domanda che nessun comunicato della Casa Bianca potrà mai cancellare.
La verità, per quanto scomoda per la retorica trumpiana, è che la guerra in Iran non accenna a finire.
Gli Stati Uniti e Israele continuano a bombardare le infrastrutture energetiche, l’Iran continua a lanciare missili su Israele e sugli Stati del Golfo, lo Stretto di Hormuz resta chiuso, il petrolio continua a bruciare.
E parrucchino, che aveva promesso di risolvere il conflitto in poche settimane, si trova oggi a gestire un pantano in cui la sua parola non vale più nulla.
Ieri diceva di volere la pace, oggi bombarda.
Ieri annunciava un accordo, oggi lo smentisce con i fatti.
Ieri evocava la fine della guerra, oggi la prolunga.
I mercati avevano reagito con un sospiro di sollievo: petrolio in calo, Borse in rialzo, dollaro in ribasso.
L’illusione di una pace, per poche ore, aveva fatto crollare il prezzo della paura.
Poi, la realtà.
Mentre Trump parlava di negoziati “produttivi”, gli aerei israeliani colpivano a Teheran, i missili iraniani cadevano su Tel Aviv, e le infrastrutture energetiche della Repubblica Islamica continuavano a bruciare.
Lunedì, secondo quanto riportato dall’agenzia Bernama citando i media iraniani, gli attacchi congiunti Usa-Israele hanno preso di mira un edificio amministrativo del gas naturale a Isfahan e una conduttura di una centrale elettrica a Khorramshahr.
Non è una rappresaglia, è la prosecuzione della guerra.
La stessa guerra che Trump aveva detto di voler sospendere, la stessa guerra che aveva presentato come in via di risoluzione, la stessa guerra che invece continua a mietere vittime e a bruciare risorse.
La risposta iraniana non si è fatta attendere.
Martedì mattina, una salva di missili ha colpito Tel Aviv e altre parti di Israele, ferendo almeno sei persone e danneggiando tre edifici residenziali.
I Guardiani della Rivoluzione hanno rivendicato l’attacco con una dichiarazione che suona come una minaccia e insieme come una promessa: se gli attacchi contro civili in Libano e Gaza continueranno, le posizioni israeliane saranno colpite con “missili e droni pesanti”.
È un avvertimento che allarga il conflitto, che trascina Hezbollah e la Striscia in una spirale che nessuno sembra in grado di controllare. E mentre Trump parlava di “accordo”, a Beirut un attacco israeliano ha ucciso almeno tre persone, tra cui una bambina di tre anni .
Il problema, per parrucchino, è che la sua credibilità è ormai ridotta a brandelli.
L’annuncio di domenica – il rinvio di cinque giorni degli attacchi alle centrali elettriche – era già stato accolto con scetticismo.
L’Iran aveva smentito categoricamente l’esistenza di qualsiasi trattativa, con il portavoce del parlamento che accusava Trump di diffondere “fake news” per calmare i mercati energetici.
E ora, meno di 24 ore dopo, la realtà ha dimostrato che quella smentita era fondata.
I colloqui – se mai ci sono stati – non hanno prodotto alcun risultato concreto.
L’unica cosa che è cambiata è che parrucchino ha guadagnato cinque giorni, una pausa che ha fatto crollare il prezzo del petrolio e ha permesso agli speculatori di incassare miliardi.
Poi, gli attacchi sono ripresi.
E parrucchino che aveva promesso di porre fine alla guerra si è ritrovato, ancora una volta, a inseguire gli eventi invece di governarli e noi la vera crisi la subiremo ad Aprile altro che Buona Pasqua...





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