Ora facciamo qualche ipotesi ponendoci una domanda...”Non è che che il biondino stia preparando volutamente una Terza Guerra Mondiale, pianificata a tavolino per sfuggire al debito e al collasso imminente”.
Stracazzo, ma la direzione che hanno preso è quella.
E noi dietro a traino come pecore.
In breve funziona così.. l’America spende più di quanto guadagna. Emette debito.
Il mondo compra quel debito perché ha bisogno di dollari.
Ha bisogno di dollari per commerciare con gli altri ma soprattuto perchè è con quelli che si compra l’energia.
E dato che il mondo ha bisogno di dollari, l’America può continuare a stamparli, cioè a spendere senza dare niente in cambio, solo carta e nientaltro che carta.
Il ciclo si è autoalimentato decennio dopo decennio fino al punto che gli Stati Uniti si sono ritrovati più di 34mila miliardi di dollari di debito federale.(dato che potrete leggere dai trattati di economia statale)..
Oramai ci hanno abituato a trattare i numeri con sufficienza, come se fossero noccioline, ma se tu povero pirla, spendessi un milione di dollari al giorno, ti ci vorrebberero 100 anni per accumulare quella cifra.
In realtà è arrivato sto parrucchino giallo alias Trump, con azioni una più schifa dell’altra, ancora convinto che tutti avessero bisogno di dollari per sopravvivere e che per procurarseli l’unica fonte fosse il commercio con gli Stati Uniti.
Il resto lo sapete.. si tratta del meccanismo dei dazi, che fa pagare di più agli americani le merci provenienti dall’estero.
Ha fatto come quel tizio che far dispetto alla moglie si è tagliato l'uccello.
Il risultato è stato, minchiata dopo minchiata, che il costo della vita negli Stati Uniti ha raggiunto livelli assurdi, proprio a causa dell’aumento dei costi di quei prodotti quotidiani che servono a tutti e che arrivano tutti dall’estero.
Ma il problema non è solo interno agli USA.
Le nazioni che vendono agli americani si sono rese conto che Trump aveva iniziato ad usare il petro-dollaro come un arma di ricatto, e non più come un’infrastruttura neutrale.
E a questo aveva aggiunto pure la politica dei dazi, brandendola apertamente come un’arma americana, usata male ma che se usata bene avrebbe costituito una minaccia esistenziale alle proprie economie.
Poi è arrivata la crisi con la Russia, che covava da anni.
A quel punto l’amministrazione di Washington ha utilizzato l’accesso al sistema del dollaro come strumento geopolitico.
Sanzioni, congelamento dei beni, separazione della Russia dalle reti bancarie internazionali.
Un tentativo di strangolamento, oltretutto imposto a tutti e chi non ci stava peste lo colga, avrebbe subito lo stesso trattamento.
Il messaggio inviato a qualsiasi governo che si fosse allontanato dalla linea era piuttosto chiaro.
La tua economia funziona con la nostra valuta, il che significa che alla fine comandiamo noi e tu fai come minchia ti diciamo, altrimenti ti tagliamo la corda e vai giù come un sacco di merda.
Era una realtà ben conosciuta e per molto tempo, la maggior parte dei paesi ha semplicemente accettato questa realtà, un po’ perchè non c’era davvero un’alternativa, un po’ perchè era un problema abbastanza teorico visto che gli americani non avevano mai avanzato richieste irragionevoli.
Ma quando la Russia ha invaso l’Ucraina nel 2022 , la risposta occidentale ha incluso il congelamento di circa 300 miliardi di dollari di riserve russe parcheggiate nelle istituzioni finanziarie occidentali, come fanno praticamente tutti per mettere i soldi “al sicuro”.
Invece sono finiti in bocca al lupo.
Sequestrati, congelati, chiamalo come vuoi, ma non più nella disponibilità di chi quei soldi ce li ha messi.
Dal punto di vista americano, doveva essere una mossa potente.
Guerra economica.
Siamo più grossi.
Senza sparare un colpo abbiamo vinto e i danni di guerra sono già pagati in anticipo.
Ma dal punto di vista dei paesi del Sud del mondo, quelli che guardavano con distacco e da lontano l’ennesima guerra coloniale europea, il messaggio è stato recepito in modo molto diverso.
Se può succedere alla Russia, grossa e cattiva com’è, e non gli riesce di farci niente, allora può succedere a chiunque, specie a noi paesi emergenti che di forza per riprenderci i nostri soldi non ne abbiamo.
I risparmi dei nostri cittadini, le nostre riserve di valuta, la nostra ricchezza nazionale, depositati nelle banche occidentali, in pratica tutto quello che abbiamo e che ci permette di commerciare all’estero è potenzialmente a rischio.
Basta una qualunque crisi diplomatica e potrebbe diventare inaccessibile.
Quella consapevolezza ha silenziosamente accelerato qualcosa che si stava già costruendo.
I paesi hanno iniziato a diversificare le loro riserve.
Hanno cominciato a comprare oro, ma di oro non ce n’è abbastanza per sostituire il dollaro.
E il prezzo dell’oro è raddoppiato.
A sostenere il dollaro al suo posto c’è il petrolio.
E peggio ti voglio…
Gli Stati Uniti non si limitano a governare l’area dollaro - tutto il mondo o quasi - grazie ad un mercato e una conseguente enorme economia (un PIL da 22.000 miliardi di dollari), ma governano anche una rete di sicurezza globale formata da alleanze, vassallaggi e soprattutto da centinaia di basi militari (oltre 400) sparse in tutto il mondo, dall’Europa all’Asia al Pacifico.
La spesa americana per la difesa si avvicina all’intero PIL dell’Italia di pochi anni fa, perchè mantenere tutta quest struttura minacciosa costa denaro, enormi quantità di denaro.
E tutto quel denaro dipende, in ultima analisi, dalla capacità di contrarre prestiti a basso costo e che nessuno chiede mai indietro.
Per vendere il proprio debito quindi il Tesoro americano deve aumentare l’offerta di remunerazione di quel debito, aumentando gli interessi sulle cifre che vengono prestate.
Quindi, se il dominio del dollaro si indebolisce, il costo del finanziamento aumenta e anche il costo del mantenimento di tutte le infrastrutture militari aumenta.
Il governo federale USA si trova perciò di fronte a scelte brutali.
Tagliare le forze armate, tagliare i programmi sociali, aumentare le tasse in modi politicamente impossibili, o semplicemente stampare più denaro e sperare che il sistema regga.
Nessuna di queste opzioni è praticabile, in realtà, nell’attuale situazione socio-economica americana.
E questo lascia Trump senza altre opzioni dire a tutti che stanno barando, rovesciare il tavolo e mettere mano alla fondina....
ed ecco la terza guerra mondiale a cui stiamo assistendo...





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