AMERICANI, AVETE VOLUTO TRUMP? ORA VI ATTACCATE AL CAZZO! – IL CARO BENZINA AFFONDA IL CONSENSO E L’AMERICA SCOPRE DI AVER SCELTO L’UOMO SBAGLIATO NEL MOMENTO SBAGLIATO
C’è una verità, nella politica americana, che i presidenti imparano sempre troppo tardi.. il consenso si costruisce sui sogni ma si misura alla pompa di benzina.
Donald Trump, che ha fatto della promessa di un’America “indipendente e potente” il suo cavallo di battaglia, si trova oggi a fare i conti con un dato che nessuna retorica può ribaltare.
Per la prima volta negli ultimi tre anni, il prezzo medio della benzina negli Stati Uniti ha superato i 4 dollari al gallone (3,785 litri).
La media nazionale è di 4,09 dollari, con picchi in California dove si sfiorano i 5 dollari.
È un aumento del 33 per cento in meno di un mese, da quando l’Operazione Furia Epica ha trasformato lo Stretto di Hormuz in un fronte di guerra.
E mentre Trump cerca di spiegare agli americani che il caro energia è “il prezzo della libertà” e che “non avremmo potuto permettere all’Iran di diventare una potenza nucleare”, il suo indice di gradimento è crollato al 33 per cento – il più basso da quando è tornato alla Casa Bianca .
Il legame tra il prezzo della benzina e la popolarità del presidente, negli Stati Uniti, è una costante storica.
Ogni volta che il prezzo sale, il presidente scende.
E oggi, con il prezzo della benzina che ha superato la soglia psicologica dei 4 dollari al gallone, Trump sta pagando il prezzo di una guerra che molti americani, a giudicare dai sondaggi, non volevano.
Secondo un’indagine condotta da Morning Consult e Politico, il 62 per cento degli americani si dichiara contrario all’operazione militare in Iran, e il 58 per cento ritiene che il presidente non abbia gestito bene la crisi.
Numeri che, in un paese dove la benzina è più di un carburante – è un simbolo di libertà, di indipendenza, di stile di vita – pesano come un macigno.
La reazione di Trump, prevedibilmente, è stata quella di incolpare gli altri.
In un comizio in Pennsylvania, ha detto che “i democratici ci hanno lasciato un sistema energetico fallimentare”, ha accusato la Cina di “speculare sul petrolio”, ha evocato il fantasma di Joe Biden per dire che “con lui la benzina costava molto di più”.
Ma i numeri dicono il contrario.
Nel gennaio 2025, quando Trump ha giurato per la seconda volta, il prezzo medio della benzina era di 3,07 dollari al gallone.
Oggi, con la guerra in Iran scatenata dalla sua amministrazione, il prezzo è salito di oltre un dollaro.
È un aumento che si vede, che si sente, che si tocca con mano ogni volta che si fa il pieno al Suv.
E gli americani, che non amano essere presi per il culo, stanno rispondendo con i sondaggi.
La guerra in Iran, d’altra parte, non era nei piani degli elettori quando hanno votato Trump nel novembre 2024.
L’avevano scelto per l’economia, per la promessa di chiudere il confine, per il richiamo a un’America forte ma non necessariamente bellicosa.
E invece si sono ritrovati con un conflitto che ha fatto schizzare il prezzo del petrolio, con l’inflazione che risale, con la paura di una escalation che potrebbe coinvolgere altri paesi della regione.
Il senatore democratico Chris Murphy, in un’intervista alla CNN, ha riassunto il sentimento di molti: “Gli americani non hanno votato per questa guerra. L’hanno votato per il prezzo del bacon. E ora il bacon costa di più e la benzina costa di più, e lui non ha nessuno a cui dare la colpa se non a se stesso” .
Il paradosso, in questa vicenda, è che Trump ha ereditato un’economia in buona salute e l’ha messa a rischio con una scelta di politica estera che i suoi stessi consiglieri, secondo quanto riferiscono fonti della Casa Bianca, avevano sconsigliato.
Il segretario al Tesoro Scott Bessent aveva avvertito che una guerra con l’Iran avrebbe fatto impennare i prezzi del petrolio, compromettendo la lotta all’inflazione.
Il segretario di Stato Marco Rubio aveva proposto un approccio più graduale, basato sulle sanzioni e sulla diplomazia.
Ma Trump, come sempre, ha fatto di testa sua.
E oggi, con il petrolio a 116 dollari al barile, con la benzina a 4 dollari al gallone, con il consenso in caduta libera, si trova a fare i conti con le conseguenze di una scelta che molti giudicano avventata.
L’ironia, naturalmente, non sfugge agli osservatori internazionali. Trump, che aveva promesso di “liberare l’America dalla dipendenza dal petrolio straniero”, si trova oggi a importare più greggio di prima, perché le raffinerie americane sono progettate per lavorare il petrolio pesante del Golfo, non quello leggero del Texas.
Trump, che aveva promesso di “rendere l’America di nuovo grande”, ha scatenato una guerra che sta mettendo a rischio la ripresa economica.
Trump, che aveva promesso di “essere il presidente di tutti gli americani”, ha diviso il paese su una questione di guerra e pace che gli sta facendo perdere persino il sostegno di una parte della sua base elettorale.
Il suo indice di gradimento al 33 per cento è il più basso dal 2020, quando perse le elezioni.
E se la guerra continuerà, con il petrolio destinato a salire ulteriormente, quei numeri potrebbero peggiorare.
E mentre Trump cerca di dare la colpa ai democratici, alla Cina, all’Iran, persino all’Europa che non lo sostiene abbastanza, gli americani fanno il pieno e si chiedono se ne sia valsa la pena. Perché alla fine, in un paese dove la benzina è un indicatore più preciso del PIL, la risposta si trova al distributore.
E oggi, il distributore dice che il prezzo è salito del 33 per cento, che il presidente ha iniziato una guerra che molti non volevano, e che il sogno di un’America indipendente dal petrolio straniero si è infranto contro la realtà di uno Stretto di Hormuz chiuso e di un presidente che non sa ascoltare i suoi consiglieri.
La frase d'apertura di questa analisi, “Americani, avete voluto Trump? Ora vi attaccate al cazzo!”, è volgare ma efficace. Perché sintetizza il sentimento di chi guarda da fuori e vede un paese che ha scelto un leader imprevedibile e ora ne subisce le conseguenze.
Ma è anche una frase che gli americani potrebbero rivolgere a se stessi, in questi giorni di benzina cara e di consenso in calo.
Perché la democrazia, negli Stati Uniti come altrove, è anche responsabilità.
E se hai scelto un presidente che fa la guerra senza pensarci due volte, non puoi lamentarti se la guerra ti fa aumentare il costo della vita.
Puoi solo andare al distributore, riempire il serbatoio, e sperare che la prossima volta, al momento del voto, qualcuno si ricordi di quello che costa un gallone di benzina quando si decide di bombardare un altro paese.




Nessun commento:
Posta un commento