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domenica 5 aprile 2026

Eject.Eject.Eject.

 




EJECT! EJECT! EJECT!” è l’ultimo ordine che si impartisce e riceve quando l’aereo è perduto e bisogna lanciarsi, ovunque ci si trovi, anche nel cuore del territorio nemico.

I piloti militari sanno a cosa andranno incontro.

Una grande botta dei razzi che sparano il loro seggiolino eiettabile fuori dall’abitacolo, poi il paracadute che si apre e, se va tutto come dovrebbe, la terra o il mare.

Ogni missione può trasformarsi in pochi istanti in una lotta per la sopravvivenza dove gli avversari si moltiplicano: il terreno ostile, le condizioni climatiche e il nemico che ti bracca.

Per questo, prima di essere abilitati alla piena operatività, Combat Ready, i piloti vengono addestrati secondo i principi della SERE — Sopravvivenza, Evasione, Resistenza e Fuga — il protocollo che entra in gioco quando un caccia viene abbattuto in territorio ostile.

Il primo passo è sopravvivere all’impatto: eiettarsi dal velivolo e raggiungere il suolo in sicurezza, dove inizia la vera prova di sopravvivenza.

Una volta a terra, il pilota che cade dietro le linee, in un territorio ostile e interdetto, deve letteralmente scomparire, trovare un riparo sicuro, evitare ogni genere di contatto con la popolazione civile che potrebbe segnalare la sua posizione e guadagnare tempo in attesa delle squadre di soccorso, le unità Combat Search and Rescue (CSAR).

Solo dopo essersi allontanato dal seggiolino eiettabile, dove è celato un kit di sopravvivenza, e aver occultato, se possibile, il suo paracadute per evitare che venga individuato da eventuali ricognitori aerei nemici, può attivare i sistemi di comunicazione in dotazione per segnalare la propria posizione alle forze amiche, che nel minor tempo possibile tenteranno di organizzare una missione di recupero.

Anche in territorio ostile, per evitare la cattura e, nel peggiore dei casi, il rischio di tortura e prigionia.

Ogni pilota e ogni operatore di sistema che volano a bordo di un caccia come l’F-15E Strike Eagle, che è stato abbattuto ieri nei cieli dell’Iran, porta con sé un vero kit di sopravvivenza integrato e diviso tra il seggiolino eiettabile e il suo Life-Jacket.

Non si tratta solo di equipaggiamento, ma di un sistema pensato per resistere dietro le linee nemiche in cui una radio criptata, che rappresenta la principale salvezza, gli consente di trasmettere delle coordinate GPS precise attraverso brevi impulsi difficili da intercettare, mentre specchi di segnalazione, torce stroboscopiche e fumogeni permetteranno alle unità di soccorso di essere guidate nel momento dell’esfiltrazione.

I soccorsi potrebbero impiegare ore o giorni, quindi acqua, sistemi di purificazione, razioni ad alto contenuto calorico progettate per durare giorni e un kit medico avanzato per trattare ferite gravi in totale autonomia.

Non mancano strumenti rudimentali, ma vitali — coltello, sega a filo, acciarino — insieme a coperte termiche e sacco a pelo per affrontare notti in ambienti ostili.

E, come ultima risorsa, una pistola d’ordinanza con caricatori di riserva (o una nuova versione di M4 smontata) per difendersi da agenti ostili.

Se il pilota viene catturato, entrerà in gioco il Code of Conduct: una linea di resistenza invisibile ma invalicabile.

Nome, grado, numero di matricola e data di nascita.

Nient’altro. Nessuna informazione utile al nemico, nessuna collaborazione.

Anche sotto pressione, anche sotto interrogatorio.

Una condotta che un avversario particolarmente ostile potrebbe provare a piegare con la tortura: dalla privazione del sonno alle vessazioni, a metodi peggiori che violano le convenzioni internazionali per i prigionieri di guerra.

I piloti hanno infine un obbligo, oltre a quello di non rivelare alcuna informazione sensibile al nemico.

Un imperativo morale che abbiamo conosciuto attraverso i resoconti, i romanzi e i film degli aviatori abbattuti nelle guerre mondiali e durante la guerra del Vietnam: tentare la fuga, a ogni costo.

E aiutare altri piloti a farlo, se le condizioni lo consentono.

E in ultimo, come ha spiegato al New York Times l'ex comandante del Comando Centrale Usa, ammiraglio William J. Fallon: “Non cedere, non accettare favori speciali”, non accettare le offerte del nemico che cercherà di fargli rilasciare dichiarazioni scritte o orali sleali verso il proprio Paese.

Perché, anche dietro le linee nemiche, il pilota dovrà rimanere fedele alla propria bandiera.


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