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mercoledì 22 aprile 2026

Reattori nucleari.

 

Ora ditemi per quale motivo abbiamo rinunciato al nucleare.

Se guardiamo dall'alto come sono disposti i reattori nucleari vicini all'Italia, possiamo davvero definirci dei gran coglioni..

Questo jpg del 2011 indica la posizione dei reattori di Francia, Svizzera, 

Germania, Spagna,Slovenia, Inghilterra...

Siamo solo noi gli sfigati e teste di minchia che non abbiamo centrali nucleari.

E poi il bello è che da veri ipocriti compriamo l’energia elettrica nucleare dalla Francia perché quella che ci produciamo in casa non basta e noi siamo diventati il più grande importatore di energia elettrica al mondo.

Bah.. lo so che c'e' stato un referendum e bastava avere un minimo di nozione di ingegneria energetica (senza per forza essere ingegneri) per poter valutare la situazione al momento del voto.

Noi votanti avremmo dovuto considerare il fabbisogno enorme, continuo e non negoziabile delle grandi infrastrutture pubbliche — ospedali, trasporti, industrie, data center oltre quello delle abitazioni private che sono due mondi con esigenze completamente diverse.

Le infrastrutture hanno bisogno di energia che ci sia sempre, ogni secondo, indipendentemente dal meteo o dall’orario.

Non possiamo permetterci che un ospedale o una rete ferroviaria funzionino “a intermittenza”.

Ed è qui che entra in gioco il nucleare che non abbiamo voluto: non perché sia “di moda” o ideologico, ma perché tecnicamente è una delle pochissime fonti in grado di garantire produzione continua, stabile e programmabile. 

Un reattore nucleare lavora praticamente sempre, con fattori di utilizzo che arrivano anche al 90%, mentre fotovoltaico ed eolico, per loro natura, producono molto meno e in modo discontinuo e considerato le mani mafiose è ovvio che abbiamo scelto la via del fotovoltaico e dei pannelli solari.

E a quel punto qualcuno dice: “vabbè, mettiamo tante rinnovabili e accumuliamo”.

Sì, sulla carta.

Ma nella realtà significa dover costruire sistemi di accumulo giganteschi, con costi enormi e limiti tecnologici ancora evidenti.

Ed è proprio lì che il conto smette di tornare.

Poi c’è un altro equivoco enorme sui costi.

Si guarda solo al costo iniziale delle centrali nucleari, che è alto, e ci si ferma lì.

Ma un impianto nucleare dura decenni, anche 60–80 anni, e nel frattempo produce quantità enormi di energia con costi operativi relativamente bassi e soprattutto stabili.

Se guardi il costo reale nel lungo periodo — quello per kilowattora prodotto — il nucleare è assolutamente competitivo, spesso più di tante alternative, soprattutto se nelle rinnovabili includi tutto quello che serve davvero per farle funzionare su larga scala, cioè accumuli e sistemi di backup.

E sul tema ambientale, anche qui si parla spesso per slogan.

In realtà il nucleare è tra le fonti con le emissioni più basse in assoluto, paragonabili a eolico e idroelettrico e infinitamente inferiori a gas e carbone.

Non è “pulito” in senso romantico, ma è estremamente efficiente e con un impatto climatico bassissimo.

Questo non significa che le rinnovabili non servano, anzi. 

Semplicemente vanno usate dove hanno senso.

Nelle case private, ad esempio, sono perfette: pannelli sul tetto, magari una batteria domestica, autoconsumo.

Lì funzionano benissimo, riducono i costi e alleggeriscono la rete. 

Ma pensare di reggere intere città o sistemi industriali complessi solo con produzione intermittente è, tecnicamente, fuori di melone.

La realtà è che un sistema energetico serio non è fatto di slogan, ma di equilibrio: una base solida, continua e affidabile — e oggi il nucleare è uno dei pochi strumenti per averla — affiancata da rinnovabili distribuite che migliorano l’efficienza complessiva.

Tutto il resto è semplificazione, e pure piuttosto grossolana.

Però abbiamo votato NO al nucleare ma lo andiamo a comprare dai cugini oltralpe che godono come falchi e ci danno dei coglioni.

Viva l'itaglia.


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