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mercoledì 14 ottobre 2026

Castigatori all'attacco.

 

Sono certo che vi sarete chiesti come mai i giudici italiani rimettono subito in libertà i castigatori arrestati permettendo loro di tornare a rubare indisturbati.

Mio suocero apparteneva alla Benemerita e diceva che lui evitava tante scartoffie e la giustizia la faceva sul posto con una paternale fatta in modo da far ricordare di rigare diritti.

Lui si che era un sapone (uno che sapeva molto insomma).

Il codice penale italiano è un testo giuridico strutturato appositamente per tutelare i criminali di basso livello a discapito dei cittadini onesti.

I magistrati non rimettono in libertà i borseggiatori perché provano simpatia per loro o perché sono impazziti.

Lo fanno perché applicano alla lettera le leggi approvate dal Parlamento.

Il furto con destrezza prevede pene talmente basse che la custodia cautelare in carcere prima del processo definitivo è praticamente impossibile da applicare.

Per rinchiudere una persona in cella in attesa di giudizio servono requisiti precisi, come il pericolo di fuga o il rischio di reiterazione di reati gravi e violenti.

Rubare un portafoglio in metropolitana non rientra in queste categorie.

Il giudice convalida l'arresto fatto dalle forze dell'ordine e poi è obbligato a firmare il foglio di via, rimettendo il ladro esattamente sulla stessa banchina da cui è stato prelevato poche ore prima.

A questo meccanismo si aggiunge una norma specifica che garantisce l'impunità totale a una categoria ben precisa di ladri.

Gli articoli 146 del codice penale e 275 del codice di procedura penale vietano categoricamente il carcere per le donne incinte o per le madri di bambini con meno di un anno di età.

Ste borseggiatrici conoscono questo articolo a memoria e lo sfruttano con una precisione calcolata.

E state attenti a non fare come faceva mio suocero o per voi sarà finita e oltre a finir in gabbia dovrete pure risarcire la proff.castigatrice.

Queste professioniste del castigo, vivono in uno stato di gravidanza perenne o si portano dietro neonati proprio per avere una garanzia legale assoluta contro l'arresto.

Quando un poliziotto ferma una di queste donne con le mani nella borsa di un turista, sa già che il suo lavoro è inutile.

La porta in caserma, compila i verbali, la fotografa gli offre il cappuccino col biscotto di Atessa e poi la guarda uscire dalla porta principale.

Non c'è alcun margine di interpretazione.

La legge impone di tutelare il nascituro o il neonato, e il risultato pratico è che la madre ottiene un permesso illimitato per delinquere senza subire alcuna conseguenza penale immediata.

Il sistema carcerario italiano è al collasso e non ha spazio per chi ruba telefoni o contanti.

Le prigioni sono sovraffollate e lo Stato deve calcolare i costi e i benefici di ogni singolo detenuto.

Mantenere un borseggiatore in cella costa palanche pubbliche, e il sistema giudiziario considera il furto di 100 euro una perdita economica tollerabile per la società.

Non importa a nessuno se tu perdi i documenti o lo stipendio.

La giustizia italiana si muove solo quando c'è violenza fisica grave o quando vengono toccati i grandi capitali.

Fino a quando il Parlamento non deciderà di cambiare le leggi, inasprendo le pene per i reati predatori e cancellando le eccezioni legali, i giudici continueranno a firmare moduli di scarcerazione.

I castigatori continueranno a ignorare le guardie giurate e tu continuerai a dover tenere la borsa stretta sul petto ogni volta che sali su un vagone affollato o passi per Via Italia a Porcaro.

Te capì testina.

Fatto? gia fatto?

 


Vi capita mai di incontrare qualc1 e di chiedervi dove avete gia visto sta persona?.

Bene.. ho incrociato in garage un tipo con la figlia sui 6 anni, biondina con le treccine che mi ha ricordato una pubblicità di qualche lustro fa e che diventa il post odierno legato alla parola “Pubblicità”.

Certe pubblicità durano pochi secondi, ma riescono a restare nella testa per decenni.

Basta una frase, una voce, una situazione familiare.

E all'improvviso uno spot non è più soltanto un messaggio commerciale: diventa un frammento della vita quotidiana.

Quella bimba che ho incontrato e che è nell'immagine di partenza è uguale allo spot di Pic Indolor, accompagnato dalla formula «Fatto! Già fatto?».

Poche parole, apparentemente banali, eppure costruite secondo una delle regole fondamentali della comunicazione pubblicitaria: trasformare un prodotto in un'esperienza immediatamente riconoscibile.

Per capire il fascino di quelle campagne bisogna tornare a un'Italia molto diversa da quella di oggi.

La televisione di allora occupava un posto centrale nella vita domestica.

Non c'erano smartphone, piattaforme di streaming, pubblicità personalizzate o decine di contenuti capaci di contendersi l'attenzione nello stesso momento.

Ci si ritrovava davanti allo schermo in famiglia, e gli spot diventavano parte di un rituale condiviso.

La pubblicità non interrompeva un flusso infinito di video: si inseriva dentro programmi che milioni di persone guardavano contemporaneamente.

Era questo uno dei suoi grandi vantaggi.

Un messaggio efficace poteva raggiungere bambini, genitori e nonni, attraversando generazioni e abitudini diverse.

Pic Indolor apparteneva al mondo dei prodotti sanitari destinati a situazioni concrete, familiari, quotidiane.

Il nome stesso richiamava immediatamente il problema che prometteva di affrontare: il dolore.

La comunicazione doveva quindi fare qualcosa di molto preciso, ossia rendere riconoscibile il prodotto e fissarlo nella memoria senza bisogno di spiegazioni elaborate.

Quella bambina che ho incontrato per me diventa «Fatto! Già fatto?» e quando risalgo in caso dirò alla Lella che ho incontrato "fatto..già fatto"..

Lei penserà alla stravaganza dovuta all'età ma per me uno dei due neuroni che ho nella capa funzionano proprio attraverso la semplicità della battuta e il ritmo della conversazione, se mi capiscono..bene..altrimenti..sorvolo.

La frase che ho pronunciato è quella del mio linguaggio domestico, ovvero l' espressione scambiata senza pensarci troppo che mette in evidenza come la pubblicità cambia il modo di vivere a chi è ed era martellato dai media.

È una tecnica che la pubblicità conosce da sempre.

Una frase breve, se associata ripetutamente a un marchio e a una situazione riconoscibile, può sopravvivere al prodotto stesso.

Anni dopo, magari, non ricordiamo più tutti i dettagli dello spot, ma basta sentirne citare una battuta perché riaffiori un'immagine, una voce o l'atmosfera di un periodo della nostra vita che alcuni di voi ricorderanno.

Naturalmente, la memoria non conserva tutto nello stesso modo. 

Per qualcuno uno spot è legato all'infanzia; per altri, alle prime esperienze davanti alla televisione a colori, alle serate trascorse in famiglia o alle pubblicità che separavano un programma dall'altro.

Il ricordo individuale si intreccia così con quello collettivo, trasformando un messaggio commerciale in una piccola testimonianza di costume.

Certo che oggi la pubblicità dispone di strumenti tecnologici enormemente più sofisticati e l'AI detta legge.

Può selezionare il pubblico, misurare le reazioni, modificare le campagne in tempo reale e inseguire lo spettatore attraverso dispositivi diversi.

Ma questa abbondanza presenta anche un problema: l'attenzione è frammentata, i messaggi si moltiplicano e la memoria viene continuamente sollecitata da stimoli concorrenti.

Associare quella bimba che ho incontrato in garage, alla Pic Indolor e il suo «Fatto! Già fatto?» significa quindi recuperare qualcosa di più di una vecchia pubblicità.

Significa tornare a un modo di comunicare in cui poche parole potevano diventare un appuntamento riconoscibile, una battuta da ripetere e, con il passare del tempo, un segnale capace di riportare alla luce un'intero periodo della vita italiana.

La nostalgia, però, non dovrebbe trasformarsi nell'idea che tutto ciò che appartiene al passato fosse automaticamente migliore.

Anche allora la pubblicità mirava a vendere, persuadere e conquistare spazio nella mente del consumatore.

La differenza è che alcuni messaggi riuscivano a farlo lasciando una traccia culturale che superava la loro funzione originaria.

È questo il destino curioso di certi spot: nascono per promuovere un prodotto, ma finiscono per raccontare un'epoca e per descrivere un fatto appena accaduto.

E qualche volta basta davvero poco.

«Fatto! Già fatto?».

Due brevi espressioni, un ricordo che nella memoria di chi l'ha vissuta.. continua ancora a parlare.

martedì 13 ottobre 2026

Vecchi e giovani.

 

A proposito di vecchi e giovani, mi domando se la sapete la storia del contadino che aveva il problema di sostituzione gallo ormai diventato vecchio.

Se la sapete glissate altrimenti eccovela:

Un contadino decise che era ora di sostituire il gallo diventato ormai vecchio e quindi andò al mercato e comprò un giovane galletto e lo portò nel pollaio..

Il vecchio gallo malato si avvicina al giovane gallo orgoglioso e affascinante appena arrivato nel suo allevamento e gli dice:

"Ascolta, possiamo fare un accordo?

Tutte le galline di questo pollaio sono tue.

Vorrei solo che me ne lasciassi due o tre, così posso passare il resto della mia vecchiaia in compagnia.

"Che cazzo dici!? Fuori discussione, vecchio pirla! Le galline sono tutte mie e basta. Hai fatto la tua strada e quindi largo ai giovani.. 

"E va ben" disse il vecchio.

Ti suggerisco però un trucco che ti permetterà di fare una buona impressione davanti alle galline.

Facciamo una gara e il primo che raggiungerà la recinzione sarà il vincitore.

L'unica cosa che ti chiedo è di darmi un vantaggio di 5 secondi a causa della mia vecchiaia e se vincerai, non sentirai più parlare di me.

"Ma non rompermi i coglioni.. disse il giovane gallo ridendo.. certo che te li do' e almeno la facciamo finita.

Dai, andiamo... quando vuoi."

Il vecchio gallo inizia a correre, seguito cinque secondi dopo dal giovane gallo, galvanizzato da tutti gli sguardi delle gallinelle su di lui.

In quel momento, il vecchio gallo diventa molto rumoroso e inizia a zigzagare nell'aia.

Prima che abbia il tempo di capire, il giovane gallo si ritrova polverizzato da un'esplosione di pallini sparati dal contadino.

Ma vfc è il terzo gallo frocio che compro questo mese!". 

 

Stretta è la foglia, larga è la via, dite la vostra che io ho detto la mia.

Il Re dell'ingiustizia.



Certo che al Parlamento Europeo di Strasburgo in Francia se la prendono allegramente e nei giorni scorsi e precisamente il 6 ottobre 2026, hanno messo all'ingresso una statua alta 2,5 mt e rivestita d'oro zecchino 23 carati, di Parrucchino Pannolinato nudo con in mano una lunga mazza da golf e nell’altra una bilancia, seduto sulle spalle di un uomo mingherlino, in evidente difficoltà.

E sapete come l'hanno chiamata?

“The Orange Plague”, la piaga arancione.

Sta scultura, soprannominata anche “Re dell’ingiustizia”, è collocata su un piedistallo su cui sono incise le parole:

Sono seduto sulle spalle di un uomo. Lui sta affondando sotto il mio peso. Farò di tutto per aiutarlo. Tranne che scendere dalle sue spalle.

E vabbè.. mettiamola sul ridere ma rappresenta la realtà dei giorni nostri e io l'avrei fatta mettendo parrucchino non in verticale ma dietro alle spalle del mingherlino che forse avrebbe rappresentato meglio la situazione e ovviamente le parole incise sarebbero state altre.


lunedì 12 ottobre 2026

Alloro.

 


A Casalcoso l'ometto giardiniere ha tagliato i rami dell'alloro buttandoli nel sacco della monnezza.. ma perchè porca paletta ingrugnita?

Ma lo sai che esistono alcune piante così ricche di nutrienti e proprietà terapeutiche da poter essere considerate veri e propri farmaci naturali.

Patrizia la dottoressa in quel di Pollutri lo sa che prima dell’avvento della medicina moderna, le piante venivano impiegate per trattare numerose condizioni di salute e non te lo dice altrimenti chiuderebbe la farmacia.

Quindi tel dig me 

L’alloro, come sopraddetto, viene usato da una vita per via delle sue eccellenti proprietà terapeutiche.

E' ricco di vitamine A e C, magnesio, calcio, manganese, potassio e ferro (per quest'ultimo è meglio che Donato stia alla larga, considerato che di ferro ne ha un casino da non poter andare all'aeroporto altrimenti al checkin lo arresterebbero), l’alloro è eccellente per calmare i dolori del corpo.

Una buona tisana di alloro aiuta ad alleviare i dolori muscolari e articolari, dando sollievo quasi immediato.

In alternativa, è possibile applicare un po’ di olio di alloro direttamente sulle aree colpite da dolore.

Le proprietà antibatteriche dell’alloro sono eccellenti per curare le infezioni della pelle, ma anche per uccidere i batteri della bocca e trattare l’alitosi.

Inoltre le foglie di alloro migliorano la sensibilità all’insulina, e sono utili nella regolazione degli zuccheri nel sangue aiutando la digestione e permettono di sentire sollievo dopo un pasto particolarmente pesante fatto al Duca di Atessa (anche se hai bevuto in Vailaspra del Piretti).


Queste eccellenti foglie aiutano a regolare la pressione, abbassare il colesterolo e favorire il sonno profondo.

Per godere di questi benefici, devi preparare una gustosa tisana da bere prima di andare a dormire.

Prendi le foglie di alloro "essiccate" immergile in acqua calda (una per tazza) per almeno 5 minuti e poi metti del miele di Tornareccio che vendono anche ad Atessa  nel liquido ancora tiepido.
Quindi giardiniere sprecone, ora che te l'ho detto ti senti un poco in colpa di aver buttato questo ben di Dio nella spazzatura?.




 

Pubblicità aggressiva.

 

La pubblicità di Verisure l'avrai sentita anche tu.

“l'area è protetta da Verisure, si allontani ora”.

Gia me lo vedo il signor ladro cagarsi sotto.

Secondo te sta Verisure ha personale per seguire in diretta H24 ogni singolo impianto o ti sta prendendo per il culo?

Quella voce metallica che minaccia i ladri dai muri delle case è solo un trucco per far sentire al sicuro i proprietari terrorizzati.

Nessuna azienda al mondo possiede un esercito di dipendenti pagati per fissare uno schermo nero aspettando che un ladro entri nel tuo salotto.

Il sistema funziona esclusivamente a reazione.

Quando un sensore rileva un movimento o l'apertura di una porta, scatta un allarme in una centrale operativa.

Solo in quel preciso istante, un operatore apre il flusso video o audio per capire cosa sta succedendo.

Fino a quel momento, tu sei completamente solo e nessuno sta guardando la tua casa.

La voce che intima di allontanarsi viene attivata a distanza e parte in automatico.

Il dott. ladro professionista sa benissimo che dall'altra parte non ci sta nessuno ed è solo una registrazione del cazzo.

Ergo il proff. Ladro non si spaventa e continua il suo lavoro sapendo di avere a disposizione un lasso di tempo ben preciso prima che arrivi una pattuglia.

La voce Verisure può urlare quanto minchia vuole attraverso quell'altoparlante, ma non ha alcun potere fisico per fermare l'intrusione e se avrai caricato la bomboletta, parte lo spruzzo ma se sei pirla sto spruzzo lo cuccherai tu quando entrerai dimenticandoti di far cessare l'allarme.

Il suo unico compito è di telefonare al numero dei caramba..hai mai provato a farlo? Provaci e dimmi se la risposta sarà immediata..

Il problema è che i tempi di intervento in Italia sono lunghi.

Una volante della polizia o un'auto della vigilanza impiegherà almeno 10 o 15 minuti per arrivare sul posto, se ti va di culo.

In quel quarto d'ora, il dr. ladro ha già sventrato la tua cassaforte, preso i gioielli ed anche la bibita che hai nel frigo dopo aver pisciato nel tuo cesso o sulla parete del salotto tracciando la Z di zorro ed è scappato lontano.

Stai pagando un abbonamento mensile ultrasalatissimo per comprare una sensazione psicologica di sicurezza totalmente fittizia. 

L'impianto serve al massimo per spaventare il ragazzino del campo nomadi o un tossico in cerca di spiccioli facili o alla donna delle pulizie che è venuta a controllare se il frigo funziona dimenticandosi di staccare l'allarme.

Contro una banda organizzata, quel sistema di allarme è utile quanto un cartello con scritto “divieto di aggabinetto” opss “accesso”.

Le telecamere registreranno degli sconosciuti che ti svaligiano casa e tu potrai guardare il video il giorno dopo mentre piangi sui tuoi cassetti svuotati.

Le aziende di sicurezza vendono la paura e incassano i tuoi soldi, fornendoti in cambio un servizio di documentazione del furto, non un vero scudo protettivo e vai con la pubblicità che è l'anima de li.... del commercio.

P.S. taglio corto sui costi ma considerate una partenza con 300€ in avanti per l'installazione + una quota mese da 35€ in avanti.. fate voi. 


Bici Elettriche.

 


Mi stacco un poco dalle cazzate che fa o dice di fare parrucchino e disserto su cose serie..

Bici e monopattini elettrici.. continuo a vederli senza targa con gente che non ha casco e sfreccia a tutta manetta quindi oggi mi butto sulle prime.

BICICLETTE ELETTRICHE, BASTA FAR WEST: LA TECNOLOGIA NON PUÒ DIVENTARE UN ALIBI PER VIOLARE LE REGOLE.

MA I CONTROLLI DEVONO ESSERE SERI, NON UNA NUOVA MACCHINA PER FARE CASSA

La bicicletta elettrica è una delle innovazioni più utili della mobilità contemporanea e il mio amico Enrico ne sa qualcosa.

Consente di affrontare distanze maggiori, riduce la fatica, facilita gli spostamenti quotidiani e può contribuire a diminuire il traffico automobilistico.

Ma proprio perché rappresenta una risorsa per le città, non può trasformarsi in uno strumento attraverso il quale aggirare le regole della circolazione.

Il problema non è la tecnologia: è l'uso che se ne fa, soprattutto quando qualcuno decide di modificarla per ottenere prestazioni che la legge non consente.

Il principio è semplice.

Una bicicletta a pedalata assistita, per essere considerata tale secondo la normativa europea, deve rispettare precisi requisiti: il motore elettrico non può avere una potenza nominale continua superiore a 250 watt, l'assistenza deve interrompersi quando l'Enrico smette di pedalare e deve cessare progressivamente prima che il mezzo superi i 25 chilometri orari.

Quando queste condizioni vengono alterate per trasformare una normale e-bike in un veicolo capace di raggiungere velocità ben superiori, non siamo più davanti a un semplice aggiornamento tecnico.

Siamo di fronte a una modifica che può cambiare radicalmente la natura del mezzo e le condizioni nelle quali viene utilizzato.

Il punto decisivo è la sicurezza.

Una bicicletta elettrica modificata può raggiungere velocità incompatibili con gli spazi destinati ai ciclisti e con la presenza di pedoni, bambini e persone anziane.

Piste ciclabili, marciapiedi attraversati impropriamente e strade urbane non sono circuiti privati nei quali ciascuno può sperimentare la propria idea di libertà.

Sono spazi condivisi, nei quali il comportamento di un singolo può mettere a rischio l'incolumità di molti.

E quando una persona viene investita da un mezzo che viaggia a una velocità inattesa, le conseguenze possono essere gravissime.

Per questo l'introduzione dei cosiddetti bicivelox, dispositivi che consentono di verificare le prestazioni delle biciclette elettriche attraverso apposite pedane di prova, merita attenzione.

L'obiettivo dovrebbe essere individuare i mezzi alterati e distinguere le biciclette regolari da quelle che, attraverso modifiche al motore o ai sistemi elettronici, superano i limiti previsti.

Non si tratta di criminalizzare chi sceglie una mobilità più sostenibile, ma di impedire che una minoranza trasformi un mezzo nato per agevolare gli spostamenti in una fonte aggiuntiva di pericolo.

Occorre tuttavia evitare che l'indignazione per gli abusi diventi il pretesto per una repressione indiscriminata.

Un controllo attendibile deve basarsi su procedure tecniche trasparenti, strumenti adeguati e verifiche contestabili.

Bisogna distinguere tra una bicicletta conforme, un mezzo effettivamente modificato e un eventuale errore di misurazione.

Le sanzioni devono essere proporzionate alla violazione e applicate nel rispetto delle garanzie previste dalla legge.

La sicurezza stradale è una questione troppo seria per essere affidata all'improvvisazione, ma anche per diventare un'occasione di accertamenti opachi.

Lo stesso vale per le multe, che possono essere molto elevate nei casi previsti dalla normativa.

Cifre come 15.000 euro sono sproporzionate, fanno girare i coglioni e devono essere ricondotte alla specifica violazione contestata e alla disposizione applicabile: non possono essere presentate come una conseguenza automatica di qualsiasi irregolarità riscontrata su una e-bike.

La differenza è sostanziale.

Informare correttamente i cittadini significa spiegare quali comportamenti sono vietati, quali sanzioni possono scattare e in quali circostanze, non limitarsi a evocare importi capaci di suscitare paura, qui sembra di essere alla pari con parrucchino pannolinato e scendiamo coi piedi per terra cazzo.

Anche le cifre sulle biciclette fuori norma, talvolta indicate in percentuali impressionanti, richiedono cautela.

Se in alcune verifiche una quota molto elevata dei mezzi controllati risultasse irregolare, sarebbe necessario conoscere il numero dei controlli, i criteri di selezione dei veicoli e il tipo di alterazioni rilevate.

Un campione composto prevalentemente da biciclette sospette non rappresenterebbe automaticamente l'intero parco circolante.

Il dato può essere un campanello d'allarme, ma soltanto una rilevazione documentata permette di capire quanto sia esteso il fenomeno.

La risposta più efficace, quindi, non consiste soltanto nell'aumentare le multe.

Servono controlli mirati, campagne informative, verifiche nei luoghi in cui le modifiche illegali vengono effettuate e responsabilità chiare anche per chi vende o installa sistemi destinati a eludere i limiti di legge.

I produttori devono fornire mezzi conformi, i rivenditori devono spiegare le caratteristiche effettive dei prodotti e gli utenti devono comprendere che una modifica apparentemente innocua può comportare conseguenze tecniche, assicurative e giuridiche rilevanti.

La mobilità sostenibile non può essere costruita contrapponendo automobilisti, ciclisti e pedoni.

Deve fondarsi su un principio molto più concreto: la libertà di spostarsi termina dove comincia il pericolo ingiustificato per gli altri. Chi utilizza una bicicletta elettrica regolare non ha nulla da temere da controlli ben progettati; chi la modifica per correre più velocemente deve invece sapere che quella scelta non è priva di conseguenze.

Il vero obiettivo non è mettere sotto accusa le biciclette elettriche, ma impedire che la loro diffusione venga compromessa dall'abuso di pochi.

Le regole devono valere per tutti: senza privilegi per chi corre e senza vessazioni per chi rispetta la legge.