
Dai ..oggi sono alla ricerca di vini strani e premetto che tutti i nomi dei vini che leggerete sotto, sono reali e non inventati.
Ho chiesto all'AI di darmi il nome di vini che non siano i soliti Dolcetto o Barbera ed ecco la ricerca che ne è uscita.
Parto dal fatto che ci sono vini che cercano di sedurre il consumatore con la nobiltà del vitigno, altri con l’eleganza dell’etichetta, altri ancora con territori millenari, castelli medievali, vendemmie eroiche e nomi che sembrano usciti direttamente da un notaio Casalcosese.
Poi ci sono quelli che hanno deciso di percorrere una strada diversa: invece di limitarsi a riempire il bicchiere, hanno pensato bene di stuzzicare anche l’immaginazione di chi lo tiene in mano (il bicchiere).
Perché il vino, dopotutto, è un prodotto straordinariamente sensoriale.
Si annusa, si guarda, si assaggia, si lascia scorrere sulla lingua e non lo si ingurgita tipo sciacquone nel cesso.
Quando entrano in gioco profumi, piacere, convivialità, seduzione e qualche bicchiere di troppo, il confine fra enologia e antropologia del desiderio diventa sorprendentemente sottile.
Gli antichi Romani, che non erano esattamente famosi per la pruderie, avevano già capito il rapporto fra vino, festa, trasgressione ed eros.
Secoli dopo, qualche produttore italiano ha semplicemente deciso di trasferire quella vecchia intuizione direttamente sull’etichetta.
Parto con la prima categoria..quella degli allusivi.
Quelli che non dicono praticamente n'a mazza, ma suggeriscono tutto.
Sono i vini perfetti per chi vuole mandare un messaggio senza assumersi la responsabilità di averlo mandato.
Prendiamo La Monella
vino da 10,90€ la bottiglia contenente Barbera giovane frizzante e vivace di Braida.
Il nome è già una piccola sceneggiatura: non scandalizza nessuno, non mette in imbarazzo nessuno, ma lascia aperta una porta.
Poi arriva il Rose' Ose'
costo 19€ la bottiglia ed è un rosato Umbro prodotto da Mani di Luna, che gioca sul doppio senso con quella discrezione tipicamente italiana per cui si può essere maliziosi anche continuando a sembrare perfettamente educati.
Segue il Bocca di Rosa
da 20€ la bottiglia contenente Malvasia Piacentina, nome che richiama immediatamente la celebre canzone di Fabrizio De André.
Qui l’allusione diventa cultura popolare: non serve spiegare niente, basta pronunciare il nome e lasciare che sia l'immaginazione a fare il resto.
Ma l’Italia, naturalmente, non poteva fermarsi agli ammiccamenti.
A un certo punto arriva la seconda categoria: i vini per coppie che hanno superato da tempo la fase in cui si arrossisce davanti a un doppio senso.
Dal Nero di troia la bottiglia di Passera Scopaiola
la troviamo in Puglia a prezzi decenti di € 5,90 la bottiglia che è un prezzo decisamente in linea col portafoglio di chi visita frequentemente la tangenziale in cerca di vulvivendole che hanno mollato i chiavisteri per lavorare in proprio.
Poi ci sta un vino che abbinavo alle ostriche dal Palucci ed è La Passerina
dalle terre di Chieti che costa 12€ la bottiglia se la prendi nella tenuta Ulisse, e qui il marketing comincia a mostrare un certo coraggio.
Ma ora cominciamo a salir di prezzo col Bricco dell’Uccellone
da 60€ alla bottiglia e non tutti gli operai che lavorano al terzo turno sulla ghisa la abbinano al loro pasto ed un Barbera d’Asti dal nome che sembra progettato da un comitato incaricato di verificare quanto lontano si possa andare senza perdere completamente la faccia.
La spiegazione legata al nome è molto più innocente del risultato: il riferimento sarebbe alla vecchia proprietaria della collina, raffigurata con un corvo.
Il problema, naturalmente, è che una volta che hai chiamato un vino “Bricco dell’Uccellone”, puoi raccontare anche la storia più innocente del mondo: il cervello del consumatore ha già preso un’altra strada e mi vien da far confronto vini in quanto il prezzo di una bottiglia di detto Bricco equivale ad una settantina di litri di vinello cuccati alla cantina di Villalfonsina e non di vino ricavato col pastone ma Montepulciano ottimo quasi nonimo, ottenuto con la spremitura di grappoli d'uva maturati al sole nei pressi di Casalcoso con l'adriatico sotto il culo e la Maiella alle spalle.
Ma continuo con la categoria degli espliciti.
Qui non siamo più nel territorio del “forse ho capito”.
Qui abbiamo vini che sembrano concepiti durante una cena fra amici dopo il terzo bicchiere, quando qualcuno pronuncia la frase fatale: “Ragazzi, ho avuto un’idea per il nome”.
E così compare il Tocca Culo
da 15€ alla bottiglia che contiene un rosso Lucano il cui nome deriva dal torrente Battifarano, secondo una spiegazione legata alla tradizione locale è al modo in cui le donne lo attraversavano per evitare di bagnarsi. Una storia di territorio, dunque. Ma anche una storia che dimostra una cosa fondamentale: la toponomastica italiana possiede risorse che il marketing moderno non avrebbe mai avuto il coraggio di inventare da solo.
E siamo appena all'inizio.
Arrivano quindi quei nomi che sembrano appartenere più a una conversazione privata che a una carta dei vini ma il vero capolavoro, a questo punto taglio la ricerca e salto direttamente al terzetto finale in quanto commentare 85 vini con nomi strani la vedo lunga e mi sono o vi siete letteralmente rotti i cosidetti.
Quindi parto con l' Amore Mio
e son rimasto scioccato dal prezzo di vendita in quanto io cercavo il “Fragolino” tipo Eurospin da 3 euri alla bottiglia compreso il fermatappo per fare la seggiolina e ho trovato questo a 245 € che per vergogna viene imbottigliato in Spagna.. notare che non esiste la virgola dopo il 2 del prezzo di El Fragolino Vino Tinto Espumoso “Amore Mio” es una bebida espumosa de perfil dulce y aromático, inspirada en la tradición italiana de los vinos frizzantes de estilo frutal. Destaca por sus notas intensas que evocan frutos rojos maduros y una sensación fresca en boca, donde la burbuja ligera aporta dinamismo y una experiencia suave y accesible.
Minchia ma vi rendete conto? Fresca en boca ma caldo en cuelo, puerca vaca.
Questo è un vino di 7° scarsi, col fermatappo sigillato che non puoi nemmeno far seggiole, che non ha bisogno di spiegazioni: mette direttamente la parola “amore” sulla bottiglia e lascia al consumatore il compito di decidere se si tratti di romanticismo, o amore per i soldi intascati dal produttore?
Ma lo venderanno? Boh.
E il bello è che ti prendono completamente per i fondelli dicendo che la Bebida espumosa a base de vino o mosto aromatizado, agua, azúcares y compuestos naturales de sabor frutal, formulados para lograr un perfil dulce y aromático equilibrado.
E vabbe' termino la lista vini strani con la Ficaia
da 15€ alla bottiglia contenente un bianco toscano della Fattoria Uccelliera.
E qui l'eleganza rinascimentale della Toscana incontra quella particolare inclinazione italiana per cui anche un nome apparentemente geografico può diventare materiale da cabaret.
Aspettateee questo non me lo faccio scappare ed è Il Soffocone di Vincigliata
di Bibi Graetz a 50€ alla bottiglia.
Il nome non ha bisogno di sottotitoli, note a margine o un sommelier incaricato di tradurre.
È un termine dialettale fiorentino e indica esattamente ciò che il nome lascia intendere.
Graetz, artista oltre che vignaiolo, ha persino curato personalmente l'etichetta, trasformando il vino in qualcosa che sta a metà fra prodotto agricolo, provocazione artistica e scherzo toscano.
Ed è proprio qui che la faccenda diventa interessante.
Perché questi vini non dimostrano soltanto che alcuni produttori italiani possiedono un senso dell'umorismo decisamente superiore alla media.
Dimostrano anche quanto sia potente il nome di un prodotto.
Il vino può essere eccellente, mediocre o semplicemente dignitoso; ma se sulla bottiglia compare un nome memorabile, quella bottiglia ha già ottenuto qualcosa che migliaia di etichette elegantissime non riescono a conquistare: si farà ricordare.
Il consumatore magari dimenticherà il grado alcolico, la resa per ettaro, il sistema di allevamento delle viti e persino il vitigno.
Ma difficilmente dimenticherà di aver bevuto un vino chiamato Il Merlo della Topa o di aver visto una bottiglia chiamata Il Soffocone di Vincigliata.
È marketing? Certamente.
È goliardia? Senza alcun dubbio.
È anche cultura del territorio? In alcuni casi sì, perché molti di questi nomi nascono proprio da dialetti, soprannomi, toponimi, tradizioni locali e storie popolari.
Ed è forse questo l'aspetto più interessante: dietro la provocazione spesso c'è una stratificazione linguistica autenticamente italiana.
L'Italia, del resto, ha sempre avuto un rapporto particolare con il sesso e con il linguaggio.
È il Paese nel quale una bestemmia può diventare intercalare, un cognome può sembrare una barzelletta, un paese può chiamarsi in un modo che induce adolescenti e adulti a ridere e un produttore può trasformare una parola oscena in un'etichetta vendibile.
Il vino, in questo senso, è semplicemente il contenitore perfetto.
Perché una bottiglia si compra con gli occhi prima ancora che con il palato.
E se quell'etichetta riesce a far sorridere, incuriosire, scandalizzare appena o costringere qualcuno a dire “fammi vedere che vino è quello”, il produttore ha già ottenuto una cosa preziosa: attenzione.
E l'attenzione, nel mercato del vino come in quasi tutto il resto, vale spesso più di una descrizione poetica del terroir.
Naturalmente sarebbe un errore pensare che un nome erotico trasformi automaticamente un vino mediocre in un grande vino.
Il sesso può vendere una bottiglia; non può migliorare un Barbera, un Merlot o un Montepulciano (Ano per gli amici).
Alla fine il vino deve comunque sopravvivere al bicchiere.
Ma se il contenuto è buono e il nome è memorabile, allora la combinazione può diventare micidiale.
E così scopriamo che anche nel mondo apparentemente austero dell'enologia esiste un'Italia che non ha paura di ridere, provocare e giocare con le parole.
Un'Italia che può passare da un elegante “Amore Mio” a un inequivocabile “Tocca Culo”, attraversare “Bocca di Rosa”, “La Bernarda”, “Ficaia” e arrivare placidamente al “Soffocone”.
Del resto, pretendere serietà assoluta da un Paese che ha inventato contemporaneamente Brunello, Barolo e la battuta da osteria sarebbe probabilmente una forma di abuso della ragione.
E dunque brindiamo.
Al vino, certamente.
Alla fantasia dei produttori, anche.
Ma soprattutto alla straordinaria capacità degli italiani di trasformare persino una bottiglia di vino in una storia da raccontare come questa di oggi.
Purché, dopo aver letto l'etichetta, qualcuno si ricordi ancora di assaggiare il vino e adesso ordino su Ebay un cartone di “in vino veritas”
per 8 bottiglie il tot è di 24 €, gretta compresa, così eviterò di fare seggiole per la gioia di Lella.
La spedizione è esclusa con pagamento alla consegna (dopo aver controllato l'esistenza delle bottiglie nel pacco) e purtroppo non aggiungerò seggiole nel mobile.














Nessun commento:
Posta un commento