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domenica 26 aprile 2026

Preciso il mio 25 aprile.

 


Quel numero che vedete nel jpg sono le persone che in qualche modo hanno letto il precedente post e molti di questi mi hanno scritto nella posta personale e li ringrazio del loro punto di vista o svista e quindi come rischiestomi cerco di sviluppare il perchè ho scritto il precedente post.

Il 25 aprile viene presentato ogni anno come una data sacra, simbolo della Liberazione dell’Italia dal nazifascismo, come se segnasse un momento di pura rinascita democratica e di libertà.

Ma questa è una versione della storia profondamente parziale, figlia della propaganda che, fin dal dopoguerra, ha monopolizzato il racconto della Resistenza e lo ha trasformato in una religione laica, intoccabile, alla quale tutti dovrebbero inchinarsi.

La verità, però, è molto più complessa (almeno dal mio punto di vista ma cercando di non esser di parte).

Non tutti i partigiani combattevano per la libertà.

Una buona parte di loro, in particolare quelli legati al Partito Comunista Italiano, avevano un progetto ben preciso: non la democrazia liberale, ma l’instaurazione di un regime comunista sul modello sovietico.

Non a caso molti guardavano a Stalin come modello, e in alcune zone, durante la guerra e soprattutto subito dopo, si sono comportati più da miliziani ideologici che da liberatori.

Dopo il 25 aprile 1945, infatti, l’Italia non conobbe subito la pace.

Si aprì una fase sanguinosa di vendette private, regolamenti di conti, giustizia sommaria.

Migliaia di italiani, spesso semplici funzionari, militari o anche solo sospettati di essere stati “collaborazionisti”, furono uccisi senza processo.

Donne accusate di aver avuto relazioni con tedeschi o fascisti vennero rasate, seviziate, umiliate in pubblico.

Mi ricordo ancora che da piccolo alla vista di una signora che chiamavano “La Pelata” quando aveva una folta chioma, non mi capacitavo l'epiteto che però ho capito qualche anno dopo.

Famiglie intere subirono rappresaglie.

Non fu giustizia: fu vendetta.

Molti italiani che avevano combattuto per la Repubblica Sociale Italiana lo avevano fatto per onore, per coerenza, per senso dello Stato, per fedeltà a un’idea o per qualche paura che non so.

Non erano criminali.

Erano soldati.

Giovani mandati a morire e qui vi rilancio ai post che ho dedicato a mio zio Ettore e a mio zio Mauro e tutto questo l'ho descritto anche nel post della famiglia Bonzi e spero che leggendo possiate capire meglio il mio punto di vista sul 25 aprile.

La narrazione ufficiale li ha cancellati, trattandoli come reietti della storia.

Nessuna pietà, nessun riconoscimento, una sega di niente.

Solo silenzio.

Il 25 aprile è diventato così la festa di una parte contro l’altra, non la festa di tutti.

Una data divisiva, imposta con la forza della cultura egemone, che per decenni ha occupato scuole, università, cinema, giornali, trasmettendo una visione unica, mitizzata, priva di autocritica.

Chi osa mettere in dubbio questa narrazione viene subito tacciato di revisionismo, di fascismo, di ignoranza.

Una democrazia così non è sana.. cazzo.

Un vero Paese libero dovrebbe essere capace di guardare in faccia la sua storia con tutte le sue sfumature, senza trasformare una parte in santi e l’altra in demoni.

Invece no: ogni anno si assiste allo stesso copione di pecore vestite da lupi.

Cortei con bandiere rosse, slogan antifascisti ripetuti come mantra, medaglie distribuite a pioggia a chiunque si sia dichiarato partigiano, anche postumo.

Nessuno che ricordi i crimini, gli abusi, le epurazioni ingiustificate. 

Nessuno che si fermi a pensare che anche dall’altra parte c’erano italiani.

Non mostri, non nemici:

ma solo italiani.

Ecco perché, per chi ha un’idea diversa dell’Italia, per chi crede nei valori dell’onore, della patria, dell’ordine, della sovranità nazionale, il 25 aprile non è una festa della liberazione ma dell'occupazione.

È una data da ricordare, certo, ma con dolore, con spirito critico, e soprattutto con rispetto per tutti i caduti, non solo per quelli “giusti” secondo la vulgata politica.

Perché la storia, se è vera, non fa il tifo.

Racconta tutto.

Anche quello che fa male, porca puttana.

L'Italia è stata sconfitta ed alla lunga possiamo dire che è stata l'unica ad avere i propri territori ridotti. 

La germania si è riunificata, all'Italia sono state tolte le coste dell'Istria e della Dalmazia, la liberazione non esiste, le nostre città sono state spesso massacrate e punite.

Speriamo che a forza di dirle queste cose i detrattori possano rinsavire e mettere definitivamente una pietra sopra queste tristi vicende storiche e continuo a ripetere che questa è la festa dell'occupazione anche da parte di chi oggi col parrucchino giallo ci da dei cagasotto.


1 commento:

Carlo Bonzi ha detto...

Ragazzi mi avete rotto il cazzo con ste osservazioni fuori luogo e quindi concludiamo sto 25 aprile che al di là della retorica partigiana è una festa che non significa assolutamente niente.
Istituita una tantum il 25 aprile 1946 da Re Umberto II di Savoia quale luogotenente della Nazione, decreto rinnovato nel '47 e nel '48, solo nel '49 venne istituzionalizzata come festa nazionale. Secondo me senza alcuna logica ed ho scritto anche il perchè che non vado a ripetere in quanto io davvero non festeggerei una sconfitta ed anche per rispetto ai miei due zii che ci hanno lasciato la pelle uno militare di leva e l'altro militante di partito.
Inoltre anche perchè sta data non rappresenta affatto la fine della guerra in Italia, che non finì certo il 25 aprile ma si protrasse per diverso tempo ancora.
Fu istituzionalizzata per sottolineare il ruolo dei partigiani nella sconfitta di tedeschi e repubblichini.
Ma tedeschi e repubblichini furono sconfitti dalle truppe alleate e non certo dai partigiani.
Il ruolo dei partigiani è stato agiograficamente esaltato per ragioni politiche non sostanziali.
Senza nulla togliere a chi è morto da partigiano, che ricordo non erano affatto tutti comunisti, ma in gran parte anche di altre estrazioni politiche, la loro azione è spesso stata deleteria per le popolazioni civili che pagarono un alto prezzo per gli attentati e le missioni partigiane che procurarono reazioni violente da parte degli occupanti tedeschi e da parte dei repubblichini nei confronti della popolazione e molte morti fra i civili senza alcun vantaggio in ordine alla guerra le cui sorti erano già ampiamente scritte anche senza i partigiani.
Il 25 aprile è quindi una commemorazione fasulla storicamente e squisitamente politica oggetto di contestazioni e sterili scontri ancora oggi e lo sarà ancora per lungo tempo.
Dire che la Repubblica Italiana affonda le sue radici nella resistenza è un evidente falso storico ed una forzatura tutta politica.
Fosse per me la eliminerei per evitare le ipocrasie che ci stanno propinando in questo periodo.