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lunedì 31 agosto 2026

Amarcord parte quinta.

 

Per molti l'estate è gia finita ma c'erano estati in cui per sentirsi in vacanza non serviva andare lontano.

Bastava prendere un treno, salire su un autobus, infilarsi in macchina con tutta la famiglia e seguire la strada verso il mare.

Per noi longobardi era la riviera ligure.

Oggi guardare le immagini di quelle estati fa uno strano effetto.

Le spiagge sono affollate, i costumi sembrano appartenere a un'altra epoca, le automobili sono quelle che ormai vediamo soltanto nelle fotografie e le persone si muovono con una naturalezza che appartiene a un mondo scomparso.

Ma soprattutto colpisce una cosa: quanto poco servisse per essere felici al mare.

Si partiva presto.

La giornata cominciava già durante il viaggio.

Sui treni e sugli autobus c'erano famiglie con borse enormi, bambini assonnati, ragazzi che pensavano soltanto al bagno e genitori che controllavano continuamente di non aver dimenticato qualcosa.

Poi finalmente appariva il mare e quello era già l'inizio della vacanza.

Non importava che la spiaggia fosse affollata.


Anzi, in qualche modo quella confusione faceva parte del rito.

Verso le dieci del mattino il litorale era già pieno.

Ombrelloni, asciugamani, sedie pieghevoli, borse frigo, palloni e bambini che correvano sulla sabbia.

Il mare diventava una gigantesca piazza all'aperto.

Si prendeva il sole, si faceva il bagno, si giocava a pallone, si mangiava un panino, si chiacchierava con i vicini di ombrellone.

E naturalmente si litigava.

Perché bastava poco.

Un pallone che finiva addosso a qualcuno, un bambino che correva sulla sabbia, un asciugamano sistemato troppo vicino, qualcuno che occupava più spazio del consentito.

Poi magari, mezz'ora dopo, ci si ritrovava a parlare come se nulla fosse.

Era questa la vita della spiaggia.

Rumorosa, caotica, popolare.

Ma era anche una delle poche occasioni in cui persone che normalmente non si sarebbero mai incontrate finivano per condividere lo stesso spazio.

Il mare era davvero di tutti.

O almeno così lo si viveva.

Già allora, però, il problema degli spazi liberi era evidente.

Gli stabilimenti occupavano gran parte del litorale e le spiagge libere erano insufficienti per una città che durante l'estate riversava sul mare una quantità enorme di persone.

Eppure nessuno sembrava disposto a rinunciare a quella giornata.

Non servivano alberghi.

Non servivano settimane di ferie.

Non servivano grandi disponibilità economiche.

Una giornata poteva bastare.

Si arrivava la mattina e si rimaneva fino a sera.

Dieci ore davanti al mare.

Dieci ore in cui si poteva fare praticamente tutto: abbronzarsi, nuotare, giocare, mangiare, dormire, innamorarsi, fare nuove amicizie, annoiarsi e persino litigare.

E quando arrivava la sera, tutti tornavano a casa stanchi.

Con la pelle che bruciava per il sole, i capelli pieni di salsedine, la sabbia dentro le scarpe e quella stanchezza particolare che soltanto una giornata al mare riesce a lasciare.

Ma c'era anche qualcosa che oggi abbiamo quasi dimenticato: la noia.

Al mare ci si annoiava.

E non era necessariamente una cosa negativa.

Non c'erano smartphone.

Non c'erano social network.

Non c'erano notifiche da controllare ogni cinque minuti.

Se non avevi voglia di fare il bagno, potevi semplicemente stare sdraiato sull'asciugamano.

Guardavi il mare.

Guardavi le persone.

Parlavi.

Oppure non facevi niente.

Ed era perfettamente normale.

I bambini, invece, trovavano sempre qualcosa da fare.

Un pallone diventava un campo da calcio.

Una racchetta diventava una partita interminabile.

Un secchiello e una paletta bastavano per costruire castelli destinati a essere distrutti dall'onda successiva.

E che dire di quelle piste con cui si facevano gare utilizzando grande biglie di plastica, con sopraelevate che si facevano trascinando il bimbo che si abbracciava alle sue gambe e col culo veniva una pista che nemmeno il kimi potrebbe fare.

Il mare non aveva bisogno di animazione.

L'animazione erano le persone.

Anche i personaggi famosi appartenevano a quell'estate.

Il cinema, la televisione e lo spettacolo portavano sulla spiaggia volti conosciuti, mentre la gente comune continuava a vivere la propria giornata accanto a loro quasi con naturalezza.

Non esisteva ancora quella distanza enorme tra personaggio pubblico e pubblico che oggi sembra normale.

La spiaggia era un luogo dove tutti potevano incontrarsi.

E poi c'erano gli odori.

Questo è forse uno degli aspetti che le vecchie immagini non riescono a restituire.

L'odore della crema solare.

Quello della sabbia calda.

Il profumo del cibo portato da casa.

Il vento salmastro.

Il doposole.

E soprattutto l'odore del mare che rimaneva addosso anche durante il viaggio di ritorno.

Erano odori semplici, ma oggi bastano a riportare indietro intere estati.

Perché la memoria funziona così.

Non conserva soltanto le grandi cose.

Conserva soprattutto i dettagli.

La bottiglia d'acqua diventata calda sotto il sole.

Il ghiacciolo che si scioglieva troppo velocemente.

Il costume ancora bagnato indossato per tornare a casa.

La madre che urlava perché era ora di andare.

Il padre che cercava le chiavi della macchina.

Il bambino che diceva: «Ancora cinque minuti».

E naturalmente quei cinque minuti diventavano almeno mezz'ora.

La giornata al mare finiva sempre nello stesso modo.

Si raccoglieva tutto.

Si scuotevano gli asciugamani.

Si cercavano le ciabatte.

Si controllava che i bambini fossero tutti presenti.

Poi si cominciava il viaggio verso casa.

La spiaggia rimaneva alle spalle.

Domani si sarebbe tornati al lavoro, alla scuola, alla vita di tutti i giorni.

Ma per qualche ora si era vissuto un piccolo anticipo di libertà.

Forse è proprio questo che raccontano quelle immagini.

Non una grande vacanza.

Non un lusso.

Non un viaggio indimenticabile.

Una semplice giornata al mare.

Ed è proprio per questo che oggi quelle immagini ci emozionano.

Perché appartengono a un'Italia nella quale il tempo libero non doveva necessariamente essere costoso, organizzato e fotografato.

Bastavano un treno, un asciugamano, qualche panino e il desiderio di vedere il mare.








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