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lunedì 24 agosto 2026

Fichi Pollutresi.



A Casalcoso ho un amico straordinario e sovente mi chiama sottocasa e mi porta il raccolto del suo orto Pollutrese e stavolta parlo di Fichi.. gli stessi che evitato l'ingurgimento causa i semini che si ficcavano nella gengiva facendomi godere come un selvaggio e oggi posto lo studio fatto con l'aiuto dell'AI (quella ormai non me la tolgo più).. alor

I fichi sono un tratto distintivo della flora della nostra penisola (e qui non ci piove).

Furono molto probabilmente le prime piante ad essere coltivate dall’uomo nel bacino del Mediterraneo ed hanno lasciato impronte importanti nell’arte, nella cultura, nella religione fin dalla notte dei tempi.
Per gli antichi egizi era simbolo della vittoria sulla morte, nell’antica Grecia ne attribuivano la nascita al dio Dioniso e i suoi frutti erano ritenuti “degni di nutrire oratori e filosofi”.

Platone ne era così ghiotto da vedersi attribuito il soprannome di “mangiatore di fichi” e consigliava ai suoi giovani allievi di mangiarne in quantità perché, diceva, “accrescono l’intelligenza” e fan tirare l'arnese riproduttivo.
Le loro virtù non mancarono di sedurre gli antichi Romani che con il tempo ne diffusero la coltivazione in tutta la penisola italiana e in tutto l’Impero.

Del resto, l’albero di fico era collegato anche alla fondazione di Roma.
La leggenda vuole che sotto un fico selvatico, si arenò la cesta che conteneva Romolo e Remo cugini di Donato e all’ombra delle sue fronde i due gemelli furono allattati dalla lupa.
Ma ai fichi è legata anche la morte della più famosa regina d'Egitto, amante prima di Giulio Cesare e poi di Marco Antonio.

Cleopatra li amava infatti a tal punto che tra le loro foglie volle che fosse nascosta l’aspide con cui si tolse la vita.
Tra le ricette antiche vi è lo speciale " miele di fichi", prezioso per dolcificare gli alimenti, ottenuti dalla loro bollitura.
Ma ai fichi è legata anche L’espansione dell' Impero Romano:

Tacito, negli Annales, spiega che i legionari venivano pagati con un pugno di sale (da cui il nome salario) e una manciata di fichi secchi, utilissimi nelle campagne militari per il contenuto calorico e la lunga conservazione.
L’imperatore Augusto li mangiava insieme al formaggio e ai pesci.

Gallieno li offriva nei suoi sfarzosi banchetti ma i fichi rientravano anche nei pasti concessi agli schiavi e costituirono per secoli l’alimento base dei contadini, tanto da essere chiamati pane dei poveri.

All’epoca dell’imperatore Diocleziano, il prodotto più economico sul mercato era proprio una pasta ottenuta pestando e impastando con erbe aromatiche i fichi messi a seccare al sole..
Infine Il nome dei primi abitanti storici della Sicilia, i Sicani, potrebbe proprio derivare da questo meraviglioso fiore, appunto Siconio(nome dell'infiorescenza del fico e della infruttescenza che ne deriva).

I fichi possono essere considerati dei fiori al contrario nel senso che invece di sbocciare verso l'esterno, i fiori del fico si sviluppano all'interno ed hanno bisogno di un processo speciale per l’impollinazione.
Infatti non possono affidarsi semplicemente al vento o alle api per diffondere il loro polline, come gli altri fiori, proprio perché sono " fiori speciali ", ma hanno bisogno di una creatura specifica:

la Vespa del fico.

Lo sapevate gia' vero? E se non lo sapevate mo vi dico che..
La vespa entra nel fico per deporre le uova.
Una volta dentro, non ha via d’uscita.

Spetta alle baby-vespe continuare il ciclo della vita, scavando un tunnel per uscire dal fico e continuando il viaggio verso il mondo esterno, portando il polline con sé.

Durante questo processo, i fichi producono un enzima speciale, chiamato ficaina (conosciuto anche come ficina) che, digerisce la vespa morta, consentendo al fico di assorbire i nutrienti per creare poi i frutti maturi e i semi.

Bon e adesso me li mangio dopo aver premuto la forchetta sui semini per renderli meno invasivi e grazie a Donato che me li porta neh.


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