Ho notato che il post delle 2 euro ha avuto poche battute e quindi ne traggo che pochi di Voi acquistano dall'estero e preferiscono acquistare da chi si rifornisce all'estero e si fa pagare la mediazione.
Quindi da domenica primo novembre 2026, ogni volta che vorreste ordinare un caricabatterie da due euro e cinquanta su Temu, o una cover per il telefono che costa meno di un caffè a Milano, sulla form del carrello comparirà una voce nuovo ovvero 2 euro di Union Handling Fee, espressione che in italiano suona come una tassa sulla gestione dell'Unione, e in pratica è quello che è: un pedaggio fisso che l'Europa ha deciso di mettere su ogni articolo acquistato fuori dai confini comunitari .
Leggete bene.. la tassa è europea non italiana e quella italiana l'avano introdotta poi rimandata in due tempi e poi ci hanno pensato bene i capi europei a sostituirla come loro comandano.
Occhio che 2 euro non sono per spedizione, ma per articolo.
Ergo se ordini tre magliette identiche dello stesso colore e della stessa marca, paghi una volta sola ma se nello stesso ordine prendete una maglietta, un paio di calzini e un caricabatterie, paghi tre volte.
A questo si aggiunge il dazio forfettario di tre euro, quello entrato in vigore il primo luglio.
I dati delle dogane belghe e olandesi, che insieme gestiscono quasi la metà dei pacchi a basso valore in arrivo nell'Unione, parlano di un calo del cinquantatré per cento.
In Italia, tra gennaio e settembre, le dichiarazioni per spedizioni sotto i centocinquanta euro sono diminuite di oltre ventun milioni rispetto all'anno prima: meno trentuno per cento .
Ovvio che voi che non cercate di spendere di meno, ve ne sbattete le palle e oggi non siete scesi in piazza (come del resto io) a dimostrare.
Io non son sceso perchè seguo il consiglio di nonno che se te lo mettono nel culo non ti devi muovere, lascia che si muovano loro se vorranno godere.
Lo so è un controsenso quello che ho detto ma davvero non mi voglio rompere le palle più di tanto.
E per sto nuovo balzello e affini esiste il rimedio e le piattaforme estere (cinesi in preponderanza) hanno capito il messaggio e si stanno riorganizzando.
Temu ha cmq ha perso metà dei volumi, AliExpress il trentasette per cento, Shein resiste meglio perché ha aperto un magazzino in Polonia e da lì distribuisce in tutta Europa senza passare più per la dogana e il pacco che prima arrivava direttamente da Cinesopoli ora arriva da un capannone a Varsavia, e la tassa ad ogni modo, la paghi lo stesso, perché il prezzo finale, quello che vedi tu, è sempre la somma di tutte le voci.
La parte più bella, quella che meriterebbe un applauso a scena aperta, è la spiegazione ufficiale.
La Union Handling Fee serve a coprire i costi che le dogane europee sostengono per controllare miliardi di pacchetti.
Nel duemilaventicinque ne sono arrivati quasi sei miliardi, oltre il novanta per cento dalla Cina (grazie A.I per l'aiuto che mi dai nel fare ricerche).
Controllarli costa, e qualcuno deve pagare.
Chi? Formalmente le piattaforme, i venditori, gli importatori.
Naaaa...
Paghi tu, caro consumatore (non è il vostro caso perchè voi non acquistate dall'estero) che alla cassa ti ritrovi un conto più salato e non hai nemmeno il diritto di protestare, perché la tassa non è rimborsabile nemmeno se il prodotto è difettoso o se decidi di restituirlo (e quando mai sto governo di merda ti restituisce i soldi per tasse che non avresti dovuto pagare) .
Hai comprato una cinesata da quattro euro, hai pagato tre di dazio, due di gestione, ventidue per cento di Iva, e quando arriva la merce e scopri che è rotta, i cinque euro di balzelli te li sei già lasciati gia presi nel culo.
E c'è un dettaglio che rende il quadro ancora più surreale.
L'Italia, nel frattempo, aveva pensato bene di introdurre una sua tassa nazionale da due euro sui pacchi sotto i centocinquanta.
L'aveva messa nella legge di bilancio, poi l'aveva rinviata in due tempi diversi e avrebbe dovuto esser esecutiva il primo gennaio duemilaventisette.
Altrimento gli arretrati ai giudici (media anno di 100.000 euro per giudice) come cazzo li paga?
Ma la Commissione europea è stata chiara: quando la Union Handling Fee entra in vigore, le tasse nazionali che si sovrappongono devono sparire.
Tradotto: la tassa italiana, quella che doveva servire a finanziare non si sa bene cosa, è già morta prima di nascere e quindi cara Meloncina trova altra soluzione per pagare gli arretrati ai giudici, tipo evita di variare le pensioni per inflazione che tanto la plebe manco si accorge.
La tassa italiana da 2 euro quindi è stata sostituita da quella europea, che è più elegante, più uniforme, e soprattutto più difficile da contestare, perché non c'è un governo nazionale a cui dare la colpa.
Te capi' testina.
La verità, quella che nessuno scrive nei comunicati di Bruxelles, è che questa non è una tassa sui cinesi.
È una tassa sui poveri.
I ricchi che comprano su Farfetch o su Amazon pagano già l'Iva, già i dazi, già le spese di spedizione, e due euro in più non se ne accorgono nemmeno.
I ragazzi che ordinano su Shein perché il budget è quello che è, le famiglie che comprano i calzini su Temu perché tre paia a cinque euro sono l'unico modo per arrivare a fine mese, gli studenti che si dividono un ordine per ammortizzare le spese: quelli se ne accorgono e scendono in piazza incazzati come iene.
E se ne accorgeranno ancora di più quando, sommando dazio, handling fee e Iva, si troveranno a pagare tredici euro di balzelli su quattordici euro di merce, come nell'esempio che circola negli studi dei commercialisti.
A quel punto, la convenienza del low cost non c'è più.
E il consumatore, smette di comprare.
O compra altrove.
O compra meno.
O partecipa alle manifestazioni e prende quel che gli serve senza pagare.





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