Un argomento che quest'estate a Casalcoso ricorreva sotto l'ombrellone era quello relativo alla pensione e consapevole che i soldi per la pensione non ci sono, ma per i politici ci sono sempre, mi girano le palle che sto sistema pensionistico italiano sia un meccanismo finanziario progettato per far lavorare fino alla morte mentre chi scrive le leggi si garantisce un'esistenza dorata.
Insomma..I soldi per la tua pensione non esistono fisicamente in un conto bancario con il tuo nome sopra.
Il sistema funziona a ripartizione, il che significa che i contributi che versi oggi servono a pagare gli assegni di chi è già a riposo.
Con un paese che non fa più figli e una popolazione che invecchia, la matematica di base condanna questo meccanismo al fallimento totale.
I governi sanno perfettamente che tra 10 o 15 anni non ci saranno abbastanza lavoratori per sostenere i pensionati.
La loro soluzione è semplicemente spostare l'età pensionabile sempre più in avanti, costringendoti a rimanere in fabbrica o in ufficio fino a 70 anni, sperando che tu passi a miglior vita prima di incassare il primo assegno.
Per la classe politica il problema non si pone perché sono loro stessi ad avere il controllo diretto dei conti pubblici.
Quando un parlamentare o un consigliere regionale vota la legge di bilancio, la sua priorità assoluta è blindare i propri privilegi finanziari prima di tagliare i servizi ai cittadini.
Non versano i contributi in un fondo comune incerto come fai tu.
Si sono creati un sistema parallelo, dove bastano pochi anni di mandato, a volte solo 4 o 5, per garantirsi un assegno a vita che un operaio non vedrebbe nemmeno lavorando per due secoli.
Prendi il caso dei consiglieri regionali, che incassano indennità mensili da 11.000 o 13.000 euro e accumulano diritti pensionistici sproporzionati rispetto ai contributi reali.
E lo rilevo da questa fonte:
dove si legge che:
"Per il consigliere regionale il trattamento economico onnicomprensivo non può superare gli 11.100 € lordi; il trattamento economico delle massime cariche regionali, Presidente della Regione/Assemblea, onnicomprensivo, non può superare i 13.800 € lordi."
Cifre da morti di fame vero?
Or dunque alla faccia della minchia, se i conti pubblici vanno in rosso, tagliano la sanità, chiudono gli ospedali e aumentano le accise sulla benzina, ma i fondi destinati ai loro rimborsi elettorali e ai loro vitalizi rimangono intoccabili.




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