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mercoledì 16 settembre 2026

Rientro

 


Certo che lasciare la casa marina sotto un bel sole, aria fresca, mare calmo, silenzio assoluto causa mancanza vacanzieri tornati alle loro case.. non è molto bello, anche sapendo cosa ci aspetta questo autunno.. primo tra tutti sto petrolio arrivato sopra i 114 dollari al barile il che significa benzina sopra i 2 euro litro se tutto va bene e gas in fuga.

Il problema non è soltanto quanto costa oggi fare il pieno.

Il problema è quanto potrebbe costare domani.

Perché il petrolio è tornato sopra quota 114 dollari al barile e il mercato energetico internazionale è nuovamente entrato nella zona nella quale ogni attacco a un oleodotto, ogni nave colpita, ogni stretto minacciato e ogni giorno di guerra in più può trasformarsi in un conto presentato direttamente alle famiglie europee.

Il Brent ha raggiunto nelle ultime sedute livelli intorno ai 108-115 dollari al barile, mentre l'Agenzia internazionale dell'energia ha registrato un'impennata fino a 114,48 dollari il 9 settembre per il North Sea Dated crude. L'IEA avverte inoltre che le interruzioni nel Golfo e in Medio Oriente stanno restringendo rapidamente il mercato mondiale.

E questa volta non c'è soltanto la guerra tra Stati Uniti e Iran sullo sfondo.

Ci sono le infrastrutture petrolifere saudite.

Ci sono gli attacchi di sti cazzi di Houthi.

C'è il rischio sulle rotte del Mar Rosso.

C'è lo Stretto ma molto stretto di Hormuz.

E c'è una domanda mondiale di energia che non può essere soddisfatta semplicemente premendo un interruttore.

La notizia più pesante degli ultimi giorni riguarda l'Arabia Saudita. Gli attacchi contro infrastrutture petrolifere hanno costretto Riyadh a sospendere alcune spedizioni verso l'Europa dopo i danni subiti dal grande oleodotto East-West, che porta il greggio dai giacimenti orientali verso il Mar Rosso e permette di evitare lo Stretto di Hormuz. Reuters riferisce che alcune spedizioni di settembre sono state cancellate e che il porto di Yanbu è stato temporaneamente coinvolto nelle interruzioni.

Non è un dettaglio.

Un oleodotto non è un'autostrada qualsiasi.

Quello saudita può trasportare fino a circa 7 milioni di barili al giorno. Quando una infrastruttura di questa importanza viene danneggiata, il mercato non aspetta di sapere se il problema durerà tre giorni, tre settimane o tre mesi.

Il mercato prezza immediatamente il rischio.

Ed è proprio il rischio che fa salire il prezzo.

Il petrolio è una merce globale. Se improvvisamente diventa più difficile portare sul mercato milioni di barili, chi compra comincia a cercare alternative. I compratori europei si rivolgono ad altri fornitori. Le raffinerie cercano greggi diversi. Le compagnie cercano navi. Le navi costano di più perché aumenta il rischio. Le assicurazioni aumentano i premi.

E il barile diventa più caro.

Non serve che il petrolio fisicamente sparisca tutto.

È sufficiente che il mercato tema che possa sparire.

È questa la logica dello shock energetico.

E l'Europa, importatrice netta di energia, è particolarmente esposta.

L'Italia lo sta già vedendo alla pompa.

Secondo il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, il 14 settembre il prezzo medio nazionale in modalità self era di 2,107 euro al litro per la benzina e 2,216 euro per il gasolio. In autostrada la media saliva rispettivamente a 2,198 e 2,293 euro. In Lombardia, nello stesso aggiornamento, il gasolio era a 2,218 euro e la benzina a 2,106.

Questi non sono prezzi teorici.

Sono medie nazionali calcolate dal ministero sui prezzi comunicati dai distributori.

E basta fare due conti per capire che cosa significhi per una famiglia.

Cinquanta litri di benzina a 2,107 euro fanno circa 105 euro.

Cinquanta litri di gasolio a 2,216 euro fanno circa 111 euro.

Un pieno non è più una spesa marginale.

E per chi utilizza l'automobile ogni giorno per andare al lavoro, il carburante non è nemmeno una spesa facilmente eliminabile.

Puoi rinunciare a una cena fuori.

Puoi rimandare un acquisto.

Puoi cambiare marca al supermercato.

Ma se devi percorrere decine di chilometri per andare a lavorare, devi mettere carburante nel serbatoio.

E quindi il prezzo del petrolio entra direttamente nel costo del lavoro.

Ma il carburante è soltanto il primo anello della catena.

Quando aumenta l'energia, aumenta il costo del trasporto.

Quando aumenta il trasporto, aumentano i costi delle merci.

Quando aumenta il costo delle merci, aumentano i prezzi.

Quando aumenta l'energia necessaria a produrre quelle merci, il problema diventa ancora più grande.

E così un barile di petrolio comprato a 115 dollari può finire, attraverso una catena molto più lunga, dentro il prezzo di un alimento, di un biglietto aereo, di un prodotto industriale o di una consegna a domicilio.

Poi c'è il gas.

Ed è qui che la situazione europea diventa ancora più delicata.

All'inizio del 2026 il prezzo TTF, il riferimento europeo per il gas naturale, oscillava indicativamente tra 28 e 40 euro per megawattora. L'ECB aveva descritto quelle condizioni come relativamente favorevoli per il mercato europeo.

Oggi il quadro è radicalmente diverso.

Il TTF ha superato gli 80 euro per megawattora a metà settembre, mentre il mercato europeo è tornato a livelli che non si vedevano dal 2023. Il Wall Street Journal ha segnalato prezzi intorno ai 78,72 euro/MWh e scorte europee intorno al 67% in vista dell'inverno.

Non è corretto dire semplicemente che il gas sia “triplicato” rispetto a gennaio: dipende dal giorno scelto come base. Ma è corretto dire che il prezzo è tornato a più del doppio rispetto alla fascia alta dei livelli di inizio anno.

E questo è molto più importante della battuta.

Perché l'inverno deve ancora arrivare.

Il gas europeo non serve soltanto a riscaldare le case.

Serve all'industria.

Serve alla produzione elettrica.

Serve alla chimica.

Serve alla manifattura.

Serve a una parte enorme dell'economia europea.

E il problema non è soltanto quanto gas abbiamo nei depositi.

È quanto facilmente possiamo rifornirli se il mercato internazionale resta sotto pressione.

La guerra in Medio Oriente ha già danneggiato la capacità di esportazione di LNG del Qatar, uno dei grandi fornitori del mercato mondiale. Il QatarEnergy ha mantenuto la forza maggiore su alcune forniture e la riduzione della capacità disponibile ha contribuito a irrigidire il mercato internazionale del gas.

Questa è la parte che spesso sfugge quando si guarda soltanto al prezzo del distributore.

L'energia non è una voce del bilancio. È il sistema circolatorio dell'economia.

Se diventa troppo cara, tutto il resto deve adattarsi.

Le imprese aumentano i prezzi.

Oppure comprimono i margini.

Oppure riducono la produzione.

Oppure rinviano gli investimenti.

Oppure cercano di trasferire i costi sul consumatore.

Nessuna delle cinque possibilità è particolarmente piacevole.

E c'è un'altra variabile: la durata.

Se il petrolio resta a 105-115 dollari per qualche giorno, l'effetto è una cosa.

Se rimane a quei livelli per mesi, è un'altra.

Se contemporaneamente il gas resta elevato durante l'autunno e l'inverno, la situazione diventa ancora più pesante.

L'Agenzia internazionale dell'energia ha già rivisto le proprie stime: per il 2026 prevede una riduzione dell'offerta mondiale di circa 5,7 milioni di barili al giorno, pari al 6%, a causa delle interruzioni legate ai conflitti e alle infrastrutture energetiche. Nello stesso tempo stima una riduzione della domanda di circa 2,5 milioni di barili al giorno.

Questo significa che il mercato non è semplicemente davanti a un aumento della domanda.

È davanti soprattutto a uno shock dell'offerta.

E gli shock dell'offerta sono quelli più difficili da gestire.

Perché non puoi convincere un oleodotto danneggiato a pompare più petrolio.

Non puoi convincere una nave a passare tranquillamente attraverso una zona di guerra.

Non puoi produrre LNG istantaneamente se un impianto è fermo.

E non puoi sostituire in poche settimane milioni di barili al giorno mancanti.

Il risultato è che il prezzo diventa il meccanismo attraverso il quale il mercato cerca di razionare una risorsa diventata più difficile da ottenere.

Chi può pagare, compra.

Chi non può, riduce i consumi.

Ed è qui che la questione energetica diventa sociale.

Perché un aumento del prezzo della benzina pesa diversamente su un dirigente che utilizza l'auto occasionalmente e su un lavoratore che deve percorrere 50 o 60 chilometri ogni giorno.

Un aumento della bolletta pesa diversamente su una famiglia con un reddito elevato e su una famiglia che già arriva alla fine del mese facendo i conti.

L'energia è quindi anche una questione distributiva.

Non colpisce tutti allo stesso modo.

E l'Italia arriva a questo nuovo shock dopo anni nei quali famiglie e imprese hanno già sperimentato quanto rapidamente una crisi energetica possa trasformarsi in inflazione.

La domanda adesso è semplice.

Quanto durerà?

Nessuno può saperlo.

Ed è proprio per questo che bisogna evitare sia il catastrofismo sia l'ottimismo automatico.

Il petrolio può scendere rapidamente se arrivano una tregua, una riapertura stabile delle rotte e un ripristino delle esportazioni.

Ma può anche rimanere alto se gli attacchi continuano, se le infrastrutture saudite restano danneggiate e se la navigazione nel Golfo e nel Mar Rosso continua a essere compromessa.

L'IEA stessa sottolinea che il quadro dipende in modo decisivo dalla durata delle interruzioni e dalla velocità con cui i flussi possono tornare alla normalità.

E allora il titolo più corretto non è necessariamente “il petrolio arriverà a 150 dollari”.

Quello sarebbe una previsione.

La realtà, oggi, è più semplice e più concreta.

Il petrolio è già tornato sopra i 110 dollari.

La benzina italiana è già sopra i 2 euro.

Il gas europeo è già tornato su livelli molto più alti di quelli di inizio anno.

E l'inverno deve ancora cominciare.

Il greggio, dunque, potrebbe anche scendere.

Ma se la guerra continuerà a colpire contemporaneamente produzione, oleodotti, porti e rotte marittime, la domanda che dovremmo farci non è quanto costa oggi un barile.

È quanto siamo disposti a pagare ogni giorno per tenerlo in movimento.

Perché alla fine il barile non arriva mai da solo.

Arriva nella benzina.

Arriva nella bolletta.

Arriva nei trasporti.

Arriva nei prezzi dei prodotti.

E, alla fine, arriva direttamente nel portafoglio.

Buon autunno (a tutti tranne che a uno) e lo auguro di cuore.

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