Eccomi tornato nel loculo autunninvernale e nei tanti ricordi ci sta pure quello dei nomi strani con cui erano chiamati in quel della plaja Casalcosese cani e bimbi.. ad es la nipote dell'Antonio era Nicla (onomastico al 6 Dicembre) e su mia richiesta su come mai avessero optato per questo nome, la risposta è stata che uno dei parenti era Nicola l'altro Claudio e per accontentarli tutte due hanno messo assieme le iniziali ed è uscito il nome Ni-Cla e fortunatamente non hanno messo la H di mezzo.
Ormai e normale sentire i vari Luna, Braiyan, Renesmee, Noah, Chanel, Lapo, Dafne, Adelaide, Thiago, Lionel, Mascia o nomi con H messe ad cazzum e con vocali con la dieresi qua e là che sono sempre piu' invasivi nel nominare i nostri eredi.
E vabbè.
E che dire invece degli animali.. ad es, il cane dell'avvocato podista si chiama Ugo.. azz il nome di mio padre e pensare che una volta i cani avevano nomi da cani tipo
Fido. Fuffi. Pallino. Rex. Bobi.
Brevi, dignitosi, funzionali. «FIDO!» e Fido arrivava.
Non serviva specificare il codice fiscale, il luogo di nascita e gli estremi del documento.
Soprattutto, se al parco gridavi «PALLINO!», nessun essere umano si voltava chiedendosi se stessi parlando con lui.
Adesso i cani si chiamano Ugo, Gustavo, Ivano, Ernesto, Umberto, Cesare, Arturo.
Vai al parco e senti:
«GUSTAVO, LASCIA QUELLA MERDA!»
E per un attimo pensi a una separazione difficile.
«IVANO, SMETTILA DI MONTARE UMBERTO!»
E lì non sai più se intervenire o rispettare la privacy.
«ERNESTO, NON LECCARE LA SIGNORA!»
Ernesto è un bulldog francese di sette chili vestito con un impermeabile giallo.
La signora, comprensibilmente, non aveva dato il consenso.
Poi senti:
«BRUNO, HAI FATTO LA CACCA?»
E ti volti.
Perché Bruno potrebbe essere un meticcio.
Ma potrebbe tranquillamente essere tuo zio.
Ormai portare il cane al parco sembra partecipare alla cena aziendale di una ditta di serramenti del 1987.
Ci sono Sergio, Franco, Guido, Armando, Renato, Aldo.
Manca soltanto il ragionier Pautasso dell’ufficio acquisti.
E sono tutti cani.
C’è qualcosa di meraviglioso nel vedere una signora correre disperata dietro a un bassotto urlando:
«CORRADO! CORRADO! TORNA SUBITO QUI!»
Corrado.
Ventisette centimetri al garrese, cappottino scozzese, terrore dei piccioni.
Poi ci sono i nomi aristocratici.
Tancredi. Ludovico. Achille. Ettore. Goffredo.
Goffredo.
Goffredo è un carlino che passa metà della giornata a russare e l’altra metà a tentare di mangiare una ciabatta.
Ma si chiama Goffredo.
Uno sente Goffredo e immagina un uomo alto, severo, proprietario di quattrocento ettari nel Chianti, che riceve gli ospiti nella biblioteca di famiglia sotto il ritratto equestre del bisnonno.
Invece Goffredo sta cercando di ingoiare un fazzoletto usato.
«Goffredo, mamma ti ha detto di non bere dalle pozzanghere.»
Signora, Goffredo cinque minuti fa ha annusato il culo a Orlando.
Ridimensioniamo le aspettative.
Perché naturalmente c’è anche Orlando.
Orlando è un chihuahua.
Pesa meno di una faraona ma porta il nome di un paladino di Carlo Magno.
Poi c’è Achille, che ha paura dell’aspirapolvere.
Ettore, che abbaia alle buste di plastica.
Cesare, che non ha conquistato la Gallia ma è riuscito a conquistare una fetta di mortadella caduta sotto una panchina.
Tancredi, invece, ha appena vomitato l’erba.
Ormai al parco sembra di essere finiti in un romanzo dell’Ottocento scritto da uno sotto acido.
«Arturo, vieni dalla mamma.»
«Cesare, lascia stare Ettore.»
«Ludovico, non entrare nella fontana.»
«Achille, non mangiare la cacca di Gustavo.»
Manca solo una contessa tisica affacciata alla finestra e abbiamo fatto I Buddenbrook.
Però la vera frontiera sono i nomi composti.
Perché prima o poi arriveremo anche lì.
Pierluigi. Gianfranco. Gianmaria. Gianluca. Marcantonio.
«PIERLUIGI, SEDUTO!»
E Pierluigi si siede.
Ma insieme a lui si siede anche un signore di sessantotto anni che aspettava l’autobus.
E io aspetto con ansia il primo cane chiamato Giancarlo.
Perché «Giancarlo ha fatto la pipì sul divano» possiede una profondità narrativa che «Fido ha fatto la pipì sul divano» non avrà mai.
Giancarlo ha problemi.
Giancarlo ha un passato.
Giancarlo probabilmente deve ancora restituirti 700 euro.
E il problema vero arriverà tra qualche anno, quando al parco qualcuno urlerà:
«IVANO! È ORA DI TORNARE A CASA!»
E si presenteranno un labrador, tre pensionati, il tecnico della caldaia e uno che passava di lì perché, effettivamente, si chiama Ivano.
E la chiudo qui.
Ciao Nicla e ciao Ugo.




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